Due Sicilie l’ultimo

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Ultimo

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Bandiera_animata_flag_Due_Sicilie_jackFacemmo un balzo di circa dieci anni.
La storia si ripeté, pressocché uguale, ma alla fine di questo resoconto volemmo rendere onore a una figura storica, Gioacchino Murat troppo spesso vilipeso.
Lo ammirammo in quanto visse secondo, propria, coscienza.
Non è un’offesa a chi legge ma, nella nostra profonda ignoranza, volemmo donare un piccolo e misero tributo a una figura storica coerente.
Grazie.
La presente vogliate accoglierla come un’affettuosa lettera a tutti i lettori che ringraziammo per averci seguito fin qua.
Le Due sicilie subirono tanto, ma non furono esenti da ignominie.
Cordialità.

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Sentenza di condanna a morte per il Generale Gioacchino Murat

La Commissione Militare, riunita alle ore 10 antimeridiane del giorno 13 di questo mese di Ottobre ed anno milleottocentoquindici nel Castello del Pizzo per giudicare l’arrestato Generale francese Gioacchino Murat qual pubblico nemico,
dopo d’essersi data lettura delle parti esistenti nel processo,

INTESI
i testimoni in pubblica seduta,
il Relatore nelle sue conclusioni,
il Signor Giuseppe Starace, capitano f.f. di sottodirettore di artiglieria nelle Calabrie, avvocato ufficioso del giudicando, ne’ mezzi di difesa di questi, che ha dichiarato di non rimanergli cosa da aggiungere, il Regio Procurator Generale nel suo avviso,
il Presidente ha proposto la

PRIMA QUISTIONE
Il Generale francese Gioacchino Murat è pubblico nemico?
La Commissione ad unanimità ha dichiarato e dichiara che Gioacchino Murat è colpevole di aver eccitato i cittadini ad armarsi contro il Re e il pubblico ordine e di aver tentato di portare l’eccidio nel Comune del Pizzo per estenderlo nel Regno. Ciò che costituisce il Murat reo di misfatto contro l’interna sicurezza dello Stato e pubblico nemico.

SECONDA QUISTIONE
Qual è la pena applicabile al Gioacchino Murat?
Considerando che i misfatti de’ quali Gioacchino Murat è stato dichiarato colpevole sono previsti negli articoli 87 e 91 del Codice Penale ne’ termini seguenti:
Art. 87 – L’attentato o trama, di cui il fine sarà sia di distruggere, o di cambiare il Governo o l’ordine di successione al Trono, sia di eccitare i cittadini, e gli abitanti ad armarsi contro l’autorità reale, saranno puniti con la pena di morte e con la confiscazione de’ beni.
Art. 91 – L’attentato o trama, di cui il fine sarà l’eccitar la guerra civile armando o inducendo i cittadini, o gli abitanti ad armarsi gli uni contro gli altri, sia il portar il devastamento, l’eccidio ed il saccheggio in uno o più Comuni, saranno puniti con la pena di morte, e i beni de’ colpevoli saranno confiscati

ha deciso e decide essere applicabili siffatte sanzioni penali a Gioacchino Murat.
Perciò all’istessa unanimità lo ha condannato e condanna alla pena di morte con la confiscazione de’ suoi beni.

ORDINA
che la presente sentenza sia eseguita a cura del Relatore e che se ne imprimano 500 copie.
Alle ore 5 pomeridiane del giorno mese ed anno come sopra.

Saluto al re
La sentenza deve avere esecuzione immediata.

Murat appare rassegnato.
Fino a ora si è creduto ancora invulnerabile, come lo è stato in tante battaglie.
Ma adesso ha capito che non uscirà più da quella trappola.
Chiede allora di poter scrivere una breve lettera a Carolina. Eccola:

Ma chère Caroline,
ma dernière heure est arrivée: dans quelques instants j’aurai cessé de vivre, dans quelques instants tu n’auras plus d’époux. Ne m’oublie jamais, ne maudis jamais ma mémoire: je meurs innocent, ma vie ne fut tachée d’aucune injustice. Adieu mon Achille; adieu ma Létizia; adieu mon Lucien; adieu ma Louise. Montrez-vous au monde dignes de moi. Je vous laisse, sans royaume et sans biens, au milieu de mes nombreux ennemis.
Soyez constamment unis; montrez-vous supérieurs à la fortune; pensez à ce que vous ètes et à ce que vous avez été, et Dieu vous bénira.
Ne maudissez point ma mémoire. Sachez que ma plus grande peine, dans les derniers moments de ma vie, est de mourir loins des mes enfants. Recevez la bénédiction paternelle; recevez mes embrassements et mes larmes. Ayez toujours présent à vótre mémoire vòtre malheureux pére.
Pizzo, 13 Octobre 1815
(Lettera, da noi, copiata parola per parola,ndr)

(Mia cara Carolina,
la mia ultima ora è giunta: tra pochi istanti avrò cessato di vivere, tra pochi istanti non avrai più uno sposo. Non dimenticarmi mai, non maledire mai la mia memoria: muoio innocente, la mia vita non fu macchiata da alcuna ingiustizia. Addio, Achille mio; addio Letizia mia; addio Luciano mio, addio mia Luisa. Mostratevi a tutti degni di me. Vi lascio, senza regno e senza beni, in mezzo ai miei numerosi nemici. Restate sempre uniti; mostratevi forti del destino; non dimenticate chi siete e chi siete stati, e Dio vi benedirà. Non maledite la mia memoria. Sappiate che il mio più grande dolore negli ultimi istanti della mia vita, è di morire lontano dai miei figli. Ricevete la benedizione paterna; ricevete i miei baci e le mie lacrime. Abbiate sempre presente nel vostro ricordo il vostro sfortunato padre.
Pizzo, 13 Ottobre 1815)

