Una storia 17

 

 

 

1

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Al momento la coscienza era l’ultima delle preoccupazioni di George. — Quanto a me, non desidererei altro che fargli saltare tutti i denti con un pugno. Se lo vedessi…
— Ma non lo vedrai. E non ti servirebbe a niente sfogare la tua rabbia sul maggiore. Non ha fatto altro che comportarsi da buon amico.
2Quell’atteggiamento lo sorprese. In verità, nonostante l’intensità quasi dolorosa del suo desiderio per lei, non la capiva, né capiva le sue complesse motivazioni. Anche la sua curiosità gli riusciva incomprensibile. Pur rendendosi conto che si comportava da amante geloso, non riuscì a trattenersi. — Manda un biglietto a Bryce e disdici il tuo appuntamento.
— No di certo; sarebbe un gesto molto scortese e per di più immotivato.
— Immotivato! — ripeté lui, ma poi si controllò e aggiunse: — Allora vengo domani.
— No, vado all’opera.
— Non certo con Bryce, suppongo?
— No, naturalmente. Sarebbe il massimo della sconvenienza e in questi giorni sono molto prudente. Vado con Sir James Kershaw e sua sorella. Lo conosci?
— No — replicò George in un tono da cui si capiva che già lo detestava, pur non conoscendolo.
— È un avvocato di una certa reputazione, che abita poco distante da qui e ha una casa nel Surrey, vicino a Guildford, mi pare. L’ho conosciuto tramite la mia amica, la signora Lauree Saunders. È vedovo e piuttosto solo, proprio come me.
— Così quel poveretto ti fa compassione — borbottò George, che, poco interessato a Sir Kershaw, stava per andarsene, ma era stato inchiodato da quell’ultima frase. — Non devi lasciarti influenzare troppo dalla pietà, Emily.
Lei si mise a ridere. — Non usare quel tono possessivo con me, George, non ne hai nessun diritto. Non sei mio fratello. Ti ricordi di Gerald? Credeva sempre di potersi permettere di darmi ordini.
George mandò mentalmente, il fratello di Emily a tener compagnia a Sir Kershaw, a quel paese. — Non sto certo imponendoti niente, è il tuo cuore affettuoso che…
— Sciocchezze! — lo interruppe lei. — Tu hai visto un lato di me che non avevo mai rivelato a nessun altro, George. Anzi, no, forse solo a Lawrence, ma prima che la sua infedeltà e la sua condotta instabile uccidessero in me qualsiasi amore per lui. E adesso penso solo a me stessa e al mio comodo. E credimi, non avrei mai accettato l’invito di Sir James solo per compassione. È una persona piacevole, colta, dalla conversazione sempre interessante, e mi diverte. Oltre al fatto che è molto ricco.
— Mio Dio! — esclamò in tono accorato George.
— Non intendo più lasciarmi guidare dai sentimenti e ti consiglio di fare lo stesso. Mi spiace vederti soffrire in questo modo, mio caro — concluse lei in tono un po’ più dolce, quando vide la faccia di George.
— Non dirmi che la pensavi in questo modo quando eravamo nello stesso letto, lo scorso giugno.
— Certo che la pensavo così, ma tu non hai ascoltato una sola parola di quello che dicevo. Stai scambiando quello che c’è stato tra noi per l’amore vero che dà gioia e pace alla vita, quello che devi trovare tu con la tua Sophie.
— Non tagliarmi fuori dalla tua vita, Emily — la supplicò lui in un ultimo disperato tentativo. — Lascia che io ti veda qualche volta, che ti parli. Non ti chiederò di più, se non vorrai.
Lei gli rivolse un lieve sorriso. — E quanto durerebbe una tale risoluzione? No, no, è inutile. Non sarò la tua amante. Non capisci che sarebbe la rovina dei miei piani per il futuro?
— Ma io non riesco a togliermi te dalla mente, e tantomeno dal cuore. Ti voglio vedere, voglio sapere come stai e… sì, essere soltanto tuo amico, se non posso essere altro per te.
Emily scosse la testa. — Se si venisse a sapere che vieni a trovarmi, tutti penserebbero che non sei semplicemente un amico.
— E a te questo dispiacerebbe così tanto?
— Ma certo, e dovresti capirlo anche tu. Ho una nuova vita adesso.
— Come sei cambiata, Emily — fece lui amaramente.
— È naturale che io sia cambiata… e anche tu — ribatté lei, poi cambiò tono. — Addio, mio caro, mio George. Mi sei stato tanto caro, un tempo.
— Non ancora… oh, Dio, non ancora, lasciami tornare venerdì.
— Non vai a casa domani?
— Se non potrò vederti stasera o domani, allora mi fermerò a Londra.
Lei gli mise il cappello in mano. — Addio — ripeté. — Se Sir James mi farà una proposta di matrimonio, cosa che credo prossima, è probabile che io accetti.
