Il Mondo Parallelo: Rivelazione

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1Giorgio Farina era un ricercatore molto apprezzato, lavorava presso l’università dove Tony insegnava. Si erano conosciuti ad un Party ed entrambi sbronzi si erano scambiati le ragazze. Avevano in comune la passione per la Storia e l’Arte oltre che, naturalmente, la ricerca e la sperimentazione scientifica.
Giorgio proveniva da una famiglia altolocata, era inglese ed i suoi genitori appartenevano alla classe nobiliare dei Farina Charter, un cognome che si perpetuava da più di cinque secoli. La discendenza, per i nobili, era la certezza della loro sopravvivenza, Giorgio era il secondogenito di quattro fratelli.
Fu l’unico a scegliere la carriera di ricercatore, abbandonando per molto tempo le meravigliose distese di prati verdi ed ondeggianti della campagna orvietana, per trasferirsi in America e vivere in un monolocale del College.
Non era stato facile per lui abituarsi alla vita negli States, tradizionalista e un po’ ottuso aveva faticato ad inserirsi nell’ambiente informale dei College Americani, che differivano molto dalle scuole private italiane, così disciplinate, formali, da sembrare degli Istituti di Educazione Disciplinare.
Tony lo aiutò ad inserirsi ed insieme passarono momenti davvero indimenticabili.
Una peculiarità di Giorgio era la ricerca dei Nomi e Cognomi del passato. Si selezionava un Cognome e da lì si risaliva alla sua discendenza, attraverso una serie interminabile di ricerche. Si consultavano archivi bibliotecari, tracce negli uffici dell’anagrafe e così via. Lo scopo era assicurarsi che la generazione non si fosse esaurita e che le famiglie si perpetuassero per anni.
Era una sorta di gioco infantile, chi riusciva a scovare la stirpe più longeva si assicurava la vittoria che, ovviamente, comportava il pagamento di un pegno. Fra Giorgio e Tony ci fu una profonda amicizia che li portò anche a condividere ricerche importanti. Tra i progetti principalmente studiati, vi furono le differenze classificate delle malattie genetiche letali della Storia, che avevano colpito membri appartenuti a famiglie reali. Tra le numerose malattie ereditarie, Giorgio ne aveva selezionate alcune che avevano causato un forte impatto nella Storia Europea, come ad esempio l’emofilia.
Essa aveva influenzato pesantemente, durante il IXX ed il XX secolo la sua patria l’Inghilterra. Studiò approfonditamente la vicenda della regina Vittoria (1837 – 1901) che fu portatrice dell’emofilia e la trasmise alle famiglie reali della Russia, Prussia ed infine Spagna.
Vittoria fu l’unica figlia di Edoardo e della principessa di Sassonia-Coburgo.
Una volta salita al trono sposò Alberto, figlio del Duca di Sassonia – Coburgo, e dalla loro unione nacquero nove figli, quattro maschi e cinque femmine. Leopoldo, l’ultimo nato era affetto da emofilia, mentre due femmine Alice e Beatrice erano portatrici sane. Giorgio aveva documentato la malattia di Leopoldo tramite un articolo comparso nel 1868 sul British Medical Journal, in cui veniva riportato un caso di parto effettuato con inalazione di cloroformio (una sorta di anestesia generale) praticato dal Dott. Vittorio Vivarelli. I sintomi infatti avevano ricondotto alla malattia genetica, resa evidente, dagli ematomi cutanei comparsi su tutto il corpo e dall’ artropatia alle ginocchia.
La Storia però fu influenzata pesantemente dalla figlia della regina, Alice, che ebbe sette figli tra cui due femmine portatrici sane, Alix ed Irene. Alix sposò lo Zar di Russia, Nicola, nel 1894, modificando il suo nome in Alexandra Fedorovna e concepì cinque figli, uno dei quali un maschio emofiliaco: lo Tsarevich Alexei. Il piccolo Zar era così devastato dalla malattia che il monaco Rasputin si guadagnò molta influenza a corte, poiché era il solo che alleviava le sofferenze di Alexei. Giorgio aveva approfondito il fatto che il Monaco usasse l’ipnosi per rallentare o addirittura fermare le emorragie.

