U-Boot VIII

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1U-HAH – Costa Norvegese – 1 Maggio 1945 ore 03.00
“È un suicidio! Tanto varrebbe spegnere i motori adesso ed aspettare un ricognitore inglese in superficie: avremmo maggiori possibilità!” Manfred stava urlando con il generale nella sua ex cabina dopo aver aperto la busta con gli ordini.
Manfred era una persona estremamente pacata, mai avrebbe pensato che si sarebbe messo ad urlare con qualcuno, tanto meno con un superiore e assolutamente non con un Generale SS. Sfortunatamente gli eventi delle ultime ore, soprattutto la storia del numero di serie del suo U-Boot, e la tensione accumulata l’avevano portato ad uno stato di frustrazione che adesso era esploso.
Del resto, mentre Manfred stava prendendo fiato, pensò che l’analisi era calzante.
“Anche solo pensare di passare sotto Rosengarten è da pazzi Generale” Manfred aveva ripreso un tono più accettabile per una conversazione con un superiore.
“Nel caso fosse sfuggito a qualcuno dei burocrati che ha stilato questo piano di navigazione, Rosengarten, il giardino delle rose, lo chiamiamo così perché è composto da mine subacquee poste a differenti profondità che quando esplodono ricordano la forma del fiore” incalzò il comandante di U-HAH
“Comandante capisco il suo punto di vista ma mi permetta di ricordarle che siamo a bordo del più avanzato sommergibile che la tecnologia abbia concepito. Questo mezzo è avanti molti anni rispetto ai nostri nemici, dalle mie informazioni so che lei l’ha già portato a una profondità di 300 metri. Non ci sono prove che le mine siano ad una profondità maggiore di 200 metri visto che fino a pochi mesi fa non era concepibile che qualcuno raggiungesse quelle profondità” Walter rispose pacato e tranquillo, come il boia che cerca di convincere la sua vittima che la sua esecuzione è inevitabile e necessaria.
Manfred si fermò e osservò il generale con curiosità: come aveva fatto a sapere del suo record di 300 metri di profondità con il tipo XXI, che era avvenuto solo poche settimane prima, e che a parte il suo vecchio equipaggio, nessuno sapeva?
Il generale Stahlecker si accorse della sua espressione corrucciata ed abbozzò un fastidioso sorriso di chi pretende di capire tutto.
“Comandante, perché pensa che l’abbia voluta su questo mezzo per questa missione?” sorrise, accomodante, il Generale “In ogni caso, come sicuramente avrà già letto sugli altri fogli inclusi nei suoi ordini che le ho consegnato, la mia autorità a bordo di questo mezzo navale è assoluta: sono in missione per il nostro Führer e i suoi ordini sono stati firmati da Hitler in persona”. Con questo ultimo argomento il generale era sicuro di chiudere ogni discussione, del resto la sola cosa su cui si potava sempre contare a proposito degli ufficiali tedeschi era la cieca e assoluta obbedienza.
Manfred ascoltò le parole con attenzione: il tono del Generale era tranquillo e finalmente aveva palesato le sue intenzioni. Il significato delle sue parole era chiarissimo: qualsiasi altra discussione degli ordini avrebbe significato la Corte Marziale o peggio.
Si calmò, prese fiato e scattò sugli attenti
“Sì Signor Generale” e girando sui tacchi uscì con il suo cappello bianco sotto il braccio e la busta con gli ordini sotto l’altro.
Si diresse subito in plancia perché doveva controllare la rotta, che gli era stata ordinata, con la mappa che avevano a disposizione, e poi doveva istruire i suoi uomini.
Giunto in plancia trovò i suoi uomini che, efficientemente, stavano mantenendo il sommergibile alla profondità di 30 metri e sulla rotta che aveva comunicato loro all’uscita da Kristiansand.
Il suo ufficiale in seconda, Hermann Sachs, lo osservò con uno sguardo fugace e poi immediatamente controllò il boccaporto da cui era entrato per vedere se il loro ospite lo aveva seguito. Vedendo che il comandante non era accompagnato si avvicinò e i due si guardarono in silenzio per un po’.

