Lucio Dalla era il 4 Marzo 1943

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Era il 4 Marzo 1943

La vita privata di Lucio Dalla
Lucio Dalla, un cardine della musica d’autore italiana, ha lasciato un patrimonio artistico inestimabile. Nato a Bologna il 4 Marzo 1943, il cantautore è deceduto a Montreux, in Svizzera, il 1° Marzo 2012, dopo aver tenuto il suo ultimo concerto presso l’Auditorium Stravinski Concert Hall, la sera del 29 Febbraio.
Le sue ceneri riposano presso il Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, non lontano da altri grandi italiani, quali Giosuè Carducci e Giorgio Morandi.
Nato da Giuseppe Dalla (1896-1950), e da Jole Melotti (1901-1976), Lucio rimase orfano di padre a soli sette anni e trascorse l’infanzia presso il Collegio Vescovile Pio X di Treviso.
Lasciò la scuola superiore a soli quindici anni senza raggiungere il diploma per trasferirsi a Roma, inseguendo il sogno della carriera musicale. Da autodidatta apprese a suonare la fisarmonica, il pianoforte, il sassofono e il clarinetto. Suo zio fu Ariodante Dalla (1919-1966), cantante divenuto famoso negli anni Cinquanta con lo pseudonimo Dario Dalla.
Nominato Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana nel 2003, Lucio Dalla il 9 Luglio 1999 è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Disciplina delle arti, della musica e dello spettacolo dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.

L’adolescenza trascorsa tra Emilia Romagna e Puglia
Il jazz diviene presto la più grande passione di Lucio. A Bologna gli si presentano occasioni formidabili per la sua formazione jazzistica. Suona con il mitico trombettista statunitense Chet Baker, allora residente in città, e con la Doctor Dixie Jazz Band, della quale facevano parte Pupi Avati, futuro regista e allora clarinettista del gruppo, Renzo Arbore e Paolo Conte.
Con Pupi Avati, che lo considerava il suo fratello minore, Lucio nel mese di Aprile del 2012 avrebbe dovuto presentare il concerto per il sessantesimo compleanno della Band. L’anno precedente il cantautore aveva composto la musica per il film dell’amico regista, Il cuore grande delle ragazze.
Le estati Lucio Dalla le riserva alle vacanze in Puglia, a Manfredonia, dove la madre si recava per motivi di lavoro. Una volta divenuto ricco e famoso, affascinato da quei magici luoghi, acquisterà Villa di Milo, affacciata sul mare dell’isola di San Domino, appartenente all’arcipelago delle Tremiti. Sarà lì che assorbirà l’anima musicale mediterranea.
Vi costruì uno studio di registrazione avanguardistico in cui nacquero Come è profondo il mare del 1977, il primo album del quale Dalla è autore anche dei testi e Luna Matana del 2001, che prende il nome dalla splendida Cala Matana su cui affaccia la villa residenziale, aperta a tutti, “paesani” e colleghi musicisti. L’evento estivo per eccellenza era costituito dal concerto Il Mare e le Stelle che Lucio organizzava per presentare i propri lavori e per cercare nuovi talenti musicali come Pierdavide Carone, con cui portò al suo ultimo Sanremo il brano Ninì (2012).
I tre album pubblicati in quel periodo si distinguono dai successivi per l’abbondante uso di metafore di ostica comprensione; il grande successo giungerà infatti nel 1977 con l’album “Com’è profondo il mare“, anch’esso ricco di metafore, ma meno ermetico rispetto alla produzione realizzata insieme a Roversi. È il primo album da cantautore di Lucio Dalla; la breve, ma significativa esperienza con Roversi lo spinge a gettarsi nel vuoto e a compiere uno dei passi più significativi della sua carriera.

