U-Boot IV

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4Berlino – 30 aprile 1945 ore 19.45
“Maledizione Erich ti manderò sotto corte marziale se non ci togli da qui immediatamente” finalmente Axmann si girò a guardare verso l’autista. Vide che era inconscio o peggio morto e senza esitazione batté sulla spalla dell’ufficiale delle SS per attrarne l’attenzione ancora scossa dallo scoppio.
“Presto usciamo da questa trappola! Tutti fuori prima di diventare il prossimo bersaglio: l’autista è andato” fu l’ordine secco che Axmann impartì.
Walter rimase colpito dalla freddezza e dalla lucidità del suo amico e cominciò a riprendersi dal panico e dalla paura provata poco prima, soprattutto lo colpiva il fatto che fosse calmo come se sapesse cosa stava succedendo, e la cosa lo infastidì, poi capì.
L’ufficiale delle SS aprì lo sportello e lui e il dottore si precipitarono fuori della Mercedes.
“Corriamo verso il ponte della ferrovia, saliamo le scale che portano ai binari e poi seguiamoli a piedi” fu ancora in grado di urlargli Axmann mentre i due, senza nemmeno voltarsi, correvano verso la ferrovia, poi, mentre Walter stava per precipitarsi fuori dalla macchina, gli mise la mano sinistra, l’unica che gli restava dopo l’esperienza sul fronte orientale, sulla sua e gli strizzò un occhio.
“Erich tutto bene? Sono scappati come conigli puoi smettere di fingere ora” Axmann si rivolse all’autista come se avessero provato quella parte per mesi, affinando ogni volta le battute e la tempistica.
“Sì signore, tutto a posto.
In effetti, quando ho visto il razzo che si dirigeva verso il Panzer ho pensato fosse l’occasione perfetta per inscenare la nostra fermata e liberarci del suo ‘cadavere’ generale”
Kempka gli sorrise e aggiunse “Scusi se non l’ho avvertita del cambio di programma, ma il signor Axmann mi ha comunicato il cambio giusto questo pomeriggio”.
“Erich è innocente Walter, abbiamo pensato che il piano, con questa piccola modifica, sarebbe sembrato molto più credibile, inoltre il piano prevedeva che l’autoblindo vi avrebbe fermato e avrebbero insistito affinché a scortarti fossero loro, ma questo avrebbe lasciato la possibilità all’ufficiale delle SS, che era qui, di seguirti”.
Axmann aveva visto lo sguardo furente di Walter e si era intromesso prima che potesse sbottare, inoltre avevano i secondi contati: la loro posizione, per quanto ancora protetta dal Panzer in fiamme, non era certo delle migliori e l’avanguardia dell’Armata Rossa non era certo stata eliminata.
“In fondo a te serve che ci sia un cadavere con il tuo nome e proprio in questo momento sta correndo verso la ferrovia e i suoi binari”

7Walter annuì mentre tutti i pezzi del puzzle si ricomponevano, per un attimo ebbe la fastidiosa sensazione che il suo piano non fosse più suo.
“Forza muoviamoci prima che si accorgano di noi” Walter aveva ritrovato la calma e stava già pensando alle prossime mosse, in fondo quella variazione di programma, a parte la sorpresa e lo spavento, dava molta più credibilità. Per un attimo la sua attenzione fu attratta dall’idea che per il resto del mondo lui stava morendo proprio lì, o meglio nei dintorni, la cosa lo fece sorridere.
Uscì dalla Mercedes e si riparò immediatamente accucciandosi dietro la fiancata dell’auto, in una mano teneva la valigetta, nell’altra la Luger, la sua pistola di ordinanza, Axmann lo seguì a breve e così pure Kempka ed entrambi si accucciarono accanto a Walter.
Una raffica di colpi di fucile colpì l’autoblindo che si era ritratta per far passare la Mercedes e che distava non più di dieci metri da loro.
“Cosa prevede il vostro piano ora?” chiese Walter sarcastico. Nessuno gli rispose, erano tutti troppo impegnati a tenersi al riparo dagli spari occasionali che bersagliavano l’autoblindo e il panzer in fiamme: fortunatamente la loro posizione non era ancora esposta al fuoco nemico, i pochi uomini del reparto di SS che presidiava il ponte stava ingaggiando una scaramuccia impedendo all’avanguardia dell’Armata Rossa di spostarsi e prenderli di mira.
Walter guardò verso la ferrovia e pensò al dottor Stumpfegger e all’ufficiale che li aveva accompagnati in macchina che stavano sicuramente correndo lungo i binari verso l’altra riva dello Sprea, un po’ gli spiaceva per il dottore, ma non poteva permettere che proprio lui, che sapeva così tanto, potesse un giorno riferire cosa aveva fatto e chi in realtà fosse il generale Stahlecker che era fuggito da Berlino con lui.
L’altro, l’ufficiale delle SS, invece era una figura comoda, sarebbe stato la prova della sua morte: stessa corporatura, i suoi veri documenti addosso e gli incarti odontoiatrici scambiati per uno scrupolo ulteriore.
Secondo i suoi calcoli il cianuro contenuto nelle pastiglie alla menta che aveva offerto stava cominciando a far effetto, anche grazie alla corsa e all’adrenalina della paura, l’avvelenamento sarebbe stato accelerato: Walter poteva considerarsi ufficialmente morto.
Si guardò intorno per trovare una via di fuga, per evitare di morire veramente lì, sul quel ponte berlinese così romantico e pittoresco in tempo di pace, e così freddo e squallido in guerra.
Il Panzer, che era sotto il ponte della ferrovia, aveva manovrato e si era portato a lato del Tigre in fiamme: mentre allineava la torretta verso il suo bersaglio aprì il fuoco con le mitragliatrici che spazzarono l’altro lato del ponte, infine sparò con il suo cannone da 75mm che zittì la scaramuccia.
Questo era il momento di muoversi, Walter attese qualche secondo per verificare che non ci fossero ancora spari, provenienti dall’altra parte del ponte Weidendammer, poi diede una pacca a Erich, fece uno scatto e corse verso l’autoblindo, tallonato da Axmann.
Qualche soldato delle SS che si nascondeva dietro l’autoblindo si alzò, sparò dall’altra parte del ponte, più per fare una buona impressione a un generale delle SS, che per una reale necessità.
Walter e Axmann giunsero fino al mezzo e si accucciarono dietro di esso per riprendere fiato, Erich nel frattempo era rimontato in macchina e con una manovra degna di un pilota era ripartito in retromarcia a gran velocità e aveva già riguadagnato la relativa protezione del ponte della ferrovia.
Il panzer aveva cominciato ad avanzare sul ponte, seguito dai soldati superstiti: questa era la parte più critica di tutta la fuga da Berlino perché loro dovevano arrivare all’altra sponda.

