Noi … IV

 

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Uno squillo e la voce agitata di mia sorella rispose dall’altra parte del mondo. “Anthy De Sangre Raineri, che cosa aspettavi a chiamarmi? Il tuo volo è atterrato due ore fa!”
“Lo so, Gemma, ma pensavo dormissi, a San Francisco in fondo, sono solo le otto del mattino”.
“Secondo te come avrei potuto dormire? Allora? Come è andata? Dimmi che ti ha perdonato”.
Non risposi, rimasi in silenzio qualche istante lasciandola in sospeso.
“Anthy, se non mi dici qualcosa giuro che vengo lì e ti prendo a sberle!”
Non ci riuscivo. Mantenere controllo e freddezza era impossibile, il tono esagitato di mia sorella era troppo divertente. “Gemma…”
“Insomma, dimmi qualcosa per l’amor di Dio!”
“Ha detto…”
“Che ha detto?” strillò, “tu vuoi farmi morire, vero?”
“Ha detto di sì, Gemma, Susan ha detto di sì!”
“Oddio! Oddio è meraviglioso! Alla faccia di quella sanguisuga! Non vedo l’ora di informare tutti che mio fratello si è finalmente fidanzato, voglio vedere Isabel contorcersi per terra dall’invidia e morire di rabbia!”
Scalciai un sasso col piede passandomi una mano sulla nuca.
“Lo sai che normalmente ti direi di non farlo, vero?”
“Certo che lo so, ma visto quello che è stata capace di architettare…”
“Va bene, Gemma, ritieniti autorizzata”.
“Posso farla schiattare? Mi autorizzi sul serio?”
“Sì”.
“Dio, ma è una notizia fantastica! Preparati, perché quando avrò finito qui non si parlerà d’altro”.
Cristo Santo! Che diavolo avevo fatto?
Sapevo che prima o poi mi sarei pentito profondamente di quella scelta, ma forse un lato di me voleva davvero fargliela pagare, e se c’era qualcuno in grado di far sapere qualcosa in giro, quella era proprio mia sorella. “Non esagerare però!”
“Troppo tardi, sei già online!”
“Che vuol dire online? Che stai combinando? Non vorrai spiattellare i fatti miei sulle tue pagine web, blog e similari spero!”
“Mhh ”.
“Tu sei completamente fuori controllo!”
“Mi sembra ovvio, sono tua sorella”.
Scoppiò a ridere. Il suono della sua risata era contagioso, argentino, squillante. Gemma era da sempre un vulcano in eruzione. Un magma incandescente che non si fermava mai come il moto ascensionale dell’acqua che sobbolle.

