U-Boot XII

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3U-234 – Atlantico Settentrionale – 8 maggio 1945 ore 15.00
Il comandante Fehler era confuso. Dal momento della sua partenza quasi tre settimane prima dal porto di Kristiansand, questa missione era sembrata strana ed assurda: prima la storia del diario di bordo falsato, poi la rotta esageratamente prudente, poi il suo carico decisamente inconsueto con la meta lontanissima.
Aveva cominciato a dare un senso al tutto con l’arrivo di U-873 che si era identificato come loro scorta per i giorni seguenti, magari dall’ammiragliato si erano preoccupati di farlo ritardare per potergli assegnare una scorta, vista anche la natura del suo carico, sia di merci che di personalità.
Ma ora c’era, di nuovo, un cambiamento di piani che rivoluzionava nuovamente tutto e che faceva sembrare tutti gli sforzi finora compiuti assolutamente inutili.
In mattinata avevano ricevuto una trasmissione, sulle loro frequenze abituali, dal Presidente Dönitz in cui veniva ordinato:
“Interrompere tutte le attività militari e consegnarsi agli Alleati”
Ovviamente quest’ordine aveva creato scompiglio e, dopo aver chiesto conferma anche a U-873, era cominciata una lunga discussione tra i suoi ufficiali e i suoi passeggeri illustri.
Infine, un paio di ore dopo, era arrivato un altro messaggio via Kurier
“U-234 dirigersi verso Terranova e consegnarsi solo ed esclusivamente ad unità americane”
Tutto ciò non aveva senso, attualmente erano probabilmente più vicini alle coste Britanniche che a quelle Nord Americane e se poi l’ordine era di arrendersi, perché proprio agli americani e perché proprio a Terranova?
Aveva cercato di contattare U-873 per vedere che ordini avevano ricevuto loro ma invano. Sfortunatamente a bordo del loro sommergibile era stato installato solo la ricevente del Kurier quindi non era possibile chiedere conferme o maggiori spiegazioni, non che il comandante Fehler fosse solito discutere gli ordini, anzi, ma tutta la faccenda gli sembrava completamente priva di senso, gli sembrava di brancolare nel buio.
I suoi ospiti stavano dando vita ad una discussione infinita sull’ordine di Dönitz, non gli sembrò necessario aggiungere anche questo cruccio finché non ne avrebbe saputo di più anche lui, nel frattempo aveva deciso di mantenere rotta e velocità, in fondo non avrebbe contravvenuto nessun ordine, anzi a pensarci meglio il secondo ordine era solo una specificazione in più del primo.
Ma il vero punto era che la guerra era finita, avevano perso e lui doveva deporre le armi e consegnarsi alla clemenza del nemico.
I due ufficiali giapponesi avevano cominciato a insistere affinché il sommergibile fosse affondato, e non consegnato ai nemici, per evitare che gli Alleati potessero mettere le mani sul prezioso carico.

