Una storia 8

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2Nonostante tutti gli sforzi del dottor Sterling, ormai si era diffusa la notizia dell’eredità e gli avvoltoi non tardarono a calare sulla preda: piovvero inviti a balli e a ricevimenti mondani; i commercianti portarono i loro cataloghi alla famiglia, mentre i sarti più costosi si affrettarono a presentarsi con il loro materiale pubblicitario. Per non parlare delle visite di gente che conosceva appena gli Sterling, ma aveva figli in età da matrimonio.
Tutto questo era una sofferenza per Sophie, che si rintanava nella sua stanza, cercando di evitare i visitatori. In verità ce n’era uno che avrebbe desiderato vedere, ma nonostante la sua promessa, questi non si fece vedere per due settimane. Che cosa stava aspettando? Aveva forse fatto una così brutta impressione su di lui da fargli passare il desiderio di rivederla? Be’, nemmeno lui aveva mostrato il meglio delle buone maniere, si diceva con grande fermezza. E tuttavia il cuore le balzava in petto tutte le volte che suonava il campanello, nella speranza che fosse lui. Che stupida era! Anche se le sue giornate continuavano senza che ci fossero cambiamenti nelle sue abitudini, sotto quell’apparenza di normalità Sophie capiva che tutto era cambiato radicalmente da dopo il ballo dei Willsher. Adesso non riusciva più a togliersi dalla mente una certa testa bruna, un viso severo, quel raro sorriso. Pareva avere perso l’appetito e talvolta si ritrovava in uno stato di stordimento tale da non sentire quello che la gente le stava dicendo. Verity, venuta a trovarla per prendere con lei gli ultimi accordi per le nozze, la trovò molto distratta. Solo quando per caso osservò che il signor Randolph era andato in campagna ebbe di nuovo tutta l’attenzione dell’amica.
— Oh — mormorò Sophie, molto sollevata. — Credevo… mi aveva promesso che sarebbe venuto a trovarmi e io mi chiedevo…
— Sophie! — esclamò Verity. — Ti piace davvero? Io l’ho trovato un po’ troppo freddo e distante, buone maniere in superficie, ma sotto sotto profondamente annoiato. È tuo cugino, certo, ma…
— Non lo so — le rispose sinceramente Sophie — se mi piace realmente o no. Per la gran parte del tuo ballo si è comportato in maniera troppo disinvolta con me, anzi, con una certa prepotenza, approfittando del fatto che siamo cugini. Lo sai che suo padre vuole che noi due ci sposiamo? Jack non te ne ha parlato?
— Mi ha detto qualcosa del genere, ma ti prego, mia cara Sophie, non permettere a nessuno di costringerti a questo matrimonio, se la cosa ti ripugna. Oh, santo cielo, che raccomandazione banale! Solo che vorrei che tu ti sposassi per amore, come me.
Erano in un salottino e conversavano sedute ai due lati del camino in quella fredda giornata invernale, i piedi al calduccio vicino al fuoco, e Sophie sperò che fosse il calore della fiamma ad arrossarle le guance. — Piacerebbe anche a me, ma temo che, adesso che sono un’ereditiera, mi sarà molto più difficile trovare qualcuno che voglia un po’ di bene “a me”. Quanto all’amore vero e proprio, non credo affatto di essere romantica come te.
