Voynich IV

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Quella sera, al suo arrivo alla Beinecke Library, Lauren Kelly diede una vigorosa stretta di mano a Ross e lo baciò sulle labbra.
Non ti mettere in prima fila o mi farai perdere la concentrazione.

Le sale trentotto e trentanove della Beinecke erano state unite per creare un auditorium capace di ospitare un pubblico di settanta persone; obbediente, Ross occupò un posto defilato.
L’auditorium si riempì in fretta e Ross individuò i ricci rossi di Zeb Quinn in prima fila. Al suo fianco sedeva un uomo con una giacca di tweed: Bob Knight, professore di linguistica alla Yale e preside della facoltà di Lauren. A Ross quell’uomo non era mai andato a genio. Knight aveva una reputazione da spaccone senza scrupoli che si arrogava spudoratamente i meriti altrui. Lauren aveva fatto il possibile per tenere nascosto il suo lavoro – persino a Knight -finché i tempi non fossero stati maturi, ma lui le aveva fatto pressioni affinché quella sera relazionasse in anteprima sui dettagli dei primi risultati, in occasione della settimana dedicata al Voynich. Un prete dai tratti decisi e con gli scuri occhi infossati andò a sedersi accanto a Ross. Il seminario era aperto a tutti, ma dalla densità di giacche di velluto a coste e tweed si capiva che gran parte degli astanti erano accademici, ricercatori e fanatici del Voynich.

Dando un’occhiata all’individuo seduto al suo fianco, Ross si chiese cosa ci facesse lì un prete. Le luci si abbassarono e i primi due relatori parlarono così a lungo di analisi spettrale, sequenze numeriche, cifrari polialfabetici e altri aspetti esoterici dell’arte oscura del crittografo da riuscire a far sembrare noioso e astratto persino il manoscritto più misterioso al mondo. Un torpore discese nell’aria viziata della stanza e Ross, esausto e sotto l’effetto del jet lag, si sforzò per tenere gli occhi aperti mentre, con sua grande sorpresa, il prete sedeva teso come una corda di violino e così pieno di aspettative da irradiare elettricità. A quel punto Lauren si alzò e l’atmosfera in sala cambiò.

Le labbra carnose sembravano costantemente sul punto di accennare un sorriso. I capelli biondi e l’abito verde smeraldo facevano spiccare gli occhi che scrutavano gli spettatori con determinazione. Ecco cos’erano venuti a vedere. Il prete si sporse in avanti per tirar fuori dalla tasca carta e penna. Mentre Ross la guardava sistemare i suoi appunti e presentarsi, si sentì profondamente orgoglioso che Lauren fosse sua moglie e che sarebbe presto diventata la madre di suo figlio. Ross non era uno scemo totale, ma paragonato a lei si sentiva mediocre. Lauren aveva conseguito un dottorato in conservazione delle lingue antiche, ma da qualche anno a quella parte si era concentrata sull’enigma del codice Voynich e la sua genialità era riuscita laddove altri avevano fallito. Non solo macinando numeri e analizzando sequenze con l’ausilio di un computer, ma soprattutto impiegando una conoscenza enciclopedica delle lingue. Una volta Lauren, da bambina, aveva scritto ai genitori la frase Questa scuola non mi piace. È noiosa in cinquanta lingue diverse. Puntualmente i genitori l’avevano trasferita. Si compiaceva al pensiero che in Amazzonia ci fosse un dialetto chiamato Tariano che obbligava i parlanti ad aggiungere un suffisso di rinforzo dopo qualsiasi enunciazione, o l’interlocutore non avrebbe creduto a una sola parola. Amava il fatto che ci fosse una lingua caucasica senza vocali e un dialetto dell’Asia meridionale i cui innumerevoli verbi comprendevano gobray (cadere inconsapevolmente in un pozzo) e onsra (amare per l’ultima volta).

