Una storia 14

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2Bastarono pochi giorni a Sophie per avere l’assoluta certezza che la situazione aveva subito un profondo cambiamento. George cercava di essere cordiale e allegro, questo si vedeva, ma ripensando a com’era rilassato negli ultimi giorni prima del matrimonio, a come scherzava con Althea e chiacchierava amichevolmente con suo padre, Sophie non poteva non accorgersi che doveva essere accaduto qualcosa di cruciale. Avrebbe voluto smettere di fingere che tutto andasse bene e chiedere esplicitamente: “Che cos’è successo? Che cosa c’è che non va?”. Ma sapeva che sarebbe stata una mossa sbagliata. L’unica cosa che poteva fare era di sforzarsi di ricreare il rapporto disteso e cordiale che avevano raggiunto negli ultimi mesi. Così intavolò eroicamente allegre conversazioni mentre viaggiavano per terra da Ostenda all’Aia, fino al comodo albergo vicino al Groenmarkt dove George aveva prenotato delle camere.
Le piacquero tutti i posti che visitarono, la chiesa di St. Jacob con il suo campanile spettacolare e il grande carillon di campane, l’antico chiostro dell’inizio del quindicesimo secolo, i vecchi palazzi del Binnenhof. Fu affascinata dalla Huis ten Bosch, la Casa nel Bosco, l’amata residenza dei principi d’Orange, e rimase incantata nel museo del Buitenhof, dalle pareti coperte di quadri; poi ci furono altri musei, con collezioni di porcellane, mobili, antichi manoscritti, sculture. E George era l’essenza stessa della cortesia con lei. Così, dicendosi che col tempo probabilmente suo marito si sarebbe riavuto da quello che l’aveva tanto sconvolto, Sophie decise di godersi a fondo quel viaggio così interessante. Nei negozi acquistarono degli oggetti per Plummers, per Sophie un mobiletto pieghevole di piccole dimensioni che, aperto e posato sulle ginocchia, faceva da scrittoio portatile, poi alcuni servizi di porcellana, e uno da dessert che le era piaciuto. George osservò che avrebbero avuto bisogno di una cassa per spedire a casa tutti quegli acquisti.
Pur cercando di non notare che era spesso assorto nei suoi pensieri e pareva non sentire quello che lei diceva, Sophie non poté fare a meno di accorgersi che certe volte aveva l’aria profondamente annoiata. Così, dopo una seconda visita al Buitenhof gli disse: — Scusami, vedo che tutto questo non ti interessa quanto a me, ma devo dire che sono sempre stata affascinata dall’arte, specie l’arte antica.
— Sono io che dovrei scusarmi — rispose lui. — Guarda tutto quello che vuoi, mia cara, ma questo pomeriggio, se hai voglia di fare una passeggiata nei giardini vicino all’albergo, c’è una vendita di cavalli che avrei una mezza idea di andare a vedere. Fatti accompagnare da Phoebe e guardati di nuovo l’Orangerie. Non avrai bisogno di me per questo.
Sophie aveva scoperto che George era poliglotta, cosa abbastanza naturale, dopo tutti gli anni che aveva trascorso all’estero: parlava correntemente il francese e il tedesco e se la cavava discretamente anche con l’olandese e il russo. A Clapham non si era mai accorta di questa sua dote, ma qui, mentre girava per l’Aia, era impossibile non notare la sua competenza nel trattare con il personale degli alberghi, i camerieri, i cocchieri e i facchini.
— Non vorresti che venissi anch’io con te? — provò a chiedergli.
— A una vendita di cavalli? Santo cielo, no!
— Pensavo che forse dovrei…
— Non è posto per una donna — fu la secca risposta. — Tantomeno per qualcuno che non ama i cavalli.
— Ma — obiettò lei — vorrei proprio cominciare a condividere i tuoi interessi, visto che tu hai avuto tanta pazienza con i miei.
— Ti prego, non sforzarti — fece lui in tono leggero. — Trovo che ciascuno di noi dovrebbe seguire la propria inclinazione senza interferire troppo con l’altro, non sei d’accordo anche tu?
— Non so, non ci avevo pensato…
— Credo sia meglio che in queste faccende si sia d’accordo che ciascuno sia libero di andare per la propria strada. Comunque stamattina presto, quando sono uscito a fare due passi, ho incontrato una mia vecchia conoscenza di quando ero qui, che mi ha invitato ad andare con lui a questa vendita. Può anche darsi che ceniamo insieme, quindi ti consiglierei di farti mandare la cena in camera.