Bandiera_animata_flag_Due_Sicilie_Marina_RealeAppare l’ufficiale che dovrà comandare il plotone d’esecuzione. Con lui è il canonico Masdea, un povero curato di campagna passato alla Storia per aver assistito il condannato prima dell’esecuzione. Murat se lo ricorda, è lo stesso al quale qualche anno fa, reduce dalla mancata spedizione in Sicilia, ha dato il danaro per i restauri della chiesa e per i poveri.
Il canonico vuole che si confessi. Murat sul principio rifiuta. Ma forse vuole vivere ancora quegli ultimi minuti. Si confessa e riceve l’assoluzione. Ma non basta: il confessore vuole una sua dichiarazione scritta, e Murat gli scrive queste parole: “Je déclare mourir en bon chrétien” (Dichiaro di morire da buon cristiano).
Avviandosi verso il cortile, il re di Napoli si ferma sulla soglia del camerone. I suoi poveri soldati sono tutti schierati lungo il muro. Hanno cercato di riordinare le loro divise, di riprendere un’aria marziale.
Il generale Franceschetti ordina il “saluto al re”. A pochi passi dalla sua morte, i soldati gridano: “Viva il re”.
Il cortile del castello è piccolo, lungo e stretto. Sotto l’arco di una scala è stata messa una sedia, con una benda attaccata. Di fronte, ma a distanza di pochissimi passi, è schierato il plotone d’esecuzione: dodici soldati su tre righe. Murat vuole restare in piedi, senza benda. Anzi vuole comandare il fuoco. I testimoni oculari ci informano che avrebbe detto ai soldati: “Mirate al petto, salvate il viso”.
Così, a così poca distanza, quella che sta avvenendo non sembra neanche un’esecuzione, sembra un assassinio. Infatti, all’ordine di far fuoco dato da Murat con voce ferma, sparano due soli soldati, senza colpirlo. Murat ripete l’ordine. Si sentono dieci colpi. Murat viene colpito soltanto da sette proiettili. Tre soldati, pur essendo a pochi passi da lui, hanno volutamente sparato ai lati.
Napoleone Bonaparte è a due giorni di navigazione da Sant’Elena. Soltanto fra due mesi verrà a sapere della morte di Murat.

Nel “Giornale delle Due Sicilie” di martedì 17 ottobre la notizia dell’avvenuta fucilazione viene data con queste poche righe:

Gioacchino Murat, tradotto dinnanzi ad una Commissione Militare, è stato condannato a morte e fucilato il 13 del corrente al Pizzo. Dicesi che da documenti autografi di altissima importanza, rinvenuti al momento del suo arresto, sia irrefragabilmente provato il suo reo disegno. Il delitto era tutto nel cuore dell’invasore e de’ suoi seguaci, venuti di Corsica.
Il Cielo aveva riservata agli abitanti del Pizzo la gloria di salvare la Patria nostra e l’Italia da nuove sventure rivoluzionarie, ma questa gloria deve considerarsi come il patrimonio di tutta la Nazione: in qualunque sito del Regno il perturbatore della pace pubblica avrebbe incontrata ne’ sudditi di S.M. la stessa fede e lo stesso zelo che rinvenne in quelli delle ultime coste della Calabria.
Nel registro dei decessi della chiesa di Pizzo, la nota dell’arciprete Carlo Antonio Zimatore ha la solennità di una lapide, che non ci fu:

ANNO DOMINI MILL.OCTING.MO DECIMO QUINTO, DIE VERO DECIMA TERTIA M. S. OCTOBRIS, PITII, JOACHIM MURAT, GALLUS, EX REX, ARMORUM G.LIS, DETENTUS IN CARCERIBUS HUIUS CIVITATIS, AETATIS SUAE ANNORUM QUADRAGINTA QUINQUE CIRCITER, SS.MO SACRAMENTO POENITENTIAE EXPIATUS, A COMMISSIONE MILITARI DAMNATUS, MORTEM OPPETIT, ET FUIT EIUS CORPUS IN HAC INS. COLL. ECCLESIA SEPULTUM, ET IN FIDEM ETC.S.TH. D. R. D. CAROLUS ANTONIUS ZIMATORE ARCHIP. R.