E non sopportava il fatto che delle seimila lingue rimaste al mondo più della metà si sarebbe estinta entro la fine del secolo. Lauren si schiarì la voce e la stanza piombò nel silenzio. Per prima cosa ringraziò Elizabeth Quinn, che si voltò indietro, il viso dello stesso colore dei suoi capelli. Poi abbassò lo sguardo sul leggio e diede inizio al suo intervento. “ Benvenuto, saggio compagno, i tuoi sforzi non sono stati vani. Sebbene il tuo nome e il mio siano insignificanti, questa storia non lo è. Tieni bene a mente: le scoperte potranno anche infiammarci il sangue, ma sono i misteri che sostengono il nostro spirito. Quando ci sentiamo troppo forti o arroganti, i misteri ci rammentano quanto poco conosciamo del mondo che Dio ha creato. E, quando ci sentiamo deboli e disperati, ci confortano ricordandoci che tutto è possibile. “

Lauren riprese fiato, guardò la folla ammutolita e sorrise. “Avete appena ascoltato l’incipit del Voynich tradotto per la prima volta nella nostra lingua.” Un brusio si propagò tra i presenti come il vento su un campo di grano, poi il testo sibillino del Voynich apparve sullo schermo alle spalle di Lauren, che proseguì: “Con l’aiuto di Zeb, ho tradotto l’intero manoscritto, a eccezione della sezione astrologica. Non pubblicherò la traduzione integrale finché non avrò ultimato la sezione conclusiva.” Lanciò uno sguardo carico di significato nella direzione di Knight. “Essendo stata invitata a darvi un’anteprima della sinossi dei contenuti, posso comunque assicurarvi che non ho trovato nessun codice all’interno del testo”. Il mormorio sommesso del pubblico si trasformò in un ronzio insistente. Ross vide che gli astanti prendevano appunti.

“Sono del tutto sicura che il voynichese sia in effetti una lingua artificiale. I linguisti tra voi sapranno che esistono due tipi di lingue artificiali: quelle a posteriori, basate su lingue naturali, il cui esempio più celebre è l’esperanto, e quelle a priori, create interamente dal nulla. Una lingua a priori è praticamente impossibile da tradurre senza la conoscenza grammaticale e lessicale di chi l’ha creata, conoscenza che in questo caso ovviamente non abbiamo. Per nostra fortuna, tuttavia, il voynichese sembra appartenere alle artificiali a posteriori: un ibrido di due lingue antiche traslitterato nei caratteri unici che vediamo nel testo.” Qualcuno nel pubblico alzò la mano. “Quali lingue?” Il prete prese a torcersi le mani, mentre le dita tormentavano i grani di un rosario. Lauren sorrise e scosse il capo. “Non sarò pronta a rivelare le radici linguistiche finché non avrò terminato la traduzione. Quando verrà il momento ne darò pubblicamente notizia e divulgherò tutto il mio lavoro di ricerca.” “È sicura che non ci sia un codice nel testo?” chiese una donna nelle prime file. Le dita del prete si accanirono in modo ancor più convulso sui grani. “Con l’aiuto dei modelli informatici, Zeb e io ci siamo rese conto quasi subito che la presenza di un codice era inverosimile. Date l’età del documento e la fragilità del testo, l’eventuale codice avrebbe dovuto essere cifrato in forma polialfabetica. Ma la nostra analisi entropica, che ha preso in esame la distribuzione dei caratteri nel testo, ha dimostrato che lo schema era troppo regolare, troppo simile a quello di una vera lingua per costituire un codice casuale.” Prima che qualcuno avanzasse un’altra domanda, il prete vicino a Ross puntò la mano verso l’alto: il suo inglese perfetto tradiva un lieve accento italiano.

