Il ponte …

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Il ponte

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Qui è esistita una condizione di pace, di armonia, in cui la grande tristezza ha potuto trovare risposte a domande su una realtà dall’apparenza incomprensibile. L’acqua che scorre ha condotto la sua voce e la sua saggezza oltre le barriere dell’odio e dell’avversione perché l’anima che dimora qui aveva necessità di comprendere-.
-L’anima che dimora qui? – dissi io spaventato, come se temessi veramente che in quell’edificio esistesse un fantasma.
-L’anima di uno spirito Ninni, uno spirito della natura che sussurra a tutti coloro che passano da qui.

1A tutti coloro che possono ascoltare, anche se non sanno sentire, di quanto questo luogo sia stato permeato di benevolenza, di comprensione e di saggezza, e di quanta pace e serenità sia ancora possibile ricevere e riconoscere quaggiù se solo lo si sa intendere. Uno spirito che considera sia inutile e ipocrita sprecare l’energia di questa condizione, ed è triste, perché nessuno di quanti passano nelle vicinanze di questi luoghi riesce a comprendere la difficoltà che un uomo ha sopportato per rendere tale regno tanto pacifico-. Attese qualche istante, poi si avvicinò al fiume e si chinò ad accarezzare l’erba che cresceva sulle rive -qui- riprese poi con un tono che di nuovo mi fece rabbrividire -si è combattuta una battaglia, dove l’odio è stato sconfitto dalla comprensione.
Qui si è svolta una ricerca dove la tristezza ha condotto alla cognizione che la morte, per quanto tragica e triste, ha una sua logica ed un senso…-
-Un senso? – replicai con un accento di disapprovazione -e quale sarebbe? Sembra che tu voglia elogiare la tristezza e la sofferenza Lucifero. Non sarai anche tu una di quelle persone che si cibano di tormenti? – quasi non mi accorsi dell’ingiuria espressa nelle mie parole.
Lucifero si alzò e prese a camminare lungo le rive del fiume
-come potresti dire che cosa sia la felicità se non hai conosciuto la sofferenza? Credi che un uomo allegro, gioioso e spensierato possa dirti che cosa sia la felicità? No, se vuoi conoscere cosa sia la felicità lo devi chiedere a chi ha sperimentato la tristezza, il dolore, la sofferenza. Queste sono le persone che possono parlarti di felicità -.

Lui continuava a camminare e io continuavo a seguirlo -vuoi dire quindi che lo scopo della morte è farti apprendere la felicità? -.
-Lo scopo della morte, se proprio vuoi cercarne uno, è farti comprendere la vita. Tu non ascolti Ninni-.
2-E devi morire quindi per sapere che cos’è la vita? –
-Devi morire- rispose -per comprendere di non aver vissuto Ninni. Questo è il triste destino di molte persone. La vita non esisterebbe senza la morte perché senza la morte la vita non sarebbe nemmeno considerata. Come potresti sapere di essere vivo senza sapere di dover morire? –
-Questa è la cosa più assurda che abbia mai sentito Lucifero. La morte porta solo sofferenza, non c’è nulla di buono nella morte-.
-Davvero? Eppure si sono viste scene di esultanza alla morte di un dittatore, e c’è pure chi gioisce per la morte di una persona antipatica…-
-Il tuo è un subdolo inganno. Non è questo che intendevo…-
-Devi stare attento a ciò che dici, l’inganno è sempre in agguato e come vedi può insinuarti in qualunque momento-.
-Va bene saccente presuntuoso- mi irritai -resta il fatto che comunque dittatori e carnefici sono provocatori di sofferenze e dolori, sono anche loro indispensabili? –
-Sempre nello stesso presupposto di una conoscenza. Potresti desiderare la pace senza sapere che cosa sia la guerra?
-E non potrebbe esserci semplicemente la pace e basta? –
-Sì. Ma come potresti riconoscerla se non avessi avuto modo di confrontarla con qualcosa? Immagina Ninni, di essere nato in una dimensione dove esiste solo la luce e null’altro e quindi tutto ciò che tu hai visto è sempre stato solo e semplicemente luce. Sapresti dire che cosa sia la luce? – Per un momento mi sentii svuotato e come se realmente mi stessi staccando da ogni materiale consistenza, mi parve di fluttuare in un vuoto inconsistente, dove nulla aveva senso, tranne il pensiero che in quel vuoto non avevo percezione di alcunché, come se nulla di ciò che fluttuava in tale dimensione avesse un significato e di nulla potessi avere conoscenza perché tale vuoto, non era confrontabile con nulla. Non so quanto durò tale condizione, mi parvero solo pochi istanti, ma non poté essere così perché quando la mia mente si riallacciò alla realtà mi trovavo in un posto che da tanto tempo avevo cercato, seppure in maniera inconsapevole, di evitare, e la camminata che ci aveva condotto fin lì non poteva essere durata pochi secondi.

