Gioco di bimba …

.

Come d’incanto
lei si alza di notte
Cammina in silenzio
con gli occhi ancor chiusi
Come seguisse
un magico canto
E sull’altalena
ritorna a sognare…
La lunga vestaglia
il volto di latte
i raggi di luna
sui folti capelli
la statua di cera
s’allunga tra i fiori
folletti gelosi
la stanno a spiare

Dondola dondola il
vento la spinge
cattura le stelle
per i suoi desideri
Un’ombra furtiva
si stacca dal muro
Nel gioco di bimba
si perde una donna…
Un grido al mattino
in mezzo alla strada
Un uomo di pezza
invoca il suo sarto
Con voce smarrita
per sempre ripete
Io non volevo svegliarla così
Io non volevo
svegliarla così…

Il linguaggio trasognato e fiabesco tipico delle Orme degli anni ’70, agli albori del rock progressive italiano, ha come “nascosto” a lungo il vero tema di questa canzone, che è l’abuso sessuale su una bambina o una ragazzina. La cosa è prima di tutto confermata dalla dichiarazione ufficiale del gruppo: “Nel 1972, dopo un periodo di riposo in Sardegna, Le Orme realizzarono l’album Uomo di pezza, una sorta di concept album che sarà uno dei loro maggiori successi, e il primo loro disco d’oro. Questo soprattutto grazie al 45 giri Gioco di bimba, che affronta il tema dell’abuso sessuale perpetrato nei confronti di una ragazza molto giovane, che fa da contraltare ad un canto e ad una sonorità trasognati e fiabeschi.”
Anche per questo motivo, il brano è stato utilizzato come colonna sonora per la miniserie televisiva Il mostro di Firenze, prodotta da Fox Crime nel 2009.
Volendo mantenere l’ originale, inserisco la canzone negli “Extra” facendola parlare direttamente alla band autrice, inserendola, dunque, nel percorso sulla Violenza contro le Donne.
Godetevi il racconto più in giù …
___________

Gioco di bimbo
(Storia ordinaria)

La strada per andare in paese era ancora tutta sterrata, e polverosa; non aveva ancora nemmeno un nome, quello di “via delle Ginestre” che ancora glielo dettero anni dopo, quando l’asfaltarono e ci misero dei lampioni. Già, perché era anche completamente buia, di notte; ma, tanto, chi se ne importava. Io, di notte, a giro non potevo andarci. Avevo dieci anni.
Un ragazzino altissimo e grosso, goffo, impacciato, vestito sempre in pantaloncini e magliettacce da pochi soldi; abitudine che ha mantenuto imperterrito. Fuori, di notte, ci andava mio fratello, che era già un ragazzo grande; era l’estate dei suoi diciott’anni. Lui, invece, allora come ora, era magrissimo, così scheletrito da essere chiamato affettuosamente Biafra persino in famiglia. Non c’era il telefono. C’era una televisione con lo stabilizzatore, quella scatola pesantissima che si accendeva con una levetta per evitare che l’apparecchio avesse sbalzi di corrente e pigliasse fuoco; faceva, all’accensione, un rumore d’inferno, un ronzio che ho ancora nelle orecchie.
Era l’estate del 1973, e non aveva nulla di particolare. S’era tutti all’Elba, e come in ogni estate avrà pur fatto qualche giorno brutto; ma non mi ricordo altro che sole, sole a picco, e la vecchia 850 beige di mio padre che si arroventava. Mio padre si godeva ancora un anno di ferie forzate: l’anno prima, sempre all’Elba, mentre era a pescare con la canna sugli scogli a Marciana Marina aveva messo un piede in fallo e la gamba gli si era letteralmente stritolata tra due massi. Uno sculo veramente della madonna, pover’uomo. Frattura esposta di tibia e perone. E’ morto, venticinqu’anni dopo, con ancora nella gamba sinistra una sbarra di ferro con delle viti che gli avevano messo all’IOT di Firenze; la si vedeva nelle radiografie.
Si era nei primi anni ’70, ma mica nessuno se ne rendeva conto. Era tutto normale. Le cabine della spiaggia di Marina di campo erano piene di falci e martelli, fasci littori, w il Duce, camerati al rogo. Mio fratello aveva un sacco di amiche e amici, venivano a casa, uscivano e tornavano a mattina; si divertiva, usciva, e io cominciavo impercettibilmente a invidiarlo. A invidiare la libertà di far quello che si vuole. Io ero piccolo. Dovevo stare sempre appresso ai genitori. Al massimo qualche passeggiata o una corsa nei campi lì attorno. La famiglia accanto erano dei siciliani, padre madre e cinque tra fratelli e sorelle di cui quattro erano già grandi, anche più di mio fratello. Il quinto era un ragazzino della mie età, ma stava per conto suo. Io dovevo sorbirmi tutto. Le visite ai parenti, in primis. Però ancora c’era l’abitudine delle spiaggiate, e quelle erano il mio paradiso in terra.

