Suicide

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E’ Notte

1Gli abitanti della città si sono mossi, fino ad ora.
Ognuno affaccendato nella sua esistenza quotidiana. Le casalinghe hanno fatto la spesa.
Ricchi professionisti e umili impiegati hanno dato il loro contributo all’economia nazionale e sono rientrati a casa, imprecando nel traffico. Giovani studenti sciamano per le strade: hanno passato la giornata a studiare e la sera a divertirsi. Sono giovani, si sentono immortali.
Ma ora non è più sera.
Ora è notte.

Ma di notte la città non dorme, di notte tira fuori l’altra sua faccia, gli altri abitanti.
Escono dalle loro tane quando gli altri vi si sono già rifugiati.
Quando il cielo è una macchia di inchiostro, quando il sole sono i mille lampioni che colorano l’aria di un finto bagliore arancione, quando i fiori sono le infinite, coloratissime, luci al neon. Luci che promettono…
Piaceri proibiti, delizie inimmaginabili, pasti caldi, pasti freddi, camere libere e qualcuno con cui occuparle, spettacoli, pompe funebri, lavanderie e matrimoni, anche a quest’ora, a tutte le ore, tutta la notte.
E’ la stessa città.
E’ un altro mondo.

Laggiù, un gruppo di punk. Cantano a squarciagola, stonati, ubriachi, più colori nei loro capelli che in un Van Gogh.
Punk is no dead!
E con il casino che fanno, lo risveglierebbero comunque.
Poco più in là, sotto un lampione, Lola e Vanessa offrono amore ai cuori solitari.
I loro vestiti, più che nascondere, evidenziano la merce compresa nel prezzo. Fino a ieri con loro, sotto il lampione, c’era anche Giulia, alta, bella, capelli rossi.
Oggi è su tutti i giornali, cronaca nera, gola squarciata.
Se chiedi di lei a Lola e Vanessa, ti guardano come se non sapessero di che stai parlando.
Il parroco è un idealista, barba incolta, vestito nero. Fa su e giù tutta la notte, cercando di portare la luce nei cuori ottenebrati. Presto verrà convertito anche lui.
Clara fa concorrenza a Lola e Vanessa, davanti al vecchio hotel. Vent’anni fa, forse. Ma qualcuno che le allunga qualche spicciolo c’è sempre e lei tira avanti.
Quello è il taxi di Gianni. Ogni tanto sparisce per una corsa, ma poi torna sempre e Gianni si infila nel bar, un caffè e una ciambella, per tutta la notte, a parlare con Mario il barista della squadra, che quest’anno no, ma il prossimo il campionato lo vince sicuro.

C’è Ric, che trotterella trafelato sulle sue gambette, facendosi largo tra i cumuli di spazzatura. Basso, grasso, sudato, unto. Ogni tanto si ferma e si gira di botto: – Non mi freghi, sai! – Urla, – Lo so che ci sei, lo so che mi stai dietro, ma non mi freghi! – E poi di nuovo a trotterellare verso casa, facendosi largo tra i cumuli di spazzatura. E’ paranoico, Ric, vede nemici dietro ogni angolo, in ogni ombra. Non che abbia torto.
Sandro e Marco sono accasciati all’ingresso del cinema, saranno lì da cinque anni.
Chiedono a chiunque passi qualche moneta.
I pochi che li ascoltano gliele tirano da lontano, il fetore di alcool è insopportabile.
Passa il camion della nettezza urbana; Sara svuota i bidoni. Sara è bella e ormai non fa più caso agli apprezzamenti che le vengono urlati dietro. Combatte la sua lotta impari contro la sporcizia, si arrende e continua il giro.

