U-Boot XIX

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1Una settimana più tardi, all’imbrunire, Manfred stava scrutando nuovamente la costa dell’isola di Brava. Il viaggio era stato tranquillo se non per il terrore di restare senza energia, fermi, in balia del mare e del nemico: gli indicatori delle batterie erano sul rosso della riserva da ormai molte ore tanto che Manfred aveva temuto di aver sbagliato i calcoli più di una volta, ma fortunatamente adesso vedevano l’isola e l’insenatura da cui erano partiti due settimane prima.
La manovra di attracco fu più semplice e quando ordino ‘macchine ferme’ sentì il sospiro dell’equipaggio che si rilassava.
Nel frattempo Hans aveva ideato un sistema per pulire le casse gasolio che era, in effetti, estremamente semplice e minimizzava i rischi per le loro apparecchiature.
Il direttore di macchine gli aveva, infatti, suggerito di pompare tutto il contenuto delle loro casse carburante dentro le casse della nave cisterna, aspettare un paio di giorni e pescare dalla superficie della nave cisterna, passando per una serie di filtri per togliere eventuali minime concentrazioni di acqua.
Durante la navigazione il generale, invece, era stato impegnato a inviare e ricevere messaggi che comprendevano i dettagli del loro rientro a Brava.
“Comandante se mi date il permesso io salirei a bordo della nave cisterna per controllarne la sala macchine, magari alcuni pezzi dei loro generatori sono ancora in buone condizioni e ci permetterebbero di riparare anche il secondo generatore, se poi avessero dimenticato a bordo le parti di ricambio potremmo anche festeggiare”
Hans sembrava aver ripreso fiducia, forse perché qui a Brava un’alternativa c’era, fatta di rocce ed erba e mare, sicuramente più attraente dell’Atlantico centrale.
“Va bene Hans, prendi un ragazzo con te e cerca di rimettere in sesto quel generatore. Noi cominciamo subito a pompare la nafta dalle nostre casse alla cisterna.”
Mezzora più tardi Manfred era in plancia, che si godeva l’aria fresca della notte, quando il generale Stahlecker si presentò salendo dalla scaletta
“Buona sera Comandante, allora aveva ragione su tutta la linea: non prendere carburante la prima volta che ci siamo fermati e i conti per tornare indietro”
“Generale è il mio lavoro” si giustificò Manfred
“In parte, ma riconosco anche che siete saggio nonostante la vostra giovane età”
“Vi ringrazio, mi lusingate, ma, se devo essere sincero, per il ritorno contavo più sulla tecnologia tedesca che sui miei calcoli: speravo tanto che le batterie di ultima generazione che montiamo fossero più generose di quello che era stato specificato nel manuale operativo”
Il generale rise da dietro le sue bende ingiallite, ormai il contorno occhi aveva ceduto così come il contorno bocca e alcuni pezzi di pelle erano visibili, anche se, Manfred si era interrogato, non sarebbe riuscito a riconoscere la persona senza bende se l’avesse rivista senza divisa.
“Comandante le farebbe piacere una passeggiata sulla spiaggia e magari un sigaro? A dire il vero il sigaro lo avevo conservato per la riuscita della missione, ma lo scampato pericolo e la sua mossa geniale meritano sicuramente di essere celebrate”
“Grazie Generale, molto volentieri le faccio compagnia, per il sigaro sono costretto a declinare perché non fumo, ma porterò con me una bottiglia di rhum per festeggiare ugualmente.”

3Poco dopo il gommone li depositava sulla spiaggia e dopo aver fatto pochi passi in silenzio Stahlecker si sedette sulla sabbia grigia che manteneva lo spettrale colore anche alla luce della pallida Luna che era comparsa.
Manfred gli si sedette accanto e tirò fuori la fiaschetta di rhum che aveva promesso con due bicchieri telescopici, che si affrettò a rimontare prima di offrirne uno al generale.
“Generale, mi scusi se mi permetto, ma dalla rotta seguita fino ad oggi, se dovessi indovinare la nostra destinazione, direi che siamo diretti in Argentina, considerando anche la situazione politica”
Walter non rispose subito ma giocò un po’ con il suo sigaro mentre indugiava ad accenderlo. Dopo un paio di boccate e un sorso di rhum si rivolse al suo interlocutore
“Manfred Dorf, mi spiace che non ci siano stati più comandanti come lei, forse la situazione non sarebbe quella attuale”
“Non credo generale, avremmo forse affondato un po’ più di naviglio nemico, ma non avremmo cambiato le sorti del conflitto: abbiamo perso perché non siamo stati in grado di affondare più navi di quante ne producessero. Sul mare.
Sulla terra, e sa meglio di me che le guerre si vincono con la fanteria, abbiamo fatto il passo più lungo della gamba con la campagna di Russia: avremmo dovuto chiudere prima un fronte e poi aprirne un altro”
“Non sapevo che fosse uno stratega luogotenente” enfatizzò il generale
“Mi scusi signore, non volevo mancare di rispetto e mi rendo conto che con il senno di poi è facile giudicare”
“Nessuna offesa, ormai le cose sono andate così ed è inutile recriminare, ma possiamo ancora fare in modo che non tutto sia perduto e che i nostri ideali sopravvivano a questo conflitto e che la Germania possa un giorno rialzarsi e guidare il mondo.
E se lei lo vorrà potrà far parte di questa nuovo Reich”
“Sinceramente signore, sono sei anni che combatto senza sosta. Come prima cosa voglio fare una vacanza, poi quando mi sarò stufato vorrei completare i miei studi, magari in ingegneria navale e trovarmi un lavoro” Manfred parlava con in mano il bicchiere, mentre guardava il mare e ne assaporava la fragranza che la risacca notturna produceva e mischiava con il profumo del rhum.
Non notò quindi che il generale lo stava fissando, né lo sguardo triste e di rammarico che questi aveva, sentì solo che scolava il bicchiere in solo sorso e mentre si rialzava che diceva
“Andiamo: abbiamo ancora molta strada da percorrere”