Un po’ delusa Sophie passò il pomeriggio a girare con Phoebe nei giardini, ammirando quell’abbondanza di fiori al sole, ma ascoltando molto distrattamente il chiacchiericcio della sua cameriera personale.
Certo, non si aspettava che George le stesse appiccicato ogni momento, ma quella era la loro luna di miele. La sera le parve lunga. Dopo aver cercato di leggere un po’ andò a letto e rimase sveglia alla luce della candela, chiedendosi se sarebbe stato di ritorno molto tardi. Era quasi mezzanotte quando tornò. Lei ebbe l’impressione che fosse un po’ ubriaco, ma in verità era solo piacevolmente allegro.
— Pensavo di trovarti addormentata — fu la prima cosa che le disse mentre cominciava a spogliarsi. — Non avresti dovuto aspettarmi; avrei potuto andare a dormire nello spogliatoio.
— Non sapevo quanto saresti stato via — mormorò lei. — Hai comprato un cavallo?
— Due. Erano un affare, non potevo perderlo. Sai, non sto solo allevando destrieri arabi, devo anche aumentare il numero dei cavalli della mia stalla — le spiegò, e scomparve nella stanza accanto, continuando a parlare. — Manderò a chiamare Hedges perché li porti a casa. Non possiamo girare mezza Europa con due cavalli in più al seguito.
Per un momento George combatté una silenziosa battaglia con se stesso: quella luna di miele era logorante per lui e l’idea di dover passare ancora parecchie settimane solo con Sophie gli era intollerabile; così, pur sapendo che la cosa fosse spregevole da parte sua, decise di cogliere quell’opportunità per abbreviare il loro viaggio. — La verità è che non vorrei stare via troppo tempo. Cosa ne dici se rinunciamo ad andare in Italia alla fine del mese? Possiamo farlo un’altra volta, magari l’anno venturo — aggiunse sentendosi in colpa.
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3— Oh… desideravo tanto… — Sophie si rimangiò il resto della frase. Non aveva intenzione di pregarlo, dopo quello che le aveva detto prima, a proposito della libertà di ciascuno di loro due di perseguire separatamente i propri interessi. Certo che era una grossa delusione venire privata della Galleria degli Uffizi e delle splendide chiese di Milano, Firenze e Roma!
Si sentì un rumore di cassetti e armadi che si aprivano dallo spogliatoio, poi apparve George in camicia da notte, si infilò nel letto e appena si fu accomodato sul suo lato, si addormentò di botto, senza nemmeno spegnere la candela. Mentre si accingeva a riparare a questa omissione, lei si chinò a guardarlo, puntellandosi sul gomito. Tutt’a un tratto, vedendolo così, le ciglia scure che gli ombreggiavano la guancia, la bocca un po’ imbronciata nel sonno, i capelli arruffati, fu colta dall’inaspettato desiderio di baciargli gli occhi chiusi, il naso, la bocca. Era molto sconveniente da parte sua? Aveva l’impressione che suo marito le appartenesse soltanto durante il sonno.
Il fatto di condividere lo stesso letto e quello che vi succedeva le pareva molto strano. George non pareva desiderare altro che tutto finisse in fretta. Non c’era da parte sua nessuna tenerezza o affettuosità, o carezze che lei potesse ricambiare, e la cosa la sconcertava. C’era un inspiegabile contrasto tra questo lato del loro rapporto e tutti quei segni che le avevano fatto sperare così bene prima del matrimonio, specialmente alla luce delle confidenze di Verity sulla gentilezza e la tenerezza di Jack, accompagnate da pudichi accenni a come suo marito sapeva renderla felice. Anche se Sophie non riusciva a immaginarsi come questo potesse avvenire, era comunque sicura che non era il suo caso. Il suo rapporto con George in questo momento si era fatto più distante, invece che più stretto. E la baciava solo di tanto in tanto, spesso sfiorandole appena la guancia con le labbra.
Ripensò a ciò che le aveva detto prima che si recasse alla vendita di cavalli: non avrebbe dovuto sentirsi offesa, ma lo era. Spense la candela e ritornò sotto le coperte, intensamente consapevole della vicinanza del marito. Forse si era fatta troppe illusioni su un matrimonio di convenienza. Ma la questione rimaneva: perché era così cambiato? Perché era così freddo, mentre lei non desiderava altro che lui l’amasse? Anche se piangeva di rado, questa volta Sophie non riuscì a trattenere le lacrime.
