Destino

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destino

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Siete certi, siete sicuri di voler attendere
un cambiamento, improvviso, nella vostra vita?
Leggete questa storia e ne riparleremo!
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Daniele Nardi passava i suoi giorni sognando una vita migliore. Più visibilmente, li passava facendo il netturbino. Vuotava un bidone d’immondizie nel retro dell’automezzo municipale, e sognava poi ad occhi aperti fino al bidone successivo, mentre la macchina avanzava sferragliando e macinando il pattume. Odiava quella macchina, odiava la sua camera squallida, e odiava l’interminabile, monotona processione di giorni grigi. I suoi sogni erano la somma di tutto quello che avrebbe potuto essere, e poiché era moltissimo quello che lui non era, i suoi sogni erano bellissimi.
Il sogno preferito di Daniele era di un genere negato a quanti tra noi conoscono i propri genitori. Lui era stato trovato in un cesto di vimini di forma inconsueta sui gradini di un orfanotrofio e questa origine lo lasciò libero da ragazzo di immaginare un’infinità di magnifici destini che avrebbero potuto e dovuto realizzarsi con l’apparizione di una madre, zio o cugino venuti a reclamarlo per condurlo in quel paradiso terrestre cui di diritto apparteneva. Crebbe, riuscì a ottenere un diploma di scuola superiore, grazie alla provvidenziale lungimiranza di un consiglio scolastico ugualitario che sosteneva che chiunque aveva diritto a un diploma di scuola superiore indipendentemente dalla preparazione e trovò infine un lavoro presso il Comune. Nel frattempo rimase sempre attaccato ai suoi sogni luminosi.
Finché un giorno, mentre era dietro al solito automezzo, in procinto di sollevare uno dei soliti bidoni, un tipo magro, dall’aspetto tormentato, vestito semplicemente di nero, si materializzò davanti a lui. Non ci furono botti, né sibili o esplosioni: fu una materializzazione molto economica.
— Daniele Nardi? — chiese l’uomo, e Daniele annuì. — Sono un agente esterno della Centrale delle Probabilità. Posso parlarle un momento?

Daniele annuì ancora.
L’uomo non era esattamente la madre o il cugino dei suoi sogni, ma sembrava conoscere alla perfezione il copione che aveva recitato mentalmente fin da quando riusciva a ricordare.
— Sono qui per correggere un errore nella struttura delle probabilità — disse l’uomo. — Da bambino lei è stato inavvertitamente dirottato fuori dalla sua dimensione e immesso in questa. Vi è stato di conseguenza un grave disturbo nel quadro delle Cose-come-sono. Non posso costringerla ad accompagnarmi, ma, con il suo consenso, sono qui per rimettere le cose al Proprio Posto.
— Be’… Ma che razza di mondo è? — chiese Daniele. — È come questo? — E accennò al vicolo e al furgone della nettezza urbana.
— Oh, niente affatto! — disse l’uomo. — È un mondo di incantesimi, draghi, cavalieri, castelli e cose del genere. Ma non le sarà difficile adattarsi. In primo luogo, è il posto cui legittimamente lei appartiene e la sua mente vi si intonerà senza problemi. In secondo luogo, per facilitarle le cose, ho qualcuno pronto a mostrarle il suo Posto e a spiegarle quel che occorre.
— Ci vado — disse Daniele.
La vista gli si oscurò nel momento stesso in cui quelle parole gli uscirono di bocca e quando riuscì nuovamente a vedere, lui e l’uomo erano in mezzo al cortile di un grande castello. Da un lato si allineavano maestosi edifici di pietra grigia; dall’altro un roseto, con boccioli rossi, bianchi e gialli. Davanti a loro un uomo di mezza età con una gran barba brizzolata.
— Eccoci qui — disse l’uomo in nero. — Bartolo, lo affido alle tue cure. Daniele Nardi, questo è Bartolo Di Cecco. Le spiegherà tutto quello che le serve sapere.

Poi l’uomo li salutò entrambi. — Signori, la Centrale delle Probabilità vi ringrazia di tutto cuore. Avete reso un grande servigio. Avete rimesso le cose al Proprio Posto. — E sparì.
Bartolo, l’uomo barbuto, disse: — Seguimi — e si voltò. Entrò nell’edificio più vicino.
Era una scuderia piena di cavalli.
L’uomo indicò un mucchio di paglia in un angolo.
— Puoi dormire là sopra.
Indicò poi un mucchio di letame.

