Mille piccoli aghi

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Per quanto riguarda la letteratura, l’esperienza sembra dimostrare che i racconti lunghi presentano un vantaggio rispetto a quelli brevi. Più lunga è la storia, e più vale la pena di raccontarla.
Il motivo c’è. Quanto più il racconto è lungo, tanto più l’autore può esprimersi. Se ha spazio sufficiente, può indulgere all’invenzione di trame e sottotrame, con intrecci complicatissimi. Può impegnarsi in lunghe descrizioni, delineare accuratamente i suoi personaggi, dilungarsi in dotte dissertazioni e in discussioni filosofiche. Può tendere trabocchetti al lettore, nascondendogli importanti informazioni, fuorviandolo e confondendolo, per poi ripescare, nel momento di maggior effetto, temi e personaggi trascurati.
Ma in ogni buon racconto, per quanto lungo, c’è sempre un nocciolo, un punto essenziale. L’autore può non mettercelo coscientemente, ma ci sarà lo stesso. Il lettore può non cercarlo consapevolmente, ma, se non c’è, ne sentirà la mancanza. Se questo nocciolo è stupido, banale o inconsistente, il racconto ne soffrirà, e il lettore reagirà alla fine con un infastidito: “E allora?!”.

Nei racconti lunghi e complessi, il nocciolo può essere occultato sotto strati di materiale accessorio. I professori universitari, per i quali la ricerca del nocciolo è uno sport particolarmente eccitante, potranno stimolare i propri allievi alla caccia; e opere letterarie particolarmente ricche e profonde possono essere spunto di innumerevoli tesi di laurea, tutte dedicate all’identificazione e alla spiegazione di noccioli e sotto-noccioli.

Ma proviamo a considerare l’estremo opposto. A mano a mano che un racconto si accorcia, tutti i ricami della fantasia che la lunghezza rende possibili, dovranno essere eliminati. Nel racconto breve non ci possono essere sottotrame, non c’è posto per il filosofare, e quel tanto di descrizione, di sbozzatura dei personaggi che è indispensabile dev’essere esposto con la massima concisione.
Il nocciolo tuttavia resta. Poiché non si può fare economia a sue spese, il suo peso relativo risulterà maggiore nel minor volume totale del racconto breve.
Nel racconto brevissimo, infine, tutto viene eliminato, tranne il nocciolo. Il racconto brevissimo si riduce al solo nocciolo, e lo si presenta al lettore senza orpelli, come un ago nudo soffiato da una cerbottana; un ago che può solleticarlo o pungerlo; un ago che lascerà i suoi effetti, conficcati in lui, a lungo.

Eccovi dunque alcuni aghi esposti nello scenario e con la tecnica descritta, ciascuno lanciato dalla nostra cerbottana.
Rendere vivo un luogo d’incontro grazie alla passione della lettura, non dipende dal luogo, ma da chi lo gestisce e da chi lo frequenta e soprattutto dallo spirito e dalla predisposizione a quanto detto.
Buona lettura a tutti

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19 pensieri su “Mille piccoli aghi

  1. Bell’iniziativa caro Ninni.
    Un’ispirazione così bella non la si macina in un attimo.
    Sei ispirato da qualche gentile Lady? E’ riuscita, una qualsiasi milady a colpirti il cuore?
    Ottima.

    😀
    E allora sarò tutto occhi.

    Ciaooo

    😀

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    • Amico mio, come detto, abbiamo dato e da un bel pezzo.
      Certo è che, lungo la strada per Assisi, il santo poverello è come se mi avesse illuminato.
      Come se, ascoltando le correnti del tempo, avessi percepito, sognando, l’impercepibile.

