Mille Aghi: Aiuto!

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Aiuto

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Ieri notte ho fatto uno strano sogno. Una voce di donna mi diceva: — Scusi se ho interrotto il suo sogno precedente, ma ho un problema urgente, e solo lei può aiutarmi.
Sognai di risponderle: — Non occorre che si scusi; non era un granché come sogno, e se posso esserle utile in qualcosa…
— Soltanto lei può aiutarmi — disse la voce. — Altrimenti io e il mio popolo saremo condannati.
— Cristo! — dissi io.

Il suo nome era Aglaia e apparteneva a una razza antichissima. Il suo popolo viveva da tempo immemorabile in un’ampia valle circondata da montagne gigantesche. Erano un popolo pacifico e, nel corso dei secoli, avevano dato vita a grandi artisti. Le loro leggi erano esemplari, ed educavano i loro figli con dolcezza e tolleranza. Benché alcuni di loro tendessero a eccedere nel bere, e avessero avuto anche un caso isolato di omicidio, si consideravano creature piene di sensibilità, buone e rispettabili, che…
— Senta un po’ — la interruppi — non potrebbe arrivare direttamente al punto?
Si scusò di averla tirata in lungo ma, mi spiegò, che nel suo mondo era consuetudine che le suppliche fossero precedute da una lunga introduzione intorno alle qualità morali del supplicante.
— D’accordo — dissi. — Veniamo al sodo.
Aglaia trasse un profondo sospiro, e cominciò.
Mi raccontò che circa un secolo prima, secondo il loro calcolo del tempo, un’enorme colonna gialla-rossastra era scesa dal cielo, posandosi nei pressi del monumento al Dio sconosciuto, di fronte al municipio della terza tra le loro città maggiori.
La colonna era approssimativamente cilindrica e di circa tre chilometri di diametro. Si innalzava verso il cielo oltre la portata dei loro strumenti più perfezionati, sfidando tutte le leggi naturali. Dopo ripetuti tentativi avevano riscontrato che era inattaccabile al freddo, al calore, ai batteri, al bombardamento protonico, insomma a tutto quello che avevano potuto escogitare. Se ne stette lì, immobile e incredibile, per cinque mesi, novanta ore e sei minuti esatti.
Poi, apparentemente senza motivo, la colonna cominciò a muoversi in direzione nord-nord-ovest. La sua velocità media era di 128,884 chilometri orari (secondo il loro calcolo della velocità). Scavò un solco lungo 294,861 chilometri, largo 3,234 chilometri, e quindi scomparve.
Un congresso delle maggiori autorità scientifiche del paese riunitesi per discutere lo straordinario fenomeno non portò a nessuna conclusione. Alla fine gli esperti dichiararono che si trattava di un evento unico e inesplicabile, e che era del tutto improbabile che potesse ripetersi.
Invece si ripeté, un mese più tardi, e questa volta nella capitale. L’enorme cilindro aprì uno squarcio di 1.321,159 chilometri in totale, secondo un percorso apparentemente capriccioso. I danni alle proprietà furono incalcolabili e ci furono parecchie migliaia di morti.
Due mesi e un giorno dopo quella catastrofe, la colonna discese per la terza volta, colpendo tutt’e tre le città maggiori.
A quel punto fu chiaro a tutti che non solo le loro vite individuali, ma l’intera civiltà, la loro stessa esistenza come razza erano minacciate da un fenomeno sconosciuto e forse inconoscibile.
Questa consapevolezza diede origine a un diffuso stato di disperazione in tutta la società, con reazioni che oscillavano tra l’isteria e l’apatia.
Il quarto attacco ebbe luogo nelle regioni desertiche a oriente della capitale. I danni reali furono minimi. Ciononostante, la semplice notizia bastò a scatenare il panico generale, con un numero impressionante di suicidi.
La situazione era disperata.
Anche le pseudo-scienze furono chiamate in campo, accanto alle scienze più qualificate. Nessun consiglio fu trascurato, nessuna teoria respinta, fosse anche avanzata da biochimici, chiromanti o astrologi. Neppure l’ipotesi più stravagante poteva essere trascurata, specialmente dopo la terribile notte d’estate in cui l’antica, magnifica città di Miladya e i suoi due sobborghi furono completamente annientati.
— Mi perdoni — osservai timidamente — mi dispiace molto, mi creda, per tutte queste vostre disgrazie, ma non vedo proprio che cosa posso farci io.
— Stavo giusto per arrivarci — disse la voce.
— Allora vada avanti — dissi io — ma le suggerisco di sbrigarsi, perché ho idea che tra poco mi sveglierò.

