Una storia 27

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2Un ballo dai Granville era sempre un avvenimento mondano di grande importanza. Mentre saliva la scalinata al braccio di Nigel Storrington, dietro ad Henry e Amabel, Sophie era ben decisa a godersi quella serata. Pareva che fosse presente tutta l’alta società di Londra, oltre a molti dei dignitari stranieri che affollavano in quei giorni la città. Sophie indossava un abito nuovo color rosa intenso che le lasciava scoperte le spalle e aveva delle corte maniche a sbuffo decorate di pizzo d’argento, lo stesso che bordava l’orlo della gonna. Si sentiva sicura in quel vestito, i capelli ben acconciati da Phoebe e ornati da due rose di seta rosa, e pensava quanto fosse cambiata in quell’ultimo anno. Senza l’eredità della prozia Adela probabilmente avrebbe continuato la sua vita tranquilla a Clapham e avrebbe sposato un giovanotto del posto senza nemmeno sognarsi che esistesse un mondo così scintillante. Sapendo di ballare bene, danzò prima con Nigel e poi con vari conoscenti, dopodiché fu lieta di essere catturata da Jack Fleming, che era là con la sorella e il marito di lei.
L’amico si mise a ridere fragorosamente quando fu informato della caduta da cavallo di George. — E pensare che ha sempre dato a “me” dell’incompetente!
Mentre chiacchieravano Sophie capì che Verity aveva mantenuto la parola e non aveva detto niente al marito delle confidenze che lei le aveva fatto.
Mentre stava seguendo la folla per andare a cena insieme a Nigel, vide il maggiore Bryce che si dirigeva verso di lei. Che uomo ostinato! Ma questa volta teneva sottobraccio la donna più bella che Sophie avesse mai visto: vestita con un abito di velluto verde di gusto squisito, i capelli ramati acconciati in una pettinatura perfetta ed elegante, non c’era da sbagliarsi sulla sua identità. Fu del tutto superfluo che il maggiore gliela presentasse come la sua fidanzata, la signora Emily Horton.
Di colpo Sophie si sentì una ragazzetta provinciale poco elegante, dalla pettinatura inadeguata alla grande occasione. Non c’era da stupirsi che George avesse perso la testa per quella creatura affascinante!
La signora Horton le tese la mano. — Bene, dunque siete Sophie Randolph. Ho sentito parlare molto di voi, mia cara.
C’era qualcosa di così condiscendente nel suo tono che Sophie si sentì ribollire di rabbia, oltre che arrossire, il che la irritò ancora di più. — E io di voi, signora Horton — riuscì però a rispondere con freddezza.
Poi si affrettò a presentarle Nigel a cui il maggiore chiese se fosse interessato ai palloni. — Per Giove — rispose con ingenuo entusiasmo il ragazzo. — Direi proprio di sì!
— Allora… — Bryce aveva lo stesso sguardo malizioso negli occhi che Sophie ricordava da quel giorno a Plummers. — Devo fare un’ascensione domani alle cinque. Dal parco, all’estremità di nord-est. E dato che il signor Randolph non è presente, forse vorreste accompagnare voi la signora Randolph?
Nigel accettò con grande entusiasmo. — E che cosa ne pensate voi? — chiese, con un’occhiata a Sophie. — Vi piacerebbe? Lasciate che vi accompagni io, vi prego!
Prima che Sophie facesse a tempo a rispondere, intervenne la signora Horton: — Non so se queste frivolezze attirano la signora Randolph, o sbaglio?
— Possiamo andare là a dare un’occhiata, se non siamo troppo presi dall’Esposizione — fece piccata Sophie, in un tono che sperò suonasse casuale. — Comunque adesso credo che sia ora di sederci ai nostri posti per la cena, Nigel.
Per tutta la durata del sontuoso pasto Nigel non fece che parlare di palloni e di quella volta in cui a Oxford aveva fatto un’ascensione: deliziò i suoi commensali con un resoconto particolareggiato dell’impresa, che durò per parecchie portate.