“Passami Susan, voglio parlarle, non ho avuto nemmeno modo di salutarla prima della partenza”.
“In questo momento non può rispondere, sta prendendo alcune cose nell’appartamento che le hanno assegnato, ti faccio richiamare più tardi”.
Calciai un altro sassolino con il piede mentre il caldo asfissiante continuava a imperlarmi la fronte di sudore.
“Senti, fratellone, ma se vi raggiungessi? Ieri sera ho sentito un mio amico e mi ha invitato a venirlo a trovare in Italia e…”
“Un amico? Che genere di amico?”
“Oddio, Anthy, non cominciare, è un amico, punto!”
Scossi la testa fissandomi la punta dei piedi. Ero passato da maniaco del controllo a banderuola in quanto? Un paio di mesi più o meno, e ora, ero un uomo completamente in balia degli estrogeni e del sesso femminile. Mia sorella e la mia fidanzata mi tenevano per le palle, altro che uomo tutto d’un pezzo.
“E va bene, se è quello che vuoi, salta sul primo aereo e raggiungici. Ti faccio riservare la stanza vicino alla mia”.
“Oddio non vedo l’ora!” strillò così forte che i miei timpani si incurvarono fino al punto di rottura delle membrane. “Non dirlo a Susan, però, voglio farle una sorpresa”.
“Va bene”, sospirai, “e adesso se hai finito vorrei chiamare un taxi, recuperare la mia fidanzata e andare in albergo a farmi una doccia, questo caldo è insopportabile”.
“Quanto mi piace sentirti pronunciare quella parola, è strano perché credevo che dalla tua bocca non sarebbe mai uscito un simile vocabolo, invece…”
Scossi la testa esasperato. “Fammi sapere quando arrivi, okay?”
“Okay”.
Riattaccai il telefono e solo allora mi resi conto di sorridere come un imbecille. Chiamai un taxi aspettando che Susan scendesse. Dopo altri dieci minuti riapparvero entrambe in compagnia del bellimbusto. Lei si era cambiata, indossava un abito leggero con le bretelline che sicuramente era più adatto a quel clima torrido di metà agosto. Non vedevo l’ora di andarmene in albergo, avevo disperatamente bisogno di una doccia e di aria condizionata. Tanta, tantissima, aria condizionata.
“Hai preso tutto, amore? Il taxi sarà qui a momenti”.
“Sì, ho preso un paio di cose che avevo spedito anche se il grosso dei bagagli non è ancora arrivato. Hai già parlato con Gemma?”
“Sì, credo che più tardi vorrà essere richiamata anche da te, giusto per sincerarsi che tu mi abbia effettivamente perdonato”.
Susan abbassò lo sguardo sull’anello che portava al dito e sorrise. “Come avrei potuto rifiutarmi? Nessuno in vita mia mi aveva mai fatto una dichiarazione del genere”.
L’afferrai per la vita e l’abbracciai. Le baciai la testa mentre una mano le risaliva la schiena. “Se c’è una cosa di cui puoi star tranquilla, è che nessuno te ne farà un’altra, quella rimarrà l’unica”.
“Vuoi dire che non mi farai mai più una sorpresa del genere?”
Sollevai le sopracciglia aggrottando la fronte. “E chi può dirlo? Magari un giorno potrei stupirti di nuovo…”
Susan alzò la testa e i suoi occhi si legarono ai miei. Mi osservavano traboccanti di un sentimento sconfinato.
Amavo quella donna dal profondo, viscere e cuore.
Qualche minuto più tardi il taxi arrivò. Salutammo Cora e il bellimbusto, che sembravano essere entrati parecchio in confidenza e ci dirigemmo verso l’albergo. Osservai quella specie di damerino pavoneggiarsi con la sua nuova conquista. Lei sembrava estremamente compiaciuta e a dire il vero, lo ero anch’io, finché lui avesse indirizzato le sue attenzioni su altre donne saremmo andati perfettamente d’accordo. L’importante, era che non si avvicinasse a ciò che era mio o gli avrei fatto sparire quel sorriso strafottente dalla faccia.

Ci fermammo di fronte a un hotel in piazza Trinità dei Monti. Ovviamente chi si era occupato delle prenotazioni non aveva scelto un alberghetto qualsiasi, lo si vedeva dalla facciata elaborata dell’edificio, dall’ingresso completamente rivestito in pietra calcarea e dalla presenza di un uomo con tanto di divisa e guanti bianchi che piantonava la porta girevole.
L’inserviente ci salutò con un sorriso e si avvicinò per prendere i nostri bagagli. Se da fuori quel palazzo ispirava un certo fasto, dentro, la situazione non era da meno. Il marmo dalle tonalità ambrate era un lussuoso giaciglio su cui erano adagiati mobili pregiati appartenenti a stili ed epoche diversi, uno sfarzo ostentato, che rendeva alla perfezione l’idea di dove fossimo, un ambiente lussuoso e d’élite.
Anthy si avviò alla reception con passo sicuro mentre io rimasi in attesa, le braccia incrociate al petto e lo sguardo che vagava in quella stanza. La receptionist iniziò a digitare qualcosa al computer e poi si allontanò verso la parete a cui erano appese una sequela di chiavi, il mio fidanzato si voltò nella mia direzione, una mano sprofondata nella tasca dei pantaloni e un sorriso che prometteva ansiti e sospiri. Mi strizzò un occhio e il mio corpo fremette al solo pensiero di ciò che stava vorticando nella sua mente. Anthy era un uomo estremamente fantasioso e in quel momento, ero certa che stesse partorendo qualcosa di assolutamente inimmaginabile.
Prese la chiave e la tessera magnetica che gli porgeva la signorina in giacca e foulard ed iniziò a camminare. Camminava verso di me con l’andamento sexy che caratterizzava ogni suo passo. Sorrideva e le labbra gli si incresparono leggermente verso l’alto. Dietro di lui c’era un altro addetto dell’hotel, prese le nostre valigie e ci condusse nella stanza. Parlare di stanza era un concetto limitativo, in realtà stavamo entrando in un’immensa suite. C’era un ingresso, un salottino, la camera principale e una sala da bagno. Appena varcata la soglia, la prima cosa che si incontrava era un tavolo in stile Luigi XVI circondato da sedie in mogano e pura seta. Il divano, che si sposava in connubio perfetto con il resto dell’arredamento, era collocato in un angolo appartato, vicino al tavolinetto basso finemente cesellato. Una lunga parete ricca di fregi e cornici in gesso separava in due la stanza nascondendo il letto che era… Dio mio era imponente. La testiera incastonata nella parete era trapunta da una millimetrica successione di bottoni rivestiti, affondavano in profondità nella tappezzeria creando una perfetta griglia di tessuti morbidi e convessi dalla forma romboidale. Tutto intorno c’era un’orgia di arabeschi floreali, nastri intrecciati e foglie intagliate sul legno laccato d’oro. Quel letto da solo doveva avere un valore incalcolabile.
Gironzolavo in avanscoperta, saggiando con le dita la flessuosità delle forme e l’eleganza dei materiali utilizzati nei complementi d’arredo. Era tutto perfetto, quasi regale. Ai piedi del letto, un’enorme finestra inondava di luce la stanza generando una sorta di passatoia luminosa che portava direttamente al pezzo forte: il terrazzo.
Rispondendo ad un richiamo impossibile da ignorare uscii fuori e rimasi letteralmente sbalordita. Il panorama da lassù era incredibile, si vedeva tutta la città immersa nella canicola di una torrida giornata estiva. L’aria era così calda che la cupola di San Pietro sembrava vibrare davanti ai miei occhi affascinati.
Quando rientrai, l’addetto dell’albergo stava deponendo i nostri bagagli sul pavimento e dopo aver ringraziato per la lauta mancia, si avviò verso l’uscita.
Eravamo finalmente soli. Dopo più di due settimane di agonia ero finalmente sola con lui.
Anthy iniziò a spogliarsi, si slacciò uno dopo l’altro i bottoni della camicia sfilandola dalla cintura dei pantaloni. Fece un passo verso di me, le maniche arrotolate fino ai polsi e il torace completamente nudo. Dio, era una visione che i miei occhi non avrebbero mai smesso di ammirare. Lo fissavo mordicchiandomi il pollice della mano destra mentre il mio sguardo continuava a sondare le curve degli addominali e la distesa dei pettorali scolpiti.
“Hai assunto l’espressione meravigliata, signorina, c’è qualcosa che ti piace?”