Nel mucchio era conficcato un forcone dal manico lungo e vicino c’era una carriola.
— Metti il letame nella carriola e spargilo sotto i cespugli di rose nel giardino.
Quando avrai finito, ti troverò qualcos’altro da fare.
Diede a Daniele una robusta pacca sulla schiena.
— Capisco che non sarà facile per te all’inizio, ragazzo. Ma se hai qualche domanda da fare, vieni pure da me.
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22 pensieri su “Destino

  1. ah ah ah ah ah
    Poveretto.
    C’era un detto una volta: chi troppo vuole ..
    Certo il sogno è lecito, ma non essere razionali diventa peggio.
    Mi hai fatto sorridere subito e sono di buon umore.
    Ciaoooooo e tanti bisousssssss

    Annelise

    😀

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  2. Caro Antonmaria

    Come dire…’chi abbandona la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova’.
    Effettivamente è così: capita che, solo dopo aver perso certe condizioni di vita che si detestavano, troppo tardi sia stato per recuperarle, ed erano, purtroppo, migliori di quelle che si erano volute ottenere frettolosamente o senza riflessione.
    È pur vero che bisogna avere delle aspirazioni per migliorare il proprio stato, ma che piovano dal cielo è improbabile. La gloria non è mai facile.
    Che si abbia poco o che si abbia tanto, ritengo un vero peccato denigrare ciò che si possiede. Il continuo lamentarsi, son convinta attiri negatività.
    Oltre tutto, la fortuna è inaffidabile e, sfidarla troppo con scelte avventate, potrebbe peggiorare le situazioni. Riflettere, ponderare, valutare i pro e i contro è da saggi.
    Grazie, Antonmaria, per questo spunto di riflessione.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia

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  3. Una lezione che, con modi delicati, ci da la misura della morale importante per comprendere cosa abbiamo fra le mani.
    Abbiamo bisogno di capire, alcune volte, che dobbiamo capire cosa abbiamo fra le mani.
    Certo si deve crescere, ma si deve avere consapevolezza di quello che facciamo.

    Grazie milord

    Eleonora

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  4. Un sano racconto che diventa spada.
    Certo che è gustosissimo perché fino all’ultimo si darebbe per scontato che la vita cambia e che finalmente il destino diventa più generoso.
    E invece no. Botte e botte.
    Poverino si diceva inadeguato a quella vita. Certo, ma per difetto.
    E così nella maggior parte degli uomini quando hanno quello che è giusto, nella loro ignoranza, perché di profonda ignoranza e scarsa umiltà si parla, e il destino alcune volte diventa proprio crudele.

    Bello bello bello

    Buongiorno Nì
    Visto che avevo ragione di leggerti nelle tue storie con una morale ben precisa.
    Una sodfdisfazione?

    Ciaoooo

    🙂

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  5. A volte il cambiamento non è quello atteso o agognato.
    Io credo che il cambiamento debba avvenire dentro di noi prima che fuori attraverso una sana introspezione.

    Quel netturbino anzichè sognare i suoi genitori che purtroppo non ha mai conosciuto o un parente che lo reclamasse, in quanto adulto, avrebbe fatto meglio a rimboccarsi le maniche e a cercare di aggiustare la sua vita da solo. Gli altri, specialmente le nuove conoscenze, non sai mai dove ti portano, a volte il meglio è soltanto nella nostra testa e non è derogabile all’azione altrui.
    D’altronde questo Milord è un racconto e, di persone così, è vero, il mondo è pieno.
    Meglio aggiustare qualcosa che sai per certo che può andar bene piuttosto che buttarla per il nuovo che resta comunque un’incognita specialmente in questi tristi anni di globalizzazione dove la qualità è sostituita da altri valori prettamente estetici.
    Che sia da monito quindi per tutti. Grazie per questa perla di saggezza.
    Le sue storie non si limitano mai alle parole, alla semplice musicalità o narrazione dei fatti ma, piuttosto, fanno riflettere sebbene di primo achito possano sembrare un pochino strampalate.
    Un caro saluto.
    Alla prossima.

    Maria Luisa

    Liked by 2 people

  6. Purtroppo, questa società consumistica, ci ha portato a considerare il prossimo con un occhio al consumo, appunto e all’invidia e desiderio di poter avere di più.
    Sempre di più,
    In una corsa sfrenata e senza senso. I valori perduti non sono più ricordati. Si cerca il di più non come occasione di miglioramento interiore e che di conseguenza migliorerebbe chi ci sta accanto.
    Lo si vuole per avere quella soddisfazione, momentanea, che da l’allegria prima della disfatta più nera.
    Le godeur.