9Walter girò intorno all’autoblindo, sempre in posizione semi accucciata seguito da Axmann e ordinò a un soldato che avrebbe dovuto avanzare con il suo mezzo fino all’altra sponda del ponte e presidiare quel lato, poi, quando l’autoblindo cominciò a muoversi, loro la seguirono facendosi scudo con il mezzo.
Dopo pochi minuti arrivarono alla fine del ponte, Walter si trovò di fronte alla scala che portava alla riva dello Sprea e si precipitò giù insieme all’amico e compagno di partito.
Si sentivano ancora degli spari sporadici, ormai attutiti dallo spessore del ponte in pietra e sinceramente Walter non poté dire se erano ancora dei loro o dei russi, anche perché ormai la sua mente stava già analizzando la prossima parte del piano e il suo cuore si allargò quando vide comparire la persona che si aspettava al fondo della scala.
Walter si fermò per aspettare Axmann e con un movimento improvviso lo schiacciò contro il muro del ponte con il braccio della mano che reggeva la valigetta, mentre gli piantò la canna della pistola sotto il mento. Axmann, sorpreso cercò di divincolarsi, ma sebbene di corporatura più massiccia non riuscì a liberarsi a causa della mancanza del braccio destro.
“Adesso mi dici chi ti ha ordinato di cambiare il mio piano, quanti sono informati e di cosa e soprattutto tu che cosa vuoi veramente” il tono di voce di Walter era freddo e deciso: aveva ormai ripreso le redini della situazione, quella sensazione di potenza lo euforizzava.
“Mein Führer …” cominciò a dire Axmann, ma Walter lo compresse violentemente contro il muro, premendogli la canna della pistola alla gola.
“Walter, Walter, volevo dire Walter! Gli ordini li ho ricevuti dall’Organizzazione, come te, loro mi hanno detto cosa avevano cambiato e mi hanno detto che non eri stato informato, perché avevi già sufficienti pensieri e non volevano innervosirti oltre” gemette, sudando freddo, il capo della gioventù nazista.
L’Organizzazione: Walter fu irritato dal sentirla nominare, in fondo l’aveva voluta lui e quindi poteva ritenersi il fondatore, oltre ad esserne il capo politico attuale, ma sentirla nominare da un altro, seppur un fedele membro, sapeva un po’ di profanazione.
Era stata costituita quasi un anno prima a Strasburgo in vista della capitolazione del Terzo Reich, con l’esplicito compito di proteggere gli interessi nazisti e di costruire un Quarto Reich per diffondere gli ideali e gli interessi nazisti.
“Chi te l’ha ordinato?” gli urlò Walter schiacciandolo contro il muro
“Skorzeny” rispose con voce flebile Axmann, più per i polmoni ormai vuoti che per un reale timore di Walter.
Skorzeny era l’altra anima dell’Organizzazione, era colui da cui dipendeva tutta la logistica e l’orchestrazione dei vari piani di fuga, era stato l’uomo chiave nella liberazione di Mussolini dalla sua prigione, a Campo Imperatore, nel ’43.
Walter lasciò la presa su Axmann e abbassò la pistola
“Andiamo via da qui. Ormai non c’è più posto per noi a Berlino” e si diresse verso il fondo della scala dove, sulla riva dello Sprea, lo aspettava una donna in abiti da pilota.
“Comandante Reitsch sono lieto di trovarla qui” disse Walter con un gran sorriso e riponendo la pistola nella fondina.