1La loro insistenza gli aveva fatto temere il peggio, così si era visto costretto a metterli agli arresti nei loro alloggi, per evitare atti di sabotaggio.
Il generale Ulrich Kessler aveva esordito dicendo che poiché il più alto in grado era lui, la decisione finale gli spettava, ovviamente nessuno si era opposto, ma il malumore sembrava serpeggiare, aveva già sentito alcuni dei suoi ufficiali dire che, poiché la nazione si era arresa, la via gerarchica era caduta di conseguenza.
Dal canto suo Fehler aveva fatto presente a tutti che finché si trovavano graditi ospiti a bordo del suo sommergibile ed erano in navigazione, esisteva una sola scala gerarchica, quella della Marina, e il Comandante era lui: la cosa aveva fatto scalpore, ma era servita allo scopo in quanto aveva sedato gli animi e riportato tutti alla ragione, almeno per il momento.
Fehler li aveva quindi congedati tutti quanti, ordinando di restare calmi e di tranquillizzare l’equipaggio, infine si era chiuso nella sua cabina per riflettere e raccogliere le idee.
Fu molto seccato di sentir bussare alla sua porta pochi minuti dopo, ma fu sinceramente stupito nel trovarsi alla sua porta Heinrich Hellendoorn, un sottotenente di fregata, un uomo molto schivo e all’apparenza riservato.
Non aveva capito bene cosa ci facesse sul suo sommergibile, né quale fosse la sua missione in Giappone, ma considerati tutti gli altri problemi, avere un passeggero in più non lo aveva preoccupato.
“Comandante confido che porterà a termine gli ordini ricevuti, compresi quelli che riceverà nei prossimi giorni.
È di vitale importanza che lei li segua scrupolosamente, la Germania ha perso, ma non è stata sconfitta, io sono qui appositamente per aiutarla a portare a termine la sua missione” le sue parole colpirono Fehler come un pugno al mento
“La ringrazio per la lezione di patriottismo Sottotenente, né terrò sicuramente conto” rispose, ironico, Fehler sperando che la differenza di grado facesse rinsavire il sottotenente arrogante: anche se era solo un passeggero, restava tuttavia sotto il suo comando e un po’ di rispetto, specie da un marinaio, se lo sarebbe aspettato.
Il sottotenente annuì gli fece il saluto nazista e si dileguò.
Fehler restò stupito anche di questo, in un’altra circostanza lo avrebbe messo agli arresti per insubordinazione, ma considerando che tutto il suo mondo stava andando a pezzi e tutti gli altri problemi che aveva, decise che c’erano cose più importanti che perseguire un fanatico.
Il giorno successivo trascorse velocemente, tra discussioni sul cosa fare e riflessioni di Fehler su quanto stava accadendo, l’impressione generale era che sarebbe stato meglio finire in un campo di prigionia americano piuttosto che uno britannico e quindi Johann-Heinrich ebbe compito facile quando, alla fine di un’animata discussione, comunicò la sua intenzione di arrendersi ad una unità americana.
Precisò che il rischio di essere affondati da qualche ricognitore era ancora alto e che si sarebbe sentito al sicuro solo una volta individuata un’unità navale americana, per questo motivo avrebbero ancora navigato sommersi di giorno e a quota snorkel di notte. Avrebbero fatto rotta verso le coste americane, infine, una volta giunti là, avrebbero cominciato a trasmettere in chiaro per farsi intercettare.
Tutti sembrarono soddisfatti, come se avessero in qualche maniera contribuito alla difficile decisione, lo stesso Hellendoorn si disse estremamente contento della scelta del capitano.
Fehler ovviamente non gli prestò particolare attenzione, anche se si ripromise di tenere d’occhio il sottotenente, il cui comportamento strano cominciava ad impensierirlo.
A sera, raggiunta la quota snorkel, Fehler fece issare il periscopio e cercò l’U-873, dopo pochi minuti riuscì ad individuare qualcosa che poteva assomigliare a un periscopio a circa 3000 metri in direzione Est, esattamente dove si aspettava che potesse essere, decise di inviare un messaggio
“U—2-3-4- r-o-t-t-a- 2-6-1- c-i- c-o-n-s-e-g-n-a-m-o- a-g-l-i- A-m-e-r-i-c-a-n-i”
Dopo pochi istanti lesse la risposta
“B-u-o-n-a- f-o-r-t-u-n-a- U—2-3-4”

3Ora Fehler era di nuovo solo e con il compito peggiore per un comandante: consegnare il proprio vascello nelle mani del nemico che si è giurato di distruggere.
Con questi pensieri foschi decise di andare a dormire, sicuro che nella notte non sarebbe successo nulla di terribile.
L’indomani mattina, il 10 maggio, dopo aver fatto colazione e aver controllato che l’umore dei suoi ufficiali fosse saldo, venne informato dal suo nostromo che i due passeggeri giapponesi stavano male.
Decise di verificare di persona e si diresse nel quadrato ufficiali dove i due passeggeri nipponici avevano la loro branda, li trovò stesi, ciascuno sul suo letto, come addormentati.
Provò a risvegliare il Tenente Tomonaga, ma questi non si svegliò, sebbene respirasse ancora e il battito cardiaco fosse presente anche se debole.
Fece chiamare immediatamente Manfred, il medico di bordo, e mentre lo aspettava notò una busta sul comodino del tenente, la prese e vide che era indirizzata lui.
Dentro trovò un messaggio composto da poche frasi in cui il tenente si rammaricava della scelta di arrendersi al nemico, che per la loro cultura era inammissibile, e che quindi preferivano togliersi la vita. Ogni loro avere veniva messo a disposizione del comandante Fehler.
Finì di leggere la lettera, mentre sopraggiungeva il dottore che, capita la situazione, cercò di risvegliare e rianimare i due passeggeri giapponesi.
“Merda” esclamò il comandante Fehler e lasciò la stanza e si diresse in camera di manovra
“Profondità 40 metri, velocità sette nodi, rotta 261. Appena fa notte emergiamo, stessa rotta, velocità dodici nodi.”
Aspettò che il sommergibile reagisse agli ordini appena impartiti, infine si diresse nella sua cabina

