Una storia 21

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2Quando le aveva parlato del suo processo aveva tentato di minimizzare il più possibile quella faccenda, per convincerla che faceva parte del passato, che la sua amante era morta. Ma quella donna, che lei vedeva soltanto come una figura dai contorni sfocati, era evidentemente ben lontana dal far parte del passato; George si era recato a Londra per vederla, anche se Sophie ricordava bene che nel mulino di Brixton Hill lui le aveva detto che non sarebbe tornato a cercarla in ogni caso. Evidentemente, quando aveva fatto quell’osservazione non sapeva ancora che fosse viva, dopo tutto. Oppure lo sapeva? Quando lo aveva scoperto? Doveva essere lei la principale attrazione di Londra per George, era per lei che le aveva mentito. Quel pensiero la ripugnava. Oh, no, no! Come poteva? Si amavano ancora dopo sette anni? E forse erano anche amanti!
Seduta tutta rigida con la schiena eretta, le mani intrecciate strettamente, Sophie si proibì di mettersi a piangere, ma le lacrime erano vicine. Quello che la faceva soffrire di più era l’inganno. Tuttavia era abbastanza onesta da dover ammettere che non sarebbe stato facile per lui raccontarle la verità di sua iniziativa. E se anche fosse riuscito a farsi forza e a informarla che la notizia della morte di Emily Horton era stata un errore, non sarebbe comunque certo arrivato al punto di confessarle che era ridiventato il suo amante. No, questo era impensabile. Sarebbe invece stato molto discreto per non farle del male… ma in verità le aveva fatto molto male! Amabel aveva detto che la signora Horton era molto bella. Probabilmente era stata lei a sedurre di nuovo George. Ma era “suo” marito, ormai, e non avrebbe potuto sposare Emily Horton in nessun caso.
Si chiese quando fosse tornata lei. Prima o dopo le nozze? Sicuramente doveva essere successo appena prima, il che avrebbe giustificato quel cambiamento in lui il giorno del loro matrimonio.
Mentre si torturava con quei pensieri, due lacrime le scesero lungo le guance, ma lei se le asciugò impaziente dal viso. Adesso amava suo marito molto di più di quando lo aveva sposato, e fino a quel momento si era illusa che prima o poi quel suo amore sarebbe stato ricambiato. Ma adesso? Se solo quella donna non fosse tornata! Be’, comunque non aveva intenzione di arrendersi: George era suo e lei non intendeva rinunciare alla sua speranza di felicità, un giorno.
Facendosi forza si alzò in piedi: aveva cose urgenti da sbrigare e doveva affrontare quella giornata. Quando la vide a pranzo, con la tavola ridotta a poche persone, sua madre osservò: — Sei pallida, tesoro mio, ma non c’è da stupirsi che tu sia stanca dopo aver intrattenuto così tanti ospiti.
— Non sono stanca — rispose Sophie, sforzandosi di essere allegra. — Credo invece che questa sia la conseguenza di tutte quelle notti in cui siamo andati a letto così tardi. George e io di solito ci svegliamo presto e andiamo a letto con le galline.
Erano ancora seduti a tavola quando arrivò una lettera per il capitano Randolph.
— Ah — fece Maurice, subito rianimandosi. — Viene dall’Ammiragliato. Immagino che sia la mia destinazione. — Aprì la busta e dopo una rapida scorsa disse: — Sì, finalmente. Devo salire a bordo sabato e probabilmente salperemo lunedì. Una breve puntata a Jersey tanto per vedere che non ci siano problemi con la nave e poi la Cina, come prevedevo. — Si guardò intorno per osservare le reazioni dei commensali: suo padre che lo fissava con aria seria, suo fratello che annuiva come se quella notizia fosse stata giusto quello che si aspettava, Althea le cui guance si erano subito coperte di un rossore che la ragazza non poteva controllare e alla fine Frank, su cui si soffermò il suo sguardo.
— Allora, cadetto Sterling, ti piacerebbe navigare ai miei ordini?
Frank rimase a bocca aperta. — Oh, se mi piacerebbe, signore! Ma il capitano Gilbert…
— È tutto sistemato. Quando si rimetterà in mare prenderà un altro ragazzo e ti ha esonerato dal tuo impegno con lui. Ha fatto tutto l’Ammiragliato. — Maurice sorrise all’evidente piacere del ragazzo. Poi si rivolse alla signora Sterling: — Voi sareste comunque partiti domani, non è vero, signora? Vorreste provvedere ai bagagli di Frank e fare in modo che possa raggiungermi venerdì? Lo porterò a Chatham con me.
— È molto generoso da parte vostra. — La signora Sterling prevedeva una brillante carriera per suo figlio, sotto l’ala del capitano Randolph. — È un lungo viaggio e mancherà a tutti noi, ma ormai è un marinaio e mio marito converrà con me che non avremmo potuto affidarlo a mani migliori.