L’incontro fortuito che farà nascere un capolavoro
Altra città di fondamentale importanza per la vita e per la carriera di Lucio Dalla è stata Sorrento, vicina a Napoli, il cuore dell’Italia del sud. Una terra molto amata dal cantautore tanto che ne visitava le coste viaggiando a bordo del suo yacht. Un guasto al motore dell’imbarcazione, un giorno, costringe Dalla a far sosta a Sorrento e caso vuole che si trovi a pernottare proprio nello stesso albergo e nella stessa stanza in cui molti anni prima aveva soggiornato Enrico Caruso. Qualcuno gli racconta la storia d’amore per un’allieva che accompagnò l’ultimo periodo di vita del grande tenore italiano, ormai gravemente malato e prossimo alla fine.
La suggestione, o una sorta di miracolo, fanno si che Lucio, una volta ritiratosi in quella camera, profondamente scosso dall’incontro fortuito con la città campana che gli svela i segreti di un’anima grande e dolente, davanti alla foto del tenore, al pianoforte che gli era appartenuto e al “golfo di Surriento”, di getto componga il brano Caruso (1986), che diverrà uno dei più grandi successi discografici mondiali di tutti i tempi.
Caruso venderà milioni di copie, si aggiudicherà il disco di platino e la Targa Tenco. Vorranno interpretarla i maggiori talenti internazionali, da Luciano Pavarotti a Andrea Bocelli, da Céline Dion a Julio Iglesias. Tra le dieci canzoni italiane più conosciute e cantate nel mondo, Caruso è seconda solo a Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno.
Inoltre, per molti, la struggente canzone Caruso rappresenta una sorta di testamento spirituale di Lucio Dalla, un brano witness rivelatore di quel che si celava nel dietro le quinte del personaggio Dalla, dietro la sua giocosità o clownerie, che dir si voglia. É il degno epilogo di una carriera iniziata con 4 Marzo 1943 (1971), un altro travolgente e commovente evergreen.
A differenza della maggioranza dei cantautori di quel periodo, Dalla pone un’attenzione particolare non solo alle parole, ma anche alla musica. La fusione di diversi generi creano il cosiddetto “Dalla sound“, una combinazione di ritmi e di stili che spazia dal blues al rock, dal soul allo stomp. Una musica ben curata accompagna testi di struggente profondità e molto difficili da cantare.

Gli amori di Lucio Dalla
Lucio Dalla non si è mai sposato né ha mai rilasciato dichiarazioni sulla sua vita sentimentale, ritenendo che essa non dovesse interessare al pubblico più delle sue canzoni.
Non appartengo a nessuna sfera sessuale”, aveva risposto a chi gli aveva chiesto conferma della sua presunta omosessualità.
Se fosse ancora vivo preferirebbe probabilmente che invece degli amori si parlasse delle sue collaborazioni artistiche, molte e significative. Infatti non esiste quasi cantante italiano con il quale non abbia lavorato o duettato.

Le maggiori collaborazioni artistiche di Lucio Dalla
Lucio Dalla nasce come musicista. Riguardo ai testi, ha sempre cercato la collaborazione di autori e artisti dai quali potesse apprendere le migliori tecniche testuali fino a che si è reso conto di possedere spiccate doti anche per la stesura di testi musicali e si è messo a lavorare in proprio.
Tra le prime collaborazioni artistiche si ricordano quelle con Paola Pallottino, con Sergio Bardotti e Gianfranco Baldazzi.
Ci fu poi il periodo di lavoro con il poeta bolognese Roberto Roversi, iniziato nel 1973 e caratterizzato da un severo ed esclusivo impegno politico.
Ma da Piazza Grande presentata al Festival di Sanremo del 1972 a Attenti al Lupo (1990), e per tutta la vita, accanto a Lucio c’è stato Ron, con la sua precisione, con la sua delicatezza e le sue intuizioni.
Con Francesco De Gregori e Gianni Morandi, Lucio ha dato vita a tour epici.
Banana Republic del 1979 fece seguito al 45 giri scritto e cantato insieme a De Gregori, Ma come fanno i marinai (1978), che fu il capostipite di una serie di eventi musicali da stadio, rivoluzionari per la musica leggera italiana.
Nel 1988 esce l’album Dalla/Morandi, lanciato dal brano Vita a cui segue un tour con 110 repliche. La tappa conclusiva avverrà in estate al teatro greco di Siracusa, con regia di Gabriele Salvatores e diretta tv su Rai1.

La carriera di Lucio Dalla
La carriera di Lucio Dalla inizia nel 1962 quando entra a far del complesso i Flippers, come voce solista, clarinetto e sax. Continua con Gli Idoli nel 1967.
1979, esce l’album Lucio Dalla con i singoli Stella di Mare, L’ultima luna, Cosa sarà, L’anno che verrà. Risultato? Vendite incalcolabili e quarantesima posizione nella classifica dei 100 album italiani più belli di ogni tempo, pubblicata nel 2012 dalla rivista Rolling Stone.

