U-Boot III

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1Miami – Florida USA – 3 agosto 2009 ore 18.30
Fred Johnson era ancora al lavoro. Quella giornata sembrava non finire più, il vecchio John l’aveva tenuto tutta la mattina nel suo ufficio per farsi ragguagliare nei minimi particolari sull’operazione HMS Victory. Fred sospettava che il vecchio avesse voluto distrarlo e dissuaderlo dai suoi propositi mattutini quando si era presentato con l’email e la fotografia satellitare.
“Io ci vedo una roba quasi rettangolare verde con la coda” l’aveva liquidato quando aveva provato a insistere sulla stranezza della forma ripresa dal satellite e così non aveva più insistito.
John voleva che facesse un sopralluogo nella Manica la settimana successiva e quindi Fred aveva cinque giorni per preparare tutta la missione, dalla prenotazione dei voli aerei all’allestimento del loro nuovo supply boat dotato di ROV, cioè un’imbarcazione di piccole dimensioni, dotata di tutto il necessario per calare e recuperare i robot sottomarini, e con una discreta possibilità di carico merci.
Fred aveva già organizzato il viaggio verso Londra, poi avrebbe volato verso Guernsey, una delle isole del Canale, qualcuno lo avrebbe prelevato dall’aeroporto e portato a St. Hermann Port dove finalmente si sarebbe imbarcato sul mezzo per giungere nella posizione che ritenevano fosse quella dell’affondamento della Victory.
Sfortunatamente, visto il periodo di vacanze, i voli per Londra e per Guernsey erano affollatissimi e Fred sarebbe partito di venerdì sera con arrivo a Londra nella mattinata di sabato, cambio di aeroporto tra Heathrow e Gatwick e qualche ora di attesa.
Ciò gli lasciava solo tre giorni per seguire i test del nuovo magnetometro che avevano fatto sviluppare a Pensacola in Florida da una ditta che lavorava con i militari.
Quindi domani sera sarebbe partito, mercoledì test tutto il giorno, giovedì mattina chiusura dei test e compilazione dei rapporti e nel pomeriggio rientro a Miami: proprio una bella settimana per fortuna che non aveva famiglia.
Del resto con la vita che conduceva sarebbe stato impossibile, prima come Navy Seal e adesso con questi ritmi l’idea di sposarsi e metter su famiglia era lontanissima e così le sue fidanzate non duravano mai più di qualche mese. Anche gli amici si erano pian piano allontanati a parte Sten, che conosceva da una vita, e pochi altri commilitoni con cui si vedeva per una birra di quando in quando.
Aveva aspettato tutto il giorno per dedicarsi qualche minuto ed occuparsi della questione dello strano messaggio e foto satellitare. Così si mise a comporre una risposta adeguata: provò a chiedere delle informazioni in più come le coordinate, anche se non ci sperava molto, come aveva fatto a “scoprire” la cosa e se aveva qualche documento a supporto.
Rilesse la sua email e la inviò al destinatario poi fece un paio di calcoli, dall’indirizzo email e dalla firma era un italiano, quindi era notte fonda, circa l’una, fino all’indomani non avrebbe avuto una risposta.
“Maledizione Kate!” imprecò tra sé e sé, si era dimenticato di avvertire la sua collega, che era in ferie in Francia, e che sarebbe dovuta esser pronta per sabato sera a Guernsey per imbarcarsi con lui.
Chiamarla non se ne parlava visto l’ora in Europa, decise quindi di mandarle un SMS

2“L’armatore ci vuole sulla Victory la settimana prossima, ci imbarchiamo sabato sera da Guernsey” novantaquattro caratteri, ci stava tutto in un solo SMS. Fred controllava sempre questo tipo di dettagli, non per questioni di costo, ma per ottimizzazione come diceva lui, del resto si chiamavano Short Message Service e quindi dovevano essere brevi!
Lo inviò, poi chiuse il computer e decise di andarsene: vista la settimana impegnativa e la settimana successiva in Europa, decise che era il caso di andare a nuotare.
La passione per il nuoto l’aveva sempre avuta, fin da piccolo, colpa dei suoi genitori che a tre anni avevano cominciato a mandarlo in piscina e da allora non ne era praticamente più uscito.
Poi c’era stata la Marina e la sua scelta di entrare nei Seals e finalmente aveva potuto mettere a frutto il suo addestramento e la sua passione per l’acqua: dai giorni dell’addestramento aveva cominciato a nuotare le famose 500 iarde in meno di dieci minuti tutte le volte che poteva, un po’ per tenersi in allenamento, un po’ per dimostrarsi che non stava affatto invecchiando. Quest’anno avrebbe festeggiato i trent’anni, cioè l’inizio della decadenza come li definiva lui.
Per le venti e trenta stava già uscendo dal centro sportivo connesso all’Acquario, aveva fatto un po’ di riscaldamento poi le 500 iarde in nove minuti e quaranta secondi e poi si era disteso nuotando liberamente per il resto dell’ora per svuotare la testa e rilassare i muscoli.
Era poi tornato a casa, aveva cenato velocemente, tutta roba sana, principalmente verdura e frutta con un bel bicchiere di latte, anche questa si ricordò, era un’abitudine presa durante l’allenamento per entrare nei Seals: tre bicchieri di latte al giorno per supplire la quantità necessaria di calcio.
Guardò un notiziario, poi controllò la posta elettronica per scrupolo, nella vana speranza che il nuovo amico italiano soffrisse di insonnia o fosse in qualche altro fuso, non trovò nulla, e se ne andò a dormire.
Il giorno dopo era in ufficio già di buon’ora e la prima cosa che fece fu di controllare l’email.
Lesse con attenzione una mail di Kate che gli confermava la sua presenza sabato sera a Guernsey, ironicamente lo ringraziava per l’interruzione delle vacanze con la sua amica, lo invitava a portare un costume da bagno, visto che sarebbero stati “al mare” per un po’. Fred sorrise, fortunatamente il volo di Kate atterrava poco dopo il suo e quindi l’avrebbe aspettata per andare insieme al porto.
Poi cercò se tra le email c’era qualcosa o dal loro sito o dall’indirizzo “italiano”.
“Maledizione niente!”, penso tra sé e sé, riferendosi all’oggetto misterioso nella fotografia satellitare che gli era stata inviata il giorno prima. Pensò che forse aveva spaventato il mittente con tutte quelle domande, del resto lui doveva sapere: in marina aveva imparato a riconoscere molti oggetti dall’alto e quello della fotografia secondo lui non lasciava adito a molte interpretazioni, anche se l’armatore non ne era convinto lui sapeva che non si stava sbagliando.
I dettagli poi ovviamente gli mancavano, nella mail di accompagnamento erano indicate solo la lunghezza e larghezza dell’oggetto.
Fin dal primo istante in cui aveva visto quella foto si era ricordato di un’esercitazione NATO congiunta con i Seals, in Francia, precisamente a sud di Tolone, quando con un elicottero aveva sorvolato la baia e aveva notato una forma strana. Quell’esercitazione si era conclusa con la vittoria della sua squadra che si era rifugiata sott’acqua, proprio dentro il relitto di cui tutti si erano dimenticati nella baia di Tolone, e che gli aveva consentito di farsi superare dalle forze NATO e attaccarle poi alle spalle.
Ogni volta che pensava al suo passato in marina era con un po’ di tristezza, gli mancava l’adrenalina e il pericolo costante, e anche se si era congedato con onore dai Seals con il grado di Comandante, per questioni di sopraggiunta età, si sentiva sempre un Seal.
In realtà dopo cinque anni di servizio attivo era stato messo nelle Riserve e Fred si era quindi congedato.

