Last bomb

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Last bomb

Belfast esulta.

La gente si riversa in strada inscenando numerosi cortei.

L’Ira, in un comunicato letto alla televisione di Dublino, ha appena annunciato la cessazione delle ostilità, unilateralmente e incondizionatamente.
Dopo venticinque anni la città scende in piazza e si ferma per strada, sorridente festeggia la possibilità di una vita di pace, senza più camionette dell’esercito agli angoli delle strade, senza più la paura di attentati e ritorsioni.

La gente di Belfast vuole camminare per le vie dei Troubles a testa alta, lentamente, senza doversi guardare sempre le spalle, e forse dopo oggi, dopo questo annuncio, si aprirà la strada del dialogo e potranno farlo.

Intere scolaresche escono dalle aule urlando slogan da adulti e per un po’, in mezzo a loro, mi faccio prendere anch’io da questa tanto attesa euforia ma la realtà, come sempre, non tarda a colpirmi allo stomaco facendomi tornare alla mente le sue minacce.
Qualcuno urla: “L’Ira ha vinto!”
Mi volto cercando di capire chi sia stato.
Scruto i volti sorridenti.
Non ci sono vincitori né vinti in questa guerra.

Restano solo le lacrime versate sulle tombe e non ha importanza da che parte stai.

Una madre piange il figlio, una moglie il marito, una figlia il padre, che importanza può avere in quale strada siano nati?

Sto pregando come non ho mai fatto, lo prego di fermare la mano di un uomo; lo prego di soffiargli via dal cuore quell’odio centenario, perché lì ci sono persone, bambini, mamme, papà …

Attorno a me urla di gioia e lacrime si mescolano in un crescendo d’euforia.
Continuo a farmi trascinare dalla folla per vie che non conosco, non ho paura di perdermi perché mi sono già perso in quell’ uomo che si nutre di rabbia e di rancore.
Quando sono arrivato a Belfast non mi importava niente di questa gente e di quello che accadeva qui, ma ora guardo questi volti con occhi nuovi e desidero che finalmente riescano ad avere una vita diversa, un’esistenza pacifica.
Lentamente la gente si ferma, si improvvisa un comizio.
Mi fermo anch’io, ho bisogno di respirare, di convincermi che sto facendo la cosa giusta, di raccontarmi che posso prendermi qualche altro minuto prima di fuggire via da qui.
Un coro si innalza verso un uomo che, con gesti misurati, cerca di calmare gli animi.
“Gerry Adams!”
Urla l’Irlanda del Nord.
“Gerry Adams!”

Nell’aria calda di questo ultimo giorno di agosto del 2004, le grida si fanno bisbigli e poi silenzio.
Continuo a guardarmi attorno, cercandolo tra la folla.
Spero ancora nella sua presenza per evitare una strage, perché se portasse avanti il suo intento, se decidesse di far scoppiare quella bomba, non ci sarebbero più speranze, per nessuno.
Mentre guardo questa gente che fa il gesto di vittoria, prego che i suoi occhi non siano più cupi e che abbia cambiato idea.
Una signora mi chiede se sto bene.
“Sei così pallido” dice.
“È l’emozione” balbetto.

Lei mi strizza l’occhio e con sguardo solare si volta verso Adams che inizia a parlare:
“Amici e compagni di lotta …”
Chiudo lentamente gli occhi, mentre uno scoppio improvviso copre la sua voce …
E fu subito buio …

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24 pensieri su “Last bomb

  1. Una storia che parla di terrore e di riscatto per un popolo vessato da una colonizzazione disumana.
    Il problema irlandese, quello dell’Irlanda del Nord è ed è sempre stato un momento di riflessione per tutti.
    Una storia carica di tanto che induce al pensiero e all’analisi.
    Un abbraccio caro Ninni, con ammirazione.
    Sei sempre bravo, sempre umano.
    Un piacere leggerti.
    Grazie e buona giornata.
    (Era da parecchi giorni che sbirciavo, Ciao)

    Annelise

    PS:Ti salutano Deva e Leonia
    🙂

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    • Annelise Baum

      Il problema nordirlandese è il problema di tutti i popolo assoggettati al piede dei colonizzatori…
      Pensate che, sul passaporto della Colonia dell’Irlanda del Nord è scritto: Subject
      Colono

      Una posizione imperdonabile
      Grazie

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  2. Last bomb.