— La mia parte in questa vicenda è piuttosto difficile da spiegare — continuò Aglaia. — Come professione sono una contabile, con regolare diploma statale, ma per hobby mi interesso di varie tecniche per estendere la percezione mentale. Ultimamente ho sperimentato un composto chimico, da noi chiamato “Nady”, che provoca spesso uno stato di viva illuminazione interiore …
— Abbiamo anche noi prodotti simili — la informai.
— Allora mi può capire! Bene, mentre ero in “viaggio” … usate anche voi questo termine? Mentre ero, in altre parole, sotto l’influsso di quella sostanza, raggiunsi una consapevolezza, una comprensione assolutamente esoterica … Oh, è così difficile da spiegare!
— Vada avanti — la interruppi spazientito. — Arriviamo al nocciolo.
— Bene — disse la voce — mi resi improvvisamente conto che il mio mondo esisteva su molti livelli, o piani differenti: atomico, subatomico, vibrazionale; infiniti livelli di realtà, ognuno dei quali è anche parte di altri livelli di esistenza.
— So, esattamente, di cosa parla — dissi eccitato. — Recentemente mi sono reso conto della stessa cosa riguardo al mio mondo.
— Mi fu così evidente — continuò Aglaia — che uno dei nostri livelli veniva disturbato.
— Non può essere un po’ più precisa? — chiesi.
— La mia sensazione è che il mio mondo sta subendo un’intrusione a livello molecolare.
— Straordinario! — esclamai. — Ma è riuscita a scoprire la causa dell’intrusione?
— Penso di sì — disse la voce. — Ma non ho prove. È tutto basato sull’intuizione pura.
— Credo anch’io nelle intuizioni — la rassicurai. — Mi dica che cosa ha scoperto.
— Bene, mio Signore — disse la voce, esitando — sono giunta alla convinzione, puramente intuitiva, che il mio mondo è … un suo microscopico parassita.
— Potrebbe essere più chiara, per favore?
— Molto bene. Ho scoperto che, sotto un certo aspetto, su un certo piano della realtà, il mio mondo esiste sulla nocca tra la seconda e la terza falange del dito indice della sua mano sinistra. Esiste lì da milioni dei nostri anni, che sono minuti per voi. Non posso provarlo, naturalmente, e non la sto certo accusando …
— Non si preoccupi — dissi. — ha detto, dunque, che il vostro mondo è situato tra la seconda e la terza falange dell’indice della mia mano sinistra. Molto bene. E che cosa dovrei, o, potrei fare io?
— Ecco, mio Signore, il mio sospetto è che recentemente lei abbia iniziato a grattarsi nei pressi del mio mondo.
— Grattarmi?
— Temo proprio di sì.
— E pensa o ritiene che, l’enorme colonna distruttiva, sia una delle mie dita?
— Precisamente.
— E vorrebbe che la smettessi di grattarmi?
— Solo in quel punto — disse subito la voce, ansiosamente. — È una richiesta imbarazzante da fare, lo so, ma lo faccio solo per salvare il mio mondo dalla completa distruzione. E mi scuso se …
— Non c’è bisogno di scusarsi — dissi io. — Le creature sensibili non devono vergognarsi di niente e di nulla.
— È gentile da parte sua dire questo — disse la voce. — Noi siamo non-umani e parassiti; e non abbiamo nessun diritto su di lei.
— Tutte le creature sensibili dovrebbero essere solidali tra loro — dissi io. — Lei ha la mia parola che, finché vivrò, non mi gratterò mai più tra la prima e la seconda falange dell’indice della mano sinistra.
— La seconda e la terza falange — mi ricordò lei.
— Non mi gratterò mai più tra “nessuna” falange della mano sinistra! Lo consideri un impegno solenne, e una promessa cui terrò fede finché avrò vita.
— Signore — disse la voce rotta dalla commozione, — lei ha salvato il mio mondo. Nessun ringraziamento sarebbe sufficiente. Eppure io la ringrazio.
— Non parliamone più — dissi io.
A quel punto la voce si dileguò e io mi svegliai.

Appena mi ricordai del sogno, corsi ad avvolgere con un cerotto le nocche della mano sinistra. Da allora ho ignorato diversi pruriti in quella zona e non mi sono neppure lavato la sinistra. Ho tenuto il cerotto per tutto il giorno, rinnovandolo ogni mattina.
Ora che è trascorsa una settimana sto per toglierlo.
Immagino di aver concesso loro venti o trenta miliardi di anni, secondo il loro calcolo del tempo, il che dovrebbe essere abbastanza per qualsiasi razza.

Ma non è questo il mio problema.
Il mio problema grave è che, ultimamente, ho iniziato ad avere alcune spiacevoli intuizioni circa i terremoti lungo la faglia di S. Andrea, la rinnovata attività vulcanica nel Messico centrale e al centro dell’Oceano Pacifico. Soprattutto per  la comparsa, in zona, di tre un’enormi colonne giallo-rossastre, apparentemente scese improvvisamente dal cielo!
Voglio dire che si sta verificando tutto così all’improvviso e sono molto spaventato.
Perciò scusate cari lettori se ho interrotto il vostro sogno precedente, ma ho questo problema urgente, e solo voi potete …

Riedizione dall’originale in data 20 giugno 2016
che ripropongo, grazie.
.

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97 pensieri su “Mille Aghi: Aiuto!

  1. Mille aghi mille, eccoli qua!

    Grazie grazie grazie grazie grazie
    Grazie grazie grazie grazie grazie
    Grazie grazie grazie grazie grazie
    Grazie grazie grazie grazie grazie

    🙂

    I miei rispetti

    Ni Ghail
    Slàn

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      – Cecilia
      Sospendemmo il Voi, grazie

      Nì Ghail

      Già.

      Prego, prego, prego, prego.
      Deposito qui, fra le tue dite, i miei rispetti.

      Slàn

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  2. Bello bello.
    Una nuova puntata di Mille Aghi.
    merci, mon trésor.
    Merci merci …
    Una storia che si riflette nella vita.
    Guardiamo, con sufficienza gli altri che, magari, chiedono un aiutino che non può darci assolutamente fastidio, senza pensare che potremmo esserci noi in quella stessa situazione.

    E se tu, mon cher, avessi ragione?
    Oh mon Dieu … no volgio pensarci.
    Lo sapevo, lo sapevo che avresti ascoltato il cuore e continuato con i Mille Aghi.

    Bisousssssssssssssssssssssssssssssss
    Annelise pour toi

    🙂

    Merci!

    🙂

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      Annelise Baum

      Una storia romanzata, affabulata e inventata ma che rispecchia quella vita dalla quale ci ripariamo secondo le convenzioni del quotidiano.
      Eppure c’é sempre qualcosa che non va.
      Non vanno i modi e i tempi di questa vita stessa. Ci ammantiamo di buonismo per poi dimenticarci di chi, senza sconvolgerci, potrebbe avere da noi un aiuto, come si dovrebbe convenire tra persone che soffrono la medesima residenza.
      Siamo dei condannati a morte, cara Annelise, legati alle nostre sedie elettriche in attesa che “qualcuno” abbassi la leva per inserire la scarica mortale e … stiamo litigando per un chewingum.
      La credi una cosa possibile, amica mia?

