Una storia 23

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2— Smettetela! — esclamò. — Smettetela tutti e due. Che cosa credete di fare? Non ammetto un comportamento del genere qui, nel mio salotto! — Ma nessuno dei due uomini le badò minimamente.
— Ecco — fece Bryce in tono di scherno. — E adesso che cosa volete? Un duello sul prato là fuori? Un’idea un po’ démodé, non vi pare?
— Fuori! — urlò George. — Fuori o non rispondo più di me stesso. Dio, vorrei uccidervi qui sull’istante!
— Temo che alla signora Randolph non farebbe piacere uno spargimento di sangue, oltre allo sfacelo che ha qui sul tappeto. — Poi il maggiore Bryce si avviò con calma verso la porta, senza preoccuparsi di calpestare la porcellana in frantumi sul tappeto.
— Andate all’inferno! — esplose George. — Fuori da casa mia, e non osate tornare qui. Quando penso all’angoscia che avete causato…
— Io? Ma se io non ho fatto altro che mettere il bastone tra le ruote dei vostri misfatti… e posso ancora riservarvi qualche sorpresa, badate bene. L’altra persona coinvolta non mi porta più rancore, sapete?
George scosse la testa, come se cercasse di assimilare questa informazione. — Non vi credo — ribatté con voce malferma. —Bugiardo! — Sophie gli posò la mano sul braccio, ma lui si divincolò. — Andatevene — ripeté — oppure assaggerete la frusta.
— Oh, me ne vado. — Il sorriso di quello sgradito ospite era ancora più sardonico, ora. — Ma il bugiardo non sono certo io. — Giunto alla porta si fermò un momento. — Grazie dell’ospitalità signora Randolph. Ora mi pare che dovreste rivolgere qualche domanda a vostro marito, qualche domanda sulla sua condotta di sette anni fa. Vi assicuro che non ci ha fatto una gran bella figura.
— Se non chiudete il becco, provvederò io a farvelo chiudere definitivamente, perdio! — imprecò George. — E non osate più avvicinarvi a me o a mia moglie.
Bryce lanciò un’occhiata a Sophie. — Non credo di potervelo promettere; ho trovato estremamente piacevole la compagnia di vostra moglie. Calmatevi, Randolph, me ne vado.
Trattenendosi dall’insultarlo ancora George aprì la porta e prendendo Bryce per il bavero della sua elegante giacca, lo spinse fuori quasi di forza.
Nell’atrio James cercò frettolosamente il cappello del visitatore. Il maggiore lo prese e si sistemò meticolosamente la giacca, spazzolandola con la mano dove George l’aveva afferrata.
— Immagino che non sia il caso di chiedervi un cavallo per tornare a casa, vero? Ve lo restituirei, naturalmente. No, capisco — fece vedendo l’espressione dell’altro. — Be’, ne troverò certo uno nella locanda del paese. — E uscì senza affrettarsi. Era da tempo che non si divertiva tanto. Ma gli spiaceva per la povera ragazza che aveva sposato l’erede di Plummers e si chiese se avesse una personalità abbastanza forte da tenergli testa. Ripensandoci, però, aveva proprio idea che la ragazza avesse personalità da vendere.
Tornato in salotto George chiuse la porta, vi si appoggiò con la schiena, le braccia conserte come se volesse reprimere dei sentimenti che in quel momento non riusciva a controllare, ed esclamò: — Allora? Che diavolo ti è venuto in mente di far entrare in casa quell’uomo? Come hai potuto fare una tale stupidaggine?
Sophie lo fissò sbalordita. — Non riesco a capire perché tu debba dirmi una cosa del genere. Mi sembrava gentile invitarlo a prendere il tè e non avevo idea che la cosa ti avrebbe sconvolto a tal punto. A dire la verità non l’ho ancora capito nemmeno adesso, anche se è chiaro che c’è dell’ostilità tra voi due.
— Ostilità è dir poco. E quando ho visto quel miserabile seduto là con te…
Davanti a questo attacco a lei, che era del tutto innocente, Sophie si sedette di scatto, con un leggero tremito. — Come potevo sapere, come potevo indovinare che tu solo conoscessi il maggiore Bryce? Non ne hai fatto il minimo cenno quando ti ho raccontato della sua Esposizione di palloni.
— Se ben ricordo nessuno ha fatto il suo nome.
— No? Be’, persino quando io gli ho fatto il tuo, anche se mi è parso stupito, non avevo motivo di pensare che il vostro incontro si sarebbe svolto in questo modo. Non ti sei certo comportato in maniera normale. Anzi, non ti ho mai visto così arrabbiato, prima d’ora.
Lui si mise a camminare avanti e indietro, calpestando i cocci di porcellana. — Ne avevo tutti i motivi — borbottò. Quell’incidente lo aveva riportato indietro nel tempo, in quella squallida aula di tribunale e rivedeva le facce implacabili degli avvocati, per cui quella storia non era che un caso come tutti gli altri. Persino Emily, bellissima nel suo abito nero, non aveva fatto loro il minimo effetto. George ricordò di aver lanciato un’occhiata disgustata al marito che la costringeva a subire quella umiliazione e che, senza la minima considerazione per lei, aveva pensato soprattutto al torto subito. Pensava di essersi lasciato tutto questo alle spalle, di essersene liberato, ma si era ingannato. — Trovarmelo qui, quel bugiardo maledetto! — sbottò, ma poi si interruppe. Al processo Edgar Bryce non aveva detto altro che la verità… accidenti a lui! Se lo vedeva ancora davanti, in piedi, elegante e sicuro di sé, quel damerino!