Carne e denti. Avanti e indietro. Seguitavo a tormentarmi il labbro inferiore trattenendolo fra gli incisivi mentre lui proseguiva imperterrito ad accatastare vestiti sulla panca in fondo letto. Si sfilò le scarpe e i calzini, e a piedi nudi, fece un passo nella mia direzione. Era vicino, molto vicino.
La sua mano mi risalì il bracciò e si fermò alla base del collo. Pochi centimetri e la sua bocca in rapido avvicinamento sarebbe stata sulla mia. Farfalle. Farfalle indisciplinate e irrequiete si agitavano volteggiando nel mio stomaco, era molto probabile, se non un’assoluta certezza, che quell’uomo non avrebbe mai smesso di farmi quell’effetto neanche a distanza di anni. Il volo proseguiva, tormentato, tumultuoso, tanto da sollecitare le pareti interne dell’esofago, ma quello che si scatenò dopo non era un semplice frullo d’ali, era una picchiata, un precipitare senza controllo fino al profondo delle viscere, perché era lì che lo sentivo. La sua bocca sulla mia bussava esattamente a quell’indirizzo, nel mio basso ventre.
Le sue labbra si accostarono morbide, delicate, ma poco dopo divennero avide e fameliche. Mi baciava e mi stringeva a sé mentre con la lingua cercava la mia sempre più intensamente. Ero in piedi, avvinta, impotente e il mio stomaco continuava a sostenere l’assalto di quello sciame di lepidotteri fuori controllo. Quel bacio fu intenso, lunghissimo, da togliere il respiro.
“È meglio che vada a farmi una doccia prima che cambi idea e ti sdrai immediatamente su quel letto”.
“La proposta sembra invitante”, lo stuzzicai.
Fissi. Neri. Ardenti. I suoi occhi mi guardavano come se stesse valutando il da farsi.
“Non mi provocare, Susan, sai che quando si tratta di te perdo facilmente il controllo”.
Mi inumidii le labbra e mi sistemai al centro del letto. “Io non mi muovo di qui, ma tu fai in fretta”.
Si chinò a baciarmi nuovamente le labbra, il collo e indugiò in quella posizione inspirando. “Quanto mi è mancato tutto questo”, sussurrò mordicchiandomi il lobo dell’orecchio, “il tuo profumo, la tua pelle, la tua bocca. Sono stato malissimo in questi giorni senza di te, credevo di impazzire”.
Lo abbracciai. Lo strinsi così forte da sentire ogni frammento della sua pelle aderire perfettamente alla mia. Ed eccole ancora le farfalle, ma stavolta non erano solo loro, stavolta c’era dell’altro. Un dolore che si irradiava dal centro del petto fino ai polmoni. Gli affondai le mani tra i capelli e lui sollevò la testa per guardarmi negli occhi. “Perché non…”
Un suono inconfondibile si levò nell’aria e il mio telefono iniziò a squillare. Sapevo chi fosse a chiamarmi perché quella non era una suoneria qualsiasi, quella era la suoneria di Ollie. A mala voglia mi separai da lui interrompendolo e andai a recuperare il cellulare nella borsa. Risposi e Anthy finì di spogliarsi prima di entrare silenziosamente in bagno. Si girò un’ultima volta a guardarmi con uno sguardo provocante e poi si chiuse la porta alle spalle.