Verity si mise a ridere e si abbracciò le ginocchia in un modo che sua madre le aveva sempre detto era sconveniente per una signora. — Vedrai che quando ti innamorerai davvero ne sarai sorpresa. Io mi trovavo in un ricevimento terribilmente noioso e ho guardato… Jack. Lui ha guardato me ed è successo. Sono poi passate settimane no, anzi, due mesi per l’esattezza, prima che lui si dichiarasse. Ma tutti e due non avevamo dubbi nel cuore. Ricordo di avertene già parlato allora.
— Oh, santo cielo.
Sophie pareva così turbata che Verity si mise a ridere. — Su, adesso dimmi che c’è che non va. Dopo il nostro ballo, Jack mi ha raccontato che George pareva interessato a te. — A dire la verità il suo fidanzato non si era limitato a quell’unico rapido accenno, ma lei non aveva intenzione di ripetere alla sua amica il resto. In effetti non si poteva ignorare il fatto che l’incontro tra i due aveva avuto luogo grazie all’eredità ed era chiaro che entrambe le famiglie sarebbero state molto favorevoli al matrimonio. Ma a quale prezzo per Sophie? Questo era stato il primo pensiero di Verity.
Sophie fissava il fuoco. — Secondo te una donna non dovrebbe sposarsi per compiacere la propria famiglia?
— Be’ — le rispose francamente l’amica — spesso succede, lo so. E in certi casi le cose vanno bene. Ma vedi, io vorrei proprio il meglio per te, e Jack mi ha dimostrato che è possibile essere davvero felici con un uomo.
— Sei molto fortunata — le disse a bassa voce Sophie. Aveva sempre pensato a se stessa come quella pratica e razionale della famiglia, lasciando a Thea il ruolo della romantica e sentimentale che sogna sui libri della biblioteca. E adesso non riusciva certo a identificarsi nella donna innamorata e radiosa descritta da Verity. — Devo ammettere che il signor Randolph mi ha presa proprio per il verso sbagliato, anche se poi, quando ci siamo lasciati, le cose tra noi erano migliorate. Così pensavo che forse… ma sto parlando a vanvera. Purtroppo continuo a pensare che l’eredità sia alla base di tutto.
— Quasi quasi vorrei che tu non l’avessi ricevuta — osservò Verity. — Mi sembra che serva solo a rovinare le cose. — Poi si chinò a baciarle la guancia accaldata. — Comunque un lato positivo c’è in questa situazione. Saranno altre persone a gestirla al posto tuo. Quanto a George, non lasciarti convincere da nessuno a prendere decisioni affrettate. Jack gli è molto affezionato, sai? Secondo lui George è diventato così per una brutta esperienza che ha fatto in passato, quando era ancora molto giovane.
— Che cosa gli è successo?
— Non lo so, non ha voluto dirmelo. Alle mie insistenze ha risposto che non poteva mettersi a raccontare le faccende private di George a tutti quanti, me compresa. Sai che quando si tratta del loro senso dell’onore gli uomini sanno essere molto ostinati.
— Immagino di sì — ammise Sophie. — Grazie al cielo ci sei tu con cui parlare, carissima Verity. — Ma poi, quando l’amica se ne fu andata, rimase sola a rimuginare sull’enigma dell’uomo che era entrato nella sua vita al ballo dei Willsher: lo avrebbe mai incontrato in vita sua, se non ci fosse stato tutto quel denaro?

