Bil’am

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Bil’am, dall’ebraico Balaam, profeta di Moab.
La sua storia è nella Bibbia, al libro dei Numeri.

“Rappresentano la continuazione sul piano subconscio
del conflitto mentale e morale nell’anima di Balaam;
e l’apparizione nei sogni e la somarella parlante
non sono altro che un ulteriore avviso a Bil’am (Balaam)
perché non si faccia traviare per via dell’avarizia
e finisca per violare i comandamenti di Dio”
(Rabbino Joseph H. Hertz, XX secolo)

— Che cos’è un “uomo”? — domandò il rabbino Aronne Vaira, volgendo le spalle alla finestra e al suo paesaggio di sabbia e di infinito tedio rosa. — Tu e io, Ark, ciascuno a suo modo, operiamo per la salvezza dell’uomo, o come diresti tu, per la fratellanza tra gli uomini in quanto figli di un unico padre, Dio. Molto bene, allora, vediamo di essere più chiari: chi, o più esattamente che cosa ci interessa salvare?
Padre Godfred Smither si agitò un po’ a disagio e chiuse con riluttanza l’Annuario del football americano che, sfidando tutti i regolamenti sul peso dei bagagli personali, era stato portato clandestinamente a bordo dell’ultimo razzo da uno dei suoi comunicandi.
Aronne mi piace davvero, pensò, non puramente (o è proprio questa la parola giusta) per amore fraterno, e neppure a causa della gratitudine che gli devo, ma perché lo apprezzo come individuo; e lo rispetto. È un uomo brillante, troppo brillante per assumersi un incarico monotono come questo. Ma scatena sempre discussioni che assomigliano troppo a quello che uno dei miei docenti gesuiti definiva “dispute”.
— Che cos’hai detto, Aronne? — domandò.
I neri occhi sefarditi del rabbino scintillarono. — Sai benissimo quello che ho detto, Ark; stai solo tirandola per le lunghe. Ti prego di assecondarmi. Qui, i nostri doveri religiosi non sono impegnativi come vorremmo, e dato che non vuoi giocare a scacchi…
— …E tu — lo interruppe inaspettatamente padre Smither — rifiuti di mostrare il minimo interesse per gli schemi delle partite di football.
— Touché. Ma è forse colpa mia se, come israelita, non posso condividere la fissazione tipicamente americana che il football costituisca qualcosa di diverso dal rugby e dal soccer? Mentre gli scacchi… — Guardò con aria accusatoria il sacerdote. — Ark — disse poi — mi hai fatto divagare.
— Ci ho provato. Come quella volta in cui l’intera formazione della California del Sud credeva che per una volta io avessi la palla e Leliwa si buttò in avanti per il touch-down della vittoria.
— Che cos’è — ripeté Vaira — un uomo? È per definizione un membro della specie homo sapiens che abita il pianeta Sole III e le sue colonie?
— La volta successiva che tentammo quell’azione — sospirò Smither rassegnato — lo mancò di dieci metri buoni.
I due uomini si incontrarono sulle sabbie di Marte. Fu un incontro inaspettato, un incontro di per sé privo di eventi, eppure costituì una svolta decisiva nella storia degli uomini e del loro universo.
L’uomo proveniente dalla colonia base era uscito di pattuglia… una pattuglia imposta dal capitano più per motivi di disciplina e nell’interesse dell’attività per l’attività che per un’effettiva necessità di protezione in quel deserto disabitato. Proprio oltre il vicino pendio aveva visto qualcosa che avrebbe giurato essere la fiamma della frenata di un razzo in atterraggio… se non avesse saputo che il primo razzo non era atteso prima di un’altra settimana. Sei giorni e mezzo, per essere esatti, e per esserlo ancora di più, sei giorni, undici ore e ventitré minuti, tempo interplanetario di Greenwich. Ne conosceva con tanta precisione l’ora dell’arrivo perché lui, insieme con mezza guarnigione, padre Smither e quegli strampalati di israeliti sarebbero stati sostituiti da un nuovo contingente, secondo l’ormai consueto sistema di rotazione. Quindi anche se assomigliava moltissimo a un razzo, non poteva esserlo; ma per la prima volta da quando era arrivato in quel buco dimenticato da Dio qualcosa stava comunque succedendo durante il suo turno di guardia, e lui pensò che tanto valeva dare un’occhiata e magari far sì che il suo nome comparisse in uno dei prossimi rapporti.
Anche l’uomo dell’astronave conosceva il tedio del pianeta deserto. Dell’equipaggio, solo lui c’era già stato, e durante quel primo viaggio avevano raccolto campioni e installato basi di osservazione. Ma forse per questo il capitano lo ascoltava? Che diavolo, no; il capitano sapeva tutto del pianeta grazie all’analisi dei campioni e non aveva tempo di ascoltare chi c’era stato di persona. Così, tutto quello che la sua esperienza gli aveva fruttato era stato il privilegio di effettuare la prima ricognizione. Che bel risultato! Una rapida occhiata a qualche bilione di granelli di sabbia e poi di nuovo alla nave. Ma c’era quella specie di bagliore al di là del pendio. Non potevano essere luci; la loro era l’astronave guida e nessuna delle altre era ancora atterrata. Forse qualche forma di vita fosforescente di cui non avevano scoperto l’esistenza durante la prima esplorazione…? Chissà, magari ora il capitano avrebbe creduto che le analisi dei campioni non bastavano a rivelare tutto.
I due uomini s’incontrarono sulla cresta del pendio.
Un uomo vide l’orrore di un numero apparentemente infinito di arti, di un torso senza testa, di una creatura dalla pelle splendente talmente aliena che camminava nuda a dispetto della temperatura gelida e senza alcun equipaggiamento che supplisse alla totale mancanza di ossigeno.
Un uomo vide l’orrore di quattro arti incredibilmente sottili, di un torace sormontato da un brutto grumo simile a un’escrescenza innaturale, di una creatura talmente aliena che si seppelliva sotto strati di pesanti indumenti a dispetto del clima temperato e non respirava l’aria tonificante.

