Cleopatra

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La punta di ferro del giavellotto di corniolo rosso si conficcò con violenza nel terreno davanti al tempio di Bellona, nel Campo di Marte: simbolicamente la terra nemica. L’asta continuò a vibrare per alcuni minuti, via via sempre più impercettibilmente, nell’aria ancora tiepida di quell’ottobre del 32 a.C. Ottaviano, con il capo fasciato dalla benda di lana tipica dei sacerdoti feziali, che a Roma avevano il compito di dichiarare guerra, guardava con occhi luccicanti il popolo romano, muto, davanti a lui.
Poi esplosero le grida che incitavano.
L’ultima regina egizia fece di tutto per salvare il suo regno. Ci riuscì con Cesare e Antonio, ma perse il braccio di ferro con l’emergente Ottaviano alla battaglia contro l’egiziana, la regina prostituta, quella Cleopatra VII che, dopo Giulio Cesare, aveva sedotto anche il valoroso Marco Antonio.
Cattiva fama.
Ottaviano aveva lavorato molto per alimentare l’odio verso la straniera e Cleopatra stessa gli aveva dato una mano: prima infilandosi nel letto di Giulio Cesare e mettendo al mondo suo figlio Cesarione, nel 47 a.C. e poi seducendo il generale Marco Antonio.
Sogghignava Ottaviano: la regina si era scavata la fossa da sola e lui le avrebbe dato la spinta per caderci. Dalle piramidi a Roma. Il faraone Narmer unifica l’Alto e il Basso Egitto.
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Nasce uno Stato unitario nella Valle del Nilo.
Termina la costruzione della piramide di Cheope a Giza, poi considerata dai Greci una delle sette meraviglie del mondo antico. Il faraone Thutmosi III, con le sue conquiste militari, porta il regno egizio alla massima espansione. Alessandro Magno conquista l’Egitto e fonda Alessandria.  Giulio Cesare impone Cleopatra sul trono d’Egitto, che resta regno indipendente.  Dopo la sconfitta contro Ottaviano ad Azio (31 a.C.), Cleopatra VII muore e l’Egitto diventa una provincia del nascente impero romano.
Cleopatra, nota più per gli amanti che per le doti di gran moda La Piramide Cestia, tomba di Caio Cestio a Roma, fu costruita nel I secolo a.C. Insieme agli obelischi portati dall’Egitto dopo la conquista romana, è uno dei segni della moda egizia scoppiata allora nell’Urbe. Ma Cleopatra, “la cui impurità”, scriveva Lucano, “è stata la sventura di Roma”, non era tipo da farsi mettere i piedi in testa senza reagire. Lo dimostra il suo rapporto proprio con Ottaviano, l’uomo che la mise alle strette e che, pare, rifiutò le sue ultime avances, non lasciandole altra libertà che il suicidio.
L’ennesima fittizia storia d’amore nella vita della regina d’Egitto? Tutt’altro. Semmai la conferma che questa donna non fu mai il personaggio da romanzo rosa tramandato dagli antichi storici romani e neppure una dissoluta civetta in preda ai sentimenti.
La regina d’Egitto fu sicuramente un capo di Stato e come tale si comportò sempre”, spiega Francesca Cenerini, docente di Storia Romana all’Università di Bologna, La priorità per lei era salvaguardare il proprio Paese, in un momento in cui l’Egitto non era più la potenza incontrastata del passato ma uno Stato soggetto al potere di Roma.
Di sicuro Cleopatra mise in atto tecniche di seduzione con finalità politiche sia con Cesare sia con Antonio e tentò di farlo anche con Ottaviano, ma allo stesso modo anche lei faceva parte dei loro disegni politici. Questa lady di ferro, capace di governare in totale autonomia nonostante l’ingombrante presenza, al suo fianco, di personaggi del calibro di Cesare e Antonio, era abituata a organizzare eserciti, domare rivolte e intrighi, condurre difficili trattative fin da quando, politiche, è stata rivalutata come una buona sovrana a 18 anni, suo padre le lasciò il trono insieme al fratello Tolomeo XIII. Amava l’Egitto ed era disposta a tutto pur di salvaguardarlo e di mantenere in vita la propria stirpe: persino cercare un buon rapporto con Roma, la superpotenza dell’epoca.
Ci riuscì con Cesare e avrebbe ottenuto molto di più dal suo braccio destro se non fosse stato per Ottaviano. Cleopatra aveva conosciuto Antonio a Tarso (sulle coste dell’odierna Turchia), nel 42 a.C. Fin dall’anno prima il generale romano faceva parte, con Ottaviano e il console Emilio Lepido, del secondo triumvirato. I tre si erano spartiti i territori di Roma in zone di influenza: Antonio aveva preso l’Oriente, Ottaviano l’Occidente, Lepido l’Africa settentrionale.
Ma Cleopatra ruppe l’armonia, peraltro molto labile, del gruppo.
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La prima volta.
Le fonti raccontano che la regina si presentò al primo appuntamento con il bell’Antonio vestita da dea Afrodite, su un battello dalla prua dorata e dalle vele purpuree, sdraiata sotto un padiglione ricamato d’oro: fu un colpo di fulmine? I due si innamorarono? Questo è impossibile saperlo. Ma di certo entrambi avevano bisogno, politicamente, l’uno dell’altra: Cleopatra per ridare lustro all’Egitto in decadenza, Antonio per avere un sicuro appoggio economico e militare in Oriente, dove aveva intenzione di espandere i domini di Roma. A Tarso posero le basi di questo accordo.
Ottaviano prima scatenò la “macchina del fango” contro Antonio e la sua sposa Cleopatra, poi sconfisse entrambi nella battaglia di Azio con la promessa di mettere a morte sua sorella Arsinoe, l’unica della famiglia che potesse ancora annullare i suoi progetti politici, Cleopatra promise ad Antonio l’aiuto contro i Parti (gli abitanti degli odierni Iran e Iraq) che minacciavano i protettorati romani della Giudea.
L’affare fu siglato in camera da letto e quando Cleopatra volse la prua verso l’Egitto, Antonio la seguì ad Alessandria. Mentre Ottaviano, sempre più preoccupato dei successi del suo rivale al potere, si logorava. Nel 37 a.C., messo da parte Lepido, i triumviri superstiti ribadirono la vecchia divisione tra Oriente e Occidente diventando cognati.