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4
A colazione quella mattina George, accennando al buon affare che aveva fatto il giorno prima, le disse che aveva spedito una lettera a Hedges. — E dovrò provvedere io a trovare una sistemazione per i cavalli fino a quando lui non sarà arrivato — continuò. Avevamo programmato di non fermarci troppo a lungo qui, vero? Ma preferirei che rimanessimo ancora qualche giorno per aspettarlo. Posso… — Si affrettò a riformulare la frase: — Possiamo trovare diversi modi per occupare il nostro tempo, immagino. — E, ricordandosi che la sua condotta del giorno prima era stata tutt’altro che encomiabile, aggiunse: — Magari un altro museo, che ne dici? Oppure che cosa ti piacerebbe fare?
— No — disse Sophie sorridendo. — Non voglio farti subire un altro museo. Dato che è una giornata così bella dopo la pioggia di ieri, non potremmo noleggiare una carrozza e andare in campagna?
— Me ne occupo io — rispose immediatamente George. — A proposito, giovedì sera sono fuori a cena con il mio amico di ieri e dei suoi conoscenti.
— Capisco. E sono invitate anche le mogli?
— No, mia cara. Sarà una serata dedicata unicamente a discussioni sulle corse, brandy e sigari, assolutamente inadatta al sesso debole. Non ti spiace?
In verità le spiaceva, ma che cos’avrebbe potuto dire? Mentre la carrozza li portava in campagna, Sophie cercò di dimenticare il suo dispiacere e si abbandonò alla gioia di quella gita col marito accanto: era affascinata dal paesaggio vasto e piatto, con le pale dei mulini che giravano al vento, le dighe piene d’acqua, i piccoli ponti, i contadini olandesi intenti alle loro occupazioni quotidiane: tutto l’incantava. George la portò a visitare il vecchio porto da pesca di Scheveningen e poi Voorburg con il suo passato romano. Qui si fermarono a una locanda e, seduti all’ombra di un albero, mangiarono un delizioso formaggio olandese con pane appena sfornato e bevvero un ottimo vino.
Incapace di scacciare il suo desiderio di Emily, a cui continuava a pensare, ricordandola com’era quell’ultima mattina, gli splendidi capelli sciolti sulle spalle, nella sua vestaglia azzurra, George trovava il suo matrimonio un’intromissione. Chissà se Emily gli avrebbe permesso di andare a trovarla, dopo tutto? Avrebbe accettato di continuare a essere la sua amante? Ma aveva il diritto di chiederglielo, lui? E se Sophie fosse venuta a saperlo? Non era giusto farle pagare le sue contraddittorie emozioni! Per fortuna non sapeva nulla. Era calma e serena, anche se non era la persona placida che gli era parsa in un primo tempo: era pratica e piena di interessi intellettuali che lui non condivideva. C’era da sperare che sarebbe rimasta incinta al più presto, lasciandolo libero di andare avanti e indietro da Plummers a Londra per soddisfare la sua passione per Emily Horton.
E fu durante il ritorno in città, proprio mentre lui era in questo stato d’animo, che scoppiò la lite. Sophie osservò innocentemente che rimpiangeva di non essersi portata dietro il suo materiale da disegno.
— Possiamo comprare tutto il necessario, se vuoi — ribatté lui. — Ma se intendi passare delle ore a disegnare, ti pregherei di scusarmi, mia cara, ma io noleggerò un cavallo e farò una galoppata fino a Delft.
— Oh — fece lei sconcertata — non intendevo… voglio dire che non ci metterò molto, mi basterebbe un’ora o due, poi potrei rielaborare i disegni a casa. Così non dovresti annoiarti troppo, non credi?
— Prenditi tutto il tempo che vuoi. Sono sicuro che non desideri affatto la mia presenza e i miei inutili commenti. Avevo degli amici a Delft, un tempo, e pensavo che potrei andare a trovarli.
— Senza di me? Durante la nostra luna di miele? Non pensi che troverebbero la cosa un po’ strana?
— Non vedo perché. Tu sarai occupata.
— Stai usando il mio desiderio di disegnare come un pretesto per andartene per i fatti tuoi. — Sophie stessa era sorpresa del tono acido che aveva usato.
— E perché mai dovrei? — ribatté lui, inarcando le sopracciglia. — Abbiamo già deciso che era meglio non vivere sempre incollati l’uno all’altra.
— È stata una decisione tua. Per quanto mi riguarda, non ricordo di avere mai espresso un desiderio simile.