2La malattia dell’erede al trono, il potere di Rasputin che si pensava fosse pazzo e la sofferenza e l’apprensione della famiglia reale furono certamente le cause che portarono alla Rivoluzione Russa.
L’altra figlia della Regina Vittoria, Beatrice ebbe invece quattro figli. La femmina, Vittoria Eugenia, sposò Alfonso XII, re di Spagna. I fatti successivi ebbero così gravi conseguenze per la famiglia reale Spagnola, che fu fatta una Legge speciale, riguardo alla successione al Trono. Si vietava l’ascesa di un principe fisicamente compromesso, conseguenza del risentimento spagnolo nei confronti della principessa Inglese, che aveva inquinato il sangue della maggior parte dei suoi discendenti.
Per Giorgio fu eccitante scoprire che i destini dell’Europa, per ben due secoli, erano stati modellati sulla base di una malattia genetica che aveva praticamente il potere di mutare la Storia con tutte le conseguenze.
“Se hai un gene portatore di una malattia genetica è bene al momento non fare figli!!” era solito ripetere.
Un’altra idea, estremamente importante, sulla quale Giorgio lavorò fu la convinzione che alcune patologie genetiche, documentate nella storia, fossero la risposta ad eventi epidemiologici gravi come ad esempio la Peste nel Medioevo.
Ciò che aveva catturato la sua attenzione era stato l’indice dei sopravvissuti. Tutti i soggetti interessati, presentavano anomalie genetiche come ad esempio l’emocromatosi, ossia la tendenza ad assorbire troppo ferro nell’organismo. Ciò aveva impedito ai batteri del morbo di sopravvivere, a causa del sangue troppo ricco di ferro.
Giorgio era convinto che tali mutazioni dei geni in futuro, legati a fattori esterni, avrebbero permesso all’uomo di vivere più a lungo e avrebbero potuto trasmettere questo “beneficio” anche alla progenie.
“Forse un giorno nascerà un individuo che non invecchierà alla stessa velocità degli altri e potrà vivere più a lungo.”
Le parole di Giorgio echeggiano nella mia mente. Forse la mia anomalia genetica mi ha praticamente reso “idoneo” alla mia “eternità”. Io sono portatore sano della talassemia minor, una sorta di Anemia Mediterranea in forma lieve. Non mi causa nessun disturbo ed è la mutazione di un cromosoma che provoca nell’emoglobina una riduzione del volume dei globuli rossi, ma ne compensa i valori producendone molti di più anche se col diametro più piccolo.
Giorgio mia ha insegnato la ricerca, forse questo può aiutarmi! Una nuova speranza inizia a diffondersi nel mio cervello.
Inoltre ho imparato a muovermi anche nell’ambito documentale, sono stato costretto visto che ho dovuto manipolare e falsificare i miei atti di nascita e di morte.
Queste due attitudini, fino ad ora, mi hanno permesso di sopravvivere all’assurda esistenza che si perpetua giorno dopo giorno, senza capire cosa ho realmente “ereditato” nel mio sangue.
Io sono convinto che nelle mie vene prolifichi una sostanza “aliena”, estranea, alla razza umana, di base chimica organica ma comunque non facente parte del normale ciclo del sistema. Possibile che abbia potuto trasmettere ciò anche a mio figlio? E se fosse anche lui destinato a vivere in eterno? Devo sapere, scoprire assolutamente chi è, dove abita, che vita sta conducendo, se assomiglia a Emma. È incredibile, pazzesco, inverosimile, io ho un discendente diretto che ha il mio sangue nelle sue vene, roba da matti! Ho deciso, devo assolutamente vedere quello strano investigatore! Non posso avere dei rimpianti!