1Corinthia – Quadrante C25 – 24 agosto 2009 ore 13.00
Fred era due notti che non dormiva, ogni volta che chiudeva gli occhi ripensava a quello splendido bacio, che si erano scambiati quella sera in mezzo al mare, sotto le stelle.
Peccato che lei, Kate, fosse dovuta partire il giorno dopo, si erano rivisti, si erano sorrisi, ma non avevano parlato dell’accaduto. Poi, mentre lei stava per salire a bordo del MOB, lui le si era avvicinato e si erano baciati nuovamente, un bacio sobrio ma dolcissimo, veloce, tenerissimo, si erano lasciati con una promessa di rivedersi al più presto.
Il risultato era che Fred continuava a pensare a tutto questo, invece di lavorare. Rey era arrivato a bordo e lo aveva trovato così, come se fosse drogato, stanchissimo ma entusiasta e per questo o forse per il jet lag, non aveva capito granché di ciò che Fred aveva tentato di raccontargli sugli eventi lavorativi delle ultime settimane.
Le ricerche di Fred sul sottomarino e sul suo passeggero importante avevano subito un arresto totale: Fred stesso si era reso conto di avere la capacità di concentrazione di un bimbo in un negozio di caramelle, e si era quindi imposto di passare almeno un paio di ore svolgendo un lavoro semplice e che lo distraesse dal costante pensiero di Kate.
Fu così che decise di mettersi a controllare le mail e a rispondere ad un po’ di messaggi accumulati.
Fu colpito nel trovare un messaggio di Sten che era intitolato ‘URGENTE’ e decise quindi di aprirlo per primo.
Il messaggio era veramente stringato:
“Appena leggi questo messaggio chiamami sul mio cellulare”
Molto strano da parte del suo amico, così gli rispose subito
“Sono in mezzo al mare, se vuoi sentiamoci via Skype”
Neanche il tempo di inviare il messaggio che il computer di Fred stava già suonando, per la chiamata di Sten su Skype.
“Ciao Fred, stai bene?”
“Si Sten e tu? Mi hai preoccupato con il tuo messaggio”
“Dove sei? Cioè puoi parlare?”
“Si sono nella mia cabina. Ah Sten, questa devo proprio dirtela: ho baciato Kate”

5Ci fu un momento di pausa da parte di Sten
“Sei ancora lì?” chiese tra il preoccupato e l’imbarazzato Fred
“Gran figlio di puttana, sono due anni che cerco di portarmi a letto la bella archeologa sottomarina e tu, zitto zitto, appena ti lascio solo un momento te la baci? E saresti un mio amico?”
Fred divenne rosso per l’imbarazzo, si era dimenticato che Sten andava dietro a Kate da tempo, e si sentì molto stupido
“Scusami Sten, non l’ho programmato è solo successo e basta” provò a giustificarsi.
Sten scoppiò a ridere
“Sei impareggiabile, era ora che tu saltassi addosso a quella bomba di Kate.
Io è due anni che cerco di farvi mettere insieme con questa storia di organizzarmi un appuntamento romantico lei ed io. Del resto che ci fosse del feeling tra voi due era abbastanza evidente.
Complimenti, spero che adesso farete sul serio”
“Non so, lei è partita la mattina successiva”
“E tu l’hai lasciata andare? Allora, come diceva quello là di Notting Hill, sei un ‘cazzone avariato’”
Entrambi scoppiarono a ridere
“Fred, torniamo seri un attimo, ti ricordi la richiesta che mi hai fatto quando eravamo a Pensacola?”
“Si certo, quando ti ho chiesto…”
“OK, OK, OK non c’è bisogno di dire troppo: mi hai capito?”
Fred si fece serio immediatamente
“Si”
“Bene, cosa pensi ci possa esser sotto?”
“Sten non capisco”
“Fred, ieri mi è arrivata una telefonata da un mio amico dei servizi segreti, che mi chiedeva come mai mi stavo interessando a quella parte del mondo.