E poi c’è l’ubriaco. E’ nuovo, è apparso ieri notte. Alto, magro come un chiodo. Capelli lunghi, sporchi, barba lunga, sporca. Occhi infossati e cerchiati di nero. Pallido da fare spavento, anche se i lampioni gli colorano il viso incavato di arancione. Non parla con nessuno, guarda tutti.
Studia.
Avvolto nel suo impermeabile, che una volta doveva essere marrone. Una mano in tasca, con l’altra si aggrappa al sacchetto di carta in cui tiene la bottiglia, come se si aggrappasse alla vita, forse è così.
Non ha detto il suo nome. Sandro e Marco lo chiamano amico, Ric non lo chiama, non chiama nessuno, Clara lo chiama amore, i punk… Beh, non sta bene ripetere certe cose. Lola e Vanessa non lo guardano neppure, se non di sfuggita, quando lui è voltato. Aveva parlato con Giulia, ieri notte.
Passa la notte, arriva il giorno.
E’ un brutto giorno, grigio. Piove. Piove tutto il giorno, ma la vita continua.

Passa il giorno, torna la notte.
E’ una brutta notte, piove, diluvia. Una pioggia martellante, che non pulisce le strade, ma fa solo marcire la spazzatura. L’aria è sempre più arancione, il colore dei lampioni moltiplicato dalle grosse gocce di pioggia. Le luci al neon splendono, ma non c’è nessuno a guardarle, a raccogliere i loro inviti. Solo Sandro, Marco e Clara sono fuori, rintanati sotto dei portoni, ma le promesse delle luci non sono per loro.

2Poco distante, c’è un palazzo.
Nero, avvolto nel buio.
Sotto la pioggia.
Qui l’aria è nera, come il palazzo, come la notte. Non ci sono lampioni qui, non ci sono luci al neon, c’è solo il buio. Il cielo non è nero, non è una macchia d’inchiostro.
E’ una macchia grigia, di nuvole e pioggia, appena visibile sopra la sagome dal palazzo. C’è una finestra illuminata, una pozza di luce calda nella facciata fradicia del palazzo.
All’improvviso la pozza diventa un po’ più piccola e un nuovo rumore martellante copre quello della pioggia. Un momento di pausa e la pozza diventa ancora più piccola.
Altre martellate.
Dentro il palazzo, nella stanza illuminata, c’è un televisore acceso che diffonde la sua luce azzurrina.

…Il cadavere di un barbone, ritrovato stamattina in un vicolo con la gola tagliata. L’atroce delitto pare avere elementi in comune con quello di una giovane prostituta, il cui corpo senza vita è stato rinvenuto ieri mattina a poca distanza…”.

Per un istante, torna il giorno.
Cade un fulmine, il tuono è assordante.
Il mondo si illumina, ma senza colori. Tutto è bianco e nero: nero il cielo, nera la strada, bianca la facciata del palazzo fradicio. Nera una alta ombra accostata alla parete, sotto la finestra sbarrata di Ric. Ha una mano in tasca, l’altra aggrappata ad un sacchetto di carta.
Si guarda intorno.
Dura un istante, poi torna la notte.
E fu giorno e fu notte.

Dalla stessa finestra:
Terzo cadavere rinvenuto con la gola tagliata.
Enrico Grandi è stato rinvenuto morto nel suo appartamento…
Finestre sbarrate…
Porta sfondata...”..
strilla il titolo del tg.
Passa la sera, si fa notte.

E’ una bella notte stellata, se non fosse per i lampioni e le luci al neon vedresti le stelle.

Gli abitanti della città, quelli che escono di notte, sono di nuovo al loro posto.
Mancano Giulia, Sandro e Ric, ma la vita continua e la tv non parla di serial killer.
Gli abitanti della notte vanno su e giù badando ai loro affari, avanti e indietro, per le strade illuminate e i vicoli bui.
I miei passi, risuonano tra le antiche pozzanghere e l’insonnia.

Osservo da lontano Marco che, traballante, stringe teneramente la bottiglia, l’ultima!

Lui beve e sorride, con un sorriso vero.
Un bel sorriso caldo.
Poi guarda di nuovo davanti a sé, con lo sguardo fiero da Samurai e indica con il braccio, dall’altra parte della strada, sopra i tetti dei palazzi.
L’aria non è né una macchia di inchiostro, né una nebbiolina arancione e fredda.
E’ un tenue rosa, che si sta allargando in una pozza di luce arancione, vera, intensa.
Poi, guarda di nuovo fuori.