“Allora, come sta la mia migliore amica?”
“Benissimo. Il volo è stato a dir poco sconvolgente e come se non bastasse, in questo momento sono seduta sul letto di una suite presidenziale davanti a un panorama che toglie il respiro”.
“Spero che tu ti riferisca alla città”.
“A cos’altro dovrei riferirmi, scusa?”
“Che ne so?! Magari te ne stavi seduta a contemplare mister perfezione”, sospirò, “non è che ho interrotto qualcosa, vero?”
“Tranquilla, non hai interrotto niente. Almeno fin adesso…”
“Allora raccontami, come è stato? Come te lo ha chiesto? Si è messo in ginocchio?”
“Sì”, sospirai ripensando alla sua improvvisata, “si è messo in ginocchio e…”
“E?”
“E mi ha fatto la dichiarazione più incredibile che abbia mai sentito”.
“Sono così felice per te. Te lo meriti, tesoro. Meriti di essere trattata come una vera principessa e credo che stavolta tu abbia trovato proprio l’uomo giusto”.
“Già…” esalai, “ma toglimi una curiosità, come avete fatto a organizzare tutta questa cosa in così poco tempo?”
“Miracoli della tecnologia e dei dollari”, sghignazzò, “quell’uomo è completamente pazzo di te, sei una donna molto fortunata”.
“E tu? Sei fortunata tu?”
Rimase in silenzio per qualche istante. Sentii il suo respiro bloccarsi per poi prorompere fuori all’improvviso.
“Io non faccio testo, tesoro”.
“Dimmi la verità, Ollie, come stanno andando le cose con mio fratello?”
“Diciamo che stanno andando, in un modo o nell’altro procedono, poi vedremo…”
Ollie non mi convinceva per niente, quei due erano fatti per stare insieme, possibile che non lo capissero?
“Comunque non provare a cambiare discorso, signorina, non ti ho chiamato per parlare di me. Io voglio sapere che cosa si prova ad essere la donna che si è accaparrata uno degli scapoli d’oro di San Francisco”.
“Ne parli come se lo sapessero tutti”.
Ridacchiò e questo suo modo di fare, questo dire e non dire iniziò a preoccuparmi seriamente.
“C’è qualcosa che dovrei sapere?”
“No, tranquilla. Niente che tu non sappia già, a parte il fatto che… siete su internet”.
“Che vuol dire “siete su internet”?”
“Dai, Susan, il fidanzamento di Anthy De Sangre Raineri non è cosa che possa passare inosservata, controlla se non mi credi, ci sono già diversi tweet e i profili Facebook e Instagram di tua cognata sono stati sommersi dai commenti”.
“Ma…ma… non è possibile! Non ci credo!”

Misi Ollie in viva voce e cominciai a trafficare col cellulare. Cazzo. C’era una foto di me e Anthy che ci baciavamo.
Ma come era possibile?
Osservai l’immagine cercando di ricordare dove fosse stata scattata e mi ci volle meno di un secondo per capire di cosa si trattasse, la spiaggia che faceva da sfondo era Ocean Beach e molto probabilmente, dietro a quello scatto c’era proprio lo zampino di Gemma.
“Non può aver messo in piedi un circo del genere?!”
“Fidati, l’ha fatto, c’è per fino un articolo sulla sezione matrimoniale del San Francisco Chronicle”.
“Impossibile!”
“È possibile invece”.
Scorsi vari trafiletti alla ricerca di quello che mi riguardava ma non lo trovai, ne vidi un altro invece in basso a destra. C’era una foto che catturò subito la mia attenzione, Al e Christie, ma ciò che mi lasciò letteralmente senza parole era il titolo:

“Annullate a sorpresa le nozze tra la giovane ereditiera Christie Marghe Bridgell e lo storico fidanzato Al Sorat Tee.”
Iniziai a divorare morbosamente quella notizia come se fosse cibo da cui nutrirmi.
I bene informati parlano di una rottura improvvisa nella coppia storica di cui però non si conoscerebbero le cause precise. Da alcune indiscrezioni sembrerebbe che la signorina Bridgell abbia deciso di annullare la cerimonia che avrebbe dovuto aver luogo sabato scorso, tredici agosto”.

Al non si era sposato.
Rimasi immobile a fissare il telefono con una mano davanti alla bocca.
“Susan, ci sei ancora?”
“Sì, scusami Ollie, ma… tu sapevi del matrimonio di Al? Che era stato annullato, intendo”.
Ollie si schiarì la voce. “Sì, l’ho sentito dire”.
“Credi che lei abbia scoperto…”
“Non lo so, ma comunque sia, a quel bastardo gli sta proprio bene!”
“Già…”
“Ma non divaghiamo, voglio sapere com’è l’anello”.
“Meraviglioso” sussurrai. Il solitario scintillava sotto alla luce al led dell’ingresso e io non riuscivo a smettere di ammirarlo. Anthy mi aveva chiesto di prendere un impegno con lui e io avevo accettato. Un passo nel buio in una stanza di cui non erano ancora noti i confini. Non sapevo se ci sarebbe stato un matrimonio, un impegno non implicava sposarsi, potevamo anche solo convivere e poi sarei rimasta in Italia per diversi mesi. Avevo accettato di stare con lui ma il resto, sempre che ci fosse stato, sarebbe arrivato in maniera graduale un passo alla volta.
La porta del bagno si spalancò. Anthy uscì mezzo nudo e ancora umido per la doccia. Ingoiai l’improvviso groppo che mi si era formato in gola e lo esaminai dall’alto in basso.
“Ollie adesso devo andare”, farfugliai al telefono mentre lui avanzava determinato verso di me. La sentii ridere e pronunciare qualche frase di cui non capii nemmeno il significato, in quel momento ero troppo concentrata a fissare il nuovo panorama che mi si mostrava davanti.
“Speravo che mi avresti raggiunto nella doccia”.
“Ero al telefono”, esalai non appena le sue mani mi sfiorarono le spalle e le braccia. Piegò la testa di lato e mi osservò attentamente.
Fuoco. Nonostante l’acqua gli scorresse ancora sul torace lui sembrava andare letteralmente a fuoco.
“Avevo dei progetti…”
“Che tipo di progetti?”
“Uhm… di quelli che comprendono una doccia, la mia donna nuda e le sue cosce intorno ai miei fianchi”.

“Un progetto molto ambizioso…”
“Sai che quando voglio qualcosa, di solito la ottengo”. Con un dito mi percorse tutta la spina dorsale e io rabbrividii. “Che cosa vorresti fare quindi esattamente?”
Si piegò a sfiorarmi il collo con le labbra un centimetro dopo l’altro. La sua bocca assaporò ogni frammento di pelle e quando arrivò all’orecchio prese delicatamente il lobo tra i denti con una leggera pressione.
“Ti voglio nuda. Dentro quella doccia con me. Adesso!”
Lo guardai divorando il labbro inferiore con l’arcata degli incisivi. Anthy mi fissò la bocca e ci si avventò sopra sostituendo i suoi denti ai miei. Mordeva e succhiava la mia carne con delicatezza e con le mani si fece strada sotto al vestito. Gemiti strozzati e rantoli mi risalirono la gola mentre le sue dita mi solcavano la pelle.
“Vieni qui!” ordinò afferrandomi per le cosce. Gli avvinghiai le gambe intorno ai fianchi e senza smettere di baciarmi mi portò in bagno.
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14 pensieri su “Noi … IV