1Io gli ho spiegato che un mio cliente dell’OIL & Gas voleva fare perforazioni in quella zona e mi aveva chiesto delle foto aeree dell’area”
“Molto bene” rispose interlocutorio Fred, anche se si fece un appunto mentale di chiedere a Sten, prima o poi, come faceva ad avere dei clienti nel settore petrolifero.
“Ebbene la cosa si è risolta con una lezione di geografia e una di ambientalismo: quella zona è parco nazionale e non ci si può fare nemmeno un buco senza prima avere il permesso del governo locale, il cui servizio segreto, per inciso, mi ha segnalato al nostro”
“Ho capito Sten, grazie”
“Spero di vederti Fred, appena sbarchi!”
“Sicuramente, ciao”
“Ciao e salutami Kate, dille che si è persa quello più figo dei due!”
Fred rise ancora, poi Sten riagganciò e Fred restò con la notizia sulle spalle.
Aveva passato abbastanza tempo nei corpi speciali da aver avuto l’addestramento necessario a gestire i servizi segreti, sapeva che quando agganciavano un bersaglio gli stavano incollati finché non ottenevano quello che volevano.
Il suo amico Sten era nel mirino e molto probabilmente anche lui, per un attimo ebbe la fugace immagine di due uomini con completo scuro e occhiali da sole, che si presentavano da John Merryan chiedendo informazioni sul suo conto, poi la visione diventava troppo comica perché immaginava John che li cacciava dall’ufficio a calci e chiamava il loro capo, subito dopo, al telefono minacciandolo di farlo licenziare.
La domanda era perché? Che il sommergibile avesse una qualche importanza, tale da scomodare ancora i servizi segreti di due paesi dopo sessanta anni?

