La bella Italia XIII

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Alla campagna d’Abissinia prese parte volontariamente la “crema” del fascismo militante. Smentendo il luogo comune dell’“armiamoci e partite”, con il quale si ironizzava sul falso entusiasmo manifestato dai gerarchi del regime in occasione di qualche impresa bellica, questa volta molti partirono per davvero. Alcuni con la camicia nera e i gradi guadagnati facilmente nella Milizia, altri con le “stellette” dell’esercito regolare, rassegnandosi addirittura a riprendere, Com’era prescritto dal regolamento, i gradi ricoperti durante il servizio militare. Alessandro Pavolini, Roberto Farinacci ed Ettore Muti che, grazie alle benemerenze politiche, ricoprivano il grado di console, equivalente più o meno a quello di colonnello, pur di entrare nella Regia aeronautica si accontentarono di quello di tenente. Un’eccezione fu fatta per Galeazzo Ciano che neppure aveva adempiuto al servizio militare di leva: al genero di Mussolini venne infatti assegnato il grado di capitano e il comando di una squadriglia aerea da lui ribattezzata La Disperata. Erano volontari anche i figli del Duce, Vittorio e Bruno, e il nipote Vito, figlio di suo fratello Arnaldo. Delle “gesta eroiche” dei due figli di Mussolini, nonché del genero Galeazzo, inutile dire che i giornali, esagerando come di consueto, parlarono sovente e con insopportabile piaggeria. Ma fra i numerosi “riconoscimenti” da essi raccolti in patria ve n’è uno che spicca per la sua sconcertante singolarità. Si tratta di un brano in latino scritto dal professore Francesco Stanco per un volumetto di versioni a uso scolastico:
Digni qui laudentur sunt Bruno et Victorius Ducis filii, qui cum ad-ministro G. Ciano audacter hostium propugnacula demoliti sunt, dum plurnbeis glandibus ferreisque globis ex-cipiuntur”
(Sono degni di lode i figli del Duce Bruno e Vittorio che con il ministro G. Ciano audacemente distrussero le fortificazioni nemiche mentre venivano bersagliati con pallottole di fucile e proiettili di cannone).
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Ciano si era portato al seguito, come suo aedo personale, anche il futuro ministro della Cultura popolare Alessandro Pavolini che provvedeva a illustrare sul “Corriere della Sera” le “storiche” imprese del suo capo con brani di questo genere:
Ciano non amava le ricognizioni: ogni decollo senza bombe lo metteva di cattivo umore. Ogni volta che invece gli era dato di lasciare i comandi a Casero e di stendersi sul fondo dell’aereo a regolare la grandine degli spezzoni tirandomi per una gamba, o a sbizzarrirsi di mitragliatrice o di carabina, in lui brillavano polso, occhio e brio.
Fra gli altri gerarchi che parteciparono all’impresa africana, figuravano il segretario del partito Achille Starace, che organizzerà una sua personale “marcia su Gondar” dedicando addirittura un libro a questa impresa; il governatore di Roma e futuro ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai, che era di diritto colonnello e fu aggregato alla divisione Sila; il generale Attilio Teruzzi, che comandava la divisione camicie nere 1° Febbraio; Carlo Scorza, il luogotenente generale della Milizia Augusto Agostini, e i consoli Renzo Montagna, Filippo Diamanti, Vittorio Vemè, Piero Parini, nonché Asvero Gravelli, Gino Palletta, Auro D’Alba, Aldo Resega, Gherardo Casini, Nino Dolfin, Carlo Emanuele Basile, Biagio Pace, Enzo Gal-biati, Niccolo Giani. Si erano arruolati volontari anche il medico, insignito di medaglia d’oro, Raffaele Paoluccì, affondatore della Viribus Unitis durante la prima guerra mondiale, che assunse l’incarico di direttore di una unità chirurgica, e il poeta futurista Filippo Tommaso Marinerti che traccerà questo singolare profilo di Pietro Badoglio:
Forte, un po’ curvo come un antico arco di guerra o meglio come una delle sue balestre d’autocarro il maresciallo Badoglio agguanta nella lente del suo cannocchiale tutta la sua battaglia.
Partecipò all’impresa anche una folta rappresentanza della Casa reale: il duca Amedeo d’Aosta, nonché i duchi di Bergamo, di Pistoia, di Spoleto e di Ancona, oltre alla principessa ereditaria Maria José in veste di crocerossina. Inutile dire che tutti si guadagnarono almeno una medaglia e la “riconoscenza della Patria” come stava scritto nell’attestato che accompagnava il nastrino della campagna.

Numerosissimi furono anche gli episodi curiosi e un po’ folli che la stampa fascista non mancò di pubblicizzare. Come quello del settantenne Giovanni Piancastelli di Forlì che si offrì volontario con i suoi due figli. “Se la sua domanda sarà accettata,” scrissero i giornali “il camerata potrà fare da nonno al balilla avellinese Evaristo Stanziale di 10 anni che è stato arruolato come mascotte dalla 144a legione in partenza per l’Asmara.” O quello di una ventina di volontari, scartati per la dentatura guasta, che furono curati gratuitamente da volenterosi odontoiatri e rimessi in condizione di masticare e di imbarcarsi.
Nel frattempo erano giunte circa 12.000 domande di arruolamento da parte di italiani residenti all’estero. Dopo le opportune selezioni, furono organizzate due legioni, la 221a di 2052 uomini e la 222a di 2080. Gli ufficiali erano 220 e l’età dei volontari variava dai 15 ai 58 anni. I giovanissimi non erano mai stati in Italia. Le due legioni, dopo un periodo di addestramento a Mogadiscio, furono aggregate alla divisione camicie nere Tevere, della quale facevano parte la legione “ex combattenti”, la legione “ex Arditi”, la legione “studenti universitari” e la legione “mutilati di guerra”. Quest’ultima era comandata dal console Gorini, anche lui mutilato, e l’abbondanza dì mani e di gambe di legno, di occhi di vetro e di protesi varie che veniva esibita da questa singolare compagine non mancherà di suscitare l’allarmata attenzione degli abissini che per gli arti artificiali manifestavano una irrefrenabile curiosità ritenendoli oggetti diabolici.
Ma la domanda di arruolamento volontario che fece più clamore fu quella di Guglielmo Marconi che chiese al Duce di essere mandato in Abissinia, “là dove la sua opera potesse apparire più utile”. Mussolini, riservandosi di accoglierne la domanda, fece pervenire all’illustre scienziato “il suo vivo compiacimento per il gesto così nobile e significativo”. Ma da Marconi gli italiani si aspettavano ben altro. Volevano “il raggio della morte” l’arma segreta che in quei giorni faceva sognare gli spiriti più bellicosi.
I fascisti avevano un debole per le medaglie, tanto che molti fecero addirittura carte false per essere decorati. Significativo fu quanto accadde a Roberto Farinacci. Il “ras di Cremona”, come veniva chiamato, aveva perduto la mano destra mentre, così spiegava la motivazione, “istruiva volontariamente i legionari nell’uso delle bombe a mano”. Per questo suo “gesto eroico” Farinacci si era rivolto direttamente al Duce per chiedergli la massima decorazione: l’Ordine militare di Savoia. Mussolini, che non nutriva grande simpatia per questo ingombrante gerarca, volle però vederci più chiaro nella faccenda, ed ecco il rapporto che ricevette da un onesto maresciallo dei carabinieri incaricato dell’inchiesta:
S.E. Farinacci non si è sfracellato la mano durante una esercitazione volontaria, ma si è ferito mentre si dilettava a pescare di frodo con le bombe a mano in un laghetto. Per questa ragione, S.E. Ettore Muti ha soprannominato S.E. Farinacci il “Martin pescatore”.
Farinacci non ottenne il desiderato Ordine di Savoia, ma Mussolini, magnanimo, gli assegnò ugualmente una medaglia d’argento.
La corsa alle decorazioni al valore dei nostri gerarchi non mancò di sollevare sarcasmi e battute ironiche fra coloro che la guerra la facevano sul serio. Gli alpini della Pusteria, per esempio, improvvisarono persino questa parodia che, in seguito, il giornalista Paolo Monelli trascrisse in buon italiano:
Si scopron le tombe, si levano i morti, i nostri gerarchi son tutti risorti. Finché noi pugnammo fiorivan negli orti, ma or che la pugna diventa pugnetta i nostri gerarchi accorrono in fretta. Se spira il più lieve sussurro di vento chiedono e ottengono medaglia d’argento. Persino Starace, di tutti il più stronzo, rimedia anche lui medaglia di bronzo. Vien fuori medaglia, vien fuori ch’è l’ora, vien fuori medaglia, medaglia al valor.
Questa divertente presa in giro dovette piacere molto a Mussolini, perché annotò con la matita rossa in calce alla velina in cui era stato trascritto il testo: “Perfetta! M.”.

