Fidel

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Fidel Alejandro Castro Ruz.
Grande protagonista della storia politica del Novecento e figura estremamente controversa, è stato primo ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 all’abolizione della carica, avvenuta il 2 dicembre 1976, ed è stato, dal 3 dicembre 1976 al 18 febbraio 2008, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, il partito unico del Paese, che tuttavia non partecipa direttamente alle elezioni.
Castro, assieme al fratello Raúl, a Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos è stato uno dei principali protagonisti della rivoluzione cubana contro il regime del dittatore Fulgencio Batista e, dopo il fallito sbarco nella baia dei Porci da parte di esuli cubani appoggiati dagli Stati Uniti d’America, proclamò l’istituzione della Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori è una democrazia popolare apartitica, ma che i dissidenti e buona parte degli analisti politici internazionali definiscono come regime totalitario.
Ha spesso giocato un ruolo internazionale maggiore di quanto lascino supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba, a causa della posizione strategica e della vicinanza geografica agli Stati Uniti del Paese. Castro è una figura molto controversa: i detrattori lo considerano un nemico dei diritti umani, mentre i suoi sostenitori lo considerano un liberatore dall’imperialismo e sottolineano i progressi sociali che egli ha promosso a Cuba.
È noto anche con l’appellativo di Líder Máximo (“Condottiero Supremo”), a quanto pare attribuitogli quando, il 2 dicembre 1961, dichiarò che Cuba avrebbe adottato il comunismo in seguito allo sbarco della baia dei Porci a sud dell’Avana, un fallito tentativo da parte del governo statunitense di rovesciare con le armi il regime cubano; nel corso degli anni Castro ha rafforzato la popolarità di quest’appellativo.
Secondo i suoi sostenitori, la leadership di Castro si è mantenuta così a lungo grazie al sostegno delle masse, dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, le cause andrebbero cercate nell’utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.
Il 18 febbraio 2008, dopo quasi mezzo secolo di presidenza, Fidel Castro ha dichiarato che non avrebbe accettato una nuova elezione alla Presidenza del Consiglio di Stato e del consiglio dei Ministri, a causa di problemi di salute.
Il 19 aprile 2011, Fidel Castro si dimette anche dalla carica di primo segretario del Partito Comunista di Cuba, consegnando i suoi poteri nelle mani del fratello Raúl Castro, il quale sta lentamente avviando alcune riforme in senso liberale a favore del popolo e della non florida economia locale, compromessa soprattutto dal lungo embargo a cui è stata costretta l’isola.

I Primi anni (1926-1945)
Lettera dell’allora dodicenne Fidel Castro scritta in inglese e inviata al presidente statunitense dell’epoca, Franklin D. Roosevelt, ai tempi in cui Castro studiava al Colegio de Dolores, a Santiago di Cuba
Nacque a Birán, un piccolo villaggio della provincia di Holguín, il 13 agosto del 1926, terzogenito di Ángel Castro Argiz, un proprietario terriero gallego originario di Láncara che aveva fatto fortuna e di Lina Ruz González, cubana figlia di immigrati spagnoli originari delle Isole Canarie di umili origini.
Alla nascita della loro prima figlia, Ángela, Ángel Castro era sposato con la sua prima moglie María Argota y Reyes, con la quale aveva avuto cinque figli e dalla quale sarebbe riuscito ad ottenere il divorzio solo molti anni più tardi, nel 1943, quando poté finalmente sposare Lina Ruz, dalla quale aveva nel frattempo avuto altri sette figli, tra cui Fidel e Raúl.
All’età di 4 anni, principalmente a seguito dell’anomala situazione familiare e dei problemi del padre legati alla separazione dalla prima moglie, Fidel fu mandato a Santiago insieme alla sorella Ángela e al fratello Ramón, entrambi più grandi di lui. Fu affidato a un tutore di origini haitiane, il console Luis Hipolito Alcides Hibbert e fu ammesso come allievo al collegio di La Salle, un istituto gestito da frati maristi.
Dopo varie peripezie legate al trapelare della sua anomala situazione familiare e, soprattutto, al fatto che non fosse ancora stato battezzato (sacramento che gli sarà conferito soltanto all’età di 8 anni), Fidel e i suoi fratelli (tra cui il piccolo Raúl) furono espulsi dal collegio per via delle loro ripetute intemperanze. Ormai quasi adolescente, Fidel, dopo un breve periodo trascorso nella grande tenuta del padre a Manacas, fu rispedito insieme alla sorella Ángela a Santiago, dal vecchio tutore. Fu lì che conobbe la signorina Mercedes Danger, una precettrice che avrebbe dovuto preparare Ángela per gli imminenti esami di maturità e che finì tuttavia per interessarsi a lui, riferendo che possedesse delle capacità di apprendimento straordinarie. Allo scopo di non lasciare incolti quei talenti, Fidel fu mandato a studiare al prestigioso collegio Dolores di Belén gestito dai Gesuiti, esperienza che forgiò e modellò la sua tempra e la sua disciplina.
Dal 1941 al 1945, si trasferì all’Avana, dove studiò nell’esclusivo collegio “de Belén”, sempre sotto la guida di sacerdoti Gesuiti, quando l’esperienza della guerra civile spagnola era ancora fresca. I Gesuiti pervadevano il giovane Fidel con l’ideale di una cultura spagnola (Hispanidad), sottolineando la superiorità dei valori spagnoli di onore e di dignità in contrapposizione al materialismo anglosassone.