3“L’unico giorno facile è stato ieri” si ripeté il motto della sua unità e chiamò Sten.
Il suo amico Sten lo conosceva fin da bambino, vivevano nello stesso quartiere di Miami allora, e avevano frequentato le stesse scuole. A diciassette anni Fred aveva fatto domanda per entrare nei Seals e aveva cominciato il lungo addestramento, quasi un anno, per poter diventare incursore, Sten invece aveva proseguito gli studi, ma anche questa volta in un certo senso erano rimasti uniti, infatti mentre il corso per Seals era principalmente a Coronado, San Diego in California, Sten era stato preso al Caltech a Pasadena, sempre in California a soli 180 km, e infatti nelle rarissime licenze di Fred erano riusciti a vedersi.
Sten era un piccolo genio, si era laureato con il massimo dei voti in Ingegneria Aerospaziale, aveva collaborato con il Jet Propulsion Laboratory della NASA e aveva brevettato un sistema di propulsione a ioni che gli era valso numerosi premi della NASA, e sufficienti fondi per mettersi in proprio con una piccola azienda specializzata in elettronica e strumentazione, di cui era il presidente e amministratore unico. Pochi mesi prima aveva vinto un contratto multimilionario per una fornitura all’esercito USA, probabilmente anche grazie a qualche “pezzo grosso” che Fred gli aveva presentato, e la sua vita era cambiata.
“Carissimo Fred come andiamo? Sei pronto per un’altra battuta di pesca questo weekend?” gracchiò Sten dal telefono di Fred
“Ciao Sten, non posso, infatti, ti chiamavo per avvertirti che sto partendo per Pensacola, vado a vedermi i test del magnetometro dai tuoi amici”
“Quanto ti fermi?” chiese gentile Sten
“Fino a giovedì, poi venerdì sera parto per la Manica e starò via una settimana circa.
Mi sarebbe piaciuto uscire a cena prima di partire” rispose Fred un po’ depresso.
“Mah” mugugnò Sten
“Sten tutto bene?”
“Si scusa stavo guardando la mia agenda: uscire a cena prima che tu parta? Mah, giovedì sono già occupato. Vuol dire che anticiperò la mia riunione con i tuoi amici di Pensacola, tanto mi mettono a disposizione un volo militare, e così ci vediamo mercoledì a cena là” confessò candidamente Sten.
Fred apprezzava questa dote di Sten, quella di essere diventato un multimilionario, ma di continuare a comportarsi come quel ragazzino che gli passava i compiti di matematica a scuola.
“Addirittura un volo militare? Sei meglio di una star!” lo schernì Fred
“Che ci vuoi fare, l’Ammiraglio è rimasto così colpito dal nostro nuovo sistema di puntamento che scalpita per una presentazione. Tanto vale approfittarne! Dai ci vediamo mercoledì sera, ti chiamo appena atterro. Ciao”
“Ciao Sten a mercoledì”
Fred prese le carte riguardanti il magnetometro e le scorse velocemente, controllò il piano dei test che aveva messo a punto lui stesso, che comprendeva tra gli altri una prova sul campo al largo di Pensacola, sul sito della USS Massachusetts, una corazzata classe Indiana del 1891 usata come bersaglio prima della seconda guerra mondiale, e divenuta un parco sottomarino.
Controllò anche la posta elettronica più volte, ma a parte e-mail per il lavoro, alle quali rispose subito, non ricevette alcun messaggio da “Marco”, il suo misterioso mittente italiano.

4Verso le dodici pensò di andare a pranzo e poi, nel primo pomeriggio, si sarebbe avviato verso l’aeroporto.
Per pranzo si erano organizzati con la mensa dell’istituto di ricerca sull’Aplysia, un mollusco da tempo studiato dai neuro-biologi per le sue caratteristiche di difesa. Gli uffici della Lost Tresaures infatti erano ospitati dall’istituto, i cui fondi erano stati tagliati e che aveva pensato di affittare un piano per poter continuare con il suo programma di ricerca.
John, l’armatore, lo aveva salutato proprio prima di pranzo perché sarebbe uscito con degli amici della marina, forse per un contratto, diceva lui; in realtà non avevano bisogno di lavoro, avevano già abbastanza progetti da seguire, e non pensavano di allargare il loro organico, la vera ragione era che nel loro lavoro era indispensabile avere dei buoni agganci in marina, non fosse altro che per mantenere una buona reputazione, per non parlare poi di tutti i reperti di navi militari americane che trovavano e che per diritto internazionale erano ancora proprietà del governo americano.
Tornato da pranzo si preparò per partire, un ultimo controllo alle email, e poi via all’aeroporto: il cuore gli balzò in gola perché durante la pausa aveva ricevuto una comunicazione da Marco.
La lesse avidamente, era scritta in un ottimo inglese, forse un po’ scolastico, forse un po’ troppo britannico, segno che il ragazzo aveva studiato la lingua in Europa.
Gli ripeteva che a suo giudizio si trattava di un relitto della seconda guerra mondiale, e che si trovava dove assolutamente non doveva essere, per come ci era stata raccontata la Storia, che si scusava, ma non poteva fornire maggiori dettagli e chiedeva se la Lost Treasures era interessata al recupero “per cambiare la Storia”.
Fred sorrise di fronte a tanta retorica, condivideva appieno il messaggio di Marco, ma ufficialmente non poteva coinvolgere la sua compagnia, altrimenti John l’avrebbe pelato vivo.
Fu così che decise di cambiare strategia e cercare di forzare la mano: scrisse a Marco che la Lost Treasures non aveva come obbiettivo primario quel tipo di relitti e che poteva essere un effetto collaterale delle loro ricerche, gli disse che per la legge internazionale il relitto, essendo militare, apparteneva ancora allo Stato di appartenenza al momento dell’affondamento, e che comunque lui personalmente riteneva la fotografia una buona immagine di una conformazione naturale.
La risposta gli arrivò pochi minuti dopo
“Non credo sia una conformazione naturale, non alla foce di un fiume” era scritto nel messaggio e allegato c’era una foto satellitare in cui l’immagine dell’altra volta era ruotata di 90° in senso orario e il campo era leggermente più ampio. “Eccoti la foto non ruotata, il fiume fluisce dall’alto in basso” proseguiva e si concludeva l’email.
Fred sorrise soddisfatto, la sua idea di provocarlo aveva dato frutti e l’italiano aveva fornito delle informazioni supplementari.
Fred memorizzò i nuovi elementi: il fiume e delle conformazioni bianche, ben visibili nella foto, probabilmente della neve.
Chiuse il suo computer portatile, lo inserì nel suo bagaglio, si diresse verso l’ingresso dei loro uffici, dove un taxi lo attendeva per portarlo in aeroporto.

