A noi Fenestrelle, a voi Auschwitz

.

A noi fenestrelle a voi Auschwitz

.

.

Bandiera_animata_flag_Due_Sicilie_Marina_RealeDopo l’ “invenzione” del “contrassegno per marchiare gli ebrei con un panno sulla spalla” da parte di  Amedeo VIII di Savoia – quindi un precursore dell’ “antisemitismo” hitleriano – nel 1863 un altro sabaudo inventava i “lager“, e le “vasche di calce” per scioglierci dentro i cadaveri dei reclusi soccombenti borbonici.
Dopo la conquista del Sud, 5212 condanne a morte.
Prigionieri e ribelli puniti con decreti e una legge del 1863.

MIGLIAIA DI SOLDATI BORBONICI DEPORTATI NEI LAGER DEL NORD

Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all’indomani dell’Unità d’Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863 “… per la repressione del brigantaggio nel Meridione“.

Borbone Due Sicilie

Questa legge istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata, nell’inesorabile comandamento di destino: “O briganti, o emigranti“.
Lemkin, che ha definito il primo concetto di genocidio, sosteneva: “… genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione…esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali. Obiettivi di un piano siffatto sarebbero la disintegrazione delle istituzioni politiche e sociali, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali, della religione e della vita economica dei gruppi nazionali e la distruzione della sicurezza personale, della libertà, della salute, della dignità e persino delle vite degli individui…non a causa delle loro qualità individuali, ma in quanto membri del gruppo nazionale“.
Deportazioni, l’incubo della reclusione, persecuzione della Chiesa cattolica, profanazioni dei templi, fucilazioni di massa, stupri, perfino bambine (figlie di “briganti”) costretti ai ferri carcerari.
Una pagina non ancora scritta è quella relativa alle carceri in cui furono rinchiusi i soldati “vinti”. Il governo piemontese dovette affrontare il problema dei prigionieri, 1700 ufficiali dell’esercito borbonico (su un giornale satirico dell’epoca era rappresentata la caricatura dell’esercito borbonico: il soldato con la testa di leone, l’ufficiale con la testa d’asino, il generale senza testa) e 24.000 soldati, senza contare quelli che ancora resistevano nelle fortezze di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto.

Vittorio Emanuele II

Ma il problema fu risolto con la boria del vincitore, non con la pietas che sarebbe stata più utile, forse necessaria. Un primo tentativo di risolvere il problema ci fu con il decreto del 20 dicembre 1860, anche se le prime deportazioni dei soldati duosiciliani incominciarono già verso ottobre del 1860, in quanto la resistenza duosiciliana era iniziata con episodi isolati e non coordinati nell’agosto del 1860, dopo lo sbarco dei garibaldini e dalla stampa fu presentata come espressione di criminalità comune. Il decreto chiamava alle armi gli uomini che sarebbero stati di leva negli anni dal 1857 al 1860 nell’esercito delle Due Sicilie, ma si rivelò un fallimento. Si presentarono solo 20.000 uomini sui previsti 72.000; gli altri si diedero alla macchia e furono chiamati “briganti“. (nel ’43, dopo l’8 settembre, accadde quasi la stessa cosa, ma dato che vinsero – gli anglo-americani – la lotta la chiamarono di “resistenza” , e gli uomini “partigiani”. Ndr)
A migliaia questi uomini furono concentrati dei depositi di Napoli o nelle carceri, poi trasferiti con il decreto del 20 gennaio 1861, che istituì “Depositi d’uffiziali d’ogni arma dello sciolto esercito delle Due Sicilie”.
La Marmora ordinò ai procuratori di “non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l’assenso dell’esercito”.
Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali (anche se molti percorsero a piedi l’intero tragitto) e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri ed affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S. Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S. Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Forte di Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno ed altre località del Nord.
Presso il Forte di Priamar fu relegato l’aiutante maggiore Giuseppe Santomartino, che difendeva la fortezza di Civitella del Tronto. Alla caduta del baluardo abruzzese, Santomartino fu processato dai (vincitori) Piemontesi e condannato a morte. In seguito alle pressioni dei francesi la condanna fu commutata in 24 anni di carcere da scontare nel forte presso Savona. Poco dopo il suo arrivo, una notte, fu trovato morto, lasciando moglie e cinque figli. Si disse che aveva tentato di fuggire. Un esempio di morte sospetta su cui non fu mai aperta un’inchiesta per accertare le vere cause del decesso.