— Vi ringrazio — replicò Maurice. — Cercherò di non lasciar affondare la nave — aggiunse scherzosamente, poi continuò a chiacchierare, descrivendo la sua ultima visita alla Cina quando aveva pressappoco l’età di Frank. Poi, terminato il pasto, si rivolse a George e gli chiese di potergli parlare per qualche minuto nello studio.
La signora Sterling salì a sovrintendere alla preparazione delle valigie e Frank, che doveva occuparsi del suo bagaglio, abbracciò Sophie prima di scomparire, ancora stordito dalla novità.
Sophie benedì in cuor suo Maurice per essersi interessato a suo fratello e si spostò nel salotto con Althea, che non nascondeva la sua delusione.
La mattina dopo gli Sterling ospitarono Maurice nella loro carrozza che li riportava a Londra, cosa che dispiacque a Sophie, a cui non sfuggirono il pallore e gli occhi rossi di Althea e l’insolito silenzio di Maurice.
Il clima si era fatto più freddo e l’erba era imbiancata di brina mentre si scambiavano gli addii sui gradini. Lord Randolph si era alzato presto per assistere alla partenza di suo figlio e Sophie aveva insistito a coprirgli le spalle con un mantello pesante. George, a cui la partenza del fratello dispiaceva più di quanto non volesse ammettere lui stesso, si rifugiò subito nelle stalle, ma il vecchio rimase a guardare la carrozza fino a che non fu scomparsa quasi del tutto. Due lacrime gli rigavano le guance.
— Sarà una lunga assenza — borbottò. — Due, forse anche tre anni. Non lo rivedrò più, sai?
— E chi può dirlo? — Sophie cercò di parlare in tono scherzoso. — Tutti noi speriamo che voi abbiate ancora molti anni da vivere.
— Ne dubito. Ho la sensazione che già adesso mi sia stato concesso del tempo a cui non avrei diritto, anche se ringrazio Iddio di questo imprevisto regalo. — Poi, dopo un attimo di silenzio, aggiunse: — Quando avrai dei figli, mia cara, non fare preferenze tra loro, è un grosso errore.
— Vi riferite a Maurice?
— Sì — ammise lui a bassa voce. Non piangeva più, adesso, ma le sue guance rugose erano umide. — È sempre stato il mio favorito, forse perché assomiglia tanto alla sua cara mamma. Ed era un bambino così allegro e affettuoso, sempre obbediente, mentre George… non sono mai riuscito a capirlo a fondo. Era un ragazzo serio e sempre imbronciato, che si teneva tutto dentro, non si confidava mai con me, anche se credo che sentisse molto la mancanza della madre.
Sophie pensò al piccolo George, solo e disperato, chiuso in se stesso e nel suo dolore per la perdita della mamma, incapace di comunicare con suo padre. Chissà se i due fratelli erano molto legati, allora. Comunque Maurice aveva preso il mare a tredici anni. Tutt’a un tratto si accorse che suo suocero rabbrividiva e si affrettò a pregarlo di entrare subito in casa.
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3Quando furono nella biblioteca lo fece sedere accanto al fuoco, ordinò del tè e gliene fece bere un po’. Lui la ringraziò, ma non parve avere voglia di parlare. Con il cuore stretto di pena per lui e convinta che il vecchio stesse pensando a un lungo e triste futuro prima del ritorno di Maurice, desiderò ardentemente trovare un argomento che lo distraesse dal viaggio del figlio. Sapeva anche che cos’avrebbe compensato quell’assenza, ma il pensiero le faceva venire voglia di piangere anche lei. Oh, se solo fosse arrivato un bambino!
Rimasero in silenzio per un po’ e quando già Sophie pensava che si fosse addormentato, il vecchio aprì all’improvviso gli occhi, si alzò a sedere e disse: — Che stupidaggine da parte mia lasciarmi prendere dal pessimismo! Tu sei una tale benedizione per me, sei la figlia che ho sempre sognato, e quanto a George… be’, mi pare proprio che tu stia tirando fuori quello di buono che c’è in lui, finalmente.
— Ne sono lieta — rispose lei con semplicità. — Non so dirvi che cosa significhi per noi avervi qui. — Era vero. Quali che fossero i problemi che avevano lei e George, erano un fatto privato, ma lei era molto contenta di sapere che padre e figlio stavano imparando ad apprezzarsi a vicenda: George lo consultava su parecchie cose che riguardavano Plummers e Lord Randolph rispondeva dimostrando grande interesse.
Ma la mattina seguente molto presto, prima ancora che George e Sophie si fossero svegliati, sentirono bussare alla porta e Harper entrò nella stanza ancora in vestaglia.
— Mi spiace di dovervi disturbare, signore, signora, ma sono appena stato nella stanza di sua signoria. Se voleste venire… credo che stia molto male.
Senza preoccuparsi di infilare la vestaglia, George si precipitò lungo il corridoio, seguito da Sophie, che si era semplicemente coperta le spalle con uno scialle. Lord Randolph stava effettivamente male: era rosso e febbricitante, con il fiato corto; sembrava irrequieto e aveva gli occhi chiusi.