1Poi cominciò a riflettere e pensò che Sten era molto ben ammanicato con i servizi segreti, forse quella telefonata era stata una cortesia nei suoi confronti, una specie di ammonimento a non mettere il naso dove non doveva. Lui rappresentava una società Hi-Tech, con contratti milionari con il Governo degli Stati Uniti, che produceva sensori per i satelliti, spia e commerciali, e il fatto che si fosse interessato a quella zona dell’Argentina forse aveva messo in allarme qualcuno. Certo sarebbe stato interessante saper chi e perché.
Cominciò quindi a pensare che forse il suo personaggio misterioso, una volta giunto in Argentina, doveva essersi costruito una rete, un’organizzazione per proteggerlo e questa organizzazione continuava a vivere e prosperare e si era espansa anche negli Stati Uniti.
D’impulso si disse che i due candidati minori del suo elenco erano automaticamente scartati: un’organizzazione del genere poteva essere stata creata solo da uomini estremamente potenti, pericolosi e senza scrupoli.
Sicuramente i primi tre candidati avevano tutte le conoscenze e i requisiti per mettere in piedi una simile piano, portarlo a termine, riuscire a scomparire completamente e costruire un’organizzazione. Solo non gli tornava come, anche in quei tempi bellici, fossero riusciti ad infiltrarsi in America. Poi pensò che gli Stati Uniti post bellici fossero impazienti di ‘arruolare’ ogni sorta di persona, pur di contrastare l’URSS.
E mentre stava riflettendo proprio su queste cose gli venne in mente una parola sola: Paperclip, cioè graffetta, forse influenzato dalla graffetta con cui stava nervosamente giocando davanti al suo computer.
Il progetto Paperclip fu il più grosso arruolamento di massa di tecnici, scienziati e spie della Germania ormai sconfitta e arresa, che proseguì fino agli anni ’60, in cui gli U.S.A. si aggiudicarono le migliori teste tedesche, non fosse altro che per privare il nuovo nemico, l’URSS, delle loro competenze.
Ufficialmente la Storia aveva registrato che la lista era stata stilata dai nazisti dopo il fallimento della campagna di Russia, per aumentare le difese della Germania in vista di una lunga guerra sul fronte Est. Poi era stata trovata all’università di Bonn, a guerra finita, in un gabinetto, da un inserviente e inviata al servizio segreto inglese, MI6, quindi trasmessa agli USA, al maggiore Stayer, che cominciò subito a reclutare scienziati, per lo sforzo bellico del Pacifico e non solo.
E se invece di questa versione ufficiale, tale lista fosse stata consegnata dal nostro personaggio misterioso, dopo esser giunto tranquillamente in Argentina, come parte del suo patto per la fuga e la nuova vita in Sud America?
L’operazione Paperclip allora sarebbe stato il più massiccio infiltramento della storia.
Fred aprì la mascella per lo sgomento: era ovvio che anche se fosse riuscito a fuggire dalla Germania, una tale personalità non sarebbe stata ignorata né dimenticata, specie con i cacciatori di nazisti del Mossad alle costole, a meno che non godesse della protezione di qualche stato molto influente.
In effetti la telefonata odierna avrebbe avuto un senso logico se letta alla luce di questa spiegazione, peccato che, come al solito, non avesse una sola prova in mano ma solamente congetture.
Fred chiuse la mandibola e si riprese dal suo torpore amoroso, Kate era partita e non l’avrebbe vista per qualche settimana e lui aveva moltissimo lavoro da terminare, se voleva rivederla velocemente.
Inoltre adesso sapeva cosa doveva fare per risolvere la situazione riguardante il sommergibile affondato alla foce del fiume di Mar del Plata, fatta di congetture e prove indiziarie: l’unica prova necessaria sapeva dov’era, doveva solo andare a fare un sopralluogo per poter verificare tutte le sue teorie.
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60 pensieri su “U-Boot XII

  1. Ecco il nuovo capitolo che scende nella parte.
    A parte i mille aghi che mi hanno presa per tutta la settimana (e che spero tu riprenda mon trésor) aspettavo la continuazione.

    I complotti americani nella seconda guerra mondiale.
    Incredibile e qua non siamo nel campo del racconto, ma in quello della storia.
    Grazie Ninni.
    Buona domenica e bon café

    🙂

    Annelise pour toi

    Bisousssssssssss

    🙂

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    • Annelise Baum

      Mia signora francese vi ringraziammo per le gentilissime espressioni e vi confermammo la nostra decisione di proseguire i “Mille aghi”.
      Non sarà facile, ma nei limiti del possibile, vedremo di onorare la Vostra attenzione dimostrata.
      Abbiate le nostre cordialità più cordiali.

      🙂

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  2. Appena arrivato a casa.
    L’ho letto con avidità e devo dirti che stavolta siamo proprio nel pieno.
    A differenza delle altre volte non mi sono accorto che ero arrivato alla fine.
    Appassionante.
    Ciao Nì, buona domenica

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  3. Me lo sono stampato che l’aggiungo in cartelletta.
    Bellissimo
    🙂

    Ma lo sai che, mentre sistemavo i fogli, leggendo leggendo siamo arricati a pag.78?
    te l’ho detto: questa volta appena finito lo faccio rilegare e sono la prima ad avere il tuo romanzo in libreria.
    Ahahahahahah
    Buongiorno milord

    🙂

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  4. Un capitolo BELLISSIMO!
    Ma quello che mi ha colpita è che avete descritto, mio signore, una cosa difficilissima da scrivere:
    La solitudine del comando!
    Il comandante del primo sottomarino!
    Sembra non solo di essere lì presenti, ma di sentire tutta la solitudine e la disperazione di un mondo che muore, del comandante e della guerra irrimediabilmente persa.
    Mamma

