U-Boot XXII

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1Miami – Florida USA – 22 giugno 2010 ore 17.30
Fred era davanti alla vetrina di un gioielliere e stava curiosando tra i diversi tipi di anelli; ne aveva già adocchiato un paio di brillanti, che gli sembravano interessanti, ma non si era ancora deciso ad entrare, perché in fondo aveva paura che chiedendo a Kate di sposarlo avrebbero finito per rovinare tutto.
“Non starai pensando di prenderle uno di quegli anelli dozzinali Fred?” era la voce inconfondibile dell’armatore John Merryan
“Certo che no John, stavo solo guardandomi intorno”
“Molto bene, perché quando sarà il momento, mi aspetto che tu mi chieda un aiuto.
In effetti, ho messo via una pietra che era di mia nonna, non avendo figli, per me sarebbe un piacere se potesse splendere al dito dell’incantevole Kate”
Fred sorrise, John in fondo era un uomo molto gentile e generoso, nonostante i suoi modi burberi e questa dichiarazione di affetto lo commosse.
“Grazie John, ne sarei onorato”
“Bene. Adesso finiscila con tutte queste smancerie e vedi di farti valere socio” la parola ‘socio’ fu pronunciata con una certa enfasi, quasi a rimarcare qualcosa.
A Fred venne in mente quella giornata di fine gennaio, quando Fred e Kate erano appena ritornati dall’Argentina, quando John li aveva convocati nel suo ufficio, ufficialmente per strigliarli sulla loro irresponsabilità e su come si erano fatti fregare da quattro poliziotti della forestale, come aveva soprannominato lui le due squadre di militari argentini, ma in realtà per complimentarsi con entrambi per lo splendido lavoro.
Già perché non appena i militari li avevano lasciati sulla spiaggia della Caleta di los Loros, Fred aveva strisciato fino al posto dove aveva nascosto la scatoletta di tabacco e con qualche difficoltà aveva rintracciato il palloncino da sub con attaccata la scatola in alluminio, poi era tornato da Kate, sempre come se stesse facendo il percorso di guerra e poco dopo erano ripartiti con il Land Rover, sicuri di essere seguiti.
Fred non aveva avuto il coraggio di aprire la scatola, sarebbe stato troppo scoprire che dentro conteneva dell’ottimo tabacco tedesco del 1945, in una giornata dove aveva rischiato la vita e quella della sua ragazza per sottrarre quella stessa scatola agli abissi.
Così, alla prima cittadina che avevano incontrato, si erano diretti all’ufficio postale come due turisti, o come qualcuno che ha necessità di fare una telefonata internazionale e Fred ne aveva approfittato per mettere la scatola in una busta con dentro la carta bolla per proteggerla, la spedì a se stesso al suo ufficio.
Poi avevano chiamato Sten per aggiornarlo sul fallimento totale della loro missione e sul fatto che sarebbero rientrati l’indomani a mani vuote, ma soprattutto che parte dell’attrezzatura era andata distrutta.
Fred aveva pensato che tenere la scatola era un pericolo: infatti, se alla frontiera li avessero perquisiti e l’avessero trovata era sicuro che l’avrebbero sequestrata.
Di aprirla non se la sentiva, era rimasta per sessantacinque anni nel mare e ben sapeva che certe cose andavano fatte con cautela, possibilmente in un laboratorio, così l’unica alternativa che gli era venuta in mente era stata quella di spedirsela via corriere espresso.
Quella notte dormirono in un albergo sperduto nel mezzo della pampa argentina, Kate aveva cercato di consolare Fred per i suoi sogni infranti e Fred aveva cercato di consolare Kate per lo spavento e la paura passati: tutti e due si erano accorti di amare l’altro, ma nessuno dei due aveva ancora esternato esplicitamente la cosa.