1“Generale” scattò sugli attenti facendo il saluto nazista, che Walter ricambiò e che anche Axmann fece dietro di lui.
“Ho un Arado Ar 196 pronto a decollare, signore, solo due posti, nessuno mi ha informata che avremmo avuto ‘un ospite’ signore” proseguì Hanna Reitsch, il miglior pilota donna del Reich, nonché la detentrice di numerosi record di volo.
Walter guardò bene l’idrovolante che era stato nascosto sotto il ponte Weidendammer e notò che aveva solo due posti: uno per il pilota e l’altro per il mitragliere, ma della mitragliatrice non c’era traccia, probabilmente era stata smontata per alleggerire il velivolo, inoltre vide che c’era uno sportello sulla fusoliera e ipotizzò la presenza di una stiva.
“Viaggerà nella stiva comandante, spero che questo non sarà un problema per lei”
Il comandante li guardò per un istante, soppesandoli, poi guardò lo Sprea che in quel tratto era quasi rettilineo: davanti a loro c’era il ponte della ferrovia che attraversava il fiume e poi più in là un altro ponte.
“Potremmo anche farcela” fece spallucce la Reitsch “presto tutti a bordo, prima di diventare un bersaglio”.
Walter aiutò Axmann a entrare nella stiva e poiché era privo del braccio destro, l’operazione non fu semplice, inoltre Walter temette che l’amico si sarebbe trovato a malpartito per la mancanza di spazio e l’impossibilità di muoversi.
Si ripromise di fare almeno conversazione durante il volo visto che la stiva era in comunicazione con l’abitacolo. Nel frattempo Hanna aveva preso il posto di comando e aveva avviato il motore, Walter invece mollò gli ormeggi e salì al suo posto.
L’idrovolante cominciò ad accelerare, mentre il fiume scorreva sotto gli scarponi dell’aereo, in pochi istanti furono al ponte della ferrovia che attraversava lo Sprea e subito dopo l’aereo cominciò a prendere quota.
Walter guardò fuori dal finestrino e vide la sua Berlino che si rimpiccioliva sotto di lui, dilaniata dai combattimenti, mentre le luci dei roghi si accendevano implacabili sotto i colpi delle artiglierie russe e la notte era tagliata dai proiettili traccianti della debole anti-aerea nazista.
Si stavano dirigendo a Nord-Ovest lo sapeva bene e si voltò un’ultima volta in direzione della Cancelleria: non la scorse direttamente, ma riconobbe la zona dalla quantità di incendi che divampavano.
Gli si strinse il cuore e segretamente pregò affinché un giorno potesse ritornare nella sua bellissima città.

2Pensacola – Florida USA – 5 agosto 2009 ore 20.30
Fred stava sorseggiando una birra, accompagnata da qualche ostrica, a un tavolino che dava su un porticciolo di Pensacola Bay, mentre aspettava il suo amico Sten.
Era al ristorante dove avevano deciso di vedersi, l’Atlas Oyster House, uno dei migliori della città, molto famoso per il pesce freschissimo.
Sten era in ritardo, come al solito, a Fred la cosa non dispiaceva, ormai negli anni si era fatto una ragione e anzi, proprio quella sera, ne aveva approfittato per rilassarsi della lunghissima giornata.
Aveva cominciato la mattina presto con i test sul nuovo magnetometro che si era rivelato una vera “bomba”: Fred era entusiasta dei risultati ottenuti che mostravano una risoluzione e una sensibilità dello strumento notevoli.
La giornata si era svolta a bordo di un rimorchiatore su cui era stato montato il magnetometro e un sonar di ultima generazione, la coordinazione dei due strumenti veniva completata da un computer che integrava i responsi e li sommava fornendo un’immagine tipo quella delle ecografie, si potevano vedere dei particolari, dei relitti sul fondale, che fino ad allora non si pensava fosse possibile. Con quello strumento bastava passare sopra qualcosa di ferroso, in fondo al mare, e sarebbe stato come farci snorkeling sopra, indipendentemente dalla profondità. Questo era certo un enorme passo avanti poiché permetteva di ridurre i rischi e di risparmiare tempo e denaro.
La giornata era volata tra i test in mare, Fred non aveva nemmeno pranzato, se non uno snack che gli avevano offerto a bordo del rimorchiatore, così quel piccolo aperitivo di ostriche e birra gli sembrava una vera manna.
Rifletté che l’indomani avrebbe soltanto dovuto firmare i rapporti dei test e il suo lavoro sarebbe finito, così magari sarebbe riuscito a rincasare prima.
Sten infine arrivò, stranamente solo, ma Fred immaginò che qualcuno dei servizi segreti lo stesse aspettando in macchina o nel bar annesso al ristorante: sorrise pensando che magari qualcuno stava controllando le sue credenziali, mentre cenava con il suo migliore amico.
“Scusa Fred, ma l’ammiraglio non finiva più di parlare”
“Sten non cambi mai! Sarai sempre un eterno ragazzino” lo schernì Fred e Sten arrossì.
“Questo è il bello: poter fare il ragazzino e continuare a essere amato e apprezzato da tutti” si difese Sten.
“Cosa ci mangiamo di buono?” proseguì l’amico di Fred e tra i due scese il silenzio mentre entrambi consultavano il menù.
Decisero di ordinare del Sushi come aperitivo, seguito da un piatto di ostriche del Golfo del Messico e per terminare presero un granchio dell’Atlantico al vapore con salse varie, il tutto innaffiato da un costosissimo Pinot Grigio della Toscana, imbottigliato da Banfi: l’intenditore era ovviamente Sten, che come diceva sempre Fred era quello più ‘acculturato’ dei due.Fred sorrise alla scelta del vino italiano, in fondo si trovavano in questo ristorante proprio per un italiano: Marco.