— Non faresti meglio a spiegarmi di che cosa si tratta? — suggerì Sophie. — Immagino che abbia a che fare con quella storia in cui eri immischiato tanti anni fa. Tu non mi hai detto molto, ma Amabel…
— Ah, così si è messa a spettegolare? Quella stupida ragazza non ha mai avuto il minimo buon senso. — George si sentiva con le spalle al muro.
— Amabel non è affatto stupida e ha solo accennato a qualcosa di cui pensava io fossi al corrente. Ma io non sapevo niente, perché tu non ti sei fidato abbastanza di me per informarmi.
A questo rimprovero George dovette deglutire con forza, prima di essere in grado di rispondere. — Sì, immagino che avrei dovuto, ma mi sembrava inutile dilungarsi su tutti i particolari di quel sordido processo che risaliva a sette anni prima che ti conoscessi. Lo sai bene che la storia te l’ho raccontata, anche se a grandi linee.
— Sì, ma in modo da farmi credere che si trattasse di un’avventura di breve durata.
— Ti ho riferito lo stretto necessario, e se ti ho dato quest’impressione è stato per puro caso — ribadì lui ostinatamente.
— Siediti — esclamò Sophie. — Dobbiamo parlare di questa faccenda e non ci riesco se tu continui a camminare avanti e indietro come una belva in gabbia.
Lui le obbedì, lasciandosi cadere sulla poltrona su cui era seduto poco prima il loro ospite. — Che cosa vuoi sapere?
— Tutto. Credo che sia necessario, se voglio potermi fidare di te in futuro. Perché odi così il maggiore Bryce? E perché lui pareva disprezzarti tanto?
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3George allungò il braccio verso la brocca sul tavolino accanto alla poltrona e si versò un brandy, che tracannò in un solo sorso. — Bryce era l’amico della donna di cui tu sai. Quando mi vide… mi vide uscire dalla casa alle tre del mattino, ne parlò al marito, che a quel tempo era via. Poi Horton, che sia dannato, ci fece sorvegliare da un detective privato. Così venne alla luce tutta la storia. Ti ho già detto che mi fece causa e fu grazie alla testimonianza di Bryce e del detective che fummo condannati e rovinati entrambi. Lei lasciò Londra, il marito se ne andò in America e io fui esiliato all’estero da mio padre, che dovette pagare una somma considerevole come risarcimento a Horton.
Mentre assorbiva questa storia sconvolgente e ne immaginava l’effetto sul giovane George, Sophie fu d’un tratto presa da una grande compassione per lui, invischiato in una situazione ingovernabile. — Continua — lo esortò, ma con un certo timore. — Dimmi il resto.
— Non c’è altro — fu la sua secca risposta.
Sophie si sentì gelare, nonostante il caminetto acceso. Dunque non aveva intenzione di confessarle che Emily Horton era viva. “Dimmelo”, lo supplicò in silenzio tra sé. “Sii sincero, basta menzogne!” Perché non si accorgesse di quel suo disperato desiderio, si chinò a raccogliere dei cocci di porcellana.
Ma lui non le disse niente.
— Quando sono tornato a casa, più di un anno fa, come sai, mio padre e io ci siamo rappacificati… Lascia stare, per l’amore del cielo, lascia che faccia ordine qualcuno dei domestici.
— Che peccato — disse distrattamente Sophie, riscuotendosi momentaneamente dalla sua angoscia. — Faceva parte del regalo di nozze di Amabel ed Henry.
— Comunque io ti avevo spiegato in parte il motivo per cui ero vissuto all’estero — aggiunse lui in tono esasperato.
— Adesso mi rendo conto però che mi hai detto il minimo possibile. E poi — aggiunse in tono inespressivo — è morta la zia Adela. Non ti pare che sia stata una fortuna per noi due?
— Ma certo, sarebbe stupido negarlo. Non ti pare che ora possiamo permetterci di dimenticare certi dettagli?
— Sì, immagino di sì. E che cos’è successo del marito di quella donna?
— Per l’amor del cielo, perché dobbiamo parlare di quell’individuo? Comunque è morto l’inverno scorso, credo.
— E mi pare che tu mi abbia detto che è morta anche lei, vero?
— Sì. — Quella breve parola rimase sospesa nell’aria. Ormai, più che arrabbiato, George si sentiva infelice. Messo alle strette e costretto a scegliere tra mentire o confessare che quella vecchia storia aveva avuto un seguito, aveva optato per la menzogna.