6Il passaggio della frontiera tra Argentina e Cile andò esattamente come Fred aveva previsto, furono fatti scendere dalla loro vettura e perquisiti per bene, infine rilasciati perché nulla era stato trovato.
Una volta rientrati in Florida, a Miami, Fred e Kate si erano recati subito in ufficio, sperando di trovarvi il pacchetto spedito due giorni prima dalla Patagonia, e con immensa soddisfazione lo avevano trovato sulla scrivania di Fred.
Si erano diretti immediatamente nel loro laboratorio per aprire la scatola.
Avevano cacciato tutti e si erano chiusi dentro, poi Kate con fare professionale aveva rimosso la cera che sigillava i bordi, infine avevano messo la scatola in un contenitore con atmosfera e umidità controllati e, come se fossero stati due scienziati alla scoperta di un nuovo vaccino, aprirono la scatola.
Dentro avevano trovato un panno di cerata che avvolgeva un libretto: il tutto era perfettamente asciutto e ben conservato, come se Fred l’avesse chiuso pochi minuti prima dentro la scatola di alluminio.
“Ma è in tedesco” aveva affermato scioccamente Kate aprendo a caso e leggendo il libretto, Fred l’aveva guardata con sguardo divertito ed entrambi erano scoppiati a ridere
“Come te la cavi con il tedesco?” aveva poi chiesto Fred
“Molto bene, è una delle cinque lingue che parlo correntemente, insieme a Francese, Portoghese, Mandarino e ovviamente Inglese” Fred l’aveva guardata con un po’ di diffidenza, chiedendosi come una ragazza così intelligente avesse potuto innamorarsi di uno come lui, ma poi aveva lasciato correre pensando che fosse uno di quei misteri della vita che non avevano spiegazione.
Appena usciti dal laboratorio, era arrivata la convocazione di John.
“Siete degli inetti, degli incapaci, dei trogloditi.
Ma come si fa a farsi fregare così?” era stata l’accoglienza dell’armatore sulla soglia del suo ufficio che poi aveva proseguito oltre dopo aver sbattuto la porta alle loro spalle
“Foste stati là per me vi avrei già licenziato.
Qual è la prima regola che insegno sempre? Quella di essere preparati a tutto!”
“Ma John come potevamo pensare che l’esercito argentino sarebbe intervenuto” aveva tentato Kate debolmente di difendersi
“Quattro guardie forestali” aveva sbuffato John e poi Fred aveva estratto il libretto e apertolo a caso lo aveva dato a Kate
“7 maggio 1945, Ovest delle isole Faroe, U-HAH procede in immersione per rotta 208. Alle ore 22.30 abbiamo intercettato U-234 del comandante Johann-Heinrich Fehler e, dopo comunicazione, a quanto pare condivideremo parte del tragitto insieme. Il Generale Stahlecker mi ha ordinato di identificarci come U-873 di pattuglia. Considerato che abbiamo lo stesso numero identificativo, penso che in realtà U-234 sia la nostra copertura in questa fase del viaggio” lesse Kate abbastanza fluentemente
“Se vuoi John possiamo proseguire” aveva gongolato Kate

2“Ebbene, cosa pensate di avere? Il diario di un comandante nazista? Ma questo non prova nulla, senza il sommergibile potrebbe essere l’ennesima mistificazione: mi spiace ragazzi ma non avete nulla in mano” aveva concluso John mentre Fred era rimasto pensieroso, in effetti si aspettava una risposta simile da John e sapeva bene che non aveva altro con cui ribattere
“Fred, vorrei comunque elogiare il tuo lavoro: sei stato tenace e non ti sei arreso e sono certo, che anche adesso, saresti disposto a tornare laggiù con una paletta e un setaccio a cercare se c’è un pezzo di quel sommergibile più grosso di un pugno” il tono di John era virato decisamente e Fred si era preoccupato
“Ma tu John come hai fatto a sapere tutto prima che noi ti dicessimo qualcosa?” aveva chiesto Kate stupita
“Perché ho molti amici! E uno di questi lavora nei servizi segreti, e mi ha detto che vi eravate cacciati in un brutto pasticcio: sono vecchio Kate, voi siete i miei migliori elementi, non posso permettermi di perdervi” nuovamente il tono languido aveva fatto preoccupare Fred, che aveva cominciato a guardare l’armatore per vedere se coglieva una ruga o un minimo accenno al fatto che li stava blandendo, per qualche motivo
“Fred, come sai non ho figli e ho messo tutto me stesso in questo lavoro e per creare quest’azienda.
Il progetto del sommergibile nazista in Argentina ha dimostrato che hai le capacità e le doti manageriali necessarie non solo per eseguire un progetto, ma anche per trovarne di nuovi e quindi creare lavoro per questa società.
Insomma vorrei che tu valutassi seriamente la possibilità di diventare socio della Lost Treasures insieme a me: prima o poi io dovrò andare in pensione!” queste ultime parole avevano tolto il respiro a Fred, che si sentì come se gli avessero rovesciato un secchio di acqua gelata in testa
“Non devi rispondermi subito, fai passare il weekend e lunedì ne riparliamo, immagino che avrai anche da discuterne con Kate” aveva aggiunto John con un sorrisetto malizioso
“John, non so cosa dire, grazie” aveva balbettato Fred, mentre Kate raggiante si era alzata per congedarsi
“Fred, per il sommergibile, sappi che ci sono dietro interessi che non permetteranno mai che tutta la storia venga fuori.
Però hai in mano un’ottima fonte per scrivere un romanzo” aveva scherzato John e Fred lo aveva preso in parola.
Così negli ultimi sei mesi, insieme a Kate, aveva scritto un romanzo proprio sull’argomento e quella sera ci sarebbe stata la presentazione ufficiale alla stampa.
Il tutto era stato organizzato, e in buona parte sovvenzionato, da Sten presso l’hotel Westin Colonnade di Miami e Fred stava giusto aspettando tutti i suoi amici davanti alla gioielleria dell’albergo, prima di cominciare la conferenza stampa.
“Non credi che Kate potrebbe sentirsi a disagio, trovandoti davanti ad una gioielleria, con John e me come angeli custodi o peggio ‘testimoni’?” era l’amico di sempre Sten
“Sten grazie per essere venuto e soprattutto per aver organizzato tutto questo: senza di te starei ancora rileggendo le mie bozze”
“Figurati, lo sai che lo faccio volentieri, più per Kate che per te ovvio” scherzò Sten
“Potrò mai sdebitarmi?” chiese Fred
“No, non credo: a parte questa conferenza che non è nulla, soprattutto visto che citi le mie compagnie nel libro ed è quindi un’ottima pubblicità, c’è sempre quel contratto di svariati milioni con i servizi segreti americani che mi hanno cancellato quando hanno saputo che sono coinvolto con il tuo libro” rispose piatto Sten ma Fred sapeva che in realtà non c’era alcun rimpianto nelle parole dell’amico, solo la cruda verità
“Mi dispiace” rispose Fred
“Non è colpa tua: quando ho accettato di aiutarti sapevo che qualcuno non avrebbe gradito e che avrei pagato un prezzo per questo, ma a mio giudizio ne vale la pena” e gli strizzò l’occhio