Gli anni dell’università
Nel 1945 Castro s’iscrisse alla facoltà di diritto dell’Università dell’Avana. Qui venne in contatto con gli scritti di professori nazionalisti che credevano che il destino di Cuba fosse stato deviato dall’intervento degli Stati Uniti del 1898, dall’emendamento Platt e dalla dominazione economica degli Stati Uniti, sottraendo a Cuba la sua indipendenza e la sua nazionalità. Nell’ateneo, molto politicizzato, Fidel aderì alla lega antimperialista, schierandosi apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramón Grau San Martín.
L’università era sovente teatro di scontri, verbali ma anche armati tra le opposte fazioni. Nell’ultimo decennio si erano contati diversi morti e feriti. Molti dei militanti più in vista erano appellati col soprannome di “gangster”, per la loro inclinazione a girare armati. Fidel, col suo fervore, col suo carisma, e con la sua ambizione di primeggiare finì ben presto per ritrovarsi invischiato tra loro. Nell’arco della sua carriera universitaria fu oggetto di tentativi di aggressione, e fu sospettato a sua volta di essere fautore o mandante di attentati ai danni di rivali e nemici. Ad un certo punto, per preservare la propria incolumità, fu costretto a cambiare incessantemente i suoi domicili.
Gli anni universitari furono estremamente importanti per la sua formazione. Non solo e non tanto per l’aspetto accademico, ma soprattutto per la coltivazione dei suoi talenti politici. Molto spesso accadeva che i leader delle diverse fazioni rivoluzionarie, dopo alcuni anni di fiera opposizione, finissero per cambiare sponda ed accomodarsi al primo incarico di rilievo offerto loro dagli stessi governi che avevano violentemente contestato. Fidel li disprezzava profondamente, come disprezzava profondamente il governo di Grau San Martín, che giudicava corrotto. Dalle colonne della rivista “Saeta”, di cui era fervente editorialista, li attaccò ripetutamente con una campagna violentissima.

Partito Ortodosso e “Demajagua”.
Dopo aver provato a partecipare al fallimentare tentativo di spedizione dell’estate del 1947 a Santo Domingo, congelato ancor prima che avesse inizio, che nelle iniziali intenzioni delle forze rivoluzionarie studentesche avrebbe dovuto liberare i dominicani dal giogo della dittatura di Trujillo, fece il suo ritorno a L’Avana e si affiliò al neo fondato Partito Ortodosso del popolarissimo senatore Eduardo Chibás, grande favorito alle elezioni presidenziali previste per il 1948.
Eclatante fu la sua traversata in auto, da Manzanillo – nella provincia d’oriente – a L’Avana, nella quale condusse con sé la “Demajagua”, la leggendaria campana simbolo per molti cubani dell’indipendenza del Paese, che aveva preso il suo nome dalla hacienda di Carlos Manuel de Céspedes, il grande proprietario terriero che, nel 1868, incoraggiò la prima rivolta cubana contro i coloni spagnoli facendo suonare le campane per annunciare l’inizio della guerra d’indipendenza. Migliaia di giovani cubani, generalmente molto sensibili ai simboli, accolsero Fidel e la Demajagua con un corteo trionfale per le strade dell’Avana.

Il viaggio in Sudamerica e il matrimonio
Finito ai margini del Partito Ortodosso e sempre più invischiato nelle violente faide armate tra le opposte fazioni dei leader studenteschi, Castro uscì per la prima volta in vita sua dal territorio cubano. Nel corso di un viaggio tra Venezuela, Panama e Colombia, il caso volle che finisse invischiato nella sollevazione popolare scatenata dall’omicidio del leader dell’opposizione colombiana Jorge Eliécer Gaitán, e sedata cruentemente dall’esercito nelle strade di Bogotá. Rientrato precipitosamente in patria, accolto da uno stuolo di giornalisti che avevano appreso del suo presunto coinvolgimento nel moto popolare che la stampa cubana ribattezzò come il “Bogotazo,” Fidel apprese che il vecchio padre, esasperato dal suo attivismo politico e dalla sua scarsa inclinazione a presenziare lezioni ed esami, gli aveva tagliato i viveri.
Da tempo, ormai, frequentava una ragazza di famiglia benestante, Mirta, figlia di Rafaél Diaz-Balart, sindaco di Banes e persona molto vicina a Fulgencio Batista, che tuttavia osteggiava apertamente la loro relazione. Ciò nonostante, malgrado la strenua opposizione del padre che considerava Fidel come un dissidente, nel 1948 Mirta Diaz-Balart, all’epoca studentessa di filosofia, decise di sposarlo. In viaggio di nozze i due sposi trascorsero un breve periodo negli Stati Uniti.
Il 1948 fu anche l’anno delle elezioni presidenziali. Contro i pronostici della vigilia, Eddie Chibás fu sconfitto, a vantaggio di Carlos Prío Socarrás, ex ministro del lavoro del governo di Grau San Martín.