La notte – dice, – è finita la notte.
Un colpo di pistola, secco e immediato, chiuderà quell’esistenza inutile!
Senza speranza torno a casa!
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Tutte le foto sono nostre.
Le due immagini, in corpo testo, sono state da noi catturate da quel capolavoro che è il film: Sin City – Una donna per cui uccidere
Premio fuori concorso Victor Hugo, 2009.
Premio miglior soggetto sceneggiabile, 72° Biennale di Venezia, Mostra del cinema, fuori concorso. Premio della giuria.

Ristampa

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38 pensieri su “Suicide

  1. Una storia bella, delicata e vera.
    Una storia di degrado e di periferia che mi ha dato tutta quella umanità che mi lascia incantata quando ti leggo.
    Bela davvero mon cheri.
    Bisoussssssssssssssssss

    Annelise pour toi

    Paris, 13/2/2016

    🙂

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    • M.me Annelise

      Come una lama, fredda, lucente d’argeto incognito e d’acciao penetra nelle viscere dell’incauta notte; il silenzio sugli umori e rifiuti che vivono appesi lungo i lampioni di una strada sconosciuta.
      Ecco l’immagine di una sotto-società che, ai margini permette alla Società grande, quella dei signori, di vivere.
      In quelle vite è morte, desolazione e orgoglio di essere il più forte, il più furbo, il più bravo dentro quel sottobosco che è la miseria umana.

      Milady, vedemmo punto adesso e leggemmo il vostro nuovo post.
      Congratulazioni per la nuova espressione teatrale che andrete a mettere dal 16 al 20 di Febbraio.
      Fummo illuminati dalla vostra presenza e bravura alla luce del fatto, che, tra gli autori spicca il vostro.
      Congratulazioni vivissime per “Udo-On aime beaucoup“.
      Sarà, sicuramente, un successone.
      Potessimo esser lì (come già capitato) saremmo in prima fila ad ammirarvi.

      Abbiate, mia signora, le nostre migliori, cordialità sottolineate e teatrali.
      Il Milord ama il Teatro quello vero

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  2. Convengo con Annelise (Ciao) sulla bellezza del racconto. fai pensare. Fai pensare alle condizioni di degrado sia materiale, che morale.
    Amico mio, mi metto in attesa per domani allora?
    Riprendi in pieno le pubblicazioni?

    Un abbraccio e buon fine settimana.
    Ciao

    Francesco

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    • Sir Spillo

      Intellettualmente vocato, ci troviamo mio signore nel mezzo di una guerra di pensiero:
      è meglio, per il mondo, allargare le nostre vedute gfino all’accettazione del degrado, per – quanto meno – renderlo accettabile e accettato, oppure combattere tramite la distruzione, per la rinascita di quelle frange di popolazione così ghettizzata?…

      Vi attendemmo per domani, allora.
      Abbiate i nostri saluti più sentiti

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  3. Eccoci al tuo nuovo silenzio degli innocenti.
    Già, perché gli innocenti stanno zitti davanti al mondo. E non parlano e non possono parlare: sono i reietti, i dispersi del tempo.
    Uno soacato, caro Ninni, che coinvolge e illumina sulla condizione sociale che, purtroppo, non vogliamo vedere durante le nostre giornate.

    Ogni cosa si consuma e si riflette nelle ore della nostra vita.
    Ciao e grazie per la bela emozione.
    A domani

    Louis

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    • Lord Gianluigi

      Esordiste con una frase ad effetto che, più per l’effetto, colpì per gli effetti.
      Sì, quel silenzio degli innocenti, nati innocenti e viventi tra gl innocenti ai quali dedicammo questo scritto.
      Come si può definire una società che, paria, vive non per propria scelta dentro le paure del mondo?
      Non certo come sentimmo varie volte, ovvero: da figli e creature di Dio.
      Se esistente, per favore, vorremmo conferire con Lui, ma a quattr’occhi e parlare, un po’, delle sue creature per le quali si sentiva tanto orgoglioso.
      Non vorremmo scuotere la sensibilità dei credenti, per i quali nutrimmo un ampio e profondissimo rispetto, ma due cosette le potremmo evidenziare.