3Fred per un attimo pensò che nel suo libro c’era un debolissimo accenno alle aziende di Sten e temette di non aver fatto a sufficienza per ripagare gli sforzi dell’amico
“Ciao amore” disse con voce calda e suadente Kate, che era appena arrivata.
Fred la guardò, vestita di un abitino blu scuro in shantung di seta di Ferré, il famoso stilista italiano, bellissima più che mai, per un attimo fu rapito dalla passione, ma poi si disse che avrebbero avuto tempo, molto tempo insieme.
Notò che lei aveva visto la gioielleria dietro Fred e aveva inarcato un sopracciglio: la baciò teneramente
“Devi dirmi qualcosa?” scherzò lei gesticolando verso la gioielleria e Fred arrossì, lei lo baciò nuovamente e poi lo prese per mano
“Non siamo in ritardo vero?”
“Assolutamente no” le rispose John facendole un lieve inchino
“Allora andiamo” disse a tutti, stringendo la mano a Fred e strizzandogli l’occhio lungo la scala che li avrebbe portati alla sala della conferenza stampa.
Fuori della porta erano stati allestiti dei cartelloni con la gigantografia della copertina del libro di Fred, su cui svettava la foto di un sommergibile della seconda guerra mondiale in immersione.
Le porte si aprirono e Kate si tenne Fred un istante più a lungo, per sistemargli il cravattino dello smoking
“Si” gli disse guardandolo fisso negli occhi, con una dolcezza ed un amore che fece sciogliere Fred e lo mandò in sala senza dargli il tempo di dire o fare alcunché.
E Fred, mentre camminava verso il palco da cui avrebbe presentato il suo libro capì, sorrise sicuro che la serata sarebbe stata un successo, indipendentemente da ciò che avrebbe detto o che gli avrebbero chiesto.

3Epilogo
Villa la Angostura – Argentina – 30 luglio 1972 ore 19.00

Heinz stava fumando una sigaretta mentre supervisionava il lavoro dei due manovali che si era portato dietro.
Il lavoro era penoso, ma andava fatto perché avrebbe salvato l’Organizzazione e, forse, tranciato l’ultimo legame che li avrebbe potuti far rintracciare.
Erano sulle Ande, uno dei posti più belli che Heinz conoscesse, con una vista sui laghi sottostanti da mozzare il fiato, la temperatura era un po’ freschina e si era acceso quella sigaretta proprio nella speranza di scaldarsi un po’.
I due manovali stavano scavando una buca in quel pianoro circondato da conifere e che si affacciava direttamente sopra il lago Gallardo e stimava che ormai avessero quasi ultimato.
Lo scopo della buca era quello di dissotterrare i resti di suo padre che era morto qualche anno prima stroncato da un tumore al fegato.
La cosa non lo rendeva certo felice, ma purtroppo quelli che ancora cercavano suo padre si stavano avvicinando troppo e l’Organizzazione, temendo di essere scoperta, aveva ordinato di riesumare la salma di suo padre per trasferirla a Berlino e permetterne un ritrovamento pubblico.
La cosa, aveva ammesso Heinz stesso, era stata organizzata in maniera impeccabile, infatti, i resti una volta esumati sarebbero stati rinchiusi in una cassa e spediti a Berlino via nave. Lui che era il figlio primogenito, almeno di quelli nati in Argentina, avrebbe accompagnato le spoglie fino a destinazione.
A Berlino l’Organizzazione aveva deciso di costruire su uno dei terreni che possedeva, per una speculazione immobiliare.
Dato che il terreno era quello dove, per decenni, si era sostenuto che fosse stato sepolto suo padre nel 1945, ora andava risepolto proprio lì per farlo ritrovare e chiudere per sempre la questione.
Uno dei manovali gli fece un cenno e Heinz spense la sigaretta e andò a vedere: avevano trovato dei resti umani composti.
Heinz recitò la preghiera dei morti, poi istruì i manovali perché mettessero i resti trovati in una cassa che avevano sul camion, che li aveva portati fino a lì.
Quella sera stessa si sarebbe messo in marcia per raggiungere Mar del Plata dove, due giorni dopo una nave lo avrebbe portato in Europa e a Berlino.
Per un attimo guardò le orbite vuote del teschio del padre, incrostato della argilla rossa tipica di quella zona, e si commosse pensando che non c’era più e che suo padre sia in vita che dopo non aveva avuto pace.
Heinz era giovane, aveva solo ventidue anni, e quella missione affidatagli espressamente dal capo dell’Organizzazione lo rendeva fiero e pieno di orgoglio, inoltre avrebbe potuto visitare un po’ la Germania, che lo aveva sempre incuriosito, per i numerosi racconti di suo padre e dei suoi amici nelle sere di quando era ragazzino, in cui si trovavano un po’ come se fossero dei clandestini, e parlavano di cose e fatti successi chissà quando, magari in un’altra vita.
Heinz guardò il lago qualche centinaio di metri sotto di loro e sperò che suo padre lo perdonasse per quello che stava per fare: in fondo lui, Heinz Keller, stava per restituire i resti di suo padre alla vecchia vita, quella di cui lui aveva saputo pochissimo o niente, sperando che da quel gesto la sua famiglia e i suoi amici ne potessero trarre giovamento.
“Perdonami papà” disse in perfetto tedesco mentre i manovali chiudevano la cassa, salì sul camion e non pensò più a cose tristi.