Bersaglieri

In quei luoghi, veri e propri lager, ma istituiti per un trattamento di “correzione ed idoneità al servizio”, i prigionieri, appena coperti da cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po’ di pane nero raffermo, subendo dei trattamenti veramente bestiali, ogni tipo di nefandezze fisiche e morali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti deliberatamente morire a migliaia per fame, stenti, maltrattamenti e malattie.
Quelli deportati a Fenestrelle, fortezza situata a quasi duemila metri di altezza, sulle montagne piemontesi, sulla sinistra del Chisone, ufficiali, sottufficiali e soldati (tutti quei militari borbonici che non vollero finire il servizio militare obbligatorio nell’esercito sabaudo, tutti quelli che si dichiararono apertamente fedeli al Re Francesco II, quelli che giurarono aperta resistenza ai piemontesi) subirono il trattamento più feroce.

Generale Enrico Cialdini, criminale di guerra

Fenestrelle più che un forte, era un insieme di forti, protetti da altissimi bastioni ed uniti da una scala, scavata nella roccia, di 4000 gradini. Era una ciclopica cortina bastionata cui la naturale asperità dei luoghi ed il rigore del clima conferivano un aspetto sinistro. Faceva tanto spavento come la relegazione in Siberia. I detenuti tentarono anche di organizzare una rivolta il 22 agosto del 1861 per impadronirsi della fortezza, ma fu scoperta in tempo ed il tentativo ebbe come risultato l’inasprimento delle pene con i più costretti con palle al piede da 16 chili, ceppi e catene.
Erano stretti insieme assassini, sacerdoti, giovanetti, vecchi, miseri popolani e uomini di cultura. Senza pagliericci, senza coperte, senza luce. Un carcerato venne ucciso da una sentinella solo perché aveva proferito ingiurie contro i Savoia. Vennero smontati i vetri e gli infissi per rieducare con il freddo i segregati. Laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei.
Spesso le persone imprigionate non sapevano nemmeno di cosa fossero accusati ed erano loro sequestrati tutti i beni. Spesso la ragione per cui erano stati catturati era proprio solo per rubare loro il danaro che possedevano. Molti non erano nemmeno registrati, sicché solo dopo molti anni venivano processati e condannati senza alcuna spiegazione logica.
Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni, anche per le gelide temperature che dovevano sopportare senza alcun riparo, non superava i tre mesi. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, in esecuzione degli accordi intervenuti dopo la resa di Gaeta, dovevano invece essere lasciati liberi alla fine delle ostilità.
Dopo sei mesi di eroica resistenza dovettero subire un trattamento infame che incominciò subito dopo essere stati disarmati, venendo derubati di tutto e vigliaccamente insultati dalle truppe piemontesi.

Il brigante Carmine Crocco: il patriota.

La liberazione avveniva solo con la morte ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all’ingresso del Forte. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l’iscrizione: “Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce“.
(ricorda molto la scritta dei lager nazisti)

Il generale Cialdini!

Non era più gradevole il campo impiantato nelle “lande di San Martino” presso Torino per la “rieducazione” dei militari sbandati, rieducazione che procedeva con metodi di inaudita crudeltà. Così, in questi luoghi terribili, i fratelli “liberati”, maceri, cenciosi, affamati, affaticati, venivano rieducati e tormentati dai fratelli “liberatori”.
Altre migliaia di “liberati” venivano confinati nelle isole, a Gorgonia, Capraia, Giglio, all’Elba, Ponza, in Sardegna, nella Maremma malarica. Tutte le atrocità che si susseguirono per anni sono documentate negli Atti Parlamentari, nelle relazioni delle Commissioni d’Inchiesta sul Brigantaggio, nei vari carteggi parlamentari dell’epoca e negli Archivi di Stato dei capoluoghi dove si svolsero i fatti.
Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni, sosteneva in Parlamento: “Ma che dico di un governo che strappa dal seno delle famiglie tanti vecchi generali, tanti onorati ufficiali solo per il sospetto che nutrissero amore per il loro Re sventurato, e rilegagli a vivere nelle fortezze di Alessandria ed in altre inospitali terre del Piemonte…Sono essi trattati peggio che i galeotti. Perché il governo piemontese abbia a spiegar loro tanto lusso di crudeltà? Perché abbia a torturare con la fame e con l’inerzia e la prigione uomini nati in Italia come noi?”.
Ma della mozione presentata non fu autorizzata la pubblicazione negli Atti Parlamentari, vietandosene la discussione in aula. Il generale Enrico Della Rocca, che condusse l’assedio di Gaeta, nella sua autobiografia riporta una lettera alla moglie, in cui dice: “Partiranno, soldati ed ufficiali, per Napoli e Torino…”, precisando, a proposito della resa di Capua, “…le truppe furono avviate a piedi a Napoli per essere trasportate in uno dei porti di S.M. il Re di Sardegna. Erano 11.500 uomini”.
Alfredo Comandini, deputato mazziniano dell’età giolittiana, che compilò “L’Italia nei Cento Anni (1801-1900) del secolo XIX giorno per giorno illustrata”, riporta un’incisione del 1861, ripresa da “Mondo Illustrato” di quell’anno, raffigurante dei soldati borbonici detenuti nel campo di concentramento di S. Maurizio, una località sita a 25 chilometri da Torino. Egli annota che, nel settembre del 1861, quando il campo fu visitato dai ministri Bastogi e Ricasoli, erano detenuti 3.000 soldati delle Due Sicilie e nel mese successivo erano arrivati a 12.447 uomini.