      Grazie per esserci.
      Cordialità

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  3. Quand’ero un bambino e leggevo tanti e tanti fumetti, non ricordo bene quando e perché, cominciai a pensare che potrebbe essere che noi uomini non siamo poi altro che dei “parassiti”, che vivono sul corpo di chissà quale gigante. E ho anche pensato che, forse, su di noi possano esistere civiltà che noi ignoriamo. Pura fantasia, null’altro che questo. Fantasia che avevo dimenticato e che oggi, grazie al tuo racconto, caro Lord Ninni, è stata riesumata. Concetti quali l’infinito, lo spazio, il tempo, Dio, noi uomini che ci diciamo intelligenti, non li abbiamo mica risolti nonostante sia quasi dato per certo che l’uomo è su questo pianeta, la Terra, da almeno 8.000 anni. La scienza non è riuscita a dimostrare che non esiste un Dio e nemmeno è riuscita a provare il contrario. Concetti quali il tempo e lo spazio sono piuttosto arbitrari, utili a noi che apparteniamo alla razza umana, ma sono per l’appunto dei concetti, delle convenzioni per misurare a modo nostro le tante cose che sono nell’Universo e di cui noi conosciamo, sì e no, forse una milionesima parte (e mi tengo largo, perché sospetto che ne sappiamo molto ma molto di meno in realtà delle cose che l’Universo ha nel suo grembo). Anche quella cosa che indichiamo con il nome di “realtà” è in verità soggettiva, perché noi diciamo “realtà” soltanto quello che la nostra mente è in grado di comprendere e di toccare. La “realtà” si basa dunque sui nostri cinque sensi unitamente all’intelligenza. L’occhio umano percepisce uno spettro di colori limitato, questo però non significa che non esistono altri colori; l’orecchio percepisce una gamma ridotta di suoni, questo però non significa che non esistono altri tipi di suoni; e così via per tutt’e cinque i sensi. Per cercare di comprendere il mondo d’attorno, il cervello fa affidamento ai cinque sensi; e però l’intelligenza che abbiamo e che sappiamo sfruttare è quella che è, non ci permette dunque di spingerci più in là di una genialità che rimane conchiusa entro i limiti della specie umana. A ben vedere, siamo ridicoli quando parliamo di “realtà”: la realtà noi non la conosciamo, non abbiamo né i mezzi né l’intelligenza per comprenderla appieno. Possiamo solo afferrarne un pezzettino microscopico.

    Davvero un gran bel racconto, come sempre molto ben scritto, che arriva subito al nocciolo della questione facendo riflettere e non poco. Grazie, caro Amico, per questa bella e interessante lettura. Hai stuzzicato la mia intelligenza, seppur limitata.

    Un forte abbraccio con stima e amicizia

    Beppe

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      Giuseppe Iannozzi

      Amico mio, mi hai indotto a una riflessione larga per inquadrare quanto scrivi.
      Un tuo commento è sempre un apporto che arricchisce.
      Credo che, innanzi tutto si debba sottolineare l’identità tra Ragione e realtà.
      La Ragione (il razionale) è reale in quanto si attua nella realtà in forme concrete.
      Non rimane un concetto astratto, ideale, ma è riscontrabile nel mondo concreto poiché ogni fatto che si realizza ha la ragione del suo verificarsi come, appunto, nel colloquio con Agleia.
      D’altra parte tutto ciò che esiste (il reale) è manifestazione concreta della Ragione.
      Nella realtà infatti, non c’è posto per qualcosa che non sia pensiero, poiché ogni evento segue magari inconsapevolmente una certa struttura razionale.
      Nel nostro caso, infatti, pur essendo una espressione di fantasia “Agleia e le sue problematiche“, Non esiste contrasto e nemmeno differenza tra la Ragione e la realtà: ciò che accade è giusto o ingiusto, ma è logico e naturale che accada (giustificazionismo che però a parer mio è, francamente, discutibile).

      La dialettica, in questo caso, oltre ad essere la legge logica di comprensione della realtà e la legge ontologica di sviluppo della realtà, è anche la legge che regola il divenire e per questo è legata indissolubilmente ad essa
      Ecco che ad Agleia, ma potrebbe essere qualsia situazione vera o falsata che comunque rispecchi una situazione reale, le basta affrontare l’argomento impellente per trovare impellenza.
      Almeno io l’ho vista così.
      D’altro canto quasi tutte le enunciazioni e dimostrazioni matematiche, per raggiungere una verità confutata, partono dall’assurdo.
      Vedi Einstein …
      Grazie per aver letto ed analizzato.

      Ciao

      Ninni

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  4. Meraviglioso! Mi hai ricordato il cartone animato il mondo dei chi! 😂Ogni essere per quanto piccolo merita rispetto e noi non sappiamo mai quanto piccoli ed invisibili possiamo essere in quanto tutto è’ relativo..😉 e quanti strati ha l’ universo se non infiniti ..grazie!!!!❤️❤️❤️

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      arielisolabella – Lea

      In questo caso abbiamo un cartone animato che, per molta letteratura d’arte figurativa per bambini esprime una morale.
      Ragioniamo in termini di MOndi del possibile, siano essi paradossali, siano essi realistici.
      Un gioco di scatole cinesi che inserendosi, ognuna nell’altra, offrono una visione globale e singolare.
      Globale l’insieme di scatole; singolare il singolo contenitore con la propria realtà.
      Il processo analitico si manifesta quando da “una scatola” passiamo (per tanti e disparati motivi) in un’altra scatola. Cambiano i suoi motivi e realtà.

      Grazie per aver scritto

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      arielisolabella – Lea 2

      Come hai visto ho provveduto a sospendere il deferente e riconoscente Voi.
      il motivo? Mah, nell’immediato mi girava così.
      Non preodino nulla e vivo, respirando, quello che mi è concesso.

      Grazie e ciao

      😉

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  5. Ecco che avevo e ho, assieme a tantissimi altri, fatto bene a insistere e persistere perché tu scrivessi la continuazione dei “Mille Aghi”.
    Io so, perfettamente, di cosa sei capace e me lo ricordo bene qua, in Redazione, come ci conquistasti (e ti parlo di una diecina d’anni fa).
    Mi ricordo come, il Capo (Canepa, te lo ricordi?) non aveva occhi che per te e per la tua scrittura. Ci sentivamo un po’ così. Poi una sera, eravamo in pizzeria dopo che su Rai 3 Regione Liguria, eri andato in onda.
    Le persone avevano iniziato a riconoscerti.
    Fu una serata indimenticabile.
    Eravamo tutti su di giri.