Da Wikipedia
Nell’ottobre 1972 in un cantiere a Berlino alcuni operai, durante uno scavo, trovarono due scheletri. I teschi furono consegnati al reparto di medicina legale della polizia di Berlino. I denti di uno dei due teschi vennero confrontati con la scheda odontoiatrica di Bormann, conservata nell’archivio militare: i risultati della comparazione diedero esito positivo al cento per cento. Però le ossa erano ricoperte di una terra rossiccia che non era berlinese. Da qui nacque l’ipotesi che il cadavere di Bormann, morto in Sud America, fosse stato portato di nascosto a Berlino e appositamente fatto trovare per depistare le indagini su tutti gli altri nazisti fuggiti prima della fine della guerra dalla Germania tramite l’organizzazione ODESSA.


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U-BOOT
Grazie per aver letto questa storia
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77 pensieri su “U-Boot XXII

  1. Ecco che si chiude l’ennesimo romanzo con un pezzo di bravura. Un’esaltazone della scrittura che prende.
    Una storia che ho seguito fin dall’inizio con quella attenzione che che merita.
    Una chiusura elegante e ad effetto.

    Quindi ti eri rifatto a dei fatti accaduti.
    Fatti che hanno sconvolto la storia occidentale sia per ferocia, che per il mistero ad essa connessa.
    Molti sono gli interrogativi.
    Interrogativi che colpiscono ancora oggi.
    Bello proprio.
    Ciao Nì, buongiorno

    Francesco

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    • Spillo

      Ci rifacemmo, come giustamente notaste, a fatti accaduti e occorsi in periodi coevi e posteriori la seconda guerra mondialre.
      Gli interrogativi furono tanti e parecchi.
      Come mai sono sfuggiti ai ricercatori alcune maglie di una guerra che andava analizzata e poteva essere evitata?
      I principi possono essere tanti e tanti ancora.
      Ma dovremmo scriverne uno nuovo e al momenti, fidatvi, come fatica ci bastò.
      Abbiate e nostre migliori cordialità

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  2. Molto professionale.
    Hai preferito continuare sulla riga di tutto il romanzo. Bella la descrizione, un po’ scherzosa, della presentazione del romanzo.
    L’Epilgo, un po’ il fulcro del romanzo, ci da la misura dei motivi della storia.
    Martin Bormann, Walter…

    Magistrale proprio.
    Ciao e buona domenica

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  3. L’ho stampato.
    Anche questo capitolo, con il suo colpo di scena legato alla realtà, l’ho stampato.
    Un libro di 540 pagine crca (extra strong).
    Cosa posso usare come copertina Milord?
    Che me lo faccio rilegare…
    Bello. Avevo immaginato un finale direrso,(chissà quali tesori…) Invece questo, magari, mi piace di più. Anzi mi piace tantissimo.
    E’ soprattutto credibile. Sembra proprio reale.
    Il sottomarino in Argentina, il lago, il nazista… sono fatti accaduti sul serio.
    Una cosa è certa, io non ci sarei riuscita a scrivere a comando una storia così bella.
    Buona domenica milord

    Siete la bellezza che si legge.
    Un caro bacio…

    Eleonora

    🙂

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    • Eleonora Bisi

      Ecco che avete compiuto un’opera meritoria.
      Volete una copertina? Potremmo suggerirvi di visionare uno dei frontespizi di U-Boot? Non ne avemmo al momento a disposizione.
      Vi ringraziammo per le gentilissime parole e Vi assicurammo le nostre migliori cordialità

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  4. Molto bello..
    Sentito. Mi piace quella sua aria un po’ scanzonata, ma piena di attese e speranze di Fred, un bravo ragazzo tutto sommato. Una realtà che si scontra, però, con la crudezza del racconto.
    Un tratto di penna che mi ha convinta, mio signora, della storia e di quanto ci donaste.
    Affascinata da tanto.
    Buona domenica

    Un caro saluto

    Giorgia

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  5. Un capitolo bello e sicuramente perfetto nell’ambientazione e nella sua proprietà di linguaggio.
    Un italiano corretto, bello e pulito.
    Un bel romanzo che ho seguito con molto interesse.
    Abbia una buona domenica

    Vittorio

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  6. Caro dott. Raimondi,
    leggo un capitolo bello nella chiusura della storia e del riannodare quei fili che, apparentemente, slegati si ricongiungono.
    La delicatezza del racconto si chiude con la prepotenza di una storia che è importante e forte.
    Molto bella.
    Abbia una serena giornata e complimenti

    Amedeo

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    • Amedeo d’A.

