Noi …

 

.

.

“Giurai a me stesso che non mi sarei
mai legato a nessuna donna in vita mia.
Ma il mai, durò solo fino a quando non incontrai lei…”

Avevo scoperto cosa volesse dire ridurre in pezzi ogni cosa.
Avevo scoperto cosa si provasse a perdere tutto.
Di me era rimasta solo un’ombra, una pallida, fragile e inconsistente ombra.
Niente prospettive, nessuna giornata di sole, zero futuro.
Ma in mezzo a tutto questo, in mezzo al caos in cui era
piombata la mia vita, non avevo mai smesso di sperare.
È la speranza ciò che ti fa andare avanti quando tutto sembra perduto,
ciò che ti fa aprire gli occhi anche quando vorresti tenerli chiusi.
La mia speranza era lei, e finalmente, avevo ritrovato una ragione per vivere.
Non era tutto perduto… esisteva ancora un noi.

L’assistente di volo mi passò di fianco e sorrise sfiorando leggermente la manica della camicia con la mano. “Stiamo per atterrare, signore, la prego di allacciarsi la cintura”.
Annuii con il capo senza spostarmi minimamente da quella posizione, molto probabilmente i miei muscoli avrebbero imprecato per tutto il resto del giorno, ma al momento, non avevo nessuna intenzione di muovermi.
Avevo aspettato così tanto, troppo, per riaverla tra le mie braccia, che a quel punto, non volevo più lasciarla andare. Susan dormiva, la testa appoggiata sulla mia spalla e le mani in un lucchetto chiuso intorno al mio braccio.
Era così maledettamente bella.
Mi sembrava che solo a guardarla, il mio cuore crescesse a dismisura, si era trasformato in un gigantesco ammasso pulsante che si muoveva rapido dentro al petto, ed era suo.
Era tutto suo.
Non avrei mai creduto di ammetterlo, ma quella donna mi aveva cambiato, aveva incontrato un uomo incapace di provare dei sentimenti e lo aveva trasformato.
Oggi io non ero più l’Anthy che tutti conoscevano, il playboy arrogante che sgattaiolava via nel cuore della notte da un letto sconosciuto e ancora caldo. Oggi io ero l’uomo che si era impegnato a conoscere un solo letto per tutto il resto della sua vita.
La sua mano scivolò lentamente verso il basso fino a posarsi sulla mia coscia.
Fissavo quell’anello e sorridevo.
Sorridevo come un coglione, perché sì, ero un emerito coglione! Ma che volevo farci? Ero troppo felice.
“Signori e signore, buongiorno, è il capitano Morrison che vi parla, vi ringraziamo per aver viaggiato con la United Airlines e vi preghiamo di allacciare le cinture di sicurezza; il vostro volo è in perfetto orario e atterreremo a Roma tra pochi minuti”.
Non appena la voce stentorea del pilota si diffuse negli altoparlanti, tutti i passeggeri iniziarono a muoversi freneticamente. Sembrava avessero fretta di scendere pur dovendo restare ancora per forza seduti.
Mi girai verso il finestrino, squarci di terra lambita dal mare si intravedevano dall’alto mentre l’aereo eseguiva le ultime manovre di avvicinamento.
Era arrivato il momento di svegliarla.