La paternità, il viaggio negli Stati Uniti e la laurea
Il giorno 1° settembre 1949 nacque il primogenito di Fidel Castro, Fidelito. Nel dicembre dello stesso anno, il futuro leader rivoluzionario, nuovamente finito nel mirino delle faide armate studentesche, dovette lasciare figlio e moglie, alla quale peraltro proibì rigorosamente di accettare aiuti economici dal padre e dal fratello, e partì per gli Stati Uniti dove trascorse tre mesi. Negli anni a venire, Castro non avrebbe mai parlato di quella breve parentesi americana, che rimane una delle pagine più misteriose della sua esistenza.
Alcune fonti sostengono che abbia trascorso a New York tre mesi in apparente solitudine, tenendo un profilo molto basso, approfittando della sue eclissi per farsi impartire un corso intensivo di tecniche di spionaggio dai servizi segreti sovietici. Tale tesi sarebbe avvalorata dalla presenza costante, già dalle prime fasi post rivoluzione, di un agente segreto sovietico di origini ebraico-polacche conosciuto con lo pseudonimo di Fabio Grobart, il quale, al termine della seconda guerra mondiale, era stato incaricato dal governo sovietico di formare una rete segreta chiamata “Caraibi”, che avrebbe dovuto operare in Centro e Sud America allo scopo di favorire l’ascesa di regimi comunisti anti-americani. Il suo compito era quello di selezionare e organizzare una fitta rete di agenti che fossero dotati di grandi qualità ma che fossero in qualche modo insospettabili. Fidel Castro, giovane e fervente attivista rivoluzionario allevato dai Gesuiti e apparentemente molto lontano dal Partito Comunista, era un candidato perfetto. Ulteriore elemento avvalorante di questa tesi è il fatto che pochi anni più tardi, nella primavera del 1953, Raùl Castro sarebbe stato spedito a Praga per essere addestrato in tecniche dello spionaggio e di infiltrazione nelle organizzazioni non comuniste. Nondimeno, lo stesso Raùl, al ritorno dall’Europa, sarebbe stato avvistato in compagnia di un altro agente segreto sovietico, Nikolaj Leonov, il quale nel corso dell’ esilio messicano di Fidel del 1955 sarebbe entrato in contatto anche con Che Guevara.
Secondo la tesi sopraesposta, seguendo alla lettera le istruzioni impartitegli dai suoi maestri, Fidel Castro riuscì a dissimulare con grande maestria agli occhi degli altri esponenti del Movimento 26 Luglio (fatta eccezione per gli elementi a lui più vicini e a loro volta coinvolti come Raùl e il Che), e agli occhi del governo statunitense e della CIA, i legami con Fabio Grobart e con i servizi segreti sovietici, dei quali ci sarebbe stato sentore solo molto tempo più tardi.
Ad ogni modo, tornato dagli USA, Castro si mise a studiare in modo incessante, si riguadagnò il sussidio fornito dal ricco padre, e nel 1950 riuscì a laurearsi con voti molto alti.

L’ avvocatura, arresto e inizio della carriera politica
Dopo la laurea Castro aprì un piccolo studio di avvocati con due colleghi nel quartiere dell’Avana Vecchia. Il 12 novembre 1950 venne arrestato durante una manifestazione a Cienfuegos. Fu processato qualche giorno dopo a Santa Clara dove, come avrebbe fatto tre anni dopo nella celeberrima arringa seguita al fallito assalto alla caserma Moncada, si difese senza avvalersi di un legale. Al termine di un appassionato discorso per la cui occasione si presentò abbigliato con una toga nera e nel quale attaccò con violenza il presidente Carlos Prío Socarrás e molti dei suoi ministri e capi militari fu assolto e rilasciato.
Fermamente deciso a consolidare la sua immagine pubblica di difensore della libertà e dei diritti del popolo cubano, Castro rifiutò seccamente qualsiasi aiuto nell’esercizio della propria professione dalla ricca famiglia della moglie, che avrebbe potuto facilmente procurargli incarichi remunerativi e si ostinò nel voler difendere soltanto i poveri. Creò un’associazione, la Protect Home, a favore degli abitanti del quartiere La Pelusa, al centro dell’Avana, nel quale vi era una minaccia imminente di massicce demolizioni connesse a un progetto di rinnovamento edilizio. Soprattutto iniziò a trasmettere le sue idee politiche da due stazioni radio che gli affidarono uno spazio, tentando di seguire le orme del leader del Partito Ortodosso Eddie Chibás, che era nuovamente in corsa per le elezioni presidenziali del 1952 in cui era in lizza anche Fulgencio Batista, che aveva recentemente fondato il Partito di azione unitaria.
La notte del 5 agosto 1951 avvenne però un fatto incredibile. Nel corso di una trasmissione radio, al culmine di un incandescente discorso, Chibás si sparò al ventre. Dopo aver in precedenza pubblicamente accusato il presidente Prío di corruzione ma incapace di fornire prove certe delle sue affermazioni, sentendosi profondamente disonorato, compì il gesto estremo lasciando la Nazione in stato di shock. Morì 11 giorni dopo in un centro medico dell’Avana. Fu un colpo durissimo per il Partito Ortodosso, anche perché Chibás era dato in netto vantaggio nei sondaggi relativi alla corsa presidenziale.
Desideroso di farsi strada in seno alla vita politica del Paese, e di colmare in qualche modo il vuoto lasciato dal suo Maestro, Fidel decise di indagare a fondo sulla questione ed inviò segretamente alcuni militanti della Gioventù ortodossa ad investigare sulle accuse di corruzione formulate dal loro ex leader. Le indagini portarono i frutti sperati, e così l’avvocato Castro, il 28 gennaio 1952, forte di una documentazione inequivocabile, sporse querela contro Prío Socarrás, denunciando episodi e violazioni di notevole gravità. L’azione ebbe una certa rilevanza sulla stampa cubana, ed il designato erede in seno al Partito Ortodosso di Chibás alla corsa presidenziale,

