Due chiacchiere

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2c

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Provai a imboccare una scorciatoia.
Un’errata svolta a sinistra, dopo l’uscita di Bologna-Casalecchio di Reno, mi cacciò in un intrico di stradine di campagna, in cui non riuscii più a raccapezzarmi. Volente o nolente fui costretto, chilometro dopo chilometro, a inerpicarmi sempre più su in quei boschi dei colli bolognesi. Persino un tentativo di tornare sui miei passi si risolse in un’ulteriore salita. Non si vedeva una fattoria, un distributore di benzina, un segno qualsiasi di presenza umana; solo alberi verdeggianti, arbusti, nubi vaganti, e quella dannata strada che continuava a salire. Ora era così stretta che mi sarebbe stato impossibile fare un’inversione per tornare indietro.
Nel tratto di strada più orribile che si possa immaginare forai una gomma e scoprii che quella di scorta era sgonfia.
Imprecando sotto il sole rovente di quell’estate emiliana, cominciai a camminare nella sola direzione che ritenevo per me vantaggiosa: verso il basso! Ma la stradina serpeggiò e si contorse stranamente tra le colline, e ben presto (a quel punto mi ci ero ormai abituato) la discesa si tramutò inspiegabilmente in salita.
Raggiunsi la cima dell’ennesima collina, mi guardai intorno e trassi un profondo sospiro di sollievo.
— Salve! — gridai.

La sua casa era al centro della conca più verde che avessi mai visto.
Era una piccola valle, chiusa sul fondo da due pareti scoscese di granito rosso, sui due lati di una piccola cascata iridescente. La casa era semplice, nello stile tipico bolognese, e sembrava nuova di zecca. Tutt’intorno ai muri si addensava una quantità di fiori stupendi di tutti i colori. Benché il cielo fosse parzialmente coperto, notai che neppure una nube sovrastava la valle; sembrava che il sole avesse riservato tutti i suoi sforzi per quel luogo incantevole.
Era ritto nello spiazzo davanti alla casa e annaffiava le rose. Sul momento rimasi sorpreso alla vista dell’acqua corrente in quell’angolo isolato. Poi alzò la testa al mio richiamo e al rumore dei passi mentre mi avvicinavo. Il suo sorriso era caldo, il saluto cordiale, la stretta di mano decisa; i folti capelli bianchi agitati dal vento e gli occhi splendenti, incavati in una faccia rubiconda, contribuivano a dargli l’aspetto più affabile che si potesse immaginare. Annuì con aria comprensiva al racconto delle mie disgrazie e mi invitò a usare il suo telefono e ad approfittare della sua ospitalità mentre aspettavo il carro-attrezzi.
Dopo aver telefonato, mi abbandonai in una poltrona meravigliosamente comoda, in un soggiorno straordinariamente accogliente, gustando l’esecuzione eccezionalmente vivida di un qualcosa chiamato Valzer di Mefistofele da un impianto stereofonico incredibilmente perfetto.
— Verrebbe quasi da pensare che sia lo stesso compositore a eseguirlo — osservò amabilmente il mio ospite, deponendo al mio fianco un vassoio di straordinarie ghiottonerie, preparate in un tempo incredibilmente breve. — Naturalmente è morto da molti anni, ma che pianista! Pover’uomo, avrebbe fatto meglio a star lontano dalle mogli altrui.
Conversammo piacevolmente per oltre un’ora, in attesa del carro-attrezzi. Mi raccontò che, risentendo degli effetti di una brutta caduta in gioventù, per motivi di salute lo obbligavano ad abbandonare di quando in quando il suo lavoro per trascorrere una breve vacanza in Emilia Romagna.
— E perché proprio in Emilia? — gli chiesi (io sono un patito del Trentino).
— E perché no? — sorrise. — Questa valle è un luogo ideale per meditare. E poi amo l’Emilia in special modo l’entroterra bolognese. È qui che ho ottenuto molti dei miei maggiori successi; e alcune delle più grandi sconfitte. La sconfitta non è poi una brutta cosa, purché non in dose eccessiva, s’intende. Stimola l’umiltà e l’umiltà favorisce la prudenza e quindi l’equilibrio.
— Lei è nel pubblico impiego, non è vero? — chiesi. Le sue osservazioni sembravano rivelare che avesse concorso e rivestisse, quindi, qualche carica pubblica.
I suoi occhi brillarono. — In un certo senso. E lei cosa fa?
— Sono avvocato.
— Ah — Mi guardò interessato. — Allora forse avremo occasione di rivederci.
— Sarebbe un vero piacere. Tuttavia sono venuto, da queste parti, solo per un contratto. Se non avessi abbandonato l’autostrada …
— Molti si ritrovano a bussare alla mia porta per lo stesso motivo. — Annuì. — Deviare dalla retta via significa spesso cacciarsi in un ginepraio pericoloso, non è vero?
Quell’osservazione mi lasciò perplesso.
Intendeva proprio dire che molti viaggiatori sperduti capitavano da quelle parti, o si riferiva al suo lavoro?
Forse aveva a che fare con la legge, come magistrato, guardia carceraria o magari carabiniere. Uomini del genere spesso non amano discutere del proprio lavoro.