Le sue labbra socchiuse erano l’effigie di un cherubino raffaellesco, rosse, carnose, invitanti e da sole, erano in grado di attrarre ogni mio pensiero.
Chinai la testa e le sfiorai la fronte con un bacio, aveva il sapore del pane appena sfornato, di biscotti caldi e marmellata, forse era la mia immaginazione a rievocare tutte quelle fragranze o forse, era solo lei. Lei che faceva riaffiorare anche i ricordi ormai sbiaditi, i sapori ormai perduti, che tuttavia, riuscivo perfettamente a centellinare sulle labbra.
Susan aveva tirato fuori l’uomo e risvegliato il bambino che albergava sopito dentro di me. Il bimbo felice a cui bastava infilarsi in una vecchia scatola per volare su un un’astronave, o legarsi al collo un fazzolettone spiegazzato per trasformarsi in Superman. Quello che non aveva ancora scoperto il potere dell’abbandono e vedeva in suo padre, la perfetta unione di Jor-Hel e Jonathan Kent.
“Amore”, sussurrai fra i suoi capelli profumati di pesca, “devi svegliarti, stiamo atterrando”.
Lei si mosse, dapprima impercettibilmente, poi, il suo petto si gonfiò facendo spazio a una grossa quantità d’aria.
“Quanto ho dormito?” mugugnò stropicciandosi il viso con le mani.
“Hai dormito abbastanza”.
Era ancora intorpidita e come un vecchio ingranaggio inceppato, iniziò lentamente a riprendere vita. Si sollevò dalla mia spalla battendo ritmicamente le palpebre. “Abbastanza quanto?”
“Un paio d’ore, più o meno”.
La luce del sole filtrava attraverso i vetri rinforzati dell’aereo e baluginava tra i candidi cumuli di nuvole disseminati nel cielo. Eravamo quasi arrivati a destinazione.
“Allacciati la cintura, stiamo scendendo di quota”.
Susan si raddrizzò sul suo sedile stiracchiandosi leggermente e agganciò la chiusura, un leggero suono metallico confermò che l’operazione si era conclusa a regola d’arte. Il sole faceva capolino insistentemente illuminandola di una luce quasi abbacinante, come il riverbero di uno specchio irradiato da un’onda luminosa.
Quando si sporse per guardare fuori sorrise. Sorrise con il cielo negli occhi, come se quelle profonde fenditure azzurre che mi fissavano traboccassero di sconfinata gioia. “Non ci posso credere, siamo… siamo davvero arrivati in Italia”.
“Già”, replicai quasi rammaricato.
“Che c’è non sei contento?”

Puntò quei cristalli color cobalto su di me e sorrise ancora. La sua mano prese a scivolarmi sulla gamba, dalla coscia fino al ginocchio e poi indietro, arretrando in senso opposto. Le spostai una ciocca di capelli dal viso con la punta dell’indice osservando con meticolosa dovizia quel movimento lento e delicato.
“Devo ammettere”, replicai scostandole la ciocca brunita dietro l’orecchio, “che l’idea che tu rimanga quaggiù per così tanto tempo non mi fa impazzire”.
“Anthy”, sospirò, come se si rivolgesse a un bambino dalle vedute ristrette, “è il mio lavoro, sai che si tratta di una cosa importante”.
“Lo so. Infatti è per questo che siamo qui, no?”
Si fermò un istante, il palmo inchiodato a metà tra la rotula e l’inguine. “Che vuol dire siamo?” domandò sollevando in aria un sopracciglio.
“Vuol dire che io starò qui con te, semplice”.
Spalancata. La sua bocca era talmente spalancata da sembrare un antro sbeccato sul fianco di una montagna.
“Stai scherzando, vero?”
“Assolutamente!”
“Anthy, tu… tu non puoi farlo sul serio! Tu hai una compagnia, i tuoi affari, tu…”
Mi fissò incredula mentre io non battevo ciglio. “Puoi farlo invece, giusto?”

Il suo tono di voce era un misto tra l’esasperazione e una speranzosa richiesta.
“Mhh”, annuii. Cercai di trattenermi serrando i muscoli del viso ma una smorfia compiaciuta stava già sfuggendo al mio controllo. Susan mi studiò attentamente e subito dopo, la sua mano spiccò il volo colpendomi un braccio.
“Mi stai forse prendendo in giro, mister Raineri?”
Piccole dita maliziose mi risalirono la coscia e poi il torace. Sussultai a quel contatto che non aveva assolutamente nulla di licenzioso ma era abbastanza da far tremare i pilastri della terra.
“Fermati, signorina, mi stai facendo il solletico!”
“Magari l’obiettivo era proprio quello”.
Sollevò lo sguardo su di me, penetrante, sconvolgente e… sorrideva. Susan sorrideva e mi studiava imprigionandosi il labbro fra gli incisivi. Avrei voluto avvicinarmi e appropriarmi di quella bocca immediatamente ma non era possibile, l’aereo stava virando in una manovra che sembrava incastonare il mare attraverso i vetri mentre scendeva di quota.
Ci sistemammo entrambi sul sedile, pronti a una discesa in grado di spalancare una voragine nello stomaco e poi scendemmo. Scendemmo sempre di più finché il carrello non si aggrappò stridendo al nastro di catrame che ricopriva la pista.
Diecimila chilometri.
Avevamo percorso diecimila chilometri e fra pochi istanti i nostri piedi avrebbero toccato nuovamente terra in un altro continente.
Quando il segnale rosso si spense, mi slacciai la cintura e lei fece lo stesso. Si alzò in piedi come un bambino che fremeva per entrare per primo al luna park, solo che noi non dovevamo entrare, noi dovevamo uscire.