5U-234 – Nord delle isole Shetland – 30 aprile 1945 ore 23.30
“Fuori il periscopio” ordinò il comandante Fehler e si girò il cappello bianco da comandante per evitare che la visiera lo intralciasse, mentre si apprestava a guardare fuori.
Fece un giro completo, con calma, per essere sicuro di ciò che vedeva.
“Orizzonte libero, prepararsi per la quota snorkel” l’ordine fu ripetuto, come era prassi per assicurarsi che fosse stato sentito e capito, il timoniere con estrema perizia e delicatezza inclinò il timone e il sommergibile alzò lievemente la prua.
Lo snorkel era un’invenzione recente, era una tubazione che terminava con un galleggiante, per impedire l’ingresso dell’acqua delle onde. Tale tubazione permetteva di fornire aria fresca, quindi ossigeno ai diesel e consentire lo scarico dei fumi di combustione: in questa maniera si potevano ricaricare le batterie elettriche che avevano usato nella navigazione sottomarina senza uscire in emersione. Sfortunatamente i radar nemici erano così precisi da poter identificare anche uno snorkel fuori dall’acqua.
“Comandante e il Destroyer che ci seguiva?” chiese il nostromo
“Non c’è più traccia di alcun mezzo che ci segua” gli rispose Fehler
I due si guardarono, molto probabilmente pensando la stessa cosa e cioè che era molto strano. Infatti, due giorni prima si erano accorti che un cacciatorpediniere inglese li aveva agganciati, quando avevano risposto al messaggio in codice ricevuto dall’ammiragliato per chiedere conferma della posizione, e da allora li aveva seguiti con alterna fortuna. Le loro manovre di evasione erano servite solo a impedire che li identificassero con sicurezza e quindi li affondassero con le bombe di profondità.
“Un ufficiale di guardia per eventuali attacchi aerei” ordinò Fehler al suo nostromo e si diresse verso la sua cabina.
L’U-234 era un U-Boot classe XB posa mine trasformato in sottomarino da trasporto, recentemente equipaggiato con uno snorkel.
Johann-Heinrich Fehler ne era il comandante da circa un anno, aveva seguito tutti i lavori di riconversione nell’estate precedente, quando dall’ammiragliato era arrivato l’ordine di trasformarlo in un U-Boot da trasporto, ne aveva seguito il periodo di carico e addestramento fino alla fine di marzo di quest’anno e infine era partito da Kiel per Kristiansand, dove, in un paio di settimane, avevano riparato danni minori riportati durante le esercitazioni e caricato altro materiale per la loro missione.
Il comandante si sdraiò sulla sua branda e chiuse gli occhi, avrebbe voluto addormentarsi immediatamente, ma le sue preoccupazioni erano già pronte in agguato, e ogni volta che chiudeva gli occhi, da quando aveva lasciato Kristiansand, tornavano a tormentarlo.
Ufficialmente aveva ricevuto l’ordine di partire per un trasporto segretissimo e di estrema importanza verso il Giappone: trasportava disegni segreti degli ultimi sforzi bellici del Reich, un aereo in pezzi, e materiali classificati segreti, per non parlare della pletora di gente, tra cui anche un paio di ingegneri aeronautici civili, che comprendeva personalità del regime e ufficiali giapponesi.
Gli ordini erano molto specifici sulla prima parte del viaggio, indicavano rotta e velocità da seguire, mentre erano nebulosi e confusi per la maggior parte del viaggio restante.