      Don Amedeo, vedete, la cristallizzazione delle parole si può osservare quando, in un contesto particolare, si leggono o creano degli eventi che offrono spunti a dibattiti per la loro importanza.
      Nel nostro caso, operammo per diradare certe nostre convinzioni.
      Convinzioni che nacquero sulla base di informazioni assunte di prima mano.
      Abbiate le nostre migliori cordialità, ringraziandoVi

      Antonmaria

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  7. Caro Ninni,
    leggo con tanto interesse questo ultimo capitolo dove, al colmo di una storia intrecciata di Guerra e di recupero di relitti (hai creato un parallellismo che è importante, due storie apparentemente slegate che si uniscono in una) abbiamo un’evoluzione che è stata, in queste settimane, precisa e dinamica.
    Una storia che, malgrado non sia proprio portata per alcuni temo, mi ha tenuta avvinta e mi ha elevato, anche, mentalmente e spiritualmente.
    Mentalmente perché è un benessere per chiunque, ma soprattutto per me, che leggo di bellezza e trasparenze letterarie e modi di raccontare.
    Infatti nulla è scontato nei tuoi romanzi; anche nei pensieri …

    Spiritualmente in quanto, in tutti i tuoi scritti, anche i più tecnici compe questo, per alcuni aspetti, riesci ad inserire una morale.
    A questo punto come nonricordare la bellissima figura di Manfred, l’uomo con la U maiuscola?
    (Quanto somiglia a te Manfred …)
    Oppure quella di Fred, lo studioso che è impacciato davanta la donna che ama, ma che ha delle intuizioni da genio…
    Poi la chiusa con citazione dell’Enciclopedia a cui ti riferisci.
    E ci fai sognare insistendo con qualche dubbio sui gerarchi tedeschi (mi ricordo, perfettamente, deile tue perplessità in merito al Fuhrer …).

    Un accomiatarsi discreto, come nel tuo stile, che ci regala, regalandoci e che ha regalato, momenti di autentica letteratura.
    Un gesto, il tuo, che mi onora di esserti amica.
    Che qualifica, proprio, le persone.
    nell’augurarti buona domenica, ti abbraccio, ovunque tu sia.
    Ciao

    L.

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    • Hilde Strauß

      Le storie di guerra, molto spesso, si riferiscono secon do una “parte” ben precisa. La parte del vincitore, che è la più facile e soprattutto la più documentata. Facile, infatti, astrarre i fatti quando è esistente tutta una letteratura che si fa largo.
      Un po’ più difficile è sostenere alcune tesi che riguardano gli sconfitti.
      Quei sconfitti ai quali e per i quali non esiste alcuna “requiem”.
      Analizzando e analizzandosi da tali assunti possiamo evincere che:
      Non sempre la storia trascorsa è obiettiva;
      -Spesso è ingiusta;
      -Spesso è falsa.

      Con questo scritto ho voluto rendere, un po’, la verità storica che tanto soffre.
      Vi ringraziammo milady., come ringraziammo per la Vostra presenza in commenti

      Buona giornata e cordialità

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  8. Gentile Milord,
    Il romanzo è finito, ma la sua bellezza è rimasta scolpita nella mente. La lettura dei suoi capitoli ha impreziosito momenti della vita di chi lo ha letto.
    Il finale, come ogni capitolo, è stato imprevedibile e sorprendente e, anche se potrebbe sembrare il contrario, l’ epilogo, per tanti motivi, è positivo.
    Son certa, Milord, ci darete altri momenti belli con un prossimo romanzo. E sapete? È anche bello, poi, leggere i commenti dei Vostri lettori, tante persone garbate e raffinate e di livello culturale autorevole. Complimenti, avete proprio creato un’ oasi di Bellezza culturale.
    Con illimitata Stima

    Maria Silvia

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      • Gentile Signora Annelise,
        Ha sempre dei pensieri cortesi nei miei riguardi, e La ringrazio.
        Altrettanto io, leggo ed apprezzo i commenti che pubblica nel pregiatissimo spazio di Milord.
        Auguro anche a Lei una bella domenica.

        Maria Silvia

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      • Gentile Signora Susi,
        Convengo con Lei: è davvero coinvolgente questo spazio. In primis per ciò che di particolare levatura intellettuale pubblica Milord, e poi per i messaggi a commento, appunto da parte di lettori e lettrici che rivelano essere di garbo e di cultura.
        Grazie per il pensiero.
        Le auguro una buona serata.

        Maria Silvia

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    • Maria Silvia

      Importante è quel momento quando, nello svolgimento di qualsiasi dialogo, una qualsiasi locuzione si riferisce ad un qualcosa che ci preme.
      Ecco che nello svolgimento di questo romanzo ci imbattemmo nella .. storia! Sì, nell’evoluzione storiografica, la storia ci indirizzò nelle scelte.
      Scelte non sempre felici.
      Il diari di Manfred, ultimi preziosi testimoni di un “tempo” senza tempo, non riescono ad evocare una verità (relegata al sottomarino) che rimane, esclusivamente, allo studio dei posteri.

      I posteri, già.
      Quei posteri che dovrebbero essere demandati all’attenta analisi dei fatti per stabilire una sequenza e in base a quella poter discernere sul passato proprio e il futuro probabile.
      Invece assistemmo alla mortificazione dell’uomo quando, propriamente, si nascosero eventi, enfatizzandone altri.
      In due parole: la storia e la verità stirica non stanno mai da una sola parte, ma basculano ora da una, ora dall’altra situazione.
      Per cui abbiamo un Manfred che, ligio al proprio dovere, conduce con la perfezione della propria dignità, a buon fine, gli ordini imposti dai superiori.
      Lui non si chiede se gli ordini siano giusti o ingiusti (paventandone l’importanza oltre l’ordine stesso e con fini che potrebbero essere, addirittura, opposti).
      Lui esegue, per poi impegnare la propria coscienza di soldato e ufficiale, nei modi e nei tempi, che la sua propria etica gli detteranno.
      Entro l’ambito degli ordini ricevuti, comunque.