2Manfred non disse nulla, prese il compasso dal tavolo della mappa e con alcuni gesti ormai abituali traccio sommariamente la rotta che aveva letto in coordinate ma che voleva controllare per avere un riscontro sulle profondità: la marina del Reich vantava le mappe nautiche più accurate, specialmente quelle relative ai fondali.
Con sua immensa sorpresa la rotta indicata costeggiava la Norvegia come normale prassi fino all’uscita dallo Skagerrak, il canale tra Norvegia e Danimarca, poi all’incirca all’altezza del faro di Lindesnes la rotta si scostava dalla costa Norvegese, pur restando nella Trincea Norvegese, una gola sottomarina che separa il Mare del Nord dalla sponda Vichinga, verso le isole Shetland.
Infine poco dopo aver superato le isole scozzesi la rotta si gettava in pieno Rosengarten verso l’Atlantico tra le Shetland e le Faroe. Lì le indicazioni finivano con una nota che ulteriori ordini sarebbero giunti via radio o direttamente dal Generale Stahlecker.
Un’altra cosa che fece gelare il sangue a Manfred fu l’indicazione delle profondità e velocità da seguire che andavano dai 200 metri fino alle Shetland, per poi inabissarsi a 300 metri nell’ultimo tratto indicato, con velocità di quindici nodi fino al faro di Lindesnes, per poi scendere a otto fino alle Shetland e poi cinque nodi per l’ultimo tratto.
“Si capisce che il Generale ha fretta” fu il laconico commento di Hermann.
Manfred scoppiò a ridere più per il nervosismo che per l’effettiva ilarità della cosa, ma l’equipaggio, che non aveva seguito la cosa, la prese come un momento di serenità, Hermann restò impassibile come sempre, come se avesse espresso un’ovvietà.
Manfred gli batté una mano sulla spalla
“Hermann, questi sono gli ordini, provvedi affinché siano eseguiti alla lettera. Desidero essere chiamato in occasione di ogni cambio di rotta, profondità o velocità”
“Ma Comandante con queste velocità saremo ‘visibili’ a chiunque sia dotato di un sonar” provò a dire Hermann
“Hermann, niente ‘ma’. Gli ordini non si discutono” chiuse la discussione Manfred
“Ufficiale di Rotta profondità 50 metri, velocità quindici nodi” fu la pronta risposta dell’ufficiale di seconda.
Il suo ordine venne ripetuto, come abitudine, per confermare di aver capito bene e sincerarsi che i destinatari avessero avuto modo di sentirlo ed eseguirlo.
Manfred percepì l’appruamento maggiore del vascello e la spinta delle eliche che passavano dalla velocità di crociera alla massima velocità e infine dopo pochi istanti il timoniere azionò il volantino nuovamente e la profondità di 50 metri venne confermata.