4“Roberto Vento” la scritta sulla targa è ben visibile. Ormai sono qui meglio bussare. L’invito arriva puntuale. Varco la soglia e quel giovanotto sfodera un sorriso di compiacimento, sicuro di avermi messo a mio agio, ma non è così.
“Sono contento di vederla così puntuale” il suo tono è concitato “Aveva qualche dubbio?” “No. certo che no, prego si sieda “Mi accomodo sulla sedia in pelle e acciaio senza nemmeno togliermi il soprabito. Non mi piace quell’uomo, mi ricorda il Rettore Marinelli, falso ed arrogante, pronto a giudicare tutti come un dannato sputasentenze. “Dal portamento puoi già capire da dove viene!” l’eco delle sue parole era ancora perfettamente nitido nella mia memoria. Nulla di più assurdo!
“Veniamo subito al punto, perché vede io non sono a mio agio in sua compagnia, prima lei mi dà le informazioni e prima risolviamo la faccenda! Io pago in contanti e subito!” decido di andare subito al sodo.
Vento fa una smorfia e contro ogni previsione esclama “Non si tratta solo del figlio di Emma Di Raimondo, qui è lei il problema!!” M’irrigidisco immediatamente, un conato raggiunge la mia gola improvviso, lui sa di me? Non faccio in tempo a rendermi conto di quello che accade, due uomini mi raggiungono alle spalle, da dove sono sbucati maledizione? Mi braccano, mettendomi una benda sopra gli occhi. Contemporaneamente sento il freddo metallo sulla tempia, non mi ci vuole molto a capire, è un’arma, una pistola! “Non muoverti! “sono paralizzato, scioccato, inorridito. Mi legano le mani dietro alla schiena, quindi mi trascinano fuori dall’ufficio. Non parlo, ho perduto la voce. Sento il puzzo di tabacco di uno dei due energumeni, mentre l’altro mi strattona dirigendomi negli interminabili corridoi. Poi finalmente mi accorgo di essere in una sorta di ascensore, sembra più un montacarichi, perché ad ogni piano che scendo i cigolii sono più frequenti. Mi prende il panico forse è arrivato il tempo di morire! Ma chi sono queste persone? Cosa vogliono da me? Scendo così tanto da percepire la pressione nelle mie orecchie, sembra di essere inghiottito nelle viscere della terra. Finalmente avverto l’aria fresca sul mio viso, è segno che la porta si è aperta, prima di fermarsi del tutto. C’è un sobbalzo per niente attutito, perdo quasi l’equilibrio. Uno dei due uomini mi sorregge, stavo per cadere!
“Cammina!” mi trascinano fuori, dopo alcuni metri avverto una strana sensazione. Percepisco la presenza di altre persone, sento dei bisbigli al mio passaggio. Finalmente mi fanno sedere. La benda è ancora saldamente stretta e non riesco a vedere nulla. “Stia tranquillo Signor Di Raimondo, non vogliamo farla soffrire!” quella voce è sconosciuta ma vagamente rassicurante.
8“Cosa volete? Chi siete?” giro la testa come una trottola, prima da una parte e poi dall’altra cercando di capire in che direzione proviene la voce. “Dobbiamo farle qualche domanda” dice uno, “È meglio che si calmi!”. Mi dimeno nervosamente, inizio ad avvertire un malore “Toglietemi questa maledetta benda! Mi sento soffocare!” l’altro mi zittisce “No! Non possiamo mostrarci! Si calmi per favore! “mi sento male. Un dolore lacerante al braccio sinistro inizia a farsi largo forse sto avendo un infarto! Quei suoni iniziano a rimbombare nella mia mente. Spalanco gli occhi, cercando una fessura, un varco, in tutto quel nero che ho davanti, ma il buio è accecante, mi toglie il respiro. “Sta impazzendo” mormora una di quelle voci, la sento dentro le meningi “No! No! “Comincio ad urlare. “Sto male! Aiutatemi!” Poi una sorta d’interrogatorio prende il volo “Chi sei tu? Da dove vieni?” urlo come un forsennato “Sono Tony Di Raimondo! Tony Di Raimondo!” “Tony Di Raimondo non esiste! Non è mai esistito! Tu chi sei?” avverto di essere sull’orlo di un baratro, “Siete pazzi! Lasciatemi! Voi chi siete?” Il timbro è roco, tenebroso, raccapricciante “Tu non esisti! Ora te lo dimostrerò!” Sento una mano afferrarmi la gola, cerco di dimenarmi, ma quella stringe sempre di più, sempre di più.
Ora la voce è solo un sussurro “È tempo che tu muoia Tony Di Raimondo! Tempo che tu muoia! Basta vivere per sempre!”
La mia bocca si riempie di saliva, sento la lingua ingrossarsi. “È la fine, la fine!” solo queste parole si susseguono senza tregua nella la mia mente che vacilla. Quella mano mi stringe il collo come una morsa, sento un sapore strano quasi di metallo nella bocca, mi sembra un arnese freddo e liscio. L’ossigeno è finito, sto letteralmente soffocando, mi sembra di vedermi cianotico e con mezza lingua che pende! Poi, come spesso accade, arriva l’ultima reazione, mi divincolo costringendo il mio corpo a fare uno sforzo sovrumano! Ma non c’è più tempo, quella voce sentenzia “Sei morto! Morto!”. Poi il nulla.

