U-Boot X

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1U-234 – Ovest delle isole Faroe – 7 maggio 1945 ore 21.30
Il comandante Johann-Heinrich Fehler si era concesso una cena diversa dal solito, con carne e verdure al vapore accompagnate da un bicchiere del vino della sua riserva privata.
Il comandante era una persona asciutta e riservata, così l’aver cenato con i suoi ospiti, civili e militari giapponesi, fu di per sé uno strappo alle sue regole, l’aver poi offerto una delle bottiglie della sua riserva fu poi un qualcosa di straordinario, che, a rifletterci con calma, non aveva alcun precedente.
Eppure Johann-Heinrich aveva pensato che quella sera sarebbe stato opportuno ‘festeggiare’ e così si era organizzato. Infatti, nella mattinata aveva finalmente fatto coincidere il punto nave reale con quello riportato nel diario che aveva aggiornato costantemente, secondo gli ordini ricevuti dall’ammiragliato via Kurier, quindi era molto probabile che avessero raggiunto una meta importante.
In realtà Fehler sapeva che tutta quella manovra aveva solo fatto guadagnare del tempo a qualcosa o qualcuno per chissà cosa, del resto anche il punto nave non diceva nulla: erano a Ovest delle isole Faroe dopo averle sorpassate da Nord con una rotta molto prossima all’Islanda.
Ciononostante il comandante di U-234 aveva deciso che si doveva festeggiare perché, vista la natura del loro viaggio, i pericoli che li attendevano con le marine di almeno tre paesi a dargli la caccia e tutte le incognite che si trascinavano dietro, l’aver raggiunto quel traguardo sembrò di buon auspicio.
Infine la notizia di aver sorpassato Rosengarten senza averlo attraversato era serpeggiata tra l’equipaggio e un po’ di buon umore, specie tra la ciurma, non faceva assolutamente male.
Raggiunse la camera di manovra soddisfatto, secondo i suoi ultimi ordini il sommergibile era a quota snorkel per ricaricare le batterie consumate durante il giorno.
“Fuori il periscopio” ordinò e si mise subito a fare un rapido giro per vedere se erano seguiti o se c’era qualche luce nei dintorni.
Fu contento di constatare che nulla era in vista, solo mare e nebbia a perdita d’occhio, lasciò il periscopio al suo ufficiale in seconda e si diresse al tavolo con le mappe, prese quella dell’Atlantico Settentrionale e controllò che il punto nave fosse stato aggiornato da poco e così, con pochi rapidi e decisi movimenti, vide che, se la rotta non fosse stata cambiata, in circa tredici giorni avrebbero raggiunto le isole Azzorre, nel centro dell’Atlantico, appartenenti al Portogallo e quindi neutrali, sebbene dal 1943 ci fosse una base aerea britannica da cui partivano molti aerei per la ricerca di U-Boot nell’Atlantico.
Infine in una decina di giorni sarebbero giunti alle Isole di Capo Verde dove avrebbero trovato un po’ di pace e un rifugio, seppur precario.
Decise quindi di ritirarsi nella sua cabina, lasciando detto di chiamarlo in caso di emergenze uscì dalla camera di manovra e passò nella stanza radio per controllare se era arrivato qualche messaggio.
Una volta sulla branda, cominciò a riflettere sul messaggio intercettato il giorno prima, in maniera frammentata da una trasmissione alleata, in cui si affermava che Hitler era morto e che la Germania era ora sotto il comando del Grand Ammiraglio Dönitz.
La cosa gli aveva fatto piacere, con l’ammiraglio erano buoni amici e ne aveva una grande considerazione, sia per i trascorsi militari, sia per i recenti incarichi politici.