    Oggi, ringraziandoti, hai scritto un racconto brevissimo, una fucilata, che, tra il serio e il faceto, ci rimette in riga tutti.
    Registra le nostre manie di grandezza e ci pone davanti allo spettacolo della natura: “C’é sempre qualcuno più in alto di te. C’é sempre qualcuno più in basso di te”!

    Già.
    Fin da allora eri un Maestro di Vita.
    Un uomo che, della speranza e della buona volontà, ne aveva fatto il proprio sentiero vitale.
    Perdona la prolissità ma, l’altro giorno, passeggiando per Diano Marina mi è occorso un fatto singolare.
    Ero con Rosanna (te la ricordi vero?) e ci siamo fermati in un bar-store.
    Stavo parlando ad alta voce di te quando, la donna, una graziosa morettina, mi ha detto:
    “Mi scusi, ma state parlando del Milord? Io lo conosco, è simpaticissimo”.
    Non t’immagini il nostro stupore.
    Da Imperia a Diano ce n’é di strada …

    Scusa il mio dilungare.
    Non te ne avevo mai parlato, ma adesso, mentre scrivo spinto dal tuo splendido racconto, ho sentito il bisogno …

    Ciao Ninni, grande, grandissimo amico.
    Un abbraccio ovunque tu ti possa trovare.

    Con tutta la stima del mondo e … grazie per quest’Ago, nella carne, che fa male.
    Tanto male (Sarà meglio che ci diamo una regolata sulle nostre manie di grandezza).

    Un abbraccio sincero

    Francesco

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      Spillo

      Cristo Francesco, cosa sei andato a tirare fuori.
      Certo che mi ricordo. Mi ricordo un’umidità della Madonna che non ci si durava. Nessuna critica, per carità, ma personalmente (sarà stato il perido sbagliato) non ho avuto una bellissima impressione a Imperia.
      Però, la salvezza è arrivata da Voi, Canepa, Giada e Giada Carla.
      Tutto molto bello. Vi porto qui.

      C’é sempre qualcuno più in basso di te. C’é sempre qualcuno più in alto di te … vivi come se stessi in fin di vita, sii amico come se fossi immortale.
      Questo continua ad essere il mio stile di vita.
      Sempre.

      Ti abbraccio, ciao

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Iosif Dzugasvili

      Ciao Kompagno
      Hai detto bene (e te lo riconosco, ma non montarti il cranio):

      A ognuno il suo male … che fa male.

      Sojùz nerušìmyj respùblik svobòdnych
      Splotìla navéki velìkaja Rus’;
      Da zdràvstvuet sòzdannyj vòlej naròdov
      Edìnyj, mogùčij Sojùz!

      (La Grande Russia ha saldato per sempre
      Un’unione indivisibile di repubbliche libere!
      Viva l’unita e potente Unione
      Fondata dalla volontà dei popoli!)
      Slava Rossija, hurra!

      Peccato che non ne capirai mai il significato.

      😀

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  6. E’ che prende dove non dovrebbe prendere per non farci sentire delle schifezze.
    Pronti sempre a elargire consigli e suggerimenti, mentre noi stessi rimaniamo vittime delle constre cattiverie e soprattutto delle nostre paure.

    E tutto questo in un racconto.
    Sei una bomba milord.
    Vi bacio

    😀

    Melissa

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      Melissa T.

      Sembrerebbe proprio di si.
      Quello è il nocciolo.
      Grazie e ciao

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  7. Un racconto, un “ago”, che è preciso.
    Inizia con la sottigliezza onirica e termina con una morale secca, asciutta e che non da spazio a ulteriori interpretazioni.
    Siamo messi in un mondo che, proprio come i parassiti, viviamo succhiando e fagocitando tutto quello che ci è possibile.
    Non abbiamo alcun riguardo su nulla, ritenendoci superiori su tutto.
    Poi, però, arriva Aglaia, che ci da una lezione di umiltà, diplomazia e sensibilità.

    Impariamo finché siamo in tempo!
    Grazie Nì, un brano bello e perfetto.
    Viva “Mille Aghi!”

    🙂

    Buongiorno

    Louis

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Gianluigi

      Ho voluto esplicitare, nello specifico, l’idea di un superamento che è sia un “togliere”, in quanto appunto qualcosa viene negato (il deterioramento di una pseudo civiltà), sia un “conservare”, dato che ho inteso la sintesi come mediazione, come unità del contraddittorio un’espressione di quella disgraziata civiltà, appunto.
      Grazie per esserci

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  8. Un racconto, un ago, che diventa l’elogio alla sensibilità umana.
    In uno dei passaggi ci sta scritto che “loro” sono “non-umani e parassiti”.
    Noi non ammetteremmo neanche questo.
    Non avremmo tutta questa sensibilità, né questa umiltà di chiedere.
    Un racconto pieno di una morale unica.
    Un racconto che mi da pace per quello che leggo e che mi fa riflettere sui significati della nostra esistenza.
    Sei un mito.
    Buongiorno mio signore.
    Un bacio

    🙂

    Eleonora
    Visto che avevo ragione?

    😀

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Eleonora Bisi

      Infatti, Eleonora, ogni sintesi ottenuta, rappresenta a sua volta un nuovo punto di partenza: la tesi a cui si contrappone un’altra antitesi, da cui si svolge un’ulteriore sintesi e così via. Lei abita nelle mie nocche, che abito nelle nocche di qualcun altro …
      Ciao e grazie

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  9. Mi è piaciuto proprio,. Bello, profondo e deciso.
    Mi è piaciuto, soprattutto, l’inizio soft per poi sfociare nel dramma.
    Ecco: un dramma che ci colpisce in negativo (ma chi siamo noi per decidere e stabilire? Siamo piccoli davanti a tanto…)
    Un dramma nel dramma: ci sono persone o cose, infinitesimamente meno dotati di noi, nella pratica, ma sicuramente elevati e più dotati nel cuore.
    Un mondo da misurare e pesare, Milord.
    Un mondo che ha un suo assetto che non dobbiamo modificare se non in accordo e in armonia con tutti.