Ma Antonio, neppure un anno dopo, si risposò, stavolta con rito egizio: la sposa in questo caso era Cleopatra, il fine ultimo l’appoggio per una nuova grande spedizione romana in Persia. Di lì a un paio d’anni si sarebbe capito anche che cosa aveva chiesto in cambio a suo marito la fresca sposina. Le cosiddette “donazioni di Alessandria” furono la pietra dello scandalo e spezzarono la fune, ormai tesissima, tra Ottaviano e Antonio: nell’autunno del 34 a.C., dopo aver celebrato un grande trionfo per i primi successi in Armenia, seduto su un trono d’oro con la sua famiglia egizia, davanti al popolo riunito in un grande ginnasio il generale romano spartì i territori orientali di Roma tra Cleopatra, i loro tre figli e Cesarione. Fu il più grande trionfo politico della regina, che era finalmente riuscita a riunire il regno degli avi, il grande Egitto dei primi Tolomei.
Antonio le diede tanto perché aveva bisogno che la regina consolidasse il proprio potere per aiutarlo ad armare la flotta contro Ottaviano”, spiega Cenerini.
Il generale conosceva l’ambizione del suo collega d’Occidente e non voleva farsi trovare impreparato.
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Affare di Stato.
A Roma, intanto, il suo avversario preparava lo scontro con una pesante campagna di diffamazione nei confronti della “straniera” e del suo spasimante romano. “Guardiamoci bene dal considerare Antonio un romano: è un egiziano!
Non chiamiamolo Antonio, ma Serapide!
Non è mai stato console, è un ginnasiarca!”, urlava davanti ai senatori. E aggiungeva: “Antonio e Cleopatra passano il loro tempo ubriacandosi e facendo orge. Cleopatra è una maga e tiene Antonio in pugno”.
Antonio, che non era proprio un lord, replicava seccamente: “Perché ti turba tanto che vada a letto con la regina? Non è forse mia moglie, e da nove anni? E tu, te la fai solo con Drusilla [tua moglie]?”. Ma le sue risposte non bastavano ai Romani, ormai convinti, come voleva il pio Ottaviano, che Antonio non fosse più un romano e che la colpa fosse della spregiudicata regina. La goccia che fece traboccare il vaso fu il testamento di Antonio, letto in Senato da Ottaviano.
I senatori rimasero inorriditi: Antonio donava a Cleopatra molti territori orientali dello Stato romano e riconosceva Cesarione figlio e legittimo erede di Giulio Cesare. È il 32 a.C., il conflitto è inevitabile. Ma quanto sarebbe stato incoerente, per l’uomo che si vantava di aver messo fine alla guerra civile scoppiata a Roma dopo la morte di Cesare, dare inizio a un nuovo cruento scontro tra concittadini?
Ottaviano aveva pensato anche a questo.