“Dottoressa Kelly, prima che ci sveli come ha tradotto il Voynich, potrebbe dirci cosa ha rinvenuto la sua traduzione?” Lauren annuì. “Innanzitutto, mi devo scusare con coloro che, come me, speravano che il manoscritto contenesse un qualche grande segreto. Contrariamente a certe affermazioni, il codice Voynich non è stato scritto per mano del frate medievale Ruggero Bacone e, purtroppo, non è nemmeno un antico testo cataro, né il trattato di alchimia di un mago, o una visione mistica, tantomeno un messaggio divino scritto nella lingua degli angeli, né qualsiasi altra cosa fantastica cui molti hanno creduto.” Si udirono i sospiri di delusione di alcuni convenuti. “Il Voynich è semplicemente una storia fantastica che narra il mito meraviglioso di una ricerca, un’allegoria dell’avidità umana che mostra una consapevolezza precoce dei problemi ecologici di oggi. Racconta di un prete erudito che accompagna un plotone di soldati in una sterminata foresta alla ricerca di Eldorado: la mitica città dell’oro. La sua missione è quella di scrivere la cronaca delle loro avventure e di rivendicare le anime dei conquistati per la Chiesa. L’estenuante ricerca decima i soldati, ormai dispersi nel cuore della foresta. La spedizione è sul punto di abbandonare ogni speranza quando s’imbatte in un giardino vergine pieno di strane piante, abitato da creature altrettanto bizzarre e da donne simili a ninfe. Quel giardino si dimostra essere più un paradiso edenico che un inferno demoniaco. Gli esploratori vi trovano meraviglie e miracoli, ma anche qualcosa di terribile. Nessun soldato scampa a quest’ultimo incontro. Solo il prete sopravvive per raccontarlo.”

Mentre Lauren esponeva la storia fin nei dettagli, usava lo schermo per intercalare la narrazione alle relative, e inquietanti, immagini tratte dal Voynich. Ross notò che gran parte del pubblico silenzioso ascoltava educatamente. La sua sinossi non era che una teoria priva di sostegni finché non avesse dato alle stampe e visto approvate tutte le sue conclusioni. Il prete, nondimeno, appariva atterrito, i tratti marcati esprimevano un misto di incredulità, meraviglia e preoccupazione. Dopo aver finito il suo racconto, Lauren disse: “Il nostro autore anonimo – presumo sia un uomo – ci offre un finale a sorpresa. Non solo usa un linguaggio unico nel suo genere, ma ci mette di fronte a tavole stravaganti e una storia ancor più bizzarra, sostenendo persino che il leggendario giardino illustrato e descritto nel testo esista realmente e che la sua storia sia vera. Ecco come conclude: Congratulazioni, saggio compagno, hai letto la mia storia e hai dato perciò dimostrazione di intelligenza, dedizione e saggezza. Di qualsiasi fede o nazione tu sia, Dio ti ha scelto per compiere ciò che non è più in mio potere: proteggere il Suo giardino e far sì che i suoi poteri prodigiosi vengano usati per la Sua gloria. Un giorno, l’umanità ne avrà sicuramente bisogno. Prego solo che li meriti. Amen”.

Lauren sorrise, come meravigliandosi dell’audacia dimostrata dall’autore. “Considerando l’immane lavoro svolto dall’anonimo nel creare questo linguaggio così ingegnoso, concepito solo per custodire il segreto della sua storia fantastica, la possibilità che possa essere tutto vero è suggestiva.” “Non ha idee riguardo all’identità dell’autore?” chiese il prete. “No. Non ci fornisce il suo nome.” “Cosa si aspetta di trovare nella sezione astrologica che non ha ancora tradotto?” domandò un’altra persona. “Una mappa?” intervenne un’altra ancora. Lauren alzò le mani per placare gli animi. “Prima di eccitarci troppo, dobbiamo tenere a mente che ai tempi in cui il Voynich è stato scritto, alla fine del XVI secolo, i documenti criptati andavano di moda. Perciò temo che l’ipotesi più probabile sia che l’autore disponesse semplicemente di un intelletto fuori del comune e di un discreto senso dell’umorismo, e del tempo libero per assecondare entrambi.” Attese che le risate del pubblico scemassero prima di concludere: “Ciononostante, il Voynich rimane un’autentica opera d’ingegno e, se volete leggere la sinossi della storia tradotta, vi invito a visitare la pagina della Beinecke sul sito della Yale University”. Nell’atrio fuori dall’auditorium, alcuni spettatori attesero Lauren per tempestarla di domande. In disparte, Ross la guardava guadagnare il centro della scena e sentì un impeto di rimorso e di invidia. Dopo il dottorato, anche lui avrebbe potuto ritagliarsi una carriera accademica. Harvard e altri tre college prestigiosi gli avevano offerto un posto per portare avanti gli studi geologici, ma aveva sempre rifiutato. Se, dopo il diploma delle superiori, un ragazzo dice ai suoi genitori che il loro unico figlio non ha intenzione di rilevare la sterile fattoria che appartiene alla famiglia da generazioni, ma sta per partire per accettare una borsa di studio a Princeton, allora è meglio che ne esca vittorioso. Per Ross, ciò equivaleva a fare soldi. Soldi a palate.