  1. Antonmaria, che capitolo! Sotto molti punti di vista!
    In questo passo del romanzo ci intravedo tracce che porteranno a conoscenza di antefatti al fidanzamento tra Anthy e Susan e di situazioni ad esso conseguenti. A me, non mancando la fantasia, piace tentare di indovinare. Gemma forse sta creando un chiasso sull’ evento del fidanzamento che porterà a situazioni imbarazzanti per i Due? Isabel vorrà tramare qualcosa per intralciare l’ Amore tra i Due (che, nel caso, spero le si ritorca contro)? E Ollie, troppo curiosa, sarà veramente un’ amica sincera di Susan?
    È davvero molto piacevole la lettura di questo capitolo che, con squisita fluidità, ci racconta di eventualità sicuramente verosimili.
    E poi, beh, mi limito a dire: che Meraviglia l’ intesa tra Anthy e Susan! E visto che lui, prima di lei, non aveva mai dimostrato interesse a legami troppi vincolanti ed invece ora è talmente preso da meravigliare tutti per il suo cambiamento, anche per il solo fatto che ne parli ad altri e che non si risparmi in effusioni in pubblico, sembra proprio che sia consapevole di aver incontrato l’ unica donna che possa essere l’ Amore Assoluto della sua vita.
    La Vostra scrittura, Caro Kren, è sempre straordinariamente efficace per renderci personaggi, situazioni e dialoghi. A chi piace dedicarsi alla lettura, rendete al massimo il piacere.
    Con Stima, Affetto e Gratitudine

    Maria Silvia
    Vostra Sil

    Piace a 1 persona

  2. Un capitolo scorrevolissimo.Ecco quello che mi ha colpito profondamente.
    Tutto questo potrebbe essere successo a qualsiasi famiglia che, o innamorati, siano arrivati dagli Stati Uniti, in Italia, per qualsiasi motivo, oltre che per il lavoro.
    Voi Milorderrimo, avete descritto con la semplicità di un bambino, una situazione idilliaca che ogni donna o uomo, innamorati, vorrebbero vivere.
    Ma è appunto questa semplicità, milord, che mi fa intuire “altri risvolti”.
    Il mondo, e voi lo sapete bene, milord, non è soltanto rose e fiori.
    Grazie per questo capitolo gustosissimo, intenso e soprattutto lineare e scorrevole.
    Quanta magia avete in quelle mani.
    Grazie e cordialità

    Maria Sofia

    "Mi piace"

  3. Leggo questo capitolo e non posso fare a meno di apprezzare la tua verve creativa.
    Una buona dose di genialità e una pienezza e padronanza della lingua.
    Ad emozioni, poi, sei messo benissimo, Milord.
    Proprio per la nostra lunghissima amicizia, in questo frangente (e come mi è sembrato di capire) ti do del “tu”.
    La bravura va riconosciuta e la stoffa anche.
    Molto bello e intrigante.
    Sono d’accordo con la Signora Maria Sofia circa “altri coinvolgimenti”, in quanto non ti reputo un Milord statico, ma profondamente dinamico e sicuramente, qualche risvolto “strano” lo stai pensando.
    Come sempre ho letto il commento della Sig.ra Maria Silvia e devo dire che mi trova assolutamente d’accordo, su tutto, soprattutto negli interrogativi.
    Come riconosco, sul commento della Sig.ra Maria Luisa, di aver percepito, anch’io, i sussurri dei due.

    Non farci aspettare troppo, perché l’impazienza è grande.
    Ciao e buona giornata

    Babi

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  4. Una storia che, a prima vista, potrebbe sembrare una delle tante e ppure voi, Milord, riusciste a renderla unica.
    La descrizione dell’albergo e della suite; Susan che parla e offre le proprie emozioni; Lo stesso per Anthy … tutto perfetto.
    Siete un profondo conoscitore dell’animo umano Milord.
    Una mosca bianca in un mare oscuro e di pece.
    Grazie per questo capitolo.
    Adesso, però sono agitata e Voi, milord, ne capirete i motivi.
    L’attesa per il prossimo capitolo che, sicuramente, ci riserverà qualche sorpresina.
    Grazie per queste perle e buona giornata.

    Isy

    "Mi piace"

  5. Susan e Anthy … apparentemente una coppia che funziona.
    Ho scorto, però, alcuni elementi che mi preoccupano….
    Al che non si sposa e questa Isabel…
    Sbaglio o ci state tendendo qualche tranello Milord? Probabile credo.
    Tutte queste rose e fiori.
    Tutti questi bacetti e desideri a fior di pelle…
    E il Bellimbusto? Possibile che si adagi, soltanto su Cora (che sembra assatanata)?
    Credo che ne vedremo delle belle milord.
    Credo proprio.

    Vi lascio un saluto per una proficua giornata

    Lamanuancoraaddormentata

    "Mi piace"

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