4Walter restò zitto per tutto il tragitto di rientro sul gommone, mentre pensava a quanto era successo. Avrebbe preferito che il comandante sposasse le loro idee, quelle dell’Organizzazione, ma ovviamente non poteva palesarle di più e il fatto che avesse declinato così velocemente, per una vita mediocre lo aveva rattristato, soprattutto per l’epilogo a cui avrebbe portato.
Si raddrizzò mentre si preparavano a scendere sul sommergibile: in ogni caso Manfred Dorf era morto la sera prima, a Flensburg in un incidente, non si era fermato all’ALT di una sentinella nella base militare e questa gli aveva sparato in pieno volto. L’identificazione del cadavere sarebbe avvenuta grazie ai documenti che l’uomo ‘provvidenzialmente’ portava in tasca, nel bene o nel male nessuno avrebbe mai più cercato il comandante Manfred Dorf.
I due giorni successivi, richiesti dal direttore di macchine, trascorsero all’incirca come la volta precedente: tranquilli e operosi.
In particolare l’umore della ciurma era particolarmente euforico quando, la mattina successiva al loro arrivo e alla chiacchierata con il comandante sulla spiaggia, proprio il direttore di macchine era riemerso dalla nave cisterna con dei pezzi che avrebbero permesso di rimettere in moto anche l’altro generatore. Quel ragazzo, Hans, era veramente in gamba e geniale e Walter cominciava a pensare che se fosse rimasto solo sull’isola di Brava, probabilmente sarebbe riuscito a tornare in Germania da solo, usando solo il suo ingegno e quello che trovava sulla sua strada.
Il giorno successivo Hans si era inventato un modo per controllare la decantazione acqua-nafta con un tubo trasparente inserito nelle cisterne carburante della nave cisterna, tappando il lato fuori, in prossimità della superficie della nafta, estraeva il tubo con imprigionati i due fluidi e poteva valutare l’effettiva separazione e determinare anche a che profondità inserire il tubo per pompare solo nafta.
A sera avevano completato il carico della nafta necessaria e la squadra del direttore di macchine aveva promesso che durante la notte avrebbero lavato entrambi i generatori con la nafta, e cambiato i pezzi del secondo generatore che avevano bisogno di essere sostituiti.
Il mattino del 18 giugno Walter si sveglio con nelle orecchie il familiare ronzio e la solita vibrazione: i due generatori erano in moto e infatti poco dopo trovò il comandante che senza troppa gioia, ma asciutto come sempre, gli chiedeva quando sarebbero potuti partire.
Salparono quel mattino stesso e passarono la giornata intera a quota snorkel per ricaricare completamente le batterie, infine a sera emersero con la consapevolezza che il loro vascello era nuovamente operativo.
Nei sei giorni successivi ripercorsero la stessa rotta già fatta e proseguirono oltre grazie alla maggiore velocità, scelta nel tentativo di recuperare parte del ritardo accumulato, ma il bello del suo piano era che in questa fase, e fino alla fine, i tempi li dettava lui e non aveva da rendere conto ad alcuno.
Solo un giorno ‘avvistarono’ sui radar un aereo e si immersero immediatamente e tutto l’equipaggio pensò, molto probabilmente, alla fortuna di averlo incontrato in queste condizioni e non una settimana prima, quando non avrebbero potuto fare altro che essere avvistati.
La mattina del 4 luglio sorprese U-HAH in emersione, come ormai avevano adottato da parecchi giorni preferivano navigare in superficie e respirare aria fresca, o almeno questo era quello che pensava Walter.
Di buon’ora, subito dopo la colazione fatta con caffè e gallette secche, si recò in plancia dove era sicuro di trovare il Comandante. Quel giorno avrebbero attraversato l’equatore e quindi a bordo c’era gran fermento per la preparazione della festa di Nettuno.
Tale festa, gli avevano raccontato sia il cuoco che il cambusiere, era una tradizione della Marina ed era comune a ogni paese, prevedeva che chi non avesse mai passato la linea dell’equatore subisse una specie di iniziazione, alla presenza di Nettuno. Ovviamente Walter si era preoccupato, perché lui non aveva mai passato la linea, e temeva che l’iniziazione fosse qualcosa di molto sciocco o pericoloso, tipo fargli togliere le bende o altre goliardate, e così stava cercando il comandante per prevenire ogni possibilità di sciocchezza.