2La comunicazione che avevano intercettato non diceva come fosse morto il Führer e lui non si era arrischiato ad emergere completamente per ricevere comunicazioni visto che si trovavano in pieno campo nemico.
Inoltre le stazioni radio di Golia e Nauen, che normalmente coprivano il Nord e Centro Atlantico, non trasmettevano più e Fehler sospettava che gli alleati le avessero catturate: poco male visto che il suo sommergibile era dotato del nuovo sistema radio Kurier che continuava a trasmettere i bollettini meteo e la rotta da seguire.
La notizia l’aveva comunicata solo al Generale Ulrich Kessler della Luftwaffe, che era l’ufficiale più alto in grado a bordo del mezzo e che ovviamente era rimasto molto colpito.
Il generale era a bordo perché avrebbe dovuto assumere un ruolo di rappresentanza a Tokyo, come collegamento tra le due aviazioni amiche, o almeno così gli aveva spiegato proprio durante la loro cena.
Con un po’ di rammarico pensò che la guerra si stava esaurendo in Europa, lui avrebbe portato altro materiale e rifornimenti ai Giapponesi perché la guerra invece si prolungasse altrove.
Non era un sentimento di protesta, né tanto meno un cambiamento di idee, solo che dopo tutti questi anni di conflitto si sentiva stanco, esaurito e prosciugato, ma era pur sempre un ufficiale della marina del Reich e quindi avrebbe continuato a servirla finché gli sarebbe stato richiesto.
Sentì bussare alla porta e si allarmò.
“Avanti” disse mentre si alzava dalla branda allacciandosi gli ultimi bottoni della giacca che aveva allentato quando si era steso per riposare.
Dalla porta entrò Wolfgang Lotzer, il telegrafista capo, in mano non aveva dispacci, quindi Fehler capì che non c’erano nuovi messaggi dall’ammiragliato e si rilassò.
“Comandante, mi spiace disturbarla, ma volevo parlarle di una cosa che è accaduta prima della nostra partenza, a Kiel.
Le avrei parlato prima, ma ho avuto la conferma solo poco tempo fa e ora mi sembra sia il momento più tranquillo per dirglielo.”
“Vai avanti Wolfgang”
“Bene, durante la fase di carico del sommergibile, che come sa ho controllato e supervisionato personalmente, ho notato che i due Ufficiali Giapponesi stavano armeggiando con dei contenitori di piombo, che li marcavano con la scritta U235 e li chiudevano dentro i pozzetti porta mine che abbiamo riconvertito per il carico.” Proseguì il giovane telegrafista
“Ebbene? li ho visti anch’io”
“Sì comandante, mi ricordo, ma io poi ho chiesto al tenente Tomonaga di spiegarmi cosa significasse e lui mi ha risposto che erano materiali che avrebbero dovuto viaggiare con l’U-235 e che invece erano stati dirottati all’ultimo momento” Fehler sorrise, ma fece cenno di proseguire al timido telegrafista.
“Ebbene signore, ho controllato con l’ammiragliato in questi giorni e ho scoperto che U-235 è un mezzo per l’addestramento, non ha mai avuto alcun piano di navigazione che prevedesse di allontanarsi dalle coste della Germania: il tenente Tomonaga mi ha mentito” evidentemente la cosa doveva aver colpito Lotzer perché quando pronunciò la sua accusa era tutto rosso in viso.

3Fehler soppesò le sue parole, del resto lui sapeva cosa trasportavano, era stato il Grand Ammiraglio in persona a spiegargli cosa avrebbe trasportato e l’importanza della sua missione e di attenersi scrupolosamente agli ordini ricevuti, sia diretti che via Kurier. Inoltre questo era un segreto e sarebbe dovuto restare tale, si chiese dunque cosa fare con il telegrafista troppo zelante
“Wolfgang, non darei molta importanza a quello che ti ha detto il tenente giapponese” cercò di tagliare corto il comandante
“No signore, ma poi ho controllato la lista di carico e rintracciato tutti i colli e per esclusione posso affermare che si tratta di ossido di uranio quello contenuto nelle scatole di piombo”
“Molto bene Lotzer. Ha svolto un ottimo lavoro, ora me ne occupo io. Grazie, e se non c’è altro può andare” come suo solito Fehler era passato alla terza persona singolare per far capire che l’argomento era chiuso e che soprattutto quella conversazione era terminata.
Il telegrafista capì, batté i tacchi e se ne uscì con la faccia tranquilla del soldato che ha svolto il suo lavoro e quello che succederà dopo non è più sua responsabilità.
Johann-Heinrich restò seduto sulla branda ancora un po’, distrattamente si guardò intorno nella sua stanza, pensando che quelle scatole di piombo, stoccate nei tubi lancia-mine del suo sommergibile, dovevano essere estremamente importanti per il Giappone visto che alla loro partenza da Kiel, a fine marzo, era stata fatta una cerimonia con addirittura l’ambasciatore giapponese in Germania, Hiroshi Oshima, il quale gli aveva consegnato personalmente la spada del tenente Tomonaga perché la custodisse durante i quattro mesi di viaggio che li separavano dalla base di Penang in Malesia.
Ricordava perfettamente la bellissima cerimonia, con il banchetto offerto subito dopo, a cui avevano partecipato le più alte cariche del Reich tra cui l’ammiraglio Dönitz e il capo del Partito Nazista, Martin Bormann, oltre a vari alti ufficiali sia della marina che dell’aviazione, tutti in alta uniforme con svariate decorazioni militari, esattamente come lui.
Ma la cosa che l’aveva colpito di più era stato il colloquio privato con l’amico Dönitz che l’aveva informato dettagliatamente sulla natura del carico che avrebbe trasportato e la raccomandazione, superflua, citando le esatte parole dell’ammiraglio, di seguire gli ordini presenti e futuri alla lettera, anche se fossero stati in conflitto con i precedenti, ma soprattutto mantenere l’assoluto riserbo sugli ordini ricevuti.
Ebbene, la raccomandazione, oltre ad essere superflua per lui era risultata anche un po’ sospetta, ma poi saputo del diario di bordo artefatto aveva archiviato la cosa come uno scrupolo dell’amico affinché ‘digerisse’ quella prassi inusuale senza troppe lamentele. Adesso poi che Dönitz aveva preso le redini del Reich, Fehler era sicuro, tutto si sarebbe chiarito e anche questa storia del diario di bordo sarebbe stata spiegata.
I suoi pensieri furono di nuovo disturbati dal bussare energico accompagnato dalla voce inconfondibile dell’ufficiale in seconda
“Comandante dovete venire in camera di manovra”