    E le bombe continuarono a fioccare.
    bombe e bombe.
    Mi sembra, però, di ricordare l’attentato a Gerry Adams, il leader dello Sinn Fein. Mi sembra di ricordare la polemica che montò forte, anzi fortissima.
    lo Sinn Fein era venuto alla ribalta e si era “acclimatato” politicamente parlando… ela bomba che poi fu scoperto (ma nessuno ne parlò) essere inglese…fece vittime a decine.
    Subito era stata data la colpa allo Sinn fein, ai terroristi dell’IR> al mondo intero, mnentre i servizi segreti di Sua Maestà avevano messo lo zampino dentro.

    Me lo ricordo.
    Eccome se me lo ricordo.
    Eccome.
    Mi ricordo che venne ricordata come la “strage” dei bambini…

    Grazie Ninni per queste attenzioni emozionali che ci regali.
    Un grazie dal cuore e di cuore.
    Ciao e buona giornata

    Anna

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    • Anna Blu

      La lotta per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord, cattolica e repubblicana, dal governo monarchico e protestante di Londra ha radici secolari.
      L’attenzione su questo conflitto si accende a partire dal 1920 quando l’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) decide di iniziare la lotta nei territori dell’Ulster che, a differenza dell’Eire, sono rimasti nelle mani di sua maestà. L’IRA (braccio armato del Sinn Fein) è uno degli eserciti clandestini più organizzati e militarmente efficaci del mondo, così la guerriglia diventa ben presto una realtà quotidiana in Irlanda del Nord.
      Per fortuna..
      Buona sera

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  3. Questo è un racconto emozionale che, fin dalle prime battute, ti tiene legato e “collegato” a quella situazione.
    La tua sensibilità, caro Ninni, ci porta a riflettere su questi fatti che ci convincono della bontà e della bellezza del vivere e del credere in qualcosa di più: la passione e la compassione per l’uomo.§Libertà sia il nostro grido, urlava Silver.
    Per i diritti umani e per i diritti di tutti.
    Grazie per ricordarci quanto siamo uomini, disgraziati e cattivi.
    I diritti umani?
    Ma chi, ma quali?
    Da sempre gli inglesi (bada bene, gli inglesi, non i scozzesi, gallesi e altri) hanno fatto pena con tutti. Soprattutto per sfruttare tutti.
    Grazie Ninni.
    Grazie davvero…

    Francesco

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    • Spillo

      I cattolici indipendentisti e i protestanti unionisti (appoggiati dai soldati inglesi) si fronteggiano a colpi di granate, attentati e lanci di pietre.
      La tensione sale alle stelle quando negli anni 70 il governo inglese decide di incrementare la propria presenza militare in Irlanda e di adottare una linea dura. Nell’Ulster è praticamente guerra.
      Non mancano massacri di popolazione civile, come il cosiddetto “Bloody Sunday”, quando durante una manifestazione a Derry, il 30 gennaio 1972,
      i paracadutisti inglesi aprono il fuoco su migliaia di persone, uccidendone a decine.
      Dio ci salvi dalla regina

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  4. Ora quel terrore non c’é più. Ora, adesso, viviamo una forza e un forte motivo di pace.
    La Colonia irlandese può respirare? No, non credo fin quando sventola la Union Jack a Belfast o Londonderry
    Grazie milord

    Eleonora

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    • Eleonora Bisi

      Tra azioni dell’IRA e dura repressione militare inglese, dal 1976 si contano oltre tremila morti.
      Solo nel 1992 vengono avviate, nonostante il livello dello scontro non accenni a calare, le prime trattative segrete tra Sinn Fein e la controparte.
      Una controparte arrogante

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  5. Un racconto che sa di silenzi urlati.
    Quei silenzi che parlano attraverso le bombe.
    Bombe cieche che parlano soltanto un linguaggio: quello di morte.
    Bella l’immagine che ci hai regalato milord.
    bella davvero
    Grazie per queste espressioni di bellezza.
    Buon pomeriggio

    Giorgia

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    • Il 31/8/1994, con la decisione dell’I.R.A. di attuare una “completa cessazione delle operazioni militari a tempo indeterminato”, si avvia ufficialmente il processo di pace grazie alla cooperazione di Gerry Adams, leader del Sinn Fein,
      Martin McGuinness, uno dei capi carismatici dell’I.R.A., John Hume, leader del Partito Socialdemocratico e Laburista dell’Ulster.