6L’aveva colpito molto anche il fatto che, recitavano gli ordini, avrebbe dovuto utilizzare la normale radio solo per trasmettere, mentre futuri messaggi sarebbero giunti tramite il nuovo sistema installato a bordo il Kurier: l’U-234 non avrebbe più dovuto far riferimento a ordini generici o messaggi ricevuti tramite la normale radio.
La rotta era molto prudente e la velocità impostata molto lenta, aveva il dubbio che all’ammiragliato fossero estremamente cauti vista la natura delicata del loro carico, forse addirittura troppo cauti. Gli avevano fatto costeggiare tutta la Norvegia fino all’altezza di Vagsoy, poi timone a 0° per altri cinque giorni, e infine avrebbero preso rotta 290° per giungere al passaggio tra Islanda e Faroe.
Dai suoi calcoli erano a circa due ore e mezzo dal punto di virata, e con questa manovra avrebbero aggirato il Rosengarten, cioè il tratto di mare minato dagli alleati tra la Norvegia e l’Islanda.
Era stato chiamato così, il giardino delle rose, in maniera simbolica e amichevole visto che l’esplosione sottomarina di una mina produceva una forma simile allo schiudersi di una rosa.
Ciò che lo tormentava e gli dava da pensare era il fatto che proprio il giorno della partenza gli era arrivata un’altra busta GE.STA.DO. (Geheim Staat Dokument – Documento Segreto di Stato), cioè con documenti segreti, che conteneva un diario di bordo pre-compilato e l’ordine di disfarsi del suo attuale. La cosa in sé era estremamente strana, alla luce soprattutto di quanto vi era scritto e cioè che in quel preciso momento loro avrebbero dovuto trovarsi a Ovest delle Faroe, posizione che avrebbero raggiunto tra circa dieci giorni.
Altro particolare che lo inquietava era che il diario di bordo era compilato con una scrittura simile alla sua, usando uno stile decisamente come il suo: i servizi segreti si dovevano essere sbizzarriti a leggere i suoi diari passati e a imitarlo.
Infine il diario si interrompeva la sera del primo maggio, cioè domani, e i suoi ordini prevedevano che lui cominciasse la compilazione del diario da quel punto seguendo ordini che avrebbe ricevuto tramite Kurier.
Su questi aspetti ci aveva riflettuto e meditato, da quando aveva cominciato a mettere insieme i pezzi, ma non riusciva a unire tutti i tasselli del puzzle, in particolare non capiva il perché l’ammiragliato si era dato tanto da fare per alterare un diario di bordo che al massimo avrebbe potuto riportare un eccesso di zelo nel tenersi lontani dal Rosengarten.
Di sicuro non erano preoccupati che dal diario, in caso di cattura, gli alleati potessero scoprire una rotta “sicura” e minarla: la guerra era perduta e ormai era solo questione di giorni prima che il Reich capitolasse.
L’unica spiegazione logica era che con quest’artifizio stavano nascondendo un ritardo di dieci o forse undici giorni, ma il motivo gli continuava a sfuggire: aveva immaginato che l’estrema lentezza fosse dovuta al lungo viaggio, senza scalo, che li attendeva per cercare di minimizzare il consumo di nafta, ma non c’era alcun motivo per voler pretendere di essere in una posizione più avanzata.
Adesso c’era questa novità, piacevolissima per carità, del Destroyer britannico che li aveva mollati e che nessun aereo era intervenuto per dargli la caccia.
Per un momento pensò al suo amico Manfred Dorf che comandava un tipo XXI e che aveva recentemente visto a Kristiansand.
“Lui sì che è fortunato” penso tra sé e sé, ventitreenne e già al comando del sommergibile più avanzato della Kriegsmarine: non doveva far da balia a nessuno e non trasportava altro se non siluri per i nemici di sempre.
Anche il suo carico era un bell’enigma, sapeva per certo di trasportare due aerei smontati con i relativi progetti e piani di costruzione, apparentemente erano una rivoluzione nell’aeronautica, un po’ come il tipo XXI per i sommergibili. Inoltre aveva casse di progetti per armi innovative, dalle bombe volanti ai siluri elettrici, infine, e questa era la cosa più inquietante, aveva dieci contenitori di piombo contenenti polvere di uranio, marcate U-235.

7Non ne sapeva molto, solo che pesavano tantissimo e che i due ufficiali Giapponesi avevano supervisionato le manovre di carico personalmente, salvo poi segnare le casse con dei loro ideogrammi in vernice nera.
Ovviamente aveva notato l’ilarità della cosa: l’U-234 trasportava il segretissimo uranio U-235.
Per un momento non poté fare a meno di pensare che fine avesse fatto il sommergibile U-235, un tipo VIIC non adatto al trasporto, che gli alleati avevano affondato in cantiere nel ’43 e che era stato ripescato e riparato.
Sentì dei rumori fuori della porta e immaginò che il telegrafista avesse ricevuto un messaggio dal Kurier e che lo stesse cercando per comunicarglielo, infatti, l’ordine dell’ammiragliato era stato tassativo, ogni singolo messaggio del Kurier decodificato da Enigma, doveva essere letto dal capitano e poi in caso reso pubblico al resto dell’equipaggio.
Decise quindi di alzarsi e aprì la sua porta proprio mentre il telegrafista stava per bussare.
“Per lei signore, è appena giunto dal Kurier” sorrise il telegrafista per l’insolito tempismo del comandante che pensava dormisse
“Grazie Rudi, può andare” Fehler congedò il telegrafista e prese il foglietto con la trascrizione del messaggio che giungeva dall’ammiragliato.
Mentre lo apriva pensò a quale altro artificio avessero pensato i burocrati che contornavano l’ammiraglio Dönitz, per il quale nutriva una stima quasi filiale, asserragliati nella scuola navale di Murwik nella Germania del Nord, al confine con la Danimarca, e che era ormai diventata sede dell’ammiragliato della Kriegsmarine.
“Rotta 290, mantenere cinque nodi fino a nuovo ordine.”
Recitava la prima riga del messaggio, che poi proseguiva con i dati da inserire nel diario di bordo “ufficiale”, che consistevano in una rotta verso l’Irlanda e una velocità bassissima.
Fehler annuì, la sua impressione di aver perso tempo a favore di qualcosa o qualcuno gli sembrò confermata: qualsiasi cosa avesse voluto nascondere l’ammiragliato con il diario pre-compilato sarebbe stata palese in pochi giorni, infatti, in cinque – sei giorni la loro posizione sarebbe probabilmente coincisa con quella descritta nel diario.
Uscì dalla sua stanza e si diresse in camera di manovra per comunicare i nuovi ordini.

8Aberdeen – Scozia – 30 aprile 1945 ore 23.58
William J. Donovan uscì a fumarsi una sigaretta, finalmente dopo una settimana infernale aveva un momento per rilassarsi e far defluire la tensione.
William era il capo dell’Ufficio Servizi Strategici dell’esercito degli Stati Uniti d’America, dieci giorni prima era partito da New York per Londra per una missione segreta, su ordine diretto del suo amico Roosevelt, il presidente degli USA.
Mentre fumava la sua sigaretta rabbrividì piacevolmente per la brezza marina, quasi non si accorse che stava piovigginando, era ormai notte e William guardò verso il mare immaginandosi un punto immaginario dove forse l’U-234 stava navigando ormai indisturbato.
Poteva considerare la sua missione un successo: mai avrebbe pensato che un giorno gli sarebbe toccato dover salvare la vita a dei nazisti, ma il suo lavoro presentava molto spesso delle situazioni insolite.
Infatti, dietro l’ambiguo nome di Ufficio Servizi Strategici, si nascondeva in realtà il primo servizio segreto americano svincolato dall’esercito: Roosevelt l’aveva chiamato come coordinatore, e all’inizio della guerra aveva preso la direzione del Servizio, nel ’42.
Sorrise, un altro successo del quale non avrebbe mai potuto parlare in futuro. Due mesi prima il suo amico Presidente gli aveva chiesto di seguire questa situazione personalmente, perché era così delicata e segreta che si fidava solo di lui, poi purtroppo Roosevelt era morto il 12 aprile e William, dopo il funerale di Stato, era partito per tenere fede agli impegni presi con il suo amico.
Virtualmente lui era a casa in malattia, un dottore qualificato avrebbe testimoniato che lui era a casa per una brutta bronchite.
Il fatto che fosse ad Aberdeen, negli uffici del quartier generale della Marina di sua Maestà Britannica, “ospite” del servizio segreto, il famoso MI6, era il frutto del suo lavoro degli ultimi mesi: aveva sfruttato tutte le amicizie che aveva nel MI6, aveva spremuto tutti i favori di cui era in credito, così era riuscito a sapere delle intercettazioni delle comunicazioni dell’U-234.
La sua missione era quella di consentire al sommergibile tedesco l’ingresso nell’Atlantico, ufficialmente perché a bordo c’erano delle personalità naziste che gli alleati volevano catturare vivi per poter avere delle informazioni ad alto livello, in realtà questa era solo una parte della verità: loro erano interessati anche al materiale che trasportava, che, a detta di Roosevelt, era composta da pezzi per una nuova arma che avrebbe potuto cambiare il corso della guerra nel Pacifico.
Come il presidente fosse a conoscenza di queste informazioni, e non lui che in teoria forniva le informazioni al presidente, non lo aveva saputo e ormai non lo avrebbe mai più saputo, ma considerando la totale e reciproca fiducia non aveva brontolato troppo.
Come poi avrebbero catturato il sommergibile intero, una volta entrato nell’Atlantico, non era ben chiaro
“Fidati William” gli aveva detto il presidente “tutto si risolverà per il meglio e il sommergibile ci verrà dritto tra le braccia, non avrà altre possibilità” aveva concluso.
William si era persuaso che Roosevelt avesse un piano alternativo che non riguardava il suo Ufficio, non per sfiducia, ma sicuramente per esigenze di Stato.