— Davvero? Io avevo l’impressione che fosse una decisione presa di comune accordo. Non ti aspetterai certo che noi ci comportiamo da innamorati pazzi come i Fleming, che Dio li aiuti. — Nel momento stesso in cui aveva pronunciato questa frase in tono di scherno, se ne pentì. — Ti prego, Sophie, non fare di un topolino un elefante.
— Non metterti a parlare con frasi fatte — esclamò lei in un insolito tono petulante. — È persino peggio degli uomini che non fanno altro che giochi di parole, come mio zio Mayfield.
— Mio Dio, Sophie, sei proprio intrattabile, oggi! Devo dire che non me lo sarei aspettato da te.
— Che cosa ti aspettavi? — scattò lei, presa all’improvviso da una grande irritazione. — Una specie di moglie bambina che non apre mai bocca? In tal caso mi hai proprio giudicata male.
— Se fossi stata così non ti avrei certo chiesta in moglie — ribatté lui. — Buon Dio, Sophie, credevo che ci fossimo capiti bene, noi due, che fossimo d’accordo sul fatto di apprezzarci e rispettarci a sufficienza per avere una certa autonomia senza esigere troppo l’uno dall’altro. Mettersi a litigare in tutte le possibili occasioni non è certo la premessa ideale per una convivenza piacevole e senza problemi.
— Non sto litigando — replicò lei, punta sul vivo. — Ma non c’era motivo perché tu ti irritassi, se avevo voglia di disegnare.
— Non ero irritato, prevedevo una giornata di noia.
— Allora fai quello che vuoi, per l’amor del cielo. Vai a comprarti qualche altro cavallo.
— Ottima idea — replicò lui freddamente. — Almeno adesso sono in grado di farlo.
Sophie serrò le labbra per frenare la sua risposta indignata. Usare l’eredità Crabtree per tirare colpi bassi l’uno all’altra sarebbe stato imperdonabile. Dopo aver viaggiato in silenzio per tutto il percorso fino a casa, corse a rifugiarsi nella camera da letto: qui, mentre era ferma in piedi tremante di rabbia accanto alla portafinestra che si affacciava su un grazioso balconcino di ferro, lo sentì muoversi nello spogliatoio. Poco dopo George bussò ed entrò, vestito da sera e stupito che lei non lo fosse ancora. Sophie suonò per chiamare Phoebe e lui scese ad aspettarla nel salone.
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5Quando fu sola si lasciò cadere in una poltrona, coprendosi il viso con le mani. Ecco che la verità era venuta fuori! Era chiaro che l’aveva sposata per la sua eredità, che il denaro gli serviva per Plummers e per i suoi cavalli. Da lei non voleva nulla se non che fosse disposta a lasciarlo libero di seguire i suoi interessi.
Tutte quelle chiacchiere sullo stare bene insieme non erano altro che il mezzo per raggiungere il suo scopo principale. Che stupida era stata! Accecata dal suo amore crescente per lui, chiudendo gli occhi sulle sue scarse manifestazioni di affetto, non aveva capito che lui non era stato altro che uno di quei cacciatori di dote contro i quali l’aveva messa in guardia suo padre. Oh, non era giusto! Incapace di controllarsi ulteriormente, scoppiò in singhiozzi. Era una sofferenza intollerabile amarlo tanto e dover litigare così presto.
Quando Phoebe venne per aiutarla a vestirsi, Sophie balzò in piedi e le disse che sentiva un raffreddore in arrivo e sarebbe andata a letto a leggere.
Durante quella lunga serata solitaria cercò di leggere, ma non riuscì a concentrarsi. Alla fine, dopo essersi chiesta che cosa stesse facendo George, piombò in un sonno così profondo che quando il marito arrivò non si accorse nemmeno del suo ritorno.
Quando si risvegliò la mattina seguente, scoprì che George, indubbiamente per una premurosa attenzione nei suoi riguardi, aveva dormito nello spogliatoio. Quando poco dopo lui venne a informarsi del suo raffreddore, gli rispose che non era scoppiato, ma che avrebbe preferito non stancarsi e passare una giornata tranquilla. Così lui si sentì libero di andare a Delft, ma non prima di averla accompagnata a un negozio lì vicino perché potesse comprare tutto il materiale necessario per disegnare. Quando ritornò da Delft le portò in dono una bellissima coppia di candelabri della porcellana tipica di quella cittadina. Per calmare i rimorsi, si disse Sophie. Poi si rimproverò per quel pensiero poco gentile. Contenta del regalo, accettò subito con entusiasmo la sua proposta di passare una settimana a Bruges dopo l’arrivo di Hedges.