Tra gli altri sedevano accanto a loro Althea e Lord Bentley, e Sophie parlò soprattutto con quest’ultimo, una persona intelligente, vedovo, reduce da poco da un lungo periodo trascorso nelle Indie Occidentali. Voleva stabilirsi in Inghilterra e iniziare qui una nuova vita. Non riusciva quasi a staccare gli occhi da Althea. La sua povera moglie, spiegò a Sophie, figlia del suo socio in affari, era più vecchia di lui e, dal modo in cui Lord Bentley ne parlava, Sophie intuì che non era stato un matrimonio d’amore, ma semplicemente un’unione di convenienza. Adesso si sentiva solo e piuttosto disorientato, in Inghilterra. Non dovettero parlare a lungo prima che Sophie indovinasse che si era perdutamente innamorato di Althea.
— Vorrei dirvi, signora — le disse a voce bassa, per farsi sentire solo da lei — che non desidero altro che amare vostra sorella. — Confessione che Sophie trovò un po’ troppo precipitosa, visto il breve tempo in cui i due si conoscevano. Ma all’arrivo di una deliziosa mistura di gelato, schegge di cioccolato e rum, la conversazione tornò sui palloni e lei fu di nuovo costretta a pensare alla prospettiva dell’ascensione dell’indomani.
Non sarebbe andata, naturalmente. George si sarebbe arrabbiato se l’avesse fatto, ma allo stesso tempo non voleva dare soddisfazione a Emily Horton. Tuttavia, nonostante la decisione di non darla vinta alla sua rivale, in fondo al cuore sentiva che non sarebbe mai riuscita a competere con quei livelli di eleganza, fascino, e sofisticata bellezza. Che bella coppia facevano lei ed Edgar Bryce! Era naturale che George fosse così geloso e infelice, anche se non aveva il diritto di esserlo. Certo doveva ammettere che si era sforzato di lasciarsi il passato alle spalle, dedicandosi quasi interamente a Plummers. Solo che, a quanto pareva, la facciata che aveva costruito era un po’ troppo fragile per reggere, un po’ come se fossero vissuti in una delle serre del signor Paxton. Se Bryce non fosse atterrato nel loro campo, forse la cosa avrebbe funzionato; anzi, c’erano stati piccoli segnali di un maggiore affetto per lei da parte di George, specialmente dopo la malattia di suo padre, ma adesso che tutta la verità era venuta a galla, la situazione sembrava proprio disperata.
Certo avrebbero continuato a vivere insieme, per amore delle apparenze, ricevendo ospiti, impegnati nelle loro varie occupazioni, lui da una parte e lei dall’altra, e adesso finalmente, sperava e pregava fervidamente, forse avrebbero avuto ancora una possibilità, con l’arrivo di un bambino. Sophie non era ancora stata a Clapham. Ci sarebbe andata solo quando si fosse chiarita la situazione con George: non sarebbe mai riuscita a nascondere la sua angoscia al padre né a tacergli il proprio stato.
Althea, che l’aveva raggiunta al piano di sopra in una stanza messa a disposizione delle signore perché si potessero rinfrescare, era tutta presa dalle sue avventure. Non pareva essere maturata molto da dopo il fallimento della sua storia con Maurice, e adesso continuava a chiacchierare di com’era buona Lady Louisa con lei e di come si divertivano loro due. — Dice che è come portare in società un’altra figlia. E adesso arriverà la stagione dei balli, Ascot e Dio sa che cos’altro.
— Ma quando torni a casa?
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3— Oh. — Althea fece un gesto vago con la mano. — Un giorno o l’altro tornerò a Clapham. Lady Louisa vuole che io mi fermi almeno fino a giugno e la mamma è così contenta per me. Lord Bentley — continuò con gli occhi scintillanti — si è informato del colore del vestito che avrei indossato stasera e poi mi ha portato questo grazioso mazzetto di primule. È così pieno di attenzioni!
— È troppo vecchio per te — fece distrattamente Sophie, e sua sorella la fissò stupita.
— Non è poi così vecchio, ed è favolosamente ricco. E mi trova meravigliosa, il che è quel che più conta.
— Come sei trasparente, mia cara Thea — osservò Sophie, incapace di trattenere un sorriso.
— Che cosa vuoi dire?
— Solo che sei ancora una farfallina — disse, e il sorriso svanì dalle sue labbra, quando ricordò che era stato George che una volta aveva definito sua sorella in questo modo. Così era tornata di nuovo ai suoi guai, pensò, lasciandosi sfuggire un lungo sospiro.