    Una pagina drammatica.
    Buona dimenica milord

    Giorgia

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    • Giorgia Mattei

      Grazie, il vostro punto di vista fu, per noi, sempre esaltante
      Incredibile, usaste un’espressione da noi utilizzata molte volte:

      … sentire tutta la solitudine e la disperazione di un mondo che muore …

      Grazie per l’attenzione e cordialità

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  5. convengo con la bellezza del capitolo nella sua forma estensiva.
    Molto scorrevole e pertinente.
    L’aspetto psicologico delle due situazioni, il sottomarino tedesco e i due ragazzi sulla nave recupero, è curato nei dettagli.
    Molto bello

    Buona giornata

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  6. Un periodo oscuro della storia moderna.
    Gli americani protessero e anzi, incentivarono la salvaguardia dei cervelloni tedeschi in preparazione della futura guerra con la Russia Sovietica, loro alleati.
    I signorini di Washington coprirono e giustificarono, e grazie al loro apporto fecero fuggire, un bel po’ di criminali.

    Il capitolo è splendido milord.
    Bravo

    Buona domenica

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    • Veni Vici Vintrix

      Riscontraste, esattamente, il nostro pensiero e modo di ragionamento nel merito.
      Noi, mio signore, siamo scevri da qualsiasi appartenenza d’idea politica perché, proprio, loro non vogliono.
      Abbiate le nostre migliori cordialità

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  7. La particolarità che mi ha colpito è la lineare descrizione di uno status psicologico dentro l’unità da guerra tedesca.
    Il comandante solo con i propri dubbi, il senso del dovere e l’evoluzione del momento.
    La tensione, stemperata, con i due uomini che si occupano del recupero e soprattutto la descrizione del clima, in essere, durante l’Operazione paperclip.
    Un approfondimento storico non indifferente, in salsa attuale.
    Molto bello e interessantissimo

    Buona domenica

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    • Amedeo d’A.

      Un comandante, comunque, sente il peso del comando e delle decisioni quando investito, proprio per il suo alto ufficio, da particolari responsabilità.
      L’operazione “Paperclip”, già.
      Grazie per il suo interessamente e parole.
      Lei è sempre stato ed è particolarmente prezioso.

      Cordialità

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  8. Ho stampato tutto anch’io.
    Un bel capitolo Ninni e non mi sarei potuta aspettare di meno.
    Prosegue spedito e in una realtà che sembra sia successo veramente. Mi sono sentita lì, ad assistere ai colloqui.
    Ma è finzione ?
    Un bacio Nì e buona domenica

    Lilly

    🙂

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  9. Una musica leggera tra le note del tempo e dello spazio, che concludi con una sinfonia, legata alla storia che è bellissima.
    Mi è piaciuto come capitolo ma … vorrei ricordarti di non fare il furbetto e di pensare, seriamente, ai Mille aghi!
    😀

    Buona domenica mio signore tesoro

    Sony

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    • Giovanna A.

      Già, la solitudine del comando.
      Quella solitudine che trae linfa dalle proprie responsabilità nei confronti del mondo, della patria e del singolo.
      Grazie mia signora.

      Cordialità

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  10. Caro milord, questo argomento mi affascina. Tutto quello che riguarda la marina nella II guerra mondiale mi ha sempre fatto riflettere. Il cugino di mia madre era imbarcato su di un sommergibile come ufficiale in seconda. I suoi racconti erano veramente toccanti e così vividi che pareva di esserci. Leggendo questo solo capitolo sono tornata a risentire la sua voce. Ricordo nettamente il dolore da lui provato quando ricevettero l’ordine di consegnare l’unità a Malta per la resa. Dopo anni c’era ancora rabbia, sconfitta e vergogna. una flotta che si consegna al nemico, che poi era divenuto “alleato”.

    Riporto parte della lettera che il Capitano Carlo Fecia di Cossato scrisse alla madre prima di suicidarsi

    « Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi sono rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l’enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d’uscita, uno scopo nella mia vita. »
    (Carlo Fecia di Cossato nella lettera testamento scritta per la madre.)
    È sepolto a Bologna.