1“Comandante ho saputo che ci prepariamo alla cerimonia di Nettuno” disse disinvolto per non tradire l’apprensione
“Si generale, tra un paio di ore attraverseremo l’equatore ed è tradizione festeggiare l’evento per evitare che Nettuno, Dio dei mari, ci punisca facendoci inabissare. La tradizione è vecchia come la Marina e spero sinceramente che lei ci vorrà onorare della sua presenza”
“Dipende. Mi piacerebbe sapere prima il programma, non vorrei mai che comprendesse un giro di chiglia” scherzò Walter e strappò una risata al comandante
“No, non si preoccupi, sono finiti quei tempi, ci limiteremo a liberare due marinai della loro dabbenaggine è distribuiremo birra e focaccia salata alla ciurma. Vede sul ponte che stanno allestendo una grossa sedia, come se fosse un trono?”
“Si” Walter a dire la verità era rimasto più impressionato dai teli che erano stati issati sulla plancia e che davano una parvenza di barca a vela.
“Bene, quello sarà il trono di Nettuno, che impersonerò io, come da tradizione, vestito di tutto punto con tanto di corona e tridente, mentre i due marinai saranno spogliati, fustigati con cime bagnate e infine portati al mio cospetto per il mio giudizio. Dopo si comincerà a bere e mangiare: la birra per festeggiare la benevolenza di Padre Nettuno, mentre la focaccia salata per ricordare a tutti che il mare dà la vita e la toglie”
“Interessante comandante, ma mi spieghi dei due poveri marinai: saranno frustati veramente?”
“È la tradizione, ma non si preoccupi, le frustate sono poche e date senza cattiveria e i due marinai se le meritano: uno non ha controllato che il gasolio nelle cisterne della nave, a Brava, fosse privo di acqua e l’altro è stato pizzicato a mangiare fuori dell’orario consentito.
Entrambe le infrazioni al codice della marina sono da punire con pene corporali”
Walter restò zitto alle parole del comandante: questa era una dimostrazione di superstizione, ma notava che era così radicata nell’animo di quella gente che capì che qualunque commento sarebbe parso fuori luogo.
Fortunatamente avrebbe partecipato solo come spettatore, l’idea di una buona birra, magari fresca, gli aveva già messo l’acquolina in bocca e per un momento ripensò quando a casa sua, in Prussia, ormai una vita fa, aveva assaggiato la sua prima birra, con una schiuma densa e bianca, e per quell’istante ne risentì l’aroma e il gusto.
Notò che dal sommergibile parecchi marinai avevano lanciato in acqua delle lenze e stavano pescando, il comandante che forse aveva seguito il suo sguardo lo rassicurò subito
“Come le dicevo Generale, il mare dà la vita e la toglie, parte della festa sarà foraggiata dal pesce pescato: è parte della tradizione”
“Immaginavo” fu il suo commento e proseguì “Mi preoccupa solo il fatto che se tutti saranno alla festa nessuno sarà di guardia”
“Generale, la festa è per tutto il personale non di guardia, i sistemi fondamentali non saranno toccati: il mio secondo, i macchinisti, i piloti e il telegrafista in turno saranno di guardia: passiamo l’equatore, ma siamo pur sempre in guerra”
“Eccellente comandante, sapevo che era un professionista” e si diresse verso la scaletta che lo avrebbe riportato in sala di manovra.

4Manfred era nella cabina degli ufficiali e stava cominciando a cambiarsi per la cerimonia, avrebbe indossato un lenzuolo drappeggiato come se fosse una tunica, i suoi uomini avevano provveduto a fare una corona e un tridente e la somiglianza con Nettuno era fatta.
Prima di andare in cabina aveva controllato il punto nave erano a 0° e 30 Ovest, un po’ più a Ovest di quanto comandato dal Generale, ma Manfred si era preso il rischio della deviazione a favore di una rotta più vicina alla costa Brasiliana: in effetti la loro attuale posizione era molto vicina a due scogli che chiamavano S. Paolo e S. Pietro e che la Marina mondiale usava come punto di riferimento nel centro dell’Atlantico.
L’allarme generale lo colpì di sorpresa tanto che pochi secondi dopo si materializzò in sala di manovra con ancora la camicia slacciata per i primi tre bottoni
“Comandante abbiamo avvistato una nave nemica battente bandiera Brasiliana, dalla forma sembrerebbe un incrociatore” il suo secondo aveva interpretato la sua faccia molto bene.
Il fatto che avesse precisato la bandiera sottolineava che il vascello nemico era stato visto con gli occhi e non con il GHC e la cosa lo preoccupò.
Il secondo interpretò anche quella ruga sul suo volto
“Signore il GHC era spento, come da ultima procedura, dopo l’ultima visita all’isola di Brava non abbiamo provveduto a ripristinare le vecchie procedure”
“Merda!” esclamò Manfred e si precipitò in plancia, dove strappò il binocolo di mano alla vedetta e guardò la nave brasiliana, mentre con la mano esperta prendeva il tubo passa-voce per ordinare l’immersione rapida. Gli uomini in plancia e quelli sulla coperta si dileguarono immediatamente entrando nei rispettivi portelli: l’ultimo ad entrare fu Manfred e si trovò subito a fronteggiare il Generale
“Comandante dobbiamo affondare quella nave”
“Non ce n’è bisogno Signore, saremo a più di 250 metri di profondità quando ci troveranno, sempre che ci abbiano visto, cosa di cui dubito profondamente. Fuori periscopio” ordinò Manfred che era pervaso di adrenalina e sembrava un felino pronto all’attacco
“Periscopio fuori signore” urlò il nostromo
Manfred osservò per qualche secondo la nave nemica, con la sua linea allungata e i tre fumaioli da cui usciva un fumo grigio, per vedere se cambiava rotta, segno sicuro che li aveva visti, ma apparentemente stavano continuando sulla loro rotta e, da quella distanza, sembrava stessero esercitandosi al tiro con le mitragliatrici.
“Generale la nave nemica non ci ha visto, non sta cambiando rotta e non dirige verso di noi”
“Non importa comandante Dorf. Potrebbe averci visto e comunicare la nostra posizione ad un ricognitore aereo, oppure il nostro numero identificativo a terra: pensi un po’ ai suoi commilitoni a Boston che fine farebbero, se si venisse a sapere che un altro U-234 sta passando l’equatore.
Sarebbero dichiarati spie e fucilati tutti immediatamente” le parole del generale colpirono Manfred peggio di un pugno alla mascella: adesso aveva capito la doppia utilità di avere lo stesso numero identificativo, per la prima parte del viaggio serviva uno scudo, e per la restante un ricatto nei suoi confronti caso si fosse presentata una situazione come questa.