George si chinò su di lui. — Mi sentite, papà?
Il malato aprì gli occhi. — Sei Maurice? No, lui se n’è andato. Oh, sei tu, io… io credo di avere preso un raffreddore.
— Pare anche a me — gli rispose piano George e Sophie gli lanciò un’occhiata, chiedendosi per un attimo se non fosse ancora doloroso per lui venire sempre al secondo posto, dopo il fratello minore.
— Se solo papà fosse ancora qui — esclamò, mentre George andava a vestirsi, dopo avere mandato Harper a chiamare il medico locale. Sophie rimase seduta accanto al letto, tenendo tra le sue la mano calda e asciutta del vecchio. Si era molto affezionata a lui e non poteva fare altro che rimanere là ad aspettare, pregando che resistesse.
Dopo poco ricomparve Harper, miracolosamente vestito, e le comunicò che era stato mandato a prendere il dottore.
— Sua signoria ha già avuto questa febbre per un’infiammazione ai polmoni, signora, quando il signor George è stato chiamato a casa — disse in tono gentile. — Dio voglia che la superi anche questa volta.
— Amen — fece Sophie. Da quanto tempo sei al suo servizio, Harper?
— Da quasi trent’anni, signora. So bene come trattarlo e so che cosa gli piace. Potete stare certa che farò tutto quello che è necessario.
— Ne sono sicura — rispose Sophie con un lieve sorriso. — Ma io sono figlia di un medico, e ho una certa familiarità con i malati.
Mezz’ora più tardi arrivò il Dottor Gradely. Dopo avere rapidamente visitato Lord Randolph, confermò le loro preoccupazioni. — Avete fatto bene a chiamarmi — disse, e suggerì parecchie medicine, aggiungendo che, se fosse stato assistito con cura, il paziente avrebbe potuto superare la crisi.
— Ditemi che cosa devo fare — fece con semplicità Sophie.
Nei giorni seguenti non lasciò quasi la stanza. Harper rimase con lei ad assistere il malato e sbrigare quelle incombenze di cui lei non era in grado di occuparsi. In breve, dopo quel dubbio iniziale, l’uomo divenne il suo schiavo devoto, certo che il suo padrone fosse al sicuro nelle sue mani. Sophie lasciava la stanza sempre con molta riluttanza, dietro le insistenze di George, solo per mangiare un boccone o concedersi qualche ora di sonno. Anche lui sedeva per lunghe ore accanto al letto, allontanandosi di tanto in tanto se era necessaria la sua presenza giù dabbasso.
Una volta, ripresa conoscenza, Lord Randolph aprì gli occhi e, vedendo suo figlio, gli disse: — George, mio caro ragazzo… so che provvederai tu a ogni cosa. So di poter contare su di te…
La faccia di George si coprì di rossore e Sophie pensò tutt’a un tratto che forse il “ragazzo serio e sempre imbronciato” stava finalmente trasformandosi nell’uomo che era adesso. Carezzò la mano che teneva tra le sue e gli disse: — Non ci lascerete ancora, caro signore, non ve lo permetterò. Abbiamo troppo bisogno di voi.
L’altro sorrise. — Di un vecchio inutile? Ma io vorrei restare con voi ancora finché… — La voce gli morì in gola e Sophie non osò alzare gli occhi a guardare suo marito. Tutti e due sapevano bene che cosa il vecchio intendesse dire.
Passarono i giorni. Il dottor Gradely andava e veniva, aspettando che la febbre calasse. La quarta notte Sophie diede il cambio a George a mezzanotte, dicendogli di andare a riposare. Mandò a letto anche il domestico.
— Ma mi chiamerete se avrete bisogno di me, vero, signora? Se sua signoria…
— Ma certo, so come stai in pena per lui.
Quelle ore buie passarono faticosamente. Verso l’alba, esausta, lasciò scivolare la testa sulla trapunta e si addormentò.
Era chiaro e le tende erano parzialmente aperte quando sentì una mano che le si posava sulla spalla e si svegliò. Era George. Sophie si alzò di scatto a sedere, scostandosi i capelli arruffati dagli occhi. — È fuori pericolo — le disse lui a voce bassa. — La febbre è calata. C’è qui il dottor Gradely.
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4Sophie balzò in piedi mentre Harper faceva entrare il dottore nella stanza, ma lei stessa si accorse subito del miglioramento delle condizioni del suocero: aveva un colorito normale e dormiva tranquillamente.
Il dottore prese il polso dell’ammalato. — Credo che ce la farà signora Randolph.
— Oh, grazie al cielo! — esclamò Sophie, scoppiando in un pianto irrefrenabile.
— Su… — Il dottore le diede un colpetto sulla spalla. — Siete sfinita e non c’è da meravigliarsi. Ma adesso non dovete più preoccuparvi. Sua signoria dovrebbe guarire, ma vi avverto, può darsi che sia una cosa molto lenta. E dovrà prendere tutto con molta calma… I polmoni sono stati colpiti. Signor Randolph, portate via vostra moglie, adesso, e fate in modo che si riposi per un po’. Io starò qui finché non tornerà il domestico.