Anche per lui, come per Masaniello, il cantastorie, fra Scilla e Cariddi, già cominciava a cantare:

All’isula di Corsica
rifugiatu stava
la perdita di Napoli
Muratti lacrimava

A dui varcuzzi debuli
li soi tisori duna
cu’ pocu soi sordati
si fida alla fortuna…

Gioacchino Murat generale francese, re di Napoli e maresciallo dell’Impero

Quando, nel corso di questa narrazione, i personaggi secondari, dopo essere apparsi, sparivano, abbiamo dato qualche notizia anche sul loro futuro, anzi Nostradamo non sarebbe stato più preciso di noi. C’è rimasto qualcuno dei protagonisti che non vogliamo lasciare così, senza sapere come e quando esce di scena.
Di Napoleone, la cui figura è sempre rimasta sul nostro sfondo, abbiamo già detto che seppe della morte di Murat soltanto due mesi dopo. Ebbe spesso occasione di parlare di lui con i suoi volontari compagni d’esilio: il fedele generale Bertrand, il generale de Montholon, il famoso ciambellano Las Casas, che scrisse II memoriale di Sant’Elena, tradotto in sette lingue, facendo dell’ esilio di Bonaparte il più grande affare della sua vita.
Di Murat, Napoleone parlava in italiano con il governatore-carceriere, quel generale Hudson Lowe che comandava la guarnigione di Capri quando Murat espugnò l’isola. Napoleone diceva: “Ha fatto la più grande follia che potesse commettere. Ha compromesso duecento corsi, brava gente, e quasi tutti miei parenti. Con duecento uomini ha voluto riprendere un regno perduto da lui alla testa di ottantamila soldati. A Napoli vi erano ottomila austriaci; se vi fossero stati ventimila inglesi a Parigi, al tempo del mio sbarco dall’isola d’Elba, non avrei certo potuto raggiungere la mia capitale. Ma è tutta colpa mia: avrei dovuto lasciarlo maresciallo e non farlo duca di Berg e ancor meno re di Napoli”.
Già sappiamo che Napoleone morì sei anni dopo il suo arrivo a Sant’Elena. A Parigi lo seppero, anche questa volta due mesi dopo. Venendone informato a cena, Talleyrand, ai suoi commensali che erano rimasti colpiti, disse: “Non è un avvenimento, è una notizia”. E riprese a mangiare.
Anche quello di Maria Luigia d’Austria non fu un dolore esagerato. Alla duchessa di Parma, da Metternich era stato messo alle costole un fidato guardiano, quel conte Neipperg che noi abbiamo conosciuto quando trattava a Napoli con Murat. Maria Luigia, dovendolo avere sempre tra i piedini, ne fece il suo amante. Morto Napoleone, lo sposò. Insieme con lui verrà a visitare Napoli, e sarà accolta da zio Ferdinando con molto affetto.
Anche Lord Bentinck ebbe la faccia tosta di venire a Napoli, ci voleva trascorrere un periodo di vacanze. Re Ferdinando, immediatamente informato, lo mandò a bloccare mentre era ancora sulla scialuppa che lo portava a terra e lo rimandò a bordo della nave inglese con cui era venuto, facendogli dire, visto che non l’aveva immaginato, che era indesiderabile.
Re Ferdinando era sempre stato fedele al programma del padre: “Non abbiamo pretese, non abbiamo ambizioni”. Dopo il suo ritorno, aveva cominciato il suo ultimo decennio, quello della sua vita, deciso a dedicare tutto il tempo alla caccia e alla sua formosa duchessa. L’aveva sposata in Sicilia il 27 novembre 1814, anche lui appena sei mesi dopo la morte di Maria Carolina. E tanto per togliere subito di mezzo il nome del marito – diceva che gli portava sfortuna – le aveva concesso il titolo di duchessa di Floridia.
Il tempo stringe, gli anni corrono.
Brucia il teatro di San Carlo e Ferdinando ordina che venga ricostruito entro undici mesi. Il 12 gennaio 1817 festeggia il suo compleanno nel teatro nuovo. Appena in tempo, perché sta arrivando a Napoli un altro Gioacchino. Ma questo qui non spara, suona. Seduto al cembalo, Rossini si divora con gli occhi la bella cantante spagnola Isabella Colbran, deciso a toglierla dal letto del suo impresario Barbaja. Tranne la tavola e le donne, anche lui non perde tempo a lavorare. E poi Napoli è troppo bella per farlo.
Ferdinando al San Carlo non si divertiva, provava interesse soltanto per qualche ballerina. Conservava gli stessi gusti popolareschi che aveva da giovane e rideva come un pazzo quando in privato poteva organizzare uno spettacolo plebeo con i suoi comici preferiti: Pellegrino e Casacciello.
Della grande paura che gli fecero prendere Guglielmo Pepe e i suoi carbonari abbiamo già detto.
Era andato a Lubiana, a chiedere aiuto alla Santa Alleanza. Dopo il suo ritorno circondato dalle rassicuranti baionette austriache, gli anni trascorsero per lui finalmente tranquilli. Napoli si riempì di stranieri, specialmente inglesi e austriaci, che potevano permettersi tutti i lussi, perché la vita vi costava pochissimo, specialmente per loro.
La mattina a caccia; la sera, la duchessa accoglieva Ferdinando nella bella villa che l’architetto Antonio Niccolini, quello che aveva ricostruito il San Carlo, aveva ristrutturato sulla collina del Vomero, con uno splendido parco sullo sfondo del mare.
Fra Lucia e Ferdinando, anche quando non si vedevano soltanto per poche ore, c’era una fitta corrispondenza postale. Gli elevati argomenti ce li possiamo immaginare da questi due biglietti del re, il primo è del 4 febbraio 1824:

Debbo assicurarti per tua tranquillità che grazie a Dio questa notte ho dormito mediante l’essere andato a letto con la pangia e la borsa vacante e alle cinque e mezzo in buona salute mi sono alzato.