      La storia delle infamie, nel nostro caso il generale SS Walter, è costellata di casi eclatantissimi.
      In questo caso volemmo sottolineare ed enfatizzare l’operato di un gerarca che, non facendosi scrupoli, operò con bravura e professionalita, ma fini di male.
      Purtroppo sono eventi che capitarono, capitano e capiteranno.
      L’importante, mia signora, è sottoporli alla pubblica opinione e soprattutto al pubblico ludibrio.

      La bellezza culturale che, molto gentilmente, avete fatto osservare è dovuta principalmente a persone come voi.
      Lettori che, con entusiasmo, riusciste ad elevare questo umile spazio web, in un preciso punto d’incontro per la letterature, le belle arti e il pensiero più bello.
      Lettori che, come Voi, portaste il bello, il vero e il giusto, ascoltando la parte più bella della coscienza, la vostra.
      Una meraviglia davvero.
      Per questo, lady Maria Silvia, Vi ringraziammo.
      Grazie per la Vostra viva partecipazione, assicurammo fra le vostra mani i sensi della più sentita cordialità.

      Antonmaria

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  9. Ho letto questo capitolo con quella attenzione che meritava e ho scoperto di essere affascinata da una storia che ho seguito fin dall’inizio.
    Fred, un ragazzo serio, innamorato, mi ha interessato da subito. Lo stesso si può dire del personaggio Manfred, quel comandante che ha incarnato l’azione stessa del comando con tanto romanticismo.
    Che dire, poi, dell’epilogo?
    Un epilogo che rende triste la chiusura della storia. Che ci fa leggere un vissuto da parte del figlio che, in fin dei conti, non ha mai conosciuto la “grande” germania e non comprende le brutture fatte.
    Lo interpreta come un sacrificio ultimo per rendere pace al proprio padre.
    Ma parliamo di Martin Borman, quel macellaio senza scrupoili.

    In ultimo, Milord, un bel colpo giornalistico avere inserito la notizia Wikipedia.
    Hai accostato il vero dal romanzo.
    La storia e la fantasia in un matrimonio che ci ha appassionati tutti.
    Molto bello.
    Ti chiedo scusa se ho scritto in ritardo ma ho avuto qualche impegno pressante.
    E’ vero, leggo dei commenti bellissimi (a tal fine convengo su quello che ha scritto Maria Silvia che saluto).
    Buona domenica e un caro saluto per tutti.
    Bisoussss

    Annelise

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    • Annelise Baum

      Un capitolo che, nelle more del racconto, ha offerto la forza del racconto stesso. Come si potrebbe, altrimenti, conciliare la verità storica con un tema così complesso?
      Non dimenticammo, mai, che il tema venne indicato dai lettori e che, pertanto, ne conseguì un obbligo sia formale, sia sostanziale.
      Se riuscimmo a risolvere i desiderata fu per merito dei lettori in parola.
      Grazie m.me Annelise e cordialità

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  10. Un silenzio che si sposa con la storia reale.
    Un capitolo molto interessante e importante sia come storia, sia come racconto.
    Leggo che la storia si è evoluta nel modo più interessante e proprio.
    Un romanzo sofferto fin dall’inizio. Un inizio deciso e dedicato a situazioni che erano state decise subito, dalle prime battute.

    Manfred-
    L’archetipo romantico dell’uomo. Un uomo diretto, educato, un gentiluomo senza se e senza ma..
    Il suo comportamento, specchiato, presente e pronto, colpisce per la sua verità e fierezza.

    Walter-
    L’abominio. L’orrore di un utilizzatore di uomini che nulla guarda in faccia e che, anzi, pretende che lo si ascolti a prescindere.

    Fred-
    Il ragazzo che, proiettato verso i propri sogni, osserva e fa osservare le sue verità, salvo, poi, scontrarsi con l’amore .. che è un’altra cosa.

    Heinz-
    Il figlio cresciuto post guerra.
    Il figlio consapevole/ inconsapevole che decide chen il proprio padre è innocente perseguitato.

    Una storia complessa che nei propri risvolti si è rivelata piena e compiuta.
    Lord Ninni che meraviglia e soprattutto, in merito al tuo ringraziamento, siamo noi che ti ringraziamp.
    Si eccome.
    Un grazie di cuore e sentito.
    Grazie

    Anna

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    • Anna Blu

      leggemmo il vostro apporto, lady Anna, con attenzione.
      Scriveste, nella summa, quanto era da scrivere sui personaggi e loro allocuzione.
      Un fatto, inopponibile è datto dalla vostra disamina delle componenti essenziali.