La mattina dopo Lord Randolph non scese a fare colazione e quando Sophie salì a trovarlo in camera sua le spiegò che era un po’ stanco per l’uscita del giorno prima.
— Ho paura che ieri sia stato troppo faticoso per voi — fece lei, preoccupata, ma lui si affrettò a rassicurarla.
— Non avrei voluto perdere quella visita per nulla al mondo, specialmente in quella deliziosa compagnia. È stato uno spettacolo magnifico, ma c’era troppa gente.
Sembrava stanco, così, per rallegrarlo un po’, lei osservò che sicuramente George sarebbe arrivato quel giorno stesso o il giorno dopo.
L’altro annuì, appoggiato al suo mucchio di cuscini. — Temo che oggi non potrò intrattenerti, tesoro mio.
— Non importa — gli rispose lei allegramente. — Nigel e io andremo a vedere l’ascensione in pallone. Ci sarà una grande folla ad assistere. — Per fortuna il vecchio ignorava l’identità del proprietario del pallone.
Sophie e Nigel passarono tutto il pomeriggio all’Esposizione, scoprendo altri oggetti affascinanti. Alla fine, verso le quattro e mezzo, si avviarono verso il terreno riservato ai voli in pallone e si unirono alla folla degli spettatori. Nigel insistette a portarsi in prima fila, facendo a gomitate e proclamando allegramente che erano amici del proprietario.
Il pallone doveva essere nuovo: era decorato con un disegno a galloni rossi, bianchi e blu e un’insegna sventolante che portava il nome di ROYAL VICTORIA. Stava già facendo rifornimento di gas dalla conduttura di Edgaware Road sotto l’occhio attento di Stephen Fox e un altro giovanotto che teneva le corde che lo ancoravano a terra, mentre il velivolo pian piano si stava mettendo in posizione verticale.
— È proprio bello — osservò Sophie. — E i colori e il nome sono molto indicati per le celebrazioni.
In quel momento, il maggiore Bryce, che era intento alla supervisione di quelle operazioni, li scorse e si diresse subito verso di loro. Vestito in giacca rossa, panciotto blu e pantaloni bianchi; aveva un’aria decisamente teatrale.
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5— Un po’ troppo pittoresco, forse — commentò Nigel. — Ma di sicuro effetto, immagino. — E a Sophie venne in mente che George lo aveva definito un saltimbanco. Era indubbiamente un ottimo impresario.
— Speravo tanto che sareste venuta, signora Randolph — le disse Bryce togliendosi il cappello.
Perché, si chiese lei? Perché andare a cercare proprio lei, sapendo bene che suo marito si sarebbe arrabbiato? Forse era proprio quello il motivo, decise: pura malignità.
— Ho tenuto due posti per voi e il vostro accompagnatore, il signor Storrington, mi pare.
— Oh no, no — si affrettò a ribattere lei. — Non intendevo sul serio…
— Ma Nigel intervenne ansiosamente: — Magnifico! Ci porterete davvero su? Che avventura! Vi prego, Sophie, venite, baderò io a voi.
— Lassù? — ridendo Sophie puntò il dito verso il cielo. — No, non è possibile.
Nigel parve così deluso che il maggiore indicò la sua fidanzata. — Viene su anche lei con noi, signora Randolph, così avrete la compagnia di un’altra signora. Sono molte le signore che provano a fare un’ascensione, ve l’assicuro.
— Non posso — rispose lei, ma con minore fermezza, adesso. — Aspettavo mio marito…
— Ma non è ancora qui — la interruppe allegramente la signora Horton. — E lui ha avuto così tante esperienze emozionanti, ne sono certa, che non vorrà negarne una a voi. E se sapesse che ci sono io ad accompagnarvi…
“Una ragione di più per non andare”, pensò Sophie, ma poi le venne in mente che magari era il contrario, che forse a lui non sarebbe importato granché che lei andasse. In fondo non gli importava niente di lei e l’unica obiezione che avrebbe potuto sollevare sarebbe stata a causa del suo odio per Edgar Bryce. E come avrebbe reagito all’idea che anche Emily Horton sarebbe stata a bordo? Sophie rabbrividì al solo pensiero. Girò lo sguardo intorno, contemplando il Palazzo scintillante, il parco così verde e fresco, la folla variopinta che passeggiava. Esitò, tanto incerta sul da farsi che Nigel intervenne: — Vi prego, saliamo. Vi prego, Sophie, vi supplico! Immaginatevi questo splendido spettacolo visto mentre saremo sospesi nell’aria. Che storia da raccontare agli amici a Oxford!
— Andateci voi, allora — fece Sophie, in un ultimo tentativo di eludere il problema. — Io vi aspetterò qui.
— Non posso certo lasciarvi sola: siete stata affidata a me — replicò l’altro. Come se, invece che uno studentello di diciotto anni, fosse stato un uomo di età matura con tutte le sue responsabilità. — Vi prego, venite, sarà divertente, una cosa da raccontare agli altri.
Era giusto quello il problema, pensò lei. Ma poi tutt’a un tratto la possibile reazione di George le parve del tutto insignificante. Perché avrebbe dovuto preoccuparsene? Lui non sarebbe certo stato in pena per lei. Ma fu l’intervento della signora Horton che la fece decidere: — Avremo un panorama perfetto di Londra da lassù, ma forse siete un po’ intimorita, signora Randolph, è un’avventura un po’ troppo audace per voi…