Alla fine, il giorno prima del matrimonio di Verity, George le fece visita. Fu con grande sforzo che Sophie riuscì a essere la ragazza calma e composta di sempre e per sua fortuna non dovette parlargli da sola. Mentre lui si intratteneva piacevolmente con sua madre e col dottor Sterling, raccontando dello stato disastroso in cui aveva trovato Plummers, Sophie se ne stette in silenzio a guardare e ad ascoltare.

Quando George se ne andò a causa di un impegno che aveva preso per la serata, la signora Sterling si profuse in lodi su di lui, rimproverando Sophie per non aver quasi preso parte alla conversazione. E più tardi, quando3 furono soli nella loro camera da letto, disse con aria furbesca, che sarebbe stata una cosa eccellente se Randolph avesse chiesto la mano di Sophie. Il dottor Sterling si voltò verso di lei con un’espressione severa. — Ti proibisco di fare pressioni su Sophie in questo senso, Rose. Non sappiamo ancora se George è il tipo di persona che potrebbe piacerle come marito. E non voglio che venga sacrificata per amore di un titolo nobiliare.
— Sacrificata? Mio caro, non trovi che sarebbe una cosa eccellente per lei? Pensa, sarebbe la contessa di Redesdale, un giorno, e a giudicare da quello che dice il signor Randolph della salute di suo padre, questo giorno non dovrebbe nemmeno essere troppo lontano.
— No, ti sbagli. Mio cugino John è un barone e non un conte, e in ogni caso quello che m’interessa di più è che lei sia felice — ribatté secco il dottore. — Preferirei vederla sposata a Douglas Patterson e felice piuttosto che infelice come Lady Randolph.
Sua moglie lo guardò inorridita. — Douglas Patterson? Ma se non è che un semplice impiegato!
— È solo un esempio; sono certo che Sophie non l’ha mai preso in considerazione — ribatté lui. — Ma non intendo costringerla a sposarsi solo per fare un piacere a te o a Lord Randolph. Ci sono di mezzo i soldi, in questa faccenda, il che non mi piace affatto.
— Come vuoi tu, caro — rispose docilmente la signora Sterling, ma i suoi pensieri andavano in tutt’altra direzione. Gli uomini non se ne intendevano di certe cose. Prima di sposare le proprie figlie bisognava tenere conto di quello che ci avrebbero guadagnato dal punto di vista sociale: se Sophie fosse entrata nella famiglia dei Randolph, si sarebbe trovata nel fior fiore della buona società, il che avrebbe costituito un grande vantaggio anche per il resto della famiglia. Certa comunque che le sarebbe riuscito di realizzare questa sua ambizione e di riportare suo marito alla ragione, convincendolo di quale fosse il suo dovere, la signora Sterling saggiamente evitò di aggiungere altro. Per il momento.
Alle nozze di Jack e Verity, Sophie, damigella d’onore della radiosa Verity, e George, testimone di Jack, ebbero naturalmente modo di incontrarsi di nuovo e scambiare qualche parola. Quando la carrozza che portava gli sposi a Dover scomparve finalmente in fondo al viale, George mormorò: — Sono proprio infatuati l’uno dell’altra, non vi pare?
Al che Sophie rispose: — Non può che far piacere vedere due persone così felici. — Concetto che le parve del tutto diverso da quello che aveva sentito esprimere da lui.
— Ma certo — ammise l’altro e si voltò a parlare con la madre di Jack, mentre Sophie, chiedendosi se George stesse cercando di rendersi sgradito, andò a chiacchierare con la sorella minore di Verity che pareva vicina a scoppiare in lacrime.
Un invito a cena alla casa di Mount Street, poco dopo, mise in agitazione la signora Sterling, che riuscì a prevalere sulle obiezioni del dottore secondo il quale non era il caso di allontanarsi così tanto per un buon pasto.
Lord Randolph aveva pregato sua sorella, quella stessa che un tempo aveva tanto brigato per conquistare un duca alla figlia Amabel, di fare gli onori di casa per lui nella imponente dimora di Mount Street. La signora Sterling, che tendeva a profondersi in smancerie, fu sopraffatta dalla grande eleganza del vestito di questa gran dama, con la lorgnette che penzolava tra file di perle. La presenza di Amabel e del suo visconte diede un ricco contributo al livello della conversazione a tavola, che spaziò dalla politica alla famiglia reale, allo sviluppo del sistema ferroviario e alla progettata Esposizione. Adesso che era stata istituita una commissione reale per quello scopo era sicuro che l’avvenimento avrebbe avuto luogo l’anno seguente e Lord Randolph, dimenticando per una volta i suoi mali, deliziò la compagnia con spiritosi aneddoti e commenti sui personaggi coinvolti in quell’importante evento.
Sophie, naturalmente, più che parlare ascoltò. Non avendo mai partecipato a una cena così grandiosa con tante portate avrebbe voluto fare giustizia a quei piatti, ma Lady Louisa, fermamente intenzionata ad aiutare il nipote a sposare l’eredità Crabtree, le aveva assegnato il posto a tavola accanto a George e la sua presenza pareva averle tolto l’appetito. Più tardi in salotto Amabel confidò a Sophie che stava di nuovo crescendo. Tondetta e di buon carattere, la ragazza aggiunse: — I bambini sono una grande gioia, come certamente troverete anche voi quando arriverà il vostro turno.