Stipati in macchina, a volte costretti a far due viaggi per portare prima la gente e poi la roba; ci si sistemava a Cavoli o a Fetovaia, con gli ombrelloni e un quintale e mezzo di roba da mangiare. Io stavo sempre in acqua. L’acqua del 1973 all’Isola d’Elba non ve la potete nemmeno immaginare. In dei posti sembra cristallo ancora oggi. Mio padre si prendeva le pinne e la maschera e andava sott’acqua; a me non me ne è mai importato niente. Sapevo nuotare benino, però. In mare mi scompariva la goffaggine. Quando mi stancavo facevo il “morto” divertendomi a emettere suoni a bocca chiusa che, nelle orecchie a fior d’acqua, sembravano strani richiami cosmici modulati. E’ una cosa che faccio sempre. Quando, quest’estate, mi butterò in mare per il primo bagno della stagione a quasi 46 anni, lo farò. E l’anno dopo, e quello dopo ancora.
Di amici e amiche non ne avevo, a parte mia cugina Rosalba. Ma era anche lei già grande, anche se con me ci stava volentieri. In quegli anni c’era qualcuno, all’Elba, che sognava l’indipendenza; e a noi ci piaceva fantasticarci sopra, immaginando Portoferraio capitale, le targhe automobilistiche con le sigle dei paesi, sbellicandoci dalle risate quando corrispondevano a quelle italiane esistenti: MC = Marina di Campo. MN = Marciana. PR = Portoferraio. CA = Capoliveri. PA = Porto Azzurro.
Tutti vivi erano ancora. La radiolina in casa sempre accesa, musica e musica. Mio fratello però aveva il mangianastri a cassette, e in casa le canzonette si alternavano a De André, ai Led Zeppelin, al progressive. “Leva quei troiai!”, gli urlavano mia madre e mia zia che volevano Celentano, Claudio Villa e roba del genere. Mio padre scuoteva il capo quando passava in radio Alan Sorrenti. Con mia cugina avevamo due passioni brucianti: Drupi e Riccardo Cocciante, ebbene sì. Quello senza la “S”.
In mare giocavo a palla da solo, e lo faccio ancora quando ne ho la possibilità. Le parole crociate le faccio non più a chili, ma a quintali; e negli occhi ho sempre le stesse cose. Il portico di casa mia. Tutte le persone che vi sono passate, e ne sono rimaste poche poche. L’850 aveva il motore posteriore, e dalla griglia sortiva un odore di benzina che adoravo; a volte ci infilavo il naso per sentirlo. Polvere e sole, sole e ragnatele nel magazzino. C’erano gli interruttori vecchi, nel magazzino, ed ero affascinato da quelle levette, dai fili intrecciati, dalle lampadine avite. E dall’odore delle botti misto a quello degli agli e delle cipolle. Faceva ombra un glicine che tirarono giù anni dopo.

