Una storia 15

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2La prima volta che Sophie vide Plummers fu in una calda serata d’agosto. Arrivarono là parecchie settimane prima di quanto non li aspettassero. Quando Hedges aveva portato là i cavalli, né il suo padrone né la sua nuova padrona avevano accennato al loro imminente ritorno. Su una carrozza presa a nolo a Oxford, George e Sophie avevano attraversato i campi di grano maturo, dove la mietitura era già iniziata e tutti, uomini, donne e bambini, davano una mano nel raccolto. L’aria era impregnata dell’odore caldo del grano tagliato. Quando il custode aprì il cancello d’entrata, imboccarono un viale di tigli che sfociava su un grande spiazzo circolare coperto di ghiaia… ed ecco là la casa, una lunga e solida costruzione di pietra grigia con bifore e trifore. Era fiancheggiata su un lato da una boscaglia, dall’altro da una terrazza da cui si scendeva a dei prati digradanti al di là dei quali si vedeva l’acqua di un lago scintillare al sole.
— Oh, è bellissimo! — esclamò Sophie. — Non avevo idea che fosse così grande e così vecchia.
— Non sempre l’antichità è un vantaggio — replicò George. — Io trovo che conti di più un efficiente sistema idraulico.
— Che barbaro sei — rise Sophie. — Sono sbigottita, George. Essere padrona di un posto del genere. Non mi sarei mai sognata…
— Temo che potrà sbigottirti anche sotto altri aspetti meno entusiasmanti — osservò lui, con un sorriso ironico. — Quando la vedrai più da vicino, scoprirai che ha bisogno di parecchi lavori di restauro.
— Non riesco a capire come mai tuo padre non sia rimasto a vivere qui — mormorò Sophie mentre si avvicinavano al portico. Con sua grande sorpresa c’era una servetta seduta a oziare sui gradini della terrazza; ancora più sorpresa di loro, la ragazza fuggì a nascondersi sul retro della casa.
George inarcò le sopracciglia. Non c’era nessuno alla porta della casa, che era spalancata; non apparve nessun domestico a occuparsi delle loro numerose valigie e fu lui a dover aiutare sua moglie a scendere dalla carrozza, offrendole il braccio per condurla nella casa. Qui si trovò davanti uno spettacolo sorprendente: dal salone d’ingresso, molto grande e alto, si dipartiva una magnifica scala di legno scolpito che si biforcava a un piccolo pianerottolo per portare ai due lati di un loggiato. Una parete era occupata quasi interamente da un bellissimo camino di marmo e davanti al camino c’era un lungo tavolo su cui era posata una brocca di birra; un servitore sedeva in una larga poltrona, la livrea aperta a mostrare la camicia, e teneva sulle ginocchia un’altra servetta, senza grembiule né cuffietta. I due stavano ridendo e bevendo ed era chiaro che non li avevano sentiti arrivare.
George si fermò di botto sulla soglia. — Che diavolo…
Il servitore balzò in piedi, facendo cadere a terra la ragazza, inorridito alla vista di quell’uomo che doveva essere il suo padrone. — Signore, signore… non vi aspettavamo… il signor Hedges ci aveva detto che non sareste arrivato prima di qualche settimana…
— Il tuo dovere è di aspettarmi in qualsiasi momento io decida di venire — ribatté George in un tono di tale sprezzante sarcasmo che l’uomo indietreggiò di un passo. — Come ti permetti di startene là seduto a bere? Dov’è il signor Watkins?
— È andato in paese a trovare sua sorella.
— E la signora Bodiley?
— Nella sua stanza, signore.
— Capisco. E tu pensavi di poter fare tutto quello che volevi… come ti chiami?
— Robert, signore.
— Ti sembra questo il benvenuto da dare alla tua nuova padrona? Come hai il coraggio di usare questa parte della casa?
Robert tremava, aspettandosi l’immediato licenziamento. La ragazza si era rimessa in piedi e piangeva.