Sophie si inginocchiò sul pavimento, fissando la tazzina rotta che teneva in mano, fragile e a pezzi come la sua speranza. Tutte le tessere del mosaico si stavano ricomponendo: a quanto pareva la signora Horton era ormai libera quando George l’aveva incontrata di nuovo; doveva essere stato prima del loro matrimonio. E lui? Aveva lottato con i suoi sentimenti per decidere tra il suo vecchio amore e i soldi della zia Adela? Sophie pensò che lei era proprio l’ultima ruota del carro in quello sfortunato capriccio del fato.
— Attenta a non tagliarti — le disse George in tono inespressivo, notando la tensione sul suo volto. Poi la prese per mano e l’aiutò ad alzarsi, per lasciarla subito andare. — Vedere quell’uomo in casa nostra mi ha sconvolto, devo ammetterlo, ma credo che sia inutile continuare a parlarne. Comunque tu non ne hai colpa. Dubito che oserà più farsi rivedere da queste parti — aggiunse, dopo una breve esitazione — ma darò ordini a Street che, se mai lo facesse, non deve essere assolutamente fatto entrare in casa. E se tu lo dovessi incontrare per caso da qualche parte, non rivolgergli la parola.
— Cerco sempre di assecondare i tuoi desideri, George — replicò calma lei. — Ma dovessi incontrare il maggiore, non mi rifiuterei certo di rispondergli se mi rivolgesse lui la parola. È stato estremamente gentile con me e sarebbe il massimo della scortesia ignorarlo.
— Ti ordino di non parlargli! — Per un attimo lui alzò la mano e stupita Sophie si chiese se per caso non fosse sul punto di colpirla. Ma subito George riabbassò il braccio, limitandosi a dirle in tono deciso. — Mi hai sentito?
— Sì, ti ho sentito — rispose lei. — E, come ti ho sentito io, immagino che ti abbia sentito chiunque fosse nell’atrio. Non urlare con me, George. Pare che questa storia si sia gonfiata come uno dei palloni del maggiore… e dire che è tutto così lontano nel passato. Non c’è seguito di questa storia nel presente… o sbaglio?
E di nuovo ci fu una brevissima esitazione, mentre i pensieri si accavallavano freneticamente nella testa in subbuglio di George. Ma non ebbe la forza di confessarle il ritorno di Emily dal regno dei morti. C’era quell’unica indimenticabile notte, sepolta profondamente in lui, ma ancora viva nel suo ricordo. Non doveva però parlarne. Avrebbe potuto spiegare che la notizia della morte di Emily era sbagliata, che l’aveva vista un paio di volte, ma non si fidava di se stesso. In fondo non era necessario, si disse. — No, nessun seguito — mormorò alla fine chinando il viso.
Sophie suonò il campanello e quando James arrivò lo pregò di pulire per terra, spiegandogli che era successo un piccolo incidente. Poi uscì, passando accanto a George senza guardarlo in faccia. Non c’era nessun posto in cui nascondere la sua infelicità, tranne la stanza da lavoro. Lasciandosi cadere sulla panca sotto la finestra, guardò fuori dai vetri senza riuscire a vedere la bellezza nel crepuscolo; si sentiva tradita e terribilmente ferita. Era come se avesse perso la sua ultima possibilità di essere amata. George vedeva Emily Horton fin dall’estate precedente, Sophie ne era assolutamente certa. Le aveva mentito, ignorando che lei sapeva. Certo, si sentiva al sicuro, pensò dondolandosi avanti e indietro in preda a un’angoscia intollerabile. Era da prima di Natale che non si recava a Londra, ma chissà, forse si era incontrato con la signora Horton più vicino a Plummers, probabilmente durante quelle lunghe giornate che aveva trascorso fuori casa.
Comunque questi erano dettagli trascurabili. Il fatto era che, dopo avere ritrovato la sua amante dopo tutto quel tempo, si era convinto che era lei che amava, non la sua futura moglie. Ma ciononostante l’aveva sposata lo stesso per amore del denaro. Che cosa orribile e spregevole! E chissà com’era quella donna ancora capace di causare tutti quei problemi. Doveva essere molto bella, dotata di un fascino e una personalità con cui Sophie non era certo in grado di competere. Come poteva sopportare un pensiero del genere? Come poteva continuare a tacere? Ma non trovò risposta nel cielo stellato e tranquillo della notte e nella silenziosa luce della luna.
Le settimane successive furono una tortura per entrambi, ciascuno ansioso di mantenere un’apparenza di normalità, ciascuno assorto nei propri segreti. Doveva essere successo qualcosa di molto grave al piano di sopra, disse in privato alla signora Bodiley il signor Street, forte della sua postazione nella sala da pranzo.
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4— Oh, sono molto gentili l’uno con l’altro — le spiegò. — Ma parlano solo di cose di nessuna importanza, quando parlano. È da quando è venuto quell’uomo dei palloni che ho capito che c’è qualcosa che non va… tutto quel gridare nel salotto, e poi la porcellana a pezzi. Certo, voi conoscete meglio di me la famiglia, ma…
