Una storia 20

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2Dopo alcune settimane Althea, riluttante perché Maurice si fermava ancora un po’ a Plummers, fu riaccompagnata a casa nella carrozza degli Sterling. Quanto a lui, se la stava spassando: andava alle corse con suo fratello George, andava a trovare i vecchi amici, conosceva gente nuova. Mentre cominciava a prepararsi al Natale, Sophie cercò di non pensare alla sua lite e ai suoi orribili sospetti sulla visita di George a Londra.
A metà dicembre andarono insieme in città. La capitale era umida e grigia, gli alberi nel parco spogli e spettrali. Mentre passavano accanto al palazzo che si profilava sull’orizzonte Sophie esclamò stupita: — Non avevo idea che fosse così grande. Andremo a visitare l’Esposizione, vero? Vedo che adesso stanno iniziando a montare il vetro.
— Il Palazzo di Cristallo è proprio un nome indicato, non ti pare?
A Mount Street, dopo i primi saluti, Sophie avvicinò uno sgabello alla poltrona del suocero: — Siamo venuti per riportarvi a Plummers con noi per Natale — gli disse. — Abbiamo invitato la zia Louisa e verranno anche Amabel ed Henry con i bambini, oltre alla mia famiglia, compreso Frank. Per favore, ditemi che verrete. Abbiamo una bella camera pronta per voi. È la più calda, quella nell’angolo a sud-ovest.
Lord Randolph la guardò. Grazie a quei sei mesi di matrimonio la ragazza aveva acquisito una notevole padronanza di sé e la vita di campagna aveva dato colore alle sue guance; inoltre da Warburton, che a sua volta lo aveva saputo dal signor Jardine, aveva appreso dei suoi miglioramenti a Plummers e di come l’avesse arredata con gusto sicuro; era anche stato informato di come sua nuora avesse favorevolmente colpito la gente del paese e la piccola nobiltà dei dintorni. Tuttavia, sfiorandole la guancia, rifiutò con dolcezza il suo invito: — Non lascio mai Londra d’inverno.
— Ma quest’anno non è un inverno rigido — gli fece notare lei — e abbiamo molte coperte in carrozza, e dei mattoni caldi. Venite, ve ne prego, caro Lord Randolph; vorrei tanto che vedeste quello che abbiamo fatto a Plummers.
— Ne ho sentito parlare molto, ma…
— Oh, niente ma, per favore — lo implorò lei. — Vi vogliamo assolutamente con noi. Vedrete che Natale avremo, un Natale come Plummers non ne vedeva da anni. Porterete Harper, naturalmente, e insieme a lui mi prenderò cura di voi.
In quel momento George entrò nella stanza e suo padre alzò gli occhi a guardarlo, senza riuscire a trattenere un sorriso. — Bene, ragazzo, questa tua piccola strega sta cercando contro la mia volontà di convincermi a tornare nell’Oxfordshire insieme a voi e, devo ammetterlo, sono molto tentato di accettare.
Sophie gli baciò una guancia. — Ci divertiremo tanto, carissimo papà. Allora, quando partiamo? Giovedì, o è troppo presto?
Pur dispiaciuto che la loro visita fosse di così breve durata, George non poté fare altro che acconsentire. Poi, annunciando che cenava con i suoi amici al suo club, li lasciò per allontanarsi nel buio invernale alla volta di Wilton Place. Qui la cameriera che gli aprì la porta gli comunicò che la sua padrona non era in casa. — È partita per una di quelle stazioni termali.
— Da sola? — Quella domanda istintiva gli sfuggì dalle labbra prima che riuscisse a trattenerla.
— No, signore, con Sir James Kershaw e sua sorella. Mi ha detto che pensavano di stare via circa due mesi.
George se ne andò e consumò un pasto solitario al suo club. Era finita, dunque, doveva rassegnarsi. La sua vita non avrebbe più avuto nessun contatto con quella di Emily e lui non sarebbe più entrato nella casa di Wilton Place. Lei aveva certo deciso di sposare quell’avvocato. E d’altra parte, se anche non avesse scelto Kershaw, era inevitabile che qualcun altro avrebbe avuto Emily, che lui gelosamente considerava ancora sua.
Lasciando la sua cena a metà, George vuotò una bottiglia di brandy prima di tornare a casa. E nel cuore della notte, quando Sophie si era ritirata da tempo, si buttò sul letto vuoto nel suo spogliatoio, esausto per quelle forti emozioni che ormai cominciava a odiare.