Tutte le ipotesi sul suicidio di Cleopatra.
Furono le guardie a trovare Cleopatra stesa sul suo letto, senza vita. Ma in che modo la regina si suicidò, a trentanove anni? Le ipotesi sono diverse, ma in tutte il veleno la fa da padrone. Il veleno nascosto in un gioiello, in cui la regina intinse lo spillone per pungersi, quello di un serpente che la morse o quello della pozione letale con cui si dissetò.
La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che Cleopatra si fece mordere da un serpente, recapitatole nascosto in un cesto di fichi. Per la tradizione (a destra, l’episodio nella storia dell’arte) era un aspide, ma la Viper aspis non viveva in Egitto. C’era la vipera lebetina: ma con i suoi due metri di lunghezza difficilmente poteva essere trasportata in un cesto.
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Nuove ipotesi.

Oggi c’è chi sostiene che il serpente che uccise la nemica di Roma fu l’echide carenato, velenosissimo abitante del deserto egiziano. Un’équipe tedesca ipotizza invece che lei stessa abbia ordinato di tramandare la leggenda per mascherare una meno regale pozione letale a base di oppio, cicuta e aconitum, che le avrebbe garantito una morte rapida (e non la lunga agonia provocata dal veleno di serpente).  “Il vero nemico di Ottaviano era Antonio, che però, alleandosi con Cleopatra, facilitò il compito al suo avversario: in quanto donna e straniera, la regina d’Egitto poteva essere infatti attaccata più facilmente”, prosegue Cenerini.
Intanto, la regina non aveva perso tempo: in primavera, mentre gli uomini si insultavano, aveva allestito una potente armata terrestre e navale. E fu proprio sul mare, davanti alle coste della Grecia occidentale, che si decisero le sorti dell’Oriente, il 2 settembre del 31 a.C.
Di fronte ad Azio, le 406 navi di Ottaviano, al largo, fronteggiarono le 240 di Antonio e Cleopatra, spalle alla costa. Poco prima di mezzogiorno si alzò una leggera brezza, poi la Battaglia di Azio ebbe inizio: la flotta di Ottaviano finse la ritirata in mare aperto, quella avversaria si gettò all’inseguimento, rompendo il fronte. Allora Ottaviano (o piuttosto il suo generale Agrippa, vero artefice della vittoria) fece dietrofront e cominciò ad attaccare. Cleopatra si buttò nel varco che si era aperto tra le navi di Ottaviano e fuggì, prendendo il largo, puntando a vele spiegate verso la patria da salvare, con il tesoro di guerra a bordo. Antonio la vide, saltò su una quinquereme e la seguì, abbandonando sul campo uomini e flotta.
Perché Cleopatra scappò?
Lo storico romano Dione Cassio taglia corto: “Essendo donna, e per di più egiziana, […] la regina si diede subito alla fuga”. Alcuni storici moderni pensano invece a un tradimento, appoggiando le voci degli antichi secondo i quali, subito prima e subito dopo Azio, Antonio temeva di essere avvelenato e rifiutava di sedersi al tavolo della regina.
Non è possibile distinguere il gossip dalla realtà: io credo solo che ad Azio, vista la mala parata, Cleopatra pensò per sé come regina d’Egitto, come aveva sempre fatto. E per questo, più tardi, ad Alessandria cercò il contatto personale anche con Ottaviano.
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Fino all’ultimo respiro.
All’inizio dell’estate del 30 a.C. le legioni di Ottaviano raggiunsero Alessandria: la debole armata di Antonio venne sconfitta il 31 luglio. Secondo alcuni, poco prima di suicidarsi Cleopatra tentò di sedurre (invano) il suo nemico Ottaviano, che la teneva prigioniera ad Alessandria dove esalò il suo ultimo respiro tra le braccia della regina.
Il giorno dopo Ottaviano prese possesso della città e andò a trovare la prigioniera: c’è chi dice che Cleopatra provò a sedurlo, altri sostengono che tentò di trovare un accordo.
In ogni caso fallì.
E quando seppe che Cesarione, in fuga lungo il Nilo, era nelle mani dei Romani, si suicidò. “Certo non per amore. E solo perché Ottaviano decise che poteva farlo. Se sia stato per sottrarsi all’umiliazione del trionfo o per salvare i propri figli e il proprio regno, non si può dire”, sostiene la storica.
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Eredità simbolica.
Molti storici però sono convinti che non scelse casualmente di morire con un serpente. L’animale, sacro ad Amon-Ra (il Sole), simboleggerebbe il ritorno del sovrano al padre divino: così la regina avrebbe costretto Ottaviano a prendere il suo posto, senza rompere la tradizione monarchica egizia.
In effetti il clero riconobbe Ottaviano come nuovo faraone e il futuro Augusto amministrò l’Egitto in maniera del tutto diversa dalle altre province: lo rese proprietà personale dell’imperatore e ne affidò la gestione a un prefetto di rango equestre.