— Il signor George non è mai stato un ragazzo facile e crescendo non è cambiato molto — ribatté la governante, imbarazzata. — Anche se non era tipo da scaraventare la roba a terra. Però ho notato che, da quel giorno, la signora è sempre pallida e assorta nei suoi pensieri. Mi chiedo se… — Serrò con forza le labbra. Street non sapeva niente dei guai del passato e lei non aveva certo intenzione di renderlo edotto. Comunque le si stringeva il cuore per la sua giovane padrona che aveva fatto tanto per Plummers.
George se ne stava fuori tutti i giorni persino più a lungo del solito, e quando tornava a casa era taciturno e aveva l’aria preoccupata. Sophie continuava tranquillamente ad accudire alle sue faccende, sperando e pregando in cuor suo che George si riprendesse al più presto dalla disastrosa visita del maggiore Bryce e che la sabbia del tempo tornasse a seppellire il passato. Era da quel giorno fatidico che suo marito non faceva più l’amore con lei, e ormai erano passate più di due settimane. Anche questo contribuiva alla sua angoscia: era come se lui le avesse detto esplicitamente che non gli interessava più nemmeno avere un bambino, problema che fino a quel momento era stato a cuore a entrambi.
Aveva l’impressione che la loro vita insieme fosse legata a un filo, un filo troppo fragile per reggere a un minimo sforzo e che quindi minacciasse di spezzarsi da un momento all’altro, causando un totale estraniamento tra loro due. Sophie avrebbe desiderato potersi confidare con qualcuno, ma non pareva esserci nessuno in quel luogo con cui potersi sfogare. L’unica a cui si sarebbe sentita di fare certe confidenze era Verity. Per fortuna presto lei e George sarebbero andati a Londra per l’Esposizione e, così, avrebbe forse avuto modo di passare una giornata con Verity. Certo, la situazione si era fatta davvero grave, se desiderava addirittura lasciare Plummers, pensò amaramente.
Ricevette una lettera da suo suocero: Lord Randolph suggeriva che venissero a trovarlo nell’ultima settimana di aprile. Per tutto il mese di maggio Althea sarebbe stata ospite di Lady Louisa, che l’avrebbe portata in giro, nella speranza che le feste e i balli londinesi la distraessero dalla sua tristezza. Le pene d’amore di Althea in quel momento passavano in secondo piano per Sophie, rispetto alle sue. Comunque si sentì rallegrata dalla prospettiva di vedere la sorella e il resto della famiglia, e senza dubbio avrebbe trovato estremamente interessante visitare l’Esposizione. A questo proposito non poté fare a meno di chiedersi se il maggiore Bryce avrebbe esposto i suoi palloni nel parco, come le aveva detto. Avrebbe approfittato dell’ascensione che lui le aveva offerto, se se ne fosse presentata l’opportunità? George glielo avrebbe sicuramente proibito ma, disperatamente infelice e delusa com’era, Sophie pensò che forse un tale atto di sfida avrebbe potuto fargli capire come l’avesse ferita.
Una sera a cena accennò alla lettera di Lord Randolph e George, il bicchiere di vino in mano, si limitò a dirle che non sapeva se sarebbe stato in grado di andare.
— Che cosa vuoi dire? — gli chiese lei sorpresa.
— Be’, non posso assentarmi quando le giumente sono pregne — le rispose lui senza alzare gli occhi a guardarla. — Né loro saranno così gentili da figliare tutt’e due nello stesso momento.
— Ma tuo padre ci aspetta e sarebbe deluso se…
— Allora andrai tu a spiegargli il motivo.
Non sapendo come rispondere a questa proposta, Sophie mangiò un boccone di pesce prima di uscire in un’osservazione avventata. — E pensare che c’era un periodo in cui non facevi altro che andartene a Londra!
Lui le lanciò una rapida occhiata, ma l’unica risposta che Sophie ricevette fu: — È vero.
Il signor Street, che comparve per servire loro una costata con patate arrosto, interruppe i loro discorsi, ma si affrettò a ritirarsi subito, dopo avere visto l’espressione del suo padrone.
Fu Sophie a rompere il silenzio. — Posso osare sperare che Plummers conti adesso per te di più di quello che ti aveva attirato a Londra questo autunno?
— Che strana domanda — fu il commento di lui. — Devi capire che, almeno nei primi giorni che eravamo qui, c’era un mucchio di documenti e di formalità che Warburton doveva sbrigare.
— Ah, è a causa di Warburton che sei andato là?
— Lo sapevi — ribatté seccamente George, gli occhi scuri fissi sul suo viso, come se avesse intuito che alludeva a qualcosa di cui lui non la credeva al corrente. Ma quelle allusioni gli riportavano anche alla mente quei giorni, l’appartamento in Wilton Place e soprattutto il tormentoso desiderio di stringere Emily tra le braccia. Tutt’a un tratto sentì che non ce la faceva più a stare seduto là a mangiare. Spinse da parte il piatto, ignorò la torta di mele della signora Ackland, di cui era solitamente ghiotto, e passò il resto della serata a bere porto.
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20 pensieri su “Una storia 23