George prese la mano di Sophie e se la infilò sottobraccio mentre lei, cercando di calmare gli ultimi singhiozzi, si avviava a passi malfermi insieme a lui lungo il corridoio verso la sua stanza. Arrivati là lui le posò le mani sulle spalle e la guardò in faccia: non vide segni di bellezza, solo un volto pallido, occhi cerchiati per la fatica e arrossati dal pianto. Questa volta però vide qualcosa che non aveva mai visto: una generosa compassione e un grande e sincero affetto per suo padre. E per se stesso? Con un dito asciugò le sue ultime lacrime.
— Il modo in cui ti sei prodigata per mio padre in questi giorni è qualcosa per cui nessuno di noi potrà mai ringraziarti a sufficienza — le disse. — Adesso però devi stenderti a letto e riposare. Manderò su Phoebe con un po’ di tè, poi devi cercare di dormire.
Si chinò a baciarle la bocca, soffermandosi sulle sue labbra con un calore nuovo, prima di andarsene, mentre lei si lasciava cadere sul letto stordita da un misto di sollievo e felicità.
Lord Randolph si riprese lentamente. Le buie giornate d’inverno erano brevi e Sophie passò con lui gran parte del suo tempo, leggendogli il “Morning Chronicle” o il “Gentleman’s Magazine”, che George si faceva spedire da Londra. I giornali non facevano che parlare dell’imminente Esposizione. Erano molte le lettere furenti che protestavano contro il potenziale pericolo delle migliaia di persone che sarebbero accorse in massa a Londra, e persino il duca di Wellington ammoniva le autorità che sarebbero serviti dei soldati per tenere sotto controllo la folla che con tanta facilità avrebbe potuto essere manipolata, facendo nascere tumulti e disordini. Il principe Albert, esausto per il superlavoro e irritatissimo da tutte quelle Cassandre, era alla disperazione. Quanto a Lord Randolph, il vecchio prevedeva grossi inconvenienti per coloro che abitavano nelle vicinanze dell’Esposizione, compreso lui stesso.
— Allora sarebbe bene che passaste qui l’estate — suggerì George.
— Cosa? E perdere tutto il divertimento? — Quell’evento l’appassionava. Altre fonti di controversia erano il costo del biglietto d’ingresso. Quando Joseph Paxton propose l’ingresso gratuito, Lord Randolph disse che “a quel giardiniere” gli era andato alla testa il successo: come diavolo pensava che il paese avrebbe pagato quel grande palazzo di cristallo?
Mentre giocava a carte con Sophie le rivelava i suoi segreti: il suo amore per la moglie, il suo enorme dolore per la sua morte, tanto che l’idea di un secondo matrimonio, anche solo per dare un’altra madre ai ragazzi, gli era sempre stata odiosa. Dopo aver lasciato Plummers aveva vissuto una vita sempre più frustrante e solitaria in Mount Street. Poi, con Maurice in mare e George esiliato, i suoi compagni, oltre alla sorella e alla famiglia di lei, erano stati i soci del suo club.
— E l’orgoglio mi impediva di richiamare a casa George — confidò a Sophie. — È terribile, l’orgoglio. Può essere fatale come una pallottola e c’erano delle volte che mi veniva quasi voglia di ricorrere a una pistola per me stesso.
Così Plummers era rimasto nell’abbandono, negletto e trascurato, le stanze e i corridoi, che avevano conosciuto le risa e i giochi dei ragazzi, silenziosi e deserti. Lui aveva ricacciato nel fondo della mente ogni ricordo della casa e di quegli anni felici, e non ne parlava mai, tranne che per ordinare a Warburton di pagare i pochi servitori che erano necessari per custodire il posto.
— Tu hai restaurato la casa in un modo che non avrei mai sognato — disse con un sorriso a Sophie. — Se c’è un paradiso da cui è possibile guardare giù, la mia Margaret dev’essere molto contenta. — Quelle parole la commossero, specialmente quando il vecchio aggiunse: — E George è diventato un uomo diverso. Non avevo idea che finisse per amare tanto la vita di qui, eppure si vede lontano un miglio che è affezionato al posto. E non mi meraviglierei che fosse stata in gran parte opera tua. Quando sarà diventato padre, la metamorfosi sarà completa. Allora, che cosa c’è, figliola cara? Ho detto qualcosa che ti ha turbata?
— No, no — fece Sophie, sbattendo le palpebre per scacciare le lacrime. — Sono solo stanca e un po’ stupida, oggi.
— Sei esausta per avere accudito a un vecchio inutile — le disse lui, carezzandole la mano, e Sophie fu lieta che non avesse attribuito le sue lacrime a nessun altro motivo. Però era vero che George si era appassionato alla vita e alle attività di campagna.
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36 pensieri su “Una storia 21