Così, rivolgendosi a Nigel con un luminoso sorriso che non rifletteva certo il suo stato d’animo, Sophie gli disse allegramente: — Siete davvero coraggioso. Vogliamo dunque osare insieme?
Nigel era raggiante e il maggiore aveva un’espressione soddisfatta. — Venite, allora — disse. — Il pallone è quasi pronto.
Il gruppo che avrebbe fatto l’ascensione era composto da loro quattro e da un certo signor Asher, con suo figlio, amici del fratello di Emily. Bryce aiutò le due signore a salire sugli appositi gradini e nella navicella simile a un cesto. Sophie si guardò intorno esaminando l’intricata disposizione delle corde, i sacchi di zavorra fissati al fianco della navicella, il rampone penzolante pronto per l’atterraggio. In quel momento sentì una voce che la chiamava. — Sophie! Che cosa stai facendo? Dov’è George?
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6E con suo grande imbarazzo vide Jack Fleming che la fissava. — È a Plummers — rispose alla sua preoccupata domanda. — Ha scoperto di non potere lasciare i suoi cavalli, in questo momento.
La sua voce era così tesa che l’altro fu ancora più sbigottito.
— Sapevo da Verity che non ti aveva ancora raggiunta, ma che lo aspettavi tra poco. Non riesco a immaginare che cosa tu stia facendo su quell’aggeggio, ma — abbassò la voce — sono sicuro che la cosa non gli piacerebbe affatto. Credimi…
— Credi a me — replicò lei. — Non si preoccuperebbe troppo. Oh, stiamo alzandoci!
Mentre gli ordinavano di indietreggiare, Jack fece un ultimo sforzo. — Non è possibile che tu dica sul serio. Ti prego scendi da lì, Sophie. Lascia che io…
Ma lei non rispose e il maggiore gli impose severamente di spostarsi se non voleva essere colpito dalla corda di ancoraggio, che adesso penzolava liberamente dalla navicella. Dell’altro gas fu soffiato nel cuore del pallone che, con un solo leggerissimo scarto, si sollevò in aria tra gli applausi della folla e gli urli di incoraggiamento di un gruppo di studenti.
Sophie ebbe un attimo di puro terrore. Questo non era un pallone ancorato a terra, ma un mostro dotato di volontà propria che li aveva tutti in sua balia. Sperò che il suo stomaco si calmasse, ma quasi immediatamente avvertì una sensazione di piacere mentre il pallone si alzava lentamente e con grazia. Era la serata perfetta per un volo, con l’aria appena mossa da una lieve brezza. La folla si allontanò, gli alberi, le carrozze, tutto divenne più piccolo. Sentendosi molto audace, salutò con la mano la gente ai suoi piedi; con un’ultima occhiata vide Jack fermo a guardare, la briglia del suo cavallo sul braccio, l’animale che minacciava di scartare per la paura. E poi, con suo grande stupore e orrore, vide George dirigersi a grandi passi verso Jack. Chissà che cosa si stavano dicendo quei due, non riusciva assolutamente a immaginarselo. Be’, almeno George non avrebbe più potuto definirla paurosa!
Adesso il pallone era sopra il Palazzo di Cristallo e dalla navicella se ne potevano ammirare le dimensioni e la sorprendente bellezza. Le paure di Sophie svanirono mentre ascoltava il maggiore indicare i punti di riferimento.
— Adesso siamo sopra lo Strand, potete vedere la chiesa di Saint Clement, lì vicino c’è Fleet Street, là c’è il sole che si riflette sulla cupola d’oro di Saint Paul. Che spettacolo, vero?
— Non vi avevo detto che ne sarebbe valsa la pena? — disse Nigel alla sua compagna.
— Vorrei che non vi sporgeste tanto — ribatté lei, sentendosi responsabile per lui, ma in effetti non aveva mai visto niente di così bello come il panorama ai suoi piedi.
— Non sarà sorpreso George, signora Randolph? — fece ridendo la signora Horton. — È un’avventura che potrebbe invidiarvi, non vi pare?
— Non ho la minima idea di quello che penserà — ribatté Sophie, irritata dalla familiarità con cui l’altra si permetteva di chiamare suo marito per nome. Mentre contemplava il nastro d’argento del Tamigi, chiese al maggiore dove sarebbero atterrati.
— Se avremo fortuna agli stagni di Wanstead. Là c’è un bello spazio aperto e potremo facilmente trovare il mezzo di trasporto che ho ordinato per riportarci indietro. Ma quelle nuvole che stanno salendo adesso non mi piacciono affatto. Non me lo aspettavo.
Sophie alzò gli occhi e le vide. C’erano dei nuvoloni dall’aria sinistra che si addensavano e disturbavano la pace della sera, nascondendo il sole. Faceva più freddo, adesso, e rimpianse di non essersi portata dietro uno scialle caldo. E poi, pensando a George che la guardava là sotto, si sentì sgomenta: la sua improvvisa comparsa in quel particolare momento non poteva che peggiorare le cose tra loro due. A questo punto sentì delle gocce di pioggia sul viso e desiderò essere già al sicuro laggiù.