Ma non tutti i volontari erano andati in Abissinia per conquistarsi una medaglia, moltissimi, quasi la totalità, si arruolarono per fede patriottica, come il capitano Manlio Savarè che volle prendere il posto del figlio Gioacchino, sottotenente delle truppe indigene, morto in combattimento. In seguito, nel 1940, anche il capitano morirà in combattimento meritandosi una medaglia d’oro. O come Fernando Feliciani, che racconterà:
Io sono partito il 9 aprile del 1935. Dovevamo lasciare la banchina del porto di Catania alle 17, ma alle 19 le truppe stavano ancora sfilando per la via Etnea, travolte dall’entusiasmo della folla. Quando mi arruolarono feci salti e capriole nella piazza della mia Assisi. Chi ci può credere, oggi? Chi può capire? Eravamo drogati di patria.
Oltre la fede, che certamente non mancava, c’erano naturalmente altri motivi: il desiderio di acquisire una benemerenza da far valere dopo il rientro in patria, la disoccupazione e, non ultimo, il richiamo sessuale suscitato dalle belle morette dai seni turgidi che affollavano le pagine dei giornali illustrati. Ma la molla principale che spingeva soprattutto i giovani intellettuali era il gusto dell’avventura, come confessò Indro Montanelli a Guido Vergani.
Nell’aprile del ’35 ero già là, in Eritrea. Avevo 24 anni. Comandavo, unico bianco, cento neri delle truppe indigene. Era stupendo. Mi sentivo Kipling. Non si poteva chiedere ai giovani cresciuti nel fascismo di capire che l’impresa era antistorica, che arrivavamo sul mercato coloniale quando questo già cominciava a perdere i pezzi. Sì, c’era un clima di fervore. Il molo di Napoli, la navigazione, il mistero del Mar Rosso, la sensazione di andare verso qualcosa di nuovo, di poterci esprimere in uno spazio libero dai capi fabbricato, dalla burocratizzazione che il regime aveva provocato, di poter dar vita a un fascismo nuovo. C’era nei giovani una smania di pionierismo. Poi maturò laggiù la nostra crisi. Ci accorgemmo che era tutta una buffonata.
Anche nell’esercito abissino si trovavano volontari europei, ma si trattava soprattutto di mercenari, alcuni dei quali erano effettivamente esperti militari, sebbene non mancassero i ciarlatani e gli avventurieri. Essi fungevano da consiglieri, da istruttori o da comandanti dì reparti combattenti, come il colonnello greco Karavasils, che comandò una colonna di ras Desta sul fronte della Somalia.
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Fra gli altri, c’erano il russo Mischa Babitcheff, al comando della modestissima aeronautica abissina, e l’abile generale turco Wehib Pascià che aveva già combattuto contro gli italiani in Libia. C’erano poi un gruppo di ufficiali belgi, il cui esponente più alto in grado era il colonnello Léopold Ruel, e un gruppo di ufficiali svedesi comandati dal capitano Tamm, ai quali era stata affidata l’istruzione dei cadetti della scuola di guerra di Olettà (ne uscirono ottimi ufficiali che costituiranno il nucleo centrale della futura resistenza etiopica). Tra i mercenari figuravano ancora il maggiore svizzero Wittlin, il capitano texano Cuban Della Valle e il russo Konovaloff che fungeva da consigliere militare di ras Sejum. A costoro si uniranno più tardi un gruppo di comunisti inviati dal Comintern in Etiopia a organizzare la guerriglia nei territori occupati, fra i quali, oltre al francese Robert Monnier e al tedesco Anton Ukmar, figuravano due italiani: il livornese Ilio Barontini e lo spezzino Bruno Rolla. Tutti furono protagonisti di avventurose vicende.
Numerosissimi, dalla nostra parte, furono inoltre i volontari civili. Oltre gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri e le crocerossine, della cui assistenza medica si giovarono anche le popolazioni indigene, c’erano gli operai, gli scaricatori portuali che superavano di numero gli stessi combattenti. A costoro era affidata la preparazione logistica della campagna. Man mano che si avanzava, i dipendenti delle varie imprese appaltatrici, come la Costa, la Gondrand, la Saiba, la Cafulli, aprivano grandi cantieri di lavoro per costruire aeroporti, ospedali, campi trincerati, ponti e soprattutto strade, lungo le quali si avventuravano con i loro carichi i camionisti, i veri protagonisti di questa guerra. Ne morirono a centinaia, precipitati nei burroni o caduti negli agguati.
D’altro canto, in questa campagna, preparata con dovizia di mezzi degna di una guerra europea, si dovettero affrontare anche gli aspetti tradizionali delle guerre coloniali, con le difficoltà connesse al rifornimento dei distaccamenti e delle colonne in marcia che implicava il superamento di immense distanze in territorio selvaggio e privo di strade. Tutto doveva essere predisposto o previsto o conquistato: la bevanda, il giaciglio, la strada, il riparo dal sole a picco o dal gelo notturno. Migliaia di camion impiegati per rifornire le truppe si trovarono coinvolti in vere e proprie azioni di guerra e avanzate offensive su terreni quasi impraticabili. Ogni autocarro era un fortino ambulante e i conducenti guidavano con il moschetto sul sedile. La scarsità dei quadrupedi, salvo i caratteristici muletti eritrei, e l’assoluta mancanza di piste transitabili, obbligò talvolta i soldati a far “da mulo al mulo”, ossia a trasportare a spalla, per chilometri e chilometri, oltre alle munizioni e ai pezzi dell’artiglieria, anche i sacchi di biada per le bestie da soma delle batterie.
All’inizio del conflitto erano già presenti in Eritrea oltre 150.000 operai civili addetti alla costruzione delle strade. Allorché cominciò l’avanzata, i soldati scoprirono che la cosiddetta negus megheddè, la “strada dell’imperatore”, come indicavano pomposamente le carte, era in realtà una mulattiera sulla quale faticavano anche i muli. Nell’Abis-sinia d’anteguerra, quando il negus si recava da quelle parti, i ras locali emanavano bandi rigidissimi avvertendo la popolazione che se solo una spina avesse offeso la tunica dell’imperatore a cavallo del suo muletto sarebbero seguite punizioni e impiccagioni; allora gli indigeni ripulivano la strada che però, ripartito il negus, tornava a essere una traccia incerta fra le macchie o una vaga pista sulla sabbia. Due mesi dopo la nostra conquista di Macallè, i 172 chilometri di negus megheddè che lo separavano dal confine erano già diventati una strada a regola d’arte, con il fondo asfaltato, la massicciata e i paracarri.