      Riflettete, amico mio: se per caso fossimo stati noi a propinare il “Creato”, divertendoci a creare, far ammalare, far soffrire coloro i quali che ci dovrebbero pregare e osannare (ovvero noi creammo delle persone per farci pregare e osannare) per riempirli do promesse, ma farli ammalare a sorteggio; farli morire con le più dolorose sofferenze; procurare loro i più atroci tormenti e dire loro di pentirsi sempre e comunque, voi come ci avreste giudicati?

      Con questo terminammo, sperando di calmarci un attimino dal sentimento di rabbia che in quersti istanti stiamo provando.
      Abbiate le nostre cordialità

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      • Ti rispondo Ninni!
        (perdonami ma devo essere crudo)

        Se tu avessi fatto il Creatore, come mi hai correttamente scritto, bè ti avrei definito un bastardo stronzo pezzo di merda. In quanto umano, avrei aggiunto che eri un pazzo maniaco egocentrico crudele e sadico.
        Perdonami, ma me lo hai chiesto tu.
        Ciao e un abbraccio

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    • Miss Eleonora Bisi

      Vi ringraziammo per la gentilezza sempre pulita e cristallina.
      Vi ringraziammo, anche, per seguirci con quell’affetto che vi conoscemmo da tanto tempo.
      Abbiate le nostre migliori, affettuose, cordialità

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  4. Come ho fatto tantissime altre volte (ho una cartella grand così) me la sono stampata. La fotografia forte e potente (sei bravissimo con la macchina fotografica) e questa storia dai contorni maledetti, ma veri, mi hanno portata a rifarlo: la stampa a colori.
    Moltissimi racconti, più due tuoi romanzi, me li sono stampati e ogni tanto me li guardo come a voler riassaporare quei momenti bellissimi.
    Chissà, un giorno, potrei farne un’antologia (ovviamente con la tua autorizzazione, mio signore).
    Ti auguro lo staeeso sabato che mi hai fatto provare leggendoti: serenità e pienezza.

    Giorgia

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    • lady Giorgia Mattei

      Mia signora, voi faceste una cosa gentile, nobile e bellissima.
      saliste fra i primi gradini di quel podio, molto largo in verità, che Vi onora.
      Grazie mia signora. Abbiate uno splendido sabato

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  5. Una sorpresa, veramente, piacevole caro dottore.
    Una pagina che, nella sua drammaticità, fa pensare.
    Mi associo ai complimenti espressi oggi.
    Abbiamo bisogno di leggere il mondo.
    Buona giornata

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    • preg.mo Sig. PickWick

      la ringraziai per la generosità delle sue espressioni che colpirono, per intensità, il nostro miocardio.
      Ci convinceste della bontà di questa piccola pubblicazione e della sua scorrevolezza.
      Grazie, mio signore. Grazie per l’attenzione che, riportata alla vostra presenza, divenne motivo, onore e orgoglio per quest’umile milord.
      Abbiate un sereno fine settimana.

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  6. Atmosfera, dialoghi e inquadratura nelle tue pagine in bianco e nero.
    Caro Ninni, come mi trovo e sto benissimo, accarezzata e abbracciata quando scrivi del “Bianco e Nero” senza alcuna sfumatura grigia.
    Una bellezza e una potenza che mi accompagna e mi riempie di dolcezza e rispetto, mio signore.
    Ecco che il capolavoro è servito nel tuo … bianco e nero abrasivo.
    Un racconto inequivocabilmente nero, aggressivamente nero dove ci sono preti, stupratori, ubriaconi, assassini, puttane, magnaccia trasfigurati in una apoteosi che è il tuo “Noir”.
    Dio quanto mi piace.