Ed entrambi gli uomini urlarono e corsero via.
— C’è una dottrina interessante — disse il rabbino Vaira — propugnata da uno dei vostri scrittori, C.S.Lewis
— Era un episcopale — lo interruppe aspro padre Smither.
— Chiedo scusa. — Vaira si trattenne dal rilevare che anglocattolico sarebbe stata una definizione più precisa. — Ma mi risulta che molti della tua Chiesa abbiano trovato i suoi scritti, dal vostro punto di vista, dottrinalmente validi. L’autore ipotizza l’esistenza di quelli che lui definisce hnaus; si tratta di esseri intelligenti dotati di anima e che possono classificarsi comunque figli di Dio, qualunque sia la loro forma fisica o il pianeta d’origine.
— Senti, Aronne — cominciò Smither, sforzandosi di essere paziente. — Dottrina o no, il fatto è che non esistono esseri simili. Almeno, non in questo sistema solare. E se hai intenzione di buttarti sull’interstellare con me, preferisco di gran lunga dedicarmi ai microfumetti.
— Un tempo i viaggi interplanetari esistevano solo in una certa letteratura. Ma naturalmente, se preferisci giocare a scacchi…
— La mia specialità — riprese l’uomo un tempo noto ai cronisti sportivi come Ark Smither — era l’intercettazione in corsa. Contro di te, avrei bisogno di qualcuno per cui correre all’intercettazione.
— Prendiamo il sedicesimo salmo di Davide, che per te è il quindicesimo, avendo deciso, per motivi noti solo al tuo Dio e al mio, che il salmo nono e decimo sono un’unica cosa. C’è una frase che, se mi perdoni, citerò in latino; il tuo san Gerolamo è spesso più soddisfacente di tutti i traduttori inglesi. Benedicam Dominum, qui tribut mihi intellectum.
— Benedetto sia il Signore, che mi istruisce — mormorò Smither, ricorrendo alla traduzione di Knox.
— Ma secondo san Gerolamo: Benedirò il Signore, che mi concede… Come rendere il termine intellectum? Non semplicemente con intelligenza, ma percezione, comprensione… Insomma, ciò che Amleto intende quando dice dell’uomo: Nell’intuizione, quanto simile a un dio!
Le parole cambiano di significato.
Pieno di inquietudine, un uomo fece rapporto al suo capitano. Il capitano prima imprecò, poi rise, quindi si fece raccontare tutto daccapo. Alla fine disse: — Tornerai con un intero drappello sul luogo in cui, forse, hai visto quell’affare. Se quanto dici è vero, quei fottutissimi mostri con gli occhi sporgenti malediranno il giorno in cui hanno posato il loro primo maledettissimo tentacolo su Marte. — L’uomo decise che non sarebbe servito a nulla tentare di spiegare che la cosa peggiore era che quell’essere non aveva gli occhi sporgenti; qualunque tipo di occhi in qualunque tipo di testa sarebbe almeno stato qualcosa. E che in realtà quelli non erano neppure veri tentacoli…
Anche l’altro uomo, pieno di inquietudine, fece il suo rapporto. Il capitano prima rise e poi imprecò, imprecazioni intervallate da scelte osservazioni su certi individui sottosviluppati che credevano di sapere tutto di un pianeta solo perché ci erano già stati una volta. Alla fine disse: — Vediamo se una squadra di veri osservatori individuerà qualche traccia dei tuoi mostri mangiauova e senza arti; e se li troveranno, rimpiangeranno di essere usciti dall’uovo. — Non sarebbe servito a nulla, decise l’uomo, tentare di spiegare che non sarebbe poi stato orribile se quell’essere fosse stato realmente senza arti, come si vedeva nelle videocassette; ma che solo quattro membra…
— Che cos’è un uomo? — tornò a ripetere il rabbino Vaira, e Ark Smither si chiese perché la sua sinapsi inconscia non avesse già prodotto la risposta ovviamente corretta.
— L’uomo — recitò — è una creatura composta da corpo e anima, fatta a immagine e somiglianza di Dio.
— Da quell’eco di filastrocca infantile che vibra nelle tue parole, Ark, ritengo che questa sia una corretta risposta da catechismo. Ma certo il catechismo prevede anche alcune domande concernenti la suddetta somiglianza. È possibile che la somiglianza sia soprattutto in – con un gesto pieno di grazia e al tempo stesso di disprezzo si passò una mano sul corpo – in questo corpo?
— Tale somiglianza con Dio risiede principalmente nell’anima.
— Ah! — Di nuovo lo scintillio sefardita, più acuto che mai.