3Walter si era goduto il suo incontro con il comandante. Senza dubbio, ne era certo, aveva messo le cose in chiaro: lui comandava e il comandante poteva solo gestire.
Il poveretto non aveva retto la doppia notizia del numero di serie uguale a quello di un altro sommergibile e la rotta ‘azzardata’ che gli aveva consegnato, ma del resto era prevedibile e di conseguenza Walter non aveva voluto infierire o minacciare il comandante.
In fondo, il comandante, non aveva tutte le informazioni di cui invece lui era a conoscenza, per esempio Walter non era affatto preoccupato di dover passare sotto il Rosengarten.
Tutta la sua sicurezza dipendeva dal fatto che poche settimane prima gli era stata consegnata la mappa precisa delle mine che componevano il Rosengarten e la rotta che i sommergibili alleati seguivano, probabilmente, per depositare o recuperare spie dalla costa norvegese.
Per un attimo ripensò a quell’episodio, quando si incontrò in Svizzera con un emissario degli Stati Uniti, che gli passò la busta con dentro la mappa e le rotte dei sommergibili alleati nell’area. Tutto faceva parte del suo piano, tutto era stato dettagliato nei minimi particolari e, per quanto possibile, nulla era stato lasciato al caso. Ovviamente c’era stato un accordo, ma, vista la loro attuale situazione, con i Russi dentro Berlino, era stato sicuramente vantaggioso per loro.
Walter rifletté che l’unico vero ostacolo, in questa parte della sua missione, sarebbe potuto essere l’imprevisto, come l’essere avvistati; l’unica contromisura che avevano trovato era l’impiego del tipo XXI che aveva un’autonomia di qualche centinaio di miglia in immersione per la navigazione di giorno, e la navigazione con snorkel di notte, per ricaricare le batterie.
Secondo i calcoli che l’ammiragliato gli aveva fornito sarebbe stato a sud delle Faroe in circa tre – quattro giorni e poi avrebbero potuto prendere un’andatura più tranquilla fino al punto di rifornimento. Le comunicazioni sarebbero state garantite dal Kurier, il nuovissimo sistema ideato appositamente per l’Organizzazione, che vantava stazioni radio in tutto il mondo, Gran Bretagna e Stati Uniti compresi, e attualmente totalmente ignoto agli alleati.
Una volta raggiunto il canale delle Faroe la loro copertura sarebbe stata garantita dal numero magico ‘U-234’ e, a meno di qualche comandante troppo zelante, avrebbero potuto farcela.
Walter si distese sul letto, era stata una giornata piena di avventure e intensa, aveva rischiato il collo molte volte, anche se di molte forse non si era nemmeno accorto, si slacciò i primi bottoni della camicia con l’intento di dormire qualche ora.
Spense la luce, chiuse gli occhi e lasciò vagare la mente nella speranza che il sonno lo cogliesse rapidamente. Non poté fare a meno di pensare al sommergibile loro omonimo, U-234, il suo carico preziosissimo e di conseguenza l’accordo fatto con gli Stati Uniti e tutto l’inganno successivo, visto che non si fidava assolutamente dei nuovi ‘amici’.
Aveva barattato la loro conoscenza tecnologica con la libertà per sé e per molti altri camerati, alto tradimento anche solo pensarlo in queste ore, eppure lui e gli altri avevano messo le basi già più di un anno prima, perché sapevano che la situazione sarebbe peggiorata: ebbe un sussulto pensando a quello che la Storia avrebbe detto di lui, se lo avrebbe acclamato come salvatore degli ideali nazisti oppure se lo avrebbe dimenticato e tacciato di tradimento.
Infine il sonno lo rapì e la sua mente cadde nell’oblio.