  1. Salta agli occhi il crescendo di pulizia stilistica e la forza dell’immagine. Devo dire che, con questo capitolo, hai inferto una svolta alla storia stessa. Commovente l’ultima parte e devo dirtelo, per me, è stata una piacevole sorpresa. Un romanzo dal tocco umano, anche se “ambientato”.
    I dialoghi, poi ..

    Buona giornata.

    L.

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    • Hilde Strauß

      Vi ringraziammo per averci espresso le vostre intuizioni.
      Come Vi ringraziammo per le espressioni molto gentili, deposte al nostro indirizzo.
      Abbiate, milady, le nostre migliori cordialità e auguri per il nuovo anno entrante.
      Grazie

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  2. Non so come finirà, ma procede bene, anzi benissimo. Se qualche passaggio poteva sembrare ovvio, sei riuscito a farlo amare con leggiadrìa e pulizia.
    Un poeta della parola come sempre sei stato.
    Bello e … mi hai emozionata nel passo di Sophie.
    Ciao.
    Un abbraccio

    1050

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    • Maria Luisa Ranieri

      Vi ringraziammo, lady Maria Luisa, per le Vostre espressioni sicuramente cortesi.
      Come Vi ringraziammo per la generosità delle parole che usaste verso la nostra persona.
      Abbiate, nelle more della presente, la considerazione e l’augurio per un buon e splendido 2017.
      Cordialità

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    • Amedeo d’A.