2-Allora Ninni, cosa mi rispondi? – la sua domanda sembrava posta come se per lui quell’arco di tempo ipnotico in cui io mi ero estraniato dal mondo non fosse esistito.
Come se la sua concezione lo avesse reso consapevole che io ero da un’altra parte con la mente e semplicemente, avesse atteso il mio ritorno per lasciarmi esplorare quella realtà sonnambula di cui quasi non avevo avuto coscienza. Ma ciò che riuscii a valutare io nell’immediato, era che mi trovavo in un luogo nel quale non avevo presupposto saremmo stati e l’istintiva reazione fu legata al pensiero di non apprezzarlo.
-Che ci facciamo qui? – domandai come se lui potesse e dovesse spiegarmelo. Mi guardò
-sperimentiamo Ninni- disse -sperimentiamo. La vita può essere tragica, ma se noi abbiamo scelto di viverla vi è sicuramente una ragione- disse, e io mi irritai.
-Non ho più voglia di sentire le tue ideologie sull’infinito Lucifero. Dimmi che cosa ci facciamo qui- lo aggredii. Lui girò lo sguardo nella direzione opposta e osservò il ponte sul fiume.
-Sei più stato sul ponte Ninni? – mi chiese allora -lo hai mai attraversato? – Cercai di controllare la mia irritazione perché la percepivo generata dalla paura. Il ponte mi aveva ricondotto a memorie lontane e per un nesso ancora incompreso sentivo un’analogia tra quei ricordi e la strana conversazione appena avuta. Ricordai soprattutto quando mi aveva parlato delle guerre combattute nelle vicinanze del fiume e delle presenze bonarie e malvagie che si opponevano da un lato e dall’altro. -Possiedo tutta la terra circostante Lucifero.
-Certo che ci sono stato sull’altro lato del ponte- dissi con arrogante orgoglio, ma per lui non fu difficile frantumarlo.
-Non ti ho chiesto se sei stato dall’altro lato, ti ho chiesto se hai mai attraversato il ponte- precisò, e di nuovo provai un tormentoso senso di panico. Erano passati quasi quaranta anni da quando mi aveva condotto la prima volta in quel luogo e solo adesso mi rendevo conto che quel ponte io, non lo avevo mai attraversato. Ero stato sull’altra riva decine, forse centinaia di volte era vero, ma raggiungendola sempre attraverso strade che non prevedessero l’attraversamento del fiume e in particolare, di quel ponte.

-Aspetta Lucifero- cercai di fermarlo, ma lui non era tipo da obbedire a un ordine privo di un senso.
-Vi sono diversi tipi di morte Ninni, non solo quella fisica, e noi, sperimentiamo, semplicemente, sperimentiamo- continuò invece a dire incurante della mia resa di fronte al passaggio -siamo anime che cercano di comprendere cosa sia la pace e per questo creiamo la guerra. Ma tra la comprensione e l’ignoranza, vi è un ponte da attraversare e solo l’accettare che nel fiume che vi scorre sotto fluiscano tutte le conoscenze di cui necessitiamo può condurci al considerare che, solo dopo aver compreso, il nostro desiderio può essere quello di non desiderare- si avviò sul ponte e si apprestò ad attraversarlo.

3-Aspetta Lucifero- cercai ancora di fermarlo, ma inutilmente.
-È la tua occasione Ninni- gli sentii dire mentre si allontanava, e nel tempo che parve fermarsi potei intuire molte cose: che il desiderare di non desiderare ciò cui ci si rifiutava di voler essere poteva spiegarsi solo con la comprensione che, una volta intuito che cosa fosse il male, l’accettarlo non significava approvarlo ma piuttosto il non volerlo sperimentare ne praticarlo; che la morte era parte della vita, ma che la vita era comunque più potente perché ovunque la vita continuava a sussistere, se fosse stato il contrario, nulla sarebbe esistito; che la morte stessa quindi, era un’alleata della vita e che il comprenderlo poteva rendere più accettabile la perdita e che spesso, era proprio per questo che capitava di perdere qualcosa o qualcuno: per rendersi conto del privilegio cui eravamo beneficiari per poter, con tale comprensione, realizzare al meglio il nostro dono di esistere e non dover alla fine dei nostri giorni considerare di aver vissuto inutilmente.
Ma compresi anche che forse vi era un’altra realtà che si celava nelle parole da lui stesso espresse, e che fossimo veramente noi a decidere di sperimentare la vita e che, di conseguenza, la nostra esistenza non fosse frutto di un caso; compresi che questa esperienza, se così doveva essere, era una nostra scelta perché avevamo deciso di imparare qualcosa, seppure ancora mi era oscuro a quale scopo.
Ma tra tutte queste intuizioni, in quell’attimo di tempo fermo, compresi pure che solo attraversando quel ponte potevo vincere i miei timori e che solo seguendolo forse avrei potuto capire come fermarlo, perché ciò che lui voleva era che attraversassi il ponte. Solo allora avrebbe accettato di darmi un’opportunità. Ma quando il tempo riprese a scorrere lui era già sulla riva opposta e proseguiva il cammino mentre un dubbio troppo atroce riconduceva il mio pensiero nel rifugio mentale nel quale non era accettabile ammettere quanto avevo percepito in quei brevi istanti come realtà, e con quel tormentato istinto annientatore, la paura mi fece comprendere che quel ponte, non lo avrei attraversato…

Era abbastanza ovvio, ma a quel tempo non ero ancora in grado di capire questi ragionamenti.