Natale fu un successo strepitoso. Su ordine di George, il personale esterno portò nella casa grandi festoni di edera e rami di agrifoglio, mentre Sophie sovrintendeva alla preparazione delle camere da letto per i numerosi ospiti. George passò parecchio tempo con il signor Street per scegliere i vini, essendo i menu affidati alla giurisdizione di sua moglie. Ma ormai Sophie sapeva come trattare la signora Ackland e aveva imparato a far precedere le sue richieste con osservazioni del tipo: — So che voi conoscete perfettamente questo piatto, signora Ackland, e se poteste servirlo insieme ad altri alla Vigilia, visto che è il preferito di sua signoria… — Oppure: — La vostra pasta è così deliziosamente leggera che forse potreste chiedere al signor Roberts di mandarci della cacciagione per un pasticcio… — La dispensa delle marmellate e dei liquori e la credenza delle scorte erano ben fornite e la signora Ackland era sicura che l’oca ripiena per il giorno di Natale sarebbe stata il massimo della perfezione.
Lord Randolph trovò il viaggio stancante e fu felice di rifugiarsi nella sua stanza, ma dopo essere entrato ebbe il tempo di mormorare a Sophie: — È proprio di mio gusto — riferendosi al baldacchino nuovo intorno al vecchio letto e alla comoda poltrona accanto al fuoco. — Credo che andrò a coricarmi adesso, se sarai tanto gentile di farmi mandare su la cena.
Sophie lo lasciò alle cure di Harper e la mattina dopo, perfettamente riposato, il vecchio signore fece con lei il giro della casa, esaminando ogni cosa con grande attenzione. Quando ebbe visto tutto, tornato nella biblioteca dove amava sedere, le disse con calore: — Hai ridato vita a questa dimora, bambina mia. Quando la mia amata Margaret è morta, anche questo posto ha cessato di vivere. Era troppo pieno di ricordi per me, ma adesso…
— Spero di non averlo cambiato troppo — fece lei, lanciandogli un’occhiata interrogativa, ma lui si mise a ridere. — Secondo me no, ma aspetta che arrivi mia sorella.
Dopo pranzo George gli mostrò le stalle nuove e il suo commento fu che raramente aveva visto cavalli più belli, osservazione che rese molto felice suo figlio.
A cena George volle mettere suo padre a capotavola, ma Lord Randolph rifiutò. — No, mio caro ragazzo, questa è casa tua, adesso. Mi piacerebbe sedere alla destra di Sophie.
Quando una domenica pomeriggio la signora Bodiley andò a trovare il maggiordomo in pensione, gli disse che sarebbe stato sorpreso se avesse visto com’era cambiata sua signoria. — Non l’ho visto così in forma dalla morte di milady, e va pazzo per la signora. Mi ha persino detto stamattina che avrebbe fatto una capatina a trovarvi, domani.
— Be’, che mi prenda un colpo! — esclamò tutta agitata la signora Box. — Dovrò accendere il fuoco in salotto.
Lady Louisa arrivò con una gran quantità di bagagli e la sua vecchia governante, Delia; quando fu fatta entrare nel salotto, si guardò intorno con grande sorpresa. — Vedo che sono stati fatti dei cambiamenti. Santo cielo, questa era la stanza da musica!
Sophie, che aveva paventato il suo arrivo, diede le debite spiegazioni e le chiese se non trovava anche lei che fosse utilizzata meglio come salotto.
Lady Louisa ammise che forse aveva ragione, aggiungendo però che le spiaceva che ci fosse meno luce per il piano, poi confessò che non andava pazza per le cineserie. Comunque doveva convenire che nel complesso quella era una stanza luminosa e piacevole.
— Se questo è il peggio che può dire — mormorò George all’orecchio di Sophie — allora ce la siamo cavata ancora bene!
La casa cominciò a riempirsi. Arrivarono Jack e Verity Fleming, accolti con un caloroso benvenuto da Sophie. Verity bisbigliò che adesso era in stato interessante e che sperava che anche lei avrebbe presto goduto della stessa gioia.
— Non ancora, temo — le rispose Sophie, ma era per lei un enorme piacere avere ospite la sua più cara amica, con cui pregustava una lunga chiacchierata confidenziale in un secondo momento.
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3Gli Sterling arrivarono il giorno della Vigilia e al rumore della carrozza Sophie corse alla porta, dove vide un giovanotto balzar fuori dal veicolo e precipitarsi su dai gradini per venire ad abbracciarla.
— Oh, sei venuto, Frank! Lasciati guardare, mi pare proprio che tu sia cresciuto — disse, e sorrise felice a suo fratello, notando con soddisfazione che pareva scoppiare di salute. — È un anno intero che non ci vediamo.
— E adesso sei una rispettabile signora sposata. Come state, Lord Randolph? — fece Frank, quando comparve George. — Anzi, immagino che dovrò darti del tu, visto che sei diventato mio fratello.
Dopo avere stretto energicamente la mano a George, si guardò intorno nel salone e restò un attimo senza parole, dando finalmente a Sophie la possibilità di salutare i genitori e la sorella. L’incontro di Frank e di Maurice le parve comico: mentre entravano nel salotto, emerse dalla biblioteca suo cognato e lei presentò i due giovani.
