Gli eroi che ci mancano

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Il Fatto
Gli otto musicisti del TITANIC:
John ClarkeRoger BricouxWallace HartleyJohn Woodward Georges KrinsJohn HumeTheodore BraileyPercy Taylor.

2Gli otto membri dell’orchestra della nave furono ingaggiati da C. W. e F. N. Black, 14 Castle Street, Liverpool.
Gli uomini furono imbarcati come passeggeri di seconda classe con il biglietto comune N.250654 e per otto passeggeri, avevano il punto di ritrovo verso poppa sul ponte E ed un locale per i loro strumenti.
Wallace Henry Hartley, direttore dell’orchestra ed ottimo violinista, era molto orgoglioso dei suoi ragazzi.
Li selezionò personalmente tra i grandi alberghi ed i bar di Londra.
Tutti con un forte background classico, ma capaci di interpretare al meglio le nuove melodie ragtime che invasero la Gran Bretagna di quei tempi.
Fu un dato il fatto che ci furono due mini-orchestre sul TITANIC, una costituita da un trio, che suonò all’ingresso del Ristorante ‘A la Carte’, e fu composto da: Georges Alexander Krins, violinista, Roger Marie Bricoux, violoncellista, e da un altro d’identità sconosciuta, forse Theodore Ronald Brailey, pianista.
Citando il pianista Brailey è da notare un particolare: egli era stato pianista a bordo della nave Carpathia, poi decise di passare al TITANIC. Quando la ex nave passeggeri, ora da carico, arrivò sul luogo del disastro per raccogliere i superstiti, lui non la vide.
Galleggiava fra gli oltre mille annegati.
L’altra orchestra venne diretta da Wallace Henry Hartley e la componevano il primo violinista John Law Hume, i violoncellisti Percy Cornelius Taylor e John Wesley Woodward con John Frederich Preston Clarke al contrabbasso.
Durante il viaggio, loro compito fu di intrattenere i passeggeri con un vivace repertorio di ragtime e suonate popolari, in diversi locali: talvolta suonarono nella hall di prima classe, talvolta nelle vicinanze all’ingresso della prima classe sul ponte imbarcazioni.
Tante, invece, le testimonianze sulla piccola orchestra di otto musicisti che suonò fino all’ultimo.
E’ certo che essi ricevettero una precisa richiesta da parte del comando: la musica avrebbe dato la sensazione che tutto fosse sotto controllo.
Ma fu altrettanto evidente che quegli otto musicisti andarono ben oltre.
Quando tutte le scialuppe disponibili erano già in mare, loro continuarono a suonare.
Almeno fino alle 1:40 circa, secondo la testimonianza del Colonnello Archibald Gracie, uno dei superstiti.
La nave scomparve dalla superficie del mare 40 minuti più tardi.

Ma “cosa” suonarono?
Le testimonianze non furono unanimi, a riguardo.
Vi fu quasi la certezza che, durante le ore drammatiche che precedettero l’affondamento, il gruppo suonò del ragtime.
Il Maggiore Arthur Godfrey Peuchen, la signora Lily May Futrelle ed il signor George Brereton, che furono fra i 705 superstiti, riconobbero il motivo Alexander’s Ragtime Band.
Altre fonti citarono Great Big Beautiful Doll.
La signorina Edwina Celia Troutt ricordò che l’orchestra suonò pure un valzer, ma non fu mai possibile individuarne il titolo.
La signorina Katherine Gold, cameriera del TITANIC, testimoniò: “Quando ci allontanammo sulla barca di salvataggio, vidi tanti uomini seduti sul ponte A; fumavano e tenevano il ritmo con le mani, seguendo la musica dell’orchestra. Suonarono un ragtime”.
Con il passare delle ore la tragicità della situazione parve evidente a tutti. Le persone che restarono a bordo senza dubbio percepirono l’evidenza dei fatti: le possibilità di salvarsi furono praticamente nulle.
L’orchestra, come detto, non smise di suonare ma intonò inni religiosi.

