Le fiabe: I tre ladroni

.

.

I tre ladroni

Un contadino andava verso Baghdad, a cavallo di un asino, e si tirava dietro una capretta che voleva vendere al mercato. Per paura che i ladri gliela rubassero, le aveva legato al collo un campanello e così, sentendolo tintinnare, sapeva che la capra era ancora al suo posto.
Tre ladri lo videro, e uno di essi disse:
“Gli ruberò la capra”.
“E io”, disse il secondo ladro, “gli porterò via l’asino”.
“A me non resta che prendergli i vestiti”, aggiunse il terzo ladro.
Il primo ladro, sbucando fuori dal cespuglio dietro il quale era nascosto, si avvicinò, non visto, al contadino, tagliò la cordicella con cui era legata la capra e legò il campanellino alla coda dell’asino, quindi scomparve con la sua preda dietro il cespuglio.
Il contadino intanto, sentendo tintinnare il campanello, continuava tranquillamente la strada, cercando di avere sempre dietro di sé la capra. Ma, ad un certo punto, si voltò per puro caso e immaginate come rimase quando si accorse che la capra era scomparsa.
Cominciò a guardarsi intorno e a scrutare la strada davanti e dietro, ma non vide nessuna traccia della povera bestiola.
In quel momento si fece avanti il secondo ladro che gli disse:
“Cercate qualcosa, buon uomo?”
“La mia capra”, rispose il contadino, “qualcuno me l’ha rubata”.
“Strano davvero”, rispose il ladro “ma cinque minuti fa ho visto un uomo che correva attraverso quel campo là, trascinandosi dietro una capra”.

Il contadino allora scese velocemente dall’asino, pregò l’uomo di guardarglielo, poi si lanciò a corsa disperata dietro il presunto ladro. Il secondo ladro non attese certo il suo ritorno e partì a tutta velocità con l’asino.
Quando l’ingenuo contadino fu di ritorno, non trovando più neanche l’asino, cominciò a piangere e a disperarsi, maledicendo la sua credulità.
Ormai che cosa andava a fare in città? Gli conveniva tornare a casa, prima che gli succedesse qualche altra disgrazia.
Perciò si voltò e riprese a piedi la strada del suo paesello.
Ad un certo punto giunse presso a un pozzo, vicino al quale stava un uomo, il quale piangeva e si lamentava tanto da far compassione.
“Perché ti lamenti a quel modo?”, gli chiese il contadino. “Che dovrei fare io, allora, che sono stato derubato di una capra e di un asino?”
“Oh, ma la mia disgrazia è ben peggiore!”, disse l’uomo che, come avrete già capito, non era altri che il terzo ladro. “Pensa che mi è caduta in questo pozzo una borsa piena di pietre preziose, che dovevo portare al Califfo.”
“Ma perché non ti tuffi nel pozzo e non la ripeschi?”
“Ho paura di annegare; se trovassi qualche volenteroso che volesse calarsi nell’acqua per me, gli regalerei dieci monete d’oro.”
“E’ la provvidenza che mi manda quest’uomo, per risarcirmi dei danni che ho patito!”, pensò il contadino e, rivolgendosi all’uomo, gli disse:
“Mi calerò io”:

Detto fatto, si tolse gli abiti e si calò nell’acqua fredda.
Naturalmente non trovò la borsa di gemme e quel che è peggio, allorché ricomparve alla superficie tutto bagnato e infreddolito, non trovò più neppure l’uomo che se n’era andato con i suoi vestiti.

Cordialità
(Chiusi i commenti)

Annunci

Un pensiero su “Le fiabe: I tre ladroni

I commenti sono chiusi.