    Un mondo che se dovessero apparire le colonne rosa, non ci darebbe quella chance che ha potuto avere Agleia.

    Bello proprio.
    Che bel buongiorno

    Buongiorno

    Giorgia
    🙂

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      – 59th street bridge song
      – Cecilia
      Sospendemmo il Voi, grazie

      Giorgia Mattei

      Beh milady, è così che arrivo ad esprimere un processo che porta a raggiungere l’obiettivo, ovvero la riunificazione del “molteplice”, in una totalità sistematica (il suo futuro, il mio, il nostro, il loro, ecc. ecc.).

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      PickWick

      La ringrazio.
      Sempre cortese e gentile.
      Buona giornata

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      Orofiorentino

      (Sispeso il Voi)
      Cara Giovanna, il semplice fatto che tu abbia letto e sentito il bisognom comunque, di lasciare una traccia ti qualifica come una donna di grande educazione e profondo senso dell’amicizia.
      I tuoi post, non ultimo l’ultimo che hai ri-bloggato ti conferiscono la mia ammirata attenzione.
      Ciao e grazie.

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Furio

      La ringrazio per esserci.
      Lei è un valore aggiunto.
      La saluto

      🙂

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  10. Mi sono appena piazzato dietro la scrivania. Ero sconsolato. Una Torino strana stamattina. Oppure sono strano io.
    Mi sono rinfrancato leggendo il tuo racconto.
    Mille aghi e mille staffilate.
    Grazie Ninni.
    Buona giornata

    Max

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Massimo

      Mi auguro che, adesso, tu stia resoirando un attimino.
      Grazie per aver letto.
      Ciao

      🙂

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Vintrix

      Caro Enrico,
      grazie per la definizione che, detto da te assume una valenza tutta particolare.
      Ciao

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      Seamur

      sempre gentile e cortese. la ringrazio per aver scritto.

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Amedeo d’A.

      I significati, don Amedeo, sono sotto gli occhi di tutti come avrà notato.
      La ringrazio.
      Buona sera a lei

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Hilde Strauß

      Molte grazie.
      Ciao

      😀

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  11. Un brano delicato per palati fini.
    Abbiamo il sentimento e la sensibilità. la forza e la ricchezza d’animo che è gioia nella comprensione e bellezza nell’aiuto.
    Abbiamo tanto e tanto dai tuoi aghi, caro Ninni.
    Un abbraccio, amico mio.
    Ciao

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Circe

      Susi,
      la sensibilità e quella ricchezza d’animo che evochi sono auspicate, al massimo, da me … verso tutti.
      Grazie e ciao

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  12. Scusami Nì se sono stata un po’ latitante in quest’ultima settimana, ma mi sono beccata un’influenza della madonna che non ti sto a descrivere.
    ma ho letto, eccome se ho letto.
    Questo racconto brevissimo, dentro i Mille Aghi è veramente di una profondità. Hai e ci hai raccontato, con tanta eleganza, “chi siamo e dove andiamo”.
    Già.
    L’importante è capirlo.
    Un bacio milord.
    Adesso vado a brodino.
    😦

    Ecchecazzo!

    😦

    Alla prossima

    lamanuconunafebbredicavallochelafasembrareuntizzoneardente

    😦

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      – Cecilia
      Sospendemmo il Voi, grazie

      Manuela Rovati

      mi dispiace proprio leggere la tua non perfetta forma fisica.
      E detto da te vuol dire che sei in coma.
      Grazie per aver scritto comunque.
      In bocca al lupo e riguardati.
      Ciao

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      Sospendemmo il Voi, grazie

      Sonia Liverani

      Cosa rimane della nostra civiltà Sociale?
      Pressocché nulla. Badiamo soltanto a rituzzarci l’uno con l’altra dimenticando, come detto sopra, che siamo dei condannati a morte senza appello.
      Ciao, grazie per esserci

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  13. E’ inquietante la storia.
    Non mi sento più sicura. Ma così crollano tutte le certezze.
    Siamo come dentro a una scatola cinese oppure uno specchio contro specchio.
    Inquietante, sul serio

    Ciao milord

    Giovanna

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      – Cecilia
      Sospendemmo il Voi, grazie

      Giovanna A.

      Una storia inquietante sì.
      Decisamente.
      Grazie per aver letto

      😀

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  14. Un invito al senso della misura.
    Raccontato con bellezza e eleganza il tema è quello dell’umiltà, ovvero della consapevolezza di se stessi.
    Una consapevolezza che, purtroppo manca.
    Siamo bravi ma … sappiamo gestire le nostre emozioni quando si tratta di noi stessi?

    Ciao Nì, un bacio e buona giornata

    Isy

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      – Cecilia
      Sospendemmo il Voi, grazie

      Isabella Ozieri

      cara Isy,
      tu sai benissimo sugli inviti al senso della misura per misurarsi.
      Grazie, lo apprezzo tantissimo.

      Ciao

      😀

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  15. Caro Ninni, eccomi…in ritardo ma ci sono. Il tuo ago è arrivato in profondità come doveva essere. Il tuo modo di scrivere è talmente chiaro per chi conosce la tua sensibilità ( non è un complimento ma un dato di fatto ) che porta ad una riflessione chiara, direi lampante. non so usare parole particolarmente forbite per descrivere quello che ho capito dal tuo scritto. Vado diretta alla sensazione: ognuno di noi dovrebbe aiutare, capire, condividere chi ci sta accanto ( mondi, piani, righe diverse…mettila come preferisci ). ognuno di noi ha delle responsabilità ben precise anche verso chi non conosce e il rispetto di questo dovrebbe essere assoluto. la vita è una, viviamola degnamente prima di tutto verso noi stessi per essere migliori verso gli altri. Buttiamo via l’egoismo e facciamo del nostro meglio. Spero di aver compreso nel modo giusto il tuo scritto, se ciò non fosse perdonami e fammi capire meglio se ne hai voglia.