4Corinthia – Canale della Manica – 14 agosto 2009 ore 12.30
Sabato mattina.
Fred aveva avuto tutta la settimana di relativa tranquillità per documentarsi adeguatamente sugli eventi relativi all’arrivo di sommergibili nazisti in Argentina alla fine della Seconda Guerra Mondiale e aveva anche cominciato a spulciare i profili dei gerarchi nazisti che mancavano all’appello.
In realtà questo secondo punto dell’indagine non era affatto scientifico e anzi si basava molto su pettegolezzi, fatti riportati da altri e ricerca del complotto a tutti i costi.
Addirittura la morte di Hitler era stata messa in discussione e ovviamente anche lui veniva indicato come scappato in Sud America.
Nonostante le tante difficoltà Fred aveva cominciato ad organizzare i suoi archivi per nome, salvandoci dentro ogni notizia che ritenesse pertinente sull’eventuale decesso: aveva così messo in piedi un piccolo dossier che comprendeva alcuni dei nomi più prestigiosi, da Hitler, per l’appunto, a Mengele, passando per Bormann.
Per quanto riguardava invece il discorso sommergibili, aveva avuto modo di controllare la rotta che probabilmente avevano seguito e aveva rifatto i conti per vedere come fossero riusciti a raggiungere le coste argentine senza fare rifornimento. In teoria tutto ciò era possibile, ma l’idea che si era fatto Fred era che soltanto con un’attenta pianificazione e accurata esecuzione si sarebbe potuto ottenere questi risultati.
Di conseguenza si era riservato la giornata del sabato per cominciare a leggere le trascrizioni degli interrogatori fatti dalle autorità argentine ai due comandanti giunti in Argentina nell’estate del 1945.
Il comandante del sommergibile U-530, Otto Wermuth, indicava chiaramente che era partito da Kristiansand il 3 marzo 1945 per operazioni di guerra e dopo aver ‘vagabondato’ nel Nord Atlantico sempre in pattugliamento, ricevuto l’ordine di resa del 8 maggio 1945 aveva deciso di recarsi in Argentina per la resa, e in particolare nella Baia di Mar del Plata.
Secondo Fred qualcosa non tornava perché i consumi di diesel non erano compatibili con il tempo passato in mare e relative peregrinazioni, quindi o il sommergibile si era rifornito da qualche parte oppure il comandante aveva mentito e l’Argentina era stata la sua meta fin dall’inizio.
Molto più interessante e dettagliato era invece il rapporto sull’interrogatorio del comandante di U-977, Heinz Gridler, che diceva di aver deciso poco dopo l’inizio della sua ultima missione di recarsi in Argentina.
Anche qui Fred trovò molto singolare che la destinazione scelta fosse la stessa baia, ma lo colpì ancor di più il fatto che, partito da Kristiansand il 2 maggio 1945 per la sua missione di pattugliamento della Manica, apprese dell’ordine di resa del 8 maggio nei pressi di Bergen circa 300 chilometri a nord della posizione assegnata.
Per un attimo Fred desiderò aver incontrato di persona il comandante Gridler, doveva essere un vero lupo di mare a giudicare dalle poche parole usate dal comandante nell’interrogatorio: “Non consideravo più la mia nave come un vascello da guerra, ma come un mezzo di fuga e ho cercato di agire nel miglior interesse di tutto l’equipaggio a bordo”.
Comunque, anche nella vicenda di U-977, c’era qualcosa di strano, infatti, era arrivato a Kristiansand all’alba del 30 aprile 1945, aveva trascorso il primo maggio in porto effettuando una cerimonia funebre per la notizia della morte di Hitler e infine il 2 maggio 1945 erano salpati. Evidentemente Gridler aveva preso la sua decisione e si era organizzato per un simile viaggio, in poco meno di ventiquattro ore, senza avvertire il suo equipaggio, come si evinceva dal rapporto sull’interrogatorio.

5Certo che era strano: Fred aveva letto attentamente gli interrogatori e si era posto delle domande, che gli erano sembrate naturali, eppure nessuno all’epoca sembrava aver sollevato le stesse obbiezioni.
Fred smise di leggere e chiuse gli occhi dondolandosi sulla sedia, anche la mattinata del sabato era trascorsa, aveva un po’ di rimorso per non essersi occupato minimamente del progetto per cui era li, ma Kate stava fissando il monitor della strumentazione e da quando avevano cominciato non avevano ancora trovato nulla.
Durante tutta la settimana era riuscito a seguire i suoi nuovi interessi senza che Kate notasse nulla di strano, del resto, quando Fred prendeva il suo turno davanti ai monitor, non si curava di controllare cosa Kate facesse, anche se era certo che spendesse la maggior parte del suo tempo a leggere.
Decise quindi di lasciare la sua postazione in plancia della Corinthia, vicino al tavolo delle mappe e alla radio, per raggiungere Kate dall’altra parte dove avevano posizionato i monitor e tutta l’attrezzatura per l’ecoscandaglio.
Dopo il primo giorno in cui si era presentata in tuta da lavoro, Kate aveva adottato un abbigliamento più sobrio e consono alla plancia, cioè jeans e magliette, anche se, vestita così era molto più sexy che con la tuta e di conseguenza attirava molti più sguardi di quanto accettabile.
“Vuoi un cambio?” chiese gentile Fred
“Volentieri, mi è venuta voglia di sgranchirmi le gambe. Ti va di fare un giro fuori, c’è anche il sole!”
Pochi minuti dopo erano ‘in coperta’ come aveva spiegato Fred, cioè sul ponte scoperto della nave, che nel caso della Corinthia, un supply, corrispondeva con l’unico ponte oltre il blocco alloggi.
“Secondo me dovremmo abbandonare il quadrante A1 e dirigerci verso ovest ai quadranti C e D” cominciò la discussione Fred
“Anche secondo me, ma ho paura che l’armatore ci peli se lo viene a sapere”
“Considerato che il rapporto lo scriviamo noi, potremmo anche concludere che il settore A1 è vuoto e spostarci verso C” commentò Fred che iniziava a temere che la loro missione si sarebbe conclusa con un nulla di fatto e non voleva che il primo progetto di Kate si chiudesse con un insuccesso.
Kate lo fissò negli occhi, dal basso verso l’alto visto che Fred era più alto di lei di almeno tutta la testa, e con una mano sulle sopracciglia a mo’ di visiera per ripararsi gli splendidi occhi verdi, che aveva.
“Fred, ne sei convinto di spostarci subito sui blocchi C e D oppure lo dici solo perché vuoi tornare prima a casa?”
“No Kate, sono assolutamente convinto della nostra teoria, non fosse altro che è dal XVIII secolo che stanno cercando quella maledetta nave proprio in queste acque e senza alcun risultato”
Kate sembrò pensierosa, mentre annuiva, Fred immaginò che la ragazza non fosse abituata a prendere decisioni importanti velocemente: doveva soppesarle e ragionarci su.