Frank si mise rigidamente sull’attenti e senza più nessuna traccia della sua esuberanza di prima, disse: — Servo vostro, signore. Sophie mi ha parlato di voi e desideravo tanto fare la vostra conoscenza. — Rimase sull’attenti fino a che non ebbe finito di parlare.
Maurice si mise a ridere. — Riposo, Sterling. Non siamo su una nave, in questo momento. E siamo fratelli, quindi posso semplicemente dire che sono lieto di conoscerti, Frank. — Questo ebbe l’immediato potere di mettere Frank a suo agio, tanto che il ragazzo da quel momento fece di tutto per stare sempre alle calcagna di Maurice e sedersi accanto a lui tutte le volte che poteva, anche se ancora con grande deferenza. Divenne inoltre il devoto attendente di Maurice, premurandosi di volta in volta di porgergli la sua tazza di caffè o il suo bicchiere di vino, sempre con il massimo rispetto, il che divertì sua sorella. Si divertì comunque anche a correre per tutta la casa seguito da una scia di bambini eccitati, che lo consideravano il loro eroe diciassettenne.
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5Amabel e suo marito avevano infatti portato la loro prole: John, che aveva quattro anni, Louisa Jane di tre e il nuovo arrivato, George Henry, con al seguito balia e bambinaia. Tutti questi bambini riempirono la casa di rumore e allegria. Di tutta questa confusione restò a Sophie solo il profondo desiderio di avere un giorno anche lei dei bambini.
Maurice organizzò le danze, visto che George aveva chiamato per il giorno di Natale dei musicisti da Oxford: se anche non erano esecutori particolarmente raffinati, i ballerini, ottimamente nutriti e resi euforici dalle abbondanti libagioni del punch di George, si divertirono troppo per badare alla scarsa qualità della musica. Brandy, esaltato da tutta quell’agitazione, dovette essere rinchiuso nello studio di George. Charlie Layton, rosso in faccia e accaldato ma raggiante, insistette perché si eseguissero vecchi balli campagnoli, e persino Lady Louisa fece un ballo con suo nipote. Mentre li osservava, Sophie pensò a come stava bene George vestito in abito da sera. A metà serata vennero dal paese i Wait, che cantarono carole e canzoni natalizie e vennero ricompensati con punch e pasticcini.
Mentre salivano per andare a letto Lady Louisa osservò soddisfatta che non aveva mai mangiato meglio in vita sua. — La cuoca che ti ho mandato vale un tesoro, mia cara Sophie.
La mattina dopo, per la prima volta dopo anni, il raduno di caccia fu tenuto a Plummers. Il signor Street portò fuori il bicchiere della staffa e Sophie e Verity, ferme sui gradini, guardarono la comitiva allontanarsi. Verity osservò come stava bene sulla sua giumenta Althea, in quel costume da amazzone nero, il cappello decorato da una piuma gialla e i folti capelli imprigionati in una reticella. Aveva avvicinato la sua cavalcatura a quella di Maurice e mentre bevevano il loro vino caldo, ridevano insieme.
Alla sera si aggiunsero alla compagnia altri ospiti della zona e si danzò fino a oltre mezzanotte. Era quasi l’una quando Sophie si trascinò nel suo letto.
— Devi essere molto stanca — le disse George — ma spero che ne sia valsa la pena. Devo congratularmi con te. È da quando sono ragazzo che non abbiamo più avuto un Natale come questo. Hai visto anche tu come si sono divertiti mio padre e la zia Louisa. — Spalancò la bocca in un grande sbadiglio. — Ringraziamo il cielo che Natale venga solo una volta all’anno; non riuscirei a sopportare tutta questa confusione più spesso.
— Ma ti è piaciuto?
— Stranamente sì. Quando ero all’estero non ho mai avuto una riunione di famiglia come questa, solo balli all’ambasciata e roba del genere. Brava, Sophie — concluse, e si chinò su di lei a baciarle la guancia.
Sophie scivolò in un sonno beato.
A eccezione del dottor Sterling, per cui due giorni lontano dai suoi pazienti erano troppi, tutti gli altri rimasero per godersi l’ultimo dell’anno. Tutta la compagnia si recò a piedi alla chiesa per partecipare alla veglia, dopodiché si portarono dietro il pastore per brindare insieme all’arrivo del 1851.
— L’anno dell’Esposizione — osservò George. — Che abbia un grande successo!
La mattina seguente Lady Louisa e i Fleming partirono. Amabel ed Henry con la loro prole dovevano fare visita ai genitori di lui, che abitavano vicino ad Aylesbury. Fatte le valigie, tutto venne portato via da James e dal suo aiutante in un gran viavai di bambini e bambinaie. Amabel e Sophie rimasero per qualche minuto sole nella stanza da letto deserta.