Quella sera George la portò a cena in un ristorante eccellente e lei si sentì molto a suo agio durante il pasto. Lui pareva mettercela tutta per tornare a essere la persona piacevole che era stata negli ultimi mesi prima del matrimonio, e Sophie gliene fu grata. Forse si era convinto che litigando non avrebbero certo gettato le fondamenta di una felice vita insieme.
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6Ma durante il caffè George ebbe la cattiva idea di comunicarle che aveva comprato una piccola dolcissima giumenta. — E sono sicuro che per te andrebbe benissimo. Una volta ritornati a Plummers, sono deciso a insegnarti a cavalcare.
— Pensavo proprio di essermi spiegata bene: preferirei di no.
Lui si lasciò sfuggire un gesto di impazienza. — Non potresti almeno tentare? Pensavo che nonostante la tua apparente pavidità fossi una donna di spirito.
Lei arrossì. — Che modo sgradevole di descrivermi! Pavidità! Non sono affatto paurosa, ma non vedo perché io debba salire in groppa a un cavallo per dimostrarlo.
— Pensavo che avresti potuto cercare di compiacermi in qualche cosa.
Sorpresa lei stessa dalla propria irritazione, Sophie cercò di controllarsi e di trovare le parole giuste. Alla fine riuscì a rispondergli: — Certo che vorrei compiacerti, George, sei mio marito. Ma non capisco perché tu ti ostini a costringermi a fare una cosa che non considero affatto necessaria.
— Sarà necessario che tu sappia montare, a Plummers.
— Perché?
— È una zona in cui si va molto a caccia, e anche se non sei tanto coraggiosa… — poi si corresse in fretta — abile in questa attività, dovrai comunque essere presente ai raduni e fare da padrona di casa. I cavalli fanno parte integrante dell’ambiente, laggiù.
— Sono sicura — ribatté lei — che non tutte le signore dell’Oxfordshire vanno a cavallo.
— Quasi tutte imparano a montare in sella fin da bambine.
— Bene, a me non l’hanno insegnato. Vorrei ricordarti quello che mi avevi detto a proposito del fatto di poter seguire ciascuno i propri interessi, separatamente, e non voglio che tu faccia pressioni su di me con questa storia.
— Pressioni! Buon Dio, ragazza, non esagerare. Sto solo cercando di aiutarti a fare in modo che tu possa godere al massimo Plummers e quello che offre. Davvero, Sophie, non immaginavo che potessi essere così testarda.
— Senza dubbio avrò anche altri tratti che non ti piaceranno!
— Questa frase non è degna di te — esclamò lui. Il fatto che avesse ragione rese quell’osservazione ancora più irritante.
Sophie posò il tovagliolo e si guardò in giro nella sala da pranzo. Anche se avevano parlato sottovoce, tuttavia il tono acceso della loro conversazione e le sue guance arrossate non dovevano essere sfuggite alle persone che sedevano al tavolo accanto. — Non credi che sarebbe meglio continuare questa discussione altrove?
— Se pensi che ci sia altro da aggiungere — fece lui pagando il conto, poi ordinò una carrozza. Ma quando furono nel buio del veicolo, nessuno dei due disse una parola.
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7Poi, dopo aver percorso in silenzio il breve tratto che li portava all’albergo, salirono nella loro stanza, dove Phoebe aspettava la padrona.
George scomparve nel suo spogliatoio ed entrò nella camera dopo che Phoebe se ne fu andata, spense la candela prima di prendere posto nel letto accanto a sua moglie, le augurò la buona notte e si accinse a dormire. Sophie mormorò: — Buonanotte — ma il sonno non arrivava e lei non si era mai sentita così infelice in vita sua. Avrebbe tanto desiderato che lui la prendesse tra le braccia e facessero la pace, ma la sua speranza non fu esaudita.
La mattina dopo arrivò il flemmatico Hedges, che non pareva mai stupirsi di niente di quel che faceva il suo padrone. Prima di recarsi alle stalle con lui, George infilò un fascio di banconote nella borsettina di Sophie. — Ecco qui, mia cara, vai fuori e datti alla pazza gioia con le spese. Ho dato ordine a Morgan di accompagnare te e Phoebe. Prendi un po’ di regali per la famiglia, io sarò di ritorno per il pranzo. — Le diede un bacio sulla guancia e se ne andò a occuparsi dei suoi cavalli.
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21 pensieri su “Una storia 14