Generale Enrico della Rocca,  criminale di guerra

Il 18 ottobre 1861 alcuni prigionieri militari e civili capitolati a Gaeta e prigionieri a Ponza scrissero a Biagio Cognetti, direttore di “Stampa Meridionale”, per denunciare lo stato di detenzione in cui versavano, in palese violazione della Capitolazione, che prevedeva il ritorno alle famiglie dei prigionieri dopo 15 giorni dalla caduta di Messina e Civitella del Tronto ed erano già trascorsi 8 mesi. Il 19 novembre 1861 il generale Manfredo Fanti inviava un dispaccio al Conte di Cavour chiedendo di noleggiare all’estero dei vapori per trasportare a Genova 40.000 prigionieri di guerra. Cavour così scriveva al luogotenente Farini due giorni dopo: “Ho pregato La Marmora di visitare lui stesso i prigionieri napoletani che sono a Milano”, ammettendo, in tal modo, l’esistenza di un altro campo di prigionia situato nel capoluogo lombardo per ospitare soldati napoletani.
Questa la risposta del La Marmora: “…non ti devo lasciar ignorare che i prigionieri napoletani dimostrano un pessimo spirito. Su 1600 che si trovano a Milano non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio. Sono tutti coperti di rogna e di verminia…e quel che è più dimostrano avversione a prendere da noi servizio. Jeri a taluni che con arroganza pretendevano aver il diritto di andare a casa perché non volevano prestare un nuovo giuramento, avendo giurato fedeltà a Francesco Secondo, gli rinfacciai altamente che per il loro Re erano scappati, e ora per la Patria comune, e per il Re eletto si rifiutavano a servire, che erano un branco di car…che avessimo trovato modo di metterli alla ragione”.
Le atrocità commesse dai Piemontesi si volsero anche contro i magistrati, i dipendenti pubblici e le classi colte, che resistettero passivamente con l’astensione ai suffragi elettorali e la diffusione ad ogni livello della stampa legittimista clandestina contro l’occupazione savoiarda. Particolarmente eloquente è anche un brano tratto da Civiltà Cattolica: “Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad un espediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d’altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimare di fame e di stento per le ghiacciaie”.

 

Ancora possiamo leggere dal diario del soldato borbonico Giuseppe Conforti, nato a Catanzaro il 14.3.1836 (e abbreviato per amor di sintesi):

Savoia

Nella mia uscita fu principio la guerra del 1860, dopo questa campagna che per aver tradimenti si sono perduto tutto e noi altri povere soldati manggiando erba dovettimo fuggire, aggiunti alla provincia della Basilicata sortí un prete nemico di Dio e del mondo con una porzione di quei giudei e ci voleva condicendo che meritavamo di essere uccisi per la federtà che avevamo portato allo notro patrone. Ci hanno portato innanzi a un carnefice Piemontesa condicendo perché aveva tardato tanto ad abbandonare quell’assassino di Borbone. Io li sono risposto che non poteva giammai abbandonarlo perché aveva giurato fedeltà a lui e lui mi à ditto che dovevo tornare indietro asservire sotto la Bandiera d’ Italia. Il terzo giorno sono scappato, giunto a Girifarchio dove teneva mio fratello sacerdote vedendomi redutto a quello misero stato e dicendo mal del mio Re io li risposi che il mio Re no aveva colpa del nostri patimenti che sono stato le nostri soperiori traditori; siamo fatto questioni e lo sono lasciatoAllo mio paese sono stato arrestato e dopo 7 mesi di scurre priggione mi anno fatto partire per il Piemonte. Il 15 gennaio del 1862 ci anno portato affare il giuramento, in quello stesso anno sono stato 3 volte all’ospidale e in pregiona a pane e accua. Principio del 1863 fuggito da sotto le armi di vittorio, il 24 sono giunto in Roma, il giorno 30 sono andato alludienza del mio desiderato e amato dal Re’, Francesco 2 e li ò raccontato tutti i miei ragioni“.