  1. E picche, picche e picche!
    Giù botte. Iniziano i giochi pirotecnici.
    Sophie mi sembra, giustamente, una tigre.
    George, almeno fino ad adesso, è un mentecatto. Il magg., dal suo punto di forza, è un grande, ma ha dalla sua, anche, la spavalderia di avere ragione.
    Non conosco ulteriori vocaboli per dirvi quanto siete bravo, mio signore.
    Bravo.
    🙂

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  2. Ah il dolore di una donna tradita e nascosta in una cortina di menzogne.
    Milord? Sei bravissimo. Ma come fai?
    Mi è sembrato di assistere a quelle discussioni.
    Certo che Sophie si sta mettendo, bene bene, sopra il collo di George che, imbecillone, continua a mentire.
    Aspetto la prossima venerdì. Anzi, mi rileggo questa che mi piace.
    Ciaooo

    Ely

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  3. Dovrei usare una proprietà di linguaggio che, in questo momento, mi manca.
    Questo è uno di quei capitoli talmente risolutivi che ti fa pensare altro.
    Un’altra storia con una svolta. Mi creda, avevo creduto che gliela faceva passare a quel signore di George. Invece, come una nemesi in ritardo di sette anni (ma chi la fa …) arrivano le sventole.
    Bene, bene.
    Bravo come sempre.

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  4. Mamma mia.
    Se fossi un’asscuratrice, non vorrei sentir parlare dello stato “precarissimo” di salute di George.