  1. Cielo milord, posso dire io c’ero?
    Mi avete emozionata.
    Uno sforzo e bravura notevoli che colpiscono. Concordo con la signora Annelise: state facendo letteratura e che letteratura, con toni eleganti.
    Bellissimo.
    Permettetemi un abbraccio.

    Giorgia

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  2. Ho letto tutto e me lo rileggo con la consapevolezza di cosa andrò a leggere. per me è importante.
    Sto seguendo, passo dopo passo, una vicenda che mi prende fortissimamente.
    Buona giornata Milord.🙂

    Ely

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  3. Puntata ricca di profonda e elegante letteratura.
    Sai bene che non butto incenso a nessuno.
    Devo dire e mi sono soffermato, che stai scrivendo con eleganza e proprietà.
    Sono righe sofferte e piene di “testa e penna”.

    Molto bello poter leggere qualcosa di “bello” al mattino.
    Ciao

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  4. Come risvegliarsi da un sonno dorato, ma pericoloso perché profondo e lontano dai rumori che echeggiano nelle singole vite.
    Ninni, mi sto rendendo conto adesso che stai, in toni estremamente gentili, scrivendo un trattato sociale e di costume.
    Mon Dieu, ne sei stato e sei capace.
    Non sono riuscita a leggere tutto ma, poco fa ne parlavo con un caro amico, ho copiato e incollato le 13 puntate precedenti per leggerle tutte insieme.
    Affascinante e appassionante.

    Ti auguro una splendida giornata milord.

    Annelise

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    • Annelise Baum

      un sogno dorato che il fato (ma esiste veramente?) trasforma in un incubo.
      Purtroppo c’é il risveglio. E alcune volte non è piacevole. Alcune volte, però, non ci si risveglia abituandosi, di fatto, alle situazioni imbarazzanti.
      Grazie

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  5. A parte lo splendore della narrazione, io vado controcorrente: a me lui piace.
    E’ vittima di un destino avverso.
    Lei, Emily, non è la donna dei suoi sogni.
    Questo è per me il capitolo più bello in assoluto.