5Apro gli occhi sbarrandoli! La bocca inala aria, ma è un rantolo. Poi espello, l’urlo che si libera è così spaventoso da lasciarmi inorridito, terrorizzato, sgomento. Non ho più fiato, ansimo e respiro ogni secondo, per riprendere il controllo. Il sudore grondante del mio corpo ha praticamente bagnato le lenzuola di seta bianche. Ancora un altro sogno! Maledetto, agghiacciante incubo! Quando recupero abbastanza fiato per alzarmi, mi trascinò fino il bagno, devo, … devo fare una doccia! Mi guardo allo specchio, i lividi sul mio braccio non sono così evidenti, ma il segno violaceo sul collo è davvero allarmante! “Sto impazzendo!” la mia voce esce senza controllo “Non è possibile!! Io l’ho vissuto!!” continuo a parlare a me stesso, attraverso lo specchio! Sento il tepore provenire dal box doccia, il vapore mi riscalda, mi trascino sotto l’acqua calda con fatica. Perché ho sognato quell’uomo che devo incontrare nel pomeriggio? È stato forse un avvertimento? Non mi ricordo di essermi addormentato! Temo di essere in preda alla paranoia. Esco dal bagno e trovo la forza di vestirmi. Poi mentre m’infilo la camicia, mi prende un colpo, i lividi sul collo e sulle braccia sono scomparsi! Cosa mi sta succedendo? Forse sto perdendo la cognizione del tempo, della realtà, sembra quasi di vivere in un incubo, sempre!
Non voglio però sfidare il destino, qualsiasi cosa mi stia succedendo il mio istinto di sopravvivenza ha sempre la meglio! Prendo quel dannato bigliettino da visita e faccio lo stramaledetto numero! “Signor Vento, non posso venire nel suo ufficio tuttavia possiamo trovarci all’angolo di Via Verdi, il locale si chiama Regina è un piccolo ristorante!” attendo qualche secondo, lo sento sospirare “È un po’ lontano, ma ci sarò” riattacco immediatamente, perlomeno il luogo è diverso. So che non ha senso, ma il mio istinto mi guida in quella direzione.
Mi accorgo di avere tempo, prima dell’appuntamento, così ho deciso di far visita all’immensa biblioteca multimediale olografica di Roma.
L’edificio si erge nel centro dei Parioli, a poche centinaia di metri dal mio attico. Si dice che nei sotterranei della biblioteca circa un secolo prima, ci fosse una banca del seme. L’ho scoperto tempo fa, quando credevo ancora di scoprire la provenienza del mio concepimento. Purtroppo non sono riuscito a trovare nessuna traccia di quel posto, a causa dell’inondazione che si è portata via una parte dei Parioli. Mostro la tessera magnetica alla fotocellula ed immediatamente entro nell’atrio. Scelgo la zona scientifica e mi addentro negli ambienti della sala olografica. Inizio a cercare informazioni per dare una spiegazione ai miei incubi, soprattutto a quello strano fenomeno dei lividi che ultimamente si ripete ad ogni risveglio. “Trasposizione” questa parola mi perfora il cervello! Significa essere in un luogo e contemporaneamente in un altro, sia con il corpo e sia con la mente, nello stesso identico istante. Il corpo originario percepisce il dolore nella mente, quello in trasposizione ne ha i segni fisici. Ma cosa significa? Trovo un articolo interessante; uno studioso di Harvard documenta un caso di Trasposizione riferito ad una donna colpita da una malattia mentale. All’origine si trovava in un Istituto Psichiatrico, ma in realtà conduceva una seconda vita all’altro capo del Mondo senza mai accorgersi di ciò che le stava accadendo. Trovo numerosi casi relativi all’argomento, ma nessuno di essi si avvicina minimamente a quello che sto cercando. Possibile che io fossi da un’altra parte? Bah, che follia! Tempo perso! Decido di terminare la mia ricerca, non appena mi accorgo che è giunta l’ora del mio appuntamento.