9“Allora Sten questo sistema di puntamento funziona?”
“Certamente, è più rapido di quelli oggi in commercio di circa il 30%, quindi puoi ben capire l’interesse della Marina” Sten amava il suo lavoro, ma ancor di più raccontarlo.
“In definitiva è una cosa semplicissima, dal nostro satellite si punta un bersaglio, il satellite acquisisce la posizione e la trasmette al missile e il gioco è fatto. Pensa che addirittura il missile può già essere in volo mentre tu acquisisci il bersaglio!”
“Come il ‘vostro satellite’. Non mi dirai che hai anche dei satelliti?” Fred restò interdetto.
“Beh sì da circa sei mesi produciamo molta dell’elettronica che compone un satellite militare” provò a giustificarsi Sten.
“Comunque, ti stavo dicendo, che stiamo già lavorando a un sistema automatico che riconosce la sagoma di una nave o di un sommergibile nucleare e rifacendosi al database del Pentagono, identifica il mezzo e lo rende disponibile come bersaglio”
Fred guardava il suo amico interessato, soprattutto dal fervore che metteva nelle cose che faceva: Sten non avrebbe mai potuto fare il militare, sarebbe stato un fanatico.
“Sten quasi quasi mi licenzio e ti chiedo di assumermi!” lo prese in giro Fred
“E il tuo magnetometro?” si informò cortese Sten
“Ah, fantastico abbiamo fatto avanti e indietro sulla USS Massachusetts e sembrava di fare snorkeling tanto la si vedeva nitida!”
“Allora siamo pari come favori!” scherzò Sten riferendosi al fatto che l’Ammiraglio glielo aveva presentato Fred, a una commemorazione dei Seal, e il produttore del magnetometro lo aveva presentato Sten a Fred.
“Beh se proprio vogliamo andare a vedere il mio favore è stato molto più utile del tuo” Fred proseguì lo scherzo
“Ok hai ragione, facciamo allora che pago io cena e che ti invito, qualche volta, sul mio lussuosissimo Yacht italiano”
“Venduta!” rise Fred.

1Cominciarono a mangiare e a parlare del più e del meno, di vecchi amici che non vedevano da anni, delle pessime performance di entrambi alle battute di pesca, così il tempo passò e dopo la prima bottiglia di vino fece seguito una seconda.
“Deve essere proprio grosso il favore che mi devi chiedere, se è tutta sera che tergiversi e non me lo hai ancora domandato” Sten aveva la capacità di capire subito le situazioni, in più il suo amico era praticamente un libro aperto.
Fred dal canto suo era addestrato a resistere a qualsivoglia interrogatorio, ma con il suo amico Sten non vedeva la necessità di nascondere nulla o di fingere.
Sorrise ed estrasse un foglio di carta da una delle tasche dei pantaloni: il foglio era la stampa dell’ultima fotografia ricevuta da Marco, il suo segreto informatore italiano.
“Avrei bisogno di sapere dove è stata scattata questa foto” fu la risposta secca e diretta di Fred
“E come pensi che faccia? Devo assumere una persona che passi le sue giornate davanti a Google Earth, finché non trova una corrispondenza?”
“Veramente speravo che tu lo chiedessi ai tuoi amici dei servizi segreti”
Questa volta fu Sten a sorridere
“Perché è così importante per te, da chiederlo a me, e non a John?”
“In realtà glielo ho chiesto, ma lui mi ha risposto picche e quindi ho pensato a te” rispose Fred
“Allora sarei un ripiego eh?” sorrise Sten e si mise a esaminare la foto
“Cosa dovrei vedere esattamente?”
“Potrei anche dirtelo Sten ma poi sarei obbligato a ucciderti!” scherzò Fred
“Scherzi a parte, se passi attraverso i servizi segreti, sarà meglio che non ti dica nulla prima che si crei scompiglio”