— E che diavolo ci faceva quella donna sulla terrazza?
— Ma… credo che avesse portato dei polli alla madre del giardiniere.
— E ha usato il viale dell’ingresso principale? Perché non si è servita della strada che porta sul retro della casa? Perdio! — A questo punto George era furibondo. Come doveva sembrargli sgradevole tutto questo, pensò Sophie, che aspettava sulla soglia: un rapido sguardo in giro bastò a mostrarle i festoni di ragnatele tra un quadro e l’altro, la polvere dappertutto, il pavimento sporco di chiazze di cera di candela.
George fece un passo avanti. — Vedi di far pulizia in questo porcile e poi esci di qui. Cerca la signora Bodiley e mandamela immediatamente in biblioteca. Smettila di piagnucolare, ragazza. Sarebbe bene che qualcuno facesse chiamare il signor Watkins in paese. E sarà possibile che nonostante questo sfacelo in cui è ridotta la mia casa si possa avere qualcosa per cena?
— Provvederò io, signore, mi occuperò di tutto.
— E portami su una bottiglia di vino rosso, il migliore; anzi, portane due. Immagino — aggiunse con pesante sarcasmo — che in cantina tu ci sappia arrivare!
Robert era paonazzo in viso. — Sì, ma… la chiave dev’essere nella credenza del signor Watkins, che è sempre chiusa quando lui è via.
— Questo vuol dire che almeno qualcuno qui non ha perso del tutto la testa. La signora Bodiley non ha una chiave di riserva?
— Credo di sì.
— Allora vai a prenderla.
Robert scappò via, seguito dalla ragazza. George attraversò in silenzio il salone e aprì la porta della biblioteca a Sophie, che per un momento dimenticò tutto il resto pensando al piacere di poter curiosare in tutti quegli scaffali ben forniti di libri.
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Le finestre di quell’ampio locale occupavano quasi tutta l’altezza della parete e3 davano sul terrazzo e sul prato incolto, che come tutto il resto aveva bisogno di essere tenuto in ordine.
— Che bella stanza! — esclamò al solo scopo di calmare la rabbia di George, ma lui non aveva notato altro che il camino ancora pieno della cenere di un fuoco ormai spento da un pezzo, un tavolino con la gamba rotta e un quadro appeso a sghimbescio.
— Me la pagheranno per questo — brontolò, poi si rivolse a Sophie con aria imbarazzata. — Che benvenuto ti è toccato! Avrei dovuto accorgermi dello stato in cui era ridotta la casa già dalla prima volta che sono venuto qui. Devo scusarmi con te, è tutta colpa mia. Temo di avere pensato come prima cosa ai cavalli. Si sentì bussare alla porta, che si aprì per mostrare la governante, rossa in viso e tutta affannata. Stava dormendo nella sua camera quando Robert, quasi incoerente dall’agitazione, le aveva portato la tremenda notizia. Così si era infilata di corsa il busto e il suo vestito nero. La signora Bodiley era a Plummers da quando aveva dodici anni, essendoci venuta come sguattera, e adesso, a cinquant’anni, riteneva di avere il diritto di prendere la vita con comodo. Quando però vide la faccia di George, tutta la sua tranquillità scomparve.
— Buona sera, signore. Signora — fece, con un inchino a Sophie. — Vi chiedo scusa se non sono stata pronta a presentarmi a voi come di dovere, ma il signor Hedges non mi ha detto…
— Sì, questo lo sappiamo, ormai — la interruppe George. — Ma come avete potuto permettere che questo posto si riducesse in un tale stato? Quando è stato acceso il fuoco qui l’ultima volta e quando è stato pulito il camino?
— Mi spiace, signore, ma delle taccole avevano fatto il nido nel camino la scorsa primavera e..
— Questa non è una giustificazione sufficiente per le condizioni di questa stanza. — Con un gesto circolare della mano George indicò tutto il resto. — Quanto a quell’individuo… Robert, mi sembra, che si permette di starsene a bere nell’ingresso con una stupida ragazza sulle ginocchia, questo è inammissibile. Credevo che voi e Watkins foste con la famiglia da abbastanza tempo perché noi potessimo fare affidamento su di voi.