    Grazie per il tuo commento lasciato qui stamane, ti assicuro che il post che ho ribloggato lo farei vedere a tutti i bambini perchè cominciassero a capire fin da piccoli il rispetto dell’Amore, della sofferenza e che si deve accompagnare con immenso sentimento chi sta per lasciarci ( animali o umani ), dandogli quell’ultima gioia che fa capire quanto siano stati speciali nella semplicità dei sentimenti puliti e sinceri.

    Ti abbraccio con amicizia

    Giovanna

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    • Cara Giovanna

      Ti ringrazio per le parole sempre gentili, sempre garbate da perfetta donna di classe, quale tu sei.
      Il significato che ho voluto dare, a questo “ago”, sembrerebbe raggiunto nello scopo. Hai saputo decifrare il cardine principale del motivo.
      Abitiamo in un condomino.
      Un condominio dove ci viene concesso di rimanere, nello status di affitto, ogni qualvolta riusciamo a vedere, leggere, la sensibilità negli altri, senza scadere in ottusi buonismi che produrrebbero l’effetto opposto.
      E’, decisamente, un piacere poterti leggere e soprattutto poter assaporare le tue pagine, mai banali, mai inutili, mai mielose.
      E’ sotto gli occhi di tutti:
      I tuoi scritti, poesie, riflessioni, parlano di profonda cultura.
      La cultura è civiltà.
      La civiltà è sensibilità.
      Ecco che si ritorna al tema principale: la sensibilità!

      Grazie Giovanna.
      Buona notte

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  16. Scusa, volevo aggiungere un verso di Bridge over troubled water:
    If you need a friend
    I’m sailing right behind …
    Pensa come sarebbe bello se sapessimo dirlo sinceramente e senza vergogna per aiutare.

    Buona notte 🙂

    Ciao Ninni,
    Giovanna

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    • Sarebbe splendido davvero.
      La vita è un andare avanti, voltandosi indietro nella speranza di non aver commesso danni.
      Almeno così faccio io.
      Una continua analisi e ri-messa in discussione, fa bene, mi fa bene e fa bene a tutti.
      E alcune volte, con me stesso, mi accanisco proprio.
      Perché, quando mi specchio io devo vedere il mio viso, racchiuso in un volto sereno e non nell’espressione del peggiore dei miei nemici.

      Grazie Giovanna.
      Buonanotte

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  17. Umiltà e senso della misura.
    Che bell’insegnamento Ninni.
    Ci crediamo i padroni dell’universo e non abbiamo l’esatta coscienza e conoscenza del nostro ruolo.
    la fiucia nel prossimo è una cosa seria. Molto seria.
    Viviamo per il nostro diritto alla felicità.
    Ma non dobbiamo calpestare gli altrui diritti.
    probabilmente noi siamo tanto piccoli e ci troviamo nelle pieghe di un mignolo.
    Misura e umiltà…

    Che bravo che sei Ninni.
    Grazie e buona giornata

    Marina

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  18. Caro Antonmaria

    È difficile lasciare un messaggio a questa Tua pubblicazione, si potrebbe scadere in una sorta di retorica per l’ occasione e, Tu conoscendomi bene, sai che detesto simili modi di fare.
    La Tua genialità non avrebbe potuto creare metafora più efficace per esprimere l’ egoismo, sempre più imperante, che rende così tanto insensibili da non far accorgere del male che si potrebbe procurare a qualcun altro con le proprie azioni. Poi ci sono i casi estremi di danni cagionati consapevolmente (E Noi, Antonmaria, sappiamo quanti ne dobbiamo sopportare per invidie e cattiverie), che dovrebbe far vergognare chi ne è provocatore.
    Il concetto è che tutti siamo alla stessa stregua, abbiamo avuto lo stesso principio ed avremo la stessa fine passando per vicende più o meno spiacevoli. Dunque aiutarsi, comprendersi, essere in concordia farebbe vivere in un mondo migliore.
    Con la Stima l’ Affetto e la Dedizione di sempre, grazie.

    Tua Maria Silvia (Sil)

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    • Maria Silvia

      ecco un commento fatto di eleganza e soprattutto di classe.
      Con una leggerezza ben definita ha ricordato quelle “indefinite” cattiverie a cui la nostra povera Umanità vessata, incorre di continuo.
      Leggo sempre di pulizia e bellezza.
      Leggo di grande impegno e analisi. Mi creda, è un piacere leggerla, associandomi all’ammirazione dei tanti.
      Ottimo corollario a quanto scrive Ninni.
      (E sicuramente imparagonabile con certe nefandezze che si leggono in giro).
      Abbia una buona serata

      Sua
      Anna Porzia

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      • Gentilissima Anna

        La ringrazio per tanta generosità nei miei confronti.
        La stima e l’ apprezzamento di persone con la Sua sensibilità e la Sua onestà intellettuale, è uno dei motivi più belli, per me, per essere contenta.
        Essere tra persone sincere, di pensieri onesti e di azioni positive è la sola via per vivere serenamente.
        Voglia gradire la mia simpatia.
        Buona domenica

        Maria Silvia

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  19. La morale è quella del ridimensionamento dell’uomo rispetto al suo posto in questa società dell’assurdo.
    Si caro Ninni, mi ricordavo di questo tuo racconto.
    uno spaccato morale della nostra società con il vizio di prevaricare tutti.