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Un giorno il popolo, le sue lacrime e le speranze riusciranno a rendere migliore la nostra vita.
Hasta la victoria siempre!

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30 pensieri su “Fidel

  1. Un omaggio, assolutamente non di parte, a un unomo che ha avuto il merito di accogliere e far continuare a vivere un intero popolo.
    Un uomo di statura e di struttura.
    Come hai fatto notare,, non è stato ill contadino, ignorante, ma un uomo di lettere e di presenza mentale non comune.
    Grazie per aver indicato e dedicato il tempo e la tua maestria per parlare di una figura di altissimo profilo, dalla forza e dal carisma umano non comune.
    E’ stato frainteso moltissimo.
    Per anni considerato un uomo prestato al comunismo, al populismo, alla democrazia, all’assolutismo.
    Probabilmente nessuno ha mai capito la vera essenza del politico e del combattente.
    Grazie Ninni.
    Sei unico
    buongiorno

    Babi

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  2. La ringrazio per essere stato giusto nel descrivere una persina di sicuro impatto per tutta a storia del novecento e dei primissimi anni del duemila.
    Veramente molto appropriato.
    Buona giornata

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  3. Caro Antonmaria

    Qualsiasi opinione si abbia sul personaggio, è comunque molto interessante conoscerne biografia e storia, soprattutto se ciò è tramite Voi, Antonmaria. La Vostra onestà intellettuale è risaputa.
    Fidel Castro, un rivoluzionario del nostro tempo che non ha mai lesinato coraggio ed energie per i propri ideali e per risollevare dignità e condizioni dei propri conterranei.
    La disamina che ci sottoponete della vita e gesta di Fidel Castro sicuramente farà riflettere sull’ opinione che si era avuta sinora. C’ è chi lo giudica estremamente negativamente e chi lo esalta sfrenatamente.
    Sicuramente, come la più parte dei rivoluzionari, ha avuto a cuore le sorti del proprio Stato, della sua dignità e delle sue condizioni di vita dedicandovi la propria esistenza.
    Da riconoscergli la coerenza: non ha mai rinnegato le proprie convinzioni come fecero per tornaconto personale altri rivoluzionari suoi connazionali. E, per ciò, gli si deve deferenza, considerati i tempi che stiamo vivendo in cui le idee, spesso, si svendono o si patteggiano.

    Grazie, Antonmaria. Siete sempre garanzia di informazione giusta obiettiva seria e fedelmente documentata.
    Con Stima Affetto e Devozione

    Maria Silvia
    Vostra Sil

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  4. Non ne avrei scritto.
    Troppo lungo e complesso.
    Poi ho letto alcuni articoli di colleghi, su altri giornali, solo preoccupati di dire una frase polemica, qualcosa che riesca a “bucare” l’indifferenza in cui spesso precipitano i loro articoli. Allora dirò solo due parole.

    L’avventura di Fidel Castro e della rivoluzione cubana è una storia unica per la nostra vicenda umana. Cuba è stata il confine tra mondi, modelli, impostazioni. Una sutura e una ferita, in cui i lembi irritati non hanno mai smesso di guarire e riaprirsi. Un’isola a poche miglia dal più grande colosso mondiale che ha deciso di ribellarsi alla sua influenza e tentare una via propria. Giovani laureati che avevano un ottimo futuro personale decisero di stravolgere il proprio destino e quello delle loro famiglie per ribellarsi a un tiranno eterodiretto che aveva reso puttane le loro madri e le loro sorelle, e fatto merce dei loro cuori e delle loro speranze.

    Fino a che non fu inevitabile e necessario, Cuba rimase autonoma e libera, neppure comunista, semplicemente unica. I giovani rivoluzionari si sparsero per le campagne insegnando a leggere e a scrivere a masse tenute nell’ignoranza. Cuba divenne uno dei luoghi più scolarizzati al mondo, nazionalizzò ciò che era stato svenduto a privati corruttori, organizzò un nuovo modello di sussistenza in cui istruzione, salute, sicurezza e dignità potessero essere garantite. Nessun paese in centro e sud America fece mai nulla di simile. Un laboratorio senza eguali, sopravvissuto a decenni di guerra fredda e aggressioni.

    Ecco.
    Tutto qua.
    Ti apprezzo tanto Ninni

    L.