La porta si chiuse e lui rimase solo nell’ingresso, fissando senza vederla una bambinaia che riportava a casa due bambini dopo la passeggiata.
Nel parco c’erano degli operai al lavoro per preparare il terreno per l’enorme costruzione di vetro e acciaio che avrebbe ospitato l’Esposizione. Tra le piante era stato risparmiato solo un olmo, che sarebbe stato inserito all’interno della struttura.
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3Erano stati impiegati per quei lavori oltre un migliaio di uomini e George si fermò un po’ a guardare, momentaneamente distratto dai preparativi per quella che si prospettava un’impresa grandiosa. Qualche voce isolata continuava a profetizzare disastri e a ritenere il progetto una follia, ma ecco che già stava prendendo forma e si presumeva che sarebbe stato completato nella primavera, quando quell’enorme struttura avrebbe ospitato manufatti artigianali, invenzioni e prodotti provenienti da tutto il mondo. Avrebbe dovuto portarci Sophie, si disse. A quel punto il corso dei suoi pensieri si interruppe di colpo. Cominciava già a pensare come un marito? Non c’era niente di strano in questo, naturalmente, ma come sarebbero state diverse le cose se non avesse mai rivisto Emily! Allora sì che si sarebbe comportato da buon marito e si sarebbe affezionato a Sophie. Invece adesso… Voltò la schiena a quella grande attività e a quegli enormi lavori e si avviò verso il suo club in St. James Street. Non aveva la minima voglia di andare in Mount Street e subire gli interrogatori di suo padre.
Si fermò a Londra poco meno di una settimana, cercando di tenersi lontano da Wilton Place, ma passando comunque di là più o meno una volta al giorno, come per caso. Cercando di convincersi che era il suo grande interesse per l’edificio dell’Esposizione a portarlo nel parco, rimase a osservare insieme a una grande moltitudine di altri spettatori le manovre per alzare le putrelle gigantesche, pieno di meraviglia per quel progetto quasi visionario di Joseph Paxton. Un pomeriggio sentì un operaio rivolgersi a un gentiluomo chiamandolo signor Paxton e capì che si trovava accanto all’architetto in persona, il capo giardiniere del duca di Devonshire, l’uomo che aveva progettato le serre giganti di Chatsworth. Così gli rivolse la parola.
Paxton era di mezz’età, un uomo sveglio, brillante nel suo campo, innamorato dei giardini e del giardinaggio. Questa costruzione era scaturita dalla sua mente pronta e vivace ed era diventata il suo sogno. Non si stancava mai di parlarne a chiunque fosse interessato. E George, sempre affascinato dall’aspetto pratico e meccanico delle cose, chiacchierò volentieri con lui, lieto di potersi distrarre dai suoi pensieri angosciosi per un po’.
— Questi lavori attraggono sempre più visitatori, come vedete — osservò Paxton. — Il principe in persona viene qui a cavallo di tanto in tanto e insiste a voler essere tenuto al corrente di tutti i nostri progressi, giorno per giorno.
— Non mi aspettavo che sarebbe stata una costruzione così grandiosa — fece George fissando una putrella di ferro che gli operai stavano faticosamente abbassando per infilarla nel buco che avevano scavato.
— Sì, ma gli espositori, e abbiamo avuto un numero esorbitante di richieste di partecipare all’Esposizione, avranno bisogno di parecchio spazio.
— Un paio d’anni fa ho visto quella di Parigi — gli disse George. — Ma questa sarà molto più grande.
— Credo di sì — convenne Paxton. — Avete letto che il “Punch” ha soprannominato questa struttura “Il Palazzo di Cristallo”?
— No, ma la trovo una definizione molto appropriata.
— Spero che verrete all’inaugurazione e che porterete anche vostra moglie.
— Certamente — rispose George, e Paxton scappò via a parlare con Charles Fox, dell’impresa Fox & Henderson a cui erano affidati i lavori.
Sì, sarebbe venuto con Sophie, pensò mentre si dirigeva verso il suo club, sforzandosi di prepararsi al suo ritorno a casa, di affrontare l’idea che doveva togliersi Emily dalla testa e dal cuore. Quella sera avrebbe cenato con lei, ma adesso era pieno di cattivi presentimenti, temeva proprio che sarebbe stata l’ultima volta. Così non gli fece affatto piacere, mentre si lasciava cadere sulla sua solita poltrona al club, sentire una voce nota che lo chiamava.