9Il suo compito d’ora in avanti sarebbe stato quello di impedire che U-234 finisse in mani diverse da quelle della Marina statunitense e quindi avrebbe dovuto fare un po’ di disinformazione tra i suoi alleati: la cosa non gli creava problemi particolari, ormai la guerra in Europa era al termine e gli alleati europei non avrebbero obbiettato per qualche bugia qua e là.
La cosa che lo preoccupava un po’ era che gli Inglesi avevano probabilmente intercettato un nuovo sistema di comunicazione della Kriegsmarine, del quale gli americani non sapevano assolutamente nulla. Non lo infastidiva che a scoprirlo fossero stati i loro “cugini” ma che questa novità venisse da una nazione ormai quasi completamente distrutta e allo sfascio. Si augurò che questa variabile fuori controllo non fosse determinante e non pregiudicasse l’esito dei loro piani: l’intercettazione era stata fatta da un cacciatorpediniere inglese, l’HMS Highlander, lo stesso che aveva poi agganciato l’U-234 e che William, con difficoltà, era riuscito a far desistere.
Dalle informazioni che era riuscito a mettere insieme William, il sommergibile era partito da Kiel con un carico di merci e persone molto importanti, le sue fonti, norvegesi, avevano aggiunto anche che si era fermato a Kristiansand per riparazioni, ma in realtà aveva caricato dell’altro materiale estremamente segreto, infine era salpato il 16 aprile con destinazione il Giappone, molto probabilmente, visto che tra i passeggeri, così gli era stato riportato, c’erano due ufficiali dell’Imperatore del Giappone.
Prevedeva di restare in Gran Bretagna ancora qualche giorno, poi sarebbe rientrato a New York per riferire a Truman, il nuovo presidente degli Usa.
“Signore potrebbe rientrare, cortesemente, abbiamo appena intercettato un messaggio nazista che le potrebbe interessare” era il suo contatto all’MI6, un ragazzo di non più di vent’anni che il servizio segreto di sua Maestà gli aveva appiccicato e che ufficialmente faceva da collegamento, ma che William sospettava dovesse evitare che lui ficcasse troppo il naso nelle questioni Britanniche.
William annuì e spense il mozzicone di sigaretta che aveva ancora acceso e seguì il ragazzo su per le scale fino alla sala riunioni, che gli era stata adattata a ufficio, e dove s’incontrava con gli altri membri dell’MI6 distaccati ad Aberdeen. La sala era quasi vuota, c’era solo il capo delle operazioni locali che gli passò un foglio.
Era un messaggio di Dönitz, il capo della Kriegsmarine, che informava la base di Kristiansand che un suo emissario sarebbe arrivato a breve e che avrebbero dovuto far partire senza indugi l’U-boot come concordato; non c’era alcun riferimento al numero del sommergibile, non si facevano nomi, né date, né altri riferimenti.
William lesse attentamente il foglio poi lo restituì
“Affascinante, ma non vedo dove possa essere l’interesse degli Stati Uniti” aggiunse William rivolto al capo delle operazioni locali.
“Ma come, si parla di un’altra personalità nazista imbarcata su un sommergibile, sicuramente vorrete catturare anche questo no?” provocò il funzionario dell’MI6.
William sorrise, gliela concesse, questa era una bella battuta:
“Come mai nessun riferimento secondo lei?” rilanciò la conversazione
“Sanno che li intercettiamo; la resistenza Norvegese mi ha riferito che a Kristiansand hanno approntato un sommergibile in gran segreto, su cui non si ha alcun riferimento perché è tenuto in un bunker, su cui hanno caricato due camion di materiali. Molto probabilmente si preparano a spedire un altro carico verso il Giappone”.
William annuì pensoso, probabilmente era corretto: i tedeschi sapevano di aver perso e stavano cercando di salvare il salvabile, gerarchi nazisti compresi.
“Teniamolo sotto sorveglianza: appena salpa da Kristiansand comunicatemi il numero e tutte le informazioni disponibili”. William sapeva che non c’era bisogno di dirglielo: ormai il canale era aperto e lo scambio di informazioni tra i due servizi segreti era costante.
“Se non avete altro io andrei a dormire: è stata una giornata intensa!”
William si diresse verso la sua baracca, non distante dal suo ufficio; era un alloggio molto semplice e spartano, ma poiché la sua permanenza sarebbe durata pochi giorni non si era lamentato.
Si addormentò quasi subito con la certezza che almeno quella notte avrebbe dormito tranquillo e indisturbato per la prima volta dopo tanti giorni.
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89 pensieri su “U-Boot III

  1. Un capitolo da trattare con rispetto. L’ho letto e mi ha catapultata dentro la storia con una forza irresistibile. Impossibile uscirne. Ma come fai? Ero dentro al sottomarino e ho passeggiato pewr le strade di Aberdeen (che conosco).
    Poi l’incalzare degli eventi mi ha trascinata dietro al Comandante. Ho percepito i pensieri e tutto.
    Ninni, lo sai che mi stai convincendo che questo, forse, non è un romanzo?
    Mamma mon dieu.

    Buona domenica mon trésor.