Aspettammo diligentemente che alcuni passeggeri abbandonassero il corridoio e poi mano nella mano varcammo l’uscita.
Uno dietro l’altro, come tanti piccoli pedoni su una scacchiera, ci muovemmo in avanti fino a raggiungere il luogo di ritiro dei bagagli.
“Anthy?!” Susan si aggrappò a me guardandosi intorno, “dobbiamo aspettare Cora, non la vedo da nessuna parte”.
“Stai tranquilla, tra poco uscirà anche lei”.
Ci fermammo poco più avanti, proprio alla fine del corridoio dal quale stavamo effettuando lo sbarco.
Alcuni minuti più tardi la sua sagoma minuta ci si parò davanti. I riccioli scuri le incorniciavano il viso, occupato per metà da un sorriso enorme. Non riusciva a mascherare l’espressione compiaciuta di chi aveva preso parte a un piano diabolico, ed in effetti, era andata esattamente così.
Grazie a Giordan, uno dei miei migliori amici, ero riuscito in tempi record a cambiare il posto di Susan, riservandole una poltrona in prima classe proprio di fianco alla mia.
Le prime due ore del viaggio però, le avevo trascorse in incognito, in compagnia della signorina Hellen Tryer e della sua verbosità irrefrenabile.
Quella ragazza all’apparenza sulle sue, una volta sciolte le briglie non smetteva un secondo di chiacchierare. Probabilmente era affetta da una qualche forma di logorrea patologica.
“Eccoli qui i due piccioncini!” strillò agitando in aria la mano.
Susan sorrise e io mi sciolsi a guardarla.
Ero liquefatto dalla bellezza della donna che portava al dito il mio anello. Eravamo una coppia. Io e lei avevamo davvero una relazione. Aveva detto di sì e io non riuscivo ancora a crederci.

Le ultime settimane erano state le più spaventose della mia vita. Avevo smesso di fare qualsiasi cosa, non mi importava più niente di niente dopo che lei mi aveva lasciato.
Se non fosse stato per Gemma, probabilmente, sarei affogato nell’alcol.
“Allora? Fammelo vedere! Fammelo vedere!” gracidò trepidante.
Scossi la testa mentre Cora afferrava tutta compiaciuta la mano di Susan su cui il mio anello faceva bella mostra di sé.
“Wow! Come ci si sente a essere la prescelta? Dio, scommetto che qualcuno potrebbe avere un ictus se solo vedesse questa meraviglia”.
Susan rise e ritrasse la mano.
“Ringrazia Dio che non sia venuto a me un colpo”, sospirò. “Quindi tu eri d’accordo con lui, giusto?”
Cora sollevò entrambe le sopracciglia abbozzando un ghigno mefistofelico.
“Credi davvero che dietro a tutto questo ci sia la sola mente di un uomo? Ma per favore!”
Si guardarono. Susan sollevò gli occhi al cielo e scosse la testa.
“Immagino che ci sia anche lo zampino di Olllie, dunque”, e quella non era di certo una domanda, era una certezza.

Si voltò verso di me occultando un sorriso dietro una finta espressione imbronciata. “Hai circuito tutte le mie amiche per convincermi a tornare con te? Ti dovresti vergognare!”
Mi colpì al centro del petto con l’indice e fece una smorfia. “Sei un vero tiranno, Anthy!”
“Un tiranno?”
“Sì, sei un tiranno, un prepotente, un dispotico, non ti fermi di fronte a niente e a nessuno e…”
Le afferrai il dito che continuava a colpirmi al centro del petto e mi portai la sua mano alla bocca. La sfiorai appena con un bacio e affondai i miei occhi nei suoi. Enormi. Da togliere il fiato.
“Ma tu ami da morire questo tiranno, giusto?”

