Voynich XIII

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Dopo essersi tolto la salopette, Nick Raimo si sedette sul letto del motel Best Western, ad alcuni metri dal Sacro Cuore, e attese che Ross Kelly ricomparisse sul suo schermo. Le immagini sul portatile e i suoni nelle cuffie provenivano dalla telecamera di sorveglianza wireless e dal microfono che aveva nascosto la notte precedente nella cornice sopra il letto di Lauren Kelly.

Torino credeva che, qualunque fossero i piani di Ross, avrebbe aperto il suo cuore alla moglie in stato comatoso. Raimo era rimasto in attesa in un hotel di Manhattan finché il padre generale non lo aveva chiamato la sera del giorno precedente. Le sue istruzioni erano state criptiche ed esplicite allo stesso tempo: una suora traditrice aveva stretto un’alleanza col geologo ateo e insieme i due costituivano un pericolo mortale per la Santa Madre Chiesa. Minacciavano di compromettere e strumentalizzare un posto sacro dotato di grandi poteri che apparteneva di diritto alla Chiesa, solo e soltanto alla Chiesa. All’inizio, Ross doveva essere piantonato. Ma, se avesse minacciato di annunciare ai quattro venti qualche dettaglio della ricerca, allora Raimo aveva il dovere di catturare la suora e mettere a tacere Ross. Definitivamente. Torino era stato molto chiaro su quel punto. Dopo aver installato una semplice spia sulla linea telefonica di casa Kelly, Raimo era andato dritto all’ospedale per nascondere l’apparecchiatura di sorveglianza. Negli ultimi venti anni i ferri del suo mestiere erano diventati sempre più sofisticati. Non era più sufficiente essere capaci di maneggiare un’arma. La sopravvivenza ormai dipendeva dall’abilità di districarsi in tutta una vasta gamma di tecnologie. Raimo si alzò, subito all’erta. Sullo schermo, vide Ross entrare nella stanza e sedersi accanto alla moglie in coma. Il modo tenero con cui le teneva la mano suscitò in Raimo uno spontaneo moto di commozione, che si apprestò subito a sopprimere. Schiacciò il pulsante di registrazione sullo schermo del portatile ed entrò nella casella email di Torino per inviargli i file video crittati in tempo reale. Se Ross avesse rivelato qualcosa, lo avrebbe fatto in quel momento.

Toc toc.
Il rumore penetrò nelle cuffie di Raimo, che esclamò: “Non ho bisogno del cambio. La stanza è a posto”.
Toc toc. Più forte.
“Ho detto: no, grazie.”
Toc toc. Ancora più forte.
Raimo si sfilò le cuffie, impugnò la Glock vicino al letto e si avviò verso la porta. Controllò dallo spioncino. Lo scocciatore stava troppo vicino e gli bloccava la visuale. Girò il chiavistello e aprì la porta. “Non ho bisogno…”
Clic.

Prima che Raimo potesse indietreggiare nella stanza, aveva una pistola, non dissimile dalla sua, puntata alla tempia.
“Mettila giù. Con calma.”
Raimo continuò a tenere lo sguardo fisso davanti a sé e posò l’arma sul pavimento.
“Cavolo, un gioco da ragazzi. Sapevo che avevi avuto un brutto male, che avevi perso un coglione o qualcosa del genere. Ma non immaginavo che la mano sinistra del diavolo fosse diventato una femminuccia. Entra nella stanza.” L’uomo calciò la pistola di Raimo, poi richiuse la porta.
Raimo riconobbe Vinnie Pesci, il tirapiedi americano della famiglia Gambini. Don Gambini aveva assoldato Raimo in passato. Da quando aveva offerto i suoi servigi a Torino, Raimo aveva tenuto una condotta cauta, era stato attento a usare una serie d’identità e passaporti falsi, ma aveva sempre saputo che sarebbe arrivato il giorno in cui la sua vecchia vita lo avrebbe raggiunto. “Cosa vuoi? Sono in pensione. Ho restituito i soldi che i Gambini mi avevano versato per l’ultimo colpo.”
“Non è così che va. Nessuno si ritira finché non lo dice Don Gambini. E, comunque, lui immagina che tu sia nella merda fino al collo e che ora lavori per i Trapani.”
“Te l’ho detto. Mi sono ritirato.”
“Ah, sì?” Pesci indicò il portatile e le cuffie sul letto. Sullo schermo Ross era intento a parlare con la moglie. “Stai lavorando per qualcuno. Ecco il punto: il vecchio vuole la mano sinistra del diavolo… in una busta. E, quello che Don Gambini chiede, Don Gambini ottiene.”
Raimo non disse nulla, si limitò a socchiudere gli occhi. Prima della malattia, Pesci non avrebbe mai osato affrontarlo da solo.
Pesci frugò nella giacca e tirò fuori una sega chirurgica e un telo di plastica ripiegato, che gettò sul pavimento. “Ho sempre ammirato il tuo stile, consideralo una sorta di omaggio. Conosci le regole. Stendi il telo e ti finirò velocemente. Proprio come facevi tu. Fa’ lo stronzo e ti taglio la mano mentre sei ancora vivo.”
Raimo scosse la testa. “Non farlo, Vinnie. Non costringermi a ucciderti.”
Pesci scoppiò a ridere. “ Uccidermi? Di che cazzo parli?”
“Non posso permetterti di ammazzarmi prima di aver ottenuto l’assoluzione.”