    Ciao Ninni, a domani, ci sarò!.
    Anch’io l’ho letto e riletto e mi piace proprio.
    Un bacio mio signore.

    Lilly

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    • Lady Lilly Simoncelli

      Innanzi tutto complimenti e congratulazioni per la vostra nuova foto e mise con la quale voleste esprimere la presenza.
      Vi trovammo in piena forma.
      Ci commoveste con le vostre espressioni che, altissime, colpirono i nostri sentimenti raffinandoli. Avete acceso un lume di speranza, fra le nostre mani, nella stesura e approntamento di pensieri e storie non sempre in verità in linea o aspettativa verso chi ci seguì.
      Avete provocato, in noi, un sorriso e la sensazione di esservi simpatico come sempre.
      Abbiate, mia signora, le nostre migliori cordialità da estendere alle vostre bambine (Elsa e Giovanna)e a vostro marito (Vasco).
      Cordialità

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    • Ps:
      Vostro marito è al corrente di quanto siete brava?
      E dell’effetto che ci provocate?
      Riferite al vostro consorte, mia signora, che è grazie a voi se lui, oggi, riesce a leggere e scrivere. Anzi, ditegli di scrivere perché ultimamente, sul divano con birra tattica fra le mani, difficilmente si produce.
      Spegnetegli il televisore, svegliatelo con un assolo di batteria.
      Fate qualcosa.

      Abbiate le nostre cordialità

      😉

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  7. Desolazione, solitudini. Colori e non colori. Emozioni e non emozioni. Contrasti. E mi sono vista tutto. In bianco e nero. Alla fine rosso. Quanto è bravo?
    Crudo e spietato nella verità dei disagi umani. Però uno spirito mesto. Ma è in questo stato d’animo che si producono i pezzi migliori.
    E questo per me è una hit.
    L’ho letto e riletto e lo rileggerò.
    Costruito divinamente.
    Divinamente triste e senza speranze.
    Sofferenza.

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  8. Una storia che attanaglia, che descrive minuziosamente i personaggi. Crudo e spietato descrive i personaggi della notte e i loro disagi umani. Un’ombra assassina sembra voglia eliminarli per ripulire la notte. Bello, letto con grande interesse, scritto splendidamente. C’è tanta sofferenza, io almeno l’ho sentita e mi ha tolto per un po’ il fiato. I miei ossequi Lord Ninni, complimenti.

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    • lady Patrizia N.
      E’ bello rileggervi e rileggere della vostra delicatezza ed attenzione sensibile.
      Complimenti a voi per aver saputo sciogliere il nodo, tessuto entro la tela di ragno.
      Grazie per esserci nuovamente.
      Buona e serena domenica

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      • Il piacere è tutto mio, ho molto arretrato da leggere ma poco alla volta lo farò perché scrivete veramente bene Lord Ninni e sarebbe un vero peccato tralasciare tutto! Purtroppo non ho più il tempo di prima per il pc a livello personale, ma ci sono ancora e ne sono lieta.
        Buona serata, Patrizia

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  9. Mi ricordo, caro Ninni, di questo racconto che è stato pluripremiato.
    Un racconto di dolore, uno spaccato di vita che lascia tanto amaro dentro.
    Le situazioni, il malessere, più che il benessere danno uno di momenti di terrore che, terrore esso stesso, eleva l’uomo alla condizione di uomo per essere.
    Quanta tristezza, e quanto dolore.
    Parlare e trattare del dolore.
    Avere un grande dolore e non poterlo esprimere oppure esprimere al meglio, è un’altra cosa.
    Cosa siamo noi di fronte al tempo e a questa vita che ci concede soltanto dolore e lacrime, dopo qualche piccola opportunità di sorriso?

    Grazie Ninni per questa riedizione di un racconto – verità che ci da ll’opportunità della riflessione.
    Non basta mai.
    Grazie

    Annelise

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  10. introspezione che gela il sangue nella gola e nella mente.
    Una citrà fantasma che si autoalimenta, fagocotandosi e distruggendo tutto quello che è razionale.
    Un silenzio che uccide.
    Un silenzio che da d’oro, diventa dorato.
    D’un dorato metallo che fa male.
    Molto.