.

Fatti cose o persone sono, semplicemente, casuali.
Nessun riferimento biografico.

Fine primo capitolo

11 pensieri su “Noi …

  1. Oggi, domenica, la sorpresa di trovare il primo capitolo del Vostro nuovo romanzo, Antonmaria, ne accentua la caratteristica di festa.
    ‘Noi’, in questa semplice parola c’ è il contenuto di ciò che ognuno si auspica di poter fare proprio, qualora realizzi l’ Amore vero, l’ unico, il predestinato, l’ insostituibile.
    Dal titolo, già fantastico una bella storia, anche se, al momento, non posso immaginarla (così detto, sembra un controsenso, ma per me, coi miei pensieri, non lo è).
    Nell’ aforisma virgolettato e nell’ incipit si ritrova chi è diventato consapevole dell’ effimeratezza di tutto ciò che sia vissuto in condizione di solitudine interiore. È appagante vivere tutto solo se si può condividerlo. Non è possibile con chiunque, ma solo con chi è della stessa matrice. Solo Due distinte metà fanno quell’ intero perfetto che è l’ Unico possibile. È in questa Armonia la pace e la soddisfazione di vivere.
    E lo esprimete bene Voi, Antonmaria. Quando una persona incontra l’ altra giusta per sè, che può essere solo quella e non altre, spontaneamente cambia migliorandosi, se non perfezionandosi. Il Sentimento diventa ispirazione in tutte le situazioni della vita.
    La completezza interiore, realizzata con la propria metà recuperata grazie alla regìa del destino, rende la vita più piacevole e facile.
    Al solito, Antonmaria, rendete le immagini talmente verosimili da suscitare gli stati d’ animo consoni alle situazioni descritte. Nel caso specifico di questo primo capitolo, gli atteggiamenti e le espressioni di amorevolezza suscitano un’ infinita tenerezza. Ed è proprio così: la persona che è per sè, oltre a rendere piacevole il presente, fa recuperare le fragranze dei momenti belli del proprio passato, particolarmente quelli spensierati dell’ infanzia e della gioventù, nonostante credesse, prima di innamorarsi, non potessero essere ripetibili. Ebbene l’ Amore fa anche questo miracolo: recuperare quel ‘fanciullino’ che è potenzialmente in ognuno. Si affossa in chi vive nella grettezza di una esistenza condotta senza il merito di vivere l’ Amore ideale, riaffiora prorompente in chi vive in congenialità con una persona. L’ effetto di ringiovanimento interiore, magari anche esteriore, ne è scontata conseguenza.
    Un’ altra particolarità sta in quanto non costi fatica, ma anzi diventa propria soddisfazione, dedicarsi e privarsi di qualcosa di proprio, tipo il tempo, per la soddisfazione delll’ altro che, come detto, diventa anche la propria. Qui c’ è anche l’ esempio di un anello che da tempo, come talismano, apparteneva ad Anthy e che diviene ciò che, all’ anulare di Susan, ufficializza il legame.
    Poi c’ è l’ aspetto ‘sorpresa’, che è davvero legante. Anthy avrebbe dovuto non seguire Susan nella missione che l’ avrebbe distanziata da lui, invece egli si fa trovare sul volo all’ insaputa di lei.

    È stata una lettura davvero gratificante.
    Dei contenuti, Ve ne sono particolarmente riconoscente. Siete Speciale, Caro Kren.
    Nell’ attesa impaziente di leggere il seguito del romanzo, Vi ringrazio per aver reso, che con Voi era già bellissima, meravigliosa questa domenica.

    Maria Silvia
    Vostra Sil

    Piace a 3 people

  2. Una freschezza scrittoria che si può percepire direttamente.
    La delicatezza di queo primo capitolo, fa intuirenmolto atro.
    Abbiamo un profumo di storia bella e ben costruita. Una storia che dalle sue primissime battute ci fa sentire il profumo della voglia di vivere.
    Susan la fortunata che vive il suo momento magico. Molto affascinante.
    Grazie miord, siete una fucina.
    Buon rimasuglio di domenica.