Pesci puntò la pistola all’inguine di Raimo. “Te la darò io l’assoluzione, amico. Stendi il telo e inginocchiati come un bravo chierichetto. O ci penserò io a metterti in ginocchio. Mi stai ascoltando?”
Nella sua mente – e nei suoi incubi – Raimo aveva vissuto quel momento molte volte, chiedendosi cosa avrebbe fatto per salvarsi se uno come lui, La mano sinistra del diavolo, fosse venuto a reclamarlo. La risposta era sempre la stessa: non molto. A meno che l’assassino non avesse fatto un passo falso. Per fortuna fu così: Pesci non aveva aperto il telo prima di gettarlo sul pavimento. Raimo lo raccolse e glielo scosse davanti, come per togliere le pieghe dalle lenzuola di lino appena lavate. La plastica nera ondeggiò come una vela opaca, schermando per un momento Raimo dalla vista di Pesci.
In quell’istante Raimo si avventò sull’americano. Prima che Pesci riuscisse a far fuoco, Raimo localizzò il plesso solare dell’uomo con la mano sinistra e la trachea con la destra. Il colpo al plesso solare lo immobilizzò. Quello alla trachea lo uccise.

In piedi dinanzi al corpo di Pesci, Raimo non provò né euforia né sollievo. Non solo aveva più bisogno che mai di assoluzione, ma sapeva che Gambini avrebbe mandato un altro Vinnie Pesci a dargli la caccia, poi un altro ancora, finché prima o poi non sarebbe finito in un telo di plastica nera e sepolto in qualche tomba abbandonata. Se voleva vivere abbastanza a lungo da guadagnarsi il perdono, doveva trovare un posto dove Gambini e i suoi vecchi nemici non potessero scovarlo.
Uno dei due cellulari vicino al letto iniziò a squillare. Per un secondo Raimo rimase impalato a fissarlo, a chiedersi chi potesse essere. Poi si rese conto che era il telefono che gli aveva dato Torino. Solo il prete conosceva quel numero.
“Stai guardando?” Il fratellastro sembrava col fiato in gola per l’esaltazione.

Raimo tornò a rivolgere lo sguardo verso il portatile. “Vedo Ross Kelly che parla alla moglie.”
“Non stavi ascoltando?”
“Ero occupato.”
“Ascolta cosa dice poi manda indietro la registrazione, ma non dire a nessuno cosa sentirai. Dopo di che avrò bisogno di te ancora una volta. E, se farai come ti dico, ti prometto che sarai assolto da tutti i peccati dal Santo Padre in persona.”
Raimo abbassò lo sguardo verso il corpo di Pesci. “Cosa devo fare?”
“Ross Kelly e la falsa suora che si è recata da lui ieri stanno per lasciare il Paese. Porteranno qualcuno con sé, una ricercatrice di nome Quinn. Ho delle questioni da sistemare in Vaticano, ma voglio che tu li segua e non li perda mai di vista.”
“Dove sono diretti?”
“Ascolta cosa sta dicendo Ross. Capirai tutto. Sta’ alle costole dell’uomo e della suora, ovunque ti portino. Abbandoneranno il sentiero battuto verso il cuore della foresta. Credi di farcela?”
Raimo pensò agli scagnozzi di Gambini e a tutti quelli che gli sarebbero stati col fiato sul collo. Poteva scomparire nella foresta. Poi pensò al Santo Padre che gli restituiva una fedina pulita e gli offriva la redenzione. “Sì.
Per me va bene.”