    Sin city, un film bellissimo.
    Buona sera milord

    Maria Luisa

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  11. Quanta dolcezza e quanta bellezza in questo racconto.
    certo un Noir è sempre un Noir.
    La dolcezza c’entra poco. Ma leggendo si scorge che avete dedicato particolare attenzione a “tutte le vite”, nessuna esclusa.
    Patrimoni importanti di ognuno dentro un panorama di distruzione, vizio, peccato, perdizione.
    Non spetta, certamente, a me fare questi discorsi, però.
    L’introspezione, dentro la disperazione, si percepisce forte.
    Un viaggio dentro le miserie umane, quelle miserie dove tutti e forsi anch’io, ci abitueremmo nella nostra condizione, a vivere oppure a trascinarci.
    Un racconto a tinte forti.
    Un racconto che penetra dentro ognuno di noi.
    Grazie per questa bellissima perla.
    Buongiorno

    Anna

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  12. Mi creda dottore, quello che, personalmente, mi ha colpito è questa sua grande portata per afferrare e cogliere il senso umano in tutto.
    Anche in quei anfratti dove “Il senso umano” è praticamente assente.
    Buona giornata

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  13. Caro Ninni,
    ho letto e riletto per un po’ questa tua ristampa.
    E per un po’ mi ha riempito la vita. Leggerti è importante, come importante è capire e capirti in tutte le tue manifestazioni letterarie.
    Si capisce, per esempio, ad apprezzare la vita e le persone che amano e ti amano.
    Un universo importante per una bellezza che è infinita: la tua forma letteraria.
    Viviamo , questo evento, con la consapevolezza che quanto ci regali è destinato alle nostre coscienze.
    Quei ricettacoli che dovremmo avere un po’ tutti.
    Ciao Ninni, un abbraccio…

    Annelise

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  14. Noi viviamo al chiuso delle nostre coscienze e animiamo, le nostre ore, con la consapevolezza che domani è sempre tutto da riscrivere.
    Cosa ne sanno gli altri del dolore?
    Grazie amico mio.
    Ciao

    Francesco

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  15. E qui la musica cambia.
    Viviamo l’immenso e non ci accorgiamo di quanto piccolo, il mondo, ci regala in immensità perduta.
    la possiamo riadattare alla vita.
    Un silenzio che mostri tutta quella bellezza che non possiamo raccattare.
    Grazie amico mio per quello che hai scritto.

    PS: ricevuto tutto, questa mattina. Ciao

    Glg

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  16. Uno spaccato che da vita alla coscienza, come mi è sembrato leggere adesso.
    Un silenzio, quello delle notti di questa città ipotetica (ma poi sarà davvero ipotetica?) che lascia tanto amaro in bocca.
    La lotta contro la criminalità; quella contro la solitudine, sono un capitolo fermo e molto, moltissimo vasto.

    Sì, è da tanto che manchi e ci manchi un attimino.
    Noi siamo qua a spiare e a leggere tutto quello che ci regali.
    Ti lascio, dolce Milord, un sincero abbraccio per un sabato e un fine settimana davvero bello.
    Ciao

    Giorgia

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  17. Caro Antonmaria

    È la stessa città
    È un altro mondo
    Vivendo nelle nostre abitudini, la nostra città appare sempre la stessa. Se ci affacciassimo, volendo vedere, scopriremmo altri mondi in quella stessa città.
    È nella notte, per le strade, che la città mostra la vergogna dei disattenti o di chi volutamente ignora.
    Ho letto faticosamente, con sofferenza quest’ esposizione così cruda di ciò che è realtà ovunque, più o meno grave.
    Quanti disperati che non urlano, nello scuro della notte sopravvivono come possono, spesso più o meno evidentemente muoiono.

    Veramente meritarti i premi, complimenti.
    Con Stima e Affetto.

    Maria Silvia

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