4Questa volta Johann-Heinrich scattò come una corda di violino e immediatamente aprì la porta della stanza e ne uscì con un gesto unico e fluido, come solo un comandante in caso di emergenza sapeva fare.
“Mi ragguagli sottotenente” ordinò Fehler
“Comandante, durante l’ultima virata di routine abbiamo avuto un contatto a circa 10 km ad est della nostra posizione, in avvicinamento”
“Di cosa si tratta? Mercantili o navi da guerra?” la domanda di Fehler sarebbe potuta sembrare sciocca, ma il sistema GHG che avevano i sommergibili tedeschi permetteva di rilevare le differenze nelle velocità del mezzo che dava un contatto, e da li era possibile risalire al tipo di imbarcazione
“Non saprei dire con esattezza, ma l’addetto crede sia un sommergibile”
Johann-Heinrich si fece serio, nel frattempo avevano raggiunto la camera di manovra.
“Comandante, la velocità dal contatto è otto nodi, rotta 218°” a parlare era stato l’addetto al GHG
“A quella distanza deve averci sentito anche lui: ai posti di combattimento, preparare i tubi tre e quattro, fuori il periscopio, fermare le macchine” fu la pronta risposta del comandante
“Profondità 14 metri, tubi pronti, macchine ferme, equipaggio pronto Comandante” rispose dopo pochi istanti l’ufficiale di seconda.
“Ottimo” rispose meccanicamente Fehler mentre guardava dal periscopio.
La nebbia e la notte non erano d’aiuto, non si vedeva assolutamente nulla, anche cambiando le ottiche sul pelo del mare non c’era il minimo bagliore: doveva essere proprio un sommergibile, probabilmente uno britannico schierato a difesa delle vicine coste Irlandesi.
“Ufficiale alle armi tra quanto la miglior finestra di tiro?”
“Quattro minuti comandante”
“Hans, il contatto ha aperto i tubi siluri?”
“Negativo comandante, il sommergibile mantiene rotta e velocità e non ha aperto i tubi” rispose velocemente Hans Hofner l’addetto al sonar.
Il comandante si fermò un attimo a riflettere, che il sommergibile non li avesse sentiti?
Molto strano visto che viaggiava in coda.
La sua velocità indicava che era all’inseguimento di qualcosa, ma cosa se non erano loro?
Infine doveva aver sentito perfettamente che aprivano i tubi dei siluri anteriori e questo era un atto offensivo.
“Comandante, ricevo qualcosa dall’antenna subacquea. È un messaggio dal contatto, dal sommergibile che ci segue” fu il telegrafista a interrompere i pensieri di Fehler.