    Sophie, credo sia pronta a dargli una vagonata di botte.
    🙂
    Una mano?

    Buona giornata

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  5. Caro Antonmaria

    Il corrente, un altro capitolo esemplare, soprattutto per la resa dei dialoghi.
    Come è risaputo, ciò che di riprovevole si tenti di nascondere, prima o poi affiora e, quando avviene per opera altrui, son sempre guai per l’ una e dispiaceri per l’ altra delle parti.
    Però, sembra sia stato inutile l’ accaduto con il maggiore Bryce, perché George continua a nascondere alla moglie che Emily sia viva e, addirittura, che l’ abbia incontrata.
    Che scoramento per Sophie che, sapendo la verità, si sente ulteriormente tradita dalle menzogne del marito e che tristezza per aver inutilmente sperato che, quel matrimonio di interesse per George, potesse nel tempo diventare d’ Affetto, magari anche allietato dai figli.
    Anche la migliore persona e quella più disposta alla concordia non potrebbe non reagire a tale ambigua situazione. Dunque spero anche Sophie voglia tutelare la propria Dignità e pretendere verità e rispetto.

    Antonmaria, mi unisco al coro di complimenti che, meritatamente, riscuotete.
    Grazie.
    Con Stima e Affetto

    Maria Silvia

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    • Maria Silvia

      Si, era lo stesso risultato al quale sono pervenuta anch’io.
      Questa sera non ho voglia di uscire perché mi hanno detto che fuori c’é la caccia alle streghe.
      🙂

      Sophie, un gran bell’enigma. io reagirei per esempio.
      Bisogna vedere cosa farà Ninni. Da chi si lascerà intenerire?

      Buona sera

      Anna

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      • Gentile Signora Anna

        Con Lei, spero in una reazione determinata di Sophie. Anche da innamorati, c’ è un limite a tutto e, come ho avuto modo di dire, la propria Dignità non la si deve far calpestare da nessuno.
        Nel ringraziarLa per avermi scritto, Vorrei augurarLe una bella serata, seppur in casa.

        Maria Silvia

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    • cara Maria Silvia,

      leggo il tuo commento, che vedo scaturire dalla passione per la storia, dalla comprensione per l’indotto emozionale e dalla proprietà di discernimento di tutto l’impianto.
      Ho analizzato la tua disamina, molto attenta devo dire.
      Si, convengo che il comportamento di George, non sia chiaro, adamantino, ma che può o potrebbe dare adito a svariate inerpretazioni.
      Certamente gioca il fatto che, nel frangente, George si sia ritrovato tra capo e collo (si dice così?) in una situazione strana.
      La sua, propria, ancora di salvezza (anche familiare) è racchiusa in una Sophie che, all’inizio, poteva sembrare semplicemente un proforma per un business familiare, ma che si sta rivelando una fucina di emozioni.
      George non è insensibile a Sophie.
      Al momento è vittima di una allucinazione tutta personale: Emily.
      Il fatto che abbia taciuto alcune cose alla moglie, se nell’immediato lo colpevolizza, ne fa trasparire alcune caratteristiche. E’ un ragazzetto che porta gli abiti da uomo e che tenta di sistemare ora questo, ora quello, semplicemente sulla base dell’intuito momentaneo.
      La sua reazione, a determinate situazioni, è un classico da parata.
      E certamente George non ne è esente.
      Su Sophie concordo sulla tua visione globale:e cioè che anche il migliore degli uomini davanti a delle scoperte di situazioni strane e a delle aspettative di stress, perderebbe la ragione.
      Ma vedi, cara Maria Silvia, sento che Sophie abbia altro da dare e soprattutto da dire.
      Sicuramente si arabbierà, ma saranno la sua dignità e la sua educazione ad essere vincenti.

      Hai scritto un commento che è poesia.
      Grazie anche a te con comprensione e affetto.
      Ciao

      L.

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      • Cara Hilde

        Grazie per aver pregiato il mio commento con il Tuo in risposta, così bello per forma scrittoria e così preciso nell’ analisi del comportamento tenuto da George nei confronti della moglie. Le vicende e traversie di vita, pare non lo abbiano maturato abbastanza da meritare la definizione di ‘Uomo’, e lo dimostra perché diserta il coraggio di affrontare la situazione creatasi dalla riapparizione di Emily.
        Hai scritto giustamente Tu ‘È un ragazzetto che porta abiti da uomo e che tenta di sistemare ora questo, ora quello, semplicemente sulla base dell’ intuito momentaneo.’
        Io sono per la Verità, sempre.
        La Chiarezza porta solo buoni rapporti. Anche Sophie è di questo avviso e, spero, possa essere questo che ella tenterà di far capire a George, mettendolo alle strette che, o così, o altro modo di stare insieme non ci possa essere.