7Manfred era un uomo di azione, ponderò le sue opzioni per qualche frazione di secondo
“Preparare i tubi cinque e sei, rotta 270, velocità due nodi, appopparsi di un grado. Fuori il periscopio d’attacco. Siluri profondità un metro” i suoi ordini furono ripetuti dal suo secondo e man mano che erano eseguiti venivano confermati come da prassi
“Tubi cinque e sei pronti signore” gli ripeté qualcuno che Manfred immaginò essere l’ufficiale alle armi.
Manfred restò appollaiato al periscopio come un ragno che aspetta che la sua preda s’invischi bene nella sua tela, e mentalmente contava i secondi che separavano il suo bersaglio, la nave brasiliana di cui leggeva ormai il nome Bahia, al punto ottimale per colpirla.
Dalla sua esperienza aveva già calcolato che il punto migliore sarebbe stato dopo la mezzeria, verso poppa, dove sicuramente c’era la sala macchine, e che in coperta aveva numerose bombe di profondità stoccate una sull’altra: con un po’ di fortuna e un tiro un po’ superficiale le avrebbero innescate amplificando di molto il loro attacco.
Cinque, quattro, questa era una vigliaccata: la guerra era finita e il Bahia non li aveva visti di sicuro, ma poi pensò all’amico Fehler che avrebbe potuto essere fucilato se si sbagliava, due, uno, chiuse gli occhi
“Tubi cinque e sei fuori” ordinò con voce calma, mentre dentro di se la sua coscienza urlava di no
“Siluri in corsa comandante” annunciò il capo silurista
“Chiudere i tubi 5 e 6” ordinò nuovamente Manfred che si girò per andarsene dalla sala di manovra.
L’ufficiale in seconda, Hermann Sachs, si mise al periscopio, Manfred poté udire gli scoppi in rapidissima sequenza che furono seguiti da altri scoppi man mano che le bombe di profondità a bordo del Bahia detonavano: il suo tiro era stato precisissimo e il Bahia si appoppò immediatamente, la poppa spezzata e avvolta tra le fiamme, e infine, pochi minuti dopo, affondò.
Il generale si recò nel quadrato ufficiali per congratularsi con Manfred personalmente e per descrivergli l’affondamento della nave nemica che avrebbe potuto minacciarli. Manfred fu cortese, ascoltò il generale e poi quando questi si accomiatò si mise a scrivere il suo diario, aggiungendo i particolari di quell’attacco. Era sempre più convinto che scrivere tutto sarebbe stato importante, specie se gli fosse successo qualcosa e, assillato da quel pensiero, aveva deciso di custodire il libretto in un telo di cerata e chiuso in una scatoletta ermetica per il tabacco.
L’attacco lo aveva svuotato e Manfred sapeva che non avrebbe mai più potuto dimenticare: l’affondamento del Bahia era stato una atto criminale, compiuto per salvaguardare i suoi amici, ma purtroppo anche per coprire la fuga del suo sgradito ospite.