TERRA INCOGNITA
Perú

Il terzo Paese più grande del Sudamerica si estende appena al di sotto dell’equatore, sulla costa nordoccidentale del subcontinente, ed è diviso in tre regioni: la stretta costa pacifica a occidente, che comprende la capitale, Lima; la possente sierra andina, che corre come una colonna vertebrale storta sul lato occidentale dell’America latina; e la regione orientale, che copre più di metà del Paese e costituisce la porzione a ovest del favoloso bacino amazzonico. E proprio l’Amazzonia fa sembrare piccola una nazione relativamente grande come il Perú. Il suo fiume leggendario percorre l’intero subcontinente, dalle Ande peruviane a ovest all’oceano Atlantico a est, per una distanza di oltre seimila chilometri. Il Rio delle Amazzoni, comprensivo dei suoi affluenti, possiede addirittura un quinto delle acque dolci del mondo – superando la somma delle portate dei sei fiumi maggiori – e il suo flusso è così potente da desalinizzare le acque dell’Atlantico per più di ottocento miglia dalla linea costiera. Marajó, un’isola sulla foce del Rio, è grande come la Danimarca. La foresta amazzonica non può che essere definita maestosa. Occupa una superficie di oltre sette milioni di chilometri quadrati – ancora in parte inesplorata – e rappresenta oltre la metà di foresta pluviale della Terra. Brulicante di vita, ospita una biodiversità unica al mondo: più di due milioni di specie di insetti, centomila di piante, duemila di pesci e seicento di mammiferi, considerando solo quelle conosciute. Ogni anno ne vengono scoperte di nuove. L’Amazzonia è anche la fonte di molti minerali rari e preziosi.

Leggere quelle informazioni sulla guida incoraggiava e al tempo stesso scoraggiava Ross Kelly, mentre il volo interno della Aerocondor sorvolava le Ande dall’Aeropuerto Internacional Jorge Chavez verso gli altipiani settentrionali. La vasta estensione dell’Amazzonia sottolineava quanto fosse difficile trovare quello che lui cercava, ma assicurava pure che nella foresta sconfinata e misteriosa poteva nascondersi di tutto, persino il giardino magico di Falcon. Dopo aver deciso di andare in cerca del giardino, si era concesso un barlume di speranza, ma in quel momento si sentiva solo e sperduto. Alla Xplore aveva potuto contare su una molteplicità di risorse: rilevamenti, verifiche, personale sul campo. Quella volta però era diverso. Era in un Paese straniero in compagnia di una suora di salute cagionevole, praticamente pazza, una dottoranda appassionata e un vecchio libretto pieno di indizi criptici. Guardò verso sinistra dove sedeva Zeb, sprofondata in un libro di storia del Perú. Al suo fianco, suor Chantal giaceva abbandonata sul sedile, a russare a bocca aperta. Aveva rinunciato all’abito e al soggolo per la praticità di pantaloni di cotone, scarponi da trekking e una maglia di pile.

Zeb gli diede un colpetto col gomito. “Tutto bene?”
“Sì.”
“Non devi preoccuparti per Lauren, è in buone mani.”
Non appena atterrati a Lima, Ross aveva telefonato a suo padre, e lo aveva chiamato di nuovo prima d’imbarcarsi sul volo interno. Naturalmente non c’erano cambiamenti nelle condizioni di Lauren, ma non riusciva a fare a meno di arrovellarsi chiedendosi se avesse fatto la cosa giusta a lasciarla sola. Il suo incubo peggiore era che un momento prima di morire Lauren si svegliasse e lo chiamasse, e lui non sarebbe stato lì per consolarla e dirle addio.
Zeb picchiettò sul libro. “Questo ti solleverà il morale. So da dove è partito Falcon.”
“Sappiamo già da dove è partito: da Cajamarca. È per questo che stiamo andando lì.”
Zeb lo freddò con lo sguardo. “Intendevo il punto esatto. “
Lui frugò nella giacca di lino stazzonata e ne estrasse i suoi appunti. Falcon aveva scritto che la spedizione era partita da Cajamarca, all’esterno di un posto chiamato la prisión del rey, la prigione del re. “Sai dove si trova la prisión del rey?”
“Esatto.”