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  5. Dall’epoca del crollo dell’Urss in avanti, quell’ispirazione di rivoluzione andò perdendosi. La dittatura, la burocrazia orligarchica, umiliarono progressivamente i diritti civili fondamentali, perpetrando un tragico e violento ostracismo verso dissidenza, diversità, libertà, opinione. Una pena, per chi scrive e per molti, trovarsi a disprezzare ciò che si era ammirato, ciò in cui si era sperato. Ma fu spesso inevitabile, dati i fatti, e le tante cause, le tante pur vere motivazioni di questa deriva autoritaria, rendono solo comprensibile il processo, ma non possono cambiare il giudizio.

    Oggi molti si affrettano a scrivere, citando Fidel, che la storia non lo assolverà.
    Si vede che, a Cuba, una certa realtà egualitaria, resistente, libertaria, non vanno più di moda.
    Un atteggiamento penoso, monco, che non consentirebbe di capire Cuba neanche a un marziano precipitato sulla Terra, e che non si addice a commentatori che ambiscano a sembrare illuminati.

    Ricordo un grande cartello, appena fuori dall’aeroporto José Martì all’Havana.
    Colpì subito la mia attenzione.
    C’era scritto: Ante todo, tenemos dignidad (prima di ogni altra cosa, abbiamo una dignità).

    Per decenni è stato così, ed è già uno straordinario miracolo, che dovremmo ammirare e studiare.
    Come sappiamo oggi, sulla nostra pelle, la dignità conta quanto il cibo, quanto l’acqua, quanto e più della libertà, forse.
    Peccato che chi commenta la morte di Fidel non se ne ricordi, e così dimenticando, ne perde un po’.
    Grazie

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  6. “Presto compirò i 90 anni, mai avevo pensato di arrivarci e mai mi sono sforzato di arrivarci. È stato un capriccio del destino. Presto toccherà anche a me, il turno arriva per tutti”. Questo disse Fidel Castro Ruz lo scorso aprile, nel Palacio de Convenciones dell’Avana, rivolgendosi – “forse per l’ultima volta”, come precisò – ai delegati riuniti per l’assemblea di chiusura del VII Congresso del Partido Comunista de Cuba.

    Un uomo e il suo tempo.
    Grazie Ninni

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  7. Fidel è morto.
    E vale forse la pena partire proprio da qui, da quel suo ultimo e inusualmente sintetico sermone – celebrato di fronte a un Congresso che, secondo alcuni, era chiamato a “superare” la sua eredità, o a più eufemisticamente “attualizzarla”, come suggerivano i documenti congressuali – per cercare di capire che cosa in effetti ci lascia un uomo che tutti, amici e nemici, all’unisono collocano tra i più rilevanti leader politici del XX secolo.

    Su questo punto Fidel era stato, in quel suo intervento, molto enfaticamente chiaro e, nel contempo, estremamente generico.
    Ed era partito da una domanda, la stessa che negli ultimi 60 anni si sono posti, invano, tutti i suoi biografi: “Perché – si era chiesto- sono diventato socialista o, più chiaramente, perché mi sono convertito al comunismo?”. E, curiosamente, aveva poi aggiunto senza rispondere alla domanda:
    “Parlo perché si comprenda meglio che non sono né un ignorante, né un estremista né un cieco, che non ho acquisito la mia ideologia studiando economia per conto mio”.

    Lo sono diventato perché il popolo, il mio popolo, aveva fame.
    E la fame non è negoziabile da nessuna parte…

    Ciao Ninni, sei immenso.

    La Manu rapita in testa

    🙂

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  8. A Fidel Castro viene spesso associato l’appellativo di “Líder Máximo” (“Condottiero Supremo”).
    L’origine non è del tutto chiara ma, secondo molti, la genesi dell’epiteto sarebbe da individuare nel periodo post-invasione della Baia dei Porci.
    In quell’occasione 1500 esuli cubani e mercenari assoldati dalla Cia sbarcarono a Cuba tentando di rovesciare il regime castrista. Il tentativo fallì miseramente e pochi ne uscirono vivi.
    Castro da quel momento in avanti è stato sempre paragonato al Davide che è riuscito a sconfiggere Golia (la potenza statunitense).

    Una figura sicuramente carismatica.
    ‘ un gesto nobile averlo ricordato.

    Fraancesco

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  9. All’età di 90 anni, è scomparso Fidel Castro.
    Il leader della rivoluzione cubana era malato da tempo – da almeno 10 anni – e all’ultimo Congresso del Partito aveva preconizzato la sua morte imminente: “arriverà presto anche il mio turno ma le idee del popolo cubano resteranno” aveva detto. Fidel.,
    Come leader che si rispetti, nell’isola è ancora oggi amato e odiato.
    Così, ai giorni di lutto nazionale si aggiungono anche i festeggiamenti per la caduta dell’ultimo simbolo della dittatura comunista cubana.
    Fidel il comunista più di destra mai conosciuto.
    Il Leader di destra, più a sinistra mai visto.

    Grazie Ninni per quello che ci hai regalato.