— In ogni caso — dichiarai — non potrei dimenticare facilmente la sua gentilezza.
Si adagiò all’indietro nella poltrona, facendo coppa con le mani attorno al suo brandy. — Vede — sussurrò — la gentilezza è una cosa strana. Spesso la si scopre, come un lumicino inatteso nella più buia delle notti. Si è mai soffermato a considerare che non esiste niente nell’Universo che sia paragonabile a una sostanza chimicamente pura al cento per cento?
In qualsiasi cosa, per quanto accuratamente raffinata, distillata, depurata, ci sarà sempre un poco, anche un’infinitesima traccia, del suo contrario. Nessun uomo, ad esempio, è completamente buono, né completamente cattivo.
Il più gentile degli uomini dovrà commettere sempre qualche piccola, segreta malvagità; e il più crudele degli uomini non potrà evitare di fare prima o poi qualche piccola buona azione.
— È proprio questo che rende così difficile giudicare la gente — dissi, condiscendente. — L’ho constatato spesso nella mia professione. Bisogna fidarsi dell’intuito.
— Fortunatamente — affermò — nella mia ho a che fare con fredde e concrete statistiche.
Dopo un momento di silenzio, osservai: — In ultima analisi, quindi, lei concederebbe persino al Diavolo quell’infinitesima traccia di bontà di cui parla; il suo debito, per così dire? Di tanto in tanto, dunque, anche lui sarebbe costretto a fare buone azioni? È indubbiamente una tesi singolare.
Accennò un sorriso. — Eppure potrei assicurarle che quel sottile, irresistibile, impulso potrebbe farsi sentire anche laggiù, all’Inferno intendo.

L’eccellente sigaro, che mi aveva offerto con un brandy superbo, si era spento. Notandolo, si protese in avanti. L’accendino fiammeggiò con uno scatto simile a uno schioccare di dita.
— Questo concetto — disse piano, come soprappensiero — è parte di una filosofia che ho elaborato in collaborazione con mio fratello.
Un piccolo dente, in un complesso ingranaggio, che potremmo chiamare sistema dell’equilibrio universale.
— Lavora con suo fratello, dunque? — chiesi, cercando di far quadrare quest’ultima informazione nella mia ipotesi.
— Sì … e no. — Si alzò e un attimo dopo sentii un motore che si avvicinava lungo la strada. —
– Ecco il suo carro-attrezzi.
Sostammo sotto il portico, aspettando l’automezzo. Girai lo sguardo sulla sua valle stupenda, aspirandone a pieni polmoni l’aria tersa.
— Graziosa, non è vero? — mi chiese, con una sfumatura d’orgoglio.
— Piena di pace e tranquillità — risposi. — Uno dei luoghi più attraenti che abbia mai visto. Sembra riflettere quanto mi ha detto circa i suoi interessi … e quanto ho osservato in lei. La gentilezza, l’ospitalità, la generosità, il suo amore per l’uomo e la natura.
— Gli strinsi la mano calorosamente.
— Non potrò mai dimenticare questo pomeriggio delizioso!
— Oh, penso che lo dimenticherà. — Sorrise.
— A meno che non ci si incontri ancora. In ogni caso, sono lieto di averle fatto un favore. Quassù, devo quasi crearne l’occasione.