— Randy! Non avevo idea che tu fossi qui a Londra. C’è anche Sophie con te? A Verity farebbe molto piacere vederla. Perché non ci hai fatto sapere che venivi?
George alzò lo sguardo per vedere Jack Fleming con il suo solito sorriso cordiale. — Come stai Jack? — rispose. — Ma non c’è bisogno di chiedertelo, si vede. No, Sophie non è con me. Sono qui da venerdì, dovevo vedere Warburton.
— E non sei ancora venuto a trovarci? — Jack fece cenno al cameriere di portargli un brandy e si sedette accanto all’amico. — Come sta tuo padre? Sono alcune settimane che non lo vedo.
— Credo che stia bene.
Jack gli lanciò un’occhiata interrogativa. — Intendi dire che non stai in Mount Street?
Per quanto affezionato a Jack, George avrebbe tanto preferito non averlo incontrato. — No, questa volta no.
Jack aspettò che il cameriere li avesse serviti e poi, dopo aver bevuto un sorso, fece girare tra le mani lo stelo del bicchiere. — Ho qualche sospetto sui motivi per cui ti fai vedere così poco, ma spero proprio di sbagliarmi… anzi no, non posso crederci! — George si strinse nelle spalle e Jack continuò. — Ti prego, dimmi che ho torto, ma sei forse stato dalla signora Horton? Capisco — disse, dopo qualche secondo, vedendo che non riceveva risposta.
Senza guardarlo in faccia George gli parlò a bassa voce. — Secondo te mi comporto come un ragazzino innamorato, vero?
— Se anche fossi innamorato, un ragazzino non lo sei di certo — ribatté Jack, in un tono duro insolito per lui, posando il bicchiere sul tavolino in mezzo a loro due. — Spero che tu ti renda conto che stai comportandoti da idiota.
— Ma certo — ribatté in tono caustico George. Fuori in strada c’era silenzio: quasi tutti erano andati a casa e quei pochi che ancora erano in giro stavano andando a cena fuori. Facendo uno sforzo su se stesso, chiese a Jack se Verity era nella loro casa di Kensington.
— No, è andata a trovare sua madre, ma non cercare di cambiare argomento. Puoi anche dirmi di badare ai fatti miei, ma non l’ho mai fatto quando ci sei di mezzo tu. E non pensare che non ti capisca, ragazzo mio, ma trovo che tu stia rischiando guai grossi. Dove credi che possa portare questa storia?
— Lo sa Dio. — George abbassò gli occhi sul tappeto con il suo disegno sbiadito.
— Te lo dirò io, allora: da nessuna parte. Se Sophie verrà a sapere del motivo per cui sei venuto in città, la renderai infelice e sarai infelice a tua volta. E queste cose si vengono a sapere, prima o poi, stanne sicuro. E la signora Horton? Non credo proprio che, di ritorno dal regno dei morti, per così dire, si accontenterebbe di starsene sola ad aspettare nel suo appartamento, nella speranza che tu possa andare a trovarla ogni tanto. Sei un uomo sposato ormai. — Sotto la sua aria spensierata Jack Fleming celava un solido senso morale: era stata appunto la combinazione di quei due aspetti della sua personalità che avevano aiutato George a superare i suoi giorni peggiori. Jack credeva nella fedeltà assoluta e aveva un preciso senso del dovere. Non gli piacevano i libertini. Nutriva una grande stima per lui e lo addolorava vedere che la sua parte peggiore aveva la meglio su tutto il resto.
— Non mi hai detto che cosa ne pensa la signora Horton di tutto questo. Sono sicuro che ha altre idee per il suo futuro — aggiunse.
George tacque: le parole di Jack avevano colpito nel segno. Seguì un lungo silenzio, mentre sorbivano il loro brandy. Alla fine George si riscosse e confermò i sospetti dell’amico, che corrugò la fronte.
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4— Ah, è così? Allora sarebbe saggio da parte tua mettere immediatamente fine a tutta questa storia. Fare altrimenti sarebbe una follia. So che esistono uomini che riescono a giostrare tra la moglie e l’amante, ma non credo che sia il tuo caso, hai troppo buon senso per provare a vivere in quel modo. E tanto meno penso che la signora Horton si adatterebbe a un accomodamento del genere. Tra l’altro non mi è mai piaciuta, sai?
— Perché? — gli chiese George alzando di scatto gli occhi verso di lui.
— Perché, per essere sincero, è una di quelle persone che pensano solo a se stesse, ai loro piani, ai loro desideri. Certo, mi faceva pena perché era molto infelice con Lawrence Horton, che era un individuo spregevole, ma, questo non c’entra. Non riesci a capirlo adesso, se anche allora ti era impossibile accorgertene? George ripensò all’ultima conversazione che aveva avuto con lei. — Ma se anche tu avessi ragione, e bada bene che non ammetto niente, che differenza farebbe? Io l’amo e tutto il resto ha ben poca importanza.