6Lui, al contrario era un operativo e quindi era abituato a prendere le decisioni in base all’istinto e alle sensazioni, specie quelle che riguardavano la sua sicurezza e salute come gli avevano insegnato nei Seals.
“Va bene. Cambiamo rotta e dirigiamoci verso il quadrante C25 che è quello più vicino alla nostra posizione” Fred le sorrise e anche lei ricambiò il sorriso, poi arrossì e distolse lo sguardo.
Tre ore più tardi erano già sul quadrante C25 e lo stavano spazzolando con l’ecoscandaglio multifascio, che permetteva di ricostruire la morfologia del fondo marino con un dettaglio di qualche decina di centimetri. Fred aveva già notato che non aveva nulla a che vedere con lo strumento provato a Miami la settimana precedente ma tuttavia era un ottimo standard, mentre per la ‘sua creatura’ avrebbe dovuto attendere ancora qualche settimana.
“Beep” urlò la macchina
Kate e Fred si guardarono speranzosi e poi fissarono il monitor, Kate bloccò l’immagine e la passò al software di rendering, che pochi secondi dopo aveva eliminato i probabili disturbi che potevano sporcare l’immagine e l’aveva resa ‘navigabile’.
Con estremo sconforto l’immagine non rappresentava ancore o cannoni, ma sembrava più simile a delle barre rettangolari. Ne contarono una quindicina, accatastate in ordine sparso proprio sotto di loro come dei lingotti.
“Ma cosa diavolo sono” si chiese Fred ad alta voce “sembrano dei lingotti, solo molto più grossi, magari sono delle billette per qualche industria che fa laminazione o forgiati”
“Mah …” rispose scettica Kate, mentre girava l’immagine con diverse angolazioni nel tentativo di vedere meglio gli oggetti sul fondo “fosse qualcosa di moderno sarebbe stato recuperato, visto il basso fondale e le attuali quotazioni dei metalli. No credo che sia qualcosa di anteriore, diciamo dagli anni ’50 a ritroso”
“Potrebbe essere il carico di una nave nel periodo bellico, prima o seconda guerra mondiale?” saggiò Fred
“Potrebbe, anche se…” Kate si arrestò un attimo, poi scattò dalla sedia di fretta e si precipitò verso le scale.
Riapparve dopo pochi minuti con il suo portatile, che normalmente teneva in cabina e un libro, con un sorriso radioso e uno sguardo da furbetta.
Fred fece in tempo a vedere il nome del libro A Naval Expositor di T.R. Blanckley, un’edizione abbastanza vecchia a giudicare dallo stato del libro.
Kate se ne accorse e gli sorrise
“Blanckley nel 1750 descriveva che una tecnica comune, per allora, era quella di irrigidire le navi applicando della zavorra in forma di barre di ferro. E come sai la HMS Victory è stata costruita tra il 1726 e il 1737”
“Kate ma tu giri con libri del 1700 in valigia?” fu l’unica cosa che Fred fu in grado di dire, di fronte alla prorompente felicità della ragazza.
Kate arrossì cercando di dare una risposta che la facesse passare per una persona normale, poi si accorse dell’espressione di Fred e scoppiò a ridere.
Poi Fred si guardò intorno, vide il comandante, con voce esperta e abituata a dare ordini, pronunciò
“Comandante Murray, manteniamo la posizione e scendiamo con un ROV per vedere queste barre se sono la nostra zavorra”.
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37 pensieri su “U-Boot VIII