      Il vostro apporto, don Amedeo, si fa notare per la schiettezza e veridicità.
      Sempre appropriato e composto.
      Grazie per aver scritto.
      Vi lasciammo il migliore augurio per un sereno 2017

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  3. Un passaggio concretamente importante.
    Hai segnato il trapasso tra lo svolgimento e l’ambientazione e ti stai avviando all’esposizione fattuale con il suo assorbimento. Una scrittura creativa perfetta.
    Da manuale.
    Interessante, come è già stato fatto notare, il risvolto emozionale di Sophie.
    Effettivamente è molto sentito, perchè ben descritto.
    Sei un ottimo conoscitore della natura umana.
    Anche a me piace questo ritmo incalzante, si gusta un romanz che è avvincente per storia e stile.
    Ci sentiamo, un po tutte, Sophie.
    Un grande in bocca al lupo (sono sotto influenza)

    Un abbraccio, amico mio e buona giornata.

    Anna

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    • Anna Blu

      Il risvolto emozionale del passaggio che faceste notare, è vero e reale.
      La considerazione della natura umana è legata, spesso, alle attitudi personali dei singoli soggetti.
      Averlo notato Vi qualifica.
      Abbiate un sereno 2017 proprio come lo volete voi.
      Cordialità

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  4. Un capitolo serio, bello e importante. Una bellezza letteraria rara. Crdetemi milord, sono proprio stupita. Come oggi, mi ritrovo a passare dalle vostre stanze piena di curiosità e di interesse.
    Un appuntamento a cui non manco. Buona domenica.

    Giorgia

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  5. Veramente sopraffino milord.
    Aspetto la prossima.
    Prevedo temporali o rovesci a carattere temporalesco
    Ciao Nì, qua ti pensiamo un po’ tutti e oggi si parlava proprio di te.
    Mancano, ad esempio, le tue interviste e dialoghi (Caterina, Elisa, Mary e soprattutto la Veronica che ha chiesto di te).

    Un saluto e un abbraccio fraterno

    Glg

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  6. Caro Ninni,

    eccomi molto indietro a scrivere e a scriverti, nel merito di questi capitolo che sono, (riporto un’apprezzamento di una tua stimatissima lettrice, ovvero Maria Silvia) dei piccoli/grandi capolavori di scrittura e di stile.
    Apprezzamento che nasce, sicuramente, dal tuo impegno e dalla tua bravura nel campo emozionale e letterario.
    In questo capitolo, che ho letto due volte per bene gustarlo in ogni sua parte, ho letto, con grande piacere (ma non con stupore) della analisi psicologica tra protagonisti.
    Un ricostruire di dialogo che si rifà ad una introduzione, persentimewnto singolo, sui grandi fattori del racconto stesso.

    A questo va aggiunto un bellissimo apporto, di contrapposizione, che riguarda il tuo inserimento nella figura del padre di George, Lord Randolph, la figura del padre di Sophie, nella sua qualità di medico.
    Sei riuscito a emozionare la situazione, con classe, con tanta energia.
    Mi riferisco al brano, in particolare:

    “— Su… — Il dottore le diede un colpetto sulla spalla. — Siete sfinita e non c’è da meravigliarsi. Ma adesso non dovete più preoccuparvi. Sua signoria dovrebbe guarire, ma vi avverto, può darsi che sia una cosa molto lenta. E dovrà prendere tutto con molta calma… I polmoni sono stati colpiti. Signor Randolph, portate via vostra moglie, adesso, e fate in modo che si riposi per un po’. Io starò qui finché non tornerà il domestico.”

    Una sapiente opera di puzzle, tra interlocutori, dove vengono richiamati gli assenti.
    Un lavoro, nel tuo, dove l’impegno di concetto è enorme che, a mio parere, risulta molto visibile e presente.

    In perfetta armonia e continuità con la lettrice Maria Silvia, che riporto:

    -Capitolo 20
    “Speciale è la scena finale: Sophie che si rifugia nella stanza da lavoro e tutto intorno a lei si conforma al suo stato interiore, particolarmente il tempo, che è cupo e foriero di tempesta (siete stato superlativo, Antonmaria, particolarmente in questo passo del capitolo, a mio giudizio).”