Quali? Non vi furono anche in questo caso informazioni certe: “Autumn” forse come alcuni sopravvissuti ricordano?
Tuttavia, col tempo, l’analisi delle testimonianze sembrò accreditare l’ipotesi che l’ultimo brano suonato dall’orchestra fu “Nearer, My God, To Thee” (Più vicino a te, mio Dio).
Quella notte del 15 aprile 1912, vi furono molti atti di coraggio. Ma ineguagliabile fu il comportamento dei musicisti che continuarono a suonare minuto dopo minuto…
Una settimana più tardi la nave Mackay Bennett, inviata nella zona del naufragio per recuperare i corpi, trovò, galleggianti sulle gelide acque, quelli di Wallace Henry Hartley e di John Law Hume, il violinista.

Dopo la tragedia si scoprì che questi eroi erano stati ingaggiati dalla White Star Line per suonare in cambio di vitto, alloggio ed una manciata di sterline; le loro famiglie dovettero intraprendere un’azione legale per riuscire ad ottenere il dovuto risarcimento!
Tutti sanno dell’orchestrina di bordo che continuò a suonare sino all’ultimo, ma per una questione di giustizia, è meno noto è il fatto che tutti e trentasei i macchinisti ed elettricisti rimasero intrappolati in sala macchine prodigandosi per tenere, fino all’ultimo minuto ,sia le pompe, sia le luci in funzione.
Nessuno di loro sopravvisse e io, in questa sede, voglio ricordare anche loro.

Il Racconto:
3La notte tra il 14 ed il 15 aprile 1912, mentre il TITANIC affondava in seguito alla collisione con un iceberg, i musicisti in uniforme si riunirono nel salone di prima classe per distrarre e calmare i passeggeri, suonando delle arie travolgenti.
Più tardi, furono visti salire e mettersi vicino al foyer dell’entrata di prima classe, poi l’orchestra suonò sul ponte durante l’imbarco dei passeggeri sulle scialuppe di salvataggio.
Lawrence Beesley si ricordava di aver visto un violoncellista, alle 0:20, affrettarsi sul ponte delle imbarcazioni.
Fu probabilmente Roger Marie Bricoux, il francese dell’orchestra.
Bertha Lehmann (Una delle fondatrici della Banca Lehmann), che si salverà dal naufragio, raccontò che un musicista francese l’aiutò ad indossare il suo giubbotto di salvataggio e la condusse poi ad una scialuppa.
Poco tempo prima che il TITANIC affondasse, Algernon Henry Wilson Barkworth, disse che ridiscese nella sua cabina per prendere i suoi documenti, ed affermò di aver visto i musicisti mentre suonavano un valzer.
Quando ritornò sul ponte, l’orchestra era sparita.
Sembra tuttavia accertato che i musicisti persistettero nel suonare e, ad un certo momento tentare di scappare.
Sebbene non ci furono prove certe fu plausibile che ciò avvenne quando l’inclinazione del ponte non permise più loro di tenere gli strumenti.
Il Colonnello Archibald Gracie e tre Ufficiali di macchina superstiti (concordando, con le testimonianze rese, all’insaputa l’uno dell’altro) affermò, senza ombra di dubbio che, vedendo alcune donne con bambini in attesa di salire sulle scialuppe, tornarono indietro e presi gli strumenti proseguirono a suonare.
Pochi istanti prima dell’affondamento, mentre tutti fuggivano dalle acque gelide dell’oceano, si udì la celeberrima frase pronunciata da Wallace Hartely, il direttore dell’orchestra: “Signori, nessuno mi attende a casa e i posti sono pochi per le signore e i loro bambini”, e ricevendo l’assenso dei sette componenti, aggiunse, “… è stato un Onore e un Privilegio aver suonato con voi”.
E ripresero a suonare, indomiti davanti alla morte.
Qualunque sia la realtà, fu incontestabile che questi uomini si comportarono da eroi, confortando e calmando numerosi passeggeri grazie alla loro presenza.
Sempre il Colonnello Archibald Gracie, affermò di averli visti commossi, ma sorridenti nell’istante in cui la nave rovesciava la poppa inabbissandosi.
Ci sono sei testimonianze, inoltre, che sottolinearono il fatto che nessuno di essi abbia cercato di prendere posto nelle scialuppe, cedendole a donne e bambini.
Nessuno dei musicisti sopravvisse.