Gli elementi centrali del testo seguivano gli schemi sinaptici indelebilmente fissati dalla scuola parrocchiale come la puntina segue i solchi di un vecchio disco. — Tutte le creature hanno qualche somiglianza con Dio poiché esistono. Piante e animali Gli assomigliano in quanto hanno vita…
— Difficile negare un’enunciazione tanto profonda.
— …ma nessuna di queste creature è fatta a immagine e somiglianza di Dio. Piante e animali non hanno un’anima razionale, così come ce l’ha l’uomo, tramite la quale conoscere e amare Dio.
— Come fanno tutti i buoni hnaus. Procedi. Non sono certo che i nostri studiosi abbiano mai espresso tanto correttamente questo concetto. Ark, sei impagabile!
Smither stesso si accorse di provare un po’ dell’eccitazione di Vaira. Conosceva quelle parole da sempre; Dio solo sapeva quante volte le aveva recitate. Ma non era sicuro di averle ascoltate sul serio prima d’ora. E per un momento si chiese se i suoi stessi insegnanti gesuiti, con tutte le loro profonde considerazioni sui multiformi aspetti della teologia, si fossero mai soffermati a riflettere SULL’ABC della loro fede.
— In che cosa l’anima è simile a Dio? — Rivolse a se stesso la domanda successiva e rispose: — L’anima è simile a Dio perché è uno spirito dotato di capacità di comprensione e di libero arbitrio ed è destinata…
— Reverendissimi signori! — La reverenza era solo nelle parole. Il tono del capitano Dietrich Fulcinelli non era molto diverso da quello che usava quando si rivolgeva a un soldato semplice e un po’ troppo impetuoso della Legione Marziana.
— Salve, capitano — lo salutò Ark Smither. Si sentiva mezzo sollevato e mezzo deluso, quasi fosse stato interrotto mentre scartava un regalo di cui aveva appena cominciato a intravedere i contorni. Il rabbino Vaira ebbe un sorriso ironico e non disse nulla.
— Allora è così che passate il tempo? Niente indigeni marziani, e allora cercate di convertirvi l’un l’altro?