5Stanza 3603 Rockefeller Center – N.Y. – 7 maggio 1945 ore 18.30
Il colonnello William Joseph Donovan stava guardando tramontare il sole dalla vetrata del suo ufficio nel Rockefeller Center, che lui stesso aveva scelto nel 1941 come sede centrale del suo servizio di informazioni.
Il suo viaggio di rientro da Aberdeen era stato rapido e senza particolari eventi, i britannici gli avevano organizzato un volo militare fino a Londra e da qui aveva preso un volo di linea per Washington.
Appena giunto si era presentato alla Casa Bianca dal Presidente Truman per fare rapporto sulla morte di Hitler e chiarire la storia di U-234.
Sfortunatamente il suo incontro con il presidente non era stato piacevole, come la conversazione telefonica, infatti, sebbene il suo ufficio avesse recuperato molte informazioni sia sulla morte di Hitler, che era stato appurato essere un suicidio, sia sul sommergibile U-234, fin dall’inizio il presidente era sembrato ostile.
Infine alla riunione si era aggiunto anche Edgar Hoover, capo del Federal Bureau of Investigation, suo acerrimo nemico, che lo aveva sempre osteggiato fin dalla sua nomina a Coordinatore delle Informazioni.
Il pessimo rapporto tra i due, William lo sapeva, era causato dal fatto che il suo Ente aveva il compito di coordinare tutte le altre agenzie di spionaggio americane, in questo senso era percepito come una minaccia al potere personale dei singoli direttori di agenzia.
Hoover non faceva eccezione, solo che essendo a guida del FBI godeva di molto potere e molti agganci politici.
Come risultato di questo pessimo rapporto, la comunicazione tra FBI e l’Ufficio dei Servizi Strategici di Donovan era praticamente nulla, mentre il Sud America era diventato un ‘protettorato’ di Hoover e da cui Donovan non aveva alcuna possibilità di avere informazioni.
Il suo incontro con il presidente Truman e Hoover fu quindi molto rapido, freddo e privo di qualsiasi scambio umano o professionale. L’impressione che William si era fatto era che il neo presidente non osava licenziarlo in tronco a causa del suo passato militare e delle innumerevoli missioni compiute durante questo conflitto: se ci avesse provato la stampa se lo sarebbe mangiato vivo, e considerato che era succeduto ad un presidente e non era stato eletto, Truman era molto accorto e sensibile a questo argomento.
Per quanto riguardava la storia del sommergibile tutto era un gran pasticcio e Donovan sospettava fortemente che dietro ci fosse lo zampino di Hoover, infatti, aveva scoperto nel loro colloquio, che l’informativa sulla defezione di un sommergibile tedesco era giunta all’ambasciata Americana di Buenos Aires in Argentina e quindi era stata raccolta da Hoover.