Pensando che il matrimonio era l’ultima cosa al mondo di cui voleva parlare, Sophie si chiese se tutti i presenti fossero a conoscenza del desiderio di Lord Randolph. Ne parlavano fra loro in famiglia?
Amabel si accorse subito di aver mancato di tatto. — Vorrei che noi due fossimo amiche. Non vorreste venire a passare una giornata da me, insieme a vostra sorella? Henry e io abbiamo una casa a Knightsbridge, oltre a un grazioso posticino in campagna nel Wiltshire. Venite, per favore, è così piacevole trovare nuove cugine.
Le fu impossibile resistere ad Amabel, soprattutto visto che Althea aveva sentito l’invito e aveva accettato con piacere. Lady Louisa intervenne per chiederle se conosceva bene Londra e se fosse solita fare passeggiate nel parco. Alla riposta negativa di Sophie quella formidabile signora le propose immediatamente di andare a stare per qualche giorno a South Street e visitare con lei la città. Sophie non poté fare altro che accettare con grazia.
4I signori le avevano raggiunte e subito George intervenne. — Allora chiederò il permesso di poter partecipare anche io a queste visite della città. Non dimenticare, zia Louisa, che anche per me molte cose saranno una novità. Ho già visto nel breve tempo in cui sono stato qui che Londra è molto cresciuta.
E lanciò un’occhiata a Sophie, la quale mormorò di essere certa che ci sarebbe stato molto da vedere. Durante il ritorno a casa in carrozza, mentre sua madre stava facendo lodi sperticate di sua signoria, della sua casa, e della cena, Sophie infilò la mano sotto il braccio di suo padre, bisbigliandogli: — Sta cambiando tutto, non è vero, papà?
— Temo che un cambiamento sia inevitabile — ribatté lui. — Ma devo ammettere che non avevo previsto questo in particolare. Ti dispiace così tanto, tesoro mio?
— Oh, non eccessivamente, a dire la verità. È solo che… il fatto che io vada a stare da Lady Louisa e debba passare del tempo con Amabel, che non mi piace molto, stravolgerà il nostro tranquillo tran tran. E invece preferirei…
Lui le diede dei colpetti rassicuranti sul braccio. — Non adagiarti troppo nella routine, mia cara. Hai tutta la vita davanti a te e questa è un’ottima occasione per allargare i tuoi orizzonti.
— Trovo che sia tutto molto eccitante — lo interruppe Althea con gli occhi scintillanti, tirandosi su a sedere. — Non fare la guastafeste, Sophie. Se rifiuti non mi inviteranno una seconda volta e io desidero tanto entrare in società. È quel che ho sempre desiderato: Londra, una casa di lusso, balli e inviti a cena, e chi lo sa… Lord Randolph o sua sorella potrebbero anche presentarti a Corte e poi potrei andarci anch’io. Pensa un po’, mamma, forse potrei trovare un duca!
Sua madre le diede un pizzicotto affettuoso sulla guancia. — O comunque un gentiluomo titolato, ne sono certa, con una tale splendida occasione. Non pensi anche tu, mio caro, che questa sarà un’ottima opportunità per le nostre ragazze?
Il dottore sospirò. — Forse hai ragione. — Ma nonostante le parole rassicuranti con cui aveva tranquillizzato Sophie, era ben lungi dall’essere contento di questo cambiamento della sua situazione ed era preoccupato per lei. Nello stesso tempo non poteva non ammettere che la cosa avesse i suoi vantaggi. C’era però anche una faccenda spiacevole che ricordava appena, una cosa che risaliva a qualche anno prima. Ne sapeva poco, solo quello che aveva letto sui giornali, e non ne aveva mai parlato alla moglie o alle figlie, perché l’aveva trovata una storia particolarmente squallida. Da persona leale qual era, si disse che se a tutti si fosse rinfacciato vita natural durante le colpe commesse in gioventù, dove si sarebbe andati a finire?
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15 pensieri su “Una storia 8

  1. La nuova puntata mi ha accompagnato nel mio primo risveglio tra un caffè e uno sbadiglio.
    Bella!
    State andando a tutta birra …
    La giornata inizia bene.
    Buongiorno milord
    Vi seguo, correndo,ma vi seguo

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  2. Te lo dico: davanti una tazza di caffé e leggermi la tua puntata (mi manca il giornale che andrò a prendere tra due minuti) e la mia giornata comincia bene.
    Mi piace proprio.
    Elegante e gentile.

    Ciao

    Louis

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  3. Un bel capitolo, milord.
    Un capitolo i cui dialoghi fanno trasparire quanto tu sia bravo (se ce ne fosse stato bisogno).
    Un capitolo nuovo che, per fortuna, hai trasmesso in sequenza stretta…
    Ti confesserò: non stavo e non sto nella pelle per continuare a leggere di questa storia che mi prende.

    Sì, è vero, l’avevi pubblicata due o tre anni fa, ma io ne avevo letto qualche capitolo perché ero impegnata altrove.
    Buona giornata e buongiorno

    Annelise
    a Paris

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  4. Ma che bella sorpresa.
    Non me lo aspettavo…Lìho letto d’un fiato e devo dire che, come tutte le tue cose, è scritto benissimo.
    Adesso, però, non vedo l’ora di leggere il numero 9.
    Grazie Ninni
    Buona giornata

    Francesco

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  5. Buongiorno Ninni,

    mi sono aggiornata leggendo i due capitoli precedenti e questo e adesso, dopo aver letto, con molta attenzione tutto, ti scrivo.
    innanzi tutto le mie congratulazioni per quello che leggo. Hai scritto, con bellezza, di una parte, uno spaccato, come si suole dire, della vita britannica. I convenevoli, l’etichetta, che tanto ha contribuito a far conoscere l’inglesità nel mondo, mentre proprio quella stessa inglesità, ha fatto si che il mondo americano si mettesse in posizione di diniego e avversità per tutto quello che era inglese.
    Sai una nuova nazione, cittadini, che combatterono per una indipendenza – come colonia – proprio contro la Gran Bretagna.
    Ma questo è il passato.