L’inno “Nearer, My God, To Thee” (in italiano: Più vicino a te, mio Dio), fu spesso considerato l’ultima aria suonata dai musicisti del TITANIC.
Le testimonianze dei superstiti furono, però, contraddittorie circa l’aria che venne eseguita.
Certi citarono “Londonderry Aria”, altri sopravvissuti menzionarono “Sogno di autunno”, un valzer sentimentale, lento e commovente, molto popolare nei balli inglesi dell’epoca.
Altre persone ancora, tra cui l’operatore radio Harold Sydney Bride, dissero che udì le note del cantico “Autunno”, ed ancora chi, tra i quali il maggiore Arthur Godfrey Peuchen, sostenne che fu l’aria di ragtime “Alexander’s Ragtime Band”.
La controversia sull’ultima aria realmente suonata dall’orchestra del TITANIC ci sarà sempre, perché, come abbiamo visto, le opinioni e le testimonianze differirono.
Qualunque fosse stata l’ultimo motivo suonato dai musicisti del TITANIC, dovette essere comunque un pezzo conosciuto da tutti, che poteva essere cantato nell’oscurità del ponte inclinato.
Secondo qualche musicista dell’epoca, l’inno “Autunno” non soddisfava queste condizioni, neanche il “Nearer, My God, To Thee” non era conosciuto ai più, al contrario del valzer popolare “Sogno di Autunno”.
Tuttavia, “Più vicino a te, mio Dio” fu l’ipotesi, o la leggenda, più comunemente ammessa dagli altri passeggeri e di cui la stampa dell’epoca fece eco.
Esistono differenti versioni di quest’inno: tutte furono composte su dei versi scritti nel 1841 dalla poetessa inglese Sarah Fuller Adams.
Esiste una versione inglese anglicana sull’aria “Horbury” composta nel 1861 da John Bacco Dykes. I metodisti utilizzarono invece come musica di accompagnamento il “Proprior Deo”, composta da Sir Arthur Seymour Sullivan, mentre una versione americana fu cantata sull’aria “Bethany”, scritta nel 1859 da Lowell Mason.
Se “Nearer, My God, To Thee” si trattò del cantico suonato dai musicisti del TITANIC, quale delle tre versioni i poveri rassegnati, rimasti sulla nave, interpretarono?
Secondo il padre di Wallace Henry Hartley, il capo degli orchestrali del TITANIC e che fu capo coro della chiesa metodista di Colne in Inghilterra, dove la famiglia abitò, fu la versione “Proprior Deo” quella che si cantò comunemente.
Si può supporre dunque, a rigor di logica, che sia questa la stessa versione che suonò l’orchestra e le cui prime note furono incise sulla pietra tombale di Wallace Henry Hartley.
Dopo il naufragio del TITANIC, quest’inno ebbe uno straordinario successo poiché più di 5000 spartiti furono venduti nel giro di alcune settimane.
È per questo motivo che accetto di seguire “Più vicino a te, mio Dio”, come ciò che forse fu soltanto una leggenda.

Il Testo
Nearer, my God, to Thee
(Più vicino a te, mio Dio)

E’en though it be a cross
That raiseth me,
Still all my song shall be.
Nearer, My God, To Thee,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer To Thee.

Though like the wanderer,
The sun gone down,
Darkness be over me,
My rest a stone,
Yet in my dreams I’d be
Nearer, My God, To Thee,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer To Thee.

There let my way appear
Steps unto heaven;
All that Thou sendest me
In mercy given;
Angels to beckon me
Nearer, My God, To Thee,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer To Thee.

Then with my waking thoughts
Bright with Thy praise,
Out of my stony griefs
Bethel I’ll raise,
So by my woes to be
Nearer, My God, To Thee,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer To Thee.

Or if on joyful wing,
Cleaving the sky,
Sun, moon, and stars forgot,
Upward I fly,
Still all my song shall be,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer To Thee.

There in my Father’s home,
Safe and at rest,
There in my Saviour’s love,
Perfectly blest;
Age after age to be,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer, My God, To Thee,
Nearer To Thee.

Il video:
Gli ultimi istanti del Titanic, con nel sottofondo appunto: Nearer, my God, to Thee, che vi propongo nella rappresentazione finale del Film “Titanic”.
Nota.
Nelle ultime battute del filmato si percepirà, chiaramente, la frase:
Gentlemen, it was a great privilege played, with you, tonight“!
(Signori, è stato un grande privilegio aver suonato con voi, questa notte).