Io non dimentico!

.

Annunci

43 pensieri su “A noi Fenestrelle, a voi Auschwitz

  1. E’ vero, la storia viene scritta dall’arroganza del vincitore.- Che se è un vincitore illuminato non è arrogante, ma porta quel benessere o quelle migliorie che promette a costo della propria vita.
    Qua siamo nel campo dell’infamia, dell’orrore, dei crimini di guerra e della ottusità più completa.
    Il Regno delle Due Sicilie aveva sì un grande esercito, ma lo curava poco in quanto essendo molto ricco, anzi ricchissimo, non gli interessavano le baionette.
    Il regno di Piemonte aveva un deficit pubblico e un indebitamento che era grandissimo (pari a circa due volte i debito attuale italiano). Mentre le industrie manufatturiere e il denaro nelle casse ammontaba al PIL di cinque regni europei, Regno di Prussia compreso.

    Lo zotico nano, la sua guerra di aggressione l’ha studiata bene assieme a quel farabutto di Cavour.
    Hanno eseguito una pacificazione come le SS.
    Anzi sono stati, essi stessi, dei bravissimi maestri.

    Scusa Ninni, ma ho qualche conato di vomito.
    Il pezzo è mirabile, ma …

    Louis

    Mi piace

    • Gianluigi

      Grazie per esserci.
      Sei gentile.
      Vorremmo essere, però, in questo frangente come un muto spettatore e mischiarci fra la gente per assaporare, questi momenti, dietro le quinte.
      Insieme a voi.
      Grazie

      Mi piace

  2. Cannoni che sparano ad alzo zero.
    E fai bene. Ma perché nessuno le dice certe cose? Ah già, devono essere nascoste che poi si dice che magari il vinto aveva ragione?
    Sono offesa dentro o fuori.

    Ciao

    😦

    Mi piace

  3. Noi viviamo dentro la storia e lontanissimi dalla verità storica.
    L’ho imparato dall’Università.
    Più ci avviciniamo al reale, più sfruttiamo l’irreale. E’ un circolo vizioso che uccide e corrompe l’anima.
    non abbiamo, o almeno ci hanno tolto la percezione della realtà, figurati se viene detta o raccontata la verità..
    Una bella denuncia.
    Una vergogna per chi, alla faccia di chi è morto, spaccia la pax italica per unica, bella e solare.
    Che schifo.
    Grazie Ninni

    Buona giornata

    Eleonora

    Mi piace

  4. Una storia che, analizzandola, oltre a riportarci gli orrori di una guerra (perpetrati con i mezzi di allora e dunque limitativi, ma fatti con satanico impegno) ci parla di una grande vergogna.

    Una assurda vergogna che oltre a lambirci, ci porta a macchiarci delle colpe più nefande, nefandesche e orribili. Ci ammantiamo di commemorazioni sull’unità d’Italia. Una unità voluta dal popolo (ci dicono) che, nei fatti, fu voluta dai poteri distruttivi della cupidigia, dell’aggressione e della rapina, non ultimo il genocidio condotto, sistematicamente, verso il Regno duosiciliano.

    Un’onta grave che, gliene rendo atto caro dott. Raimondi, oggi riaffiora con un sentimento di giustezza storica e profonda esecrazione per tutto quello ch, tanti uomini, di sentimento e dignità, furono costretti a subire.
    La ringrazio per essere così sensibile!
    Grazie davvero.

    Mi piace

  5. Caro Ninni, amico mio, portiamo alla luce del sole queste cose dove un popolo, nel silenzio della frusta, non ha mai avuto l’opportunità di alzare la testa per piangere. Semplicemente piangere.
    Mi auguro che tu non possa avere ritorsioni su quello che stai mettendo in luce.