Volontari civili erano anche gli 85 italiani che perirono nell’unico episodio di guerriglia che si verificò il 13 febbraio 1936 a Mai Lahlà, nelle retrovie del fronte del Tem-bien, dove era stato aperto un cantiere della Gondrand. Un migliaio di armati al comando del fitaurari Tesfai, un sottocapo di ras Imrnirù, colsero nel sonno gli occupanti del cantiere. Non c’erano sentinelle: svegliati dai colpi e dalle terribili urla che gli abissini erano soliti lanciare durante i loro attacchi, gli operai cercarono di difendersi con le poche armi a disposizione. Ma la sproporzione era troppo grande e, tranne qualcuno che riuscì a salvarsi fuggendo, gli altri furono sterminati e orrendamente seviziati. Perirono con gli operai anche il direttore del cantiere, Cesare Rocca, milanese, la sua giovane moglie Lidia Maffiolì, l’ingegnere Roberto Colloredo Mels, nonché una ventina di lavoratori eritrei. Lo scoppio accidentale del deposito delle polveri da mina fece numerose altre vittime fra assaliti e assalitori. Quando la mattina dopo i primi reparti di spahis musulmani (i cavalieri libici che al nostro fianco parteciparono con entusiasmo a quella che era per loro una jihad, una guerra santa contro i cristiani copti) giunsero sul luogo del massacro, non restava altro da fare che seppellire i morti.
Le polemiche si accesero subito vivissirne, anche perché l’episodio suscitò molta apprensione nelle centinaia di altri cantieri, rutti privi, fino a quel momento, di sorveglianza costante contro queste improvvise incursioni. Furono infatti distribuite armi agli operai e si provvide a organizzare gli indispensabili servizi di difesa, mentre a Mai Lahlà ebbero inìzio le operazioni di rappresaglia. Molte forche entrarono in funzione nel cantiere assaltato e la banda di Tesfai venne successivamente raggiunta dagli spahis. Non si fecero prigionieri.
L’eccidio della Gondrand destò orrore in Italia e in Europa, ma fu ben presto superato dall’ansiosa attenzione che attirò la battaglia strategica, detta “dell’Endertà”, dal nome della vasta regione che ne fu teatro. L’annuncio di tale battaglia era stato dato un paio di giorni prima da Badoglio, il quale, contrariamente alle sue abitudini, aveva convocato i giornalisti sotto una grande tenda dove era stata predisposta una minuziosa carta topografica del paese. Così racconta Giovanni Artieri:
Il Maresciallo era impolverato anche nella faccia. L’uniforme tropicale gualcita, l’immancabile scacciamosche di crine bianco nella sinistra, il casco nella destra, entrò subito nel concreto. “Domani” disse “verrà iniziata l’avanzata. Impiegheremo 70.000 uomini.” Poi, dopo aver citato cifre di reggimenti, di battaglioni e nomi di comandanti, concluse: “Abbiamo di fronte 150.000 uomini. La battaglia sarà grossa”. E questo fu il solo aggettivo di tutto il discorso.
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A differenza di De Bono, Badoglio instaurò con i giornalisti italiani e stranieri un rapporto cordiale. Il vecchio soldato aveva capito da tempo l’importanza della stampa e furbescamente amava tenersela amica. È vero che in Italia c’era la censura e nessun direttore di giornale avrebbe osato pubblicare una corrispondenza non “politicamente corretta”, tuttavia anche nei servizi “addomesticati” l’inviato poteva inserire un aggettivo o un’osservazione in grado di mettere in luce o di oscurare le gesta di questo o di quel personaggio. La campagna d’Etiopia fu la prima guerra seguita, si può dire, passo passo dai giornalisti. Per questa ragione il ministero della Stampa e della Propaganda (sempre diretto da Ciano) aveva provveduto a organizzare presso i comandi degli uffici stampa con il compito di agevolare (ma anche di controllare) il lavoro degli inviati. I quali, peraltro, non esistendo ancora le telecamere, né i comodi telefoni cellulari, erano costretti a rivolgersi a questi uffici per poter comunicare in redazione i loro servizi o usare i ponti radio indispensabili per trasmettere dalle zone più disagiate. Come racconta Rosario Mascia, i giornali italiani scelsero con oculatezza i loro corrispondenti di guerra, quasi tutti molto giovani e destinati a diventare grandi firme: da Max David a Giangaspare Napolitano, da Enrico Emanuelli a Sandro Sandri e tanti altri, come Luigi Barzini jr, Guelfo Civinìni, Vittorio Beonio Brocchieri, Aldo Valori, Alessandro Pavolini, Cesco Tomaselli, Virgilio Lilli, Paolo Monelli, Guido Palletta, Èrcole Patti, Giovanni Artieri, Alfio Russo, Ciro Poggiali, Bruno Roghi. Questi giornalisti venivano, come si usa dire oggi, embedded nei reparti militari, indossavano l’uniforme con i necessari contrassegni e spesso erano armati. Numerosissimi erano anche i giornalisti stranieri che i nostri uffici stampa privilegiavano per quanto possibile allo scopo di esercitare su di loro una certa influenza. La pittoresca guerra africana vide inoltre gli esordi delle prime corrispondenti di guerra, come l’americana Eleanor Packard dell’United Press, l’inglese Murici Currey e la francese Marie-Edith de Bonneuil del “Paris Soir”. La Packard ebbe il privilegio, unica donna, di partecipare a una missione aerea di rifornimento alle truppe in marcia. “Da bordo di un Caproni da bombardamento” racconterà estasiata la giovane giornalista “dopo una fortissima picchiata ho gettato ai soldati spaghetti, tè, zucchero, cognac e sigarette, tutti preparati in pacchi accuratamente confezionati e imballati nella paglia e nel fieno che servirà ai muli.” Negli Stati Uniti il suo scoop suscitò molta curiosità e venne ripreso anche dai giornali italiani. L’inglese Muriel Currey, invece, era una femminista convinta: aveva ìf piglio di un soldataccio, indossava abitualmente abiti maschili così che spesso veniva scambiata per un uomo. Anche la francese Marìe-Edith de Bonneuil portava shorts, stivali e pistola alla cintura, ma al contrario della collega britannica aveva grazia ed eccezionale femminilità. Sul suo conto, Paolo Caccia Dominioni ha raccontato un aneddoto stuzzicante. Un giorno la giornalista volle raggiungere da sola un fortino avanzato dove risiedevano una trentina di dubat e un solo italiano, un tenente romano di venticinque anni. I due simpatizzarono immediatamente. “La francese” scrive Caccia Dominioni “non aveva tardato a capire che soltanto poche sciarmuttine negre in quegli ultimi dieci mesi avevano frequentato il forte. Non vi furono esitazioni. Sembra che la giornalista, incontrando poi a Mogadiscio o a Chisimaio una sua compatriota, le abbia confidato: “Ah, ma chérie! Un romain de vingt-cinq ans, après dix mois de solitude: si vous saviez ce que ca donne!““.
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33 pensieri su “La bella Italia XIII