    Qua ho letto lo spirito proprio, del racconto che narra.
    Una precisione sia nei dialoghi, che nei contenuti, che mi ha lasciata proprio stupita.
    Una bellezza,

    Grazie per queste emozioni di altissima qualità che ci regali.
    Che ci dai
    Che ci fai sentire in prima persona. Probabilmente, a oggi, sei uno degli autori che leggo più assiduamente.
    Grazie per esserci e per essere come sei.
    Buon pomeriggio

    Una tua grandissima fan

    Theresa Elizabeth Warren
    Washington DC, Usa

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  6. Caro Antonmaria

    Questo sarà uno di quei capitoli che particolarmente mi rimarrà nella memoria e nel cuore (come il quinto).
    Antonmaria, siete Meraviglia come sempre. Sapete trasmettere, anzi sapete far immedesimare chi Vi legge, non solo nelle situazioni, ma addirittura negli stati d’animo e di sentimento dei personaggi di cui scrivete.
    Parlo per me, il particolare narrare di Sophie coi suoi pensieri, sensazioni ed emozioni per il Sentimento che le sta germogliando dentro, è davvero struggente di tenerezza.
    Per chi è toccato dall’ Amore, questo diventa il senso di tutto. Ora, per Sophie, tutto è in funzione di esso, tutto è in funzione di George.
    Non si può non affezionarsi al personaggio di Sophie che, desiderosa di Amare, vorrebbe essere ricambiata nel sentimento e non unirsi a qualcuno solo per l’ affare economico che ella potrebbe rappresentare. Dunque Sophie vorrebbe tanto la felicità di un matrimonio come quello dell’ amica Verity, basato sulla lealtà del sentimento.
    Dopo le dette considerazioni, stride leggere, nell’ ultima parte del capitolo, che intorno a sè Sophie possa avere persone, madre e sorella, che ne hanno, di considerazioni, di opposte, esclusivamente mirate al tornaconto venale, nello specifico per introdursi in ambienti altolocati.

    Davvero bei momenti, Antonmaria, quelli passati a leggerVi. Grazie.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia

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  7. Buonasera.

    Ho trascorso l’ultima ora a leggerla . Ho letto delle magnificienze che, in un sito web è difficile trovare tutte insieme. Racconti, Romanzi (di cui ho letto semplicemente qualche assaggio), poesie e pezzi giornalistici.
    Mi sono piaciuti i suoi reportages…
    Adesso leggo di questo Suo ultimo romanzo. Molto ben costruito e pronto. Un romanzo che ha una freschezza tutta naturale.
    Anche per il tema trattato di non facile creazione. Mi sento piccola piccola davanti e rispetto alle signore e signori che qua ho letto commentare.
    Commenti bellissimi è vero.
    Spero di esserle all’altezza nei miei prossimi commenti. Mi sono i scritta al Suo spazio web e le devo dire che ne sono entusiasta.
    Le auguro buona sera…

    Laura Ricci

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  8. Praticamente, oggi, ti ho dedicata una mattinata.
    Ho letto tutti i capitoli.
    Mamma mia Milord che bellezza.
    Anzi, ti dirò, mi sento fortunata perché ti ho letto in sequenza e adesso mi manca la continuazione.
    George ….
    Un bravo ragazzo malgrado tutto.
    Sophie è quella donna alla quale, tute le donne di buona volontà, dovrebbero tendere.
    Ciao Nì.

    🙂

    Micaela

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  9. Un capitolo che sembra di transizione, per la leggerezza che traspare, ma non lo è!
    Un capitolo che si immerge in una disquisizione serrata che ci parla di tutto quello che avremmo voluto, almeno nella nostra vita, ci fosse accaduto.
    Certo che incontrare una “Verity” che ci parli così, sarebbe un vero valore aggiunto. Credo un po’ per tutti.
    Sophie è magica.
    Riesce a rapirmi.
    Caro Ninni, siamo dei poveri fuscelli che s’imbarcano dentro ad un mare in tempesta.
    Quanto poco basterebbe per stare sereni.
    Sophie dovrebbe essere una maestra di vita.
    Ciao e buona giornata

    Anna

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