 

Mi piace svegliarmi la mattina
e non sapere cosa mi capiterà,
o chi incontrerò, oppure dove mi ritroverò.
Così, ogni singolo giorno, ha il suo valore.
(Ninni Raimondi)
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35 pensieri su “Gli eroi che ci mancano


    • – Sto ascoltando:
      – CREDENCE CLEARWATER REVIVAL –
      – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – — – – –
      (Adesso) (***) – Have You Ever Seen The Rain?
      – Lookin’ Out My Back Door –
      – Something about trains
      – What l’d say
      – Lonely whiskey

      Hilde Strauss
      La commozione prende gli spiriti sottili e le persone sensibili, che hanno la, nostra massima, nostra considerazione.
      Vi ringraziammo per l’attenzione e il commento.
      Cordialità

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  1. Tocca il cuore e la nostra vanagloria, che è passeggera, come la nostra esistenza.
    Cosa siamo davanti al futuro?
    Che bell’articolo Ninni.
    Hai onorato questi eroi che sono passati sotto traccia.
    Grazie per essere così speciale.
    Ciao

    Susi

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    • – Sto ascoltando:
      – CREDENCE CLEARWATER REVIVAL –
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      (Adesso) (***) – Have You Ever Seen The Rain?
      – Lookin’ Out My Back Door –
      – Something about trains
      – What l’d say
      – Lonely whiskey

      Circe
      Mia signora, portaste un esempio che è gloria per chi Vi lesse.
      La Vanagloria è il passaggio, o meglio, quel passaggio che implica uno scadimento della persona stessa.
      Grazie per la generosità delle Vostre parole.
      Cordialità

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  2. Caro Antonmaria

    Questa pubblicazione non mi sorprende. Nel senso che, un Uomo come Voi, con un forte senso di giustizia ed uno spiccato coraggio caratteriale, non può che adoperarsi per recuperare il ricordo di eroi, come lo sono questi musicisti in ingaggio del Titanic che continuarono stoicamente a suonare, nonostante l’ inabissamento e la propria fine certa, per tentare di mantenere tranquilli i viaggiatori. Voi, Antonmaria, non potreste permettere che vadano in oblio. Perché succede sempre così, gli eroi che furono persone qualunque, a distanza dal loro sacrificio non si ricordano più, o quasi.
    È stato davvero commovente leggere ed inevitabile non fare delle considerazioni.
    Di questi tempi, persone disposte ad immolarsi o, comunque, battersi con spassionata convinzione per un ideale o per salvare altre persone, potrebbero esistere? Con la crisi evidente di valori ed ideali che si percepisce, direi proprio di no. Ma, sul Vostro conto, però, ci giurerei che sareste disposto a mettere in pericolo la Vostra sicurezza personale per salvare qualcuno. ConoscendoVi, ne son certa e, per ciò, oltre misura Vi Stimo e Vi sono affezionata.
    Spero questa testimonianza sia letta da più persone possibile perché non si dimentichi e perché si recuperi quell’ altruismo che pare stia scemando, senza forzatamente pensare ad atti estremi, ma ad atti di ordinaria solidarietà. Basta sperimentare…essere d’ aiuto è sempre motivo di soddisfazione, gratificazione di vivere, di Gioia.

    Grazie Antonmaria per questa lettura e, particolarmente, per essere la persona esemplare che siete, per il riferimento che siete.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia

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    • Maria Silvia

      ho letto, con tantissima attenzione, il tuo commento e volevo significarti il mio completo accordo su quello che, così in modo perfetto, hai esposto.
      Parlare di certo argomenti, da parte di Ninni, è un bene comune che non si può far fuggire. Benissimo hai esposto il pensiero e i modo di analizzare i contenuti.
      Come si può non notare che, di questi tempi, viviamo uno scadimento, la morte proprio, della coscienza collettiva?
      E’ tanto doloroso ametterlo. Come, per fortuna, sei riuscita tu a ben far comprendere, ci sono persone, come Ninni, che con una umiltà che rasenta la santità (Oddio, Ninni santo non ce lo vedo proprio) e un senso umano fortissimo, ci riporta ai valori originali di pietà e compassione.