    -Capitolo 19
    “Questo capitolo di transizione rispetta puntualmente il tenore dei precedenti in merito alla bellezza ed alla ricercatezza dell’ esposizione dei personaggi e delle situazioni. Le Vostre parole riescono a farci capire ed a farci immedesimare nello stato emozionale dei personaggi e riescono, persino, a farcene intuire gli intimi pensieri.”

    Inutile aggiungere che quanto ho riportato, l’ho fatto in quanto rispecchia, esattamente, il mio pensiero che riporto cimpletamente e che è inutile che io ripeta.
    nell’attesa di poter leggere il futuro capitolo e nell’augurarmi che tu possa trascorrere un felice nuovo inizio d’anno, ti lascio un saluto, ammirato, dal mio studio (sì, sto lavorando e casa mi manca un po’, oggi. Ho moltissime cose urgenti da isbrigare…)
    Stai bene, ti auguro ogni bene.

    Un abbraccio sincero

    Theresa Elizabeth Warren
    Washington DC, Usa

    PS: Mi piace, per fierezza ed eleganza, moltissimo il personaggio di Sophie. Una classe spiccata e una dignità da maestri.

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    • Gent ma Lady Theresa Elizabeth Warren

      Vorrei ringraziarla per i cenni di apprezzamento nei miei confronti.
      Altresì, vorrei esprimerle i miei complimenti per i Suoi interventi, sempre approfonditi, che denotano rilevante capacità di analisi e sintesi. È sempre piacevole leggerLa e, per me, è di arricchimento interiore.
      Con un saluto cordiale, voglia gradire i miei auguri per un anno e per un avvenire sereni ed in buona salute.

      Maria Silvia

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    • Most honorable lady Theresa Elizabeth Warren

      Vi ringraziammo per le espressioni sempre generose lasciate al nostro indirizzo. Espressioni che ci spingono a sempre migliorare e migliorarci.
      L’impianto descrittivo venne basato sulla, sicura, presenza di una via di fuga.
      Quella via di fuga data da George che si offre, nelle more presenti, ad una analisi interpretativa particolare.
      L’implementazione, adduttiva, di due personaggi di secondo piano, come il padre di George e il padre di Sophie, è stata voluta al fine di sfruttare le potenzialità di trama su due soggetti non ancora utilizzati.

      La storia, infatti, ne comporta bel altra e di altro spessore.

      Convenimmo, circa le vostre note e annotazioni su altri post che, profondamente ispirati, ci regalarono con la loro presenza più di un motivo di soddisfazione (donna Maria Silvia).
      Vi ringraziammo per aver scritto e ponendoci in muto rispetto, Vi augurammo un sereno 2017 per voi e per chi possa apprezzare la Vostra qualificante presenza.

      Ninni

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  7. Caro Antonmaria

    Riuscite proprio a farmela adorare, Sophie.
    Nella prima parte del capitolo, in riflessione e dialogo con sé stessa, si evince tutta la sua onestà intellettuale quando tenta di ipotizzare cosa ci possa essere ancora tra George ed Emily. Arriva al punto di giustificare lui. Se le aveva tenuto nascosto di aver saputo che la notizia della morte di Emily era falsa, probabilmente era per non impensierirla, quindi poteva essere un gesto di riguardo. La tormenta, comunque, il dubbio che abbiano ripreso ad essere amanti. Tutto ciò sembra, però, sormontato dalla risolutezza con cui Sophie intenda salvare il suo matrimonio.
    Il controllo che Sophie mantiene, è virtù che appartiene solo alle persone più equilibrate, chapeau! Invece di lasciarsi andare a isterismi e vendette, continua responsabilmente ad essere la moglie dolce e dedita di sempre.
    Come ho potuto esprimere nel capitolo precedente, Sophie ama il marito anche oltre la sua stessa persona: si prende cura del suocero, ora ammalato, dedicandosi con l’ assistenza oltre il limite delle sue forze.
    Non è possibile, per chi si è addentrato nelle vicende come me, evitare la commozione leggendo i dialoghi della parte finale del capitolo tra Randolph padre e la nuora. L’ anziano ora, verso la fine dell’ esistenza, è ripagato dei dispiaceri della vita da tante soddisfazioni, tutte per merito di Sophie.