    Annelise

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  10. L’immagine pubblica di qualunque dittatore è molto diversa da quella privata.
    E questo aspetto si ritrova anche nella figura di Fidel Castro la cui vita privata è stata spesso raccontata in maniera contraddittoria da parte di storici e studiosi.
    Nel 2014, l’ex bodyguard e assistente di Fidel Castro, Juan Reinaldo Sanchez, scrisse un libro (“La doppia vita di Fidel Castro”) in cui denunciava la vita segreta del leader comunista fatta di ricchezza e lusso.
    Sanchez in quel libro (sempre smentito da Castro) parlava di “conti segreti all’estero”, “amanti”, “yachts” e addirittura “una personale isola privata”.
    L’ex bodyguard morto nel 2015 a Miami aveva anche accusato Castro di essere il “padrino della droga” perché ospitava i cartelli della droga colombiani e facilitava il suo trasporto negli Stati Uniti.
    Inutile sottolineare la pochezza degli Stati Uniti: quel libro è stato “dettato” pari pari dalla CIA.

    Grazie Ninni, i tuoi llavori sono sempre preziosi.

    Henry

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  11. Hasta la victoria siempre
    Il famoso slogan rivoluzionario non è di Fidel Castro ma del suo secondo, Ernesto Che Guevara, che coadiuvò il Comandante durante la rivoluzione del 1959 conclusasi con il rovesciamento del regime militare di Fulgencio Batista e l’entrata all’Avana dei guerriglieri rivoluzionari.
    Che Guevara decise di lasciare Cuba per guidare la rivoluzione popolare in Congo e in Bolivia e nell’ultima lettera inviata al “compagno” Fidel conclude: “Hasta la victoria siempre. Patria o muerte” (Patria? ma che comunisti strani).
    Due anni dopo Che Guevara sarà catturato e ucciso barbaramente dall’esercito boliviano (Armato e guidato dagli Stati Uniti).

    La ringrazio, caro dottore, per questa sua sottolineatura.
    Un uomo di sicuro carisma riportato nell’alveo della giusta caratura e strappato alla logica comunista di potere.
    Buona giornata

    Amedeo

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  12. Fidel Castro ha portato sull’isola di Cuba la dittatura di stampo sovietico.
    Nella sua autobiografia uscita nel 2009, si definì “socialista”.
    Eppure, al tradizionale pensiero comunista, Castro ha sempre legato un esasperato “nazionalismo e patriottismo” come scrisse il suo biografo Roberto Quirk nel 1993.
    L’ideologia nazionalista non è, assolutamente, tipica dei partiti e dei movimenti marxisti in giro per il mondo.
    Anzi, l’internazionalismo di fine ‘800 ha spesso plasmato le menti di molti rivoluzionari che si ispiravano al Capitale o al Manifesto di Marx.

    Lei, caro dottor Raimondi, ha fotografato benissimo l’uomo, sottolineandone la caratura politica.
    Altro che comunista, ma non diciamo sciocchezze.
    E’ stato un uomo, un Leader che si è dovuto altalenare tra l’arroganza ottusa americana e il comunismo più sfrenati e cattivo sovietico.
    Beh, li ha fregati tutti e due dando una precisa connotazione al “Castrismo”.
    Cosa aspetta il mondo a imparare?

    Lei ha un occhio particolarmente lungo.
    Grazie per il suo pezzo e anche per il suo commento/apporto che ho apprezzato.
    Lei dovrebbe essere studiato nelle scuole sa?
    Buona giornata

    VF

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  13. L’appellativo di “Líder Máximo” oggi è piuttosto abusato nel linguaggio mediatico: sta ad indicare il leader di una forza o movimento politico con una struttura di potere verticistica.
    Oltre ai caudillos latino americani, in Italia (anche per ragioni di assonanza col nome) il “Líder Máximo” per eccellenza è l’ex Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema.
    Figurati: D’Alema è comunista proprio.
    Fidel è stato un grande politico che si è dovuto barcamenare davanti a quella arrogante espressione che è l’America statunutense.

    (Grazie per l’idea e per i suggerimenti di ieri. Li ho messi in pratica per oggi)
    Ciao

    Glg

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  14. I due volti di Fidel

    Un eroe?
    Un boia?
    Forse discuterne così tanto, dopo l’annuncio della sua morte, non ha senso.
    Perché Fidel Castro è stato prima l’uno e poi l’altro, o le due cose contemporaneamente, eroe e boia.
    Eroe lo è stato perché nel 1959, entrando all’Avana alla guida di una colonna di guerriglieri assetati di giustizia sociale e pronti a cacciare l’ex sergente Fulgencio Batista (diventato capo di stato dopo un golpe militare), Castro rovesciò un regime odioso.

    Sotto Batista, Cuba era la destinazione preferita del turismo sessuale statunitense, e questo non è nemmeno l’aspetto peggiore. Con la complicità del suo presidente, Cuba era diventata la base della mafia americana, che vi investiva e riciclava il denaro sporco oltre a sceglierla come sede per le riunioni dei padrini (amici di Batista) negli hotel di lusso di loro proprietà. Nel frattempo la popolazione viveva in condizioni disastrose.