Esco dalla biblioteca, in un lampo sono di fronte al ristorante. Appena varco l’ingresso vedo quell’uomo già seduto ad un tavolo, che mi sta aspettando. Faccio un cenno col braccio, quindi lo raggiungo, adesso sono calmo. “Mi scusi per il ritardo” “Sono soltanto pochi minuti che sono arrivato, non si preoccupi!” risponde cortesemente Roberto Vento. Ordiniamo del pesce e del vino bianco, di tanto in tanto ci scrutiamo di nascosto, per cercare di impostare un’atmosfera cortese. È 7Vento a spezzare il silenzio. “Ho voluto incontrarla perché è molto importante Signor Di Raimondo, vede, abbiamo cercato i parenti della signorina Emma, ma purtroppo era figlia unica e non abbiamo trovato nessuno, così abbiamo esteso le ricerche al marito e fortunatamente abbiamo rintracciato lei” mi scappa una piccola smorfia, le mie labbra si sono appena contratte, ma recupero immediatamente “Mi ha parlato di un figlio se non sbaglio. Un figlio che Emma credeva morto ed invece…” mi blocco perché Vento estrae dalla sua cartelletta, appoggiata sul tavolo, un fascicolo rilegato; una foto di Emma scivola inavvertitamente sul tavolo. È un primo piano, lei è raggiante, giovane e bellissima! Avverto un mancamento, ma lui prosegue “Il bambino è stato adottato da una famiglia che risiede a Scandicci, in provincia di Firenze, circa cinquant’anni fa, ora naturalmente non sappiamo dove viva, ma i genitori adottivi sono ancora in salute e sono disponibili ad incontrare i parenti, certo hanno novant’anni ma sono perfettamente lucidi! “Fatico a credere alle mie orecchie. I miei occhi, alla vista di quella foto sembrano bruciare. Ma sono solo lacrime, minuscole, impercettibili, e tentano di farsi strada. Sono bravo a trattenerle! Vento se ne accorge. “Si sente bene?” Mi scuoto un po’. “Mi scusi è che è tutto così irreale ed assurdo!” “Peggio di un incubo non è vero?” Butto giù d’un fiato un bicchiere di vino, poi cerco di calmarmi “Dipende dagli incubi signor Vento “. Facciamo una breve pausa poi lui mi presenta il suo servizio “La nostra agenzia è incaricata di rintracciare i parenti e di fornirgli le informazioni. Una volta firmata la liberatoria si rilasciano le generalità, così noi possiamo incassare i nostri compensi ed i parenti possono recarsi sul luogo” Tutto è molto semplice, basta una firma ed io posso decidere se incontrare “mio figlio” oppure lasciar perdere.
Vento prosegue “Tuttavia c’è un limite, dipende dal tipo di parentela che la lega a quella donna Sig.Di Raimondo, comunque se decide di continuare, io avrei portato la liberatoria con me” Non rispondo subito, preferisco mettere e un boccone di pesce in bocca, qualche secondo, giusto il tempo di deglutire poi decido” Non sono tenuto ad informarla della mia parentela vero? È sufficiente che firmi la liberatoria e tutto può partire se non ho capito male?” Vento non ci mette molto a comprendere che nascondo qualcosa, in fondo non è uno stupido, ma a lui cosa importa? “Certo! Lei firmi ed io le consegnerò tutti gli incartamenti con generalità ed indirizzo preciso. Se vuole posso anche telefonare per informare loro del suo arrivo” Prendo la penna dalla tasca della mia giacca e firmo quel pezzo di carta. Non posso lasciar perdere. Vento mi consegna immediatamente il fascicolo, e per un po’ sembriamo due amici al bar. Concludiamo il tutto con un caffè e lui si dilegua dal ristorante poco dopo, con il mio sostanzioso assegno nelle tasche.
Io rimango al mio tavolo, apro quel fascicolo, voglio sapere subito chi devo cercare “Lorenzo Bertani! Il suo nome è Lorenzo Bertani! “. M’infilò la giacca e mi dirigo verso il mio appartamento.
Prenoto il biglietto aereo dalla mia console in macchina, il volo è previsto per domani in mattinata.
Devo solo dormire, poi prenderò l’aereo.