    Un racconto, caro dottore, che non deve passare sottotraccia.
    Bello e pieno di significati.
    Poi c’é il lato comico, ma quello è un vestito …
    Abbia i iei complimenti sentiti sul serio per lo spessore del racconto

    Amedeo

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  7. Molto bella e molto significativa
    Daniele è lo specchio della nostra società che potrebbe avere tantissimi potenziali per migliorere quello che sta facendo per lui, principalmente e per gli altri.
    E invece no: pensa di essere nel posto sbagliato, di essere un “eletto” senza merito.

    Ti riconosco in pieno Ninni nel fare cadere la mannaia sulle teste “coronate”, vili virus che suggono il popolo, ammantandosi di sorrisi (Frase tua, mica mia)

    Ciao
    isy

    🙂

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  8. Già, un monito che deve rimanere sospeso sulle teste per comprendere e capire che la vita non è, soltanto, un paio di scarpe nuove o una gonna più moderna rispetto ad un’altra.
    Quelle sono il complemento.
    Abbiamo altro, molto altro.
    Le scarpe, la gonna arriveranno … ma con la consapevolezza di saperle portare.

    Un caro saluto e grazie per quanto ci state regalando

    Vostra Anna

    Liked by 1 persona

  9. La prima cosa che mi ha colpita è stata la tua vena umoristica, che non manca mai…
    Quella sottile ironia che, sulle prime, ti fa sorridere. Poi, però (perché, con te, c’é sempre il poi e il però …) arriva la riflessione.
    Daniele Nardi è uno di quegli individui che non contenti (a torto o a ragione e fanno i parassiti) della propria condizione, non fanno un bel niente per migliorarsi nel loro ambito e quindi elevarsi.
    No, ma questo genere di persone fanno i parassiti salvo diventare attivi, soltanto, per fregare il prossimo.
    In una paranoia che non ha fine.
    Una paranoia che uccide.

    Devo dire che il tuo senso di giustizia, oggi, ha riequilibrato tutto. Ma purtroppo, di queste lezioni ne arrivano con il centellino.
    Non dico che ci si deve accontentare, ma migliorarsi dapprima nel proprio ambito e dopo, magari aspirare a qualcosa di più complesso. Qualcosa di liberatorio.
    Hai colpito con il tuo ago, milordissimo.
    Hai beccato il cuore e i reni.
    Oggi un ago avvelenato che punge e fa male. Contro i buonismi e soprattutto gli arrivismi di maniera.
    Mi hai rinfrancata milord.
    Ciao

    PS: mi sto riprendendo ma, santo cielo che botta che mi sono presa stavolta. Mai avuto una febbre così alta. Mai.
    Ciao

    lamanuchetieneastentoiltabletsulleginocchiaechenonvedeloradiusciredaquestacasacheèdiventatatroppopiccola

    😦

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  10. Sognare di migliorare è più che umano, a questo poveretto gli fanno capire che non è il prima che conta.
    Sono convinta che si nasce con un Fato già stabilito.
    Certo non dobbiamo accettare tutto passivamente saremmo solo un branco di pecoroni.
    Per esperienza personale sostengo che per quanto si cerchi di aiutare gli eventi, di guidarli se non è l’ora decisa: tutto resta com’è. Poi all’improvviso basta girare un angolo e tutto cambia. In meglio, in peggio e chi lo sà.
    L’importante è non essere mai passivi. Il cestino dal cielo non cade.
    Avete scritto un ago quanto mai intenso, ve ne ringrazio di tutto cuore.

    Le vostre sono sempre lezioni di vita.

    Elena

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  11. Questo racconto, caro Ninni ci parla di tante, tantissime cose che l’uomo non vuole sentirsi dire.
    Nulla è facile e anzi c’é il gusto e il piacere a coonquistarsi tutto come uomini facendo i furbetti (la fata che ti avvantaggia ecc, ecc,)
    Ecco che gli dai la stoccata..
    Nulla si fa se poi il Fato ti chiede il conto…
    Nel nostro caso gli fa spalare letame, altro che netturbino.
    Un assioma che prende caro Ninni.
    Ciao dalla partenope Capitale

    Dudu

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