        Non vedo l’ ora che Ninni legga quanto mi hai dedicato. Son certa converrà con me che, quanto hai scritto in questo spazio, sarà di propria grande soddisfazione,
        RingraziandoTi per la considerazione, vorrei esprimerTi l’ Affetto ricambiato.
        Ciao e buona serata.

        Maria Silvia

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    • Cara Maria Silvia,

      voglio aggiungere, al Suo preziosissimo commento, il mio parere su quanto da lei scritto.
      Lei è riuscita, in pochi tratti, a dare una descrizione e molti significati al capitolo, con una maestria splendida.
      Un commento che parla da solo per profondità e per soluzioni di stile importanti.
      Lei ha parlato delle implicazioni psicologiche di Sophie.
      Brava sul serio.

      Non è immediato, infatti.
      La sua considerazione emozionale è stata:
      “Che scoramento per Sophie che, sapendo la verità, si sente ulteriormente tradita dalle menzogne” e la dice lunga.
      La sua sottolineatura è importante.
      Le rinnovo i migliori auspici per un ottimo anno 2017 e i miei auguri e congratulazioni per quanto lessi “quella sera” e che la riguardava per il Suo, fortunatissimo, futuro.
      La stimo molto.
      Buon pomeriggio

      Maria Luisa

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      • Gentile Maria Luisa

        Grazie per avermi dedicato attenzione.
        Mi avvicino a questo bel luogo creato da Ninni sempre con timidezza e quando capita, come ora con Lei, che mi manifestino apprezzamento e stima mi fa molto piacere, sin a commuovermi.
        E, oltre a ringraziarLa per il Suo apprezzamento e per aver voluto sottolineare lo spirito primario del mio commento riguardo Sophie, Le vorrei esprimere la mia gratitudine per gli auspici che mi/ci rivolge per un avvenire felice.
        Anch’ io, a Lei rivolgo,
        tanti auguri.
        Buona serata.

        Maria Silvia

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  6. Questo è un capitolo difficile.
    Un capitolo d’impatto. Avviene lao scontro. Due mondi, il masio tardottocentesco, e la donna (sempre quella è) si scontrano sulla strada dell’incomprensione causata.
    Già, se George avesse parlato subito non sarebbe stato ricattabile,.
    Invece adesso ne paga le conseguenze.
    Intanto sto sfrigolando per conoscere l’altro capitolo.
    La continuazione.
    Io non ero ancora nata, in questo blog quando venne pubblicato questo romanzo …
    Sdesso me lo rileggo un’altra volta.
    Chissà che non ne preveda le mosse …
    Grazie milord per l’eleganza che ci regalate.
    Buona serata.
    Un saluto a tutti/tutte

    Anna

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  7. Una lettura edificante, in primo luogo per l’analisi psicologica dei personaggi.
    Personaggi che danno tanto allo sviluppo del racconto.
    Personaggi molto ben dosati e con una logica stringente.
    Vediamoli.

    George, l’uomo, il mezzo e strumento dell perpetuazione di un casato che vive di se stesso, un co-protagonista; un casato cha ha saputo fagocitare il molto per i tutti.
    George, secondo la tua penna, né è il continuatore in quella piccola rivoluzione di costumi che è il mondo vittoriano.
    Giovane, determinato, pieno di passione ma … un ragazzo.
    Un eterno ragazzo.
    Non cattivo, ma orgoglioso come tutti i nobili d’epoca e soprattutto istintivo e diretto (Un po’ come tutti gli uomini del presente) e quindi poco riflessivo e facilmente manipolabile.
    Sophie, una ragazza/donna di estrazione medioborghese, di buoni costumi, dalla moralità fortemente sottolineata.
    Con un’ottima e solida educazione vittoriana.
    Una ragazza che sa mettere da parte i sogni e si sa estraniare in un converso che è, appunto, la società.
    Giovane figlia di famiglia, Sophie fa come può. Chi potrebbe, adeguatamente, insegnarle a fare la brava moglie, se non il buonsenso, la propria dignità e il proprio modo di vedere?
    Sì, non sbaglio quando affermo che questo libro, caro Ninni, potrebbe benissimo essere intitolato: “La scelta di Sophie”, giusto per parafrasare un titolo già in essere.
    Sophie è catarsi, è il fulcro sul quale gravitano moltissime cose.
    Sophie è quella donna, e non lo nascondo, alla quale a molte donne piacerebbe somigliare.
    Sophie rappresenta quell’input a cui molti tendiamo per avere un suggerimento, semplicemente per imitazione, da cui vivere e capire il mondo e le sue sfaccettature.