      Sono tanto felice che tu ti possa completare con persone così.
      Ti stimo tanto (e ho avuto modo di imparare che persona sei).
      Grazie anche a te e a quello che ci hai regalato…
      Ti segu con tantissima attenzione
      Buona serata

      M.

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      • Annelise

        Ti ringrazio per la manifestazione di stima e di apprezzamento sulle mie considerazioni.
        I temi che Milord, con le sue Opere, pone in evidenza è naturale che ci sollecitino riflessioni e, dal mio punto di vista, ho avuto modo di stimare le Tue, che palesano sensibilità e coscienza.
        Mi sento onorata dal Tuo bel messaggio, ancora grazie.
        Buona serata.

        Maria Silvia

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      – Lookin’ Out My Back Door –
      – Something about trains
      – What l’d say
      – Lonely whiskey

      Maria Silvia
      Mia signora,
      parlaste di dignità della persona umana.
      È un concetto che è stato indagato già nel 1785 fin dalla Metafisica dei costumi”.
      In quella metafisica abbiamo che “Nel regno dei fini, tutto ha un prezzo o una dignità”.
      Ciò che ha un prezzo può essere sostituito con qualcosa d’altro a titolo equivalente? Al contrario, ciò che è superiore a quel prezzo e che non ammette equivalenti, ha una dignità ?
      Si, mia signora.
      Ha una propria dignità dove, proprio per il tema trattato, la figura dei “maestri d’orchestra” del Titanic eccellono, proprio, in questo.
      Cosa abbiamo dunque? Abbiamo il supremo bisogno di votarsi alle persone, ovvero a chi li circondava. Una presenza stigmatizzata, proprio, dal carattere sommesso e pronto del sacrificio.
      Partendo, infatti, dal dovere nel calmare e mitigare quella immane tragedia, i componenti dell’Orchestra, non esitano un attimo a porsi in opera per alleviare e mettere al servizio la propria professionalità.
      Sottolineammo, dunque, l’esserci per esserci, ovvero, il calore umano – più profondo – che corrobori la coscienza propria e, in un secondo tempo, quella altrui.
      Ecco il germe del martirio.
      Ecco la stilla che fa realizzare il proprio comportamento. Non abbiamo molti esempi, nel merito. E traemmo, da tutto questo, un grandissimo insegnamento:
      A cosa serve vivere se, poi, ci chiudiamo al mondo, senza provare a renderlo umano e avulso dagli egoismi e dai personalismi?
      Finquando avremo fiato li ricorderemo per sempre, assieme ai trentasei addetti macchina.(sottaciuti e quasi rinnegati, dalla stampa d’epoca, probabilmente perché “plebei”).
      Grazie per esserci, donna Maria Silvia e cordialità a Voi

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  3. La storia non si cambia con questo, ma ricordare che eroi così sono esistiti è bello.
    Ricordato da te, che sei un eroe è ancora meglio.
    Grazie Ninni per quello che ci state regalando.
    Grazie per questa parentesi emozionale che ci fa sembrare meno bestie.
    Grazie per essere così

    Ti stimo tanto

    Isy

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      Isabella Ozieri
      La storia degli eroi, milady, è costellata da lacrime e dolore.
      Quelle lacrime che lastricano i desideri e le intenzioni di molti, ma che, spesso, rimangono lettera morta.
      Grazie per esserci.
      Cordialità

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  4. La storia degli eroi.
    Assistiamo a un degrado fortissimo e a tutti i livelli della Morale e della Dignità.
    Ricordare gli atti di eroismo e che magari non erano nati per questo..
    Ricordare i nomi, le persone che sono morte all’insegna del dovere, ma anche del loro modo di essere.
    Veri gentiluomini di valore che dovrebbero insegnare adesso, si proprio ora, alle generazioni nuove.
    Mi è piaciuto, caro Ninni, l’aver ricordato i trentasei della sala macchine.
    Nessuno si dimentichi.
    Ci si ricordi, anche, del micio della porta accanto.
    la vita va rispettata.
    Grazie amico mio, come sempre ti sei rivelato una vera potenza emozionale e in questo caso, anche sociale.
    Ti stimo e mi stimo.
    Un abbraccio

    G.