Il carro-attrezzi frenò stridendo. Scesi gli scalini e mi girai un’ultima volta a guardarlo. Il sole, prossimo al tramonto, sembrò accendere un riflesso di fuoco nei suoi occhi concedendogli un’espressione, come dire, altera e misteriosa.
— Grazie ancora — lo salutai. — Mi spiace di non aver potuto incontrare suo fratello. Non viene mai a trascorrere le vacanze qui?
— Temo di no — rispose, dopo un attimo di esitazione.
— Anche lui ha la sua piccola valle … un po’ più in su. Un po’ più vicino al Sole.
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35 pensieri su “Due chiacchiere

  1. Secondo racconto brevissimo.
    Secondo ago sparato con forza.
    Una prova letteraria bellissima che oggi mi sta coinvolgendo un po’ di più. Bello proprio e soprattutto elegante.
    Anche qua, tra la lotte del bene e del male, abbiamo la stranezza dei comportamenti.
    Bello e mi è piaciuto.
    Bonjour cheri.
    Au revoir

    Bisoussssss

    Annelise

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  2. Bello come racconto.
    Certe volte sbagliare strada fa incontrare persone strane.
    A me è capitato l’anno scorso a Cecina.
    Mi sono persa e mi sono ritrovata in uno spiazzo dove c’era un Circo tipo di cento anni fa e con persone strane vestite come alla fine dell’ottocento.
    Quando ci sono tornata, l’indomani, con mia madre per farglielo vedere perché non ci voleva credere, non c’era più e anzi nessuno ne sapeva nulla.

    Grazie milord

    🙂

    Buona giornata

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  3. Dalle catene della scrivania mi prendo un po’ di libertà.
    Ma che bello e soprattutto che idea geniale. Ho capito, un racconto brevissimo nuovo, ogni giorno.
    Bello proprio.
    Questo sembra uscito da un’analisi onirica di un mondo fatato: l’unione dei sogni e degli incubi mischiati come in un mazzo di carte.
    Bello proprio, mi piace

    Il male, come lo intendiamo noi, ha molte facce e tanti sorrisi.
    Ciao

    Francesco

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    • Spillo

      Il destino di chi deve rimanere incatenato ad una scrivania.
      Il successo di un qualsiasi racconto è demandato a chi lo legge, non a chi lo scrive.
      Ci sono tante schifezze in giro …
      Grazie per esserci

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  4. Il diavolo si diverte come Dio il Suo necessario alter ego si riposa si compiace fa scherzi e si concede lussi concessioni tirannie .Scappa un continuo sornione sorriso leggendo ogni metafora simbolo sottinteso e paradosso.mi piace pensare che sempre la Bellezza più pura e strabiliante nasconde un po’ del suo opposto ..L orrore più profondo.Bellissimo ❤️

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    • arielisolabella – lady Lea

      E’ interessante come riflessione.
      Anche a noi piacque pensare nella non indeterminatezza di tutto.
      Mai tutto è assolutistico in quanto, le sue variabili, sono pressocché infinite.
      La più grande perfezione è essa stessa imperfetta in quanto è destinata a finire o trasformarsi in qualcosa d’altro.
      Grazie per esserci.

      🙂

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  5. … risentendo degli effetti di una brutta caduta in gioventù …

    Eggià, caduto dal cielo.
    hai espresso perfettamente il tuo concetto di equilibrio. Mi ricordo quella sera che uscimmo sfiniti da quello stage di aggiornamento e parlammo, a lungo, sui temi dell’agnosticismo. e della fede.
    Anche allora ponesti in evidenza quello che, oggi, sto leggendo.
    Sarà stata complice la serata milanese (mamma come ho mangiato bene e con tutte quelle chitarre che suonavano che non si riusciva a parlare), ma già da quella sera mi apristi gli occhi.