    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Iribarne

      1929 Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruite 11.000 nuove aule in 277 comuni

      Cordialità

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  1. Un capitolo che è un grande capolavoro. L’ho riletto due volte per imprimermi, bene, quello che dici e come lo dici.
    L’ho trovato fresco e pulito.
    Bello scorrevole come, non facilmente, si potrebbe leggere in giro.
    Dal lettino, con il Tablet, ti ringrazio per avermi tenuta impegnata con una lettura edificante.
    Un appuntamento immancabile con la tua scrittura è la garanzia per una giornata bellissima.
    Ciao

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    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Franci Mira

      1929 Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruite 6.000 case popolari che ospitano 215.000 persone.

      Cordialità

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  2. Ecco la rievocazione storica, rigidamente, entro quei canoni che, propugnati dal fascismo (quello come filosofia di vita, ovvero il fascismo dottrinario) indica.
    Si potrebbe cadere, molto facilmente, nella retorica dell’antifascismo di maniera, oppure nell’apologia.
    Ma qua non è così.
    Siamo davanti a un brano di rara bellezza.
    Bravo e grazie…
    Buona serata

    Maria Luisa

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    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Maria Luisa Ranieri

      1929 Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruiti 3.131 fabbricati economici popolari, 1.700 alloggi, 94 edifici pubblici.

      Cordialità

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    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Anna Blu

      1929 Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni viene fatta la ricostruzione dei paesi terremotati, 6.400 case riparate, acquedotti, ospedali, 10 milioni di abitanti in 2493 comuni hanno avuto l’acqua assicurata, 4.500 km di sistemazione idrauliche e arginature, canale Navicelli

      Cordialità

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  3. Caro Antonmaria

    Un capitolo, straordinario, significativo nel contesto di un lavoro che rende giustizia alla verità.
    Gli anni descritti, meritano appieno la denominazione di ‘ruggenti’. Non si ritrova in altre epoche quell’ entusiasmo partecipativo a far grande la propria Patria.
    L’ orgoglio generalizzato di essere italiani collimava con la coscienza comune di osservare lo stile di vita che era il fascismo (erroneamente considerato una dottrina politica):
    DIO, ovvero la moralità
    La FAMIGLIA
    La PATRIA
    Non si comprende il timore di riconoscere ciò che fu positivo di allora . Si condanna a priori come se potessimo essere completamente soddisfatti di questi tempi, ove non sembra proprio che i valori suindicati siano propriamente onorati.
    Ne è testimonianza, di quanto appena detto, anche l’ entusiasmo di quanti vollero arruolarsi volontari (a cui Voi, Antonmaria, avete dato giusto riconoscimento) per un colonialismo italiano ben differente da quello delle altre potenze. Mai il nord Africa conobbe sviluppo come quello ad opera degli italiani.

    Sempre grazie, Antonmaria. Come già detto, leggerVi è arricchimento.
    Con Stima e Affetto,

    Maria Silvia
    Vostra Sil

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    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Maria Silvia

      1929 Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni i bacini montani artificiali, che erano 54, nel 1932 erano arrivati a 184, aumentati 6 milioni e 663 mila kw e 17.000 km di linee elettriche; nel 1932 c’erano 2.048 km di ferrovie elettriche per un risparmio di 600.000 tonnellate di carbone; costruiti 6.000 km di strade statali, provinciali e comunali, 436 km di autostrade. Le prime autostrade in Italia furono la Milano-Laghi e la Serravalle-Genova
      (al casello di Serravalle Scrivia si trova una scultura commemorativa con scritto ancora “Anno di inizio lavori 1930, ultimato lavori 1933)

      Grandi Opere
      1931
      , 7 novembre: inizia la bonifica dell’Agro Pontino, è il periodo delle grandi opere fasciste.
      1937 Viene fondata Carbonia (bonifica del Sulcis – Sardegna)

      Bonifica delle aree insalubri del Veneto
      Bonifica delle aree insalubri dell’Emilia-Romagna
      Bonifica delle aree insalubri della Maremma Toscana
      Bonifica delle aree insalubri della pianura del Garigliano
      Bonifica delle aree insalubri del Volturno
      Bonifica delle aree insalubri del Sele
      Bonifica delle aree insalubri del Tavoliere delle Puglie
      Bonifica delle aree insalubri della Basilicata
      Bonifica delle aree insalubri della Piana di Sibari
      Bonifica delle aree insalubri della Sila
      Bonifica delle aree insalubri del Neto
      Bonifica delle aree insalubri della piana di Catania
      Bonifica delle aree insalubri del Campidano (Sardegna)

      A queste vanno aggiunte quelle delle colonie (Eritrea, Libia, Etiopia e Albania).

