Milordia: l’incipit

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1La casa spicca in lontananza dalla Via Emilia a San Giovanni, nel Bolognese, nascosta dietro lunghe file di alti cedri. Il viale che vi conduce è fangoso, rovinato da solchi e buche e ai due lati crescono selvaggi cespugli di caprifoglio e more.
L’edificio non si vede dalla strada, ma spicca in fondo ad essa: bianco, grande e bello.
Sembra che sia lì da sempre, con i due piani di legno così alti che il balcone del secondo guarda dritto in faccia le cime dei cedri.
Alla luce del giorno, questa casa è una gioia. Il sole si diffonde dalle ampie finestre nelle stanze grandi, ariose e dagli alti soffitti, dove ci sono un sacco di posti per giocare. In salotto c’è un tappeto abbastanza ampio da accogliere dodici bambini seduti a gambe incrociate che stanno in cerchio con le carte, a giocare a briscola e spizzichino; in biblioteca c’è un camino enorme, vaste stanze al piano di sopra per le festicciole notturne, posti segreti per starsene seduti a leggere e a pensare. Tutto intorno, un Paradiso: gli archetti del croquet erano sempre pronti dalla fine della primavera all’autunno, quando ricominciava la scuola; un tavolo da ping pong sotto il portico delle carrozze, e nel terreno di fronte viti selvatiche, alcune di esse grosse come il braccio di un uomo; dalla cima delle magnolie lo strascico dei rami arrivava fino a terra, creando altalene naturali. Gli alti alberi e le buche piene di sabbia nei terreni incolti che costeggiavano la casa si offrivano a inesauribili giochi della domenica – nascondino e bandierina – e c’erano anche segrete radure muschiose per uno spuntino a mezzogiorno con pane di mais cotto nella padella di ferro nero sopra un fornello da campo.
La casa si chiama Milordia dal Sorbo Rosso e col tempo soltanto Milordia. Antonmaria, l’ultimo proprietario, le aveva dato questo nome. Conosceva la leggenda scozzese sulla magia del sorbo rosso e credeva nei suoi poteri, secondo cui un ramo di quell’albero inchiodato alla porta scaccia via fantasmi, streghe e spiriti maligni. Anche se nella sua proprietà non ne cresceva neppure uno, lui aveva scelto per la sua casa di dedicarla a  quella magica pianta.
Il più delle volte, il solo nome bastava a garantire pace e sicurezza a tutti coloro che vivevano a Milordia. Ma qualche volta, quando le lucciole danzavano nel folto del bosco intorno alla casa, quando la nebbia turbinava attorno ai tronchi degli alti cedri, quando la vecchia dimora scricchiolava nel vento e una persiana aperta sbatteva con un rumore desolato, l’incantesimo dell’albero non era abbastanza forte.
In quell’oscurità sembrava che gli spiriti fossero padroni del campo e scorrazzassero nel solitario chiar di luna. E qualche notte, quando il vento era forte, un gufo chiamava dalla quercia secca vicino alla casa e i segugi abbaiavano alla luna piena nel folto dei boschi, si sentivano i fantasmi dei morti che si affannavano alle porte e alle finestre per cercare di entrare.
A Milordia tutto va bene finché c’è la luce del giorno. Quando splende il sole fa piacere passeggiare per il lungo viale dal cancello verso la casa. I cedri hanno un buon profumo, la terra battuta sotto i piedi sa di buono e sull’erba il sole proietta motivi gialli screziati attraverso le foglie. Ma quando comincia a far buio, è tutta un’altra storia.
Antonmaria conosceva l’espressione francese che indica quel momento, quei brevi istanti di ogni giorno in cui la luce d’oro del sole lascia spazio al rosso, al viola e al blu, le ombre si allungano e il buio sta per arrivare, quando nel crepuscolo è difficile stabilire la differenza tra un cane e un lupo. Glielo aveva insegnato Jacqueline, appunto,  ‘le temps entre chien et loup‘: quell’istante in cui tutto quello che è naturale, familiare e sicuro si muta rapidamente in alieno, strano, spaventoso. Il crepuscolo non dura mai a lungo a Milordia. I grandi alberi di magnolia che crescono a ovest del viale lasciano fuori gli ultimi raggi del sole e le ombre minacciose si allungano finché, tutto a un tratto, il viale è completamente al buio.