— Sì, signore, è vero, ma non sapevo che cosa stesse combinando Robert, giuro che non lo sapevo. Simmons se n’è andato e non è poi da molto che Robert è con noi…
— E se ne andrà al più presto.
— Certo, se lo dite voi, signore. Il fatto è che sono anni che sua signoria non viene qui, e nemmeno voi, signor George, a parte quella volta che siete capitato qui nel gennaio scorso, quando eravate ospite del signor Layton. E se non c’è il padrone, in una casa, tutto va a catafascio. Ai vecchi tempi, quando era ancora viva milady…
— Ah — esclamò George, addolcendosi — quei vecchi tempi! Maurice e io eravamo due mascalzoncelli, non è vero, signora Bodiley?
— Eravate ragazzi. — Teneva ancora le mani spasmodicamente intrecciate. — Vi prego di perdonarci, a me e al signor Watkins. Lui sta diventando vecchio, povero diavolo, e senza mai un’anima che venisse qui abbiamo lasciato andare le cose senza mantenerci al livello di efficienza dovuto.
— Be’, adesso tutto cambierà. Questa è la vostra nuova padrona, la signora Randolph.
La signora Bodiley si inchinò di nuovo, ma Sophie le si avvicinò e insistette a stringerle la mano: il padre le aveva inculcato il principio che i domestici andavano trattati come persone, non come schiavi, e quella donna sul punto di scoppiare in lacrime le faceva pena. — Molto lieta, signora Bodiley, sono sicura che andremo molto d’accordo, noi due, e domani potrete spiegarmi l’andamento della casa e tutto quello che devo sapere.
George posò la mano sulla spalla della governante. — Mia moglie ha ragione, possiamo tornare a far funzionare le cose come si deve. Abbiamo intenzione di stabilirci qui e d’ora in poi Plummers non verrà più trascurato. Speriamo anzi di riuscire a convincere mio padre a trascorrere un po’ di tempo qui con noi.
— Oh, signore, che meravigliosa notizia! Avere di nuovo qui la famiglia, e voi che conosco da quando siete nato…
— Su, non emozionatevi troppo, da brava — tagliò corto George, che come tutti gli uomini aveva in odio lo spettacolo delle lacrime. — Vogliamo fare grandi cose per Plummers. Intanto mandate le cameriere a preparare per noi l’appartamento dell’ala ovest. Devono essere anni che nessuno ci entra più. E provvedete alla cena. Avevate una chiave della cantina?
— Sì, ma è andato Robert a prendere il vino perché quelle scale sono troppo faticose per me. — La donna si diresse verso la porta e qui si fermò per un momento. — Avevamo predisposto un bel benvenuto per voi, con i domestici tutti schierati a salutarvi, proprio come ai vecchi tempi, ma… il signor Watkins sarà così dispiaciuto… — Fece un gesto di impotenza. — Manderò subito le cameriere a prepararvi le stanze, signora. Quanto alla cena, faremo del nostro meglio.
— Ne sono certa — rispose in tono incoraggiante Sophie. Comunque il loro meglio non era certo granché: Robert portò il vino sbagliato e George dovette scendere di persona nella cantina.
Il signor Watkins, richiamato dalla casa di sua sorella dove stava giusto per sedersi a tavola, arrivò di corsa a sovrintendere al servizio nella sala da pranzo. Era vecchio e senza fiato e fu commovente vederlo tremare dalla gioia di poter rivedere “il mio signor George”. Si mise quasi a piangere sentendo che lui e Sophie si sarebbero fermati a Plummers e promise miracoli per il giorno dopo.
— Vedete, non ci aspettavamo…
— Sì, sì, ho sentito fin troppo spesso questa giustificazione — borbottò George, alle prese con delle coriacee costolette d’agnello accompagnate da verdure mal cucinate. — Adesso parlami della servitù che abbiamo.