Vaira accennò un gesto che avrebbe potuto essere un cortese segno d’apprezzamento per ciò che il capitano considerava evidentemente una battuta. — Le giornate su Marte sono così tediose che abbiamo finito per parlare di lavoro. La sua è un’interruzione gradita. Dato che cerca così raramente la nostra compagnia, immagino che abbia novità da riferirci. Forse, Dio lo volesse, il razzo con a bordo i nostri sostituti arriverà con una settimana di anticipo?
— No, maledizione — grugnì Fulcinelli. (Sembrava trovare una certa soddisfazione, aveva notato Smither, nel non mitigare in alcun modo il suo linguaggio quando si trovava in presenza dei religiosi). — In questo caso avrei un distaccamento tedesco invece di voi israeliti e avrei un quadro chiaro della situazione. Immagino che politicamente sia alquanto opportuno che ogni stato dell’uw contribuisca alla rotazione con un proprio distaccamento; ma io preferirei di gran lunga che venisse raddoppiata la mia guarnigione regolare, o che si avvicendassero costantemente due distaccamenti tedeschi. Quella volta che ho avuto con me il fior fiore del Pakistan… Che diavolo, voi nuovi stati non avete avuto il tempo di sviluppare una tradizione militare!
— Padre Smither — chiese in tono gentile il rabbino — sai che cosa dice il sesto libro di quello che voi cattolici chiamate Vecchio Testamento?
— Credevo che voi due foste stanchi di parlare di bottega — interloquì Fulcinelli.
— Il rabbino Vaira si riferisce al Libro di Giosuè, capitano. E temo, Dio ci aiuti, che non sia mai esistito uno stato o una tribù senza una salda tradizione bellica. Perfino i vostri antenati prussiani devono avere imparato un trucchetto o due dalle campagne di Giosuè… o quanto a questo, dal Cattle Raid su Cooley, quando i segugi di Cullen sconfissero le armate della regina Maeve. E spesso ho anche pensato che ai vostri strateghi non farebbe male giocare una stagione o due come terzini. Sapevate che Eisenhover giocava a football, una volta addirittura contro Jim Thorpe? E…
— Ma non credo — s’intromise Vaira — che lei sia venuto per parlare di lavoro, capitano.
— Sì, invece — replicò aspro Fulcinelli, del tutto inaspettatamente. — Del mio lavoro e, maledizione, del vostro. Non avrei mai pensato di vedere il giorno in cui… — S’interruppe e cercò un altro approccio. — Voglio dire, si sa che un cappellano fa parte dell’esercito. E tecnicamente voi siete entrambi ufficiali dell’esercito, uno della legione marziana, l’altro dell’esercito israelita; ma è del tutto insolito chiedere a un religioso di…
— Di lodare il Signore e distribuire le munizioni, come sostiene il folclore popolare? Esistono precedenti tra la mia gente, e anche fra quella di padre Smither, sebbene al fondatore della sua Chiesa siano attribuite idee ben diverse. Che cosa c’è, capitano? Ma aspetti, credo di saperlo: siamo assediati da invasori alieni e Marte ha bisogno di tutti i suoi uomini abili per difendere le sue sacre sabbie.
E’ così?
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— Be’… che Dio maledica… — Il capitano Fulcinelli si fece paonazzo. — …Sì! — esplose.
Era una situazione talmente sfruttata dalla 3V e dai microfumetti che il problema non era tanto spiegarla quanto farla apparire reale. La capacità di esposizione di Dietrich Fulcinelli non era eccezionale, ma la sua sincerità era di per sé evidente e persuasiva.
— Non ci credevo neanch’io all’inizio — ammise. — Ma aveva ragione lui. La nostra pattuglia si è imbattuta in una pattuglia di… di loro. C’è stata una scaramuccia; abbiamo perso due uomini, ma siamo riusciti a uccidere una di quelle cose. Dispongono di armi piccole che utilizzano la propulsione esplosiva del metallo, come le nostre; Dio solo sa che cosa potrebbero avere a bordo di quell’astronave da opporre alle nostre testate-A. Ma dobbiamo essere pronti a batterci per Marte; ed ecco dove intervenite voi.
I due religiosi lo guardarono in silenzio, Vaira con una vaga espressione di perplesso riserbo, Smither come aspettandosi che il capitano cominciasse a tracciare il grafico della partita su una lavagna.
— Specialmente lei, rabbino. I suoi ragazzi non mi preoccupano, padre. E in questo avvicendamento ci hanno assegnato un cappellano cattolico perché i soldati sono in buona parte polacchi e americani di origine irlandese. Non avranno difficoltà a combattere, da lei ci aspettiamo solo che, prima della battaglia, reciti una messa sul campo, e questo è più o meno tutto. Ah, quello scemo di Olszewski, il mitragliere di bordo, vuole assolutamente che lei benedica le testate; ritengo che non avrà difficoltà ad accontentarlo.
— Ma per voi ebrei la situazione è diversa, Vaira. Loro non conoscono il significato di disciplina, almeno non quella che io definisco disciplina nella legione; e Marte per loro non ha l’importanza che riveste invece per un legionario. Inoltre molti di loro nutrono una… Che diavolo, immagino che non si possa dire superstizione, piuttosto una sorta di… be’, reverenza, soggezione, forse, nei vostri confronti, rabbino. Dicono che lei è in grado di operare miracoli.
— È vero — rispose con semplicità Ark Smither. — Mi ha salvato la vita.