      Il lavoro agricolo per ettaro che aumentò da 100 a 3.618; i lavoratori occupati nelle opere di bonifica e nei nuovi poderi superavano le 500 mila unità.
      Né va dimenticata la sconfitta della malaria che causava centinaia di morti ogni anno.
      Un altro dato significativo sulla qualità tecnica raggiunta nel settore agricolo dal nostro Paese, è la comparazione fra i 16,1 quintali di frumento per ettaro raggiunto nelle terre bonificate e la produzione statunitense, considerata la migliore, ferma a 8,9 quintali/ettaro.

      Cordialità mia signora

      Antonmaria

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  4. Ho letto quest capitolo stupendomi, come non dovrei più, per la bellezza e per la semplicità narrativa.
    E’ bello poter leggere, con una linearità non comune, del modo e del mondo che conosciamo attraverso i libri di storie.
    Notizie su notizie e aneddoti che lasciano trasparire una ricerca profonda e piena di realtà storiche.
    Molto bello e accattivante.

    Grazie Ninni.
    Buongiorno

    Annelise

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    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Annelise Baum

      I risultati delle bonifiche e delle leggi rurali:
      5.886.796 ettari bonificati, tra il 1923 e il 1938, un confronto è necessario fra il periodo pre-fascista, quando in 52 anni nell’intera Penisola furono bonificati appena 1.390.361 ettari.
      L’attribuzione ai braccianti di poderi nelle zone di bonifica è il fiore all’occhiello della politica rurale fascista. Come si vede, traguardi che cambiarono il volto dell’Italia.
      Nel 1922 i braccianti erano oltre 2 milioni: nei primi anni del ’40 il loro numero si ridusse a sole 700 mila unità, gli altri erano divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole o grandi aziende.

      Cordialità

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    • Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
      Iniziamo, con le risposte, ad esporne le positività.
      Grazie

      Isabella Ozieri

      Vi rimandammo più in giù, nella nostra risposta generica a chiusura.
      Grazie lady isabella

      Cordalità

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  5. Delle “negatività“, del fascismo, ne hanno parlato tutti.
    Vediamo di analizzarne “qualche” positività.

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    Benito Mussolini disse: chi dirà che ho commesso errori ha il dovere di spiegare come si sarebbe potuto fare meglio!
    Gli ”italiani” criticano … ma non spiegano mai doverosamente come si sarebbe potuto fare meglio in quella situazione sociale, economica e culturale…
    Il Duce ha creato l’impero, le strade, acquedotti, cinecittà, radio, cinema, teatri, Chiese, scuole, INPS e via così …