1Le piante sono radicate al suolo e stanno ferme nel loro luogo d’origine per crescere, svilupparsi, evolvere e poi morire. Le si vede sbocciare come erba, le si vede poi crescere e manifestarsi nel tronco. Le si vede diramare i loro rami nel cielo e le radici nella terra, le si percepisce lavorare nella loro interiorità che si esprime nelle foglie, nei fiori, nelle bacche e nei frutti, ma in tutto questo vi è uno sviluppo, una crescita e un’evoluzione. L’essere umano si lega ad un luogo senza essere trattenuto da nessuna radice. Lavora, come una pianta, ma il suo sviluppo si limita alla concezione di ciò che lo circonda e ciò che genera è solo esclusivamente un concetto materiale.
Egli ha ideali non compresi perché, a differenza delle piante, non capisce il proprio esistere e lavora solo per un profitto che alla fine dei suoi giorni, potrebbe non aver prodotto frutti. Si potrebbe vedere nei figli, forse, il frutto degli uomini, ma se l’eredità che i padri lasciano ai figli è quella di un concetto riconducibile al semplice proseguimento della discendenza solo per poter mantenere il possesso dei beni cumulati, ecco che anche in questo frutto vi è una semplice e speculare condizione di sfruttamento.

E mi svegliai, all’improvviso dal lungo torpore, appoggiato al muretto del ponte …

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52 pensieri su “Il ponte …

  1. Ecco la preminenza dell’attività pratica nei confronti della speculazione.
    Ma l’uomo si differenzia dall’animale proprio per l’attività speculativa.
    L’uomo sopravvive lavorando per il proprio semplice sostentamento; ma egli è, egli vive, non sopravvive.

    Vivendo, come essere pensante, è inevitabile quindi che non si ponga domande esistenziali alla quale seguirà, inevitabilmente, un tentativo di risposta attraverso l’attività speculativa.
    Quest’ultima ovviamente non produrrà materiali utili al sostentamento e alla sopravvivenza dell’uomo, ma produrrà possibili risposte utili all’animo umano e al naturale bisogno che egli ha di conoscere l’ignoto e l’infinito.

    Milord avete scritto un brano superlativo, quasi ci confondeste in tanta superba bellezza. Complesso e completo, sicuramente molto soddisfacente e denso di significati sia reconditi, che palesi.
    Grazie, grazie…
    Permettetemi un abbraccio.

    Vostra Anna

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    • Anna Blu

      Sospendo, per comodità, il voi
      L’uomo si sottomette alla speculazione del fare, ma questa sottomissione non è solo “imposta” dall’ambiente competitivo in cui si trova a vivere, per me.
      La maggior parte della gente ama il fare e non il riflettere.
      Desidera l’avere ( beni materiali) e non l’ arricchirsi interiormente.
      Ripara e ristruttura la propria casa e non le macerie del proprio animo.

      L’uomo, in generale, non si pone la domanda se una cosa è realmente necessaria oppure no. La desidera e la vuole. E tanto più la desidera se vede che anche gli altri la desiderano e la posseggono. E così abbiamo auto uguali, giardini perfettamente tenuti in modo uguale al vicino, uguali gadget tecnologici, uguale vestire all’interno di un dato gruppo in cui si crede di riconoscersi, ecc.

      Però starei attento a creare il dualismo fare attivo/schiavitù da opporre a metafisica/libertà.
      Molte metafisiche hanno creato, e creano tuttora, sottomissioni ancor peggiori del fare .
      E le metafisiche costituitesi in religioni mi appaiono spesso come le più pericolose.
      Pericolose socialmente in quanto capaci di creare divisioni e conflitti e pericolose interiormente in quanto creatrici di argini mentali, capaci di ingabbiare e infine condurre il pensiero, del singolo e delle masse.

      Grazie per esserci.
      Buona giornata

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      • Ninni
        La problematica è ancora più evidente in quanto difficilmente inquadrabile.
        L’assioma” uomo.
        Questa ambiguità linguistica di fondo è la premessa delle strumentalizzazioni ideologiche.
        L’interpretazione delle teorie evoluzionistiche che pongono l’accento troppo sulla competizione,eludendo volutamente altre fattori.
        Le questioni servono sia le teorie che le prassi in quanto convivono dialetticamente, l’una se muta può far mutare l’altra.
        Nuove evidenze e scoperte possono far mutare interpretazioni teoriche ed assiomi, così come nuove teorie raccolgono e tentano di comprendere diverse pratiche per dare nuovi modelli culturali.

        L’uomo pratica una teoria di fatto.
        Noi “facciamo” e pensiamo e di nuovo mutiamo pratiche e teorie perchè essendo vissute le affiniamo come sistema esperto, cioè l’esperienza di una pratica a sua volta affina una teoria e così…infinitamente:miglioria mo e innoviamo (…si spera).
        E’ sempre emozionante relazionarsi con te.
        Grazie

        Anna

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  2. Innanzi tutti bravo bravo bravissimo milord.
    Un tocco da maestro. Non vi nascondo che ho dovuto riflettere molto (che non guasta).
    Su argomenti come questo, non potranno mai essere uniche, certe, indiscutibili e dimostrabili assunti, come pretende il modus dato da Lucifero..
    Ritengo che proprio questa visione della realtà sia la rovina della società odierna, ovvero il dare importanza all’utilità materiale che si raggiunge attraverso l’attività pratica, tralasciando l’utilità spirituale che si raggiunge attraverso la speculazione filosofica.