— Ma l’ami poi davvero, mi chiedo? Su, ti prego, non saltarmi addosso, mi sto solo chiedendo se quello che provi non è altro che un residuo di ciò che è successo tanti anni fa. So che la desideri, ma questa è tutt’altra faccenda e non durerà.
— Le stesse cose che mi ha detto lei.
— Allora, per l’amor del cielo, desisti. Se prosegui su questa strada non prevedo altro che infelicità e rovina.
Sprofondato nella sua poltrona, come se avesse perso tutte le energie, George osservò: — Sì, penso che tu abbia ragione, devi aver ragione, ma… — Si interruppe. — Anche lei vuole chiudere. Ceno da lei stasera e poi…
Jack si chinò verso di lui e gli diede un colpetto sul ginocchio. — Allora fa’ quello che è meglio, e che questa cena sia un addio.
— Sì, sì, solo che…
— Quando cammini controvento nella bufera è sempre il primo passo il più duro — fece Jack in tono scherzoso.
Intuitivo com’era, aveva detto la cosa giusta e George sorrise. — Stai pensando a quella tempesta a San Pietroburgo quando siamo tornati all’ambasciata sotto la neve e alticci tutti e due, vero?
— E io sono caduto in quello che sembrava un buco, e invece era un abbeveratoio per i cavalli pieno di ghiaccio. Mio Dio, che freddo faceva!
Così si lasciarono dopo avere chiacchierato di cose meno serie, prima che George si inoltrasse nel buio alla volta di Wilton Place.
Fu una cena tranquilla: Emily pareva non avere molto da dirgli e George non riusciva a pensare altro che al fatto che quella poteva essere l’ultima volta che sedeva alla sua tavola. Mangiò poco e, quando la cameriera portò via i piatti ed ebbe portato il caffè e una brocca di porto per lui, disse: — Domani torno a casa.
— Benissimo, mio caro George.
— E tu?
— Oh, io avrò parecchio da fare. Ho molti inviti a cena, a ricevimenti, a teatro. A Sir James piace sia il teatro di prosa sia l’opera, e la settimana prossima andremo a vedere un giovane attore molto promettente, o così mi hanno detto.
Lui non aveva voglia di starla a sentire quando parlava di questo argomento: soffriva troppo per la gelosia. — Sto male all’idea che tu frequenti altri uomini, o all’eventualità che tu ti possa risposare! Quel Kershaw…
— Mi ha chiesto di sposarlo ieri sera, durante il terzo atto delle Nozze di Figaro. Non ti sembra appropriato? — George le aveva afferrato la mano, stringendola forte, e lei aggiunse: — Non gli ho ancora risposto, ma può anche darsi che accetti la sua proposta. Lasciami, George, mi fai male.
— Voglio farti male quando mi dici certe cose! Accidenti a quell’uomo! Lo accetterai, Emily? Gli dirai di sì?
— Gli ho detto che ci avrei pensato — rispose lei, poi si alzò in piedi, facendo cadere a terra il tovagliolo. — No, George, basta! Devi andare via adesso, e questo è un addio. Parlo seriamente.
— Sei crudele, Emily, non pensi a quello che mi stai facendo.
— Io? — Gli sorrise con aria compassionevole. — Tu hai una casa splendida, denaro, una moglie, e vorresti negarmi le stesse cose solo per poter venire a letto con me di tanto in tanto, quando ti fa comodo! L’egoista sei tu, George.
Questa frase fu come un pugno nello stomaco, per lui. Stordito, fece un passo verso la porta, dove rimase fermo un momento, incerto. — Avevo sperato di… ma vedo che nemmeno un’ultima volta…
— No. Anche se avrei tanta voglia di fare ancora l’amore con te, non lo permetterò. Probabilmente sposerò Sir James e questo è quanto, non voglio correre rischi. Se ti ho lasciato venire stasera è stato solo perché mi facevi pena.
— Si vede! — George tese la mano a sfiorarle i capelli, togliendole le forcine in modo che le spiovessero sulle spalle. Poi passò le dita in quella massa setosa, la bocca appena sopra quella di lei, ed esclamò: — Eppure potrei costringerti… com’è vero Dio, potrei!
— Spero — fece lei con una freddezza che George non aveva mai sentito nella sua voce — che non arriveresti a un tale punto di idiozia.
Lui la lasciò andare e si diresse a tentoni verso la porta, portando nella notte la sua rabbia e la sua infelicità.
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25 pensieri su “Una storia 17