    Continuando, dunque …
    ACQUA: per tutta la vita Mussolini cercò acqua potabile e creò innumerevoli acquedotti, i più famosi Pugliese e Peschiera;
    AGRICOLTURA: la sua prima occupazione che continuò e promosse per tutta la vita fu l’agricoltura;
    AEREONAUTICA: la trovò quasi inesistente e la portò tra le migliori d’Europa;
    ALBERI: istituì la Forestale;
    AMMINISTRAZIONE: non sapeva amministrare i suoi soldi ma per quelli dello Stato fu modello;
    ANALFABETISMO: eravamo i primi in Europa,siamo diventati ultimi nell’Analfabetismo;
    ANIMALI: puniva chi li maltrattava;
    ARCHEOLOGIA: sviluppò l’archeologia in tutti i suoi rami;
    ARCHIVI: dal 1923 istituì gli Archivi Statali;
    ARTIGIANATO: dopo la cura dell’agricoltura ci fu per il Duce quella dell’artigianato;
    ASFALTO: centuplicò le strade, fu il primo ad utilizzare l’asfalto;
    ASSEMBLEA: amava le assemblee con gli stranieri, fondò la FAO;
    ASSISTENZA: creò l’opera per la Maternità e per l’infanzia per l’assistenza di tutti, piccoli e grandi;
    ATEISMO: il primo che fece sentire il nome di Dio e della Chiesa in Parlamento;
    ATLETICA: ci volle tutti atleti, iniziò con la ginnastica dall’asilo fino alla maturità;
    AUTARCHIA: siamo vissuti alcuni mesi in perfetta autarchia. I primi nel mondo;
    AUTOMOBILE: la volle per tutti, vedi: Balilla, Topolino;
    BIBLIOTECA: volle in tutti i paesi d’ Italia la biblioteca a disposizione di tutti ;
    BONIFICHE: bonificò milioni di ettari di terreno, rendendoli da incolti ,fertilissimi;
    BRIGANTAGGIO: la Mafia e la Camorra furono completamente eliminate in Europa;
    CALCIO: fece del gioco del Calcio il gioco nazionale, l’Italia vinse due titoli mondiali;
    CAMPEGGIO: amava il campeggio e lo fece amare agli italiani;
    CARBONE: fece scavare carbone in tutte le regioni d’Italia, Carbonia ne è la prova;
    CASA: forse la preoccupazione più grande del Duce fu la casa per tutti, costruì le Case popolari per i poveri;
    CHIESE: costruì migliaia di chiese, solo nelle paludi Pontine ne costruì 126 (es. Aprilia );
    CINEMA: amò il cinema, fece costruire CINECITTà;
    CIRCEO: un borgo antico abbandonato fatto rinascere come Parco Nazionale;
    CITTADINE E COMUNI COSTRUITI DAL DUCE IN 10 ANNI: Latina, Aprilia, Sabaudia, Pomezia, Guidonia, Ardea, Ostia Lido, Fregene, Palo, Ladispoli, Macerata;
    CITTÀ GIARDINO: ogni città italiana ha una città giardino detta Mussoliniana;
    COLONIALISMO: definito il più grande colonizzatore, perché fece come Roma, volle le colonie;
    CONSORZI: il Duce fondò i consorzi agrari al servizio degli agricoltori;
    CONTADINI: tra tutti i lavoratori amava i contadini, i più utili d’Italia;
    COSTRUZIONI: per tutta la vita fece costruire case, palazzi, ministeri;
    DEMOCRAZIA: se tra tutti i politici c’è un Democratico è il Duce, seguiva il popolo;
    DIGHE: ne fece costruire molte per raccogliere le acque;
    DISCIPLINA: è vero, però, che il Duce voleva completa disciplina e guai se….;
    DISOCCUPAZIONE: la maggior preoccupazione per il Duce fu sempre la disoccupazione;
    DITTATURA: quella del Duce non fu dittatura ma democrazia popolare;
    DOPOSCUOLA: fondò i Doposcuola per completare la preparazione degli alunni;
    DESERTO: fece del deserto libico zona di altissima produzione agricola;
    EDILIZIA. costruzioni, monumenti, scuole;
    ENCICLOPEDIA: il Duce è l’autore della più grande e completa Enciclopedia del mondo;
    ESPORTAZIONE: un altro punto fisso del Duce: esportare i nostri prodotti agro-industriali;
    ETIOPIA: è questo l’Impero coloniale sospirato dal Duce per il popolo;
    FERROVIE: moltiplicate dal Duce
    FORO: il foro era per il Duce il centro dell’ Impero;
    FINANZE: altro Corpo istituito dal Duce, prima non era militarizzato;
    GELA: cambiò il nome (era Terranuova) e ne fece una moderna città italiana;
    GIORNALE: creò 7 giornali;
    GOVERNO: il vero governo fu il suo, rimasto al potere 20 anni ;
    GUARDIE: fondò la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, la Guardia di tutti;
    INDUSTRIA: durante il fascismo, Mussolini diede sviluppo all’industria a livelli esponenziali
    ILLUMINAZIONE: al Duce piaceva la luce, illuminazione in città e paesi;
    INTERNAZIONALISMO: volle avere contatti con tutti gli Stati della Terra;
    LAGO DI NEMI: il Duce nel 1930-31 prosciugò il lago per riportare alla luce le navi romane;
    LIBERTA’: parola fatidica per il Duce: libertà completa , controllata e civile;
    LIRA: aumentò il valore della Lira;
    MILLE MIGLIA: creazione del Duce;
    MONZA, MUGELLO: questo circuito venne ideato da Mussolini;
    ‘900 : è uno stile di vita creato dal Duce, così nell’arte così nelle opere;
    OSSERVATORI: i suoi capolavori : Trieste, Genova, Merate, Brera, Campo Imperatore;
    PANE: per avere il pane per tutti vinse la battaglia “del grano”;
    PINO, PIOPPO, ABETE: piante predilette dal Duce che distribuiva in tutta Italia;
    PREVIDENZA SOCIALE: in ogni città vi è il palazzo della Previdenza Sociale;
    PROVINCIE: furono 72, ne fondò altre sedici: Agrigento, Enna, Latina, Frosinone, Massa, Matera, Pistoia, Ragusa, Rieti, Terni, Savona, Varese, La Spezia ecc…;
    RADIO: Mussolini amava la radio e il suo inventore aiutato da lui;
    REFERENDUM: non ne aveva bisogno perché era sempre con il popolo;
    REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA (R.S.I.): fu un bene operato dal Duce per la salvezza della Patria ;
    RICERCHE: fondò l’istituto delle Ricerche;
    RIFORMA: ha riformato tutto, scuola, politica, Parlamento, vita stessa;
    RIMBOSCHIMENTO: uno dei motivi della Forestale rimboscare tutto: monti, piani;
    RINASCIMENTO: il fascismo vero moderno Rinascimento di tutto e di tutti;
    RISPARMIO: era scrupolosamente risparmiatore nelle spese dello Stato;
    RIVOLUZIONE: se rivoluzione vuol dire trasformazione, il Duce ha vinto;
    ROMA: la sua passione, la Dea, l’Alma, la divina del Duce, ne fece una metropoli, vedi le sue strade, le sue piazze, i viali, i palazzi, i ministeri, le accademie, le università, l’antico portato alla luce del sole per nostro godimento;
    STRADE: vedi ASFALTO;
    TEMPO LIBERO: voleva che i giovani utilizzassero il tempo libero nella ginnastica;
    TERME: il Duce amante dei romani li imitò in tutto e quindi anche nelle Terme;
    TREBBIATRICI: ne comprò molte ai contadini…;
    TRIBUNALE DEL POPOLO: volle istituire il Tribunale del popolo per la difesa di questo;
    TRIBUNALE SPECIALE: destinato per i nemici dello Stato e del Governo. L’unica condanna era quella del carcere o dell’esilio, mai la morte;
    TUBERCOLOSI: era come la sifilide, inguaribile. Costruì il Forlanini per la sua cura;
    UNIVERSITÀ: ha costruito innumerevoli università, anche la Città Universitaria a Roma;
    URBANISTICA: la scienza che ha maggiormente eseguita, infatti, ecco le città;
    UTOPIA: il fascismo non fu utopia perché ha realizzato ogni cosa propostasi, fu utopia il Comunismo che pensava di conquistare il mondo ma ha fallito;
    VACCINAZIONE ordinò la vaccinazione di tutti i bambini anche i più piccoli;
    VELA: divenne sport al tempo del Duce come altri sport non esistenti allora;
    VIGILI DEL FUOCO: istituiti dal Duce;
    VULCANO: propose fin da allora uno studio speciale sulle eruzioni dei vulcani;
    ZOLFO: il Duce cercò e trovò lo zolfo in tutte le regioni.

    Più specificamente in 20 anni è stato fatto, tenendo conto delle crisi belliche:
    Opere sociali e sanitarie
    Strade
    1925 Inaugurazione dell’autostrada Milano – Varese (la prima autostrada al mondo)
    1927 Autostrada Milano – Brescia inaugurata nel 1931 (eseguita in quattro anni)
    1929 Autostrada Napoli – Pompei
    1932 Autostrada Firenze – Mare
    1932 Autostrada Torino – Milano
    1933 Autostrada Venezia – Padova
    1935 Autostrada Genova – Valle del Po
    Vedi “Le autostrade in Italia e all’estero” del T.C.I.

    Mafia
    1925 Un altro “grande successo” del regime fu la lotta contro la mafia. Protagonista di questa impresa fu Cesare Mori, il cosiddetto “Prefetto di Ferro”.
    Quando Mussolini salì al potere trovandosi tra l’altro ad affrontare il problema del banditismo e della mafia siciliana, gli venne fatto il nome di Mori. Mussolini disse: “Voglio che sia altrettanto duro coi mafiosi così come lo è stato coi miei squadristi bolognesi”. “L’autorità dello Stato deve essere assolutamente, ripeto assolutamente, ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno non costituirà un problema. Noi faremo nuove leggi.” Anche se la mafia non fu completamente liquidata, essa cadde per così dire “in sonno”. La ridesteranno i padrini americani tornati nell’isola nel 1943 dopo lo sbarco delle truppe alleate.