    Grazie a te

    Mi piace

  6. I Savoia, una maledizione per l’Italia, una maledizione che ancor continua. La storia non la scrive il vincitore,la scrive soprattutto la ragion di Stato. Ma anche se oggi i Savoia, qualcuno che noi sappiamo, li ha riabilitati facendoli passare pure per dei quasi santi, chi ha memoria sa che restano quel che erano ieri, degli assassini, dei fascisti ante litteram. E poi, con Mussolini, difatti subito appoggiarono la pazzia di Mussolini.

    Sempre sei, caro Amico, uno spirito libero. Grazie di ricordare, di ricordarci, di ricordare a chi memoria non ne ha avuta mai o l’ha dimenticata la memoria.

    beppe

    Liked by 1 persona

    • Beppe

      detto bene.
      La peggior stirpe di “razza dannata”. Considerando la fine che hanno fatto, l’Imperatore e consorte, molto probabilmente la nemesi storica ha iniziato a fare il suo corso. saranno tempi lunghi, ma i sabaudi striscieranno maledicendo le loro nascite.

      Ciao e grazie per aver scritto ma e lo voglio sottolineare, per un torinese, che adora la propria città, scrivere qua-in questi frangenti-è un atto di intelligenza profonda e profonda maturità.
      Grazie, sei un esempio.

      Un abbraccio

      Ninni

      Mi piace

  7. Un pezzo importante e di denuncia. Un pezzo che inizia a brillare di luce propria e che pone la domanda che sta assumendo toni angosciosi:
    “Come andarono i fatti?”
    Nessuno fermò questi volenterosi della morte? Nessuno?
    Tutti assenti?

    Vado, un bacio e grazie milord.

    Susi

    Mi piace

  8. Caro Milord, conosco bene questa storia così orribile, vergognosa e disgustosa. Vi ho letto con grandissimo interesse perchè avete aggiunto alcune cose che non mi erano state raccontate. Si dice che i vincitori possano arrogarsi tutti i diritti ma si sono dimenticati di dirgli che dovrebbero dire la verità.
    Chi vince dice la “sua” verità che non ha nulla a che fare con la realtà ma fin troppe volte non dicono proprio niente, non fanno sapere niente e la gente ignara li considera degli eroi.
    Quante cose potete ancora raccontare milord, per fare in modo che i giovani sappiano e capiscano gli orrori di una guerra.
    Ho visitato Fenestrelle, ho abitato per anni a Torino, ho sentito a pelle il freddo che emana, un freddo al di là delle stagioni.

    Grazie
    Un abbraccio sincero

    Giovanna

    Mi piace

    • Giovanna

      Il freddo della morte, studiata a tavolino e colorata dalle sofferenze più acute.
      Il sottolineare la profondità nello studio delle morti più terribili, concluse l’era di Fenestrelle.
      Un genocidio che dobbiamo fare uscire allo scoperto.
      Un crimine dell’Umanità che va posto sotto gli occhi di tutti.
      Non è possibile cancellarlo dalle coscienze.

      Mi piace

  9. Una analisi, una denuncia che fa male prime, alle nostre coscienze e dopo a questa società che vive e naviga nella più assoluta aridità.
    Un pezzo, questo, che parla, mettendolo davanti gli occhi, della brutalità di un mondo basato sulla prevaricazione e sull’odio.
    Un approfondimento al quale non si pensa, ma che lascia stupiti per il male che fa.
    Ciao e grazie

    L.

    Mi piace

  10. Ecco un qualcosa che sta facendo scalpore.
    Ieri, per me, è stata una giornata un po’ pesante, ma ricevo una telefonata.
    -Hai letto da Ninni?
    -No, scusa, sono piena fin qua. Che è successo?
    -Il finimondo è successo.
    -Oddio, sarebbe?
    -Sarebbe che sto ricevendo telefonate da un’ora. E mi chiedono dove possono rintracciarlo che ha il telefono irraggiungibile.

    E così via, caro Ninni per almeno un’altra oretta.
    E mi decido a passare da qua.

    BUM!
    L’atomica!
    Il milord sta minando le basi del perbenismo italiano (mi ricorda qualcosa d’altro, un po’ di tempo fa).
    Ma come Ninni, stai dicendo che tutto quell’affratellamento di Fratelli d’Italia … nasce da un bagno di sangue?
    Che non sono stati i cattivi a a fare disastri,ma i buoni.
    E che buoni.

    * Che l’anniversario dell’Unità d’Italia, che “l’Italia chiamò, zum zum …”, non gioì per l’affratellamento e il superamento delle antiche fratture con il silenziamento dei terroni, ma con la “pacificazione” sul modello delle SS e dello sterminio programmato a tavolino da un Re cattivo e arrogante, suoi ministri cattivi e arroganti, suoi generali cattivi, arroganti e criminali assassini, portarono morte e distruzione.