    Non ho letto la prima pubblicazione del romanzo, dunque rinnovo la speranza che Sophie possa essere premiata per la donna che dimostra di essere.
    George, nonostante tante ‘cose’, ha manifestato in più passaggi di avere una coscienza. Non voglio dire che debba sentirsi obbligato, questo no! Vorrei valutasse che serenità potrebbe essere una moglie affidabile, amorevole, impeccabile nei propri doveri, affabile da meritarsi la simpatia e l’ affetto di chiunque, dignitosa così com’ è Sophie. Nella vita, avere una famiglia serena è importante.
    Questo, Antonmaria, è tra i capitoli, sinora letti, che mi hanno appassionato di più. LeggerVi, anche come forma stilistica di scrittura, è piacevolissimo. Grazie.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia

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    • Donna Maria Silvia

      Riprendiamo il vostro argutissimo commento partendo dall’inizio e dai motivi che ci portarono a delle determinate e precise scelte.
      L’analisi ’introspettica deve essere scomposta negli elementi più semplici.
      Questi elementi non devono esser suscettibili di ulteriore scomposizione.
      Esempio: l’esperienza suscitata da Sophie non costituisce un elemento semplice. Infatti l’introspezione analitica rivela la presenza in essa di due componenti irriducibili e reciprocamente indipendenti: una sensazione di conoscenza e uno stato affettivo di piacere/analisi.
      Ma per condurre un’esatta disamina, dobbiamo salvaguardarci, dunque, dall’errore dello stimolo.
      In pratica attribuimmo significati e valori all’esperienza cosciente, che vennero invece riportati nella loro nuda e cruda esistenzialità. George impara a descrivere il processo cosciente determinato in lui dall’oggetto-stimolo, anziché l’oggetto-stimolo in quanto noto come tale.
      L’oggetto-stimolo rimane uno strumento utilizzato per “andare oltre”.
      George deve andare oltre.
      Le emozioni, apparentemente fuggevoli ed intangibili, sono molto potenti.

      In questo modo l’arte del racconto e nello specifico George e Sophie può diventare un utile strumento di introspezione per individuare le parti di sé stessi ignorate o omesse dai giudizi razionali del lettore.
      Interessante è lasciarsi trasportare dall’istinto e danzare con il colore e le forme del racconto senza preoccuparsi proprio del senso.
      Non è facile entrare in questa danza.
      Tendiamo a identificarci con quella parte di noi che chiede di razionalizzare o trovare un significato logico nel racconto.
      Sappiamo bene che non è con la razionalità che si comprendono e si sciolgono i malesseri emotivi.
      Abbiamo la stura per analisi ulteriore.
      Sophie ama il marito ed è pronta, con riferimento al nostro preambolo, a tollerare qualsiasi storia pur di appianare tutto. Una modalità come pittorica che punta l’attenzione su ciò che sta dentro di noi, nel subconscio e lo pone in luce, lo svela, nel momento in cui lo raffigura come in un dipinto.

      In questo modo noi possiamo:
      -esaminare che cosa c’è al di là del varco
      -sfruttarne al massimo il tempo
      -dedicarci alla raccolta e all’interpretazione delle emozioni date, invece che al superamento delle resistenze emozionali.
      Il punto di arrivo è una maggiore analisi interna delle proprie passioni, giusto per prepararsi al prosieguo.
      Come da Voi evidenziato.

      Nel ringraziarvi per un commento così qualificante, Vi augurammo le nostre migliori cordialità e un felice nuovo anno.
      Grazie per avere scritto

      Antonmaria

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  8. Caro Milord, passo al volo e me ne duole tanto ma tornerò appena possibile. Volevo lasciarvi il segno della mia stima e affetto che sono sempre nelle vostre mani.
    Un saluto e un abbraccio

    Giovanna

    La storia siamo noi

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  9. Un augurio…

    Non ti auguro un dono qualsiasi,
    Ti auguro soltanto quello che i più non hanno;
    Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

    Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
    non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
    Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contento.

    Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
    ti auguro tempo perché te ne resti;
    tempo per stupirti e tempo per fidarti
    e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

    Ti auguro tempo per toccare le stelle
    e tempo per crescere, per maturare.
    Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
    Non ha più senso rimandare.

    Ti auguro tempo per trovare te stesso,
    per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
    Ti auguro tempo anche per perdonare.
    Ti auguro di avere tempo,
    tempo per la vita.

    Buon 2017

    Testo di Elli Michler

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