2“Tranquillo Fred, se guardi attentamente la foto ti accorgerai che sotto la scritta ‘Google Earth’ c’è indicato il nome della società che ha fisicamente scattato la foto satellitare e l’anno.
Considerato che la mia azienda produce anche sensori CMOS per riprese satellitari mi basterà fare un paio di telefonate per sapere la regione. Sono sicuro che hai abbastanza elementi per poter individuare da solo il punto preciso, una volta che ti fornirò l’area circoscritta, senza dover scomodare i servizi segreti”
Fred annuì, per un attimo e i suoi occhi si illuminarono di gioia, come un bambino che il giorno di Natale, scartando i suoi pacchi, trova esattamente il regalo che aveva tanto desiderato.
“Sei il numero uno: lo sapevo!” fu tutto ciò che Fred riuscì a dire.
“Adesso si può sapere cosa dovrei vedere in questa foto? Dannazione!” Sten era un inguaribile curioso e Fred aveva giocato molto su questa sua caratteristica.
“È ancora molto prematuro, quindi preferisco non dire nulla per evitare una figuraccia poi” Fred sapeva che così facendo avrebbe solo alimentato la curiosità dell’amico ma viste le immense risorse di cui disponeva Sten, era una buona idea tenerlo ancora in gioco e un po’ sulle spine.
“Capisco” fu la laconica risposta di Sten che evidentemente immaginava già qualcosa.
Terminarono la cena disquisendo su come Fred avrebbe potuto sdebitarsi dopo questo ennesimo favore da parte di Sten e convennero che Fred avrebbe offerto una ricca cena a casa sua con Kate, la collega di Fred, che tanto piaceva a Sten.
In effetti Kate era una bella ragazza, ancora single, molto intelligente e con una cultura molto ampia e poliedrica, ma purtroppo non nutriva particolari interessi per Sten, Fred non sapeva come dirlo all’amico, per paura che ci restasse male.
Del resto anche Sten era un ragazzo intelligente e probabilmente aveva capito come stavano le cose, Fred aveva l’irritante dubbio che tirasse in ballo Kate apposta per metterlo in imbarazzo.
Kate e Sten si erano conosciuti ovviamente per colpa di Fred, anche se Fred spesso ci pensava e riteneva che la colpa fosse in ogni caso tutta di Sten; infatti, circa quattro anni prima, per l’inaugurazione dell’azienda Sten aveva organizzato una gran festa e aveva obbligato l’amico a presentarsi accompagnato.
La festa prevedeva pezzi grossi della politica locale, il senatore della Florida di allora, magnati dell’industria aerospaziale, alcuni militari di alto grado e qualche coniglietta di Playboy: ovviamente sia John Merryan, l’armatore, che Sten avevano insistito che Fred partecipasse e fosse accompagnato da una persona di classe, anche perché le conigliette erano lì per distrarre gli ospiti importanti e non per distrarre Fred, che invece avrebbe dovuto ‘agganciare’ qualche personalità e cominciare a farsi un nome. Fred all’epoca era single e per nulla in vena di cercarsi una fidanzata, quindi aveva ripiegato sulla nuova collega di lavoro e si era presentato alla festa con Kate: così i due si erano conosciuti, Fred aveva notato subito che la sua collega aveva colpito molto l’amico.
Da allora era cominciata la ‘sua tortura’ come la chiamava Fred e cioè fare da tramite, ovviamente a senso unico, tra Sten e Kate, organizzare incontri e soprattutto cercare in ogni maniera di esserne lasciato fuori.
Ovviamente la sua strategia era fallita! E Fred sospettava che Sten si stesse divertendo molto in tutta questa faccenda.
Finita la cena Fred e Sten si salutarono, Sten gli promise di fargli sapere qualcosa al più presto e poi ognuno prese la sua macchina per rientrare ai propri hotel: Sten salì su un SUV nero con autista che lo aveva atteso tutta la serata, mentre Fred salì sulla Chevrolet Aveo, presa a nolo.
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42 pensieri su “U-Boot IV

  1. Prima!
    mamma che capitolo.
    Mi ero meravigliata di quello precedente, ma questo che, palesemente, è di transizione è bello e speciale.
    Ti stai insinuando sottile sottile e stai preparando una bomba, lo sento.
    Anche, se devo dire, la bomba ha iniziato a fare tic tac.
    Già.
    Mi piacciono Sten e fred.
    A proposito, sembra che tu abbia attinto informazioni di prima mano su “Walter”.
    Si comporta non soltanto come mi aspetto, ma appunto l’aspetto umano è che, all’ultimo, sia stato pilotato dai vari fagiani in nero che lo circondavano (Usiamo il vecchio, tanto, è un morto che sta camminando).

    Bella la frase sibillina: “per un attimo ebbe la fastidiosa sensazione che il suo piano non fosse più suo.”.