      Grazie

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  6. Un passaggio doloroso della nostra storia immediata e recente, ma mirabilmente raffigurata dalla Sua arte, caro dottor Raimondi.
    Grazie per questo regalo così prezioso
    Buona serata

    B

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    • PickWick

      La pace tra Sinn Fein e colonialisti
      L’evento può essere di portata storica perché mai fino a quel momento il governo inglese ha riconosciuto la legittimità del Sinn Fein a sedere al tavolo delle trattative come rappresentante degli interessi cattolici, Ma chiede una cosa incredibile: che a molti irlandesi sembra inaccettabile: L’IRA deve consegnare le armi.
      Si entra così in una fase di stallo.

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  7. Caro Antonmaria

    Vi leggo e, come al solito, sono rapita dal contesto. Tutto ciò che scrivete è sempre così avvincente, e non potrebbe essere diversamente considerati la sensibilità, il profondo senso di giustizia, la proprietà di valori che Vi caratterizzano.
    Lo stato d’ animo della gente comune, irlandese, che ha sempre sopportato con eroismo le ostilità violente in cui erano ballottati i propri diritti, è qui invertito per la speranza di potersi permettere una vita in pace e in libertà. Ma…
    Vi trovaste lì e lo fate immaginare come la gente facesse percepite i propri dolori, come pure le proprie speranze.. Lo fate immaginare e ci portate con Voi.
    Le riflessioni che suscita la lettura di questo racconto diventano, leggendolo e rileggendolo, inesauribili.

    Grazie, Antonmaria. LeggerVi sono momenti della mia vita meglio vissuta.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia
    Sil

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    • Maria Silvia

      Nonostante Tony Blair (L’allora primo ministro) abbia indicato il “problema irlandese” come una priorità nel suo programma, gli scontri a Belfast (e non solo) si sono riaccesi.
      Alcune frange dell’IRA non hanno aderito al cessate il fuoco e da parte lealista le provocazioni sono continue.
      Gli estremisti Orangisti (protestanti unionisti inglesi) scatenano spesso scontri e violenze.
      Esemplare il caso recente dell’aggressione (con lanci di bottiglie e sassi) alle bambine cattoliche mentre vanno a scuola.
      Intollerabile da parte di un popolo, quello inglese, che si definisce civile.
      Troppo spesso ci si dimentica di conflitti che esistono all’interno del nostro continente, fino a quando essi non tornano, violentemente, a far parlare di sè.
      Quello irlandese dura da 80 anni.

      Proprio nelle ultime settimane, vi sono stati pesanti scontri che riportano agli “anni di fuoco” del ’70-’80. Ogni anno in Irlanda del Nord vi sono, in questo periodo dell’anno, delle parate promosse dalla loggia tradizionale orangista inglese, che rivendica l’unità delle sei contee settentrionali dell’isola al Regno Unito.
      Queste marce, però, vengono spesso viste dai residenti dei quartieri cattolici come una provocazione.
      Alcuni piccoli gruppi repubblicani che cercano di ritagliarsi un ruolo a destra del Sinn Fein- per l’insurezione indipendentista irlandese- hanno organizzato proteste e blocchi contro le marce ed al tramonto giovani nazionalisti si sono scontrati con la polizia a colpi di mattoni e molotov.
      L’estrema violenza di questi scontri, ripetuta ogni notte per tre giorni, non si vedeva da almeno 10 anni ed il bilancio è stato estremamente pesante, fatto di feriti, arresti, negozi devastati ed automobili in fiamme, decine di micidiali proiettili di plastica sparati sui manifestanti (Anche se di plastica, quei proiettili non è vero che non fanno male. In particolari condizioni uccidono).
      Per due notti consecutive il quartiere cattolico di Short Strand è stato preso d’assalto dai paramilitari protestanti dell’Ulster Volunteer Force (UVF), che hanno lanciato molotov e sparato colpi d’arma da fuoco contro le abitazioni cattoliche e irlandesi della zona.

      Tutto ebbe inizio nel lontano 1922, quando con la nascita della Repubblica d’Irlanda, 6 contee del Nord dell’Irlanda – Atrim, Armagh, Down, Fermanagh, Londonderry e Tyrone- restarono parte integrante del territorio della Gran Bretagna, anzichè essere incluse nell’EIRE.
      La vera esplosione del conflitto avvenne, però, negli anni ’60, quando l’ondata di rinnovamento sociale e culturale che si diffuse in tutti gli Stati occidentali, investì anche i giovani cattolici nord-irlandesi che, essendo una minoranza, venivano enormemente discriminati all’interno del proprio Paese e rivendicavano l’unione all’EIRE.
      La comunità cattolica iniziò a chiedere sempre più insistentemente l’aiuto dell’I.R.A. – Irish Republic Army- , che in quelle circostanze era la sola forza in grado di proteggere i cittadini cattolici dalle violenze della polizia e dell’Esercito inglese.
      A partire dal 1968 e per i successivi venti anni, i disordini- i cosiddetti “troubles”- infiammarono le strade delle sei Contee, contrapponendo, da una parte, l’I.R.A. e, dall’altra, l’U.V.F. (Ulster Voluteers Force) e la R.U.C (Royal Ulster Constabulary).