    L’uomo così è ridotto ad una pura macchina, che non riflette più sulla sua esistenza ma agisce solo in virtù della produzione di beni materiali utili per il suo sostentamento.
    Bello proprio.,
    L’ho stampato.

    Un bacio mio signore

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    • Eleonora Bisi

      Non credo ci sia molto da aggiungere a quello che hai già descritto tu se non magari prendere in esame tutti gli aspetti deleteri che ha assunto in ultimo il praticismo fino a risalire alle conseguenze che si sarebbero nel tempo inevitabilmente concatenate l’una all’altra per giungere al momento presente ad una quasi totale alienazione.
      Ovviamente nemmeno riconosciuta e come credo intendi anche tu alla fine di umano non rimane più niente e cio che viene a sostituirsi è pura macchina,votata solo alla distruzione.
      Grazie e buona giornata

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  3. Gentile Milord…
    Tre righe in avanti, e di sei tornavo indietro, nel leggere, per comprendere e per ritrovarmi in questa analisi. Ciò che può essere un tormento esistenziale, pare risolversi qui con un’ analisi quasi scontata, come a dire perché non ci ho pensato già da tempo. La lettura di Voi è sempre interessantissima, mai che si possano evitare riflessioni. Qui…è di piu, e bisogna leggere, innanzi tutto, con l’ onestà di esssere noi stessi. Voi, a mio modesto avviso, pare parliate a Voi stesso: che fate le domande e sappiate le risposte. Ognuno ha da farsi domande affini, pochi hanno il coraggio di rispondersi.
    Con illimitata stima
    Maria Silvia

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    • Maria Silvia
      (ho sospeso il Voi)

      Il colloquio improntato ad un sè riflessivo, è l’altra faccia della medaglia,laddove l’idealismo non riesce che a dare risposte vuote e totalmente sconnesse dalla realtà (e quindi dalle esigenze dell’uomo) in cui tutto si riduce a simbolo, ma contestualmente perde di significato.

      Il materialismo non fa altro che riflettere questa pochezza di spirito,il “Ninni” nello specifico è innocente e indifeso idealista che ha tolto la maschera dell’edificio retorico, manifestandosi agli altri come è in verità.

      Che l’essere umano sia fatto per speculare è falso:in realtà è un’attività adatta a pochi,che esige una capacità di discernimento critico fuori dal comune.
      Gran parte delle persone, invece, chiede solo un senso per andare avanti nella vita, che risponda ad ogni dilemma al loro posto: sono schiave non dei fatti,ma del loro pensiero..

      Grazie Maria Silvia

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      • L’essenza delle cose non la puoi vedere con la vista degli occhi, se ci si limita a quello si prendono solo abbagli.
        Il trionfo della ragione sarebbe proprio in questo abbaglio, come tento di spiegare.

        Ciao Ninni

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    • Maria Silvia

      Tutti tipi di pregiudizio: d’altronde che rappresentano la superficialità o il riscontro da due anime che analizzano (parlare con se stesso è un grandissimo traguardo) un difetto di pensiero,non di vista.
      Non i sensi,ma la mente si inganna,falsifica e corrompe le cose perché non abbia timore e paura di essere felice.
      Non può esistere il muro,troppo duro sarebbe se io dovessi sbatterci la testa.

      Io non vedo oggi una società matura e consapevole dei propri mezzi, e quindi di auto analisi seria nelle varie sfaccettature, vedo una banda di allucinati che perde sempre più ogni contatto con le proprie necessità e con la propria realtà.

      Ma mi riallaccio alla risposta di Ninni, ciao
      (Scusami Ninni, il voi è sospeso, vero?)

      Anna

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      • Signora Anna,

        la mente umana si è evoluta (si ritiene) nel corso degli ultimi 100.000 anni, da quando la specie Homo Sapiens ha preso il sopravvento sul pianeta. Le nostre menti purtroppo non sembrano essersi evolute molto da allora, solo facelift, come gli aggiornamenti estetici che le case automobilistiche ci propinano a metà vita di un modello, mentre la meccanica e il motore (il cuore) rimangono invariati. Le nostre menti non si sono evolute per farci “sentire bene”, scrivere poesie, ecc, ma per aiutarci a sopravvivere in un mondo pericoloso. Quattro erano le cose di cui i primitivi cacciatori avevano bisogno: cibo, acqua, riparo e sesso.
        Nessuna di queste è molto importante se sei morto. Viene da sè che il primo obiettivo della mente dell’uomo primitivo era quello di prestare la massima , totale attenzione verso tutto quello che poteva costituire pericolo, ed evitarlo.Era un incredibile dispositivo per non farsi ammazzare e questo si rivelò di fondamentale importanza. Se eri più bravo a prevedere il pericolo, più vivevi , più figli facevi.

        La nostra mente odierna mi sembra che utilizzi la stessa dinamica.
        Valutiamo, anche inconsciamente, ogni cosa che incontriamo come-

        E’ buona o è cattiva?
        Sicuro o pericoloso?
        Utile o dannoso ?