    Gioventù, libertà e fallimenti
    In questo senso Fidel Castro è stato senz’altro un liberatore, acclamato e ammirato dal mondo intero e adulato in tutta l’America Latina per aver realizzato l’impossibile: liberarsi di un regime asservito agli Stati Uniti a due passi dal territorio americano, dove niente poteva accadere senza il consenso di Washington, impegnata nella lotta contro il comunismo.
    Giovani, belli, insolenti, portatori di tutte le virtù e sempre con il sigaro in bocca, Fidel Castro e Che Guevara erano le divinità viventi della generazione degli anni sessanta, quella che voleva distruggere l’ordine mondiale della guerra fredda e sognava la rivoluzione senza però riconoscersi nel grigiore dei leader sovietici.

    Giustizia sociale, gioventù e libertà, discorsi accorati e salsa.
    La nuova Cuba sembrava annunciare un cambiamento entusiasmante, ma come tutte le rivoluzioni anche quella cubana ha mantenuto, a malapena, le sue promesse.
    Dal terrore in Francia al gulag nell’ex Unione Sovietica, storicamente la rivoluzione tende a precipitare nel sangue, perché è nata dalla violenza e non può sopravvivere senza la violenza, senza la repressione, la censura e l’incarcerazione.
    La rivoluzione cubana ha portato risultati importanti.
    L’istruzione e il sistema sanitario rappresentano due grandi successi, ma i risultati positivi, a dispetto dei detrattori, non si fermano qui.
    La deriva repressiva si spiega in parte con l’embargo imposto dagli Stati Uniti che ha soffocato l’economia dell’isola, ma è anche vero che questo embargo nasce dall’aumento della tensione con Washington che aveva spinto la Cia a voler rovesciare il regime di Castro, che accettando l’installazione di missili sovietici sul suo territorio aveva spinto il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

    L’ebbrezza della rivoluzione ha fatto dimenticare a Castro i rapporti di forza, condannandolo a diventare sempre più intransigente.
    Oggi la posizione del governo cubano si è ammorbidita, ma sull’isola il dibattito, aperto ben prima della sua morte, riguarda ancora il modo di lasciarsi alle spalle quel pseudo marxismo che, in molti, chiamano comunismo.
    È un processo difficile, e i precedenti non sono incoraggianti.
    Confido, però, nel popolo cubano.
    Malgrado gli Usa

    Grazie a tutti

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  15. Per decenni, sotto il regime di Fidel Castro, Fidel “il grande”, Fidel il rivoluzionario che lottava per la giustizia sociale, i dissidenti della dittatura cubana, i prigionieri politici, gli oppositori del “Lìder Màximo”, sono stati torturati, condannati a morte, imprigionati e uccisi.

    Certo, la figura storica …

    Giorgia

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  16. Sulla Plaza de la Revolucion, l’enorme spiazzo dell’Avana dove si tengono le manifestazioni del regime facendo accorrere centinaia di migliaia di persone – e dove anche Papa Francesco ha avuto la sua glorificazione – di fronte al monumento a José Marti, innalzato come eroe e prodromo delle conquiste socialiste cubane, ci sono due disegni che rappresentano i volti della rivoluzione che ha portato Cuba a ciò che è stata almeno fino a stanotte.
    Da una parte Ernesto Che Guevara, dall’altra, ad altezza e dimensione simile, Fidel Castro.

    Che cosa sia successo fra i due dopo il grande legame iniziale è compito degli storici raccontarcelo. Ma certo due figure così carismatiche, così particolari, non potevano che avere destini diversi, migliori o peggiori non si sa.
    El Che è morto in battaglia, credeva nell’impegno in trincea per unire tutta l’America latina in un solo stato rivoluzionario.
    Fidel, agli occhi di Guevara, aveva abbandonando questa idea della forza e aveva scelto – per necessità o virtù, chissà – la via politica, con il legame sempre più forte con l’Unione Sovietica contro Washington, con i regimi socialisti e comunisti, sposando in pieno, nel finale, il chavismo venezuelano.

    Fidel un salvatore della patria… pseudo comunista …
    Grazie Ninni

    Anna

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  17. Dopo la rivoluzione castrista ha inizio così una nuova stagione per Cuba. Una lunga stagione che porterà l’isola alla ribalta mondiale, e darà al suo Lìder quella fama e quel potere che aveva sempre sognato. Chi sono i vincitori della rivoluzione all’inizio del 1959? Gli autenticos, gli ortodossi, gli uomini dei vecchi partiti, anche se autori di atti di coraggio al fianco dei giovani rivoluzionari, sono ormai screditati da troppi anni di sommosse, attacchi, congiure di palazzo, e devono essere allontanati dai posti di comando. Il solo, il vero vincitore è Fidel Castro, il comandante amato dalle folle, capace di parlare loro in modo diretto ed estremamente efficace, in grado di infiammare gli animi anche mentre chiede pesanti sacrifici. Vicino a Fidel stanno due fedelissimi: il fratello Raoul e Che Guevara. Tutti gli altri sono figure scialbe, di secondo piano, che non troveranno mai lo spazio per emergere. Vi è nel Paese, in questi primi mesi dell’anno, una grande aspettativa di rinnovamento, tanto entusiasmo, la speranza di un futuro finalmente migliore: perfino la Chiesa cattolica, e ancor più esplicitamente quella protestante, sono favorevoli alla svolta castrista.