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      Grande Flagello
      I gentiluomini, quando ispirati dagli uomini vanno sempre avvantaggiati e ricordati.
      Se questo loro sacrificio ci rese migliori, perché non ricordarli?
      Ecco, proprio così.
      Cordialità

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  5. Caro Ninni,

    ecco che inizio in una forma piena di rispetto e umiltà. Leggo questo articolo su questi eroi che mancano.
    E se ne sente la mancanza in una società così disastrata che è alla ricerca dell’apparenza per poi sparire e cambiare bandiera a seconda della convenienza.
    Viviamo in un sistema corrotto.
    Un sistema che non ne vuole sapere della pietà o della comprensione, dote principale tra gente elevata moralmente.
    il tema della Dignità è veramente importante.
    Non se e senta la mancanza? Io la sento e tanto l’assenza di dignità.
    Mi riferisco a una dignnità come la tua o come le “amiche” che ho avuto la fortuna di conoscere in questo posto e che sono piene di Dignità.
    Il male assoluto, caro Ninni, è rappresentato dalla memoria breve, Una memoria che non sopporta di avere, nel proprio panphlet, qualche sconfitta.

    Ma torniamo a questo articolo che è superlativo.
    hai voliuto ricordare, con quella giustiizia che ti contraddistingue, un episodio storico dove sono in molti a “non parlarne”.
    Ecco che, grazie a te e alla tua sensibilità sei riuscito, come tantissime altre volte, a scuotere le nostre coscienze,riproponendo e dando una forte scossa a quei valori imprescindibili che sono:

    Il riconoscimento del valore umano
    e la vorza di un’emozione.

    Mi ricorderò, anche, dei 36 marittimi morti nell’intento di permettere, ad altri, di salvarsi.
    nessuni, mai nessuno che ne parli.
    Grazie Ninni.
    Ti ringrazio proprio.
    Con tantissima stima,
    a Paris

    Annelise

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      Annelise Baum
      Il male assoluto si annida, spesso, nei meandri del dolore o delle lacrime.
      Non riusciamo a trattare altro se non con sufficienza quello che ci addolora nei frangenti.
      Il ricordo di simili eroi divenne, dunque, un obbligo morale.
      Grazie madame e cordialità

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  6. Ecco un passaggio tipico dei tuoi. Un passaggio che ci parla del tuo essere un Signore, un gentiluomo sempre.
    Ricordare, facendone cultura, della sofferenza e del sacrificio altrui, è sempre stata una tua caratteristica.
    Essere messi così, davanti al fatto che gli uomini si dimenticano presto di chi ha dato lumi, non fa bene alle nostre coscienze.
    Devo ringraziarti, come tantissime altre volte, di avere operato nel senso della “bastevole” giustizia.
    Siamo in un mondo di cattiveria, un mondo arido, che non lesina le sue brutture adavanti a nessuno.
    Grazie Ninni, grazie amico mio, per dare motivi e lustro alle nostre esistenze (o almeno aiutarci a farlo)…
    Con tanta stima
    Abbi una splendida giornata.

    Glg

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      Gianluigi Top
      Il senso “bastevole” di giustizia, colpisce e prende i molti o i pochi.
      Si deve poter ponderare.
      Grazie, caro amico e collega.
      Un saluto

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  7. Leggo, caro dott. Raimondi, della migliore manifestazione di signorilità che possa aver letto.
    Gli eroi che, sottotraccia, hanno vissuto la loro esistenza per l’ultimo gesto di profondo valore, vanno ricordati sempre.
    La ringrazio per essere stato così uomo e avercelo ricordato.
    Buona giornata..

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      PickWick
      La ringrazio per le espressioni gentili che ci risevò.
      Abbiate la nostra massima considerazone.

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  8. La ringrazio sul serio, per aver ridimensionato, con questo Suo mirabilissimo articolo, la nostra placida e serena esistenza.
    Gli uomini di valore, come i musicisti del Titanic, si misurano dal silenzio e dalla umiltà con cui sanno affrontare il loro destino.
    lei, caro dott. Raimondi, è un eroe come loro.