Il contenuto di un’altra elevata missiva della duchessa lo possiamo arguire da questa risposta del re:

La tua cara lettera mi ha consolato sentendo il buon effetto prodotto dall’olio di ricino.
Per i giovani: si tratta di un irresistibile purgante ancora largamente usato a Napoli fino alla seconda guerra mondiale.

Nelle sue assidue lettere (“Io non mango mai di scriverti ogni giorno”) Ferdinando parla quasi sempre della propria salute, spesso aggiunge qualche notizia sulla caccia:
Bastantemente bene ho dormito fino alle 4, ma nel totale stavo meglio ieri.
Tutto ho fatto fuorché dormire, per il caldo prodotto dalla stufa, che in arrivare la feci subbito smorzare, e per i granchi che mi hanno inquietato bene, sono però rimasto a letto fino alle 5 e mezzo.
Domani, a Dio piacendo, riceverai due scrofe, e spero farti arrivare a tempo per il tuo pranzo certe ricotte, che mi lusingo dovrebbero piacere.
Cara Lucia, come io speravo, ci è qualche quaglia.
Grazie a Dio, io sto bene, ieri ci divertimmo avendo ammazzato trecento quaglie.
Un poco inquieto ho passato la notte a motivo di quel poco di cibbo di più che presi ieri.
Ti mando degl’eccellenti fichi, colti con le mie mani in unione dell’uomo, che te li porta.

E firmava sempre

Il tuo affezzionatissimo compagno
Ferdinando B.

Ferdinando ebbe ancora il tempo e la forza per andare a Verona e poi a Vienna. Va perfino a trovare la regina Maria Carolina, nella cripta della chiesa dei Cappuccini. Fra qualche anno la raggiungerà in cielo, ma di controvoglia, come sempre quando deve rivederla.
Se ne era quasi sempre andato via da Napoli incalzato dal pericolo, fra cannonate, squilli di trombe, galoppo di cavalli, grida della plebaglia, ordini concitati, pianti della servitù, sgomento dei dignitari.
Se ne va per sempre solo, in silenzio, nel buio, nella notte del 3 gennaio 1825. Va direttamente in Paradiso, perché, nel suo testamento, ha ordinato che, alla sua morte, si dicano ventiquattromila messe.
La duchessa di Floridia non volle lasciarlo solo neanche lì e lo seguì, il 26 aprile dell’anno dopo.

DUE SICILIE
Grazie per aver letto questa storia
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52 pensieri su “Due Sicilie l’ultimo

    • Gentile Milord…
      Tante cose sto leggendo di Voi queste ultime ore, avevo bisogno di compagnia. Sto leggendole e quasi vivendole. Questa è la Vostra straordinarietà: qualunque trama Voi trattiate, la fate paradossalmente vivere ai chi Vi legge. La Vostra genialità è fuori dal comune. ConoscerVi, seppur non personalmente, ritengo sia stato un dono della vita…forse lo meritavo, spero di esserne meritevole per tutta la vita.
      Con Stima illimitata
      Maria Silvia

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      • @Maria Silvia

        Vi ringraziammo, mia signora, per le espressioni gentilissime che ci riservaste. Un dono della vita dite?
        Osservate dal nostro punto di vista: e il dono diverrete voi e la vostra classe.
        Grazie e cordialità

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      • Si, hai detto bene: straordinarietà. L’ho visto creare, con lo sguardo. Riesce a fare vivere proprio le situazioni.
        Soprattutto quando è arrabbiato…
        Poi fa sognare quando si legge e mi piace tanto perché per me che non ho la fortuna della cultura italiana tutto questo è magia
        😀

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      • per Kate

        ma come, prima rompi i coglioni con gli angli di qua e gli angli di la e poi vai a dire tutte ste fregnacce sulla magia della cultura italiana?

        kate? Ritornatene da dove sei venuta.

        Ninni, perdonami, la vedo come un elemento di disturbo tra persone per bene.
        Per piacere, ti chiedo scusa. Non si può dire e disfare così. Che schifo.

        Scusami anche tu Maria Silvia ma glielo devo dire

        manu

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  1. L’ho divorato tutto, fino all’ultimo e credimi, milord, ero stranita che avessi scritto una cronistoria, anche ironica, tutta da un lato.
    Per la storia avrei aggiunto, anche, Napoleone, ma l’Onore al re di Napoli, Gioacchino Murat, ba salvaguardato.
    Sei una bella persona, un gentiluomo giusto e bravo
    Il due Sicilie fu massacrato, ma anche il Due Sicilie non fu esentato dal qualche crimine.
    Bello.

    Grazie a voi milord.
    Grazie di cuore
    Grazie per scrivere e regalarci qualcosa di bello sul serio, oltre la storia e la politica.

    Raffaella
    Docente di Storia e Filosofia-Milano

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    • @Raffaella S.

      Vi ringraziammo mia signora, per le splendide e generose parole. Nella stesura, del presente, considerammo l’imoegno nel raccontare in un determinato modo, le vicende e vicessitudini del periodo in esame

      L’ultimo atto, dedicato, riguardò forse l’unico personaggio storico d’interesse.
      Così ne fu la nostra visione personalistica.
      Grazie milady e cordialità

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  2. Una disamina completa caro Ninni. Un excursus che ci ha portato a spasso per la storia dove, appunto, la storia si rende foriera di tante, anzi, tantissime cose.
    E qua ti riconosco:
    Onore al merito … al perdente. A colui che, credendo, ha portato con fede e convinzione la propria battaglia.
    Murat, spesso liquidato come un mangia uomini, qua riassume la propria dimensione umana
    Un bel passaggio che ci fa capire chi tu sia e in che modo ti relazioni, con giustizia.