2Se al crepuscolo ti trovavi al cancello, quando le ombre già si allungavano e il viale veniva in fretta avvolto dall’ombra, il cuore ti batteva un po’ più veloce, il respiro ti si mozzava in gola e, anche se ti avviavi verso casa a passo normale, dopo un po’ la voglia di correre cominciava a sopraffarti. E appena superato il quarto albero di cedro, prendevi il via, scattavi più veloce che potevi sentendoti il lupo alle calcagna, e correvi a perdifiato verso il vialetto di marroni, la casa, la salvezza. Ma anche se riuscivi a vedere le luci che dalle finestre della biblioteca di Antonmaria rischiaravano il portico di fronte, e quelle della sala da pranzo e della cucina che illuminavano il cortile laterale, più ti avvicinavi e più ti spaventavi. Ormai eri talmente senza fiato e terrorizzato che il battito del cuore ti sembrava più forte del veloce ritmo delle scarpe lungo il viale, perché, in un punto di fronte alla casa, lungo il sentiero di mattoni, dall’altro lato del vialetto, sotto la magnolia più grande, quella i cui rami spazzavano terra e raggiungevano il cielo, l’aria era tremendamente gelida. È lì che era sepolta Sandra.
Correvi più veloce che potevi oltre la tomba, con lo sguardo dritto in avanti, senza il coraggio di guardare in quella direzione: voltavi bruscamente a destra, volavi sul sentiero di mattoni coperto di muschio e atterravi come un fulmine sulle tavole di legno del portico. Spalancavi la massiccia porta dell’ingresso, te la sbattevi alle spalle e restavi impalato nella luce accogliente dell’atrio. Quando il respiro si calmava, ti congratulavi con te stesso per essere arrivato sano e salvo. Poi cominciavi ad ascoltare.
La casa era silenziosa. Troppo. E se alla fine Antonmaria non c’era? E se in casa non c’era nessuno? Restavi fermo, trattenendo il fiato e sperando di sentire un rumore. Poi ne arrivava uno: il lugubre scricchiolio di una vecchia casa vuota che si preparava per la notte. La testa ti girava dal terrore. Se non c’era nessuno della famiglia, allora voleva dire che in casa c’era Sandra… con te.
Non sarebbe stata la prima volta. Una notte le finestre e le porte di Milordia erano spalancate su un odoroso cielo di primavera, con il dolce e intenso profumo del narciso tardivo che indugiava nell’aria, così simile a quello della gardenia. Gli alberi di magnolia erano carichi di boccioli, il profumo dei loro fiori freschi si mescolava con gli altri sicché la sera, calda e scura, era imbevuta di profumi. In una serata di primavera come questa, mentre le lucciole danzavano sull’erba e la luna piena saliva in cielo, Sandra entrò in casa.
Passò dalla porta aperta dell’ingresso, nel pianterreno vivacemente illuminato, e si avviò silenziosa su per la scala verso la camera da letto al piano di sopra, che un tempo era stata sua. Nessuno seppe che era lì finché non si sentì di sopra un flebile rumore di passi, che andavano su e giù per la stanza.