    Le auguro ogni bene

    Amedeo

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      Amedeo d’A.
      I musicisti del Titanic ebbero l’Onore di poter riscattare l’Umanità (per l’epoca, quella prossima) da tutte le enormità malefiche di cui siamo imbevuti.
      Un piccolo riscatto a beneficio delle migliori persone, quali voi.
      Vi ringraziammo

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  9. Leggo e leggo.
    Onore a questi martiri dell’umanita immediata.
    Già, quello che ho sempre sostenuto: esistono i martiri e i martiri immediati.
    Quelli che non hanno il tempo di riflettere.
    Quelli che sono signori dentro e che danno il motivo, la giustificazione, delle nostre esistenze.
    Grazie milord.
    Bravo.
    Buongiorno…

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    • – Sto ascoltando:
      – CREDENCE CLEARWATER REVIVAL –
      – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – — – – –
      (Adesso) (***) – Have You Ever Seen The Rain?
      – Lookin’ Out My Back Door –
      – Something about trains
      – What l’d say
      – Lonely whiskey

      Diadumeno
      Onore a questi martiri dell’Umanità.
      Onore a tutti i martiri.
      Grazie don Dudù

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  10. Milord,
    questo è un pezzo di storia scritto con il cuore e che al cuore parla, con un misto di tristezza ed orgoglio umano.
    1523 anime furono prese dal mare e dal freddo gelido di quella notte, rileggendo queste righe scritte con l’eleganza del cuore, leggo anche del ricordo dovuto ad una tragedia che non può essere dimenticata.
    _________

    Luci al Risveglio …

    … occhi che riposano
    fra i sospiri
    di miracoli e risa e freddo che non cede il posto alla notte.
    Ormai nota,
    ecco la ricaduta musicale
    dalle ciglia allungate nell’impercettibile.

    Frammenti disposti a corona
    e pare nullo
    un distacco reale dalla paura,
    nei pochi momenti
    di tenue velatura
    e luce.

    Movimenti e ombre
    sulla bianche coste
    delle braccia tese,
    come nei mari di tempeste
    che tremano
    al ricordo di un silenzio.

    Volutamente tristi,
    i ricordi parlano
    di una lunga notte
    e respiri controllati,
    parlano agli agi
    arrossati dall’impossibile mano,
    tanto che pare fragile
    al solo pensiero,
    il Destino di tanti.

    Forte!
    più forte di ieri,
    un vento gelido e solenne
    dal canto profondo.
    Questo il simbolo di carne,
    scritto con mani che sanno di musica
    questo il gesto;
    l’Attimo per Non Dimenticare
    il nome del potente gigante addormentato nel mare.

    Non siamo mai realmente partiti …

    … raggiunti in luoghi remoti
    e senza parole.

    A Voi.

    Fogli bianchi
    e dissesti di cuore.
    _________

    Un bel brano Milord, profondo e da meditare.
    I Miei Rispetti
    Ni’Ghail

    Slàn

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    • – Sto ascoltando:
      – CREDENCE CLEARWATER REVIVAL –
      – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – — – – –
      (Adesso) (***) – Have You Ever Seen The Rain?
      – Lookin’ Out My Back Door –
      – Something about trains
      – What l’d say
      – Lonely whiskey

      Nì Ghail
      Un brano, il vostro (con annessa metrica poetica) che ci illumina e conforta.
      Grazie.
      Ometteremo qualsiasi altra commentazione che possa sviare dai vostri versi.
      Lasciammo alla pubblica lettura tutto.
      Grazie e cordialità

      Mi piace

  11. Questo brano, emozionalmente forte, mi ha colpita fin dalle sue prime battute.
    Confesso che mi sono commossa leggendo di un avvenimento a me sconosciuto e che mi sono sentita addosso, come tante e tante frustate sulla schiena.
    Il Suo raccontare questi eventi è gentile e rispettoso per quelle persone che hanno dato la vita per pochi posti dentro una scialuppa.

    Il Titanic, la sconfitta degli uomini che, grazie al gesto di pochi uomini, diventa l’esaltazione del nostro senso umano.
    Mi associo alla voce unanime e le lascio la mia stima più profonda e il mio più profondo affetto, caro milord.
    Una stima che, mi creda, in queste ultime ore che ho avuto occasione di leggerla, è cresciuta a dismisura.

