8 Ottobre

 

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8 Ottobre

In questo giorno, a quella data, nulla è successo.
Nulla di nulla: nessuno è nato, nessuno è morto. Non una lacrima, né un sorriso.
Ecco!
Per sistemare le giornate eccedenti, il calendario gregoriano usò le misurazioni dell’astronomo Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543 (anno della sua morte) sotto il titolo di De Revolutionibus orbium coelestium libri sex (“Sei libri sui movimenti circolari dei corpi celesti”), il quale era riuscito a calcolare, con notevole accuratezza, sia l’anno tropico sia l’anno siderale.
Si tratta di un calendario basato sull’anno solare, cioè sul ciclo delle stagioni.
L’anno è composto da 12 mesi con durate diverse (da 28 a 31 giorni) per un totale di 365 o 366 giorni: l’anno di 366 giorni è detto anno bisestile.

Tale ripetizione avviene ogni quattro anni, con alcune eccezioni.
Secondo il calendario giuliano, sono bisestili gli anni la cui numerazione è multipla di 4: l’anno giuliano medio dura quindi 365 giorni e 6 ore (la media di tre anni di 365 giorni e uno di 366). Questa durata non corrisponde esattamente a quella dell’anno solare medio, che si ricava dalle osservazioni astronomiche: quest’ultimo infatti è più corto di 11 minuti e 14 secondi. Di conseguenza, il calendario giuliano accumula circa un giorno di ritardo ogni 128 anni rispetto al trascorrere delle stagioni: inserire 32 anni bisestili in 128 anni, dunque inserire 32 volte il 29 febbraio ogni 128 anni, anziché farlo soltanto 31 volte, “rallenta” troppo il calendario stesso.
Tra il 325, anno in cui il Concilio di Nicea stabilì la regola per il calcolo della Pasqua, e il 1582 si era ormai accumulata una differenza di circa 10 giorni. Questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche, non risultava più cominciare il 21 marzo, ma già l’11 marzo. Così la Pasqua, che sarebbe dovuta cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, veniva spesso a cadere nella data sbagliata; e di conseguenza erano sbagliati anche i periodi liturgici collegati alla Pasqua, e cioè la Quaresima e la Pentecoste.

Venne dunque stabilito di:
recuperare i giorni perduti, in modo da riallineare la data d’inizio delle stagioni con quella che si aveva nel 325;
modificare la durata media dell’anno, in modo da prevenire il ripetersi di questo problema.
Per recuperare i dieci giorni perduti, si stabilì che il giorno successivo al 4 ottobre 1582 fosse il 15 ottobre; inoltre, per evitare interruzioni nella settimana, si convenne che il 15 ottobre fosse un venerdì, dal momento che il giorno precedente, il 4, era stato un giovedì.
Anche i paesi che adottarono il calendario gregoriano successivamente dovettero stabilire un analogo “salto di giorni” per riallinearsi.

Per modificare la durata media dell’anno, venne cambiata la regola che decide gli anni bisestili: secondo la nuova regola, gli anni la cui numerazione è multipla di 100 sono bisestili soltanto se essa è anche multipla di 400: vale a dire, sono bisestili gli anni 1600, 2000, 2400… mentre non lo sono gli anni 1700, 1800, 1900, 2100, 2200, 2300… Tutti gli altri anni la cui numerazione è multipla di 4 rimangono bisestili. Per i secoli precedenti resta valido il calendario giuliano quindi gli anni 1500, 1400, 1300… sono tutti bisestili.
In questo modo ci sono 97 anni bisestili ogni 400 anni, invece che 100. L’anno gregoriano medio è quindi di 3/400 di giorno (0,0075 giorni), cioè 10 minuti e 48 secondi più corto di quello giuliano (ovvero l’anno “gregoriano” è di 365,2425 giorni invece che di 365,25): la differenza dall’anno solare è di soli 26 secondi (in eccesso). Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell’anno 1582 occorrerebbe sopprimere un giorno soltanto nell’anno 4905.
Inoltre, in 400 anni gregoriani ci sono esattamente 365 · 303 + 366 · 97 = 146097 giorni. Poiché 146097 è divisibile per 7, anche i giorni della settimana si ripetono uguali dopo 400 anni. Questo vuol dire che i calendari sono esattamente uguali: il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800…
Parallelamente alla riforma del calendario, pur mantenendo la regola per il calcolo della Pasqua dettata dal Concilio di Nicea, venne stabilito che la data del primo plenilunio di primavera fosse computata col sistema delle epatte, ideato da Luigi Lilio (ideatore della riforma gregoriana), anziché con il metodo di Dionigi il Piccolo fino ad allora seguito dalla Chiesa. Per i dettagli si veda la voce specifica.
Il calendario gregoriano guadagna un giorno rispetto a quello giuliano ogni volta che “salta” l’anno bisestile: così la differenza, che era di 10 giorni nel 1582, è diventata di 11 giorni nel 1700, di 12 nel 1800, di 13 nel 1900, di 14 giorni nel 2100; nel 2200 di 15, e così via.

Cosa rimane della storia dell’uomo, se non una serie di convenzioni?
Noi ci stancammo delle convenzioni.
Dei modi di dire.
Dei piaceri standardizzati ed etichettati …. e di tutto quello che ne consegue.
Noi ci stancammo di questo mondo vuoto e pieno di nulla.
Il nulla proprio.

Comunque sia, oggi, è l’otto di Ottobre e in questa data, nel 1582 nulla accadde.
Almeno fino al 15.
C’è chi “abolisce” la povertà per decreto e chi cancella, invece, i giorni dal calendario.

Vabbè
(Attingemmo, anche, da Wikipedia)

 

3 pensieri su “8 Ottobre

  1. Mi trovate d’ accordo, mio Caro Kren, tutto ciò che vorrebbe contrastare l’ individualità, l’ esclusività e l’ originalità umana non va neanche a me: sempre con le mie idee e i miei gusti e, se nel tempo si dovessero modificare, è esclusivamente solamente per mia valutazione personale.
    Grazie per non aver fatto passare ignorata questa data che è davvero singolare, dal punto di vista curioso oggetto di questa pubblicazione.

    Vostra Sil

    Piace a 1 persona

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