    Bisoussss
    Annelise pour toi

    a Paris

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  2. Non mi era mai capitato di dover attendere, ogni giorno, la pubblicazione del capitolo di un romanzo che mi sta avvincendo.
    Il fatto è, mio caro amico, che la dovizia di particolari ti precipita nel fatto.
    Puro e semplice.
    io credo sia riduttivo, se non offensivo, paragonarti ora a questo, ora a quel autore sia italiano, che estero.
    Hai una tua classe, una tua ragione d’essere.
    Sei il Clancy il Forsyth italiano.
    E sai che non scherzo.
    Il questo capitolo c’è passione, informazione e non banalizzazione che sorvola su tutto pur di raccontare una storia più o meno inverosimile.
    A parte che quello che tu ci stai raccontando, personalmente, mi sembra verosimile. Eccome.
    Ti auguro una buona domenica e grazie per questo capitolo che parla di professionalità e di bravura nell’asservire fatti storici al racconto.
    Ma sarà poi vero che sia soltanto un racconto? Una storia? Io so delle tue fonti “privilegiatissime”; di fonti che lì c’erano e che ti hanno resocontato, di prima mano.
    Mi spaventi.

    Ciao Nì e buona domenica

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  3. L’ho riletto.
    Molto bello.
    L’analisi storica e di periodo mi lascia sconvolto. Tutto torna.
    Bravo
    Quindi, tutta quella preparaziopne, quel movimento era per far scappare “Walter”?
    E se Walter avesse dei figli sparsi per tutto il mondo?
    E se Mengele avesse dato corpo al suo progetto di clonazione e tutto il resto?
    Allora i ‘Ragazzi venuti dal Brasile’ non è soltanto un libro?
    Nì, m’inquieti!

    Buona domenica

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    • Gianluigi

      La preparazione di un qualsiasi stato di fuga dipende sempre da chi lo partorisce o lo vuole.
      Walter, dichiaratamente voleva salvarsi pur in presenza di dichiarazioni precedenti…
      L’interessante, però, è comprendere e capire come si è arrivati a scoprire questa fuga.
      Buona giornata milord

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  4. Oh Ninni che passaggio.
    La storia (non mi ha mai affascinata più di tanto) mi sta prendendo.
    se le cose sono andate come le stai raccontando, allora io potrei avere, come vicino di casa …(potrebbe essere benissimo, no?).
    Un capitolo che mi sta lasciando presa in una parte che mi terrorizza ma mi affascina per quello che ci regali, e soprattutto per i messaggi che ci lanci.
    Oddio, i messaggi …
    Mi fai paura, mio signore.
    Grazie per avermi risposto alla mail.
    Un bacio.
    Cristo che bellezza.

    Eleonora per te.
    ( 🙂 )

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    • Eleonora

      Grazie milady per il vostro passaggio di sicuro interesse. Avete aperto i nostri occhi su alcuni aspetti.
      Fidatevi, mia signora, che i più terrorizzati siamo noi: stiamo scoprendo alcuni passaggi che ci erano oscuri.
      Abbiate le nostre cordialità più sentite

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  5. Scusa, volevo dirti che mi sono stampata anche questa. ma sai che grazie, anche, alla tua bellissima impaginazione, quelle precedenti e questa, formano delle pagine bellissime di un libro che, se continui così, alla fine, mi faccio rilegare?
    Questo capitolo sono otto pagine.

    Un bacio mio signore.

    Eleonora

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  6. Un capitolo bello. Mi spaventa il fatto che ci sia una, seppur minima, transizione tra un passaggio alla preparazione e un inizio alla ‘fuga’ fattiva.
    Gli eventi storici sono stati ampiamente manipolati e, da maestro, li stai piegando alla storia ma non come un adattamento.
    No, no, è la storia che si sta adattando a quanto scrivi.
    Concordo, sul serio, a quanto scritto da Eleonora: questa storia mi terrorizza proprio perché è verosimile.
    Ci hanno raccontato un mondo di sciocchezze dunque?
    Lo sai che io mi fido di te, giusto?
    Grazie mio signore, ti mando un saluto e l’augurio per una serena domenica.
    Ovunque tu sia

    Giorgia

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  7. Me lo sono stampato (faccio come fa Eleonora) e me lo leggo con calma.
    Anzi, sai che ti dico? Mi stampo anche quelli precedenti, prima che diventino tanti, così me li raccolgo prima che diventino tantissimi.
    Ciao milord e buona domenica

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    • Elena Simonin

      Vi ringraziammo milady per averci fatto notare, e non siete sola in questo, di essere in possesso di una stampante con corredo di fogli.
      Elementi strappati alla scruttura e donati a un toner d’inchiostro.
      Siete sempre impagabile milady

      Grazie

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  8. In altre situazioni un post così lungo lo avrei rigettato o letto a spezzoni, ma la Scrittura e il contenuto sono così coinvolgenti che la lettura è stata tutta d’un fiato. Mi spiace solo che il capitolo sia finito.
    Mi piace Fred e il suo amico Sten penso avrà un suo ruolo ben definito : una bella coppia di amici.
    Cordialmente,
    Marirò

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    • Marirò

      Fummo felici, dunque milady, della vostra passione che vi permise la lettura.
      E’ vero, probabilmente l’esposto fu approntato un po’ più lungo del previsto, ma come notaste, ci esprimiamo per capitoli.
      E quello iniziava lì, per terminare là.
      Vi ringraziammo miladu augurandovi una serena giornata

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  9. Tiene la curiosità alta questo capitolo che incastra perfettamente presente e passato. Un relitto che prende vita, si anima nella seconda parte del pezzo. Mi sono immaginata un antico cimelo tra le mie mani che ha provocato una visione del suo passato dentro la mia testa, chiara e nitida e inoltre sconvolgente… Quel flashback di qualcosa di non vissuto, che non mi appartiene ma così reale da far vacillare ogni credenza mia, del mondo e della storia. UN’IDEA E’ NATA NELLA MIA TESTOLINA, ISPIRATA DA QUESTO RACCONTO. grazie!
    Chissà, magari la si potrà anche leggere tra qualche giorno…
    Bel pezzo. Devo andare avanti. Realtà o fantasia? In ogni caso da leggere e rileggere.
    Grazie. Nadia.