      Grazie, spero sia di gradimento.
      Cordialità

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    • Lady Lea,
      allora serete sazissima. Stiamo parlando di racconti brevissimi, preparati e pubblicati.
      Più che altro, un batticuore fortuito.
      Incredibile, stento a credere che un auto in semi-panne possa fare un tale effetto
      Caldi caldi

      Cordialità

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  2. Ma che bella notizia. Almeno una news nuova in questa giornata che non me ne va bene una.
    Non vedo l’ora milord.
    Avete chiuso, però, con il capitolo (ieri) forse un po’ troppo precipitoso?.
    Il capitolo di ieri è bellissimo, ma non sto nella pelle per questa serie di racconti brevissimi annunciati.
    Batticuore Milord? Il singolo nome di donna vi ha smosso il cuore?
    Da non credere

    Bello bello

    Buon pomeriggio

    🙂

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    • Mia signora se fossero queste le belle news che vi rasserenano, beh, potremmo farvi un favore.
      Speriamo che portino bene.
      Un singolo nome?
      Oddio milady, a braccio ci piacquero (solo nel frangente però) i nomi composti. Che so:
      Maria e qualcos’altro.
      Ma stiamo parlandoo di miraggi…

      Abbiate le nostre radiose cordialità

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    • Oplà milady.
      Per noi una pinta (e un’altra in ghiaccio) di Guinnes, due hotdog con crauti e una conteiner di patatine al forno-rosmarino e aglio, in quantitativo industriale.
      Via ai giochi.

      Cordiality

      🙂

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  3. Un’iniziativa bellissima, mio signore.
    Ti ho letto mentre ero in treno, questa notte e adesso che, finalmente, sono arrivata a casa ti sto leggendo con una serenità e gioia incredibili.
    Io sono pronta a mangiarti mio signore.

    Leggo di nomi composti…
    Milord non mi rattristare per favore. Cosa sarebbe questa gentile Signora che si è insinuata?
    😀

    Da non credere

    Ciaoo

    Elena

    🙂

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    • Ci leggerete con maggiore serenità?
      Grazie milady
      Insinuata? No, no qua non si insinua nessuno.
      I miraggi, però esistono e alcune volte fanno degli scherzi. Ti fanno intravedere una persona che è speciale e che conosci (come fosse un sentito dire) “da lontano”.
      Ci si crede e si costruiscono castelli e poi, arriva quella classe che toglie il respiro.
      Come detto sono miraggi….

      Una cordialità intercity

      🙂

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  4. E questa è una leccornia da non lasciarsi sfuggire.
    Mille motivi per raccogliere i mille.

    Leggo anch’io di nomi composti. Si si e ti parlo di una mia “Maria Giovanna”.
    Nulla di speciale ma, nel mio caso, fu un’occasione perduta. Quasi solitaria.
    Ti ricordi da Baratti a pranzo?
    C’era tutta la sarabanda e c’eri anche tu. Ti ricordi quella “ragazza” che ti chiese se eri di Torino?
    Bè, era il mio destino, quel “nome composto” un destino che se ne è andato così come era venuto.
    Ciao Nì

    Grande

    🙂

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    • Intanto accontentatevi del primo aghetto.
      Poi si vedrà, giusto?
      Ma … sarete in grado di tenerci testa?

      Beh, Massimo, la nostra, o meglio il mio personale miraggio, Maria S., è appunto un miraggio.
      Incredibile: apparsa dal nulla, riempie i pensieri in modo gentile…
      Ma non se ne fa niente.
      Proprio nulla.

      Come tutti i miraggi, arriva e se ne va lontano…
      Deve nascere la donna della nostra vita.
      Ma quando penso a quel nome composto, in riva al mare, bionda e gentile.
      Educata e speciale così “fuori dai canoni”… inizio ad illudermi…
      Ma è un’illusione.
      Con me queste cose non funzionano.
      E allora è come una telefonata con il Paradiso.
      Un Paradiso che si adagia dentro.
      Ma sono sogni.
      Sogni nel cassetto.
      Sogni che si legano a un messaggio e a un sorriso; alla classe di una donna, troppo lontana, troppo speciale per esser vera.
      Un bluff.
      Già amico mio.
      Semplicemente un Bluff.
      Alcune volte un miraggio lo cogli.
      Altre volte, tra un pennello, un imbianchino che pulisce e indora …
      Alcune volte parlare di tutto questo ti fa credere che lei sia lì.
      Impossibile che possa essere così facile.
      Da non credere…
      Meglio svegliarsi…
      Ciao Massimo saluta mi la tua Torino

      Abbiate le nostre migliori cordialità

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