6La casa è una tipica abitazione rurale della zona, qualche pianta nel giardino, uno steccato bianco ed un vecchio pozzo ristrutturato; a guardarla bene sembra la dimora di uno spot pubblicitario! Imbocco il vialetto d’ingresso, il cognome sulla piccola cassetta postale fatta in legno è proprio quello: Bertani! Sono di fronte al portoncino, resto col braccio a mezz’aria: suono o non suono? Devo sapere. Così pigio il campanello. Non sono particolarmente nervoso perché immagino di non trovare Lorenzo, ma solo i suoi genitori adottivi! Data l’età è improbabile che viva ancora con loro. Nessuno risponde. Una donna vedendomi sull’ingresso mi raggiunge “Sta cercando Linda e Stefano Bertani?” quella voce mi sorprende, mi scuoto quasi spaventato e mi volto di scatto. Una vecchietta un po’ ingobbita con un viso abbronzato dal sole ma solcato da profonde rughe, mi osserva sospettosa, trovo la voce “Si, sa dove possono essere?” “Sono in Ospedale” “In ospedale? Perché, è successo qualcosa?” la vecchietta sospira “Circa un anno fa il figlio ha avuto un incidente, è in coma” Mi sento tremare le gambe, devo sorreggermi ad una trave di quel piccolo colonnato per non cadere. “Si sente bene? Lei è un parente?” “Si sono un parente, sa indicarmi la strada?” La vecchietta mi fornisce tutte le indicazioni, quindi mi dileguò in un attimo.
Durante il tragitto avverto una nausea fortissima e le mie gambe dolorano. Non è possibile che il destino mi faccia un tiro così meschino.
Non è difficile trovare l’edificio, il paese è piccolo! Chiedo alla reception ma intuisco che forse è stato inutile! È strano, ma so esattamente dove è la camera. Perché? Perché lo so? Mi sento trascinato da una forza oscura che mi dirige senza poterla controllare. Poi mi fermo di fronte ad una porta, il silenzio è ‘assordante’!
La mano si muove da sé, sono sicuro di non aver dato l’impulso! Che strano, all’improvviso divento sospettoso, perché nell’edificio non c’è nessuno? Nei numerosi corridoi che ho percorso non ho incontrato anima viva. Né un dottore, né un’infermiera, né pazienti.
Ma che razza di ospedale è questo? La porta si apre e quello che mi trovo di fronte mi lascia senza fiato, mi paralizza, mi terrorizza! Un uomo è disteso in un letto completamente intubato, con il respiratore attaccato che gli permette di respirare con un ritmo meccanico. Due persone, molto anziane, sono sedute di fianco a lui, mi guardano e si alzano all’improvviso, mostrando uno sguardo carico di stupore ma allo stesso tempo di orrore.
“Come, come fai a stare in piedi lì di fronte?” esclama la donna, ma cosa sta dicendo? Che razza di domanda è questa? Non riesco a comprendere. La nausea ora è davvero insopportabile! Mi avvicino, solo due passi, per tentare di vedere il viso di “mio figlio” ma loro mi si avventano addosso. Forse vogliono solo abbracciarmi, toccarmi, perché non sono aggressivi, sembrano contenti. Mi toccano i capelli, il naso gli occhi. Sono scioccato, tento di divincolarmi ma non riesco a liberarmi da quelle mani viscide che sembrano moltiplicarsi. Mi tengono e mi costringono lontano da quel letto e da quel viso che invece voglio vedere, conoscere. “Sei Tu! Sei tu! “continuano a urlarmi nelle orecchie. Poi, finalmente mi libero e raggiungo il letto. Una scossa elettrica mi pervade, quindi un gelo s’impadronisce dei miei arti. Dentro invece sono un fuoco, bruciante, ardente quasi incandescente! Quell’uomo sdraiato sono io!
Apro la bocca per urlare, ma nessun suono si libra nell’aria, allora con uno sforzo sovrumano allungo la mano, disperato, voglio toccare quel viso dal pallore mortale. Improvvisamente gli occhi chiusi di quell’uomo, che ha la mia faccia, si spalancano; sono vitrei e inumani “Non sei ancora arrivato!! “mi sussurra, poi di nuovo il nulla.
Rantolo, mi agito, fremo, poi finalmente mi sveglio! Ancora un incubo, più orribile, terrificante, assurdo! Il dolore che sento, questa volta proviene da sopra il ventre. una morsa allo stomaco sta risalendo, il conato arriva, improvviso, inatteso. Non faccio in tempo e oltre al sudore devo fare i conti anche col vomito! “Basta!! Non ne posso più” ripeto a me stesso, ad alta voce.
Tutti questi incubi devono avere una ragione! Mi lasciano sempre più spossato, distrutto, incapace di reagire. Ma il fatto più grave è che, ormai, si ripetono ogni notte. C’è però una differenza: ultimamente ho come l’impressione di tornare da un altro mondo, come fossi trasportato da una forza sconosciuta. Mi sono coricato la sera prima tranquillamente, dopo aver pianificato accuratamente il mio viaggio. Forse il fatto di aver ricevuto notizie riguardo mio figlio, mi ha mentalmente disturbato. L’incubo può essere un modo per la mia mente di far uscire la paura, lo stress. Cristo, dev’esserci una spiegazione!
Mancano solo tre ore al mio volo, meglio prepararmi.
Devo ultimare il mio bagaglio.
Ecco, adesso posso partire.