    Grazie a te, caro Ninni, che hai profuso attenzione, cultura e una buona dose d’ironia.
    Grazie davvero

    Un abbraccio amico mio, ovunque ti portino le ali questa notte.
    Ciao

    Francesco

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  3. Figura strana, quella di Murat. Dici che è stato coerente, s’, certo, ma non è chiaro a cosa: all’Italia? era il re di Napoli ma non era Italiano. All’Italia che voleva unita? Per l’Italia o per ampliare il suo potere? Non so. La Storia di solito viene scritta dai vincitori, la Storia può, però, avere varie letture.
    Fu quello un periodo di forte disequilibrio per l’Europa tutta con le campagne napoleoniche e anche per l’Italia I grandi orchestrali di quel tempo, e non solo di quello, ma anche dei tempi a venire, Risorgimento compreso, di cui Murat fu antesignano, i grandi e veri orchestrali furono gli inglesi che hanno sempre amato gettare scompiglio negli altri Stati per distogliere l’attenzione dalla loro politica interna.Poi gli italiani, tutti, ci misero del loro per diventare i primi nemici dell’Italia unita.

    Ho seguito con piacere e interesse questi tuoi appuntamenti con la storia del Regno delle due Sicilie. Peccato che tu abbia deciso di fermarti qui; la Storia andò avanti con la Fine, tremenda e “non esente da ignominie” da tutte le parti.
    Cordialità,
    Marirò

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    • @lady Marirò

      Gioacchino Murat, Generale impetuoso e controverso, riuscì per prima cosa a conquistare la sorella minore di Napoleone, Carolina. Formarono una coppia bene assortita (nonostante le reciproche intemperanze e tradimenti…) che non si sciolse nemmeno nella disgrazia finale, fino al giorno in cui quello che era stato cognato dell’Imperatore e re di Napoli, ormai ridotto ad un capobanda, non finì davanti ad un plotone d’esecuzione anglo-borbonico in Calabria…
      Dicemmo anglo-borbonico, mia signora, quegli Angli che lo fucilarono.

      Il corpo dello sfortunato re giacobino venne gettato in una fossa comune e sebbene non sia mai stato identificato, si suppone riposi sotto la lapide posta nella navata centrale della chiesa di San Giorgio a Pizzo, con la semplice iscrizione: “Qui è sepolto Re Gioacchino Murat”.

      Il grande poeta George Byron aveva così commentato, commosso, la scomparsa di un tale magnifico cavaliere:
      “Povero, caro Murat, che brutta fine! Sono certo che le sue piume bianche fossero un punto di riferimento in battaglia, come quelle di Enrico IV”
      Si era fatto benvolere dai napoletani.
      Risulta, almeno da incartamenti verificati, che fosse un uomo giusto.
      Questo, a coerenza, ci bastò, milady. Unico esempio di come ci si doveva comportare, dall’onestà alla dignità.
      Peccato si trovò in parte avversa, ciò non ne toglie, comunque, le proprie qualità

      Grazie e cordialità

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      • Infatti miè piaciuta la risposta che sotto il profilo umano è ineccepibile.
        Scusami, Milord, cerco di mettercela tutta la buona volontà e di esprimermi al meglio, in lingua italiana
        Grazie

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      • Sì, si è unita, nei modi e al prezzo che sappiamo. Italiani contro italiani…col conte Cavour che eseguì alla lettera i dettami degli inglesi. Gli inglesi volevano il predominio navale del mediterraneo che era delle due Sicilie, stava per essere aperto il canale di Suez…insomma….occorreva schiacciare il regno delle due Sicilie e così fu fatto.

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  4. Non conosco la storia dello Stato delle Due Sicilie, ma mi è interessato come ne hai affrontato tutto. Con fare pulito e illimitatamente perfetto.
    Ho letto tanto nell’ultima ore, proprio nel tuo bellissimo sito tanto che mi vedo costretta a tornare perché voglio saperne di più.

    Un bacio, affascinante milord.
    Ciaoo

    Kate

    🙂

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  5. Ecco una lucida analisi di periodo e di personaggio.
    Ti seguo e pur trovandoci politicamente lontani devo ammettere che scrivere del giustiziato ti rende onore.
    Si ammazza, bellamente,perché si fa il proprio dovere.
    Quando si capirà questa fondamentale dirittura morale, allora forse potreno guardare con più serenità il futuro

    Grazie a te, caro amico

    G.

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    • @stalin

      Indiscutibilmente siamo lontanissimi politicamente e comunque sarebbe stato molto, anzi tantissimo strano se non avessimo parlato “del giustizioato” e tutto questo a garanzia e tutela del più debole che no può difendersi
      Grazie e buona giornata

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  6. Grazie a voi, milord mio signore. Ci avete fatto sorridere, indignare e ragionara.
    Ci avete fatto star male davanti alle cattiverie umane e ci avete dato ascolto quando urlavamo il dolore.
    In quest’ultima parte ci avete regalato la bellezza della compassione.
    Napoleone era Napoleone.
    I Borbone erano i Borbone.
    Murat era figlio del suo tempo. Un rivoluzionario diretto e capace che credeva in quello che faceva.
    Bello sapete?
    D’altro canto non potevo aspettarmi nulla di meno.