3Il fantasma andò avanti e indietro per un po’, mentre Antonmaria e la sua famiglia erano a tavola al piano di sotto e udivano i rumori che venivano da sopra. Sapevano tutti che non poteva esserci nessuno. Rimasero ad ascoltare finché i passi si diressero verso la parte anteriore della casa, alle finestre che davano sui gradini dell’ingresso.
Lì si interruppero, come se qualcuno si fermasse a fissare il cortile di fronte, guardando giù verso il vialetto. Poi i passi felpati ricominciarono.
Quando Antonmaria salì di sopra a controllare, anzi già quando i suoi passi risuonarono sulle scale, quegli altri cessarono. Nel salire non incrociò nessuno e quando giunse al secondo piano, frugò in ogni stanza, accendendo tutte le luci via via che passava da una all’altra, in cerca di chi poteva aver prodotto quei rumori. Non c’era nessuno.
Lei tornò ancora altre volte, a tarda notte, alle tre o alle quattro del mattino quando la casa era buia, quando gli ultimi carboni nel caminetto della biblioteca non erano più rossi. Molto dopo che le finestre e le porte di Milordia erano state sbarrate in faccia alla notte e che tutti nella famiglia dormivano, lei entrò nel salotto principale. I suoi movimenti erano silenziosi come ombre, finché le mani spettrali non toccarono i tasti del grande pianoforte che stava in un angolo, proprio accanto alla porta del salotto. Il suono ossessionante di un valzer di Chopin arrivò su per le scale con le note tanto forti da far balzare tutti dal letto. Di nuovo, quando Antonmaria scese a indagare, la musica cessò bruscamente. E quando accese la luce nel salotto, non c’era nessuno. Le finestre erano ancora sbarrate e la porta d’ingresso era chiusa a chiave dall’interno. Eppure tutti in casa avevano sentito quella musica.
Se crescevi a San Giovanni, nel Bolognese, la tua immaginazione e la tua fantasia erano pervase da Sandra e ogni volta che passavi la notte a Milordia chiedevi a Antonmaria per favore di raccontarti la sua storia; specialmente la sera di Halloween, perché era quella la notte in cui tanti secoli fa i druidi si radunavano in cerchio, il Cerchio Magico, con le facce dipinte di blu che brillavano sinistre alla luce dei falò e danzavano e ululavano, battendo bastoni e tamburi per tenere sottoterra gli spiriti dei morti. Tutti in maschera, si arrivava prima per evitare la lunga camminata sul viale d’ingresso dopo il calare del buio. Quando il sole tramontava, in casa non si accendeva nessuna luce, così nell’oscurità essa spiccava irrealmente bianca. La sola illuminazione veniva da candele infilate in due grandi lanterne di zucca che stavano ognuna a un lato dell’ingresso.
In quella notte dedicata al soprannaturale, Antonmaria sedeva sui gradini insieme a te e agli altri bambini mascherati, tutti stretti attorno a lui, con gli occhi spalancati nella tremolante luce di candela. Sembrava nato per vivere all’aperto. Aveva il volto segnato dalle intemperie, abbronzato, un po’ solcato dalle rughe, e odorava di cavalli e di cuoio, di cedri e di sole, di tabacco da pipa e bourbon. Aveva gli occhi marroni, così scuri che sembravano neri, e le sottili linee intorno ad essi erano il segno lasciato dai sorrisi e dalla tristezza. I capelli erano grigi, tagliati corti, la bocca piccola era quasi nascosta sotto i baffi. Anche sui gradini sedeva tutto dritto, con le spalle squadrate, le gambe accavallate. Le mani erano ferme, se non per l’occasionale, calcolato movimento della pipa, quando la sbatteva per pulirla. Aveva una voce profonda e dolce e parlava in fretta, così che dovevi sforzarti per sentire le sue parole, anche se conoscevi la storia quasi bene quanto lui. Eravamo attratti tanto da quel suono, quanto dalla magia del racconto …
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43 pensieri su “Milordia: l’incipit

  1. Si, milord. Ci sono anch’io e rimango colpita da quello che scrive e come lo scrive.
    Un fiume in piena, un abisso, una valanga di letteratura sempre bella e soprattutto sempre con la testa lì e una serenità, una freschezza, una vena da fare paura e invidia.
    Sì, di invidia ne immaginiamo tanta e ne parlavamo stamattina.
    La storia è bellissima e inizia bene con questo incipit che ce la presenta. mamma se è scritta bene. Che bello.
    Con lei non ci si annoia anzi, ci si arricchisce e ci si impreziosisce l’anima.
    Milord, mi avete infiammata.

    Vi lascio un abbraccio e le mie congratulazioni.