Sospeso il Voi
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61 pensieri su “Il Mondo Parallelo: Rivelazione

  1. L’ho appena letto e mi inquieta molto.
    Inquietante, anzi, è proprio poco. Il dramma di un prigioniero della mente e degli eventi non è poca cosa.
    Mi devasta.
    Sei proprio bravo mio signore.

    Oggi una bella giornata qua.
    Binini, bacetti, kisses avec bisoussss

    Annelise pour toi

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    • Ti ringrazio Annelise per le espressioni.
      Essere prigionieri della mente o comunque tali, è un dramma. Il dramma più grave, però, è non riuscirne ad uscire,. Il dolore si perpetua continuamente.
      Ciao e grazie

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  2. Supremamente bello. Ho fatto fatica perché kl’angoscia e la disperazione di quest’uomo è veramente grande, potente e possente.
    Cosa gira nella mente quando la disperazione coglie le lacrime serrate di una persona che non sa come uscirne?
    Un bacio mio signore,.
    Un bacio con quella forza che ci può dare la compassione fra simili.
    Bravo

    Lilly

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  3. In due battute: semplicemente superlativo.
    il confine della memoria si scontra con quello della ragionevolezza.
    Ninni, per piacere, così mi ammazzi.
    Un atto di disperazione, gli incubi che un povero racchiuso dentro un involucro che non gli sta bene, sono incredibili.
    Mi ricorda, un po’, Numero Sette, rinchiuso dentro un Ospedale Psichiatrico Giudiziario.
    Il tema è bello, anzi bellissimo e lo stai svolgendo con la tua consueta bravura.
    Mio signore, che altro dirti se non … rapiscimi e portami lontano, via con te.

    😀

    Ahahhaaahahhahahahahaha

    un bacio mio signore.

    😀

    Salutino per tutte/tutti.

    🙂

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    • La Manu
      Gli incubi sono lo specchio delgli occhi che sono quello dell’anima.
      Adesso dimmi, se tu dovessi scegliere tra l’immortalità e la mortalità di una vita. sconosciuta, ma improntata a quotidiano, cosa sceglieresti?
      Io rapire te?
      No no, nessun rapimento per carità. Chi ti sopporterebbe?

      (…e questa mattina ho il parrucchiere e le manicure e la palestra e la tolettatura del cane e la donna di servizio e l’auto da andare a prendere dal meccanico e l’abito dal lavasecco e i biglietti del teatro da andare a ritirare e la spesa da fare e la telefonata a Lilly per sapere a cheora ci vediamo perché sai che quella è mezza svampita e telefonare alla mamma che è anziana e non mi pensa mai e andare a ritirare …)
      No no, per carità.
      Un dato certo te lo posso dare: io non ti rapirò. neanche pagato a peso d’oro.
      Tranquilla.

      Ciao

      🙂

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  4. Agghiacciante, diretto, disumano.
    Hai descritto (ne approfitto che il Voi è sospeso) la paura e la disperazione con una tonalità scurissima e ne hai reso l’effetto con una forza disumana.
    Che bravo “mio signore”.

    Mi fai sognare o avere un incubo
    Ti bacio

    🙂

    Eleonora

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  5. Molto vibrante e sentito. Bravo.

    Io credo che, certe volte, dovrebbe prevalere un po’ di serietà: si sminuisce il lavoro d’introspezione e scrittura che Ninni ha fatto, regalandoci professionalità e cultura.
    Non mi sembra corretto né per noi lettrici e lettori, né per Ninni comportarsi, in certe circostanze, a quel modo.
    Parere mio

    Ciao Ninni

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  6. Ninni. Un CAPOLAVORO questo capitolo. Intenso e zeppo di immagini, emozioni. Tutto spiegato perfettamente. Mi inchino al cospetto della tua mente e del tuo modo di scrivere.
    Questo è il capitolo più bello, per me, in assoluto da quando ti leggo che ti rende giustizia anche in ambito narrativo. Prometto di rileggerlo, rileggerlo rileggeerlo. C’è tanto da imparare qui.
    Ed ora sono curiosa di scoprire i collegamenti. Ecco.
    Buona giornata e grazie per ciò che ci doni.