Berlino 1980: Lucio Dalla siede su una panchina davanti al muro che divide la parte Est della città da quella ovest e si accende una sigaretta. Accanto a lui si siede Phil Collins, fuma e osserva anche lui, in silenzio. Lucio vorrebbe presentarsi ma preferisce scrivere. Nasce il testo di Futura.
Nel 1981 il cantautore crea il gruppo musicale gli Stadio. Carlo Verdone dedica a Lucio il film Borotalco con Eleonora Giorgi e sceglie come accompagnamento musicale Grande Figlio di puttana, scritta da Dalla e cantata da Gaetano Curreri, il cantante degli Stadio. Risultato? David di Donatello e Nastro d’argento per la miglior colonna sonora originale.

La Fondazione Lucio Dalla
Alla sua morte Lucio Dalla lascia un’eredità immensa, in immobili e milioni di euro. In mancanza di testamento vengono divisi tra i suoi cinque cugini di quarto grado. Nel 2013, gli eredi, fortemente sollecitati dai fan e dagli amici, decidono di mettere in vendita alcune proprietà per realizzare una Fondazione intitolata a Lucio e alla sua creatività senza fine.
La Fondazione Lucio Dalla viene costituita il 26 Febbraio 2014. Ha sede a Bologna nella casa natale dell’artista. Questo Dalla farà ancora parlare si sé!
Eclettico e originale artista, Lucio Dalla ha creato un vasto mondo poetico che ha abbracciato vari generi musicali, spaziando dalla canzone politica a commoventi ballate crepuscolari. Prolifico cantautore, ha conquistando diverse generazioni di italiani e, così come altri artisti degli anni ’70 e ’80, è riuscito a superare i limiti dello stagnante panorama musicale della canzone tradizionale, accompagnando il ritmo interno della sua musica con profonde metafore cariche di ironia e di amarezza.
Definito da molti un poeta, la sua lunga carriera ha attraversato numerose fasi segnando cinquant’anni di storia della musica ed ergendo il suo estro e la sua profonda umanità, ad icona irrinunciabile di quel fervido periodo di contestazioni giovanili espresse anche attraverso le sue indimenticabili canzoni.
Amico di Luigi Tenco, che aveva collaborato ai testi del suo primo disco, così commenterà il suicidio del grande cantautore avvenuto proprio nel 1967: «Con Tenco avevo avuto rapporti di amicizia e di collaborazione. Andammo a Sanremo insieme, prendemmo la camera vicina, e la sua morte mi sconvolse… non dormii per un mese».
Nel 1971 si presenta ancora una volta al Festival di Sanremo con una delle più poetiche canzoni da lui interpretate, “4/3/1943“, scritta da Paola Pallottino. Il brano subisce la censura sia nel titolo, originariamente “Gesubambino“, che in alcune parti considerate inadeguate. “Mi riconobbe subito proprio l’ultimo mese” viene modificata in “mi aspettò come un dono d’amore fino dal primo mese“, “giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare” diventa “giocava a far la donna con il bimbo da fasciare” e “e ancora adesso mentre bestemmio e bevo vino… per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino” viene mutata in “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino“.