  1. Ho finalmente ripreso la lettura e l’entusiasmo iniziale non è scemato per niente.
    Stupendo.
    Bellissima la descrizione delle sensazioni provate da Sophie, di come avete esposto la storia in questa puntata,
    Sempre alla grande Milord, complimenti.
    Sempre bravo.

    Theresa Elizabeth Warren

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    • Theresa Elizabeth Warren

      La lettura del capitolo porta alle considerazioni che, da voi, promanarono. le sensazioni provate sono quelle che il mondo, all’apparenza apatico e distratto, rende vive.
      Grazie per aver scritto
      Cordialità

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  2. Un capitolo bello è importante. Se ancora ci fosse stato qualche dubbio …
    George, oh mio Dio, che ingenuità.
    Si è innamorato di una idea, non di una donna. Arrivo a pensare che, se Sophie non fosse così coinvolta (è la moglie), potrebbe aiutarlo a uscirne fuori. George mi sembra il tipico uomo, buono è di principi umani, abbindolato e scartato.
    Soltanto una donna come Sophie potrebbe recuperare un uomo così.
    In questo capitolo ho assistito allo show di Emily. Arida, secca e sicuramente senza scrupoli.
    Milord, avete trattato l’argomento con un psicologia totalmente aderente alla realtà.
    Stupefacente.