    Che quella morte e distruzione doveva diventare “il benessere” della popolazione.
    Che i testimoni devono morire.
    Che i vinti bisogna tenerli nella fame e nelle malattie, per diventare i nuovi schiavi.
    Che, anzi, bisogna fare di più, ovvero creare una nuova figura “il terrone” da far spuntare in ogni discorso ed elevarlo a “fogna” di tutte le cattiverie umane.

    Guarda che fine hanno fatto i Savoia!
    E parlo, come te, dal mio Lombardo-Veneto.

    Chissà quanto avremmio potuto crescere con il Regno delle Due Sicilie. Pace, prosperità e benessere.
    E invece quello che fu creato con la barbarie da dei barbari, è finito in barbarie.

    Poi ci parlano di pacificazione nazionale.
    Ogni morto, ogni bambino morto nella fame, e l’indigenza, dovranno essere pagati, dalla storia, su tutti quelli che ci sgazzarono in queste porcate.

    Un bacio Nì.

    Manu

    Mi piace

    • Manuela

      Ecco, utilizzare tutti i sistemi d’informazione, ma lo scempio di fenestrelle non dovrà rimanere impunito.
      Fu un genocidio e il consesso umano di uomini liberi non può sottacere ai vari criminali Cialdini o Della Rocca.
      Mai dimenticare.

      Grazie

      Mi piace


  11. Carmine Crocco,
    il generale dei Briganti, nome di battaglia “Donatello”,

    Nel luglio del 1864 sciolse l’Esercito Irregolare dei patrioti duosiciliani, per ritirarsi nel Regno Pontificio dov’era sicuro che le sue attività partigiane sarebbero state apprezzate. Il Papa lo fece arrestare credendo di lasciare la città di Roma al di fuori dell’influenza piemontese.
    Cosa si ebbe nei fatti?
    Si ebbe la conferma che il Papa era un vigliacco traditore verso chi lo aveva difeso e che i piemontesi erano e rimasero carogne.
    Con la presa di Porta Pia gli fecero perdere anche questa illusione!

    *** OOO ***

    Viva ‘o re” fu il grido con cui i reggimenti napoletani del “felicissimo Regno delle due Sicilie” usavano andare all’assalto.

    Questo grido risuonerà rauco e disperato nelle terre del Sud anche dopo l’annessione al Regno d’Italia. A gridarlo saranno bande di irregolari, per lo più ex soldati dell’esercito borbonico, che non intendevano arrendersi.
    Sono i romantici disperati dell’ultima barricata, malgrado tutto sia irrimediabilmente perduto. Per essi non ci sarà né onore né gloria, ma soltanto una crudele guerra.

    Brigantaggio” lo chiameranno sprezzantemente i Piemontesi. E con il termine “briganti” i legittimisti saranno consegnati alla Storia. Non è soltanto un aneddoto storico, dunque, ma è una costante nella storia dell’umanità.
    Queste giornate passeranno alla storia sempre e soltanto attraverso le pagine scritte dai vincitori e mai dai vinti che dovranno sempre giustificarsi del perché si erano battuti “dalla parte sbagliata“.

    Liked by 1 persona

  12. Una storia ingrata. Una storia che macchia quella italiana fin dalle sue fondamenta.
    Si costruisce nel sangue, al di fuori della chiarezza e si reprime nel sangue e dopo ci vengono a raccontare che “la bella Gigogin” era felice di unirsi in matrimonio per regalare pace, amore e prosperità a tutti.
    Una pena.
    Ma tutto viene a galla.
    Certe volte è una parola sbagliata o un articolo del Milord.
    E quando esce fuori iniziano a diventare dolori, semplicemente perché tutti ne parlano finquando non ci sarà chiarezza.

    Grazie Ninni.
    Ti bacio

    Isy

    Mi piace

  13. E’ doloroso doverlo ammettere, caro Ninni.
    Purtroppo è così.
    Ma quest’onta è incancellabile e fa male.
    Vedi com’é ridotto il sud. Ormai sinonimo di feccia.
    Così l’hanno voluto e sfruttato avverso un popolo che proclamava la voglia di vivere.
    Ognuno racchiuso nella propria indolenza.
    Siamo senza speranza?
    Mah…

    Ciao e buona giornata

    Mi piace

Volete partecipare alla discussione? Scrivete ed esprimete il Vostro parere, grazie.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...