La sua musica
Canzoni quali “Com’è profondo il mare” e “Quale allegria” restano scolpite nella nostra memoria, suscitando ricordi mai appannati in chi ha avuto la fortuna, come me, di vivere quel singolare e inquieto decennio sbocciato dalle ceneri delle contestazioni sessantottine e destinato a svanire dopo i famigerati “anni di piombo“.
Nel 1979 Dalla pubblica un album che reca il suo stesso nome. Un altro grande successo, altre canzoni di straordinaria profondità e l’inserimento di un altro strumento, la chitarra elettrica, che mette in risalto i momenti rock dei brani. Flauti e archi, altri strumenti amati dal cantautore, ci immergono in un’atmosfera quasi fiabesca ed accompagnano brani dolcemente malinconici e talvolta amari, così come accade nella splendida canzone dedicata a Milano.
Sarà il brano “L’anno che verrà“, incluso nello stesso album, ad annunciare la fine di un ciclo molto intenso di grandi illusioni presto frantumate dall’avanzata degli anni ’80 che con il loro edonismo, gli oggetti griffati da ostentare e l’effimero benessere induce alla capitolazione tutti coloro che avevano sognato una società diversa e assiste impotente al tramonto degli ideali di quella generazione profonda, ma nello stesso tempo confusa.
Indimenticabili i concerti dal vivo in cui Dalla si accompagna ai grandi cantautori Francesco De Gregori e Ron che prenderanno il nome di “Banana Republic“. È il 1979 e da quel memorabile tour sarà poi tratto l’omonimo album registrato dal vivo che vedrà la presentazione di brani inediti e la rivisitazione di alcuni brani del passato composti dagli artisti.
Dal 1980, a parte rari casi come “Futura” e “Cara“, che rimandano tiepidamente all’esordio come cantautore di Lucio Dalla, la produzione dell’artista è meno ispirata. E con essa tutte le illusioni che facevano brillare gli sguardi di chi aveva vissuto pienamente quegli anni indimenticabili.
Nel 1986 Dalla si esibisce dal vivo all’estero e da quell’esperienza nascerà l’album “DallAmeriCaruso” che ottiene un grande successo grazie allo struggente brano dedicato agli ultimi giorni di vita del tenore Enrico Caruso.
L’anno dopo, il sodalizio con Gianni Morandi, simbolo dell’Italia delle canzonette orecchiabili, mostra in modo palese che il periodo fecondo dell’artista è ormai un lontano ricordo.
L’ispirazione iniziale viene meno e restano per sempre impresse nella nostra mente quelle canzoni composte nel periodo che, per intenderci con gli altri ammiratori di questo grande artista, chiamavamo del “Primo Dalla“.
L’ultima apparizione del cantautore in televisione avviene poco prima della sua morte con la canzone “Nanì” presentata al festival di Sanremo insieme a Pierdavide Carone.

Buona notte amico mio che mi hai fatto conoscere il mondo con il cuore e hai segnato la mia giovinezza.
Il giorno dopo la tua morte, camminando per le strade di Bologna, Via D’azeglio, Via Indipendenza, o Via dei Mille, mi ha colpito il silenzio attonito per le strade.
Una città muta, silenziosa e racchiusa nel dolore.
Un silenzio mai disturbato neanche dal trasitare delle auto che sembravano silenziose.
Asinelli e Garisenda come piegate su loro stesse, rendevano silenziosissime Via Rizzoli e Strada Maggiore.
Quello che mi colpì, quel mattino, però, fu questo muto accordo tra i passanti: passi felpati e silenzio ovunque andassi.
Un ricordo struggente rimane un balcone, in Via Cesare Battisti (Una traversa di Via Ugo bassi) in un balcone privato due altoparlanti trasmettevano, continuamente, la canzone “Come è profondo il mare”. E un capannello di gente, in silenzio, me compreso, che ascoltava, ad occhi bassi e con un’espressione triste.
Da Zanarini, quasi per muto accordo, la stessa scena: alcuni altoparlantini, rivolti alla strada, alla piazza e la canzone “Come è profondo il mare”. ma anche in Via Calcavinazzi, Montegrappa, Dell’Inferno stesso ritornello.
Stesso cuore
Potrei citare mille e mille altri piccoli e spontanei episodi, ma mi fermerò qui, insilenzio ad ascoltare “Come è profondo il mare”.
Grazie Lucio