    Tecnica
    1926 Consegna ad Amundsen il dirigibile Norge
    1928 Record di lunghezza e durata in volo: 8.000 km in 58 ore e 37’
    1930 Prima Crociera Atlantica con arrivo a Rio de Janeiro
    1933 Crociera Atlantica (fino a New York e Chicago, ove a Balbo sono consegnate le chiavi della città)
    1937 Il ten. Mario Pezzi conquista il primato mondiale di altezza raggiungendo 15.655 metri; l’anno successivo, con un aereo ad elica, raggiunge 17.083 metri, record ancora imbattuto.
    1937 Trasmissioni sperimentali televisive all’EIAR (all’avanguardia)

    1937 Sperimentazione motori alimentati con gassogeno a legna
    1. Assicurazione invalidità e vecchiaia, R.D. 30 dicembre 1923, n. 3184
    2. Assicurazione contro la disoccupazione, R.D. 30 dicembre 1926 n. 3158
    3. Assistenza ospedaliera ai poveri R.D. 30 dicembre 1923 n. 2841
    4. Tutela del lavoratore di donne e fanciulli R.D 26 aprile 1923 n. 653
    5. Opera nazionale maternità ed infanzia (O.N.M.I.) R.D. 10 dicembre 1925 n. 2277
    6. Assistenza illegittimi e abbandonati o esposti, R.D. 8 maggio 1925, n. 798
    7. Assistenza obbligatoria contro la TBC, R.D. 27 ottobre 1927 n. 2055
    8. Esenzione tributaria per le famiglie numerose R.D. 14 maggio 1928 n. 1312
    9. Assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali, R.D. 13 maggio 1928 n. 928
    10. Opera nazionale orfani di guerra, R.D.26 luglio 1929 n.1397
    11. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (I.N.P.S.), R.D. 4 ottobre 1935 n. 1827
    12. Settimana lavorativa di 40 ore, R.D. 29 maggio 1937 n.1768
    13. Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (I.N.A.I.L.), R.D. 23 marzo 1933, n. 264
    14. Istituzione del sindacalismo integrale con l’unione delle rappresentanze sindacali dei datori di lavoro (Confindustria e Confagricoltura); 1923
    15. Ente Comunale di Assistenza (E.C.A.), R.D. 3 giugno 1937, n. 817
    16. Assegni familiari, R.D. 17 giugno 1937, n. 1048
    17. I.N.A.M. (Istituto per l’Assistenza di malattia ai lavoratori), R.D. 11 gennaio 1943, n.138
    18. Istituto Autonomo Case Popolari
    19. Istituto Nazionale Case Impiegati Statali
    20. Riforma della scuole “Gentile” del maggio 1923 (l’ultima era del 1859)
    21. Opera Nazionale Dopolavoro (nel 1935 disponeva di 771 cinema, 1227 teatri, 2066 filodrammatiche, 2130 orchestre, 3787 bande, 1032 associazioni professionali e culturali, 6427 biblioteche, 994 scuole corali, 11159 sezioni sportive, 4427 di sport agonistico.). I comunisti la chiamarono casa del popolo
    22. Guerra alla Mafia e alla Massoneria (vedi “Prefetto di ferro” Cesare Mori)
    23. Carta del lavoro GIUSEPPE BOTTAI del 21 aprile 1927
    24. Lotta contro l’analfabetismo: eravamo tra i primi in Europa, ma dal 1923 al 1936 siamo passati dai 3.981.000 a 5.187.000 alunni – studenti medi da 326.604 a 674.546 – universitari da 43.235 a 71.512
    25. Fondò il doposcuola per il completamento degli alunni
    26. Istituì l’educazione fisica obbligatoria nelle scuole
    27. Abolizione della schiavitù in Etiopia
    28. Lotta contro la malaria
    29. Colonie marine, montane e solari
    30. Refezione scolastica
    31. Obbligo scolastico fino ai 14 anni
    32. Scuole professionali
    33. Magistratura del Lavoro
    34. Carta della Scuola

    Opere architettoniche e infrastrutture
    35. Bonifiche paludi Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano. Con la fondazione delle città di Littoria, Sabaudia, Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese, Mussolinia (oggi Alborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo Littorio e di 64 borghi rurali, 1933 – 1939
    36. Parchi nazionali del Gran Paradiso, dello Stelvio, dell’Abruzzo e del Circeo
    37. Centrali Idroelettriche ed elettrificazione delle linee Ferroviarie
    38. Roma: Viale della Conciliazione
    39. Progetto della Metropolitana di Roma
    40. Tutela paesaggistica ed idrologica
    41. Impianti di illuminazione elettrica nelle città
    42. Prosciugamento del Lago di Nemi (1931) per riportare alla luce navi romane
    43. Creazione degli osservatori di Trieste, Genova, Merate, Brera, Campo Imperatore
    44. Palazzo della Previdenza Sociale in ogni capoluogo di Provincia
    45. Fondazione di 16 nuove Province
    46. Creazione dello Stadio dei Marmi (di fronte allo stadio si trova ancora un enorme obelisco con scritto “Mussolini Dux”)
    47. Creazione quartiere dell’EUR
    48. Ideazione dello stile architettonico “Impero”, ancora visibile nei palazzi pubblici delle città più grandi
    49. Creazione del Centro sperimentale di Guidonia (ex Montecelio), dotata del più importante laboratorio di galleria del vento di allora (distrutto nel 1944 dalle truppe tedesche che abbandonavano Roma)
    50. Costruzione di numerose dighe
    51. Fondò l’istituto delle ricerche, profondo stimatore di Marconi che mise a capo dello stesso istituto grazie alla sua grandiosa invenzione della radio e dei primi esperimenti del radar, non finiti a causa della sua morte
    52. Costruzione di molte università tra cui la Città università di ROMA
    53. Inaugurazione della Stazione Centrale di Milano nel 1931 e della Stazione di Santa Maria Novella di Firenze
    54. Costruzione del palazzo della Farnesina di Roma, sede del Ministero degli Affari Esteri
    55. Opere eseguite in Etiopia: 60.000 operai nazionali e 160.000 indigeni srotolarono sul territorio più di 5.000 km di strade asfaltate e 1.400 km di piste camionabili. Avevano trasformato non solo Addis Abeba, ma anche oscuri villaggi in grandi centri abitati (Dessiè, Harar, Gondar, Dire, Daua). Alberghi, scuole, fognature, luce elettrica, ristoranti, collegamenti con altri centri dell’impero, telegrafo, telefono, porti, stazioni radio, aeroporti, financo cinematografi e teatri. Crearono nuovi mercati, numerose scuole per indigeni, e per gli indigeni crearono: tubercolosari, ospizi di ricovero per vecchi e inabili al lavoro, ospedali per la maternità e l’infanzia, lebbrosari. Quello di Selaclacà: oltre 700 posti letto e un grandioso istituto per studi e ricerche contro la lebbra. Crearono imprese di colonizzazione sotto forme di cooperative finanziate dallo stato, mulini, fabbriche di birra, manifatture di tabacchi, cementifici, oleifici, coltivando più di 75.000 ettari di terra.
    56. Sviluppo aeronautico, navale, cantieristico

    Opere politiche e diplomatiche
    57. Patti Lateranensi, 11/02/1929
    58. Tribunale del popolo
    59. Tribunale speciale
    60. Emanò il codice penale (1930), il codice di procedura penale (1933, sostituito nel 1989), il codice di procedura civile (1940), il codice della navigazione (1940), il codice civile (1942) e numerose altre disposizioni vigenti ancora oggi (il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, il Codice della Strada, le disposizioni relative a: polizia urbana, rurale, annonaria, edilizia, sanitaria, veterinaria, mortuaria, tributaria, demaniale e metrica)
    61. Conferenza di Losanna
    62. Conferenza di Locarno
    63. Conferenza di Stresa
    64. Patto a quattro
    65. Patto anti-Comintern