7Sfortunatamente nessuno, tranne probabilmente il direttore del FBI, sapeva come si era arrivati a tale informativa: la versione ufficiale era che i canali diplomatici Nazisti in Argentina avevano barattato la resa del sommergibile e del suo prezioso carico per alcuni passaporti argentini e una certa benevolenza degli Stati Uniti riguardo l’apertura di alcune filiali in argentina di imprese tedesche, ma Donovan sospettava che sotto ci fosse dell’altro, ovviamente scoprirlo sarebbe stato estremamente difficile se non impossibile.
Ciò che più di tutto lo stupiva era che il suo amico Roosevelt avesse avuto le medesime informazioni e si fosse fidato di Hoover, o meglio avesse reputato che il beneficio del carico di U-234 valesse qualsiasi baratto.
Sulla sua scrivania c’era un rapporto completo, stilato da uno dei suoi uomini che aveva assegnato a seguire il sommergibile, in cui si raccontava la storia di U-234, del suo comandante Fehler, pluridecorato per le azioni in mare e del carico, presunto, che trasportava in questa missione.
Dalla lista non traspariva nulla di eccezionale, certo c’erano piani costruttivi delle più recenti armi del Reich e alcuni personaggi di spicco sia civili che militari, ma nulla di tutto ciò valeva l’interesse di un presidente o meglio di due.
William aveva letto le note di Roosevelt e non gli era sfuggito che l’amico aveva preso a cuore la faccenda, il fatto poi che avesse mantenuto un segreto con lui, aveva spinto Donovan a credere che ciò fosse in relazione con l’unica cosa segretissima che gli Americani avevano e che Donovan reputava una perdita di tempo, risorse e denaro: il progetto Manhattan.
Un altro plico sulla sua scrivania lo informava correttamente sullo stato di tale progetto, fortemente voluto da Roosevelt, e che stava costando ai contribuenti americani una fortuna.
Il progetto si prefiggeva di utilizzare la potenza dell’Atomo per costruire un’arma, una bomba. Sfortunatamente, sebbene sulla carta tutto ciò fosse dimostrato e realizzabile, nella realtà i progressi fatti dagli scienziati erano miseri se non addirittura nulli. Nel dicembre dell’anno passato proprio il suo ufficio aveva informato la commissione del Senato che l’attuale capacità degli Stati Uniti di produrre uranio utilizzabile per la bomba era di pochi etti l’anno, mentre per una sola bomba ne servivano alcuni chili. William ne aveva dedotto quindi che U-234 trasportava uranio, del resto che la Germania avesse le capacità e le risorse per produrre l’uranio arricchito non era più un segreto e William lo sapeva bene, vista la quantità di agenti che aveva perso nel tentativo di bloccare il programma nucleare Nazista, culminato con il loro successo, americano e britannico insieme, in Norvegia quando aveva distrutto gli approvvigionamenti tedeschi di ‘acqua pesante’.
Ovviamente ignorava se anche Truman e Hoover fossero giunti alla stessa conclusione, ma ipotizzava che o non gli importasse o non lo sapessero visto che avevano affidato a lui il compito di recuperare U-234.
No, era evidente che Hoover aveva in mente qualcosa di diverso, molto probabilmente in relazione con gli accordi presi in Argentina con i Nazisti.
L’unica cosa che lo divertiva amaramente in tutta questa faccenda era che se l’impresa fosse andata bene, il merito sarebbe stato ovviamente del Presidente Truman, mentre se qualcosa fosse andato storto la colpa sarebbe stata ovviamente soltanto sua: Hoover in entrambi i casi avrebbe avuto la sua parte e il suo trofeo.
L’ultima cartelletta sulla sua scrivania conteneva un rapporto appena redatto dai suoi agenti in cui veniva informato che l’indomani, l’8 maggio, il Governo di Flensburg presieduto da Karl Dönitz, ossia ciò che restava del terzo Reich, avrebbe firmato la resa e che quindi le ostilità in Europa sarebbero cessate.
Dal canto suo Donovan aveva appena firmato l’ordine esecutivo affinché la USS Sutton, un cacciatorpediniere della classe Cannon, salpasse immediatamente da Portsmouth con l’ordine di cercare un sommergibile tedesco con numero identificativo U-234 nelle acque di Terranova, o almeno così gli era stato ‘suggerito’ da Hoover come parte dell’accordo.
Sospirò profondamente godendosi gli ultimi raggi del sole che si inabissava a ovest, ma non si rallegrò della notizia contenuta nell’ultima cartelletta: il suo paese era ancora in guerra con un nemico ostinato e che, temeva, non sarebbe capitolato neppure con le nuove bombe atomiche.
Ciononostante William era pur sempre un colonnello degli Stati Uniti d’America, aveva un sommergibile nazista da recuperare e una guerra con il Giappone da vincere.
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26 pensieri su “U-Boot X

  1. E questa è una pagina di storia.
    Pura storia che, con l’incalzare degli eventi, si è inserita benissimo in tutto il contesto.
    Anzi mi viene il dubbio che tu l’avessi preparata fin dall’inizio.
    Ciao milord, buona domenica

    Lilly

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    • Lady Lilly Simoncelli
      Beh, si, milady. Questa pagina è storia.
      Certo aggiungemmo, mia signora, qualche dialogo, giusto per mantenerla.
      Ma il U-234 è esistito sul serio. Con tutto il suo carico di bugie e falsità legate agli States.
      Ovviamente il vostro dubbio, milady, è realtà: era preparato fin dall’inizio.
      Abbiate le nostre cordialità più sottomarine possibili.

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  2. Ma le cose sono andate così e allora, Walter?
    Comincio a pensare che sia tutto vero.

    Oddio

    😦
    Ciao Nì, buona domenica
    Lilly 4 u
    (eh eh eh inizio a scrivere come fai tu: 4 u= for You)

    😀
    Caffé e di corsa

    😀

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    • Sembrerebbe di sì.
      La smentita ufficiale potrebbe arrivare, soltanto, dai protagonisti e temiamo che, tali smentite siano fuori tempo massimo per quanto ne possa concernere un normalissimo ciclo vitale.
      Serena domenica milady.