— Be’, signore — fece il signor Watkins riempiendogli il bicchiere vuoto. — C’è Robert, la cameriera che avete già visto…
— Che devono entrambi andarsene domani mattina.
— Come desiderate voi, signore. E poi ci sono la cuoca e la sguattera, più un ragazzino che si occupa di accendere il fuoco…
— Non pare occuparsene con grande solerzia.
Il signor Watkins si sentiva mancare la terra sotto i piedi. — Vi chiedo scusa, signor George. Il fatto è che io sto diventando vecchio. Sono molto contento di rivedervi qui, ma voi avete bisogno di un maggiordomo più giovane. Non so perché, ma non riesco più a tenere le fila di tutto come facevo prima, e anche la mia memoria non è più quella di una volta. Se voi mi concedeste di mettermi a riposo e andare ad abitare da mia sorella, io sarei sempre nelle vicinanze, a vostra disposizione. Naturalmente dovreste prima trovare qualcuno che mi sostituisse.
George si impietosì. — Ma certo che sono d’accordo, anche se mi dispiacerà lasciarti andare. Ti conosco da sempre, come la signora Bodiley. Andrai a vivere con tua sorella, dunque. È la signora Box? Me la ricordo bene: veniva ad aiutarci quando avevamo ospiti per la notte. Stai tranquillo, non ti mancherà niente.
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4— Troppo buono, signore, e dopo un simile ritorno… — Al povero Watkins mancarono le parole dall’agitazione.
— Be’, cercheremo di dimenticarcene — lo tranquillizzò George.
Sophie aggiunse: — Sono sicura che avrò bisogno dei vostri consigli, signor Watkins.
Con il primo tenue accenno di un sorriso da quando era tornato a casa, George continuò: — Poi abbiamo bisogno di una nuova cuoca e al più presto, vero, Watkins? Sei d’accordo, mia cara? — Sophie dovette ammettere che era anche lei della stessa opinione. — Non tollereremo più una cena come questa — affermò George, allontanando da sé i resti di un mediocre dessert. — Sì, lo so che è stata preparata in fretta, ma è inammissibile. Scriverò domani a Lady Louisa e la pregherò di cercarmi una cuoca a Londra. Anzi, visto che lei sa sempre trovare ottimo personale di servizio, l’incaricherò di assumere per noi un maggiordomo di prim’ordine, anche se sarà difficile sostituire te, Watkins. E ci serviranno anche un paio di domestici, ma forse quelli puoi trovarli tu a Woodstock o a Oxford. Quanto alle cameriere, immagino che ce ne saranno disponibili in paese o nelle vicinanze… comunque lascio a te questo compito, mia cara Sophie. Saprai tu di quante cameriere avremo bisogno. — Poi gli venne in mente un’altra cosa. — Ho un guardiacaccia in servizio?
— No, signore — rispose in tono di scusa Watkins. — Non ce n’era bisogno e il signor Kidwell è morto due anni fa.
— Morto? Era stato lui a insegnarmi a usare il fucile da caccia…
— Però ci sono degli uomini in gamba qui che sarebbero più che disposti a lavorare, signor George. Se posso permettermi di essere sfacciato, ci sarebbe anche il nipote di mia sorella, Henry Box, che ha solo ventun anni ma è un gran lavoratore e conosce bene i boschi qui intorno.
— Perché si dà al bracconaggio, senza dubbio?
— Quanto a questo, signore, devo confessare che è già apparso un paio di volte davanti al magistrato, ma se avesse un lavoro…
— …la smetterebbe — finì per lui George. — È deciso, allora, mandamelo qui domani e vedremo che impressione mi fa. Hai finito quell’orribile dessert, mia cara?