Nota:
Nel 1971 si presenta ancora una volta al Festival di Sanremo con una delle più poetiche canzoni da lui interpretate, “4/3/1943“, scritta da Paola Pallottino. Il brano subisce la censura sia nel titolo, originariamente “Gesubambino“, che in alcune parti considerate inadeguate. “Mi riconobbe subito proprio l’ultimo mese” viene modificata in “mi aspettò come un dono d’amore fino dal primo mese“, “giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare” diventa “giocava a far la donna con il bimbo da fasciare” e “e ancora adesso mentre bestemmio e bevo vino… per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino” viene mutata in “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino“.
Il brano conquista il terzo posto e riscuote un enorme successo. Verrà poi lanciato anche in altri paesi del mondo.
Nello stesso anno Dalla incide l’album “Storie di casa mia” ottenendo per la prima volta un riscontro significativo di vendite.
L’anno seguente presenta ancora al Festival di Sanremo un’altra canzone, ormai annoverata, così come “4/3/1943“, tra gli intramontabili classici della musica leggera italiana. La bellissima “Piazza Grande“, scritta da Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, i parolieri preferiti da Dalla fino a quel momento, e musicata insieme a Ron, riesce persino ad inumidire gli occhi del composto pubblico del Festival. Ispirata ad una storia vera, affronta con suggestivo lirismo il tema dell’emarginazione e della solitudine di un senzatetto.
Dopo i successi raccolti a Sanremo Dalla preferisce continuare il suo percorso artistico insieme al grande poeta marxista Roberto Roversi che aveva qualche anno prima fondato, insieme a Pier Paolo Pasolini, la rivista letteraria “Officina“.
La collaborazione con Roversi durerà quattro anni e darà luogo alla pubblicazione di tre album fondamentali per comprendere quella corrente musicale di breve durata, ma estremamente rilevante, che dominerà la scena musicale italiana tra la metà degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80.
Definita in vari modi, tale corrente vedrà l’ingresso per la prima volta di temi attuali, politici ed esistenziali nella canzone italiana. Tra i suoi maggiori esponenti, oltre il nostro, bisogna menzionare Edoardo Bennato, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Claudio Lolli, Antonello Venditti e Francesco Guccini.
La canzone diventa strumento di comunicazione volto a lasciar passare messaggi di ribellione nei confronti del potere e del perbenismo. Un fenomeno, come già evidenziato prima, destinato a svanire presto e veder di nuovo il sopravvento delle canzoni cosiddette “commerciali”, ovvero indirizzate alla massa, e per lo più prive di contenuti densi di significato.
Tre gli album incisi in quel periodo, “Il giorno aveva cinque teste” (1973), “Anidride Solforosa” (1975) e “Automobili” (1976). Quest’ultimo, le cui canzoni sono tratte da uno spettacolo di gran successo messo in scena insieme a Roversi, vede il rifiuto del poeta di porre la firma perché nettamente contrario alla sua incisione. La frattura tra i due è irreversibile, anche perché erano già nate delle divergenze di opinioni raccontate dallo stesso Dalla:

A un certo punto ci siamo divisi su come organizzare il nuovo lavoro: lui lo voleva in maniera estremamente rigorosa, impostata verso un approfondimento del linguaggio dei nostri lavori precedenti, per esempio lui voleva parlare ancora essenzialmente con un linguaggio politico, mentre io non ero d’accordo, perché bisognava allargare più contatti col pubblico“.

Cordialità

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16 pensieri su “Lucio Dalla era il 4 Marzo 1943

  1. Non so aspettarti più di tanto
    Ogni minuto mi dà
    L’stinto di cucire il tempo
    E di portarti di qua
    Ho un materasso di parole
    Scritte apposta per te
    E ti direi spegni la luce
    Che il cielo c’è
    Star lontano da lei non si vive
    Stare senza di lei mi uccide

    Testa dura testa di rapa
    Vorrei amarti anche qua
    Nel cesso di una discoteca
    O sopra il tavolo di un bar
    O stare nudi in mezzo a un campo
    A sentirsi addosso il vento
    Io non chiedo più di tanto
    Anche se muoio son contento

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  2. Non sono mai stato un suo fan sfegatato, ma molte sue canzoni mi piacevano e mi fa piacere ascoltarle tuttora. Il mio album preferito è senz’altro “Automobili”, ironico, graffiante e nostalgico come pochi.
    Bella questa commemorazione

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  3. la maggior parte dei suoi dischi, almeno fino alla fine degli anni Ottanta, contengono ottime canzoni e sono suonati con gusto ed efficacia. Tra l’altro i suoi arrangiamenti erano di una certa complessità, e per questo si è sempre contornato da ottimi musicisti e turnisti (Ron e gli Stadio su tutti). Purtroppo, e ripeto purtroppo, negli ultimi anni era in crisi creativa (cosa invero comprensibile dopo quarant’anni di carriera), e si era abbandonato a clownerie un po’ fuori luogo,