    Opere espansionistiche
    66. Riconquista della Libia
    67. Conquista dell’Etiopia
    68. Guerra di Spagna

    Opere economiche e finanziarie
    69. Istituto di Ricostruzione Industriale (I.R.I.), 1932
    70. Istituto Mobiliare Italiano (I.M.I.), 1933
    71. Casse Rurali ed Artigiane, R.D. 26 agosto 1937, n. 1706
    72. Riforma bancaria: tra il 1936 e il 1938 la Banca d’Italia passò completamente in mano pubblica e il suo Governatore assunse il ruolo di Ispettore sull’esercizio del credito e la difesa del risparmio
    73. Socializzazione delle imprese. Legge della R.S.I., 1944
    74. Parità aurea della lira
    75. Battaglia del grano
    76. 1929: crisi finanziaria mondiale. Il mondo del capitalismo è nel caos: il Duce risponde con 37 miliardi di lavori pubblici e in 10 anni vengono costruite 11.000 nuove aule in 277 comuni, 6.000 case popolari che ospitano 215.000 persone, 3131 fabbricati economici popolari, 1.700 alloggi, 94 edifici pubblici, ricostruzione dei paesi terremotati, 6.400 case riparate, acquedotti, ospedali, 10 milioni di abitanti in 2493 comuni hanno avuto l’acqua assicurata, 4.500 km di sistemazione idrauliche e arginature, canale Navicelli; nel 1922 i bacini montani artificiali erano 54, nel 1932 erano arrivati a 184, aumentati 6 milioni e 663 mila k.w. e 17.000 km di linee elettriche; nel 1932 c’erano 2.048 km di ferrovie elettriche per un risparmio di 600.000 tonnellate di carbone; costruiti 6.000 km di strade statali, provinciali e comunali, 436 km di autostrade. Le prime autostrade in Italia furono la Milano-Laghi e la Serravalle-Genova (al casello di Serravalle Scrivia si trova una scultura commemorativa con scritto ancora “Anno di inizio lavori 1930, ultimato lavori 1933”)
    77. Salvò dalla bancarotta l’Ansaldo, il Banco di Roma e l’Ilva (1923-24)
    78. Attacco al latifondo siciliano
    79. Accordi commerciali con tutti gli Stati compreso l’Urss
    80. Pareggio di bilancio già dal 1924

    Opere sportive e culturali
    81. Costruzione dell’Autodromo di Monza, 10/09/1923
    82. Fondazione di CINECITTA’
    83. Creazione dell’ente italiano audizione radiofoniche (EIAR), anno 1927
    84. Primi esperimenti della televisione che risalgono all’anno 1929 per volere del Duce; nel dicembre del ’38 l’ufficio stampa dell’EIAR comunicò che nei primi mesi del ’39 sarebbero iniziati servizi regolari di televisione. Il 4 giugno 1939 alla Mostra del Leonardo ci furono alcune trasmissione sperimentali, sul Radiocorriere apparvero i programmi e persino le pubblicità di alcuni paleolitici apparecchi televisivi. Purtroppo il progetto venne abbandonato a causa dell’entrata in guerra
    85. Istituzione della Mostra del Cinema di Venezia, prima manifestazione del genere al mondo, nata nel 1932 per opera del direttore dell’Istituto Luce, De Feo, e dell’ex ministro delle Finanze Giovanni Volpi di Misurata
    86. Creazione dell’albo dei giornalisti, anno 1928
    87. Fondazione dell’istituto LUCE, anno 1925
    88. Nel 1933 appoggiò la prima trasvolata atlantica compiuta da Italo Balbo (tra l’altro, fu in quella occasione che venne inaugurata la “posta aerea”)
    89. Accademia d’Italia (Marconi, Pirandello, Mascagni, ecc.)
    90. Littoriali della cultura e dell’arte

    Opere di utilità varie
    91. Registro per armi da fuoco
    92. Istituzione della guardia forestale
    93. Istituzione dell’archivio statale, anno 1923
    94. Fondazione della FAO
    95. Fondazione dei consorzi agrari
    96. Annessione della Guardia di Finanza nelle forze armate
    97. Istituzione di treni popolari per la domenica con il 70% di sconto, anno 1932
    98. Istituì il Corpo dei Vigili del Fuoco.
    99. Ammodernò il Pubblico Catasto urbano e dei terreni
    100. Mappò tutto il territorio nazionale compilando le mappe altimetriche usate ancora oggi, e che non sono mai state aggiornate da allora.

    Adesso, cari signori di sinistra, fate pure il vostro bel bilancio tenendo conto dei pro e dei contro e diteci se è davvero così negativo come dite voi. il periodo preso da noi in esame. Inoltre, ci fareste per favore un elenco di cosa ha fatto la sinistra in più di 60 anni di democrazia?

    Per poter digerire tutto quello che ha” fatto” il Duce per gli Italiani e l’Italia ci vorrebbe molto di più che un Amaro Lucano!

    Cordialmente
    Il Milord

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  6. Caro Milord,

    il mistero più grande è che, dopo aver letto un capitolo così profondo e se mi consentite, così parlante, ci si possa porre il dubbio su alcuni punti storiografici.
    Consentitemi Direttore:

    Il fascismo filosofico si differenziava da quello dottrinario in quento, nelle more di una idea che diventava ideale, si uniformava ai bisogni della povera gente.
    Bisogni che, per forza di cose, si sposavano con il bisogno di chi aveva soluzioni (Imprenditori, industriali, ecc.)
    Il fascismo ha livellato tutto.
    Chi per tendenza e chi per genialità, donava e dava, al fascismo, quello che poteva.
    L’imprenditore l’idea, la forma e l’organizzazione.
    Il proletario la manualità, la fattibilità e la realizzazione.
    Insieme formavano l’economia “proletaria e fascista”.

    Questo, caro Milord Direttore, è l’apoteosi di una fatica che Vi riconosco.
    Umile annotatrice ci troviamo d’accordo su tutto.
    Grazie per questo vibrante apporto.
    La Vostra Manu.

    PS: Salutiamo donna Maria Silvia l’unica donna, nel consesso milordesco, che riconosciamo con quella passione che la contraddistingue.
    🙂

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  7. Leggo l’espressione più bella che potevo leggere.
    In questo giorno di valori e di profondi significati, Festa della Repubblica, leggo con entusiasmo il tuo apporto ben preciso e profondo nel suo assunto.
    Leggo tanto apporto pulito e ben completo.
    Leggo tantissimo Ninni.
    Buona giornata e grazie per tutta questa bellezza.
    Ti apprezzo e ti stimo.

    Anna

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