  1. Un bello schiaffo a tutta la boria occidentale, caro Ninni.
    Ho il sospetto che i tuoi sospetti, siano sospetti.
    So delle tue ricerche in Argentina ai tempi della Storia di un anno. ma abbiamo i panciafichisdti dell’ultima ora che si ammorbano e si ammazzano e sono tutti in prima linea … dietro un monitor.

    Che bellezza.
    il capitolo è bellissimo e credimi, non commentabile. la storia la si vive e basta.
    Certo è che adesso la curiosità è fortissima.
    Un gran bel romanzo per una testa come la tua.

    Ciao

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  2. Un capitolo fresco, spedito e elegante.
    ma come fai, mi dico? Riesci a tenermi incollata a leggere anche perché, la storia nei parallellismi è interessantissima.
    Splendida sul serio.,

    Buona domenica … fred.

    ahahhahahah

    🙂

    Isy

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  3. Ecco le quattro amiche sedute, davanti a un cappuccino e armate di tablet e cellulari vari a parlare e commentare questo capitolo di milord che è bellissimo e che si potrebbe prestare a tanti tantissimi chiacchiericci.
    Quanto mi piacciono queste domeniche di sole e bella letteratura.
    Le auguro, mio signore, di trascorrere una felicissima domenica, almeno come la stiamo trascorrendo noi a leggerla…

    La sua Anna che la pensa tanto

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  4. Sono davanti a un cappuccino e a un cornetto caldo e sto gustando … una colazione? Ma no, le chiacchiere che stiamo facendo sul suo capitolo che, questa domenica è bellissimo.
    Mi creda milord, stiamo chiacchierando proprio di questo e no le nascondo che la discussione è diventata bella accesa.
    ma lo sa che ci sono altre tre signore sedute, non lontane da noi che (mi sembra) stiano cercando il suo blog con google perché ne stiamo parlando ad alta voce?
    ahahaha siamo in quattro a dibattere sui risvolti storici di questo capitolo bellissimo.
    Qua oggi è una bellissima giornata, tipica milanese.

    Le auguro una bellissima domenica almeno allegra come la sto passando e trascorrendo con le mie amiche e parlando di lei.

    Grazie

    Rossana

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  5. Sta diventando un caso nazionale milord.
    Qua stiamo unendo i tavolini a parlare del suo romanzo.
    Le sue fan più sfegatate sono l’Anna e l’Elena.
    A me piace tantissimo la storia.

    Bravo e buona domenica

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  6. Un silenzio dedicato per una storia che mi affascina tanto tantissimo.
    Non le nascondo che ieri sera, con mio marito, abbiamo parlato proprio del suo romanzo e delle verità insite.
    Abbia una bella domenica caro milord.

    Elena sempre più attenta.

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  7. E’ permesso? E’ qui la festa?
    Un capitolo bellissimo, speciale con una storia che si snocciola sotto il peso degli eventi.
    Bravissimoooo e ti dirò, mi piace pure la piega che sta prendendo.
    Una seconda guerra mondiale che s’insinua anche e attraverso i tempi nostri.
    Mi piace un sacchissimo Fred.

    Ciao Nì, grazie grazie grazie e buona domenica milorderrimo

    🙂

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  8. Mamma che bel capitolo.
    L’ho letto con voracità quasi come Elsa 8quello di prima).
    Mi piace perché è come se stessi seduta davanti a uno schermo a vedermi la scena.
    Milord che splendido regalo questa domenica.
    Un mito, un divino che scrive benissimo. un oggligo da seguire.