Perciò si era arruolato nell’industria petrolifera. E, in tutta onestà, non aveva mai desiderato diventare un accademico. A lui piacevano le schermaglie da bucanieri dell’esplorazione petrolifera, i soggiorni nei luoghi più inospitali della Terra e scoprire quello che nessun altro conosceva.
Com’erano cambiate in fretta le cose, però. Un tempo era lui la stella indiscussa con la prospettiva di una carriera di successo davanti a sé, mentre Lauren era l’accademica coscienziosa destinata a svolgere la sua rispettabile professione nell’ombra, col naso affondato tra le pagine polverose di un libro. Ora il suo astro era in ascesa e, osservandola parare le domande con grazia e pazienza, Ross si rese conto che lei non aveva cognizione di quanto fosse grande la sua impresa. Lei confidava che la traduzione del Voynich le fruttasse una promozione all’interno della facoltà, ma per Ross era evidente che, una volta ultimato il lavoro, avrebbe potuto scegliere qualsiasi strada nel suo campo. Ebbe una fulminea visione di se stesso nei panni di casalingo, ad accudire il bambino, mentre la carriera di Lauren toccava l’apice. Si consolò col pensiero di tre settimane di vacanza con lei, le prime dopo anni. A cercarsi un altro lavoro ci avrebbe pensato al ritorno. Lauren gli sorrise e lo chiamò con un cenno, ma il prete che era stato seduto di fianco a Ross la impegnò in una conversazione. Nonostante la corporatura minuta, aveva una presenza imponente, al limite dell’arroganza.

Ross lo tenne d’occhio mentre si presentava e, in mezzo al frastuono, lo sentì dire: “Le ho chiesto se conosceva il nome dell’autore perché ho visto documenti segreti del Vaticano che potrebbero rivelare la sua identità. Documenti che potrebbero aiutarla a risolvere la sezione astrologica finale”. Lauren spalancò gli occhi. “Davvero?” “Le mostreremo tutto quanto, ma a una condizione.” “Quale condizione?” “Come certo capirà, il Vaticano dovrà esercitare un qualche controllo sulla pubblicazione, per arginare quello che potrebbe risultare oltraggioso per la Chiesa.” Lauren esibì il suo sorriso più garbato – e pericoloso – e Ross capì immediatamente che il prete se ne sarebbe andato a mani vuote. “Mi dispiace, ma devo declinare la sua offerta.”
“Le parlo per conto della Compagnia di Gesù”, replicò il prete, come se fosse impensabile che qualcuno potesse opporre un rifiuto. “È per il bene della Santa Madre Chiesa.”
“Questo è da vedersi, padre, ma si tratta di un progetto molto personale e non credo in chi vuole mettere restrizioni, di qualsiasi tipo, al sapere accademico.” Seguì un silenzio imbarazzante, dopo di che il prete mise una mano nella veste e le porse un biglietto da visita. “Mi vedo costretto a rispettare la sua decisione, dottoressa Kelly. Ma, se dovesse cambiare idea, la prego, non esiti a contattarmi.” Mentre prendeva il biglietto, Bob Knight s’insinuò nella conversazione. “Se le sembra che la dottoressa Kelly faccia troppo la preziosa, padre, non la prenda sul personale. Lauren difende a spada tratta la segretezza del suo lavoro, tenendo a casa gran parte del materiale. Sono il suo preside di facoltà e conosco a malapena i dettagli di quello che ci ha presentato stasera.”

Knight prese gentilmente Lauren per un braccio e la condusse via.
“Vogliate scusarci, vi ruberò la dottoressa Kelly solo per un attimo.”

Segue

(I commenti e le commentazioni furono sospese, per leggere più agevolmente. Ma sono graditi i Vostri passaggi, grazie!)

Un pensiero su “Voynich IV

  1. Un dilemma che viene da lontano.
    Una “antica” voce che si esprime in una lingua sconosciuta e che fa riflettere in tutta la sua criticità.
    In tutto il suo silenzio criptico.

    Le parole non servono in taluni casi.
    Grazie per aver letto

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