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    • Grazie Nadia.
      Quando l’ho scritto, pensa, riflettevo su Eichmann e al tuo Caos.
      Come, cioè, avrei potuto rendere una situazione simile, con le parole … descritte, senza il bisogno di salire all’ultimo piano di un grattacielo e lanciarmi da lassù.
      Al limite ci butto “qualcun altro”, ma io? Non ci penso neanche per sbaglio.

      🙂

      I collegamenti arriveranno, eccome se arrivano.
      Questo è, per me, soltanto un esercizio di stile.
      Ciao e grazie

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  7. Concordo con Lady Nadia: questo è un capitolo meraviglioso, scritto in modo perfetto e ricco di sensazioni. Molto interessante anche la prima parte, sebbene già sapessi che la prima guerra mondiale fu combattuta da cugini.
    Bravissimo!

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  8. E io concordo con Alessandra Bianchi che concorda con Lady Nadia.
    Questo è un brano che spara a zero al nostro sistema nervoso.
    un pezzo, un episodio, che colpisce per la sua crudezza introspettica, uccidendo tutte le nostre fantasticherie sulla immortalità a cui aneliamo.
    Esiste un luogo dove la mente può fuggire dall’ansia, dalla coscienza o dall’ignomina fatta e subita?
    No.
    L’atto liberatorio diventa, alcune volte, la fine auspicata di tante sofferenze.
    Bra vis si mo!
    Ciao

    Valerio

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  9. Ninni bricconcello, ma to sembra il modo di straziarmi?
    Un episodio (come li chiami tu) sofferto, pesante che ti prende tenendoti sulle corde. Ecco, è proprio quello che ho provato: stare e rimanere sulla corda finquando non è terminato.
    Mi hai stremata.

    E rifletto: quanto tempo è passato dal GB? Tanto vero? Eppure il tuo smalto è uguale, se non rincarato nella forma e nella sostanza, da allora.
    Riuscivi, come riesci, a modulare la nostra attenzione a tuo piacere.
    Noi viviamo e ci confrontiamo in quei termini.
    Tu ne hai trovato la chiave.
    Sei divino.
    Ciao milorder, buon tutto e ti bacio.

    🙂

    Isy

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    • Isy monella, ma ti sembra questo il modo di rinfacciare?
      Dopo tutto quello che c’é stato fra di noi sul GB? (?) (o_o)

      PS: ho trovato una chiave, non è che ti serve per caso?
      🙂

      Ciao monella

      🙂

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  10. Ho letto bene e mi associo: un capitolo agghiacciante e molto umano. Tony riesce a vivere e intervivere con il suo dolore quotidiano: l’immortalità che uccude dentro.
    Un’immortalità che ti fa e costringe a dire addio a tutto quello che si amaq. Una tortura tremenda!
    Adesso il figlio.
    La torura si rinnova.
    Ninni sei bravissimo nell’emozionare.
    Un bacio

    Elena

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    • Eh sì, l’immortalità, se andiamo ad analizzarla bene, passaggio per passaggio, è una noia mortale. Almeno ti uccidesse la noia. Invece no, devi rimanere vivo perché sei immortale e devi continuare a subire una noia stratosferica.
      Non c’è pace, non c’é più mondo, non c’é più religione, non c’é più nulla (continua tu che mi sono stancato, grazie)

      Ciao

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  11. RAGAZZE!
    Questo è un blog onorato e per bene.
    Ma se chiamano il 113 per schiamazzi notturni, mi dite io con che faccia dovrei sostenervi e pagare la cauzione per farvi uscire dalla galera?

    Occhio eh? Vi sguinzaglio Annelise, Spillo e Elena.
    Vi faccio sottoporre a una tortura da lady Nadia.
    Vi sguinzaglio lady Alessandra
    Vi rinchiudo in compagnia di Gianluigi

    Vi faccio fare l’interrogatorio da Marirò.
    Come se non bastasse vifaccio leggere una poesia (qualsiasi) da Vintrix (questa sì che è una tortura disumana).
    Scimmi ehm … donne avvisate …

    Grazie e buona notte a voi

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