1Walter era in plancia che si godeva la brezza subito dopo l’alba del 15 agosto e accanto a sé il comandante scrutava con il binocolo davanti a loro alla ricerca della terra che ormai erano prossimi a raggiungere.
Avevano percorso l’ultimo tratto con notevole lentezza, non perché Walter si fosse affezionato al sommergibile ed al suo equipaggio, ma perché in realtà stava aspettando il resoconto della resa di U-530 che proprio il 10 luglio si era arreso a Mar della Plata alle autorità argentine.
Il motivo era di testare le autorità argentine e vedere come gli americani reagivano ad un evento del genere. L’Organizzazione gli aveva passato un resoconto molto dettagliato, in cui si affermava che l’intero equipaggio era stato interrogato dagli argentini prima, e poi dagli americani, e infine era stato consegnato alla marina americana perché fosse internato in campi di prigionia.
Tutto questo avrebbe sicuramente influito sul finale della missione.
La sua missione, l’operazione Fenice, era quasi giunta alla fine e presto avrebbe potuto ricominciare una nuova vita.
Due giorni prima aveva comunicato la loro destinazione finale o meglio il golfo, dove avrebbero trovato la loro meta ultima.
Il comandante aveva ascoltato la destinazione senza battere ciglio, evidentemente aveva già capito da un po’ la loro destinazione, magari in base all’ultimo rapporto su U-530, che il telegrafista sicuramente gli aveva riferito, e la cosa non lo stupiva affatto.
L’ultimo mese, da dopo l’affondamento dell’incrociatore brasiliano, era stato privo di eventi, la festa era stata cancellata e la ciurma ne aveva risentito, ma poi la routine del lavoro e il pericolo li avevano distratti.
Le comunicazioni con l’Organizzazione si erano diradate fino alla sera prima quando aveva comunicato la loro posizione e gli era stato confermato che tutto era pronto per accoglierli e che la loro scorta li seguiva a breve distanza.
Quello della scorta armata, U-977 sotto il comando di Gridler, era stata una sua idea in caso avesse avuto problemi con U-HAH, di qualsiasi natura, e adesso che il suo viaggio era al termine avrebbe potuto tornare ancora utile durante la fase di scarico.
Ovviamente il comandante Dorf era all’oscuro di tutto, anche se aveva dato qualche segnale di aver capito qualcosa
“Allora Comandante ci siamo quasi, quest’avventura sta per finire. Cosa vuole fare dopo? Vorrebbe unirsi a noi?”
Il comandante soppesò le parole di Walter e si prese qualche secondo prima di rispondere
“Grazie Signore. Apprezzo la sua proposta ma resto della mia idea di voler tornare e smettere di combattere.
Quanto al cosa fare subito dopo questa ‘avventura’ dipende dai suoi ordini, ma immagino che dovremo affondare il sommergibile per ovvi motivi e quindi mi aspetta un viaggio corto, ma molto scomodo, sui nostri gommoni fino alla costa argentina” scherzò il comandante e anche Walter vide il lato ironico della cosa ma si limitò ad annuire e a distogliere lo sguardo.
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62 pensieri su “U-Boot XIX

    • Gentile Milord…
      Leggo di questo capitolo l’evolversi di una storia che, sicuramente, è interessante.
      Mi rivolgo però allo stato attuale, ai passaggi che ho visto.
      L’aria e la vita del sottomarino, così descritta, mi ha richiamato molti film di guerra che ricorda da ragazza ed è appunto grazie a loro che ho potuto ricostruire questi bellissimi passaggi.
      Pur non avendo seguito la storia fin dall’inizio, mi correva l’obbligo di commentare il capitolo magistralmente scritto
      Con Stima illimitata
      Maria Silvia

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      • lady Maria Silvia

        Vi ringraziammo per il vostro intervento che, nella sua propria struttura racchiuse il massimo della sobrietà, così come si convenne tra persone per bene.
        Abbiate la nostra stima

        Cordialità

        Liked by 1 persona

  1. Un capitolo pesante e complesso. Mi sono seduta comoda ad attendere lo svolgersi degli avvenimenti.
    Avvenimenti che hanno svolto pezzi di storia e pezzi di umanità.
    Pezzi di tristezza in fuga dalle realtà della guerra e fuga dalle proprie responsabilità dove complicità criminali portarono ai genocidi con salvaguardia degli aguzzini.
    Un capitolo mirabile Ninni.
    Veramente ottimo.

    Ti abbraccio

    Liked by 3 people

  2. Un capitolo, caro dott. Raimondi, pieno di struttura e forza narrativa.
    Una forza che deriva dalla sua eccezionale bravura. Non le nascondo che sono passato dal suo ottimo sito, nutrendo la intima speranza che vi posse il nuovo capitolo.
    Questo appunto.
    Sono stato abbastanza fortunato,
    La ringrazio e la saluto

    Amedeo

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    • Amedeo d’A.

      Pregiatissimo Don Amedeo, noi abbiamo uno scrupolo, un forte orientamento alle cose belle e vive.
      Grazie alla sua presenza ci riesce più facile comporre un fine là dove fine non c’é

      Grazie e cordialità

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    • lady Elena Simonin

      La mezzeria, mia signora, è qualcosa che sta nel mezzo.
      La poppa è la parte posteriore dell’imbarcazione
      Per assonanza, la parte anteriore si chiama Prua, o prora

      Cordialità

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  3. Milord,

    ho letto da dentro il sottomarino e dentro le sirene e le paratie stagne, mentre c’era l’allarme nave.
    Ho sentito manfred dare ordini secchi e l’equipaggio eseguire e guardare speranzoso.

    Bello, molto.

    Un capolavoro dato da una profonda professionalità, profonda cultura e profonda conoscenza dell’argomento.

    Un capitolo bello, speciale.
    Un capitolo capolavoro.
    Proprio divino

    Grazie milord per questa vostro ultetriore regalo alla nostra sete di conoscere.
    Grazie

    Raffaella

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  4. E’ emozionante aver vissuto qualche momento a bordo del sottomarino da guerra.
    Mio signore, avete dato l’esatta percezione dell’essere braccati in mezzo al mare e di avere, comunque, la paranoia della fuga.
    Il Bahia non c’entrava nula con quella fuga e aveva, per lo meno con il dubbio, non visto la nave da guerra.
    Eppure il generale ‘interessato’ ne ha ordinato comunquer l’affondamento.
    Quanto brutta può essere l’esistenza in presenza dell’ultima espressione Mors tua vita mea.