    Mi ricordo una tua frase (grosso modo):

    “… che stupidità che ungiorno, il bene, trionferà. Senza il male, non avremmo più alcuna preziosità del bene. Nessun metro per distinguerlo!…”

    E in effetti. è ineccepibile.
    Ciao Nì, ovunque tu sia.

    lamanustazionariamentalmenteparlandomaleggermentebipolarecomealsolito

    😀

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      • La tua foto del profilo è quella che ci ha scattato (una delle 96.000.000 di foto) quella sera? Non me n’ero accorta.
        E come me con se n’era accorto nessuno! Fidati, proprio nessuno!
        Scommetto neanche il milord se n’é accorto.
        A questo punto mi faccio una domanda:
        Ma com’é che NESSUNO si accorge di te?

        😀

        La descrizione dell’uomo che sarebbe il demonio (Lucifero? Boh?) nel racconto è stato ispirato, nella realtà, da te.
        Maligna quanto basta, che vive fra quattro cuscini senza fare un caXXo dalla mattina alla sera e che quando apre bocca è soltanto per due motivi di cui uno per mangiare …..
        ahahhahhahahahaha

        vai vai và …

        Scusa Ninni, ma quando ce vò ce vò…

        Bacetti rapidissimi per tutti.

        😀

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    • Manuela Rovati

      Le riflessioni di quella sera, a coronamento di una giornata veramente bella, furono e rimangono uno dei fondamenti principali dei nostri, personali, convincimenti.
      Anzi, adesso sono, pure, un po’ più radicati.
      Quattro chitarre, quattro, che ci assordarono per tutta la serata.
      Come si fa a dimenticarselo?

      Grazie milady
      Salutations

      🙂

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      • Ma daiiiii.
        🙂

        Ero disfatta e stanca. Dodici ore mi hai tenuta per quella correzione che non finiva mai.
        Si vede, anche, la Dani di spalle. Marco non viene mai e quella schifezza di aperitivo mi aveva avvelenata lo stomaco.
        Bruttone!

        La scimmia con il caschetto sta sempre seduta al tuo posto?
        ahahahahah poveretta!

        😀

        (Grazie Nì, bacione)

        😀

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  6. L’eterna lotta tra il bene e il male. Solo che questa volta il male era in vacanza.
    Tutti i tuoi riferimenti, la caduta da giovane, fare riferimento alle statistiche, perdere la strada sono quelle che al male sono date.
    Certo che, nel racconto, sei capitato nel momento in buona.

    Bello proprio. Mi è piaciuto tanto.
    Ciao milord

    E

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  7. Interessante il discorso sul bene e sul male, si potrebbe aggiungere che, almeno “dal basso”, non sono nemmeno assoluti: quel che è “bene” per noi potrebbe essere “male” per qualcun altro. E viceversa.
    Il personaggio della casa… non so, non sono sicuro di averlo inquadrato. Sembra una persona per bene, anzi una persona davvero rara, eppure… cosa su cui lui stesso concorderebbe, forse nasconde qualche lato fortemente oscuro…
    http://www.wolfghost.com

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  8. Caro Milord, per quanto mi riguarda: mi par di notare il vostro incontro con quel personaggio così amabile e tentatore che chiamiamo Diavolo. Come se volesse tastarvi il polso, in sottile gioco che lui già ben conosceva ma voi, in quel momento, no. In questo bellissimo racconto tutto vive un equilibrio particolare, altre ipotetiche situazioni riveleranno dove pende la bilancia.
    Vi abbraccio con l’affetto di sempre.
    Se ho scritto una scemata vi prego di non aver pietà e correggermi come si farebbe a scuola 🙂

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    • Amabile e tentatore, già, ma per una volta …in vacanza.
      Il male, milady, non è poi così brutto come lo si dipinge: non riuscirebbe a tentare nessuno.
      Voi siete una perla di questo Blog, che si onora di avervi fra le migliori lettrici attive.
      Grazie mia signora e cordialità vivissime

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      • Avete ragione Milord, si può essere tentati solo se siamo pronti a farci tentare.
        Vi ringrazio per il complimento che non merito ma che mi fa molto piacere….sottile tentazione a cui non rinuncio
        Buona notte o buon mattino? Non conta, quello che conta è l’amicizia che vi porto

        Giovanna

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