— Devo confessare che erano anni che non mi divertivo tanto — fece Amabel, annodandosi i nastri della cuffia. — Maurice è davvero di compagnia, non ti pare? E i bambini che giocavano e facevano festa erano uno spettacolo. Sai, è da quando è morta zia Margaret che non ci troviamo a Plummers tutti insieme; anzi da dopo quel… — Si interruppe. — Be’, sono certa che sei a conoscenza di quell’orribile processo. Io avevo solo sedici anni a quel tempo, ma ricordo di averne letto tutti i resoconti sui giornali, con grande scandalo della mia governante! Papà era ancora vivo, allora, e ne entravano parecchi di giornali in casa. Credo che la mamma non si sia mai accorta che me ne portavo uno o due di nascosto nella nursery. Tutta la famiglia era inorridita, ma io non ho mai pensato che la responsabilità fosse di George. Era tutta colpa di quella donna intrigante. E io dovevo essere un po’ innamorata di lui a quel tempo, anche se era mio cugino.
— Non mi stupisce affatto — fece Sophie sorridendo. — Nella casa di Mount Street ho visto il ritratto che gli hanno fatto per il suo ventunesimo compleanno ed era così bello… anzi, lo è ancora.
— Molti pensano che Maurice abbia un portamento più elegante, ma George è sempre stato il mio preferito. Sono contenta che siate felici insieme — concluse Amabel, con un sorrisetto forzato e gli occhi a fessura. — Certo, ormai nessuno ricorda più quell’orribile storia — riprese poi — ma mi spiace comunque che la signora Horton sia ritornata a vivere in città e che sia ancora così bella. L’ho vista a un ricevimento, anche se, naturalmente, mi sono guardata bene dal rivolgerle la parola.
Sophie si irrigidì. — Che cos’hai detto? Chi è tornato a vivere in città?
— Emily Horton, la signora che ti dicevo. Non lo sapevi?
— Ma… George mi aveva detto che era morta.
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4— Oh, c’è stato un errore sul giornale. — Amabel parve tutt’altro che imbarazzata. — Mi spiace tanto, mia cara. Non avrei mai immaginato che tu non lo sapessi. Be’, certo George avrà pensato che fosse meglio lasciar perdere e mettere tutto nel dimenticatoio, senza dirti niente. Non credo che lo sapesse, prima del suo ritorno a casa l’anno scorso, e io non gliene ho mai parlato; non mi pareva il caso. E lui sa essere molto scostante, quando vuole.
— Lui… non mi aveva informata.
Amabel le prese la mano, sorridendo in falsetto. — Su, non fare quella faccia. Nessuno adesso si interessa più a quella faccenda, né a lei.
— Spero di no — mormorò Sophie. — Allora, hai preso tutto?
Arrivò una cameriera, che bussò alla porta, comunicando che i bambini erano in carrozza e che Lord Storrington pregava sua moglie di scendere.
Sophie e George li guardarono partire e poi Sophie scappò via, con la scusa che doveva parlare con la signora Bodiley. Ma invece di cercare la governante, si rifugiò nella sua stanza da lavoro, dov’era certa che a quell’ora non avrebbe trovato nessuno. Era una stanzetta che dava a ovest, con una panca sotto la finestra da cui nei giorni sereni si poteva ammirare il tramonto. In lontananza si vedevano prati, i più grandi dei quali adesso ospitavano delle pecore che brucavano, l’ultimo progetto di George. Nella stanza c’erano scatole aperte che contenevano filo di ogni colore, cuscinetti puntaspilli e forbici di varie dimensioni. Quello era il posto dove si rammendava la biancheria e si aggiustavano le lenzuola, che venivano poi mandate nelle stanze della servitù; due volte alla settimana veniva una cucitrice del paese a tagliare e orlare i tovaglioli: questa era una novità che aveva introdotto Sophie.
Certe volte Sophie andava là nel tardo pomeriggio per osservare il cielo, ma quella mattina era tutto coperto ed era una giornata triste, con la pioggia che stava trasformandosi in nevischio. In verità quel clima si adattava benissimo al suo umore.
Era stato un incredibile shock. Così la donna di cui era stato ardentemente innamorato George era viva ed era tornata a Londra… e lui non glielo aveva detto. Il motivo era evidente. Ecco che si spiegava tutto: le sue visite a Londra, il motivo per cui era rimasto a dormire al suo club invece che in Mount Street, il suo strano umore. Seduta col viso stretto tra le mani e saltando a conclusioni anche più avventate di quanto non fosse la realtà, Sophie cercò di assorbire il colpo della notizia che aveva ricevuto da Amabel. Lui sapeva, già fino da quell’estate evidentemente, anzi fors’anche prima del loro matrimonio. Sapeva e non aveva ritenuto opportuno informarla! Avendo ammesso di averle mentito sul suo domicilio in città, doveva avere avuto anche altre cose da tenerle nascoste.
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16 pensieri su “Una storia 20