    Lady Rossana

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    • Rossana Zorzi

      Una valanga, un fiume … sono sempre espressione di una profonda passione.
      Una passione che non nega il mondo circostante, ma fa, del circostante, tutto un mondo
      Grazie milady

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  2. Lo sapevo, milord. Me lo sentivo. E’ nel vostro stile.
    Eccoci dunque a inframezzare il vostro romanzo, con questa nuova storia.
    Notti horror?
    Brrrr
    Vi cimentate in molte prove milord. La storia, come incipit, mi attira proprio. la storia inizia con la descrizione del posto. Una storia tutta italiana.
    Milord, siete divino

    La vostra anna sempre in prima fila

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    • Anna Blu

      Grazie per aver compreso, mia signora, lo spirito rivolto al mondo.
      Quanto si vive veramente?
      Beh, milady, noi scegliemmo di farlo a tutto tondo. La vita, questo esiguo ramo , la si tronca o viene troncata in un soffio.
      Perché sprecarla?
      La naturale inclinazione porta a non assopire quelle pulsioni letterarie che vengono dedicate la mondo.
      Dunque, eccoci qua.
      Con quali risultati sarete voi a dirlo.
      Grazie e cordialità

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      • E’ vero. Quando si ha qualcosa da dire bisogna e si deve dirla per amore delle persone che ci circondano. E io adesso glielo dico: mi ha conquistata milord.
        Posso dirglielo?

        Buona giornata

        Sua Anna

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  3. Esiste un luogo dove la magia e l’incanto del posto si mischia con la magia di quanto sto leggendo?
    Una ambientazione tutta italiana (la ringrazio per ambientare in Italia i suoi lavori). La ringrazio proprio, c’é troppa malattia per tutto quello che è estero e straniero che mi fa ribrezzo per la nostra povera Italia.
    L’ho letto e mi è piaciuto fin dalle prime, primissime battute.
    Che mano e che testa che ha.
    Il Leonardo del racconto.
    Poi che bella prosa. Huardi, io sono una che legge, diciamo un libro ogni due mesetti. Con lei e con tutto quello che sto leggendo e che mi sta facendo leggere, ne sto facendo fuori e non è una sciocchezza, almeno due tre a settimana.
    E la sa una cosa? Mi fa stare bene.
    Benissimo.
    Mi da protezione e quel senso di appartenenza a qualcosa che mi rincuora.
    Lei è nel mio cuore.
    Grazie grazie e grazie ancora per le splendide pagine che ci regala.
    Le lascio un bacio se me lo permette e lo faccio volentieri.

    Sua lady Elena

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  4. Milord mi avete letta dentro. Mi avete letto nella testa.
    Che bel nuovo racconto e quanto è preciso e pronto.
    Siete un fenomeno della natura, bravo e anche un bell’uomo.

    Un incipit che lascia presagire tantissimo: in quella notte dedicata al soprannaturale …
    Halloween…
    Brrrr

    Le lascio un bacio, mio signore.
    Vostra Lou

    🙂

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    • Louise

      Effettivamente ci mancava una lettura intima delle persone.
      Volemmo cimentarci in questo racconto breve che in due, tre puntatine si concluderà.
      Vedrete, sarà brevissimo. Nacque da un personale principio, ovvero: Quando viene in mente una storia, la si deve fissare, immediatamente, sulla carta o andrà perduta per sempre.
      Ecco fatto.

      Abbiate le nostre cordialità

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  5. Oh Ninni che bello e che rapidità di creazione.
    Sei bravissimo. Abbiamo, allora, un pezzo scritto e italiano. Come mi è parso di leggere più in su, l’ambientazione horror è tutta nostrana e parte con Halloween.
    Gli ingredienti ci sono e la mano la sa lunga, mon trésor.

    Mi piace molto.

    Au revoir
    Bisoussssssssss

    Annelise pour toi

    a Paris

    🙂

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    • Annelise Baum

      L’Horror nostrano mi mancava.
      Noi ci proviamo, continuamente, ad abbattere l’esterofilia dilagante come se fossimo dei figli di nessuno.
      Consideratelo un piccolissimo contributo.
      grazie per le belle parole.
      Cordialità

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  6. Ho sentito il vento che, lieve, al crepuscolo, lambiva il portone e lo faceva scricchiolare. Un casolare bianco da abbagliare sotto i raggi del sole e poi… grigio e poi nero. Ma mai triste.
    E questa Sandra alla fine non fa paura. Suona Chopin, ama quel luogo, la sua anima non è mai riuscita ad allontanarsi da lì, nonostante il sorbo rosso. Non è da temere, è buona. Soltanto non vuole andare via!
    Che descrizione del luogo, ne ho sentito davvero il profumo.
    Altra potente esibizione
    Congratulazioni Milord.
    (Infatti mi ero chiesta, sorridendo, dove diamine fosse questa Milordia. Ora lo so!)