    Bello proprio.
    Che testa che hai.
    Ti bacio e buona domenica

    Annelise

    🙂

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    • Lady Annelise

      Quale primato, mia signora (se si può considerare un primato scrivere il primo commento).
      Sten e Fred,
      I due amici, forse , meriterebbero un commento a parte. Un commento tutto per loro.
      Rappresentano il nuovo e il vecchio, vestito di nuovo.
      La curiosità e la voglia di vivere e scoprire.
      E, a quanto pare (ma ancora non si sbottonano) hanno fatto una scoperta grazie ad un sistema tanto popolare quanto semplice: Google Map.

      Alle volte …
      Grazie, mia signora dalla residenza parigina, abbiate le nostre profonde cordialità e radiosità. (un termine che, ormai, avanza e dunque, ne investimmo il riciclo

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  2. eh eh eh tutti appollaiati alla tua spalla in attesa del capitolo.
    Bellissimo!
    Ne voglio una copia in cartaceo da tenere in biblioteca.
    Qua, oltre far parlare i protagonisti, hai sfondato il fronte “moderno”.
    C’é ricerca per i particolari (ma tu sei esperiente e bravo, nonché preparatissimo).
    In America le cose vanno che quando ci si mettono riescono a fare qualcosina di concreto e menomale che c’é la libera iniziativa.
    Sì, è vero, mi piacciono Fred e Sten.
    Bello il sodalizio e sono sicuro che riescono a sfondare quel muro invisibile dato dalla storia.
    Un capitolo bellissimo, caro amico e collega.
    Un abbraccio e buona domenica.
    Ciao

    Francesco

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    • Sir Spillo

      L’immagine, da voi offertaci, è quella di un Gufo e/o Corvaccio sulla spalla che gracchia.
      Noi, sappiamo che non corrispose a verità e che le ottime intenzioni albergano fra queste pagine silenziose e commentate, grazie a voi e a persone come voi: gentili, colti e pedissequi.
      Mai polemici o incivili.

      Grazie per la vostra presenza mio signore.
      🙂

      PS: Per Fred e Sten vale il di cui sopra

      Radiosità cordiali

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  3. Sono colpita e umilmente stupita.
    Una bravura incredibile con una sensibilità, nello scrivere, veramente formidabile.
    Mamma quanto ti ammiro sia per cultura, che per preparazione politica.
    Ciao bell’uomo, mio signore.
    Buona domenica

    (Mi sono stampata anche questo capitolo che va ad aggiungersi agli altri conservati)
    Ti bacio e buona domenica

    Eleonora

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    • Lady Eleonora

      Voi, mia signora, ci colpiste per la bonarietà e la generosità che lasciate, a copiose misure, presso queste pagine,ahi noi, spesso vituperate.

      Grazie per l’eleganza delle espressioni e per averci dato del “bell’uomo“. Ci faceste sorridere proprio.

      Radiosity

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  4. Un capitolo profondo.
    Ormai per me è diventato un obbligo venire a leggere, la domenica, il mio capitolo.
    Bello proprio.
    E l’attenzione ne esce piena e vivificata.
    Un gran bel passaggio.
    Bello proprio.
    Buon giorno milord.

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  5. Non sono stupito, mi creda, della bellezza e della pienezza di questo capitolo.
    Ho saputo, da varie fonti, che lei è stato nominato per un “premio” e so, anche, che è pronto a rifiutarlo.
    Perché, dottore?
    Un bel riconoscimento non si nega.
    Ci sono, lo capisco, motivazioni che prescindono da tutto, ma perché rifiutare o volersi rifiutare se i suoi lettori l’hanno indicata come “…..” ?
    La saluto, buona domenica a lei e grazie per questo splendido capitolo, pieno di professionalità.

    BV

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    • Preg.mo Sig. PickWick

      E’ una regola (come, quasi, quella fondamentale di questo spazio web e molte volte disattesa) che ci demmo fin dall’inizio: mai parlare di “affari” personali.
      Infatti, come molti lettori sanno, noi divenimmo commentatori fra commenti e alcune volte, nostri fustigatori implacabili.
      Per cui, … vi ringraziammo cordialmente per lo spirito che ci offriste…
      Cordialità

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  6. Grazie per questa splendida domenica che mi stai regalando.
    Le nws, come ben saprai dai giornali, non è che siano belle. Ma sei riuscito ad interessarmi con questo capitolo bellissimo e una storia che, malgrado ti sia stata “suggerita” dai lettori, per l’immediatezza e completezza è come se fosse stata meditata.
    Se penso che abbiamo detto termini e condizioni e che nemmeno quarantotto ore c’era il capitolo numero uno, abbasso il capo e rimango in rispettoso silenzio.
    Ti auguro una splendida domenica, caro direttore.
    Grazie per questo regalo importantissimo.