    Voi si che conoscevi le donne.
    Buongiorno mio signore.
    🙂
    Eleonora

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  3. La bellezza di un capitolo che parla da solo, tanta ne è la sua bellezza.
    Devo dire che, questo passaggio è di una bellezza stupefacente. Soprattutto i dialoghi e la situazione psicologica in cui si viene a trovare George.
    Sophie aumenta le proprie quotazioni.
    Mi è piaciuto il momento in cui stai introducendo l’argomento Expo.
    Bello e interessante…
    per l’epoca …

    Buona giornata milord.
    Ciao

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  4. Una bellezza dietro l’altra. Un ritmo incalzante che ci introduce a uno spaccato familiare, d’epoca, veramente importante.
    george è un uomo che si è fatto “circuire” da una situazione.
    Indifeso e mascherato da uomo “forte” è alla mercé della sig.ra Emily che non manca di farglielo notare con un cinismo che ha dell’incredibile.
    Convengo con la signorina Eleonora Bisi che se Sophie non fosse di parte, potrebbe essere l’unica a farlo rinsavire, ma che, essendo direttamente coinvolta, si potrebbe (e giustamente) fare trascinare oltre…

    Una bella storia Milord.
    Bella bella.
    Buona giornata e grazie.
    (Adesso, però, non vedo l’ora di andare avanti…)

    Bonjour

    Annelise
    Paris ..

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  5. Che bellezza e che potenza milord.
    Dialoghi che penetrano dentro come frustate.
    Avete descritto, al meglio, situazioni ed emozioni che prendono iol cuore e l’anima.
    Sì, devo ammetterlo, la figura di george si è mitigata delle asperità che avevo immaginato. Lo vedo innamorato di una antica idea e molto vulnerabile.
    Emily è proprio una cinica (userei un altro termina, ma mi trattengo per decenza).
    Sophie, ecco, in quella cara ragazza ripongo tutte le mie speranze.
    Sophie è diventata importantissima.

    Grazie milord.
    Buona giornata

    Anna

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  6. Questo capitolo, dall’apparente tranquillità dei dialoghi, concitatezza a parte, è una pietra miliare per questo romanzo.
    Sophie rimane unica e incontrastata. Sophie diventa la reginetta in quanto George sta dimostrando di essere come un ragazzino.
    Fragile ed esposto.
    Emily è molto attiva, sa esattamente quello che vuole. Una donna con scrupoli molto esigui.
    Scrupoli che si manifestano esclusivamente per il proprio tornaconto.
    Ma rimane un sentimento di comprensione per George e soprattutto per Sophie.
    Pagherà lei tutte le pene?
    Vorrei poter consigliare George di svegliarsi e seguire quello che il suo IO (se presente), gli suggerisce.
    Milord un capolavoro dietro l’altro.
    Una bellezza dietro l’altra.
    Un colpo di scena dietro l’altro.
    Grazie per questi regali preziosi.
    Grazie davvero.

    Buon pomeriggio

    Elena

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  7. Molto molto bello.
    Così Emily è uscita allo scopoerto. Non in modo eclatante, ma sta dimostranbdo un cinismo e una cattiveria non comuni.
    Una donna calcolatrice.
    Ecco, quando leggo certe cose, mi vergogno di essere donna. Potrei essere anche una rana, ma davanti a queste tipe mi scade di tutto.
    hai saputo descrivere, soprattutto, la psicologia (bacata dico io) delle donne quando sono pervicacemente cattive. Insopportabili.
    Ecco Sophie sarebbe una donna che potrei vantare tra le mioe amiche. ma dico, George non se ne accorge?
    Semplicemnente per il fatto che sei riuscito a scuscitare sentimenti contrastanti e colorati, dovresti avere u premio. Ma il premio te lo diamo noi, eccome.
    Sei divino.
    Ciao Milorderrimo.
    Sei proprio bravo.
    Ciao