    Lei è, proprio, lo specchio del vero signore.
    Incantata
    Buon giorno
    (Continuo a leggerla)

    Laura

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  12. Laura Ricci
    La ringrazio per aver scritto presso questo spazio web, dandole il benvenuto.
    Credo che l’avvenimento che si collega all’evento del Titanic sia, se non raccontato, almeno sottinteso.
    L’eroismo dei pochi per salvare i molti è un atto di eroismo verso l’umanità, di non lieve entità.
    Di tutt’altro avviso è la nostra opinione sulla forma (non scevra dai contenuti), circa le frustate e connessi.
    Lei è appena giunta quì e già si fa frustare?
    Da chi?
    Probabilmente non ha letto la nostra Natiquertte, su in alto (Il Galateo del Milord), contenente quelle norme che regolano la vita di questo spazio Web e che sono condizione necessaria e sufficiente per continuare a scrivere presso queste umili pagine.
    Una di queste condizioni, Sig.ra Ricci, è il divieto assoluto di porre o proporre smancerie varie.
    Non sono un puritano, ma semplicemente un uomo pubblico e qua vengono scolaresche e bambini a leggere.
    Inoltre, proprio per sottolinearne il carattere di pulizia
    (Le garantisco che ricevo attestati di stima ogni giorno e su ogni frangente e soprattutto, attestati di stima per chi frequenta queste pagine con onore, decoro e dignità).
    Mi perdoni, ma darmi un “profondo affetto“, alla terza volta che scrive, non è nelle mie corde.
    Se voleva fare una sorta di “bella mostra” anche fisica, oppure con qualità amatorie (come da suo profilo, la informo che ha sbagliato indirizzo proprio per ll blog e nello specifico con lo scrivente, che è soddisfatto, negli affetti e in altro!
    Spero che comprenderà quanto le scrivo e stigmatizzo.
    Con questa speranza, la ringrazio per la scrittura e se dovesse aver non capito le mie ragioni, la saluto cordialmente.
    Buon pomeriggio.

    Ninni Raimondi

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  13. Lord Ninni

    La ringrazio per i preamboli e per le sue affermazioni.
    Tutto questo è indice di una grande correttezza e onestà da parte sua. Leggo di partecipazioni entusiaste alla sua affermazione e ne sono contenta.
    Mi permetta di significarle tutto il mio entusiasmo per quello che ha fatto.
    le garantisco che, da adesso, non scenderò in particolari.
    Non ce n’é bisogno. Tra persone per bene, è un bene potersi misurare con franchezza.
    E di questo la ringrazio per avermi privilegiata.
    Ho modificato il mi profilo.
    La ringrazio veramente tanto.

    Buona serata

    Laura

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  14. Un tributo a degli eroi e forse le stesse tue parole potrebbero non bastare.
    Un muto silenzio con rispetto, sulla vita e soprattutto, sulla morte di questi ragazzi che, in nome di un ideale di vita morale e colma di dignità, si sono fatti baciare dalla morte.

    Anche se, io credo, la morte era inevitabile, essi stessi si sono fatti ingoiare dagli eventi precipitosi pur di poter essere presenti e vigili sul loro disposto, il loro dovere.
    Un esempio grandissimo di come dovrebbero essere gli uomini.
    Tutti quelli che ci regalano quella forza e quei motivi per continuare ad andare avanti, malgrado le avversità.
    Grazie amico mio.
    Grazie

    Un caro saluto e un cenno di sorriso per quelli che qua scrivono.
    Buona sera

    Theresa Elizabeth Warren
    in Washington

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    • Theresa Elizabeth Warren

      Grazie, amica mia, per averci scritto con passione sui fatti raccontati.
      Esiste un luogo, che si chiama sentimento e che alberga dentro la nostra anima (posto che l’anima esista).
      Si deve stare attenti quando, nel raccontare del dolore o delle lacrime altrui, ci scontriamo con la nostra coscienza.
      La coscienza, questa sconosciuta, che ci tiene svegli la notte e non ci fa mangiare di giorno.
      La coscienza, strumento di delirio e morte.
      Strumento di passione e di dolore, ma che, al momento opportuno ci regala -al più grande- delle soddisfazioni: essere parte integrante di questo universo uomo, chiamato umanità.

      Grazie lady Theresa.
      Grazie davvero.
      Abbiate le nostre migliori cordialità

      Ninni

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