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  4. Quando gli era presa la mania di cantare Nessun Dorma (sembrava un povero ubriaco pazzo isterico)… ma per il resto, sicuramente un artista di primo piano, un autore di canzoni tra i migliori che abbiamo avuto, dall’inesauribile fantasia negli anni migliori, ottimo polistrumentista e persona molto spiritosa e divertente.
    Buona giornata

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  5. Il primo Dalla piace anche a me, più eclettico del solito e soprattutto contaminato dai suoni dell’America (musicista sopra la media), un personaggio sui generis nel cantautorato anni 70.
    Buona giornata Milord

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  6. Condivido la riflessione che le generazioni che poterono godere dell’ originalità e della maestria di Lucio Dalla e dei poeti-musicisti dei suoi tempi, siano fortunate. (Mi è inevitabile la comparazione col panorama musicale attuale, senza voler arrogarmene competenza assoluta). E appunto tra chi, appartenente a tali generazioni e che sia incline all’ ascolto di musica, gli si ricordi la data del 4 marzo, pochi potrebbero non individuarla. La canzone che porta il titolo della data di nascita di Lucio Dalla sicuramente è più ricordata, che ne so, di date storiche.
    Quando l’ estro è accompagnato dalla maestria e dalla passione, ciò che è stato creato per deliziare l’ anima, ferma gli attimi della vita, non scema col tempo, non tramonta con la morte dell’ Artista e si tramanda, rimane patrimonio del tempo infinito. Nell’ ambito della musica leggera, vedasi come continua ad essere ascoltato Lucio Battisti, ch’ eppure se n’ è andato da più tempo.
    Anch’ io ho, di Dalla, la mia selezione di brani preferiti, ma il Suo genio è stato costante in ogni opera che ha creato, sempre complessa per versi,mai banali (anche in quelli dal lessico, apparente, frivolo per quell’ ascolto poco attento) e per strumentazione, che in ogni Suo dove sempre rafforza l’ intensità dei testi e, dunque, lasciarsi trasportare verso belle emozioni è inevitabile.
    Saperne, di Lucio, più dettagliatamente la vita tra carriera e notizie personali, mi ha fatto davvero piacere. Vi ringrazio, mio Caro Kren.

    Maria Silvia
    Vostra Sil

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  7. Automobili, Com’è profondo il mare, Lucio Dalla e Dalla, tutti della seconda metà anni ’70 sono tutte perle della musica italiana, dischi che lo resero popolarissimo.
    A pensarci oggi pare incredibile che una volta abbiamo avuto personaggi di grande spessore artistico e culturale capaci di essere apprezzati da tutti, come Dalla appunto, ma anche tanti altri (Battisti, Battiato, De Gregori, De Andrè, Pino Daniele…) tutti bravissimi e italianissimi e per questo entrati nelle case, nelle teste e nelle voci di tanti italiani…

    Grazie Nì

    Isy

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  8. Un grandissimo, pur apprezzando il periodo più folle della trilogia con Roversi, la mia preferenza va alla produzione immediatamente successiva (“Com’è profondo il mare” ed uno degli innumerevoli omonimi “Lucio Dalla”) dove il barbuto si scopre anche ottimo paroliere e si esibisce in alcune delle sue migliori canzoni: una strada personale e riuscitissima della canzone italiana che fonde sapientemente canzonetta e jazz, cantautorato e piccoli sogni pop, con uno stile che sa sempre ricorrere sapientemente ad un tono ironico, disincantato quando non apertamente dissacrante.

    Una menzione la merita anche “Banana Republic” con De Gregori..
    .
    Come ha fatto a ridursi così?
    Grazie Milord

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  9. Un grandissimo artista, almeno fino all’inizio degli anni ’80.
    Musicalmente fantasioso, tradizione popolare italiana, jazz, rock, e testi semplicemente formidabili, originali, irriverenti, ironici o romantici che fossero.
    Uno degli artisti italiani che ho amato di più e a cui sono più legato.

    Grazie Milord

    Piace a 1 persona

  10. i cd dalla fine degli anni 70 fino a 1983 per me sono tutti veramente meritevoli.Dei successivi salvo certe canzoni di Bugie e Henna (è anomalo in senso positivo nella ultima parte della sua carriera).Comunque considero Dalla più musicista che cantautore,tenendo conto soprattutto della prima parte della carriera.

    Ciao Milord

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