    Sono io, noi che vi ringraziamo per fornirci, con tanta passione, la vostra scienza e l’intelletto.
    Grazie milord

    Cordialità

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    • @Lilly Simoncelli

      Indiscutibilmente avete citato dei personaggi che fecero la storia.
      Personaggi pieni di vis e forza che diedero, lasciandola, una bella impronta al mondo
      Bella ne senso più bello del termine.
      Anche nel male si può trarre qualcosa di bene. Quel qualcosa che offre una chance all’umanità per migliorarsi.
      Grazie

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  7. Un ottimo pezzo, completo e altissimamente soddisfacente. scritto con la tua leggerezza e offerto con quella profonda cultura che ti contraddistingue
    Grazie a te che l’hai ideata e scritta
    Ciao e un abbraccio

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  8. Leggo di un insieme eterogeneo di modi di pensare, costituito da movimenti e partiti politici, che afferma l’idea che nel 1861 il Sud non e’ stato liberato (come vuole farsi credere) bensi’ invaso, razziato di gente e di risorse.
    Un Lega all’inverso?

    Non sembra, dato che dalla sua parte questa corrente ha documenti originali e intenti pacifici. Ma cosa accadde davvero 150 anni fa?

    Attraverso il vostro mirabile scritto, mio signore, ho appreso che il Regno delle due Sicilie e vantava di grande prestigio e ricchezza.
    Per cui ho deciso di approfondire, grazie a voi. E ho scoperto che vigevano regole che ancora oggi in Italia non sono riusciti ad approvare (come quella sulla cittadinanza: un figlio di stranieri nato su suolo nazionale poteva al conseguimento del diciottesimo anno di eta’ decidere se diventare cittadino) e venivano sperimentate le nuove tecnologie (Napoli fu una delle prime citta’ europee in cui si accesero le luci elettriche; la Napoli-Portici e’ stata la prima ferrovia costruita in Italia).

    Ve lo dico da milanese doc, milord, sono affascinata.
    Voi, mio signore, mì avete ispirata e di questo vi ringrazio anzi, proprio a tale fine vi ringraziamo tanto per la tenacia e l’attenzione che conosciamo da parte di un uomo eccezionale come voi.
    Consentiteci di abbracciarvi, milord, ringraziandovi.

    Vostra Anna

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    • @Anna Blu

      Le paure causate da eventi reali sono meno terrificanti di quelle causate dalla nostra immaginazione ed attinenti a fatti immaginari .
      I nostri pensieri su un assassinio,scuotono la nostra condizione umana; finzione e immaginazione si mescolano, e nulla esiste piu’,se non cio’che non esiste.

      Appari come il fiore innocente, ma sii la serpe che si nasconde sotto.
      Look like the innocent flower but be the serpent under’t.
      (Macbeth)

      Grazie per lo slpendido apporto milady
      Cordialità

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    • E’ interessante quello che hai scritto e come lo hai scritto.
      una cosa che ho notato è quanto ci tenete a parlare della vostra milanesità, romanità, fiorentinità…
      Nessuno che parli, per esempio, di italianità?

      Bellissimo

      😀

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      • Sig.ra Kate,

        intanto la ringrazio per aver commentato il mio commento. Mi sembra superfluo, comunque, rammentarle che anche parlando di milanesità o torinesità, sempre di italiani si parla.
        E’ nell’alveo della nostra italianità, non discutibile peraltro, che possiamo interloquire offrendo varie e ricche sfumature quali la milanesità, la bolognesità, ecc. ecc.
        Di contro, mi perdoni, ma non mi risulta che il mondo anglo/sassone possa godere di una medesima ricchezza e varietà.
        Parliamo, per esempio, di lingua inglese e gli “inglesi” rappresentano una piccolissima parte del mondo anglo/sassone.
        Dimentica, forse, i gallesi, i scozzesi, i nord irlandesi, i còrnici (abitanti della Cornovaglia), ognuno con una propria cultura e soprattutto lingua, che però nel “suo” mondo non hanno luce espressiva.

        Mi ascolti cara ragazza, s’informi.
        Qui non vedo leggerezza alcuna.
        Qua si ama la letteratura e non si fa polemica.

        La ringrazio e buon pomeriggio

        Anna

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  9. Un brano scritto con quella classe che sempre contraddistingue la tua mano e per chi, come me, pur non avendo conoscenza dell’argomento; riesce a coglierne tutti i lati.
    La fluidità con la quale riesci a rendere vive e fruibili a chi ti legge le diverse sfumature di una vicenda è davvero Unica.

    E nella tua Unicità hai mostrato, così come deve essere, anche l’altro lato della medaglia.