  1. E’ simpaticissimo aver abbinato il mondo di Topolino.
    Un’idea accattivante.
    Il capitolo è bellissimo sia per dialoghi, che per il contenuto.
    Inizia l’abisso.
    Sophie ha subito un amaro risveglio.
    L’amica.
    sempre le amiche..

    Buongirno milord..e grazie per il bel capitolo.

    Annelise

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  2. Quindi hai scelto per la pubblicazioner “inbreve e a breve”.
    Bene, così leggiamo in sequenza.
    Un capitolo che di significati, per la storia stessa, ne ha a bizeffe.
    Un capitolo importante e con dei dialoghi al fulmicotone.
    George, Althea e soprattutto Sophie che segnalo per naturalezza. Sei un grande milord.

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  3. Poche, pochissime parole se non che, adesso, mi metto in apnea in attesa del prossimo capitolo.
    Mamma che schiaffo a Sophie.
    Il mondo crolla.
    La città brucia…
    Aspetto. Sapere quando ci sarà il prossimo capitolo?
    Grazie ciao

    L

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  4. Un gran colpo di scena che mette Sophie davanti ad una brutta novità…. chissà come ne risentirà il matrimonio, ma sicuramente lo scoprirò continuando a leggere questo Suo bellissimo romanzo!!
    P.S. Molto bella la scelta delle vignette che in questa puntata hanno preso il posto delle foto d’epoca!!
    Buona giornata