      Riuscirà mai la popolazione Nord-irlandese a vivere insieme pacificamente?
      E’giusto che una parte di territorio di un’isola, legato ad essa da cultura e storia, debba essere amministrato da un altro Paese sulla base dell’appartenenza coloniale?
      Si vedrà se4 l’arroganza britannica l’avrà vinta sulle legittime aspirazioni di un popolo sottomesso dalla forza bruta.

      Grazie mia signora per esserci

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      • Grazie, Antonmaria, per la risposta considerevole che mi avete dedicato.
        Grazia per le informazioni che non potevo conoscere così propriamente, utili a fare lume a me e a tutti quanti leggeranno.
        Siete davvero Immenso, geniale in tutto.
        Nutro profonda Stima, oltre l’ infinito Affetto, per Voi.

        Maria Silvia
        Sil

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      • Grazie Maria Luisa

        Davvero parole importanti per comprendere chi è Ninni e cosa potrebbe affrontare e fare a tutela della giustizia. Parole che mi commossero allora, ed altrettanto ora. La grandezza di Ninni è anche la sua umiltà, non parlerebbe mai di ciò che ha fatto, fa, farebbe appunto per tutelare i più deboli e per difendere i loro diritti.
        Buona serata

        Maria Silvia

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    • Hilde Strauß

      Le elezioni del 2 marzo segneranno uno spartiacque decisivo nella storia del processo di pace in Irlanda del Nord.
      Le dimissioni del vicepremier Martin McGuinness, storico esponente dei repubblicani di Sinn Féin, hanno fatto cadere il governo formato meno di un anno fa aprendo la strada al voto anticipato, ma hanno anche creato i presupposti per una lunga stagione di instabilità nella regione.
      Questa crisi è infatti la diretta conseguenza della profonda divisione che tuttora caratterizza la società nordirlandese, il sintomo inequivocabile della chiusura di una fase storica e politica avviata con la firma dell’Accordo del Venerdì Santo del 1998.
      Uno dei capisaldi della pace raggiunta a Belfast ormai quasi un ventennio fa era la politica del ‘power sharing’, ovvero la condivisione dei poteri tra i maggiori partiti del Paese.
      Sinn Féin e Dup, espressione della comunità cattolico-repubblicana e di quella unionista-protestante, erano stati chiamati a governare insieme su una serie di questioni ‘devolute’ dal Parlamento britannico.

      Grazie per esserci

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  8. Sinn Féin sostiene che il governo inglese non rappresenta più gli interessi economici e politici di una popolazione che ha votato in maggioranza per il ‘Remain’ e insiste sulla necessità di un referendum per la riunificazione con Dublino.

    Alcuni giorni fa il presidente di Sinn Féin Gerry Adams – unico leader rimasto tuttora in carica tra i protagonisti dell’Accordo del 1998 – ha detto che se Londra farà uscire l’Irlanda del Nord dalla Ue compierà «un atto ostile» che distruggerà il processo di pace. «Il premier britannico – ha aggiunto – ha confermato l’intenzione di porre un termine alla giurisdizione della Corte europea e ritirare la Gran Bretagna dalla convenzione europea sui diritti umani, una posizione che minaccia gli elementi fondamentali riguardanti i diritti umani dell’Accordo del Venerdì Santo». Parole pesanti, che secondo i più pessimisti potrebbero persino scoprire il fianco agli estremisti che da sempre contestano il compromesso che è alla base di quell’accordo. I timori più consistenti riguardano il possibile ripristino della frontiera tra le due parti dell’Irlanda, un tempo presidiata militarmente e teatro di scontri e attentati, la cui stessa presenza simbolica potrebbe alimentare le attività dei gruppi dissidenti con effetti assai controproducenti sul processo di pace. Ma nonostante qualche isolato rigurgito di violenza, i repubblicani irlandesi hanno ormai definitivamente messo da parte il passato rivoluzionario e Sinn Féin, un tempo braccio politico dell’Ira, ha consolidato il proprio profilo politico-istituzionale affidando la leadership alla 40enne Michelle O’Neill, che non ha trascorsi nella lotta armata e incarna alla perfezione il volto nuovo di un partito sempre più proiettato nel futuro.
    Il nazionalismo irlandese ed il movimento repubblicano, che nacquero e si svilupparono nell’ambito della lotta di indipendenza irlandese contro il dominio britannico, sono elementi che costituiscono, congiuntamente al settarismo protestante delle istituzioni nord-irlandesi, causa ed effetto della grave situazione di crisi interna che ha lacerato il popolo nord-irlandese negli ultimi ottanta anni, e più precisamente dal 1921, anno della stipulazione del Trattato anglo-irlandese con cui si decise la divisione dell’isola in due entità giuridicamente separate.