    Molto bello.

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    • Lady Nadia

      Grazie, milady, per averci donato (a tutti intendemmo) quella sinestesia tra visione e ascolto.
      Una magia, nella storia, che si è ripetuta da sempre.
      Ci è stato chiesto, da più parti, se si fosse trattato di una storia “pseudo biografica”. Beh, tranne che per il sorbo rosso (che abbiamo sul serio) per il resto è invenzione.
      Perché lasciare alla memoria un racconto, e non affidarlo alla carta?
      Andrebbe perso.
      Quel luogo, mia signora, esiste sul serio.
      Ma, purtroppo, non ci sono fantasmi.
      (mai visto uno, neanche per sbaglio, anche perché – e questa confidenza tenetela per voi che è un segreto – i fantasmi non esistono se non nella nostra mente e nella voglia di continuare a perpetuare, stoltamente, ciò che si è perduto).

      Grazie per esserci e cordialità

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  7. Un gran bell’inciit per una storia che si presenta bene, anzi, benissimo.
    Abbiamo la presentazione, l’aria che si respira e questa storia che in pieno stile inglese, stai approntando.
    A braccio mi sembra un racconto breve.
    Bella la regia e soggetto e sceneggiatura ce le dai con una professionalità incredibile.Mmi è pieaciuta, poi, l’accostamento con il sorbo rosso e Hallween.

    Bella proprio.
    Ciao e … occhio al fantasma.

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  8. Ho passeggiato, all’imbrunire, per strade polverose e sono arrivata alla grande casa bianca che, ancora piena di calore per il giorno passato, sembrava s’illuminasse di luce propria.
    D’un tratto, misto al profumo delle magnolie e al verde dei cedri ho visto lei salire, lentamente, le scale.
    Che donna fortunata, anche da fantasma, poter rimanere ancora con lui.
    Un inizio, caro Ninni che fa sperare, anzi mi da certezza, in qualcosa di bello e vibrante.
    Mamma che inizio.
    Bello sul serio. sei un mago.

    Ciao

    Sony

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  9. Una tematica che mi piace molto, sviluppata in modo impeccabile. Leggendo questo post, io “vedevo” e “sentivo”. Sicura di nuovi importanti sviluppi, mi congratulo con voi. Ma sul serio!
    P.S. Un saluto alle mie amichette, tutte simpatiche 🙂

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  10. Un inizio che è bello, oscuro e che ti da quella dolcezza del ricordo e l’inquietudine del mistero.
    Sandra doveva essere importante per chi stava a Milordia.
    Anche se non è detto.

    Mi piace.
    Mi piace proprio. e sono sicura che sarà bellissimo.
    Notti horror. Da leggere dopo mezzanotte?

    Un abbraccio caro mio signore.
    Buonanotte.

    Eleonora

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    • Eleonora Bisi

      Sandra, figura (o una delle figure) funzionale al racconto stesso, è un principio.
      Non lasciamo morire le antiche tradizioni o le consuetudini che insistono nel genere umano.
      Che peccato: siamo arrivati, fin qui, malgrado le guerre, le pestilenze, la tortura.

      Malgrado tutto il resto.
      Il nostro intento è quello di serbare un buon ricordo delle antiche tradizioni misteriosofiche. Esse ci accompagnano (noi non ci crediamo, per esempio, ma fanno parte del folclore umano. Perché affossarle, dunque, quando se ne comprende la funzione sociale?)

      Cordiality pure a voi, alle vostre amiche e al biscottino con biberon del mattino.