La reazione di George superò di gran lunga quello che Sophie avrebbe potuto immaginare. Ricordando come sua moglie avesse ammirato i palloni che aveva visto durante la sua visita a Oxford, si era recato dov’era il pallone, ritenendo che Sophie fosse andata là a dare un’occhiata. Poi, mentre l’aeromobile si levava con grazia sempre più in alto da terra, aveva incontrato Jack Fleming.
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4— Bene — gli aveva detto. — Sei venuto anche tu a vedere lo spettacolo, a quanto pare. È quello di Bryce, immagino?
— Sì — gli rispose riluttante Jack. La situazione stava per diventare imbarazzante. — Ha portato un gruppo a fare un’ascensione.
— Vedo. Speriamo solo che possano ritornare a terra sani e salvi, che non succeda una catastrofe come quella che ho visto a Parigi. Comunque non posso starmene qui ad aspettare, sto cercando Sophie. A Mount Street mi hanno detto che era al parco insieme al giovane Storrington e pensavo che potesse essere qui ad assistere all’ascensione, anche se spero che non si sia messa a chiacchierare con quel pagliaccio di Bryce.
— Temo che abbia fatto qualcosa di più che non semplicemente scambiare due parole con lui — ribatté Jack: non era più possibile tacergli la verità. — È lassù insieme a Storrington.
— Mio Dio, non è possibile! — George afferrò l’amico per le spalle e per poco non si mise a scrollarlo. — Non può aver fatto una cosa del genere, Jack, devi esserti sbagliato.
— Vorrei proprio essermi sbagliato. Lasciami, Randy.
— Perché diavolo non glielo hai impedito? Come hai potuto permetterle di…
— Calma! Sono arrivato qui solo all’ultimo momento e ho cercato di persuaderla a scendere, dicendole che la cosa non ti sarebbe piaciuta affatto — lo interruppe Jack fissando l’amico che gli stringeva ancora forte il braccio e guardava in alto con un’espressione angosciata dipinta sul viso. — Anche Emily Horton è lassù, quindi Sophie non è l’unica signora che…
— Emily? Emily è su anche lei? — fece con voce roca George.
— Sì. Che scherzo del destino, vero? — E pur vedendo l’espressione dell’amico, Jack continuò incalzante, nella convinzione che fosse ora che George affrontasse finalmente certe verità. — E Sophie mi ha detto che a te non sarebbe importato. Che cosa sta succedendo, Randy?
— Buon Dio! — gli tremava la voce. — Tu non sai… e come potresti mai sapere?
— Allora che cosa intendeva Sophie? Che cosa le hai fatto?
— Per poco non ho rovinato tutto! E ti ha detto che a me non sarebbe importato? Oh Dio, che cos’ho fatto? E proprio adesso che so che non posso vivere senza di lei. Devo riaverla, Jack!
— Ma certo che la riavrai, vecchio mio. Torneranno a terra sani e salvi — cercò di tranquillizzarlo Jack, che pur colpito da questo sfogo di sentimenti, cominciava pian piano a capire qualcosa della situazione. — Cerca di non preoccuparti. Quando saranno atterrati, anche se non so bene dove, li riporteranno qui con un carro, o magari in carrozza.
— Non posso aspettare. Prestami il tuo cavallo, voglio inseguire quel dannato aggeggio!
— Con piacere, ma non vedo…
Quello che non vedeva, George non lo udì, perché balzò in sella e partì al galoppo per Oxford Street, dirigendosi verso est, incurante di tutto ciò che gli intralciava la strada, cose o persone che fossero, all’inseguimento del globo colorato che galleggiava pacifico nel cielo.