      Manfred
      Walter
      Fred
      Heinz

      Tutti capisaldi di una storia che si basò su alcune analisi strutturali di un conflitto, sanguinosissimo.
      Vi ringraziammo e Vi augurammo nel medesimo frangente, i migliori auspici per una serena giornata.
      Cordialità

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  11. Un capitolo che lascia un po’ di amaro in bocca. Abbiamo avuto e verificato tutto quello che si poteva leggere e scoprire nel merito di una guerra che ha fatto tante vittime.
    Ci hai abituate a seguire i tuoi percorsi e adesso mi trovo spaesata.
    Heinz, figlio di Borman, stando a Wikipedia, è riuscito nel suo intento. Un intento che non era certo adamantino.
    Un intento che aveva secondi oscuri fini

    Ma tutto chiarito.
    Un bacio mio signore.
    Passo come vedi, dalle tue stanze con una frequenza che fa piangere. Ma non vuol dire che non ti pensi, anzi.
    Lascio un saluto e due Like ai due commenti che mi sono piaciuti di più.
    Ciao e un bacio.

    Melissa

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    • Melissa T

      un apporto, il vostro, particolareggiato e semplicemente presente.
      Heinz è figlio del proprio tempo.
      Un “annacquamento” di quanto la seconda guerra mondiale possa aver fatto.
      Indiscutibilmente, assistiamo al degrado morale di quei valori che, nelle quotidianità, vengono sottaciuti.
      Vi ringraziammo per la risposta all’ultimo capitolo e per l’attenzione.
      Cordialità

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  12. Caro Milord,
    siamo giunti al finale di questo meraviglioso romanzo. Seguito sempre con grandissimo interesse ed emozione. Come già vi ho detto avete il dono rarissimo di coinvolgere assolutamente e totalmente il lettore.
    Ho vissuto ogni capitolo come se fossi li, ho conosciuto i personaggi in ogni loro minima sfumatura professionale ed umana. Manfred è l’esempio del vero soldato/ufficiale che crede nel giuramento fatto alla Patria. Conosce la sua responsabilità e per difendere il suo dovere è disposto al sacrificio più grande.
    Quello che ho apprezzato maggiormente è stato l’intensità narrativa.
    Mi dispiace che il diario di bordo di Manfred non abbia avuto la possibilità di essere considerato nella sua giusta dimensione, avrebbe potuto rendere giustizia ma come sempre gli eventi prendono corsi diversi e si vuole, politicamente, distorcere la storia.
    Walter, l’essere schifoso ma come lui ce ne furono tanti, che ha poi vissuto la sua vita come se nulla fosse fino a morire naturalmente mentre avrebbe dovuto almeno subire il processo di Norimberga.
    Davanti allo scempio della guerra si rimane sconvolti ed è giusto non dimenticare. Proprio grazie a chi ,come voi, scrive la Storia: tutto non viene scordato.
    Bellissima la speranza di recuperare il sottomarino. Splendido il rapporto dei due ragazzi che finiscono per innamorarsi e trovare la felicità che meritano.
    Un grande profondo romanzo che avrebbe ragione di essere pubblicato a tutti gli effetti.
    Sono andata su Wikipedia e mi sono letta molti documenti e in’interessantissima intervista ad uno psichiatra ( Durata 50 minuti ) che spiega perchè alcune persone diventano dei veri boia che operano nefandezze indicibili. E’ una spiegazione molto interessante che apre la mente a molteplici interrogativi.
    Vi posso solo dire Grazie per aver donato a tutti le vostre conoscenze tecniche e umane, il vostro tempo, il vostro cuore per questo capolavoro.

    Un abbraccio rispettoso, ancora emozionata

    Giovanna

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    • lady Giovanna orofiorentino

      Un grande commento per una grande lettrice.
      Leggemmo, con molto interesse, quanto ci formulaste. Ci colpì, in particolar modo, un passaggio che vi illustreremo …

      […] “Mi dispiace che il diario di bordo di Manfred non abbia avuto la possibilità di essere considerato nella sua giusta dimensione” […]

      Ecco, nello specifico, quei diari potrebbero segnare il passaggio dalla verità alla menzogna, o viceversa, nell’ambito squisitamente storiografico.
      In essi è contenuta la vertità.
      In essi è la sintesi di tutta la veridicità di merito.
      Per molti e svariati motivi non potremmo affabulare oltre. Voi comprenderete …

      Con il vostro scritto, milady, onoraste questo umile spazio web che vi rispetta e vi intrattenne come colonna portante.
      Grazie, mia signora e cordialità

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      • Grazie Milord, per la gentilezza che mi riservate sempre. Cosa che tengo preziosa da anni. Sono onorata e affezionata alle vostre stanze dove ho sempre letto scritti di grande valore intellettuale, storico e di umanità. Ricordo con simpatia particolare ( nella categoria Umorismo ) il post: Vi ricordate? …E’ stato un tuffo nei ricordi infantili magico a cui tutti hanno partecipato con vera gioia. L’ho riletto proprio ieri e mi ha affascinato come la prima volta.
        Avete mille modi per donarci bellezza.

        Un abbraccio grande e rispettoso

        Giovanna

        La storia siamo noi

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  13. Esiste un limite dell’umana comprensione che si aggancia alle teorie della rinascita.
    Così iniziava il mio prof di filosofia.
    Ma poi parlava della seconda guerra mondiale e della filosofia del fregare le persone.
    Manfred è stato un Cavaliere d’altri tempi e di lui ci rimane un diario che possiamo leggere e rileggere con calma, con foga o altro.
    Noi esistiamo quando ce lo dicono o ci raccontano. Noi esistiamo quando siamo vivi, ma anche quando siamo morti.
    Noi esistiamo.