    Manfred mi è sempre più simpatico.

    Milord grazie per questo capitolo. bellezza e perfezione si mischiano in questa festa della meraviglia.
    Buona domenica con tanta stima.

    Giorgia

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    • Giorgia Mattei

      Anche voi trovaste sconvolgente quell’ordine di affondamento dell’unità navale.
      Potrebbe dapprima paventarsi il fatto che in guerra, sicuramente, le mosse lecite sono tante.
      Ma onor di soldato non dovrebbe tendere alla distruzione, bensì alla vittoria.
      Abbiate le nostre cordialità mia signora

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  5. Sto vivendo attimi di tensione proprio dentro una nave da guerra.
    Siete riuscito a dare la misura del pericolo e della forza mentre, nella concitatezza delle operazioni, ci si dava da fare per la propria salvezza.
    Il comandante Manfred, vi somiglia sempre di più milord. probabilmente siete voi sotto mentite spoglie.
    Avete creato e ricreato, come in un film d’altri tempi, quella particolare porzione di realtà che traspare dal vostro attuale capitolo.
    Grazie per questo bellissimo inizio di domenica.
    Vi sono obbligata.
    Un caro saluto

    Anna

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  6. Ecco che mi sono stampata anche questo capitolo che si va ad aggiungere a quelli precedento (pagina avanti e dietro).
    Ho impiegato un po’, ma ci sono riuscita.
    Milord, sono, in cartellina, arrivata a pag. 371 e ogni pagina trasuda bellezza.
    Come ho detto altre volte, non vedo l’ora che finisca per poterlo far rilegare e metterl in belòla mostra nella mia piccolissima biblioteca..
    Sono stata travolta, anche questa volta, dalla bellezza di questo capitolo che parla.

    Buona domenica Milord, un caro saluto domenicale per tutti, tranne che per una persona (non voglio fare polemica e non sono affari che mi interessano), che-enon voglio scontrarmi con qualcuno, ha la faccia mome il deretxxo!
    Perdonatemi, mio signore, ma non ce l’ho fatta.
    Con un grande bacio, sitringendovi forte forte,

    Buona domenica

    Eleonora

    😀

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    • Eleonora Bisi

      Il vostro intervento, mia signora, è sempre tra i più delicati e gioiosi. Frutto della leggerezza e pulizia, nonché della giovanissima età.
      Vi ringraziammo per l’onore della raccolta in fascicoli del presente romanzo.
      Vi ringraziammo, inoltre, nell’esservi astenuta su ulteriori commenti o accadimenti che, personalmente, ritenemmo estranei e alieni a questo spazio web.

      Grazie milady e cordialità

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  7. Quanto bello può essere un capitolo, un pensiero, un sistema che offre uno spaccato di vissuto? Se ci fossero dei dubbi, basta rivolgersi a Milord con la sua scrittura. Mi fai toccare i vertici del piacere di osservare una situation dentro le righe di un romanzo bellissimo e avvincente.
    Sì, come ho già letto nei commenti precedenti, Manfred mi sembra proprio il milord. Sembri tu ninni.
    Signore, dignitoso, giusto e rigido nei propri principi.
    Un faro per qualsiasi donna… Io lo so, altre lo sanno, e tu lo sai!

    Mi piace proprio come capitolo e siano sul bello.
    l’affondamento del bahia è un tocco di maestro: è servito per dare il termometro alla situazione..
    Bello e baravo.
    in ultimo devo notare come, anche nelle migliori famiglie, il marciume si presenti senza faccia e dappertutto.
    Scusa Ninni, se mi vuoi sbattere fuori sei padronissimo di farlo, ma io non posso non dirlo.
    Anzi spero che “chi dico io” scriva!

    Un bacio e un saluto a tutti e a tutte

    Isy

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  8. Un bel capitolo e non avevo alcun dubbio.
    Mi ha avvinto fin dall’inizio e mi lascia la tristezza dell’attesa per il seguente.

    NB: ma dico certa gente cosa non farebbe per mettersi in mostra. Sfacciata, da prendere un pennello e dipingerla di BLU! Che pena, che schifo.

    Ciao Nì

    M.

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    • Anna Blu

      Già, non si fugge davanti le responsabilità che possono biffare le proprie trame dell’onore.
      La parola saggia rimane misurata.
      La parola infida sarà la tomba della cattiveria

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  9. Caro Milord, credo che ormai siamo alle battute finali di questo splendido romanzo. Un pezzo di Storia raccontato con grande perizia riguardo gli eventi e un’umanità profonda. Sono certa che voi vi sareste comportato esattamente come Manfred. Uomo di grande serietà, fedele alla sua patria e responsabile nel cuore e nell’anima del suo equipaggio. Quanto male fa una guerra ! Quanta ingiustizia camuffata da tutto ciò che andrebbe distrutto alla radice, subito. Ma l’uomo non possiede il senso della misura e le guerre si sprecano come si sprecano vite umane senza ritegno alcuno.
    Mi sono veramente gustata questo brano così forte, intenso, vero che scritto da voi diviene . capolavoro !
    Una buona domenica vi sia compagna.
    Caro Ninni, scusa il momentaneo tu, ti lascio un abbraccio di tutto cuore, così come vorrei dedicarlo ai tuoi lettori con grande rispetto.