        E’ nato il metodo (di confronto) della riflessività colloquiale, Lucifero che parla a Ninni, che risponde a Lucifero, che risponde nuovamente.
        Ci si confronta nelle le domande decisive:
        Sono bravo come gli altri?
        Sto facendo la cosa giusta?
        Sto contribuendo abbastanza per non essere cacciato?
        Mi sto integrando ?

        Non suonano familiari queste domande?
        Non sono le stesse che si pone la mente “moderna” dell’ Homo Virtualis?
        Non continua a metterci in guardia dalla possibilità di essere rifiutati dalla società?
        Non ci induce di continuo a confrontarci con gli altri?
        Quante energie dedichiamo a preoccuparci di piacere agli altri?
        Quanto ci deprimiamo per “non essere all’altezza”?

        Tutto questo lungo preambolo mi serve per arrivare alla domanda.
        E’ possibile che la mente sia sostanzialmente un meccanismo fondato sulla Paura primordiale e che tutti gli sviluppi successivi ( filosofia, religione, spiritualità, ecc.) siano solo tentativi ben mascherati di fuggire questa Paura?
        Paura di non sopravvivere (e che il nostro pensiero, che per Paura mi fa ritenere una cosa “separata” dal tutto proprio per sopravvivere) in un mondo che istintivamente percepiamo ancora pericoloso?
        Se abbiamo occasione di osservare (senza poesia) la vita degli animali possiamo vedere ancora, chiaramente e senza dubbi, questa istintiva, primordiale Paura in essere”.
        L’allerta è totale, continuo, i sensi stessi si sviluppano per percepire il pericolo.
        Io sono sicura anzi, dopo aver letto il suo intervento, certissima che converrà e che aveva intuito sia nella forma, che nella sostanza quello che intendevo dire.
        Grazie, la saluto

        Maria Silvia

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      • Maria Silvia,

        la sua risposta mi ha colpita per profondità e appropriatezza.
        Sì, avevo intuito perfettamente quello che lei ha voluto sottintendere, riferendomi a nuove forme di comunicazione, che sembrano non difettarle.
        Grazie per la risposta complessa e completa; è una grande cosa e un grande privilegio quando si incontrano donne così appagate!!!
        Era quasi un obbligo che fosse così

        Buon pomeriggio

        Anna

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      • Maria Silvia

        Molto interessante il punto di vista.
        In una disamina, testuale, si può infatti rilevare l’attenzione per il particolare emozionale del vissuto.
        Una vera finezza.
        Grazie per aver arricchito quest’umile spazio web

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      • Anna

        L’evoluzione biologica che ha subito la nostra specie da quando è comparsa è del tutto irrilevante al contrario della sua spettacolare evoluzione culturale, non credo che la mente umana sia programmata unicamente e nemmeno “sostanzialmente” in modo da cercare unicamente cibo, acqua, riparo e sesso.
        In questo modo sono programmati sostanzialmente (ma anch’ essi non unicamente, esclusivamente: quanto giocano anche i gatti o i cani, specialmente da piccoli!) gli altri animali.

        Ma il comportamento umano (e la mente umana, che diviene di pari passo al cervello umano che il comportamento umano dirige), alla faccia delle reazionarie ricorrenti pretese deterministiche genetiche “tardolombrosiane” con cui ci bombardano continuamente i mezzi di comunicazione di massa, è quanto di più plastico e creativo esista in natura.

        E come tanti altri aspetti della vita (ma esso in maniera particolarmente spettacolare) non è affatto limitato al soddisfacimento delle necessità della sopravvivenza individuale e di specie (fuga dai pericoli, alimentazione e riproduzione): come ha sempre fortemente affermato il grandissimo biologo (e uomo di straordinaria cultura e e notevolissima sensibilità e magnanimità) Stephen Jay Gould, tantissimi aspetti e caratteristiche della vita eccedono decisamente queste esigenze evoluzionistiche elementarissime, e sono proprio ciò che rende la vita stessa meravigliosa.
        Ciò non toglie naturalmente che i comportamenti necessari alla sopravvivenza e riproduzione sono ben saldi in quanto geneticamente condizionati anche nella nostra specie (ma sono tendenze comportamentali generalizzate, e non certo “tardolombrosianamente” le peculiari attitudini e propensioni dei singoli individui, le quali, su una base genetica estremamente generica, sono plasmate e sviluppate nelle loro sostanziali peculiarità dalle esperienze “micro- e macro- sociali” di vita).

        Anche la socialità umana ha dunque una base geneticamente determinata ma si sviluppa creativamente in maniera straordinariamente diversificata e creativa in ciascuna persona.

        In questo senso secondo me (sarà che sono sostanzialmente un ottimista) la paura di cui parli (paura dell’ infelicità) è semplicemente il desiderio di felicità, la ricerca di ciò di cui la nostra esperienza di vita ci ha resi desiderosi, del perseguimento delle nostre aspirazioni non geneticamente determinate ma socialmente, culturalmente, storicamente, geograficamente, ecc. condizionate (nel bene e nel male a seconda dei casi). E di esse ovviamente quelle a una buona integrazione sociale sono parte importantissima.