    Amedeo

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  5. Caro Antonmaria

    La Bellezza di Sophie è tutta in questo capitolo, a mio parere bellissimo.
    Ella è talmente così moglie, che ama tutto del marito, fin oltre la persona. Non è scontato che si debba far piacere i suoceri, e tanto meno gradirne la presenza. La tenerezza con cui Sophie tratta Randolph Senior, mi ha colpita. Son sempre stata dell’ avviso che la sensibilità di una persona si valuti da come si rapporta con anziani, bambini ed animali.
    L’ amabilità di Sophie è anche in come si rapporta con tutti. Ha le maniere opportune con tutti, plasmate a seconda dei caratteri, per quella rara umana sensibilità che nulla ha a che fare con l’ ipocrisia o l’ opportunismo.
    Speciale è la scena finale: Sophie che si rifugia nella stanza da lavoro e tutto intorno a lei si conforma al suo stato interiore, particolarmente il tempo, che è cupo e foriero di tempesta (siete stato superlativo, Antonmaria, particolarmente in questo passo del capitolo, a mio giudizio).
    Lo stato interiore di Sophie è quello sconvolto, ed allo stesso tempo abbacchiato, di chi scopre, per voce di altri, segreti compromettenti la propria unione col partner.
    L’ indelicatezza di Amabel di riproporre a Sophie la remota tresca tra George ed Emily, per poi farle scoprire che la tale non è affatto morta e per di più vive a Londra, sembra non essere stata involontaria, ma forse è solo una mia ingannevole percezione.
    Per quanto io liberi la fantasia, non riesco proprio ad immaginare quale potrà essere la più probabile reazione della giovane donna quando sarà sola con George. Abbiamo imparato a conoscere la sua dolcezza e la sua tolleranza, ma Sophie ha dato anche dimostrazione di risolutezza e determinazione.

    La mia impazienza di scoprire il seguito, dopo questo capitolo, è davvero tanta.
    Grazie, Antonmaria. I miei complimenti!

    Maria Silvia

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    • Maria Silvia

      Bel commento. Praticamente hai preso il tema.
      Scusami, ma rispondo ad una tua “percezione”.
      No no no, quella stronzetta di Amabel, non è soltanto una tua percezione.
      Quella è tutta stronza.
      Stronza e cattiva… (e adesso la dico tutta).
      E’ tutta stronza e cattiva como, soltanto noi donne, sappiamo fare.
      Ecco, l’ho detta.
      Ma ti sembra?
      Figurati se non doveva mettere becco..
      Ninni eccelle nello studio psicologico.

      Guarda che Amabel (e questa è una mia percezione) e stronza quanto Emily.
      Ciao buon pomeriggio

      Manuela

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      • Cara Manuela

        Premesso che mi fa sempre piacere ritrovarTi, Ti ringrazio per l’ apprezzamento al mio commento.
        Io non ho letto la pubblicazione precedente, Amabel è infida quanto Emily? Dunque la mia percezione è tutt’ altro che ingannevole, mi dici.
        Grazie Cara Manuela, sono ancor più impaziente di scoprire il seguito.
        Buon pomeriggio.

        Maria Silvia

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  6. Un bel capitolo.
    Sicuramente hai portato numerosi cambiamenti al tran tran del quotidiano.
    Cambiamenti che si riflettono nella vita quotidian a di george e di Dophie.
    Come un sistema che se non va, va cambiato.
    La forze è proprio questa.
    Sophie viene investita, in pieno, dalla invidia della sua amica Amabel.
    Il risultato?
    Una crisi coniugale di portata notevole.
    Sophie è una donna che ha, al suo attivo, una dignotà grande come una casa.
    Ma, … c’é un ma.
    Sopgie dovrà combattere con un ambiente. con le “tradizioni” e con “le teste” che decidono, in meno di un secondo, chio è buono e chi non lo è!
    Il mondo non cambia.
    Caro Ninni, sono appena ritornata da una vacanzina
    (scrivo tutto sul luogo delle chiacchiere)

    Lascio un caro saluto a tutti e aggiungo, nuovamente le mie congratulazioni per il pezzo.
    Bravo milord

    Emanuela

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  7. Proprio non mi riesce a non rileggere.
    Un capitolo “parlante” e soprattutto bellissimo.
    Lo metterei a Teatro, guarda un po’.
    Poi, l’interpretazione dei dialoghi tra Sophie e Amabel la farei fare a due o re persone che dico io.
    Verrebbe un successone..
    Bello e soprattutto oculatamente equilibrato.
    Sophie è caratterizzata al meglio.
    Bravissimo!

    M.
    (L’ho riletto dal tanto che è bello)
    Non vedo l’ora del prossimo..

    Ciao

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