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28 pensieri su “Una storia 27

  1. Caro Antonmaria

    Quanta genialità in questo capitolo! Scritto superbamente, cattura al massimo l’ attenzione facendo percepire ogni parola, movimento, battito di ciglio di ciascuno dei protagonisti e personaggi. E poi, la mente di Sophie in un turbinio di riflessioni, considerazioni e probabili conclusioni.
    Un vero e proprio agguato, quello della neo-coppia Bryce, di cui mi è vago il movente. Eppure il romanzo volge alla fine. Ancora poco, sapremo.
    Per mia indole, sono positiva e George, che sembra proprio rinsavito consapevole e convintamente pentito, spero venga premiato col recupero della fiducia di Sophie.
    È sempre così… è quando si stanno per perdere, che ci si rende conto del valore delle persone; la vita senza di esse non sarebbe più la stessa, i rimpianti la mortificherebbero.

    Il romanzo è volato, grazie per la bella lettura.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia

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    • Donna Maria Silvia,

      Sì, siamo arrivati alle ultime battute di un romanzo che ci costò impegno, documentaziopne e analisi delle pulsioni umane.
      la storia si snoda lungo gli assiomi umani.
      Molte coppie potrebbero viverne le medesime trame.
      Una perniciosità del destino che, lambite le acque della vita “in comune” di due giovani sposini, si diverte ad opporre situazioni e mezzi che, apparentemente, sono insormontabili.

      Emily Horton.
      Ecco inquadrata la vera co-protagonista. Ella rappresenta il fato, il destino momentaneo che, non invitato, all’apparire si presenta dorato, bello e immaginifico, ma che passato il tempo della fiamma si accanisce sulle persone e i fatti.
      Non si possono disconoscere quelle fiamme, quelle lingue di fuoco che, se animate con forza, alimentano calore e disunione.
      Non è, ovviamente il nostro caso, bensì quello di Sophie.
      Sì, mia signora, leggeste correttamente.
      Quello di Sophie.