        Spero di essere stato soddisfacente in questo tentativo di risposta

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  4. Un brano di forza.
    La ragione contro lo spiritualismo.Ci si scontra su alcune tematiche e si va oltre
    Un bel dibattito e decisamente interessante.
    Ho letto due commenti interessanti ad adesso per i quali concordo.
    Buona notte

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    • Giorgia Mattei

      Il riflettere, il pensare il domandarsi, sono attività utili che permettono all’uomo di essere libero.
      Ogni uomo dovrebbe chiedersi qual’è il bene morale, riflettere su esso e cercare di raggiungerlo.
      Per questo io insisto non tanto sul rapporto metafisica/libertà bensì sul rapporto filosofia/libertà che si oppone al rapporto utilitarismo/schiavitù. Il l’accortezza consente di comprendere la realtà circostante, anzi di comprenderla con certezza empirica, ma allontana, aliena l’uomo dalla verità che può essere raggiunta solo con l’analisi emozionale del pensiero proprio, rapportato verso gli altri.

      Grazie e buona giornata

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  5. Un articolo pieno di interesse per l’uomo e pieno di ricerca interiore.
    Un articolo che fa riflettere sulla condizione umana e su quella dimensione che si spre alla propria anima.
    Riesci a fermarmi a bloccarmi, milord

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  6. Un dialogo che colpisce. Cosa e di cosa si parla?
    Hai catturato per i silenzi dentro i dialoghi che colpiscono.
    I tuoi dubbi e i risultati delle tue certezze dentro a una serue di domande e afermazioni che hai saputo porre.

    Una forza
    Bello
    Bisoussss

    Annelise

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    • Annelise Baum

      Ti ringrazio.
      Se sono riuscito in quello che mi hai scritto ho raggiunto uno degli scopi che mi ero prefissato: institire un dubbio, entro le tante certezze (fallaci) della contemporaneità.
      Ciao e grazie

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  7. non credo ci sia molto da aggiungere a quello che hai già descritto tu se non magari prendere in esame tutti gli aspetti deleteri, fino a risalire alle conseguenze che si sarebbero nel tempo inevitabilmente concatenate l’una all’altra.
    Per giungere al momento presente ad una quasi totale alienazione.

    Ovviamente nemmeno riconosciuta e come credo intendi anche tu alla fine di umano, non rimane più niente e cio che viene a sostituirsi e’ pura macchina,votata solo alla distruzione.

    Molto bello, molto profondo.
    Ciao

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  8. Infatti..
    si potrebbe pure dire che tutto questo e’ cio che viene appena prima dell’utilitarismo,che e’ una sua diretta conseguenza e che prima ancora di questo colloquio si possa risalire alle sue più profonde radici,quali il razionalismo e l’individualismo
    Tutto questo non e’ stato altro che una progressiva e inarrestabile riduzione dell’orizzonte speculativo umano di cui appunto credo anch’io sia una sua specifica peculiarità
    (l’uomo e’ il ponte tra il cielo e la terra)

    E quando questa viene a mancare o viene così ridotta,si trasforma in uno schiavo meccanico che e’ ancora peggio che lasciato al suo solo istinto animale.

    Bellissimo

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    • Vintrix

      Chiaro che all’utilitarismo sarà escluso tutto cio che va al di la dei suoi sensi.
      Finendo per credere che quella sia l’unica realtà a cui fare riferimento e questo non riuscire più a vedere le cose in maniera più ampia ed “organica” e dunque reale nella sua accezione del Vero (ma al contrario settoriale, chiusa e meccanica) non può che portare alle conseguenze più disastrose e senza nemmeno più riuscire a spiegarsene i motivi.
      Anche se,per taluna “ragione” si può sempre benissimo dare la scusa al caso!
      In fondo non viene sostenuto come un mantra che tutto è relativo!?

      Come nell’esempio del muro, l’utilitarista guarda ma non vede.
      Mi sembra, dunque, sia equivalente alle scienze e contrapposto alle teoretiche intese come sole filosofie: non è affatto così.
      L’utilitarismo è una teoria.
      Tutte le filosofie e spiritualità hanno una teoretica e una prassi; la morale e l’etica sono delle prassi, delle pragmatiche.

      Forse, da come si evince, il problema è un utilitarismo pragmatista troppo fisico e materialista rispetto ad una teoretica più riflessiva.
      Le scienze e le correnti in esse riduzioniste, tendono ad estremizzare il concetto di “evidenza” in ciò che è solo accertabile scientificamente e tautologicamente dai sensi, ma è altrettanto vero che vi sono scienziati ,come filosofi, più “aperti” e più “chiusi”, tanto che è difficile a volte delimitare scienze e filosofie sia dal punto di vista dei modelli linguistici che assiomatici.

      C’è una metafisica quantistica, quanto una filosofia della mente, dove è difficile limitare (e aggiungo giustamente dal punto di vista epistemiologico) scienza e filosofia, pragmatica e teoria.