    PS: Mi dispiace la piega che ha preso la situazione con quella signorina di là. Ti ho letto ieri e ho letto che sei arrabbiatissimo e magari hai ragione.
    ma fra artisti …
    Mi dispiace perché mi piace anche se non ho capito perché si comporta così.
    Ciao milord,

    Un U-Boot col botto

    🙂

    Bye

    Eleonora

    🙂

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  9. Un capitolo che prende e colpisce perché è lineare, bello e pulito.
    Oh monsigneur comme ca va?

    Ti leggo in firmissima come leggo una pagina bellissima quella tua precedente: Elsa.

    🙂

    Oggi giornata di pieno relax.
    Non voglio sapere o sentire nulla.
    Mi diletterò a leggere, ascoltare musica o un bel film

    Bisousssssssssssssssssssssssssssssssss mon cheri.

    Annelise

    a Paris

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  10. Eccolo qua il capitolo mancante.
    Tutta forza e potenza.
    Bello proprio. Kate mi sembra sempre più preziosa per Fred. Con quel sorriso da furbetta e radioserie varie.

    Ciao milord, buona domenica ovunque tu sia.

    Melissa anche lei … a Paris

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  11. Mi piace il decisionismo di Fred. (Mi ricorda qualcuno a me molto conosciuto e affascinante 🙂 )
    Per quello che riguarda il fronte sottomarino, anche Manfred mi piace sia come uomo, che come ufficiale (e anche qua mi ricorda qualcuno 🙂 ).
    Che poi siamo nel pieno della storia e tutto questo avvicendarsi non fa altro che provocarmi ansia e curiosità su quello che sta avvenendo.
    Visti i risultati nell’ordinarti il romanzo e letto il racconto bellissimo (racconto flash ) di ieri, possiamo aprire gli ordini e ordinativi per il prossimo?

    🙂

    Dici che è prestino? 🙂

    Potremmo fare un referendum.
    Qualcosa che ci potrebbe coinvolgere più di come ci hai coinvolto l’ultima volta?
    Boh?!

    Intanto ti mando, mio milord e signore, un grosso bacio e un abbraccio con un grandissimo grazie sia per l’impegno che ci metti a scrivere, che per la tua gentilezza.

    Buona domenica ovunque tu sia.

    Bacetti da Lilly

    🙂

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  12. Leggere questo capitolo, abituandoci alle domeniche d’attesa, diventa un atto liberatorio. Sai farmi seguire la storia con bellezza e con precisione.
    Così Fred sta gustandosi la presenza di Kate che non è soltanto la bella ballerina che sa muovere i fianchetti.
    Il sottomarino parte per il suo destino e come è accaduto realmente (peccato che tutto fosse in mano a un folle) Manfred sta sperimentando la potenza dell’inventiva tedesca.
    Lui stesso si stupisce …
    A questo punto, milord, mi stai facendo morire per sapere cosa succede.

    Uffa …

    🙂

    Ciao e buona domenica

    🙂

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  13. Una bella definizione potrebbe essere: una finestra sul tempo.
    Mi hai preso per mano e portata in giro con i miei occhi di bambina.
    Grazie mio signore.
    Grazie per questo romanzo fatto con una tale bravura che sembra di ascoltare un racconto veramente successe.
    Mentre leggevo mi sentivo, proprio, dentro al sottomarino.

    Ciao

    Elena

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  14. Enniente, vorrà dire che ci farai scoppiare il fegato anche con il prossimo capitolo. Perché qua, più si va avanti e più diventa interessante, anzi interressantissimo e accipicchia, mi hai fatto finire il capitolo sul più bello.
    E che cavolo!
    Voglio sapere di Manfred come fa a affrontare tutto dopo la partenza e Walter che è sempre sicuro di se.

    Fred, con Kate che per me non la raccontagiusta. La bellezza ha sempre una soluzione ed è molto intuitiva.
    Vabbé.
    Oggi mi tocca: sono ammanettato a questa scrivania.
    Grazie, per un attimo me lo sono dimenticato.