      Perdonateci milady: perché di corsa il caffè?
      Fate con calma, altrimenti che caffé è?
      Salutations my lady

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  3. Ninniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
    Sono quaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    Ma ciaooooooooooooooooooo

    😀

    Sì è vero, soltanto i protagonisti possono smentire.

    ahahahhaaahahhahahajjahahaahhaha

    Ciaoooooooo milord Direttore, come vaaa?

    😀

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      • Ma sì ma sì, milord, sto bevendo il caffé e sono con Ipad.
        Ma che bello.
        Oddio mio signore, dovreste stare attento a parlare di Walter e dell’U-Boot 234: e se domani mattina Walter dovesse dirvi che non essendo presente ai fatti di guerra, nei suoi confronti siete di “cattivo gusto” come la mettiamo?

        Vi fanno il Processo? Ahahahahhahaaahhahahah
        Io vi faccio da avvocata.
        Me li mangio, anzi no, mi faccio spalleggiare da qualche amica.
        😀

        Mi piace

      • Milady!
        Non vi conoscevamo questo piglio viperino. Vabbé, la vipera (poveretta) è donna, dunque …

        🙂

        Non crediamo ci possano essere problemi in tal senso: possiamo star tranquilli.
        Buona domenica milady

        🙂

        Mi piace

  4. Uhmmmm
    Quindi non ti sembra di essere stato un po’ troppo pesante?
    Con un racconto un po’ troppo scritto di cattivo gusto, dunque?
    ahahahhaaahaha

    Sapessi come sono contenta di essere in linea adessoooooo

    ahahahahhahhahahahahahah

    😀

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  5. Oddio milady, pure qua?
    Possiamo suggerirVi di dirigere, la vostra splendida attenzione, su qualcun’altro?

    🙂

    Non vorremmo scatenare la Terza Guerra Mondiale stavolta.
    Fate la brava, almeno voi, va …
    🙂

    Abbiate una serena domenica di buon gusto.
    Quello cattivo lasciatelo a noi, che ormai siamo esperti in materia.

    Cordialità milady

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  6. Un capitolo molto bello e con una profondità intellettuale di tutto rispetto.
    Bello sul serio milord. preferisco rileggerlo più tardi meglio.
    Mi sarebbe piaciuto, tantissimo poterla salutare anch’io.
    Buona domenica mio signore

    Sua Anna

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  7. Capitolo interessante, ben scritto, si legge facilmente nonostante l’argomento non sia roseo.(di domenica mattina, poi… ) Si avvertono la tensione, la paura,le responsabilità, l’incertezza delle decisioni da prendere che, a catena, ne determineranno altre; si avverte la precarietà e la fragilità della mente umana, capacissima di cose memorabili, ma anche di errori mastodontici e brutture, che si riverseranno su tutti, anche sugli incolpevoli.
    Tutto questo accompagna sempre una guerra, unita al suo carico di grigio, di nero, di rosso.
    Meglio la pace, vero Milord? Molto meglio la Pace!

    Buona domenica,
    Marirò

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  8. Il prosieguo della storia si snoda su considerazioni storiografiche, appunto e situazioni emozi nali riflesse e complesse.
    Lo si vede e lo si respira fin dalle prime battute.
    Siamo in guerra e in una brutta guerra che, osservata dalla parte tedesca, volge al termine (ma ormai è una certezza) in modo tragico e brutale.
    Gli alleati gliela faranno pagare a caro prezzo.

    Ma ecco l’intelligenza diabolica: passare quanto serve al nemico per averlo, quanto meno, complice.
    In questi termini e soprattutto in questi modi, la dignotà e l’onore spariscono.
    Un brano come sempre bellissimo, letterariamente perfetto e scorrevole talmente tanto da far venire il dubbio che, in questi frangenti, tutto quello che ci racconti possa essere successo davvero.

    Grande Ninni.
    Ti abbraccio ciao e buona domenica

    Francesco

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  9. E questo me lo sono stampato pure ( quattro pagine e mezza, compreso le foto, tutte ordinate), che sono andata ad aggiundere alle altre nella mia cartellina. Quando tutto sarà finito me lo farò rilegare.
    Un capitolo, milord, semplicemente bellissimo. Mi hai fatto vivere, proprio, il momento, l’attimo e soprattutto, le situazioni.