    Annelise

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  3. L’arte della narrazione è antica come la storia umana.
    E’ parte integrante del sapere delle culture ed è carezza rassicurante e stimolante di qualsiasi infanzia. Attraverso le fiabe, da piccini, abbiamo imparato a conoscere il mondo, a darci risposte sui suoi avvenimenti, ad abbozzare le prime forme di socializzazione.
    Attraverso queste sue liriche lei, caro dottore, ci regala la bellezza.
    Grazie un brano davvero bello

    Amedeo

    "Mi piace"

  4. I ritmi del silenzio che diventano poesia.
    Ecco un capitolo che affascina e prende.
    Sembra il primo capitolo di una storia che, in un romanzo normale, espone fatti e antefatti. Ma la tua caratteristica, scrittore attento e sopraffino, viene fuori.
    L’incipit la dice lunga sul romanzo e sulle intenzioni. Assisteremo alla delicatezza di un racconto e alla pulizia di una storia fresca e completa.
    Grazie milord per questa opera bella, che si annuncia, anche, interessante.
    Passo più tardi per rileggerla.
    Ciao

    Babi

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  5. Ecco un capitolo bellissimo di un romanzo che si propone come un nuovo bestseller.
    L’azione è potente con una penna elegantissima. che imprime perfezione stilistica a quello che si legge.
    Ma tornerò perché, come altri che leggo fra i commenti, voglio rileggere con più calma e con più gusto.
    Buona giornata milord.
    .. e grazie

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  6. Perché leggere i romanzi d’amore? Perché parlano d’amore, appunto e si concludono con un lieto fine.

    In questi ultimi anni le atmosfere dei romanzi si sono sempre più diversificate alla luce delle tendenze letterarie più commerciali: dai paranormal romance, dove le passioni amorose sono quelle di vampiri, licantropi o angeli caduti sull’onda del famigerato “Twilight”, fino ad arrivare poi al filone erotico, sdoganato grazie all’avvento delle ormai famose “Cinquanta sfumature di grigio”.
    Capita, a noi lettori di essere adocchiati con sussiego, qualche volta con un punta di derisione ed etichettati come lettori non seri, come se esistesse una gerarchia di lettori.
    Chi l’ha deciso?
    Non si discute sui gusti – un genere può piacere come no – si discute invece sull’atteggiamento di sufficienza con il quale molti si approcciano ai romanzi d’amore, emettendo giudizi totalmente fuori luogo e spesso senza conoscere ciò di cui si parla.
    I romanzi d’amore hanno sempre rappresentato una fuga, una pausa felice, un momento di stacco dai ritmi frenetici e dalle tensioni del quotidiano.
    C’è chi fuma la sigaretta, chi si concede un dolce, chi un’ora di shopping…io mi concedo un bel romanzo d’amore.
    Una trama che comporti, comunque, un amore e così deriso dai lettori spocchiosi lo trovo confortante come la fiamma che brucia in un camino, come il profumo dei biscotti appena sfornati.
    E se fuggo dalla realtà (E le garantisco, caro dottore che questa realtà che stiamo vivendo in Italia non mi piace neanche un po’) giusto il tempo di leggere un libro, quando torno al quotidiano lo faccio con spirito più leggero, più acceso.
    Del resto non ho bisogno di aprire un libro per conoscere quanto la vita possa essere dura e crudele, mi basta accendere il telegiornale o leggere la cronaca dei quotidiani.
    Soprattutto, ciascuno di noi combatte le proprie battaglie personali che spesso, da sole, bastano a rendere certe giornate quasi insopportabili.
    Perché quindi non concedersi una storia che ci regali emozioni positive, che ci sollevi lo spirito dalle pesantezze quotidiane?
    La ringrazio epr quello che ci regala e per la sensibilità che ci mette.
    Aspetto il secondo capitolo.
    Grazie veramente

    VF

    "Mi piace"

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