    Alcuni non avevano pensieri di vittoria,
    Ma erano andati a morire,
    Perché lo spirito dell’Irlanda fosse più grande,
    E il suo cuore si elevasse in alto.
    Eppure, chissà cosa deve ancora accadere
    W.B. Yeats

    Gli oltre 400 anni di dominazione britannica in Irlanda e l’ambiguo comportamento tenuto dal governo di Londra negli ultimi ottanta anni in Irlanda del Nord (comportamento teso, da una parte, a cercare una soluzione politica definitiva alla questione e, dall’altra, ad assicurare i privilegi di cui la maggioranza protestante ha sempre goduto, a scapito di una minoranza cattolica discriminata in un regime di quasi apartheid) rappresentano uno dei fattori – se non il principale – che maggiormente ha causato la grave crisi interna alle sei Contee.

    Grazie per aver scritto.

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    • Milord, sono lieta di leggervi. I Vostri scritti riportano sempre alla memoria fatti di grande importanza e su cui tornare a riflettere profondamente su quello che siamo, che siamo stati e su quello che diventeremo… eppure si vorrebbe così poco: Pace e rispetto.
      Grazie per questo post che forse, molti ragazzi giovani non conoscono.
      Con simpatia e grande rispetto

      Giovanna

      La storia siamo noi

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  9. Un pezzo bellissimo.
    riporto quanto ti scrissi un po’ di tempo fa:

    Leggo della tua onestà politica e intellettuale legata a questo saggio di Ninni.

    Ma leggo anche altro.
    Leggo di una pulizia mentale che ti fa onore.
    Forse, però, dovrei parlare del Ninni uomo e del Ninni politico.
    L’unico che abbia subito due (e dico due) anni di permanenza in Irlanda in quanto mezzo perseguitato e che quella sua permanenza sia stata coronata dalla sua fede politica universale.
    Riuscire a fare diventere legale un movimento politico quale lo Sinn Feinn O emanazione dell’I.R.A. non è da pochi.
    Quanti buffoni italiani si sarebbero preso la briga di far diventare un ideale Idea e combattere per essa?
    Sto parlando del Ninni che ha infiammato la cultura irlandese, scrivendo alle masse e portando le sue idee di destra, adattate alla povera gente.
    Uno Stato sociale pronto per il riscatto e pronto per la naturale tendenza alla felicità.
    Non ne parla mai (ha un senso dell’umiltà fortissimo), ma grazie a lui, molti strati della popolazione, oggi, in Irlanda gode di benefici “di destra” ispirati dai suoi scritti.

    Ninni, a Galway, è una specie di eroe.
    La realizzazione del sogno dell’individuo che si rapporta con il sociale.
    Un uomo grande e completo che, pur di difendere gli strati più deboli, non ha esitato a farsene carico, diventando, lui stesso, motivo di imitazione con scritti e dottissime spiegazioni, tanto da avere ispirati due, e non uno, ma due movimenti politici..

    Vorrei ringraziarti per le parole di speranza politica e di convincimento.
    Non se ne leggono tante ultimamente.

    Leggo e ritrovo, però, Ninni l’ideologo, il maestro che ha risvegliato le coscienze contro quel demone rosso e maledetto rappresentato dal comunismo, che ha combattuto strenuamente.

    Molti uomini politici devono a Ninni in qualità di politico.
    Molti “Act” sono di sua ispirazione.
    Ninni si è sempre distinto per essere in prima linea per i diritti delle persone per bene.
    Delle persone che lavorano e si sacrificano nel trinomio di Dio, Patria e Famiglia, da qualsiasi parte si trovino.
    Chi tenta (e qua dentro ne ho letto un paio, di mistificare l’ideale di destra con un becero comunismo assassino, ha trovato pane per i suoi denti.

    Ecco cosa scrivevo.
    Ciao
    Ho detto tutto

    Maria Luisa

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