    Grazie a voi milord.
    Un grazie sentitissimo perché nessuno ci obbligava a leggervi e qua siamo proprio in tanti a farlo.
    Per questo vi ringraziammo con affetto e cordialità

    Elena

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    • Elena Stiglio

      Esiste un limite all’umana comprensione.
      Un limite invalicabile che si chiama fuori da ogni e qualsiasi modo di operare un racconto.
      Viviamo per i momenti migliori che il tempo ci regala e che si racchiudono nei luoghi della memoria.
      Questi luoghi, però, sono di difficile interpretazione.
      Rimane a chi legge l’onere di decifrare quelle fasi storiche.
      Grazie e cordialità

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  14. Seguo questo romanzo da poco tempo. Ma devo dire che questo finale è diverso da quelli che ero abituata a leggere.
    Sono spiacente ma leggo poco anche perché sono sempre un poco impegnata ultimamente.
    Ci sono fasi che mi permette di seguire e alterne vicende che mi portano a non potereleggere bene.
    Ma comunque io seguo te.
    (prego ti prego notare che oggi mi sono affidata completamente al Google translator, sono un po’ stanca).
    Caro milord, ti auguro una serena giornata e lascio un caro saluto ai lettori che sto imparando a conoscere e alle mie amiche.

    Buon pomeriggio

    Kate

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  15. Angela Borromeo

    benvenuta presso questo spazio web, preferendo di primo acchito, l’esposizione di alcune vostre personali immagini, che riguardarono l’ultimo capitolo di un ramonzo che intrattenne lungamente.
    Certo che sia il Climax, sia il Pathos, dove presenti, vennero accuratamente studiati e se capaci, vennero descritti.
    La Vostra, naturale, mancanza fu dovuta alla mancata lettura di tutto il romanzo che, come è evidente, si protrasse per ben XXI capitoli.
    Ci indicate, nello specifico, che improvvidamente non poteste seguirne i passaggi (come evidente, infatti), ma che ne assumeste le vicessitudini grazie ad una linearità, ecc. ecc.

    Probabilmente, Lady Angela Borromeo, ci sfuggì un passaggio.
    Delle due l’una …

    Accettammo, con moltissima comprensione, quanto ci significaste circa la vostra nuova esperienza presso questo spazio web.
    E’ da dire che, dopo attenta analisi, né sembriate esperiente e padrona.
    Vi ringraziammo per averci qualificati ed aver eletto i nostri lettori.

    Con l’augurio che possiate meditare sui vostri interventi e che possano essere sempre unici ed uniformati alla doverosa Natiquette e regolamento del presento Blog (Su, in alto, potrete accedere alla sezione e prendere nota e coscienza dei diritti e soprattutto dei doveri dove, in caso di mancanza, si verrebbe immediatamente esclusi) Vi porgemmo le nostre cordialità.

    Mi piace

    • Pregiatissimo Milord,
      Vi confermo di avere letto e preso nota del galateo e delle dichiarazioni di responsabilità e che ci trovano, assolutamente, d’accordo.
      Vi ringraziamo per quanto scriveste e per quanto ci significaste.
      Grazie per averci permesso di scrivere tra queste splendide persone.
      Cordialmente affezionata

      Angela Borromeo

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  16. Alcune volte, mantenere la propria parola può significare un sacrificio oppure un atto di altruismo non voluto.
    Alcune volte, agire, comporta provare o sentire una precisa sensazione: il mondo che sta crollando addosso. Convincimenti che vengono meno come situazioni che portano a conoscere, o disconoscere qualcosa.
    Il crollo e il tracollo di un “Piccolo Mondo Antico” che muore e non torna più.

    Altre ancora, come particolari decisioni, che si riflettono sul quotidiano e ti portano a credere, oppure decidere, su situazioni che erano, potrebbeero, o furono di un certo rilievo.
    Abbiamo noi la risolutezza per affrontare quelle scelte e spendere quelle energie?
    Questa rimarrà un’incognita. Ma la risposta potrebbe essere, addirittura, una domanda:
    Siamo noi disposti a combattere contro noi stessi per azzerare il tempo e ricevere, direttamente dalle e mani di questo tempo, quel premio prezioso che si chiama “amore”?

    Difficile poter rispondere.
    In determinati frangenti potrebbe essere facile poter gestire certe situazioni.
    Ricordiamo, però, quanto profondamente la vita ci riserva: siamo pronti ad accettare una gioia improvvisa?
    Sì, oggi io sono pronto, come spero lo sia anche tu.
    Dunque, amore, ” … non ti curar di loro, ma guarda e passa … “.

    Con tutto l’amore di cui sono capace …
    Antonmaria

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  17. Grazie a Voi, Milord, per averci offerto la lettura di questo grande romanzo. Pur coi miei proverbiali ritardi (me ne scuso) ho appena letto con tanto interesse gli ultimi due capitoli che hanno generato un epilogo ricco di elevati picchi di sorpresa e sempre rispettoso della Storia e delle sfaccettature che essa sempre offre. Complimenti sinceri per il grande impegno profuso e per la perfetta scrittura, pregna di ritmo e connotazione.
    Cordialmente,
    Marirò

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