    Caro Ninni, in un capitolo scritto mirabilmente e soprattutto molto attento ai risvolti psicologici, hai racchiuso molto della saggezza del quotidiano con sfumature di implicazioni non comuni.
    Ammirata per questo passaggio di impegno, stile, ricerca, affinazione e completezza quasi maniacale, non posso far altro che assimilare e fare mie, le frasi ed espressioni che qui ho letto.
    Non ce ne sarebbe bisogno, ma sottolineo la tua superlatività nello scrivere e nell’affrontare qualsiasi tematica, con impegno e professionalità non comuni.
    Ti auguro un mondo di bene.
    Un caro saluto

    L.

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  8. caro Ninni,

    ecco che mi addentro in una lettura edificante e completa.
    un capitolo che non è, certo, di transizione perché presenta aspetti nodali importanti per una corretta prodecuzione del romanzo stesso.
    Già, dall’incipit del capitolo, ci delizi con uno shock verbale che, artatamente inserito, attira nell’immediato l’attenzione del lettore.
    “— Smettetela! — esclamò. — Smettetela tutti e due…. ”
    Ecco che la voce, rivelatrice, di Sophie sovrasta la scena piena e satura dei vapori venefici del nervosismo e dell’offesa.
    Sophie, con quella delicatezza tutta sua, sovrasta gli anomi e appronta, immediatamente, quella seria forza dissuasiva che soltanto le donne di livello, spessore e classe, sanno dare.
    Il colpo di genio, Ninni, ce lo dai con quest’inserimento plastico che, immediatamente, permea il contrasto tra George e Bryce.
    Un colpo di genio (Sempre immerso nei tuoi indici di leggibilità vero?)

    Poi abbiamo, invece, un enclave nel capitolo.
    Sembra casuale, ma è un altro colpo di genio.
    nel colloquio tra Sophie e George, a quella che può sembrare una resa dei conti, sei riuscito ad umanizzare la scena con l’inserimento di uno spezzone di quotidiano.
    Mi riferisco a Sophie che si china a raccogliere e osservare, la tazzina rotta.
    Sì, non c’entra nulla con la storia, ma tu hai inserito questa bolla di “intimità femminile” sottolineando ed enfatizzanzo il temperamento femminile e intimo di Sophie.
    Evidentemente stai abituando, piano piano, il lettore a futuri sviluppi d’immagine.

    Una descrizione piena, bella e pulita che fa, della tua/nostra eroina il centro, comunque, del discorso.
    Emily?
    Bé, Emily è strettamente funzionale al suo ruolo di “arma di distrazione di massa”.
    Un defunto che torna, dopo anni e anni, a rovinare i sogno e le speranze, un po’ di tutti.
    Ecco che salta fuori la tua morale.
    “Non fate mai del male e sinceratevi di aver risolto tutto perché, malgrado il tempo, tutto torna”..
    Un brano estremamente bello, con dialoghi sapientemente dosati e con una conoscenza e perfezione stilistica che ti sono propri.
    Considerato questo lavoro di cesello posso intuire qualcosa su il futuro.
    Ma con te nulla è certo se non la tua classe e la tua signorilità.
    Un uomo che vive la delicatezza del momento, con la passione dell’infinito.
    Una persona degna, degnissima della massima considerazione.
    Spero che tu, con il nuovo anno, possa ottenere il meglio dalla vita e dall’amore con quegli auspici che ti e Vi ho augurato per un buon, anzi ottimo 2017.
    Saperti contento … e soddisfatto mi commuove.
    Se me lo permetti ti abbraccio (si lo so che non me lo hai mai permesso, brutto orso).
    Buona giornata e tanti auguri

    Maria Luisa
    (niente cifre per oggi)

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