    Ciao

    Enrico

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  7. Ma che bello!
    Me lo sentivo che c’era un capitolo importante.
    La storia inizia a spostarsi e a incatenarsi in America. Ne convengo: Sten e Fred mi piacciono.
    Mi piacciono proprio.
    PS: da cittadino italiano e cittadino delle Due Sicilie, sono contento che tu abbia inserito una piccola maglia (Marco dei servizi italiani) italiana.
    Io sono prima italiano per nascita e dopo “napolitano” per scelta e non sopporto più gli stranierismi che stanno uccidendo tutta la nostra cultura.
    Ciao “Miluorde”.
    Salutamme da partenupe Capitala

    A vuost uordene
    Dudù

    🙂

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    • Don Dudù

      E’ un grande merito, il vostro milord, l’avervi presso queste umili pagine sia come cittadino taliano, sia come cittadino napolitano.
      Grazie pee le espressioni.

      E al grido di “Viv ‘o Re! ‘o Re, ‘o Re, ‘o Re! da convintissimo repubblicano, vi salutammo con quella considerazione che, un vero patriota, meritò.
      Salutamm a vue e a vost partenope Capitale

      🙂

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  8. Proprio belle e mi ci voleva in una domenica così grigia, così pesante, così umida e che sa di solitario.
    Una storia che ha preso corpo. Una storia chhe si è imposta alla giustissima attenzione di tutti, presenti e assenti.
    Se penso a com’é nata mi viene da chiedermi: meno male che ci siamo messi a fare i giochetti per il tuo nuovo romanzo: e fallo così e fallo cosà.
    Se avessi saputo cosa stava per venirne fuori, avrei chiesto molto di più.

    Ciao grande direttore.
    Un bacio e buona domenica.

    Un capitolo che è spettacolare.

    Lilly for you

    😀

    PS:Chi ti conosce…non ti dimentica
    Chi ti dimentica…non ti ha mai conosciuto
    Ciao bacio

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    • Hai ragione Lilly.
      Non è un capitolo come gli altri. Questo è il capitolo delle verità rivelate.
      Il Dio che fugge … inizia a capire che “sono glia altri” che si schermano per mettersi in salvo da lui.
      I due amici Sten e Fred, stanno per far accadere “il miracolo”.
      E se tutto fosse vero?

      Buona domenica, ciao e fai la brava,
      (PS: il cell. è spento e il fisso sembra fuori posto)…
      Ciao

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      • Ecco, a darle la mano … si prende il braccio, l’orologio e la fede matrimoniale (te la puoi tenere stretta).

        😀

        E’ agghiacciante se Ninni dovesse avere ragione!

        Ciao carina, vado “in posta”.
        :-))
        Ciao

        Bacini milord
        🙂

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    • lady Lilly

      Avete il rarissimo dono di confonderci, mia signora.
      Per cui vi ringraziammo pubblicamente, proprio come facemmo in forma privata a mezzo email, a una delle vostre 2.265.235.4578.945.236.541 @mail che gentilmente c’inviaste.

      😦

      Cordialità radiose pure a voi

      😦

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  9. Ninni!
    Hai potere di farmi impallidire. E se le cose fossero andate, proprio, come stai descrivendole?
    Non oso pensarci, come penso, anche a quanto sei bravo ad elaborare certe teorie che, per quello che mi riguarda, sono credibilissime.
    Mamma, ma t’immagini? Anzi tel’immagini benissimo.
    Pensa solo un attimo: se tu avessi ragione … li avremmo tutti qua, o meglio, gomito a gomito. E credo, anche, che sarebbero i primi nemici dei fascisti (Il Duce non li vedeva bene).

    Mammamia.
    Averli intorno…
    Che, poi, a volere ben guardare pensaci: abbiamo la Germania (la Merkel) che ti vende di tutto e ormai è la rappresentante un’Europa unita sulla carta, ma una Germania che si è allargata dentro i confini europei.
    E’ stata scelta la Merkel perché di provenienza comunista tedesco/democratica?
    Figurati, i sospetti sono, così, allontanati dalla reale portata.
    Però i risultati parlano di ben altro.

    Ho paura, milord.
    Ho paura che tu possa avere ragione (come sempre).
    Ma poi, gli amici, quelli che vengono osannati con enormi professioni di fede, sono i primi a pugnalare a sangue, a freddo, in modo vigliacco e rigorosamente alle spalle.

    E la luna è una palla …
    E la vita è una palla …
    E la verità è una palla …

    Un capitolo che mi ha rapito il cervello.
    Un capitolo che spicca per una scrittura executive, di slancio, ma ponderata e profonda nei dialoghi.
    Mi piaci.
    Mi piace tanto
    Un bacio Nì e buona domenica

    Manuela

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    • lady Manuela

      le vostre @mail, rispetto alla Vostra (e tutta vostra) amichetta furono, soltanto, qualche decina meno.
      Per cui risolvemmo il nostro obbligo morale alla risposta, rimandando tutto il resto alla nostra unica risposta alle vostre numerose mail.
      Salutations

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  10. “Walter guardò fuori dal finestrino e vide la sua Berlino che si rimpiccioliva sotto di lui, dilaniata dai combattimenti, mentre le luci dei roghi si accendevano implacabili sotto i colpi delle artiglierie russe e la notte era tagliata dai proiettili traccianti della debole anti-aerea nazista.
    Si stavano dirigendo a Nord-Ovest lo sapeva bene e si voltò un’ultima volta in direzione della Cancelleria: non la scorse direttamente, ma riconobbe la zona dalla quantità di incendi che divampavano.
    Gli si strinse il cuore e segretamente pregò affinché un giorno potesse ritornare nella sua bellissima città.”