    Ciao Nì

    Francesco

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  15. Dunque, su una cosa non ci piove:
    Qua dentro Manfred e Fred sono una sola persona.
    Una, inconfondibile e unica: TU!
    Ti riconoscerei tra mille: Preparato, discreto, sempre attento, pieno di risorse senza ostentazione, ma pronto a distruggere il primo che esce dal seminato.
    E soprattutto pieno di satira e ironia che uccidono.
    Esempio: quando Manfred con il suo secondo dicendoche gli ordini vanno eseguiti, ma sorrideva, quello eri tu in persona.
    La risata per il nervosismo, e quello sei tu spiaccicato.
    (Mancano gli occhi che quando sei arrabbiato diventano gelidi, freddi.)

    Passiamo a Fred!

    Documentarsi e studiare con tranquillità, analisi dei particolari, ascoltare come se non si capisse un accidente, ma avere già chiarissimo cosa fare e quindi essere avanti e di un bel po’, quello sei tu.

    Beh, potevi anche non mettere nessuna firma perché ti avrei vivisezionato io.
    Buona domenica un abbraccio ovunque tu sia.

    Ciao Nì

    Bacetti da Sonia

    🙂

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  16. non c’é male proprio. Ci stai tenendo sulle spine. Perché per un thriller che si consuma con il sottomarino, ce ne un altro con Fred che si sta evolvendo.
    Bello proprio.
    Che bello e se penso come è nato tutto mi vengono i brividi

    Ciao

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  17. Questo è un romanzo che parla di tantissima professionalità e tanta passione. Complimenti per quello che scrive e che ha scritto fino adesso.
    La seguo con tantissima attenzione e soddisfazione.
    Buon pomeriggio

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  18. Il puzzle comincia ad incastrarsi. Si direbbe che il Milord sia un esperto di sommergibili e della loro conduzione.
    La storia di oggi è per lo più strategia e lascia aperte ipotesi veramente importanti.
    Kate sta recitando bene la sua parte o può darsi che mi sbagli.
    Comunque scritto sempre benissimo, un bel pezzo.
    Anche qui vorrei già leggere il seguito.
    Buona serata.

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  19. Guardi, caro dottore, se fosse per me accetterei anche questa versione storica. Sì, mi riferisco alla fuga di Hitler. Si dovrebbe smettere di mitizzare quello che, ormai, fa parte del passato e neanche tanto prossimo.
    Abbiamo, però, alcuni imbecilli che si definiscono neo nazi senza sapere o conoscerne il significato, ma soprattutto che fanno parte di tre generazioni avanti.
    Che imbecilli.
    Vorrei ricordare che Albert Speer, addirittura (l’architetto del Reich che rifece Berlino e vantava una personale amicizia con Hitler) ebbe a dire che, se ne avesse avuto pur lontanamente il sospetto di quello che Himmler e accoliti stavano facendo come “soluzione finale”, si sarebbe attivato personalmente per far cadere il Reich.
    E non faccio fatica a crederlo.
    Non dimentichiamo che le brutalità furono talmente grandi e talmente enormi che si fatica ancora adesso a pensarle possibili.
    Figurarsi chi c’era dentro, epocalmente parlando.

    So che lei, caro dottor Raimondi, può capire perfettamente a cosa mi riferisco.
    Buona serata

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  20. .

    Soltanto per questa volta Vi ringraziammo con un grazie generico.
    Per motivi di tempo a disposizione.

    Un grazie sentitissimo a chi ha scritto e anche a chi non ha scritto ma lesse.
    Abbiate le nostre cordialità più riconoscrnti.

    The milorder

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  21. Eccomi qui dove avevo interrotto e questa e una storia che non si può interrompere, solo per poco:-)
    Al di là della pulizia e scorrevolezza linguistica, oltre gli eventi storici e l’intrigante supposizione, sto apprendendo dati e aspetti del mondo navale che non conoscevo. Grazie, quindi, anche per l’arricchimento culturale.
    Mariro’

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