    Molto bello

    Buongiorno

    Francesco

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  20. Una iniziativa bellissima, amico mio.
    E che cavolo.
    Possibile che le cose belle te le dobbiamo tirare con le tenaglie? Siamo costretti, ogni giorno, a subire tutte le schifezze di una società infame.
    E allora meglio che mi leggo i Mille aghi, almeno mi sento meglio.
    Ciao

    Buona giornata

    Glg

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  21. Un racconto, una rappresentazione onirica che colpisce. Colpisce per la sua freschezza malgrado abbia già un anno.
    Assistiamo alla bellezza e alla potenza rappresentativa.
    Mi piace quella semplicità dove parli di aiuto.
    Condividere è il miglior modo di vivere..
    Grazie

    Eleonora

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  22. leggo di una situazione paradossale che proviene da un momento della nostra giornata.§
    Di quante cose non ci accorgiamo che invece sono importanti per molti?
    Abbiamo la percezione giusta di quello che ci circonda?
    Molto bello

    Giorgia

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  23. Ninni,
    io credo che questo racconto parli di un sogno.
    dell’avventura di un sogno.
    magari se vogliano trovarci una morale che, magari non c’é

    Nella mitologia greca Oniro era il dio del Sogno, figlio della Notte.
    Era rappresentato come un giovane vestito di bianco (sogno diurno) o di nero (sogno notturno) e da un corno da cui fuoriuscivano i sogni.

    la Storia è “causale”, ovvero spinge a chiedersi il perché del fenomeno, mentre, il lettore si domanda qual’è il fine dell’ evento.
    Questo sogno è un tentativo di appagamento di un desiderio rimosso o represso (e che potrebbe giungere alla soglia della coscienza).
    Certi moti pulsionali non potendo essere soddisfatti nella vita vigile riemergono durante la notte, in un altro piano di realtà.
    La coscienza ci uccide.

    La realtà non fornisce criteri di giudizio, perciò questa stessa realtà potrebbe essere diversa da come i nostri sensi ce la mostrano.
    Questa indeterminatezza ha un corrispettivo; noi non siamo mai sicuri, c’è sempre uno scarto fra il sogno e la realtà e il nostro ricordo

    La realtà materiale rivendica i suoi diritti.

    Credo sia questo
    Buona serata

    marina

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  24. L’imperativo categorico della legge morale
    Che cosa accade quando un gruppo di uomini si erge a giudici della morale universale ed in nome di questa forma di giustizia condanna a morte altri uomini?

    “Agisci in modo che la massima
    della tua azione possa valere
    come principio di una
    legislazione universale”

    DA “MEMORIE DI UN MARZIANO”, SCOPERTO IN RETE NEL 2169

    Vi racconto di come andò la prima volta.
    Joe era molto nervoso. Lo eravamo tutti. Joe, in particolare, non riusciva a calmarsi. Continuava a passeggiare su e giù per il selciato.
    Stava masticando qualcosa, forse un fungo portato da casa, di quelli che qui da noi non si trovano.
    Per il momento non dava effetti evidenti.
    Eravamo arrivati ad Anversa da poco più di un’ora. Il nostro contatto ci aveva detto che avremmo trovato chi cercavamo.
    Lazarius gli era andato incontro e stavamo aspettando il suo segnale. Era mattina presto, poco dopo l’alba, sulla strada che collega la periferia a Beveren.
    Lo stare fermi c’irritava. Era l’adrenalina che avevamo in corpo.
    Il segnale arrivò alle sette, più o meno, e ci trovò pronti. Anche la trappola lo era.
    Avevamo solo dovuto nasconderla al lato della strada.
    Quando passò l’automobile che conduceva i nostri uomini, la trappola scattò puntuale.
    L’auto fu ribaltata e per noi fu un gioco da ragazzi prenderli entrambi. Ce n’era un terzo, ma non sapevamo se fosse coinvolto nella cosa e per questo più tardi lo lasciammo andare.
    I due prigionieri furono subito narcotizzati e incappucciati. Li conducemmo in un casolare isolato, dove da oltre un mese avevamo fatto preparare gli spazi per la loro “terapia”.
    È così che la chiamavamo all’epoca.
    Li portammo dentro due stanze separate.
    Li legammo e li lasciammo lì.

    Due ore dopo arrivò Lazarius con gli psicopatici.
    Li aveva trovati Marinus, che era l’esperto in questo genere di faccende. Li guardai appena furono entrati.
    Erano molto diversi l’uno dall’altro. Uno biondo, alto, abbastanza giovane, spavaldo.
    Il secondo quasi tarchiato, moro, di media altezza e aveva almeno vent’anni di più. Pareva più dubbioso e incerto.
    Fu Ivan ad istruirli. Potevano fare quello che volevano, purché fosse brutto.
    Dovevano fare le cose più orrende che venissero loro in mente.
    Le vittime erano i due incatenati dentro le stanze. Dovevano morire, questo è certo, ma morire non era abbastanza, e neppure soffrire era la parola giusta.
    Dovevano rimpiangere di esistere, sperare che il tutto finisse prima possibile.
    Li avremmo filmati mentre infliggevano le torture, con telecamere poste in tutte le angolazioni, e loro avrebbero alla fine ricevuto un premio.
    Anzi, chi avesse offerto lo spettacolo più orrendo sarebbe stato proclamato vincitore della sfida e avrebbe ricevuto un sacco di soldi.
    Nelle stanze c’erano strumenti di ogni genere per esprimere la loro fantasia.
    Non potevano farci altre domande.
    Non potevano tirarsi indietro. Non potevano deluderci.
    Quando iniziarono, controllammo che le telecamere stessero funzionando bene. Poi chiudemmo con attenzione le porte di uscita, innestammo il timer e ce ne andammo.
    Dopo tre ore sarebbe saltato tutto in aria.
    Il casolare intero con carcerati e carcerieri. Se lo meritavano, d’altronde.
    I due prigionieri avevano rapito un bambino sei mesi prima.
    Lo avevano portato via mentre era in vacanza con la famiglia.
    Lo avevano rapito e ne avevano venduti gli organi.

    Per Marina Biolcati

    Spiegami, per cortesia, il significato del tuo commento che è fuori luogo e per il modo e la maniera con cui è stato scritto, è anche leggermente offensivo per l’intelligenza di chi legge.
    E’ inutile che cerchi di strafare.

    PS Cura la sintassi e visto che ci sei, anche la grammatica.