    Giovanna

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    • Gentile Signora Giovanna…
      Non ho potuto limitarmi ad un like. I Vostri commenti si evidenziano sempre per compostezza, raffinatezza, e potrei dire nobiltà d’ Animo. Non Vi nascondo che sempre Vi cerco quando vengo su Lord Ninni e mi conforta vedere che esistono persone del Suo carattere positivo.
      Comunque Milord non delude mai e Voi, Signora Giovanna, ne avete reso al meglio contenuti e significati.
      Onorata del Vostro saluto, con Stima e Simpatia ricambio
      Maria Silvia

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      • Grazie Signora Maria Silvia, mi ha fato un grande piacere il suo saluto così gentile. Non merito così tanti complimenti ma li accetto con grande piacere detti da lei. Chiedo scusa perchè spesso mi imbroglio con la grammatica e cose varie ma vedo che il concetto viene recepito ed è così gentile dal sorvolare sulle mie manchevolezze.
        E’ bello poter partecipare a questo Blog che arricchisce il cuore e l’anima. Mi sembra di conoscerLa, i commenti dicono tanto del nostro io. Grazie e quando volete fatevi dare da Milord la mia mail, se Le fa piacere scambiarci le opinioni.
        Mi permetta un abbraccio, come una vecchia zia

        Giovanna

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    • Giovanna Orofiorentino

      Mia signora,
      potervi leggere e quindi annoverare fra le colonne portanti di questo umile spazio web, è importante.
      Un preciso valore aggiunto, la Vostra amicizia, che aspira alle vette della bellezza soprattutto quando, alla luce dell’ammirazione che riuscite a suscitare, illuminate ogni stanza, ogni scritto, con la vostra sensibilità e pulizia.

      Di tutto questo, Voi mia signora, ci deste lume e lustro, già da moltissimi anni. Apprezzata e stimata persona alla quale, donammo senza indugi, i pià caldi auspici per un futuro soddisfacente e perfetto.

      N.D. la contessa Giovanna Eugenia Scaglione di Martirano San Nicola e Mottafilocastro, vogliate accettare, con affetto e amicizia il nostro saluto più cordiale.

      Antonmaria Raimondi de Sagre von Hohenstaufen di Svevia d’Altavilla

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  10. Viviamo dentro le emozioni che un passato, anche lontano, ci regala.
    Sei stato molto bravo, caro Ninni, a regalarci questi momenti densi di bellezza e di carica emotiva. Mi sembrava di assistere a un film
    Grazie e buona serata.
    Anch’io saluto i tuoi lettori

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  11. L’ho riletto con tantissim interesse.
    Soprattutto nei passaggi che sono propri della marineria da guerra
    e nello specifico di quella sottomarina.
    Io non mi astengo dallo scriverti, perché primo, qua dentro è il primo obbligo, poi viene altro. Tipo salutare amici, parenti, prendere il té.
    Si parla prima del post …
    Credo sia scritto nella tua natiquertte milord.

    Un caro caro saluto a tutti

    Anna

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    • Gentile Signora Anna,

      mi presento: sono Orofiorentino, nella vita Giovanna Scaglione. Desidero esternarle il mio pensiero. Mi duole veramente che in un blog così intelligente e costruttivo ( a questo punto credo che Milord mi prenda per il collo e magari mi butti fuori con la sua conosciuta eleganza e se lui ritiene che me lo meriti accetterò senza fiatare ) come questo che seguo da anni e anni sia , da lei, pungolato con frecciatine per nulla richieste. Si rende ben conto che questo suo atteggiamento irrita le signore che leggono e commentano e questo mi dispiace in modo particolare. Prendo le loro difese perchè sono sempre gentilissime, educate e profondamente acculturate. Milord è una persona talmente gentile da passar sopra a molte cose ma non esageriamo per favore.
      Precedentemente ha scritto: parole sue ” E’ una questione di stile, di classe. ” Allora adoperi questo suo Stile e questa sua Classe per limitarsi a commentare il post e basta.
      Torno a ribadire che dico questo per rispetto della Signore che stimo profondamente.
      Vogliamo continuare nel Luogo delle Chiacchere ? A sua disposizione. Per restare in tema: vedremo chi delle due verrà per prima ” colpita e affondata! “

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    • Anna Blu

      L’interesse commisurato alla forma è cosa, assolutamente, importante.
      Ma l’astensione dalla notazione di argomenti e/o argomentazioni è cosa sacrosanta e opponibile finquando operata e finalizzata ad un preciso progetto.

      Noi, con le parole, i gesti, i fatti e i comportamenti, spesso, ipotechiamo la persona e la parola nel significare sia situazioni, sia fatti che stridono e mistificano una qualsiasi giustificazione.
      Operare, presso le altrui residenze, scelte personali e non afferite alla propria persona è un fatto pericoloso.
      Non viene ingenerato, infatti, quel filtro di omogeneo rispetto, in quanto il rispetto stesso, mancante in alcune locuzioni, si trasforma in attivo risentimento.
      Un risentimento dettato dalla giusta manchevolezza operata, appunto, in luoghi che non competono.