    Maria Luisa

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  8. Caro Antonmaria

    Un altro capitolo straordinario. Specificatamente, questo spicca per i dialoghi. La Vostra maestria li ha resi sonori per chi legge.
    La conversazione tra George ed Emily è, a mio avviso, surreale. Mi pare parlino in lingue diverse. L’ uno, quella dell’ illusione, e l’ altra, quella del cinismo.
    Premesso che in generale è sempre impossibile ricreare una situazione passata, George ha l’ illusorio innamoramento di chi ha iniziato e poi suo malgrado dovuto troncare un amore, tra l’ altro provato sinceramente solo da lui. È così: si fissa in testa tutto ciò che, di intrapreso, poi non si è potuto realizzare per cause indipendenti da se stessi. Ciò, per molto tempo, ha impedito a George di percepire e capire che Emily sia il tipo di donna inaffidabile per un progetto di vita in comune. Eppure Emily, parlando, avrebbe dovuto fargli intuire la propria indole egoista ed opportunista. Per la prima volta, proprio nel capitolo corrente, però si scorge in George qualche piccolo cenno di presa di coscienza.
    Tante volte, per distogliersi da una fissazione e per capacitarsi della realtà, bisogna aprirsi parlando con qualcuno, ovviamente di fiducia. Mi pare che, quella con l’ amico Jack incontrato casualmente, potrebbe essere una conversazione utile in tale senso.

    È un romanzo che, capitolo dopo capitolo, appassiona sempre più. Grazie Antonmaria.
    Con Stima Affetto e Devozione,

    Maria Silvia

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    • Donna Maria Silvia

      Leggere il Vostro commento ci consola.
      Analizzare e sentire un brano letterario con la padronanza e speditezza che mettete in ogni Vostro scritto, dà la misura della pulizia e della chiara intenzionalità nella allocazione dei pensieri.
      E’ vero, George mostra l’inizio di un ravvedimento, più di forma che di maniera, ma è pur sempre qualcosa. La psicologia delle persone, nei fatti, molto spesso porta ad essere immediati.
      George ha dimostrato, come sta dimostrando, che l’immediatezza non abita le sue proprie corde.
      Se fosse stato, appunto, immediato, avrebbe operato verso il buonsenso. Quel buonsenso che porta, a chi dotato di Dignità (George, comunque sembra esserne dotato), di intraprendere una certa via morale, più che un’altra.
      Abbiamo, dunque, una netta discrepanza su quanto manifestato.
      Il cinismo di Emily, alcune volte addolcito altre brutale (sembra quasi che provi piacere nel …); la classe di Sophie che avrà modo di esprimersi al meglio, come vedremo e l’intrappolamento mentale di George.
      Non ci si sbaglia quando, al netto di tutto, il cuore la farà da padrone.
      Il sentimento morale e la propria Dignità, sono i cardini di questo romanzo. Cardini ineludibili che affiorano e riaffiorano su tutto e su tutti.
      Vi ringraziammo, mia signora, per le splendide parole da Voi, generosamente, regalateci.
      Stima, parole, affetto e devozione che, sicuramente, vi ricambiammo, dandovi la nostra più sincera cordialità.

      Vostro Antonmaria

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  9. Caro Milord,
    eccomi con una presenza veloce, ne conoscete le ragioni. Ho letto tutti i capitoli ed è un romanzo di rara bellezza, dove ogni personaggio viene delineato in modo perfetto. Un gran fascino avvolge tutta la storia che rispecchia quei tempi non così lontani. Leggervi è bellezza pura.
    Scusate la brevità ma non è disinteresse lo sapete.
    Vi lascio un abbraccio e tutta la mia stima e amicizia che ben conoscete.

    Giovanna

    La storia siamo noi

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    • Orofiorentino – Lady Giovanna della Febbre d’Influenza

      Ci confondete, milady, con la Vostra gentilezza e presenza. Non nutrimmo alcun dubbio su quanto, tanto graziosamente, ci diceste. Fummo, oltremodo, contenti che Vi piacquero i personaggi e la storia testé descritta. Voi, lady Giovanna, fate parte, a buon titolo, dell’Albo d’Oro di questo spazio web.
      Nell’augurarVi la serenità per queste festività e la salute per Voi ed il Vostro consorte, ci accomiatammo non senza averVi offerto le nostre migliori cordialità.

      La storia siamo noi

      Ninni

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