      Ciao Enrico, grazie

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  9. Caro Ninni, seguo il Tu che hai concesso. Uno scritto il tuo che dovrebbe aprire tante menti. Per prima la mia a riflessioni di grande valore interiore. Credo che questo ci porti anche a porci una domanda: ” quanti di noi sanno effettivamente vivere la solitudine? ” Perchè arrivando a considerarci un’entità unica senza il bisogno effettivo di far parte di un branco, siamo destinati a vivere la nostra solitudine nata da una conoscenza che travalica ogni bisogno. L’unico scopo della vita è nutrirsi, dormire amare ciò che ci circonda donato dalla natura stessa. Vivere poveri ma profondamente ricchi dentro è tutto ciò che serve.
    Ricordiamo:

    « Poiché molti statisti e filosofi erano andati da Alessandro congratulandosi con lui, questi pensò che anche Diogene di Sinope, che era a Corinto, avrebbe fatto altrettanto. Ma dal momento che il filosofo non gli diede la minima attenzione, continuando a godersi il suo tempo libero nel sobborgo di Craneion, Alessandro si recò di persona a rendergli visita; e lo trovò disteso al sole. Diogene sollevò un po’ lo sguardo, quando vide tanta gente venire verso di lui, e fissò negli occhi Alessandro. E quando il monarca si rivolse a lui salutandolo, e gli chiese se volesse qualcosa, egli rispose “Sì, scansati dal sole”. Si dice che Alessandro fu così colpito da questa frase e ammirò molto la superbia e la grandezza di un uomo che non aveva nulla ma solo disprezzo nei suoi confronti, e disse ai suoi seguaci, che ridevano e scherzavano sul filosofo mentre si allontanavano: “Davvero, se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene. »
    (Plutarco)

    Personalmente non ci vedo…superbia ma solo la capacità di essere se stesso davanti a chiunque.

    Mi ha molto colpito la tua frase : ” Ripara e ristruttura la propria casa e non le macerie del proprio animo.”
    Verissimo: nella bellezza esteriore nascondiamo ciò che in realtà più ci spaventa.
    Hai scritto una vera meraviglia, ti leggerei a giornate intere senza mai stancarmi di imparare e riflettere.
    Ora, però, ti faccio una domanda che nulla ha a che fare: dove si trova quel pote meraviglioso che hai messo come immagine?

    Con l’affetto e la stima di sempre, un abbraccio
    Giovanna

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    • Giovanna Orofiorentino

      C’è qualcosa di più profondo, che investe pure l’intuizione sull’Assoluto?
      Abramo prepara l’altare sacrificale e poi, nella notte…avverte come il passaggio di qualcosa che gli incute paura.

      Buddha Shakyamuni, uscendo da Kapilavastu, si sofferma ad osservare la massa di operai che stanno rinforzando le mura della città :
      -Osservando gli esseri umani dibattersi, come moltitudine di pesci in una pozza d’acqua, sorse in me un “Oscuro Terrore”.

      La paura primordiale con la conoscenza e quindi la consapevolezza di sè diventa un’arma a doppio taglio : esercitare il controllo conoscitivo per predire, dall’oracolo al profeta fino alla scienza moderna per anticipare l’evento per essere preparati mentalmente e fisicamente.
      Ma dall’altra costruire il mondo dell’illusione, esorcizzare in qualche modo quella paura infinita di non essere adeguato al mondo e alla vita.

      Grazie Giovanna, sei sempre molto preziosa … per tutti.

      Il ponte è a Shahara, nello Yemen ed è del 17° secolo

      Ciao e grazie.
      La storia siamo noi

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  10. Un brano di rarissima bellezza e profondità.
    Tutte le cose belle soddisfano l’anima e la conoscenza e alimentano la bellezza e la conoscenza stessa. Sto leggendo degli ottimi commenti di approfondimento che danno quella soddisfazione alla mente e al cuore, impagabile e profondamente valida.
    Sono felicissimo di complimentarmi con lei proprio per aver creato questi presupposti di pulizia, medicina importante per le nostre esistenze.
    Buon pomeriggio

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    • Gentile Signor Amedeo, apprezzo molto il Suo commento. Con essenzialità ha esposto quanto bene faccia a chi legge ciò che Milord scrive, e per come i Suoi Lettori si sentano coinvolti in una lettura tutta da assimilare, da cui trarre spunti di riflessione e di miglioramento del proprio stato interiore.
      La sensazione che ho, da quando leggo le opere (o meglio i capolavori) del Milord, è che la mia vita sia impreziosita.
      Cordialmente La saluto
      Maria Silvia

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      • La ringrazio sig.ra Maria Silvia, per aver lasciato un’impronta, sottolineando l’importanza e la presenza, mai banale, del dott. Raimondi in scritti e pensieri. E’ un bel gesto il suo di interazione su un tema, importante, quale lo studio umano nella disparità delle sue forme.
        La ringrazio, lasciando un saluto al padrone di casa e ai lettori.
        Buona sera

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    • Don Amedeo

      La cultura diventa il dispositivo di analisi e difesa al tempo stesso.
      La conoscenza diventa scienza, ma non può arrivare nè alla verità nè al totale controllo, per cui la paura continua.
      Oggi è l’economia la politica, gli attentati, oltre ai cataclismi ciò che rendono la vita imponderabile, non predittiva e quindi costruisce ansie, incertezze.
      L’artificio umano ha amplificato l’impossiblità pratica del singolo uomo di poter intervenire sul fato, sul fio, sul destino.
      Non posso scartare apriori l’ipotesi che Dio, spiritualità e credenze, siano nostre invenzioni illusorie per poter proprio controllare attraverso un dispositivo universalistico(la spiegazione totalizzante) quella paura recondita.Si ha bisogno del simbolo totemico per relazionare e sublimare quella paura.