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  10. Leggo con una partecipazione, quasi, venerata.
    Un capitolo che è la soglia, l’ingresso tra ieri e l’oggi. Sto seguendo una storia che nata da una specie di scommessa, ci ha trovati stuopiti dalla tua forza di adattamento. Quella forza che oggi, ci sta regalando delle pagine, piene di lirica, di forma e colore mai immaginate.
    Intanto ad oggi, ne ho contati dieci.
    Dieci romanzi lunghi, con un mondo di intercalari tra articoli e storie brevi (nell’ultimo anno, da Aprile ad Aprile. Li ho contati tutti più ventuno storie brevi, diciotto articoli e dodici poesie, senza contare i pezzi di attualità che sono nove).
    Sei un vulcano mio signore.
    Mi piace quello, quanto e come scrivi.
    Devo dire che, come un’altra lettrice qua, mi sono stampata anche questo capitolo (confermo, sono otto pagine con le fotografie comprese) e me le sto raccogliendo come un romanzo compiuto).
    Una forza evocatrice che, anche se non vuoi, “sarebbe” paragonabile ad altri romanzieri ma che tu, in questa tua forza, sai essere assolutamente fuori da ogni schema.
    E l’ho visto personalmente (ma lo abbiamo visto tutti):
    Un input, una condizione e stai scrivendo un altro dei tuoi capolavori.

    Mamma Ninni, riesci a monopolizzarmi la mattina.
    Ciao mio bel signore.
    La milady

    Lilly

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    • Lilly

      Milady siete gentile, gentilissima e oltremodo leggermente esagerata nel descivere e descriverci.
      Ci avete commossi per cui, nel ringraziarvi, grazie anche all’ausilio di un fazzoletto tatico, andremo a singhiozzare in separata sede.
      Salutaziosità

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  11. Essere edotti delle strategie adottate dai generali è una cosa inutile per tutti coloro che non amano il fascino oscuro della guerra. E’ anche inutile per tutti coloro che non credono che la storia vada capita ma solo buttata giù a memoria. Così come può essere una lettura superflua per chi si rifugia nell’ignoranza delle dinamiche della realtà.

    La guerra è come il sesso: fa parte della nostra vita, non solo della nostra evoluzione sociale. Che piaccia o non piaccia, questa è la verità. Comprendere i meccanismi che stanno dietro alla guerra ci rende edotti di sfaccettature dell’animo umano insospettabili o con migliore chiarezza. La scomodità dell’argomento e la tesi superficiale e diffusa “dell’inutilità” giovano a poco di fronte al fatto che bisognerebbe leggere libri come quello di Liddell Hart che, senza pregiudizi, ricostruisce con intelligenza ciò che avvenne. Nessun giudizio morale, nessuna analisi inessenziale. Tutto è funzione della ricostruzione storica.

    U-Boot e soprattutto questo terzo capitolo ne è un esempio di come si debba concepire la storia e di come la si può tramandare. Da parte mia non c’é solo curiosità, ma anche l’interesse di scoprire come avvengono certi meccanismi per comprenderti meglio. I militari non sono “i cattivi” né la guerra è “un male cieco”. Semmai, è un male che vede piuttosto bene. Ma i dogmi, anche quelli più belli, non fanno che rinsaldare ciò che c’è già. Per ciò, se si vuole essere dei veri pacifisti, bisogna conoscere bene il proprio nemico. Sin troppo semplice viene da essere amici della pace, quando si ha la pancia piena e la mente sgombra da conoscenza e colma di pregiudizi.

    Per chi detesta la Storia può essere utile sapere come potrebbero essere andate le cose. Per chi è contro la guerra potrebbe essere importante sapere cosa sia la guerra e cosa si nasconde dietro …
    Di te mi piace il tuo diffondere la cultura e la ragione in ogni forma e soprattutto dare spazio a tutti quelli che hanno voglia e facoltà.
    La tua filosofia analitica ci fornisce risposte su ogni segnalazione che ti diamo.

    Ninni, tesoro, ti ho pensato per tutta la serata.
    Ciao

    lamanu

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  12. Ah, ecco, lei ci vede un’impostazione politica, dunque.
    Quindi, secondo lei, stiamo assistendo alla “solita” alternanza fascismo, antifascismo, nazismo, antinazismo dove i buoni arrivano sempre, arriva la cavalleria e i brutti perdono e prendono mazzate.
    Quindi, guai ad affrontare il problema con serietà, tentando di astrarsi.
    Giusto?

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  13. Ecco. Quindi lei è un altro fautore del silenzio altrimenti la gente capisce male? Beh, lo sa che questa è una politica che non amo e che ho sempre combattuto. L’impegno di una vita.
    Non affrontiamo gli argomenti perché potremmo svegliare il dragone?

    E svegliamolo sto dragone se può servire a capire, per comprendere.
    Perché cadere o ricadere negli errori (sia di qua, sia di la) per farci male di nuovo?
    Perché nascondere le nostre testoline (giusto per ricordare una lettrice) coronate e impegnate a far soldi, senza impegnarci a capire, capire e poi capire.
    Si parla tanto del demone nazista senza comprendere che, nella Germania d’ante guerra, il nazismo venne partorito dalla Germania stessa, dal popolo e da quanto (al di fuori ) lo vollero.
    Come il fascismo in Italia (tutti fascisti fino all’otto settembre, salvo saltare sul carro del vincitore dieci minuti dopo. Siamo specialisti ne foltafaccismo).
    Oppure la democrazia statunitense?
    Quella che se non c’è una guerra, la di provoca per intervenire ed infilarsi dappertutto?
    Oppure come le varie rivoluzioni d’Ottobre nella Russia zarista che, per il popolo, commise tanti di quei abomini che lo Zar ne usciva immacolato?

    Direttore, mi meraviglio di lei …

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    • spero di non essere io la testolina coronata impegnata a far soldi…
      perchè non è così.
      Lei è libero di scrivere ciò che vuole, io adoro leggere ciò che scrive. Indipendentemente dall’argomento. Ma non può sperare che una persona dopo qualche mese di “lavaggi di testa togliendo la corona” possa immediatamente cambiare idea su ciò che anni di scuola le hanno inculcato. Una persona intelligente si pone il dubbio. Una risposta intelligente è la comprensione, la pazienza e l’attesa. E’ saper esprimere un punto di vista non ostacolando l’altrui libertà.
      Allora… lei combatte per una cosa alla quale crede, e fa bene.
      Qui a leggere non vedo nessuna principessina, casomai un’italiana media che sta cercando di comprendere un altro punto di vista ma… mi creda, con queste premesse non è facile.

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      • Lady Nadia

        Ci sfuggì qualcosa?
        State rispondendo a noi con questa nota?
        Probabilmente c’é stato un errore di lettura (prima di tartassare le persone di parole, vi suggeriamo di leggere e se vi è oscuro il significato, di rileggere o almeno chiedere; possono capitare giornate pessime sul serio).
        In una risposta, infatti, sarebbe buona norma scrivere il nome, sempre, a chi si risponde.