Chissà: forse non volendo, Cleopatra aveva siglato col sangue il suo ultimo compromesso con Roma. “Ottaviano voleva il controllo assoluto di quella regione, ricchissima e strategica nell’approvvigionamento del grano, allo scopo di usarne le ricchezze per consolidare il proprio potere”, conclude Cenerini.
E Cleopatra?
Intenzionalmente o meno, riuscì in parte a salvare dalla globalizzazione romana, per altri quattro secoli, la più antica monarchia teocratica dell’epoca.
L’ultimo smacco, di una statista, ai grandi uomini di Roma.

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3 pensieri su “Cleopatra

  1. Probabilmente, Cleopatra è la donna della storia di cui si continua a parlare di più, anche al di fuori delle aule scolastiche, per i più differenti motivi.
    E quando un argomento ‘tira’, lo si propone con sempre rinnovata fantasia che, probabilmente, non rispecchia la realtà che fu. Sembra non sia stata di grande bellezza e affatto di eleganza, ma evidentemente convincente con altri mezzi quali astuzia, simpatia, intelligenza, cultura e persuasiva dialettica. E pur di raggiungere i suoi obiettivi, non si risparmiava in spietatezza (commissionò l’ uccisione del fratello Tolomeo per ottenere il trono) e tanto meno si faceva scrupoli di decoro morale.
    Ognuno può farsi l’ opinione che vuole. C’ è chi la giustifica e ne loda i risultati del suo operandi e chi la biasima. Io non sono della prima categoria, casomai interessasse qualcuno.
    Certamente, nei complotti per raggiungere i suoi intenti, Cleopatra ha dovuto avere una controparte compiacente.
    E in termini di compromessi e corruzione nei luoghi di potere, ahimè, la storia non smette di avere continuità. La Patria e gli Ideali non possono, a mio avviso, essere difesi senza coscienza civile.
    Caro Kren, come tanti, ho letto diverse fonti storiche sul presente tema; della Vostra, come sempre, si può avere piena fiducia per la Vostra imperturbabile Onestà intellettuale e per le virtù di Giustizia e Coraggio che Vi ispirano nella Vostra professione.
    Sono sempre bei momenti, quelli passati a leggerVi qui e altrove pubblichiate. Grazie.
    Con immensa Stima e profondo Affetto.

    Maria Silvia
    Vostra Sil

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  2. Un gran bel pezzo che arriva alle radici del personaggio storico.
    certo l’archeologia egizia ha fatto passi da gigante, ma credo ci sia ancora tanto da sapere e conoscere sdu questa regina.
    Grazie per la sua evidenza, caro dottore e … bentornato.
    Buon pomerggio

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