    Nel tempo ho letto tantissimi libri scritti da ufficiali di tutte le parti belligeranti. Solo facendo il confronto diretto si può avere un’idea chiara.

    Scusate per quanto mi sono dilungata ma il vostro scritto è veramente di una profondità psicologica che affascina.
    un grazie di cuore

    Vostra Orofiorentino

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    • lady Orofiorentino

      la vostra testimonianza, mia signora, dona lustro e attenzione a questo umile spazio web.
      Non sempre la ragione e nello specifico, la ragion di Stato, coincidono con quanto dedicato di persona all’Idea e Ideale in esame.
      Vivemmo, storicamente parlando, alla brutalità di una guraa che imposta portò lacrime e dolore da qualsiasi parte.
      Tacciano le armi e inizi la ragione che si basi sulla comprensione.

      Avete fatto benissimo a dilungarvi: ecco uno dei motivi di orgoglio nell’enumerare i fatti, ma anche i sentimenti.
      Non lasciamo che tutto cada nell’oblio.
      In molti morirono, con profonda onestà intellettuale, nella difesa dei propri principii.
      Da qualsiasi parte la si guardi.

      Cordialità milady

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  11. Un capitolo intenso e perfetto nella descrizione dei dubbi di un comandante.
    Chissà cosa avviene in uomini che, praticamente, hanno dedicato la propria vita al dovere sentirsi dire che ci si deve arrendere rinnegando i propri ideali e il giuramento fatto alla patria.

    hai descritto quella situazione come se fossi stato lì presente.
    Bello proprio e scritto benissimo, ma è quasi stupido che te lo dica.
    Ciao e buona domenica.

    PS: hai riflettuto sui “Mille aghi”?
    Ciao

    😀

    isy

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    • Isabella Ozieri

      I dubbi di un Comandante, sono le certezze per i sottoposti.
      Un Responsabile senza dubbi e pieno di ertezze gioca, molte volte, con la vita altrui.

      Riflettemmo suiMille aghi e proveremo a prolungarne L’agonia.

      Grazie per la vostra gentilezza e cordialità

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  12. E qua siamo vicini all’Apoteosi. Alla come se tutti fossimo seduti in plancia comando.
    Anzi ti potrei dire, pure, com’é vestito il comandante.
    Mi è sempre piaciuta questa tua caratteristica, ovvero quella di farci entrare nell’argomento come se fossimo lì.
    certo che sentirsi dire che ci si deve arrendere, proprio a un comandante, deve essere una tragedia proprio. il canto e l’incanto di quei valori, ora perduti, della patria e del proprio dovere, applicati a tutti.
    Fred in cosa ha messo le mani?
    La bella Kate mi puzza.
    Mah, sarà …
    Ciao milord.
    un saluto riconoscente dalla partenope Capitale.

    Dudù

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    • Diadumeno

      Oddio, mio signore, all’apoteosi?
      Il comandante vestiva l’uniforme da combattimento in panno nero con i distintivi, alla sinistra, della Kriegsmarine e alla destra il sottomarino nell’alloro d’oro (Ufficiale comandante di Unità Sottomarina da guerra).

      Alle spalline il grado di Kapitan zur See (Corr.-circa- al nostro Capitano di vascello= Colonnello comandante, quasi Generale-) con le spalline:

      la bella Kate? Rimane bella.

      Grazie mio signore

      🙂

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  13. I sommergibili si tuffarono definitivamente nelle profondità marine con L uso dell energia nucleare certo che i tedeschi furono la nazione che per prima capi la necessità di fare quanto prima questo passaggio definitivo .adoro questa atmosfera che domina illusoria di distacco da tutto e da tutti come se non ci fosse altro al mondo che questo u boot con tutti i suoi segreti.Mi piace 🐬

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    • arielisolabella – Lady Lea