Nel giro di una settimana cominciarono i lavori e la casa si riempì di operai e di rumore: dalla mattina alla sera in ogni stanza riecheggiava lo stridore delle seghe e il battito dei martelli. Furono riparati i serramenti, cambiate le porte delle stalle, sostituite le rastrelliere per i fucili e spostato il mobilio. Furono assunti due nuovi domestici; un primo valletto di nome James che non ebbe difficoltà a orientarsi rapidamente nella casa e parve subito efficiente e affidabile, affiancato da un aiutante. Rimase il ragazzo che si occupava dei camini e portava la legna, perché il signor Watkins si era preso la responsabilità dello stato dei camini e delle canne fumarie, dicendo che il ragazzo era troppo sciocco per avere alcuna colpa. Arrivarono due nuove cameriere, oltre a un aiuto cameriera e una sguattera. Dopo un pasto particolarmente cattivo fu licenziata la cuoca e toccò alla signora Bodiley cucinare per i suoi padroni, in attesa che ne arrivasse una nuova.
Una sola cameriera si salvò dal licenziamento generale: Sophie l’aveva trovata piangente nel salotto, dove stava togliendo le fodere che proteggevano i mobili. Non era la ragazza che avevano sorpreso sulle ginocchia di Robert, ma quella che aveva usato l’ingresso principale e pareva sinceramente pentita e ansiosa di non perdere il posto. Sophie disse a George che voleva darle una seconda possibilità ed era certa che in questo modo si sarebbe assicurata una domestica leale e affidabile.
— Come desideri — le aveva detto George, sbollita la prima rabbia. — Le cameriere sono affar tuo.
Così Mary rimase e si comportò da allora in maniera impeccabile, rivolgendosi sempre a Sophie con il più grande rispetto.
La casa era un enorme labirinto di stanze, con brevi e inattese rampe di scale, di tre o quattro gradini. C’era persino una lunga galleria che correva lungo la facciata appena sotto il parapetto e conteneva una bella collezione di paesaggi; i ritratti di famiglia erano riservati al salone d’entrata e allo scalone principale. Piano piano Sophie cominciò a orizzontarsi e, consultando vecchi libri e manoscritti, si documentò anche sulla storia della casa, che trovava affascinante. Era particolarmente interessata ai ritratti di famiglia e chiese a George di passarli in rassegna insieme a lei per poterle spiegare chi fossero i vari personaggi raffigurati.
— Anche tu devi farti fare il ritratto, George — suggerì — e appenderlo là tra i tuoi antenati.
— E lo stesso vale per te — fece lui con entusiasmo. — Dobbiamo fare le cose per bene.
Sophie scese dabbasso molto compiaciuta.
Di sera, mentre lei cuciva o a volte riparava dei bei ricami antichi che aveva trovato da qualche parte nella casa, George leggeva il giornale. Con la morte di Sir Robert Peel, l’Esposizione Universale aveva perso uno dei suoi maggiori sostenitori e il Times pubblicò un durissimo attacco al progetto. Sotto gli strali di quell’acerrima critica cadde, con grande dispiacere del principe Alberto, la proposta di collocarla in Hyde Park. Secondo George era molto probabile che il progetto non andasse più nemmeno in porto.
Dopo due settimane arrivò una lettera da Lady Louisa: mandava loro una cuoca esperta, la signora Ackland, con la raccomandazione di non farsi spaventare dai suoi modi, che lasciavano un po’ a desiderare, perché la donna era una persona del tutto degna di fiducia e in grado di ideare e realizzare menu eccellenti. Lady Louisa conosceva per esperienza i suoi soufflé, che erano superbi. Sarebbe arrivata entro il weekend e con lei sarebbe venuto un certo signor Street, che era stato maggiordomo dal defunto Lord Uxbridge e che adesso cercava un impiego in campagna. Secondo Lady Louisa questi era una persona di grande esperienza e sperava che incontrasse l’approvazione dei suoi due nipoti. Aggiungeva nella missiva che aveva una mezza idea di trascorrere il Natale a Plummers, e che anche Amabel e Henry sarebbero stati felici di venire. Che cosa ne pensava la cara Sophie?
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12 pensieri su “Una storia 15