      La ringrazio per la non indifferente presenza.

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  11. Arrivo adesso per leggere una fra le più belle pagine che tu abbia mai scritto.
    Bella è, anche, un virtuosismo letterario adattabile alla tua bravura e competenza.

    “-Sei più stato sul ponte Ninni? – mi chiese allora -lo hai mai attraversato? –”

    “-Non ti ho chiesto se sei stato dall’altro lato, ti ho chiesto se hai mai attraversato il ponte- ”

    Di una infinita bellezza questo passaggio.

    Ciao Nì, un bacio

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    • Hilde Strauß

      Queste sono le mie “contro-argomentazioni”,le prime venutemi in mente

      1)Nessun animale,compreso l’uomo primitivo, compie rapporti sessuali con il pensiero di conservare la specie e non per un forte stimolo dettato dalla libido,per il proprio piacere. Ovviamente una migliore posizione nel branco consente di prendersi le femmine migliori. Analogo discorso per la fame: non è la paura di morire a spingerci a cercare cibo,ma lo stomaco. Non la mente,ma il corpo.

      2)l’uomo non pensa esclusivamente per utile/dannoso,e forse nemmeno l’animale (cosa manca ad esempio ad un leone in gabbia?). Anzi,le cose più dilettevoli sono spesso le più inutili,ed è al pensiero di queste che l’uomo si adopera con le azioni utili.

      3)La paura rende il muscolo contratto e il fiato corto,ragion per cui in guerra chi non sa dominare i propri timori è tra i primi a morire. Molte guerre sono nate con il solo intento di conquistare ed assoggettare altri popoli e territori. Dov’è la paura di morire? La vita non basta mai agli uomini…

      Grazie a te

      Mi piace

  12. La Paura come l’utilitarismo è fondamento dell’essere e non semplicemente una sensazione che provo, un semplice meccanismo di difesa.
    Rifiuto l’affermazione “Penso quindi esisto” e proclamo “Temo quindi esisto”. ( mi sembra di essere una piccola Nietzsche quando riesco a proclamare qualcosa… ).

    Ninni hai fatto un altro colpaccio deri tuoi. Un meccanismo di difesa/offesa che ha una larga eco..
    Bellissimo nella forma.
    La notte mistica dell’anima è una notte di Paura.
    E’ la notte in cui bisogna stare vicino al fuoco ma invece…sei solo, là fuori, nelle tenebre e il clan non ti parla e allora viene l'”Oscuro Terrore”, abita in te, e tu gli dai un nome (Io Sono) e poi passa come brezza leggera e la Paura si scioglie in lacrime.

    Già
    Buona sera

    Manuela

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    • Manuela Rovati

      La paura è vita e morte.
      Vita perchè ci mette in guardia dai pericoli; morte perchè ci trattiene dall’azione, quindi può renderci incapaci di affrontare i pericoli.
      Fra l’incoscienza di fronte ai pericoli e la coscienza del pericolo nell’incapacità di affrontarlo, la cosa migliore è una coscienza controllata del pericolo.
      Gli antichi avevano trovato come soluzione quella di anticiparli, viverli in anticipo perchè, come dice Seneca, qualsiasi male che si sia atteso a lungo giunge più sopportabile.

      Allora, visto che inevitabile incorrere prima o poi nelle cose che più ci spaventano come la sofferenza, la tristezza, la morte; la soluzione per non esserne sconvolti è quella di anticiparle sempre col pensiero per essere sempre pronti ad affrontarle.
      Quindi la vita quotidiana diventa quella della vedetta che fiuta costantemente il pericolo dietro l’angolo, che non si concede mai rilassamenti eccessivi, che è sempre pronta ad attuare i rimedi che aveva preparato nei momenti di tranquillità per applicarli quando le preannunciate situazioni drammatiche arrivano.
      Questo modo di vivere che ci pare una continua preparazione alla morte è probabilmente incomprensibile ai nostri occhi. Ma per capirlo bisognerebbe fare una disamna storico-ambientale.
      Oggi la vita è, seppure sempre relativamente, ben più sicura rispetto all’antichità.
      Tanto è vero che c’è chi sente la necessità di darsi agli sport estremi per sfuggire alla noia.
      Ma se ci si immedesima in epoche in cui si viveva assai più pericolosamente, allora una vita in continua circospezione non appare più così strana.
      Ancora di più se pensiamo che la nostra vita forse non è poi così immune dai pericoli: sfrecciamo a 250 all’ora in autostrada, attraversiamo luoghi pericolosi delle città, dilaga il terrorismo, c’è lo spettro di una crisi che potrebbe dare ancora il peggio di se.

      Ma la società civile e dei consumi in cui siamo abituati a vivere ci porta ad allevare una serenità spesso artificiale e immotivata, isogna essere ottimisti per continuare ad alimentare la società dei consumi.

      Grazie a te

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