Non c’era mai acqua, e proprio in quell’estate fu costruito il pozzo. Il venticinque agosto ebbi una cuginetta nata morta. Era stata chiamata Irene; tanti anni dopo scoprii che il suo nome significa “pace”. Il giorno del suo funerale, a San Piero, me lo ricordo come fosse ieri. E’ anche l’unico giorno di quell’estate di cui mi rammenti che era nuvoloso, che minacciava pioggia. Musica e polvere. Musica e la televisione, l’undici di settembre, sul finire della stagione, accesa in continuazione a seguire cosa stava succedendo in Cile. Mio fratello e mio padre con la testa fra le mani a dire “maledetti, maledetti”. Ma io ero piccolo. Non s’immagina mai quante delle cose vissute da piccoli ci si portino dietro, e per sempre. E quante delle cose che non si sono potute vivere le si siano poi cercate, spesso illudendosi amaramente. Quanti miti ci siamo creati. Fanno parte di tutti noi, e li riproduciamo all’infinito, anche nelle pieghe della nostra vita.
In quel portico, in quei campi e in quelle spiagge ci vado ancora. A volte non soltanto mi rivedo bambino, ma mi metto a parlare con me stesso. Sono colloqui che non racconterò mai perché non mi riuscirebbe farlo. Ci facciamo domande e ci diamo, non sempre, delle risposte. Spesso ci accompagniamo in silenzio ed entriamo in mare. Ci mettiamo a fare il “morto” coi rumori nelle orecchie semi sommerse, e ci teniamo per mano. Lui mi racconta di cosa farà e io gli racconto di cosa ho fatto; ma senza fare troppi commenti. Meglio abbandonarsi alle onde, ché le onde sanno sempre non solo dove portare, ma anche dove aver portato.
In quell’estate, mio fratello s’era portato dietro, tra le sue cassette stereo, una delle “Orme”. Si chiamava “Uomo di pezza” ed era l’unica cosa in cui s’andava d’accordo. Un diciottenne non può andare d’accordo con un bambino di dieci anni. Sono due universi distinti e inconciliabili. Di quando si ha dieci anni ci si ricorda a quarantasei, non a diciotto anni. A diciotto anni ci si gode uscire di notte compiangendo il fratellino che avrà visto un po’ di televisione, avrà fatto le parole crociate e poi sarà stato costretto a andare a letto dalla mamma e dal babbo.
S’andava d’accordo perché c’era questa canzone qui, che cantavamo tutti i giorni, ma dico tutti. Oggi, dal mio limbo, m’è tornata a mente, all’improvviso. Non so, forse sarà un qualche disegno sconosciuto; ed è bene non calpestare troppo i misteri, è bene non razionalizzarli eccessivamente.
Nel gioco di bimba, dice la canzone, si perde una donna; e nei giochi di un bimbo si ritrova, certe sere, un uomo.
(GIOCO DI BIMBO, grazie per aver letto questa storia)

La canzone
La ascoltiamo insieme, in silenzio, lanciando manciate di polvere, schizzi d’acqua e raggi di sole.

.

NB:
Di tutto questo, di vero, c’è soltanto la canzone.
Spero di avervi fatto sognare.
Grazie
E’ sospeso il Voi.

Cordiality from the burlone Milord
______

Aggiornamento

Includo un apporto che merita di essere pubblicato nel corpo testo dell’articolo stesso, perché merita di apparire in questo contesto…

Le Orme furono antesignane tra chi ha avuto ed ha il coraggio ed il senso civico di affrontare una ‘vergogna’ che non cessa di svilire anche la, cosiddetta, ‘civiltà’ contemporanea.
È facile lasciarsi, già dalle prime note, trasportare dalla melodia squisitamente dolce e melodiosa del pezzo, ma poi il tema che si rivela è inquietante e dovrebbe far riflettere.
Ci sarebbero, io penso, meno stupri se ci fosse più educazione al rispetto della vita e dell’ Intimità altrui, che spesso manca dove stagna l’ ignoranza.
Anche se non in modo così drammatico, quale può essere lo stupro, tanti sono i giovani e le giovani fatti crescere in modo innaturale operato con violenze psicologiche.
Il grado di civiltà di una nazione è quotato anche da ciò.

Ecco, l’ evoluzione normale verso la maturità dovrebbe essere come in ‘Gioco di bimbo’ in cui l’ inquietudine del piccolo protagonista verso la crescita è vissuta naturalmente coi propri pensieri di curiosità e con scoperte istintive e non indotte precocemente.

Ho letto diverse volte questa originalissima pubblicazione. Mi ha suscitato davvero tanti pensieri di carattere generale e particolare e, molto fortemente, mi ha impressionato, quanto affascinato, l’ originalità con cui il Tuo Genio, Antonmaria, sempre riesce a catturare l’ Anima di chi legge.
Sei Impareggiabile ed Immenso.
Grazie.
Con immensa Stima e profondo Affetto.

Maria Silvia
Tua Sil
____________
Grazie Maria Silvia

 

Annunci

21 pensieri su “Gioco di bimba …

  1. Le “fantasie di stupro” delle donne rappresentano una sfida speciale per i ricercatori, poiché vi è qualcosa di queste fantasie che sembra non avere senso.
    Perché tante donne hanno una fantasia su un evento che, nella vita reale, sarebbe disturbante e traumatico? Evidenze recenti indicano che non c’è nulla di anormale o di insolito nelle donne che hanno fantasie di stupro.