    Queste sono le guerre, tutte le guerre: qualcuno che, visti i trascorsi e le mille protezioni, riesce a guardare fuori dal finestrino e altri, a migliaia, che muoiono bruciati o dilaniati dai proiettili. L’assurdo è quando a questo qualcuno, coopartecipe della distruzione della città tanto amata, gli si stringe il cuore. Ma, come dicevo, queste sono le guerre, tutte le guerre, e così sono i vari protagonisti.
    Mai accettare caramelline dagli sconosciuti, dice la nonna, e nemmeno dai conosciuti, aggiungiamo noi, specie in tempi di guerra.

    Buonasera, Lord.
    Sempre ai massimi livelli la Sua letteratura.

    Marirò

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    • lady Marirò

      Siete una donna estremamente gentile, attenta e dal sentimento fluido e pronto.
      Inquadraste, da subito, la quaestio:
      Se un boia, o presunto tale, nutre nostalgia, anche, per la propria città, allora, forse per la nostra miseranda umanità esiste speranza.
      Le caramelline dai conosciuti dite? Giammai! Proprio dai conosciuti bisognerebbe ben guardarsene da accettarle.
      Quei conosciuti che, in un battibaleno, pugnalano le spalle con la velocità doppia rispetto a un battito di ciglia.
      Grazie mia signora.
      Radiose cordialità

      Mi piace

  11. Scarto l’ultima caramella mentre sento le parole, rabbiose, di Walter che imprecano forse per l’ultima volta contro il nulla.
    Poi mi vedo, sola, a questa finestra umida e spenta come gli ultimi giorni di Berlino.
    Spenta.
    Sola.
    Spenta e leggo che, ancora una volta, mi porti luce e rischiari i miei pomeriggi con una nuova possibilità: quella di poetr incontrare, un giorno, Walter per urlargli il mio dolore.
    La mia rabbia e la mia voglia di vivere.
    Ninni sei unico.
    Grazie mio dolce amico

    Buon pomeriggio

    Elena

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    • lady Elena

      Ci regalaste un’immagine emozionale che soltanto una donna come voi, piena di sentimento e di grazia, poteva regalare a questa umilissima comunità milordesca.
      Poter incontrare, un giorno, Walter e urlargli il dolore.

      Chissà, milady mia signora.
      Chissà.

      Cordialità

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  12. Mi hai fatto venire una profonda inquietudine, caro Ninni.
    Dio non voglia sia successo per davvero, anche se apparentemente, è credibilissimo.
    Adesso, però, la curiosità è tanta.

    Una curiosità spinta dall’interrogativo:
    Sono ra di noi, oppure erano tra di noi?

    E’ una sofferenza, ma sono costretto ad aspettare il prossimo capitolo.
    Ciao

    GF

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    • Sig. Flagellante grosso più che grande

      Vi inquietaste milord?
      E se vi sussurrassimo, con espressione agitata, che quello che temete fu la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità, come la prendereste?
      Vi dareste alla fuga anche voi?
      Dovesse essere l’ultimo atto della nostra inutile vita, non arretreremmo di un minuto: brandendo la nostra arma, difenderemmo la civiltà occidentale dal barbasro invasore.
      Alle Crociate: Dieu lo vult.
      Blanc et Noir!
      Et similia susseguenti
      (Vi piace il sarcasmo no? Eccovi servito)

      Cordality

      🙂

      Mi piace

  13. Un pezzo strepitoso. Anche se non è il mio genere mi ha tenuta incollata alle righe e, nonostante la lunghezza è scivolato via e anzi…mi è spiaciuto giungere alla fine.
    Io credo che è un mago della scrittura, davvero. Spero di leggere prestissimo anche il seguito de “il mondo parallelo”.
    Si, ultimamente sto yrovando umanità ovunque e sincera, non forzata, compare anche nei pezzi di strategia/ azione… altro che Clancy, è vero!!! Buona serata caro Milord.

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    • Lady Nadia

      Grazie per la vostra generosità, mia signora.
      Una generosità che trascende le umane debolezze 😀
      Ci confondeste, mia signora.
      E adesso, tremanti e scioccati da cotanta affermazione, fuggimmo oltre i monti e gli oceani a pentirci per redimerci e quindi offrirvi qualcosa di più per i prossimi capitoli.
      Lo meritate.
      Siete un fenonemo mia signora.

      Cordialità radiose

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