      PS: Siamo messi bene qua dentro:
      ) Piallate che tifano per una vecchia miliardaria che è stata messa in archivio;.
      ) Milady che fanno le arciere travestite da maschietto, che vivono nel futuro, mentre stanno in biblioteca;
      ) Biberoniste che, per due dispense, fanno la fila a quattrocento km da casa;
      ) Quattro amiche al bar che invece di chiacchierare fra loro, appunto comodamente sedute, conversano tramite smartphone, tablet e affini tra di loro…

      e non continuiamo perché ci sarebbero altro …

      Ok ok ci autoesiliammo su Marte, và …

      Cordialità vivissime

      🙂

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      • Al punto 4, caro Milord, ho letto una punta di ironia. Stia tranquillo che, adesso, avviserò le mie tre amiche, che mi sono vicine gomito a gomito in questo momento, tramite sms e poi vedrà.
        Buona giornata.
        Sempre sua Anna

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      • Dopo averle passato lo zucchero per il tè (era il dolcificante in realtà) alla mia amica Anna, mentre siamo sedute in un dehor a Milano, approfittando della bella giornata, mi è arrivato un sms dove mi avvisa di quello che lei ha scritto a tutte e quattro.
        Guardi milord, il tempo di scrivere una mail a Anna e alle altre e vedrà.

        Io e le altre tre la salutiamo.
        Bacio

        Elena
        🙂

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  11. Guardi, Elena mi ha detto che mi aveva inviato una mail e allora mi ha prestato il suo tablet per leggerla. E ancora adesso uso il suo tablet per rispondere a lei.
    Milord, ma cosa mi combina? Dice che, a tavolino, comunichiamo con tablet e cellulari, mentre siamo sedute insieme?
    Mica vero.
    Appena lo scrivo, per email ad Anna, glielo faccio dire anche da lei. Il tempo di passarle il tablet, così legge la mia mail.

    Una gioia poterla leggere, caro Ninni.
    Questa è la bellezza della vita quando si incontrano uomini come lei.
    Grazie. La ringrazio di cuore per questa sua eleganza.
    Buona giornata milord

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  12. L’ho letto con moltissimo interesse, caro dottore.
    Il suo stile inconfondibile e il tema trattato con maestria sono un ottimo biglietto da visita. Sempre bello, fresco e approfondito.
    La seguo

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  13. Un pezzo bellissimo, caro Ninni.
    Qua leggo e si sente la mano bella, poderosa, grande di uno scrittore grande e bravo quale sei tu (senza nulla togliere al fatto che sei bravissimo in tutto il resto).

    L’aria è quelle delle migliori: Notti horror, o romanzo dark, mi piace tantissimo come è iniziato e come continuerà.
    vado di fretta e scappo, al momento, ma torno.
    Ciao .. ti penso..

    Manu

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  14. Eccomi rientrata all’ovile e che ti trovo? Un pezzo magistrale di Milord.
    me lo dovevo aspettare, ma non così presto.
    Incorniciare un amore antico: è un’arte difficile da esercitare. Presuppone infatti una buona dose di intelligenza e di amore.
    Operazione è riuscitissima in tutta la sua bellezza caro Ninni del mio cuore.

    La storia di una contaminazione culturale. Di un incontro tra mondi differenti.

    Struggenza, e il desiderio di ritrovarla in un abbraccio che riportasse anche, solo per un secondo alla mente, la memoria del profumo della propria donna perduta.
    Compagna, senz’altro, ma anche madre.

    Mi hai commossa tantissimo milord perché conoscendoti io so, perfettamente, quanta passione stai mettendo ed è questo che ti rende nobile davanti a tutti e in me.
    Ti abbraccio mio signore.
    Ti abbraccio

    Lilly

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  15. Suona la gioia di esserci e suona l’ora della sera.
    Ultime luci di un tramonto che lascia lo spazio alla notte, ai ricordi.
    Ecco la figura della dama notturna che, vestita di bianco, giunge solitaria nella sua casa.
    le voci dei bambini e degli adulti coprono quel rumorosissimo silenzio con le risate, ultima cornice alla sofferenza notturna di una donna ch ancora ama.

    Milord mi hai colpita sul serio.
    Un brano bellissimo credimi.
    Bello proprio.

    Un abbraccio

    Giorgia

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