    Cordialità a tutti

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  25. Un rapporto di forza che intercorre tra l’essere e il credere.
    Noi siamo e diventiamo..
    Il suo racconto, caro dottore, spazia dai mondi dell’impossibile, per approdare ai mondi paralleli del possibile.
    Una ucronia tremenda. E se … noi fossimo quella piccola colonia nascosta tra le pieghe di una mano;
    e se noi vivessimo di riflesso;
    e se …

    Una retrospezione dei cicli vitali che ci porta a pensare più in grande per farci comprendere quanto siamo piccoli.

    Molto molto profondo e bello.
    In ultimo le devo fare i complimenti per l’ottimo, terribile e amaro, racconto che ha inserito.
    Molto forte, ma risolutivo.
    Abbia una serena e buona giornata

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  26. In un mondo di silenzi, in un mondo di dolore, il nostro aiuto non può non vivere dentro il palmo di una mano dove, pur nella notte più profonda, viviamo e sospiriamo.

    Vivi adesso che ho visto il tuo passato per non morire domani dentro un silenzio mai ascoltato.
    Grande Milord.

    Buon sabato

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    • Quei mondi ovattati dall’oblio che nascono e rinascono ogni giorno dal silenzio.
      Ascolta:
      Può uno sguardo salvarti dal silenzio?
      Forse.
      Basta, nei dovuti modi, ricordare che ognuno, nella propria condizione, ama ed esiste.
      Ognuno, nei dovuti modi, vive e prospera anche grazie al sorriso altrui. Quel sorriso che si maschera ogni qualvolta un dolore si percepisce e muore.
      Ecco che, un mondo, ma anche un modo di pensare, si trasformano in un lancinante grido d’aiuto.
      Quel grido che può arrivare da chiunque.
      Quel grido che, nascosto, può insegnare umiltà e coraggio.
      Forse, in quel grido, ci siamo noi che ancora speriamo in un mondo migliore.
      Quel mondo che, aiuta a vincere l’ottusità del nostro isolamento e regala la bellezza di una nuova esistenza.

      Ecco che, scopriamo quella vocina e quella richiesta d’aiuto …
      Bello come racconto …

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  27. Caro Antonmaria

    Con l’ ignoranza, l’ arroganza è tra i mali peggiori e temibili, perché i più distruttivi. L’ una e l’ altra sono dipendenti, annullano l’ essenza primordiale che era l’ istinto della coscienza.
    La morale della sopraffazione umana si spaccia indebitamente per quella Universale. Non c’ entrano le religioni. C’ entra l’ aver avuto il privilegio di vivere, da nessuno ci può essere sottratto e a nessuno deve essere sottratto.
    Prima di essere giudici degli altri, si dovrebbe essere giudici di se stessi; solo così, il singolo comportamento, può forgiare una società migliore.
    È il senso di giustizia, quella anche concretamente applicata da ciascuno, che va mancando.

    Questo spazio che hai creato, Antonmaria è un ricchissimo
    tesoro: le Tue pubblicazioni sono gioielli che, non solo impreziosiscono il tempo di coloro che leggono, ma, degli stessi, arricchiscono cultura ed interiorità.
    Sei Gioia, grazie.

    Maria Silvia (Tua Sil)

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  28. Io credo che il concetto di umiltà debba essere molto ben chiarito.
    l’uomo, in quanto tale, è arrogante. E’ una belva furiosa e mangia, masticando i suoi simili senza ritegno.
    C’è stato un tempo in cui, anch’io come una belva furiosa, addentavo chiunque.
    Tutti quelli che mi si ponevano davanti per avere una supremazia che non mi spettava se non in quanto persona o essere vivente.
    Quel mondo, che era nascosto dietro una ruga (che fosse d’espressione o meno no ha importanza. Era comunque una ruga. Una ruga di vecchiaia indesiderata), un mondo che urlava pietà e io sorda l’ho combattuto.

    Poi accadde il rovesciamento del mondo.
    il mio mondo in cui credevo.
    Quel mondo di brindoli e luccichii era stato invaso )ma quella volta aveva assunto quella forma particolare) da una inserviente di pizzeria.
    Era bionda, era carina e aveva tanta a tanta voglia di lavorare.
    Forse era troppo carina per me.
    Forse era troppo e davanti al mio uomo ebbe l’unico torto di sorridergli. Si si, sorridergli come può fare una donna che sta facendo vedere, nel posto di lavoro, quanto brava fosse.
    Non la digerii. Vidi sfumare la mia supremazia nel mio uomo che era stato deflorato dal sorriso di quella giovane donna.
    Il resto, purtroppo, sono incubi di ogni giorno.
    Il sogno finì.
    Quel sogno svanì in malo modo e mi risvegliai sola, vomitata e reietta da tutti. Additata come un cane rognoso.
    Quanto ho sofferto dentro.

    Ma una cosa l’ho capita, eccome: Quel mondo nascosto sotto una ruga di pelle, quel grido di aiuto che, tutto sommato non comporta fatica, va ascoltato. E nei limiti delle proprie possibilità, aiutato.
    Oggi lo so, ieri no.
    Ammiro e apprezzo te, caro Ninni, perché, costantemente, ci ricordi chi siamo, da dove veniamo e cosda facciamo.
    Ma soprattutto, quanto facciamo schifo, pena e pietà.
    Nessun denaro potrà mai comprare un sorriso.
    Specie se ritrovato.
    Nessuno.
    Grazie per tutto e buon sabato.
    Con affetto e soprattutto stima

    Anna

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  29. Una simpatia che prende il cuore per significati.
    Noi vogliamo essere gli stessi, ma con qualcosa che individualizzato.
    La signora Anna ha scritto un intervento che colpisce per bellezza, potenza, forza e immagine.
    Ma voglio sottolineare il tuo intervento, con il racconto è bello di Maria Silvia, con un apporto che prende per immediatezza e bellezza.
    Condivido il blocco.

    Un abbraccio e un saluto per tutti.
    Ciao Maria Silvia.

    Annelise

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