  1. un capitolo di sicuro interesse.
    Un capitolo che parla di un nuovo orizzonte per Sophie.
    Una donna che, con il suo portamento dignitoso malgrado la brutta esperienza del viaggio di nozze (quasi un incubo) è una grande donna.
    Che bel capitolo…

    Buongiorno milord.
    da Parigi

    Annelise

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  2. Milord,

    sto leggendo un capitolo che brilla per la descrizione e la proprietà del linguaggio. Ci prendi per mano e ci fai vedere, con i colori e i profumi, quel mondo colmo di intenzioni ed etichetta.
    Un balzo dentro un mondo passato che, in tutta la sua forma ritorna…
    Grazie, profondamente grazie.
    un bel buongiorno oggi…
    Con stima

    Anna

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  3. Ho sentito , proprio, il bisogno di scriverle.
    Molto spesso leggo, le lascio un “like” per poi tornare, prontamente, ai suoi appuntamenti.
    Leggo un capitolo che è campione di descrittività.
    un campione di bellezza e sicuramente da non prendere sottogamba. Ha operato una regia ampiamente perfetta.
    Un teatro, scritto, di una vicenda profondamente umana.
    E’ un piacere e un onore poterLa leggere e commentare.
    Veramente bello.

    Buona giornata

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  4. Un emozione potere leggere una pagina così bella e sapientemente descrittiva.
    Un’emmozione potere assistere alla storia, congiunta, di Sophie che ammiro tantissimo come donna e come esempio femminile di pulizia e dignità.
    Non è da tutti, ma in cuor mio spererei di poterle somigliare.

    E’ un’emozione potervi vedere, mio signore, in foto.
    Abbiate una bella e significativa giornata.
    Vostra, rispettosamente,

    Eleonora Bisi

    😀

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  5. Caro Antonmaria

    La Vostra straordinarietà, almeno per quel che è il mio parere, sta nella capacità di fare perdere a chi legge cognizione del proprio stato per essere trasposto negli ambienti e nelle situazioni che via via narrate, tant’ è la bellezza e la meticolosità della stesura.
    Come ha voluto George, la luna di miele è finita anzitempo. Che avvilimento per Sophie, il viaggio di nozze non può essere che uno solo, irripetibile.
    Leggendo si ha, appunto, una concreta idea di dove dimoreranno i coniugi, Plummers.
    Beh…la furia di George che, giustamente, monta per lo stato di trascuratezza in cui trova la residenza, si avverte tutta (forse sono io per la mia spiccata passione per la pulizia). E ho sentito ancor più propria la buona creanza di Sophie che tratta, come insegnatole dal padre, i domestici alla stregua di persone; dunque, se riconoscono il proprio male operato e se ne pentono, è giusto perdonare e permettere loro di riscattarsi con un’ altra possibilità.
    La posatezza, il raziocinio giusto, la dignità, la classe, i valori che dimostra di possedere la giovane, me la fanno adorare.
    Leggere a mano a mano la passionalità con cui George esprime le intenzioni di portare in efficenza e splendore Plummers e leggere a mano a mano il gradimento di Sophie riguardo il posto, mi fa piacere pensare che potrebbe in entrambi, ma particolarmente in George, maturare il Sentimento di Famiglia, inteso nel vero e bellissimo senso del termine. Malgrado tutti gli antefatti, mi piace pensare ciò.

    Nell’ attesa del prossimo capitolo, sempre con tanta curiosità, Antonmaria Vi ringrazio per l’ opportunità di lettura e Vi esprimo un grande Sentimento di Stima ed Affetto.

    Maria Silvia

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  6. Un capitolo scritto bene e pieno di quella descrittività che ti è propria.
    Sembra di vederle quelle immagini.
    Un capitolo apparentemente sotto traccia ma che ci porterà molto avanti.
    Ciao Ninni
    Buona giornata

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