    Per esempio, i romanzi rosa, che sono forme estremamente popolari di letteratura femminile, consentono al lettore di partecipare ad una fantasia strutturata. In questi romanzi, lo stupro del personaggio principale è un tema assai comune.

    Ciao Ninni, ma quanto sei bravo?
    Ti stimo tantissimo

    Giorgia

    Mi piace

  2. Le Orme.
    Ecco l’icona del rock progressivo che si sono occupati di tanto e di tutto quello che dava la certezza e sicurezza per gli esseri umani.
    Grazie per la tua analisi w soprattutto per il tuo racconto.
    Sei un fenomeno.
    Grazie
    Isy

    Mi piace

  3. Caro Antonmaria

    Le Orme furono antesignane tra chi ha avuto ed ha il coraggio ed il senso civico di affrontare una ‘vergogna’ che non cessa di svilire anche la, cosiddetta, ‘civiltà’ contemporanea.
    È facile lasciarsi, già dalle prime note, trasportare dalla melodia squisitamente dolce e melodiosa del pezzo, ma poi il tema che si rivela è inquietante e dovrebbe far riflettere.
    Ci sarebbero, io penso, meno stupri se ci fosse più educazione al rispetto della vita e dell’ Intimità altrui, che spesso manca dove stagna l’ ignoranza.
    Anche se non in modo così drammatico, quale può essere lo stupro, tanti sono i giovani e le giovani fatti crescere in modo innaturale operato con violenze psicologiche.
    Il grado di civiltà di una nazione è quotato anche da ciò.

    Ecco, l’ evoluzione normale verso la maturità dovrebbe essere come in ‘Gioco di bimbo’ in cui l’ inquietudine del piccolo protagonista verso la crescita è vissuta naturalmente coi propri pensieri di curiosità e con scoperte istintive e non indotte precocemente.

    Ho letto diverse volte questa originalissima pubblicazione. Mi ha suscitato davvero tanti pensieri di carattere generale e particolare e, molto fortemente, mi ha impressionato, quanto affascinato, l’ originalità con cui il Tuo Genio, Antonmaria, sempre riesce a catturare l’ Anima di chi legge.
    Sei Impareggiabile ed Immenso.
    Grazie.
    Con immensa Stima e profondo Affetto.

    Maria Silvia
    Tua Sil

    Liked by 3 people

  4. L’organizzazione sociale si è strutturata lentamente nel tempo in modo tale da permettere lo sviluppo di quelle esperienze primigenie che constatiamo vicine alla nostra psicologia del senso dell’onore e dell’orgoglio dell’appartenenza.
    Questi due sentimenti, uno “attivo” (l’onore che mobilita l’intero gruppo a difesa del singolo attaccato) e l’altro meramente “passivo” e subalterno (orgoglio che inchioda alla abnegazione e che chiede mobilitazione solo se “ferito”), cesseranno col tempo di essere così ben identificabili ed insieme collaboreranno nel definire alcuni tratti della nostra psicologia sociale e individuale; tratti che sono molto più rilevanti in determinati ambienti e zone piuttosto che in altri.

    Grazie Ninni

    Mi piace

  5. Arancia meccanica antifascista: stuprata nel centro sociale a Parma.
    Stuprata a turno da cinque giovani di un collettivo di estrema sinistra, che avrebbero abusato di lei in modo brutale…

    Uomini di pezza

    Mi piace

  6. Durante la mia infanzia, mia madre, si prestava al ricordo della sua bella Italia e che ricordava questa Band che era innovativa nel rock insieme al Banco del Mutuo Soccorso, Premiata Forneria marconi- PFM, Osanna, ecc
    Erano i tempi in cui, la mia mamma, si stava affermando qui negli States, con quella forza e quel coraggio che gli italiani hanno sempre dimostrato.
    Ci si doveva inserire in un tessuto sociale dove, la classe dirigente nordamericana, era definita nei WASP( White, anglo saxon, protestant), e che era protettiva verso tutto quello che si importava.
    Ricordo i miei primi compleanni e il rivivere della giovinezza della mamma.
    Tra un esame per diventare una University Teacher e quello per essere, al meglio, una buona moglie, ascoltavo “La carrozza di Hans, Impressioni di settembre” e “Gioco di bimba” delle Orme.
    Ricordo che chiesi, alla mia mamma, cosa volevano dire quelle parole con quella musica che sembrava uscita da un sogno, fiabesco, per diventare un incubo.