      Gli U-Boot, considerato il periodo bellico, erano il fiore all’occhiello della Kriegsmarine soprattutto per la tecnologia avanzatissima portata nei fatti.
      Come tutte le cose, i disequilibri gravi avvennero nella realizzazione attraverso mezzi brutali, di un’idea politica che, se non estremizzata fino al parossismo, poteva essere presa in considerazione per un’analisi attenta e matura.
      Non nazionalismo, dunque, ma una sorta di Socialismo Nazionale.
      Ma, come tutti gli estremismi, le ideologie dovrebbero rimanere tali e le idee portare, soltanto ed esclusivamente, il bene del singolo da rispecchiare la collettività.
      Quando avviene il contrario, ecco la dittatura che diventa, comunque, cruenta.
      Da qualsiasi parte la si osservi.
      Grazie e cordialità

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  14. Non ti aspetti che la storia che ti da il nutrimento, distrugga le tue convinzioni più intime col fatto che, dentro un U-Boot c’erano uomini e non demoni!
    Così ci hanno abituato a criminalizzare tutto tanto che, oggi, per definire una carogna ottusamente cattiva basta imitare la cadenza o l’accento tedesco e il gioco è fatto.
    La guerra è un abominio, ma dentro quell’abominio ci sono degli uomini.

    Ciao Ninni

    Max

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  15. Quante risposte possibili alle domande che mi vengono alla mente proprio adesso?
    Non gliele enumererò, caro dott. Raimondi, ma sono le domande che lei è riuscito a far venire alla mente.
    Dopo tanti anni dalla fine della seconda catastrofica guerra mondiale, abbiamo, ancora, tantissime domande sulle labbra.
    Domande angosciose.
    Mi creda, leggo fra le sue righe, tanta ricerca e tanta analisi.
    Analisi dei fatti, analisi storiografica e tanta analisi mentale. Ecco perché, personalmente attendo sempre, con una certa impazienza, il suo nuovo capitolo domenicale.

    Un passaggio esaltante.
    Grazie per tutto questo.
    Buona domenica

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  16. chi siamo noi per giudicare uomini così?
    Noi non siamo mai stati messi alla prova come loro. Noi leggiamo, impariamo e c’infastidiamo per quello che vediamo, sentiamo ecc. ecc.
    Ma è soltanto teoria.
    E’ soltanto un sistema per calmare e colmare il nostro arrogante sapere.
    Noi non potremo mai capire quel comandante. Almeno non come ce lo racconta Ninni.
    Ninni sei il mio mito.
    Ciao

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  17. Generazione zero.
    Siamo davanti a una ricostruzione talmente fatta bene che, dopo aver letto due volte, mi chiedo se la verità non sia questa.
    Magistrale.

    Ciao

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  18. Una tensione che la si può cogliere fortemente.
    L’aria, nel sottomarino,. diventa irrespirabile alla presenza di ordini che fannop sparire, in quel preciso istante, Un’intera vita di sacrifici per la nazione che si è scelta di difendere.
    In questo caso con la propria vita.
    Capisco gli ufficiali giapponesi che, fedeli ai loro altissimi principi, decidono di fare quello che fanno.
    Ma il mondo, con le sue angherie, deve continuare.
    Destini di milioni di persone legati alle infamie di pochi. Da qualsiasi parte arrivino.
    Abbiamo l’esempio eclatante nei nostri giorni.

    Un capitolo bellissimo, con spazio per quello che stai preparando su Fred (me lo sento).
    Mi è piaciuto tantissimo.

    Buona notte
    Elena

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  19. Non potevo perdere questo capitolo e non perderò gli altri che verranno; ci hai condotto sapientemente dentro questa storia in bilico tra finzione e realtà. La parte storica è molto densa, carica di connotazione e di sentimenti contrastanti. Partecipiamo alle incertezze e al senso di solitudine del comandante e anche al gesto estremo dei due soldati, fedeli alla loro mission.
    Fred, nonostante l’invaghimento, dimostra di saper vedere oltre. Dovrà prepararsi alla grande delusione che provoca il tradimento di una persona che consideri fedele amico? Non sarebbe strano quando c’è da salvare la pelle. E coi servizi segreti non si scherza. Ma forse Sten, controllato anche lui, sta continuando ad aiutarlo, ammonendolo a star lontano da quella storia. Fred, però, è cocciuto e questo, in fondo, è ciò che a noi piace di lui.
    Buona serata e felice fine settimana. Alla prossima 🙂
    Presto troverò il tempo per recuperare altre letture.

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