    E’ probabile che in questo momento Castro non sappia nemmeno lui chiaramente dove vuole arrivare. Vuole il bene del popolo, certo, ma la sua ideologia è vaga, seppure eroica: “attaccheremo l’analfabetismo, la corruzione, il vizio, il gioco e le malattie”, afferma Fidel davanti alle folle in delirio per lui. Sembra abbia in mente soprattutto una rivoluzione a carattere etico per riportare onestà e moralità nella sua isola tanto corrotta. Ma chi erano stati i peggiori corruttori di Cuba, se non gli Stati Uniti, che l’avevano sempre considerata “il miglior posto per ubriacarsi”? Castro nutre da sempre un odio viscerale per gli americani, che hanno sempre considerato Cuba come una loro colonia, anzi come il luogo dove soddisfare tutti i vizi ritenuti indesiderabili in patria. Gli Stati Uniti, da parte loro, sembrano preoccuparsi esclusivamente di una potenziale svolta verso il “comunismo” (Ma è un comunismo reale?) da parte di Castro. Ne sono talmente ossessionati, che in occasione della visita di Castro negli USA in aprile 1959 non sanno fare altro che chiedergli continuamente se è proprio sicuro di non essere comunista. Castro e il suo folto seguito tornano in patria convinti che agli americani non importi niente di Cuba, della sua cultura, della sua politica, della sua economia, dei suoi abitanti, purché non imparino cosa sono le teorie di Marx (Lui faticherà tantissimo a impararle).

    In questo primo periodo post-rivoluzionario, Castro ripete più volte di non essere comunista. Vara, dunque, alcune importanti riforme volte a migliorare le condizioni dei più miseri e ad assicurare una più equa distribuzione dei redditi con iniziative sociali. Se non altro ricorda Benito Mussolini nel 1934/35 e le riforme che andarono a bersaglio creando l’Italia degli “Anni ruggenti”.

    Perdonate il parallelismo, ma non mi sovviene altro di diverso.
    Grazie

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  18. “Starò con voi, se lo vorrete, per tutto il tempo che sarò convinto che possa essere utile, e se prima non lo deciderà la natura. Né un minuto prima, né un secondo dopo. Ora comprendo che il mio destino non era venire al mondo per riposare alla fine della mia vita” (6 Marzo 2003, dopo essere stato rieletto dall’Assemblea Nazionale di Cuba).
    Sarà, anche una frase ad effetto, ma si è rivelata profetica…
    Ciao milorderrimo

    La manu
    (Sono fresca di parrucchiere e quindi più bella e bellissima del solito)

    🙂

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  19. Cuba fu per quasi 400 anni una colonia spagnola; l’indipendenza giunse solo nel 1898, in ampio ritardo rispetto all’ondata indipendentista del mondo latino-americano, ma l’autentica indipendenza cubana da un popolo straniero dominante non giunse neppure in quell’occasione.
    La struttura coloniale spagnola già fiaccata da un conflitto lungo e sanguinoso quanto misconosciuto nel resto del mondo, il 10 Maggio 1898 venne assalita dall’esercito degli Stati Uniti, che congiuntamente alle forze cubane ribelli da tempo organizzate in un esercito di volontari forte di ben 30.000 uomini, costrinse gli spagnoli alla resa nel giro di trenta giorni.
    I “marines” americani entrarono all’Avana trionfalmente e issarono la bandiera a stelle e strisce, mentre ai contadini cubani che avevano portato i colonialisti al collasso dopo trenta (!) anni di lotta armata popolare, venne fatto assoluto divieto di entrare nella capitale.
    Cosa era successo?

    Gli USA, con lungimiranza e tempestività erano intervenuti a favore dell’indipendenza cubana col pretesto della missione “umanitaria libertaria”, ed in perfetto accordo con i maggiorenti dell’isola avevano ottenuto di guidare l’indipendenza cubana sotto il loro protettorato…
    Cuba aveva soltanto cambiato padrone!
    Il risultato della lotta indipendentista fu oltremodo vantaggioso per la borghesia cubana, che divenne serva degli interessi economici della borghesia nordamericana, ma ricca e padrona di comandare nelle sue proprietà, cioè nei latifondi e nelle fabbriche, nelle città e nei paesi, al riparo dalle contestazioni della plebe.

    Nei decenni che seguirono, il conflitto insanabile fra chi possedeva tutto e chi niente, così palese in una nazione neocoloniale, sarebbe divenuto odioso, ma cosa più importante, associato alla dominazione “yankee”.
    Questa é l’origine storica (a mio parere) della speciale miscellanea di rivoluzione e nazionalismo che contraddistingue il “Movimiento 26 de Julio“, quel movimento populista ma estremamente determinato e sinceramente rivoluzionario che é stato per la rivoluzione cubana il nucleo intellettuale e militante vincente.
    Ripercorrere la storia della rivoluzione guidata da Fidel Castro Ruz esula dal compito di questa sintesi, ma é obbligatorio indicarne l’anomalo percorso storico.
    Essa é nata dalle rivendicazioni del bracciante sul latifondista, del disoccupato e dell’operaio sul magnate capitalista, tutti uniti dalla necessità di lottare contro la bestiale dittatura neocoloniale ma privi di un’organizzazione politica di massa provvista di precisa ideologia.

    Il castrismo: unico nella sua connotazione politica.
    Grazie per avermi letto

    Ninni

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