    Ho assistito ai dubbi e alla tensione di chi sa che deve decidere e lo sa ol peso che ha addosso.
    Credimi, certe cose le si vivono nella realtà di ogni giorno o a cinema, ma mai mi era capitato che le potessi vivere leggendo.
    Il fatto è che sei bravissimo nello scrivere, con un romanzare pulito, lineare e bellissimo.
    Ovviamente sono rimasta un po’ così perché vorrei sapere come continua, ma so che l’attesa verrà ripagata da una qualità notevole, notevolissima, bellissima e profondissima.
    Ti bacio milorderrimo augurandoti buona domenica

    🙂

    Your Eleanor 4 U

    😀

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  10. Una caratteristica peculiare, caro milord, e come è sempre stata, la vostra precisione sia storiografica, sia stilistica. Una precisione dovuta all’amore per l’informazione corretta (e lo si vede anche nei racconti e romanzi) e soprattutto alla cura e accuratezza visiva ed estetica che mettete in ogni cosa che fate.
    Una tale caratteristica è tipica del segno della Bilancia.
    Un segno d’aria molto “elegante”, un segno artistico che cura il particolare.
    Adesso non mi dite che siete del segno dell’Aquila con ascendente Brigante.

    (Ho una grande passione per l’astrologia ecco perché mi sono permessa)
    Complimenti per questo capitolo: un grande capitolo.
    Buona domenica a voi.

    Giorgia

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  11. Una bella passione la sua, caro dott. Raimondi.
    Mi ha fatto sognare e capire un bel pezzo di storia.
    Il suo, anzi i suoi spunti sono oro colato da osservare e imparare per tutto quello che la storia ci narra o ci racconta.
    Grazie di cuore e buona domenica

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  12. Milord, io sono stupita da matti.
    Stupitissima. Ma come fai?
    Poco ci mancava che sentivo il rumore del mare, il ruomore dei motori marini accesi.
    Parola di Kate, che poi sarei io 🙂 : sono rimasta a bocca spalanca.

    Ma che bello e l’altro capitolo di questo romanzo, che mi intrippa tanto, quando sarà? Domenica prossima o fra qualche giorno?
    Un bacio milord a presto allora.
    Ci conto sai?
    Ciaooo

    Kate

    😀

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  13. Ogni volta che leggo la storia di un U-Boot non posso fare a meno di pensare al codice Enigma ad Alan turing e a tutto ciò che gli ruotò intorno…Grazie Milord come sempre siete stimolo per riflessioni approfondimenti e ricordi interessanti 👏🏻

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  14. Siamo immersi nella lettura che mi da un quadro bellissimo.
    La storia, Milord, è grande.
    Ma andiamo con ordine.
    Io ho sentito parlare gli ufficiali dentro al sottomarino gemello e quegli sguardi non mi sono piaciuti.
    Sì, ho visto gli sguardi e ho sentito il generale parlare.
    Io ho sentito il tabacco nella grande stanza a New York come ho percepito il nervosismo e la tensione.
    Una tensione su cosa si pensa per decidere e su cosa si decide.

    Il dubbio e il terrore, malcelati.
    Ho percepito la solitudine del comando.
    Quella solitudine che, spavaldi (perché da te dipende il destino di tanta gente) chi comanda nasconde.

    Ne sai qualcosa tu, Ninni? Sì, parlo di te, parlo con te: ne sai qualcosa della “solitudine” di chi comanda? Di chi gestisce? Tanto, poi, ogni giorno arriverà sempre l’ultimo venuto e tutto ricomincerà daccapo.
    I dubbi, le incertezze, l’ammirazione, la soddisfazione e la confidenza imparati, sempre, “con il senno di dopo”!
    E’ vero?
    Per ricominciare con il nuovo/a venuto/a e il giro ricomincia in un turbine che non si ferma.

    Ne sai qualcosa della tristissima “solitudine” del comando?
    Ti ammiro tanto, sai?
    Per tantissime tue qualità, non ultima quella che da leone, ti travesti come un cane, per piangere sul leone.
    Com’è brutta la solitudine del comando!

    Come è bello questo romanzo. Molto bello e prezioso.
    Un caro abbraccio milord mio signore.
    Sempre vostra

    Manuela

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