        Giusto perché possiamo, noi, notare e susseguentemente, annotare.
        La nostra frase che, a quanto pare, vi suscitò la rimbeccata è stata questa:
        Perché nascondere le nostre testoline (giusto per ricordare una lettrice)? Evidentemente tutti hanno compreso, ma voi vi sentiste punta sul vivo …

        Ho, unicamente, usato quel termine in quanto avevate usato il medesimo termine in un commento precedente, ovvero “testolina” e siccome ce lo ricordaste, il termine ovviamente, lo usammo ricordandolo
        Punto!
        D’altro canto, se aveste letto con calma e correttamente la mia risposta ad altro lettore, vi sareste accorta di cosa e a chi mi stavo riferendo.
        Non certo a voi milady.
        Non ne avrei avuto motivi, bisogno, input o situazioni.
        Tutto questo, però, ci fece comprendere altro. Ovvero:

        1°)Ma non può sperare che una persona dopo qualche mese di “lavaggi di testa togliendo la corona” possa immediatamente cambiare idea su ciò che anni di scuola le hanno inculcato …
        (Mai sperato nulla né da lei, né da nessun altro; mai preteso nulla né da lei, né da nessun altro- questa è una-, né tanto meno faccio lavaggi del cervello)

        ) … A chi si riferisce con la frase: “Una persona intelligente non si pone il dubbio”… e susseguente risposta intelligente su fantomatiche comprensioni, pazienza e attesa? Vi riferite a…? A chi, a me? (basta, sospendo il voi) e quale titolo ha lei per venire a insegnarmi cosa o chi deve essere intelligente?
        ) … Chi le ha dato della “principessina”?
        ) … E quali sarebbero le premesse di cosa o per cosa?

        Si è esposta parecchio, alla faccia della sua sincerità.
        Tanto più che stavo risposndendo su altro argomento e ad altro individuo, utilizzando il termine “testolina” da lei usato prima; ma a quanto pare, i suoi motivi erano altri, onde ragion per cui, a questo punto qualsiasi spunto, pur di rimbeccare, andava bene, vero? Queste cosette, Signora, con me non funzionano. Avrebbe fatto un’ottima figura esponendole direttamente senza “sbragarsi” con la scusa del “testolina”.
        Proprio fuori luogo.

        Resta inteso, ovviamente, che lei presso queste stanze non è più gradita per tre ordini di motivi:
        1°, io non sono intelligente
        2°, A quanto pare, in ambito sonnambulesco, dò del “principessina” in giro
        3°, Non mi piacciono le premesse altrui, tanto meno quelle pseudo mie che lei mi affibbia, in quanto io non premetto e soprattutto non permetto!
        Stia bene!

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      • Adesso ti accomodo fuori.
        Nadia ha ragione, si parla di civile convivenza regolamentata. Lo ha capito e ha provveduto.
        E chi vuol scrivere qua si deve adeguare o non scrive: Sei incivile

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      • Infatti, dopo ci si può permettere la qualsiasi. L’importante,e si chiama civile convivenza, è non rompere.
        Visto cosa hai provocato?
        Non ci stai facendo una bella figura.
        La tua amichetta, dal cazzo sempre fra le mani (non me ne ero accorto, giuro) la mando a quel paese.
        Per colpa sua TU ci stai perdendo molto.

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      • Nadia, tutto questo casino l’HAI creato tu!
        Non era mai, in decenni, successo nulla
        Mi sto beccando parolacce e insulti dalla tua amica, mi hai messo in subuglio il blog, è successo un ambaradan.
        Sto subendo un danno grave
        Nadia, basta!
        Qua, l’unica schifosa è lei!
        E io, quella beghina di una maleducata la sbatto fuori, dove e come merita.

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  14. Ciao Nì.
    Ecco, ci sono e giornate belle e poi ci sono quelle meno belle.
    Poi ci sono quelle pessime.
    Oggi, mi sembra, che sia una di quelle.
    L’ho riletto e ho visto altri aspetti.

    Un bacio mio signore, all’insegna di una sana camomilla.
    Buona giornata

    Lilly

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  15. A me dispiace se, per colpa mia…
    Certo che una reazione così “ignorante” non è stata il massimo.
    Lasci perdere dottore. E’ sempre un piacere confrontarsi con lei, sia per la sua cultura, sia per la sua pazienza, sia per la sua intelligenza cose mai contestate da nessuno.
    Buonanotte

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    • Seamur

      Comunque sia, adesso, la questione è chiusa e la invito a smetterla con le sue considerazioni personali, su questioni che sono, soltanto, mie e della lettrice (ex lettrice) in questione.
      La ringrazio invitandola a comportarsi di conseguenza.

      Mi piace

  16. Un capitolo di profondo spessore storico e una correlazione del passato col presente, unici.
    la trama del romanzo stesso si riempie di soluzioni umane e sociali veramente geniali e verosimili.
    Lei dottore è una fucina in opienissima attività.
    La sua letteratura è notevole, bella, lineare e profonda nella sua specie.
    Congratulazioni per questo capitolo, soddisfa pienamente la trama e le situazioni descritte.
    Buona giornata.

    Furio

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  17. Un capitolo decisamente bello, preciso e con un suo carattere sottolineato.
    Stai, o almeno credo anche se il sospetto che sia gia pronta mi incuriosisce, preparando una trappola per i tuoi lettori, non comune.
    Soprattutto è verosimile.
    Bello proprio e aspetto la prosecuzione.

    Ma l’hai finiti gli episodi del Mondo Parallelo?
    capisco che ti sto facendo una domanda tra lo stupido e l’arrogante, ma ci hai abituati con la qualità.
    Credo che il Mondo Parallelo sia un altro romanzo a se stante e che tu lo stia scrivendo (se non l’hai già finito) in contemporanea con questo.
    Sei una macchina, un vulcano.
    Mi ricordo a La Stampa, qua a Torino, come riuscisti a zittire (mentre eri in tournée) un’intera redazione: Venti pezzi in, nemmeno, due ore.
    Hai riempito tre pagine.
    E pezzi belli anche.
    Ok, vado.

    Ciao
    Max

    Ps: ho letto tra i commenti.
    Ma com’é che bisogna stare attenti, anche, a come si starnutisce, che arriva la ‘scienziata’ di turno, fa pollaio (per me è stata una mossa per farsi notare…) e se ne va, pur intromettendosi in cosa che non la riguardano?
    mah, dicono che il mondo sia bello perché è vario.

    Ciao

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    • Max

      Sì, effettivamente sei l’unico che se ne sia accorto.
      Sto pubblicando Due romanzi contremporaneamente uno U-Boot e l’altro Il Mondo Parallelo, ma a quanto pare chi legge, legge e basta.
      E’ così che deve essere in effetti.

      In ultimo t’invito, come fatto più su a smetterla con sarcasmi e notazioni varie.
      Con questo ti ringrazio e ciao

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