    “Nel sogno di bimba si perde una donna”.
    Questo cantavano.
    E non capivo il perché…
    Ricordo gli occhi lucidi di lacrime e le parole smozzicate.
    Non saprò mai se la mia mamma sia mai stata violentata.
    Io so che oggi, grazie a te Ninni e al tuo cuore pieno di dolcezza e bontà, mi hai regalato quel senso di Umanità che credevo perso.
    Ho letto, con estremo interesse, il pezzo di Maria Silvia.
    E’ stato bello, da parte tua, includerlo nell’articolo. Merita, sicuramente, esser letto per profondità e convinzione.
    Grazie anche a lei.

    Piccola nota:
    Ti ho pensato, qualche giorno fa, perché ho visto una pubblicità di National Geographic.
    Parlava di te e dei tuoi reportages.
    Poi ti segnalo la presenza dei tuoi libri, editi da Arnoldo Mondadori Editore, in AOL, America On Line.
    Che bella iniziativa.
    Mia figlia sta leggendo il tuo Cuba e sembra talmente attratta che è difficile, ancora per me, poterle parlare.
    Onore e vanto degli italiani nel mondo, io ti ringrazio (come oriunda) per quello che fai, regali e per come sei diventato un biglietto da visita, della bella Italia, nel mondo.
    A big Hug, un grande abbraccio e un grande sorriso di ammirazione per Maria Silvia.

    Good morning to you

    Theresa Elizabeth Warren
    Washington, DC, USA

    Liked by 2 people

    • Gentile Lady Theresa Elizabeth

      Ho letto con soddisfazione il suo apporto, i Suoi interventi sono sempre di spessore e risalto.
      Anche in altre occasioni è capitato di leggerLa orgogliosa delle sue origini italiane da parte di madre, anche ciò lo leggo con piacere.
      Grazie per avermi pregiata della Sua considerazione, è per me un onore ed emozione.
      Nel trasmetterLe la mia ammirazione e simpatia, La saluto cordialmente.

      Maria Silvia

      Mi piace

  7. Leggo di una visione del mondo che, grazie alla tua penna, rinasce.
    Sei un portento Ninni.
    Grazie a Maria Silvia per il meritatissimo apporto che Ninni ha inserito nel corpo testo.
    Grazie Ninni.
    Un abbraccio e buongiorno

    Sofia

    Liked by 1 persona

  8. Ti amo per quello che hai scritto, caro Ninni.
    Vogliamo riconsiderare il passato, prego?
    Non credo, però, che tu possa essere disposto a tanto.
    Un brano bellissimo.
    Ti stimo veramente tanto.

    Lascio un saluto a Maria Silvia e al suo brano, meritevolissimo di essere pubblicato.
    Donna fortunata … in tutti i sensi…
    Grazie per avermi letta.

    Alba
    molto triste

    Mi piace

    • Signora Babi

      So del passato.
      Sono incredula come si possa…
      Non sono fortunata, ma meritevolmente designata.
      La tristezza non può passare continuando con certi tentativi di insidia.
      Nonostante quanto letto, le auguro pace.
      Ricambio, serenamente, il saluto.

      Maria Silvia

      Mi piace

      • Sig.ra Maria Silvia

        Mi scusi, ma credo di non aver compreso bene.
        A chi o cosa si riferisce? Io sono una donna seria e sicuramente covinta di quello che dice.
        Che lei sia designata e meritevole e che abbia avuto la fortuna di incontrare un uomo così.
        Sono contenta per lei e per lui.
        Anzi, felicissima.
        Non volevo insinuare un bel nulla.
        Mi riferisco al momento in cui venne scritta la canzone- la denuncia di stupro venuva fatta in modo soft, indicando l’autore come un “Uomo di pezza”.
        Un “poveretto” che invoca il suo sarto perché lo salvi…Ma le sembra possibile? E comunque, chiedevo a ninni, se era possibile riconsiderare “quel” passato. Un passato di una italia poveretta e democristiana che doveva giustificare, buonisticamente tutto.
        Io, all’uomo di pezza, gli avrei strappato le palle.
        Ho detto strappato e non tagliato.
        Lei è una donna fortunata e le auguro un mondo di bene e serenità.
        Buon pomeriggio

        Alba

        Ninni, questa è l’undicesima volta che scrivo sto coso di risposta.
        Ma è mai possibile?
        Ciao

        Mi piace

Volete partecipare alla discussione? Scrivete ed esprimete il Vostro parere, grazie.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...