    I Miei Rispetti Milord

    Ni’Ghail
    Slàn

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  10. Eccoci all’arrivo come promesso e come promesso il nostro milord ci offre tantissima qualità.
    Non saprei da dove cominciare.
    Inizio sal principio 😀

    Abbiamo la storia di un regno, uno Stato, che invaso, è stato martirizzato e distrutto per fini colonialistici. Addirittura neanche quelli perché, almeno, una Colonia vive di propria luce in un’economia subordinata, ma vive.
    Lì si è distrutto tutto.
    Per il gusto di distruggere e massacrare perché ogni resistenza potesse essere sradicata col sangue e col fuoco. Ci sono riusciti. Sì.
    Ci sono riusciti con dolore e abominio.
    La Vostra (tua) analisi, ironia, sono spettacolari.
    Sei riuscito a trovare il buono dove buono non c’era e adesso, in questo ultimo capitolo (mi sembra un’uscita a piè pari) affronti, come tuo costume il problema della “giustizia”.
    Un concetto altissimo vero?
    Ecco che parli di Gioacchino Murat umanizzandolo.
    Un esecutore intelligente. Un artista della gestione. Un interventista geniale, un uomo affidabile che … faceva paura ai Re borbonici.
    Ecco l’atrocità.
    Non importa che, onor di soldato, i regnanti si sbattono in galera (precedenti illustri come Luigi ecc. ecc)ma fior di soldato:Generale e maresciallo dell’Impero.
    Quindi non l’ultimo arrivato.
    Certo che gli “Angli” e intendo tutti gli angli (inglesi e tutto il loro mondo) hanno fatto schifo come sempre.

    Hai riabilitato il primo fautore delle autonomie locali, nell’ambito di un Impero (quello napoleonico).
    Non posso dirti, ammirata, caro Ninni, quanto sia stato bravo, bravissimo.
    Mi è sembrato di essere ritornata ai bei tempi della redazione quando, tra il sorridente e il serioso, riuscivi a tirar sangue dalle pietre.
    Un maestro.

    Grazie a te Milord.
    Grazie di cuore.

    Tua

    Manuela

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    • @Manuela Rovati

      Spesso,per farci del male, gli strumenti dell’oscurità ci dicono delle verità e guadagnano la nostra fiducia su delle questioni marginali, per tradirci in faccende dalle conseguenze molto piu’ profonde.
      Per cui se potreste guardare dentro i semi del tempo,e dire quali chicchi germoglieranno e quali no arrivereste alle medesime conclusioni.
      Grazie milady e cordialità

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    • Scusa, non ho potuto fare a meno di leggere il tuo bellissimo commento, che però ho smesso di capire quando ho letto il tuo apprezzamento sugli “angli e tutto il loro mondo”.
      Io sono un’angla (di derivazione e comunque sono di lingua inglese e ne sono orgogliosa) e non vedo tutto questo schifo a voler rendere sempre più ricca e prospera la propria patria e i propri cittadini.
      Se lo avessero fatto gli italiani ogg, magari, stareste un po’ meglio.,, non trovi?

      Ciao ma non ho potuto fare a meno di dirtelo

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      • senti, ti ringrazio per avermi detto che ho scritto un bellissimo commento.
        Conosco Ninni da almeno dieci anni ed ero la sua addetta al Desk. (se non sai di cosa sto parlando, informati)
        Che tu mi venga a fare la tiritera sugli angli e su tutta la bellezza degli inglesi, affini e affiancati, con me sbagli indirizzo.
        Vuoi scrivere manfrine e sdolcinatezze frù frù? fai pure, accomodati (non cedo proprio che riuscirai, in questo modo a avere l’attenzione di Ninni, anzi sai che ti dico? Così lo fai proprio vomitare. (Quello c’ha le palle ragazzina!)

        Gli angli e compagnia cantante hanno fatto i loro porci comodi dappertutto e se noi stiamo malissimo e voi benissimo è perché NOI siamo dei signori!
        Punto.
        Se lo avessero fatto gli italiani e italiani…
        Ma cazzo dici?
        Noi abbiamo e vi abbiamo civilizzato e adesso mi vieni a fare la morale su cosa dovevano fare gli italiani?
        Iniziate a trattare bene i vostri coloni.
        Che ne riparliamo.

        Stammi bene ragazzina!

        (Scusa Nì, quando ce vo ce vo)

        😦

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  11. Questa è una pienezza che conclude un ciclo tanto seguito. Mi ricordo la prima puntata quando iniziai a leggere e mi misi dapprima a sorridere e poi, con quel fare scanzonato, ci avete portato per mano in altri luoghi e altri posti.
    Un poco mi dispiace.
    Ma l’autore ha deciso così. Ho imparato, comunque, che bastano molti modi per raccontare la tristezza.
    Nel modo giusto tutti lo ricordano.

    Buon pomeriggio milord, avete scritto un’opera sopraffina..-
    Sono io che vi ringrazio per avermi concesso momenti di bella lettura.
    Buona sera

    Giorgia

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    • @Giorgia Mattei

      Le cose belle, tutte le cose belle mia signora, per rimaner tali hanno bisogno presto o tardi di terminare.
      Se così non fosse avremmo soltanto cose grigie.
      Non trovate?
      Cordialità mia signora

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  12. Carissimo Milord, avete terminato splendidamente il vostro racconto, dando notizie che pochi possono conoscere nella loro realtà assente nei comuni libri di storia. Quanti personaggi, nei secoli, hanno avuto tutto per poi finire nel nulla del ricordo. Certo questo non riguarda questa vostra stesura ma forse sarebbe bello conoscerli e riportali al loro giusto valore.
    Ora cosa ci regalerete?
    Non ditemi che sono noiosa ma amo molto il vostro modo di scrivere che non fa scollare gli occhi e la mente dalla storia, o poesia che porgete con il vostro profondo senso del giusto.
    Un abbraccio milord con l’amicizia che ben conoscete
    vostra Giovanna

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    • @orofiorentino-lady Giovanna

      Vi risponderemo, mia signora, con una citazione sperando che vi trovi concorde nei significati.