      Voi signora Anna, operaste con il vostro commento, una precisa scelta.
      Sicuramente inopinabile, ma precisa.
      Voi decideste di praticare l’asperità, più ripida, nell’imporre un Vostro punto di vista.
      Ben inteso: punti di vista che potrebbero essere condivisi, ma non certo rimarcati a chi, noi per esempio, della correttezza e onestà ne fecero una bandiera e un baluardo.
      Non staremo a ringraziarvi per il vostro commento.
      Le vostre parole parlano e dicono, da sole, quello che stiamo provando e affermando senza, peraltro, suscitarci alcun impegno di gratitudine.

      In ogni caso, con spirito franco, vi augurammo una serena giornata

      Antonmaria

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      • Non posso fare a meno di partecipare le tue parole Ninni.
        Un uomo, se costretto a tali manifestazioni, non dovrebbe mai poter provare un disgusto più forte.
        Ti stimo tanto

        M.

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      • Potrei scriverlo e descriverlo quanto ti è costato scrivere certe cose.
        E’ una questione d’intelligenza. Non lo capisce la signora in questione.
        Che tonfo di stile.
        Basta, non mi sporco più.
        Lascio un saluto anche a MS

        Isy

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      • Gentile Signora Isabella…
        Vorrei ringraziarVi per l’ atto di riguardo nei miei confronti.
        Ricambio con Simpatia il saluto. Approfitto dell’ occasione per manifestarVi Stima per i Vostri commenti su Lord Ninni.
        Buona giornata
        Maria Silvia

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      • Assolutamente sono con te Milord. Ma non voglio fare una guerra. Mi chiedo, soltanto: Ma c’era tutto questo bisogno di litigare? Ma che problemi ha la signora? Ma chi le ha detto nulla?
        Mah, alcune volte l’autolesionisma …
        Ciao Nì

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      • Vorrei lasciare un commento, che spero conclusivo, a chiusura- almeno per me – di questi spiacevoli avvenimenti accaduti nelle ultime ore.
        Non mi è chiaro quali possano essere i motivi circa le note o i richiami, ma sono sicura che, da sempre, ho operato con l’ onestà che, umilmente, penso mi appartenga e, soprattutto, ho sempre rispettato tutti, nelle rispettive competenze.
        Vi ringrazio tanto per la considerazione e la profonda stima che mi avete riservato, avete assicurata la mia Amicizia.
        E poi…la mia nota di illimitata Stima per Milord, grazie anche a Voi Ninni
        Maria Silvia

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    • Mi scusi, ma come mai non se ne va con il suo uomo da qualche parte così sta calma?
      I think that every person should have a place to live and be able to be comfortable with others.
      Otherwise you do hate.

      Very bad

      Kate

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  12. E’ nella Memoria quel cielo adombrato di Mare e Vento.
    Queste Vite sembrano uscite dalla realtà per parlare alle nostre voci silenziose. Non è solo un racconto questo … è un monito sulle Ferite che la guerra infligge al pensiero e all’esistenza umana.

    Le Atrocità sono il baluardo distorto di ogni conflitto, che essendo perpetrato da Uomini ( nel senso di esseri umani, poi non così tanto umani ) porta con sé la fragilità e la caducità propria di tale condizione. Si scende a compromessi per salvaguardare se stessi … sperando che alla fine, la Coscienza trovi modo di emergere per lasciare almeno intravedere il non-senso di quanto fatto e vissuto.

    Questo capitolo, Ninni, porta il pensiero verso la riflessione sulle fragilità della guerra e la figura ben delineata di questi uomini e di ciò che stanno vivendo, sottolinea il carattere pulito e fluido di tutta la struttura narrativa.

    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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    • Nì Ghail

      Mia signora, rivelaste tutto quel profondo senso di umanità che vi appartiene.
      Altro non riuscimmo ad offrirVi come commento.per non turbare il giusto e compunto silenzio che accompagna, da sempre, qualsiasi frase encomiabile.

      Accettate le nostre cordialità

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  13. leggo di un capitolo che mi ha preso e preso bene.
    tengo a dire che ho impiegato tantissimo a scrivere perché questa sera sono un po’ stanca e usare il traduttore Google non è semplice come sembra.
    Una storia bella e piena di copi di scena
    Una storia che matura dentro una situazione che è inverosimile. Un generale nazista che fugge aiutato dai suoi sottoposti, potrebbe sembrare inusuale ma non lo è.

    Bello capitolo e belle le frasi dialoganti.
    Ninni è da sempre una garanzia di dedizione alla scrittura e ai temi che toccano l’umanità.
    Una bellezza e forza che si esplicano nella sua bravura e nella persona che è.
    Un grande carattere, una persona forte e nello stesso tempo rigida nella morale.

    Grazie milord

    An embrace with affection and admiration to the man more wonderful that, at present, has ever known.
    Kiss my lord

    Kate

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  14. L’estate, Milord, allontana dagli schermi e credo sia giusto così. Ma poi si torna e si riprende l’interrotto con sempre interesse e entusiasmo. Almeno si spera.
    Riprendo da qui, quindi, dal capitolo interrotto del vostro lungo e avvincente romanzo. Due note tristi emergono durante la lettura: l’affondamento di una nave col suo carico umano e rea solo di passare nelle vicinanze e, tristissimo, il destino già segnato di Manfred, col suo carico di sogni già morti. Così è la guerra, mi si dirà. E così è, purtroppo.
    Vado al XX capitolo.

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