    Complimenti col cuore, Milord.

    Raffaella

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  6. Caro Antonmaria

    Il più bel capitolo, a mio avviso, sinora letto. Oltre misura straordinario rispetto i precedenti, già meravigliosamente eccellenti, per stile di scrittura, genialità di narrativa ed avvincente scorrere della trama.
    Ho letto con tanta tristezza. Per merito del Vostro talento, la trasposizione nel contesto, per chi legge, è inevitabile. Dunque Antonmaria, avete trasmesso bene lo stato frustrato di Sophie, mortificata dall’ atteggiamento appena sufficiente di George. Pur consapevole che, il loro, non sia stato un matrimonio basato sul sentimento reciproco di Amore, contava su un maggiore impegno da parte di George per affiatarsi. Invece l’ uomo non fa assolutamente nulla in questo senso, anzi cerca distrazioni di affari e pretesti per abbreviare la luna di miele. Che pena, inoltre, percepire lo stato mortificato di Sophie per non ricevere alcun cenno di affettuosità.
    Sempre più detestabile George che, oltre alle congetture mentali su come potrebbe continuare a frequentare Emily, cerca di manipolare psicologicamente Sophie per realizzare i suoi piani per stare distante da lei più possibile. Sophie, però, non ci sta a farsi offendere l’ intelligenza e la dignità e reagisce, senza comunque scadere e sempre onorando la donna dignitosa, di classe e di valori quale ella è.

    In suspense, attendo i prossimi sviluppi.
    Sempre grazie, Antonmaria, per i bei momenti di pregiata lettura che offrite.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia

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    • Donna Maria Silvia

      Nel ringraziervi per le espressioni gentilissime, generosissime e “sconsiderate” (siete sempre carinissima), ci augurammo che nel prosieguo possiate essere ottimista, nei nostri confronti, come adesso.
      Una storia di non facile stesura.
      I dialoghi devono essere adattati a chi legge e non sempre (in linguistica generale) ciò è possibile.
      Confidammo nella generosità dei lettori, quale la vostra importantissima presenza.

      Di altro, rimanemmo, incantati, a contemplare il Vostro intervento appropriato, elegante e di sicura meraviglia.
      Un intervento come pochi.
      Vi ringraziammo commossi

      Cordialità

      Liked by 1 persona

  7. Caro Ninni,

    dopo essermi aggiornata su due altri capitoli(i precedenti), mi sono soffermata su qyesto.
    Anzi, ti confesso che l’ho letto proprio due volte. E non perché fosse non chiaro, ma proprio perché è stato bellissimo e molto scorrevole. non so se posso azzardare, ma è soltanto un parere personale: questo, a parità di scrittura, è il più bello in assoluto.
    Scorrevole, lineare sembra tratto, proprio, dai dialoghi tradue persone. Due persone che vivono dentro un universo che, ahime, nasce corrotto nella forma e soprattutto, nella sostanza.
    Sophie, una donna decisamente buona e dignitosa, non ce la fa più. Ma invece di attuare le proprie difese in altro modo (un po’ più incisivo) preferisce “alterare” il tono della voce.

    Povera donna alla mercé di un uomo che, pur “catturato” sta dimostrando una sua propria coerenza.
    Povero George, sta perdendo il treno irrimediabilmente e la stazione, appena conquistata, sta diventando un ricordo.
    Fra i due si sono inseriti troppi misei e gallerie d’arte.

    Sophie, ingenua fino allo spasimo, continua a vedere la situazione sotto una luce molto “pudica”.
    Cosa stai meditando Milord?
    Qualsiasi cosa tu possa meditare l’accetto, l’accettiamo perché, come ho potuto leggere, hai catturato più di una attenzione.
    Grazie per le belle pagine regalate.
    Grazie davvero.
    Al prossimo capitolo e … in bocca al lupo per il N. 15.
    Buona serata

    Anna

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