      Non esiste un’arte che consenta di scoprire le costruzioni della mente nel volto di un uomo…
      Stelle ,nascondete i vostri fuochi! non permettete alla luce di illuminare i miei oscuri e profondi desideri.

      (Macbeth, Atto primo, scena quinta)

      Cordialità mia signora
      Nulli secundus

      La storia siamo noi

      Liked by 1 persona

  13. Oh milord, perdonate, ma è il periodo vacanziero che quasi inizio a odiare.
    Un’assenza (in spiaggia non mi prende) che si fa pesare.
    Un capitoo concludente una serie di passeggiate storiche che mi ha colpita tanto
    Sono felice che, come vostro costume, abbiate ricordato la figura di Murat, forse il più coerente di tutti.
    Attivo e diciamocelo Executive.
    Come diremmo oggi un eroe dei nostri tempi, il Gabriel Garko della situazione.

    ahahahahah

    Sono felice per voi e per la vostra verve affabulatoria

    Grazie grazie grazie, sono io che vi ringrazio.
    Grazie grazie

    Vostra
    isy

    (ahahah mi hai messa di buon umore. Sono fuggita dalla spiaggia dove mi ha preso fuoco il piccolissimo piedino taglia 54. ahahaha 😀 )
    Ciao Nì

    Isy

    😀

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  14. Ho letto di nuovo questo capitolo e mi sono sentita trasportata oltre i sensi della consueta vita.
    leggo tanto, adesso, grazie a te e grazie alla tua voglia di scrivere e di regalarci il mondo. Una voglia di leggere e di leggerti che mi è nata dentro, leggendoti. Non non è un giorco di parole che mi viene alla mente.
    Ho visto seguendoti nel racconto e come lo hai fatto quanto hai raccontato sul generale Gioachino Murat, che non conoscevo (La mia cultura scolastica è di tipo anglo-sassone e la conquista dell’Italia viene letta come un percorso di allargamento dei confini a carattere coloniale..

    Certo ci si deve riferire allo specifico.
    E quello specifico è la storia intesa come azione che conclude qualcosa per gli uomini.
    (Sto usando il translater di Google che mi aiuta un po’)
    🙂

    Sto scoprendo un mondo nuovo grazie alla tua scrittura e soprattutto al tuo modo di vedere il mondo che mi piace e mi è molto congeniale, ragazzo.
    🙂

    Altro argomento è il fatto che, osservare il mondo con il profondo senso di giustizia che hai, regala come la vita e la gioia di potersi confrontare tra di noi e tra quelli che questa cultura non l’hanno.
    Un esempio?
    Tutte le forme di razzismo e per le quali tu sei in aperto contrasto e soprattutto nemico di tutto ciò. certo mi addolora quando, per motivi contingento, oppure situazioni di pericolo, bisogno, oppure di opportunità politica e opportunità politica a fini di terrorismo, si hanno situazioni tristi come il sovraffollamento urbano.
    Prigionieri delle nostra case, e prigionieri nelle nostre cose.

    Ti confesso che ti sto leggendo da un paio d’ore e che mi sto trovando benissimo in tua compagnia. Gentile e discreto, mi stai accompagnando a fare visita nel tuo mondo e ti confesso che mi ci trovo benissimo.
    Fortunata la donna che ti ama.
    Fortunata moltissimo, ma soprattutto, fortunata la donna che è ricambiata da te, con il tuo amore.
    Per la persona che sei, che ho conosciuto, fortunata quella donna alla quale regali semplicemente, anche, affetto.
    Mi accontenterei soltanto di quello.

    Ti chiedo perdono se leggerai qualche imprecisione, ma, anche se mi dici che il mio italiano è perfetto, ho utilizzato il traduttore di Google. (un po’ per essere più sicura.

    Ma un mio pensierino me lo concederai vero?

    The sunlight claps the earth, and the moonbeams kiss the sea:
    what are all these kissings worth, if thou kiss not me?
    (Percy Bysshe Shelley)
    An author that I love above all because it describes, well, these moments.

    Many Kisses
    Yor

    Kate

    😀

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  15. Mio Signore, credo conosciate bene questa cantante, la sua voce è una carezza e per me la sera diviene poetica. Nella poesia vi mando un abbraccio augurandovi ogni cosa bella.
    Vostra Orofiorentino Giovanna

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    • Mia signora, gentilissima Giovanna.
      Ci faceste un regalo immenso. Ma proprio tanto grande.
      Noi Lory la conosciamo personalmente, con una amicizia realmente consolidata fin dal 2002.
      Una donna che ha tanto sofferto una gravissima perdita.
      Una donna che ha cantato l’amore e il dolore, a un tempo, senza risparmiare il suo. Profondamente Celtica e convintamente gaelica.
      Una persona che affascina e incanta per la propria sensibilità e dolcezza. Lo specchio sul mondo.
      Grazie per il bel regalo, anche particolarmente sentito in quanto, durante le nostre chiacchierate, mia signora, non ve ne accennammo mai.
      Qui dimostraste, se mai ce ne fosse stato bisogno, la Vostra propria sensibilità.
      Grazie

      Nullii secundus
      La storia siamo no!

      Ninni

      Mi piace

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