Fine della prima parte, di due.

 

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6 pensieri su “Bil’am

  1. E’ difficile fare e scrivere un commento che possa essere adeguato e all’altezza di questo tuo nuovo racconto.
    Non ti risparmi mai in allegorie, anche con dei sottofondi che fanno riflettere.
    I personaggi biblici proiettati in un futuro?
    Ci ho pensato spesso.
    Uno spesso che però non ha risposte.
    Comunque la Tua scrittura è sempre in evidenza e molto importante. Scrittura che lascia colpiti per pulizia e bellezza e soprattutto (ma non è più una sorpresa) una genialità fuori dal comune.
    Grazie, caro Ninni, per regalarci tanta classe e raffinatezza, e intelligenza, attraverso la tua penna.
    Grazie molte..

    Raffaella

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  2. Difficile poter scrivere un commento perché possa essere adeguato al tuo racconto, anche se è la prima parte.
    La tua scrittura non è mai banale, anzi, piena di significati.
    Ho letto per ben due volte, lasciandomi trasportare dal fascino delle parole che, scorrendo, prendono il lettore in un vortice bellissimo.
    Molto bello.
    A questo punto, però, non vedi l’ora di poter leggere la seconda parte (che immagino arriverà domenica).
    Ciao e tutti i miei coimplimenti per questa “summa” di alta letteratura.
    Grazie
    Ciao

    M.

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  3. Mi trovo d’ accordo con i precedenti lettori commentatori, non è facile replicare a questo brano. Mi riservo di leggerne l’ interezza per l’ esatta comprensione.
    Un’ idea originale, come d’ altronde originale e geniale sei Tu Antonmaria, di scrivere in prospettiva fantascientifica servendoTi di personaggi e citazioni bibliche.
    Comunque se si tratta di qualificare l’ uomo e la propria coscienza, coi tempi, non può cambiare il concetto; come pure il Credo in Dio e la somiglianza che l’ uomo in Lui dovrebbe avere, che, semplicemente, sta tutta nella sua propria coscienza.
    Attendo, dunque, il seguito con la curiosità che sai suscitare quando si tratta di racconti in puntate.
    Sei straordinario!
    Con immensa Stima e profondo Affetto.

    Maria Silvia
    Tua Sil

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