      Vedremo di spiegarci al meglio
      (Considerato che il prossimo capitolo è l’ultimo e finale. Non ci saranno parti seconde o continuazioni, infatti.)

      Emily Horton, con la sua avvenenza e eccezionale predisposizione ai rapporti umani, rappresenta tutto il bello e tutto il peggio che possa capitare.
      Nei tempi felici, ma senza basi costruttive solide (quindi partendo da una situazione incresciosa quale un matrimonio in essere …), rappresenta la felicità momentanea.
      Quella felicità che arde come una candela accesa, ma da entrambi i lati: luce doppia, rispetto al normale, ma durate infima.
      Sophie, la donna, l’amore, la dolcezza, la famiglia, la comprensione, l’affetto, la dignità e non ultima, una buona dose di classe, è quello che, sia un uomo, sia l’Umanità, si augurano possa accadergli.
      Sembra un’utopia, è vero, ma registrammo, a tal fine, l’eccezione che conferma la regola.
      Questo romanzo, mia signora, venne scritto in tempi non sospetti, rispetto alla prima edizione (2014).
      Quasi a presagio, trattammo l’argomento, descrivemmo (come evidenziato più su) una donna con tali caratteristiche positive, da sembrare fantastica.
      Ebbene, oggi, con il senno attuale, possiamo affermare che tale donna, con le medesime caratteristiche e qualità esiste.
      Esiste nel,a Vostra persona, nel Vostro incedere e nel Vostro sguardo.
      Esiste dal principio alla fine.
      Esiste e basta.

      Vi ringraziammo, con affetto, per aver scritto presso quest’umilissimo spazio web.
      Abbiate, mia signora, le nostre miglior cordialità e auspici

      Antonmaria

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      • Caro Antonmaria

        Mi avete onorato di una risposta che è incanto per l’ Anima.
        Dapprima, analizzando come il destino può essere travisato. Avete parlato della Felicità che potrebbe rappresentare la scelta riguardo la persona di valori forti e imperturbabili che è Sophie, di difficile approdo tra traversie e impedimenti, ma affidabile e duratura. Per contro, la felicità rappresentata dalla scelta alternativa su Emily, di bella parvenza, ma di miserrima sostanza dal punto di vista valoriale, che non potrebbe essere che effimera e passeggera.
        Poi, il mio incanto nel leggerVi, è stato per avermi comparato, con tanta generosità, a Sophie, donna sin da subito da me adorata per le virtù che le appartengono…
        ‘Sophie, la donna, l’ amore, la dolcezza, la famiglia, la comprensione, l’ affetto, la dignità e non ultima, una buona dose di classe, è quello che, sia un uomo, sia l’ Umanità, si augurano possa accadergli.’

        Grazie, Antonmaria, dettato dal cuore.

        Maria Silvia

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  2. Un romanzo notevole. uno spaccato, tipicamente inglese, che apre una finestra su un mondo a noi molto lontano.
    Bravo.
    Quindi, questa è l’anticamera dell’ultimo capitolo?
    Lo leggerò. Leggerò tutto.
    Ciao

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  3. Un passaggio delicato e commovente che fa pregustare, durante l’evolversi della storia, qualcosa di bello.
    Mi dispiace che questa sia la penultima puntata.
    Ma le cose belle, per essere tali, devono avere una fine.
    Né troppo presto, né troppo tardi.
    Hai deciso bene: qui è giusta.
    Appuntamento all’ultima, allora.
    Ciao

    Hilde

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  4. Direi che tutto è perfetto, a partire dal linguaggio tipicamente britannico.
    Una grande opera, la vostra, Milord!
    Grande conoscitore delle passioni umane e degli atteggiamenti
    Un romanzo che la regina d’Inghiltrra non esiterebbe a fare diventare di proprietà della corona
    Abbiate, mio signore, i miei più profondi omaggi.

    Lady Eleonora

    😀

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  5. Un capitolo questo, il penultimo, scritto con molta competenza e proprietà.
    Certo si nota che è corroborato da ampie ricerche.
    Soddisfattissimo per l’eleganza.
    Buona giornata, dottore.

    Furio

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