La notizia gli sollevò davvero il morale. Se il primo indizio trovava un riscontro nel mondo reale, indipendentemente dall’interpretazione dell’enigmatica suor Chantal, allora dava credibilità anche alle altre tracce e a tutta quella caccia alle farfalle. Soprattutto dal momento che nella guida non aveva trovato nessun luogo chiamato la prisión del rey.
Zeb indicò il libro. “Risale alla conquista del Perú da parte degli spagnoli, una delle più strane della storia. Guarda qua: nel 1532 Francisco Pizarro attraversò le montagne partendo dalla costa con meno di duecento uomini e si stabilì nella grande piazza inca a Cajamarca. L’imperatore inca Atahualpa, con un migliaio di uomini disarmati al seguito, entrò nella piazza coi migliori propositi per accogliere gli strani uomini bianchi.
Pizarro, tuttavia, non si presentò per incontrare Atahualpa e mandò al suo posto il cappellano. Il cappellano si rivolse al sovrano informandolo che un certo Dio Padre aveva mandato Suo Figlio, parte della Trinità, sulla Terra dov’era stato crocifisso. Prima che ciò avvenisse, spiegò il cappellano, il Figlio, di nome Gesù Cristo, aveva trasferito il Suo potere a un apostolo, Pietro, il quale aveva tramandato quel potere, in seguito, ad altri uomini chiamati pontefici, uno dei quali aveva incaricato Carlo V di Spagna di conquistare e convertire l’inca supremo e il suo popolo.
L’unica speranza per Atahualpa, concluse il cappellano, era di giurare fedeltà a Gesù Cristo e sottomettersi a Carlo V. A quelle parole, Atahualpa informò il cappellano che lui era il più grande principe del mondo e che non si sarebbe sottomesso a nessuno. Questo papa, disse, doveva essere pazzo a offrire terre che non gli appartenevano.
E, per quanto riguardava Gesù Cristo, l’inca era dispiaciuto per lui, ma – e indicò il sole – ‘il mio dio vive ancora nei cieli e guarda in basso verso i suoi figli’.”
Ross sorrise. Gli piaceva il modo di fare di Atahualpa.

Zeb proseguì: “I conquistadores se ne stavano in agguato negli enormi edifici che si affacciavano sulla piazza e, quando il cappellano tornò con la risposta del re, Pizarro si lanciò all’attacco con la fanteria e i soldati a cavallo. Facendo fuoco con archibugi e cannoni, quel giorno massacrarono tra i due e i diecimila indigeni disarmati e fecero prigioniero l’imperatore inca”.
“Tutto in nome di Dio e della Chiesa cattolica, senza dubbio”, intervenne Ross.
“Infatti. In prigione, Atahualpa parlava spesso con gli spagnoli e presto capì che, nonostante tutti quei discorsi sul papa e sulla Trinità, era stata la sete di oro ad aver portato i bianchi nella sua terra. In cambio della propria libertà, offrì a Pizarro tanto oro – che gli incas chiamavano le ‘lacrime del sole’ – da riempire una stanza di cinque metri per sette e alta due e mezzo.
Atahualpa fu giustiziato non molto tempo dopo, ma il riscatto fu pagato lo stesso e la stanza in cui fu misurato, el cuarto del rescate, si dice sia stata la prigione del re inca, la prisión del rey. “
Ross scartabellò la guida Lonely Planet e a pagina 336 trovò la principale attrazione turistica di Cajamarca, l’unico edificio inca ancora in piedi della città: el cuarto del rescate, la stanza del riscatto.

Proprio allora il comandante annunciò che l’aereo stava iniziando la discesa e Ross guardò dal finestrino. Mentre perdevano quota, vide Cajamarca adagiata sui declivi delle Ande orientali, sopra le nuvole e abbracciata dalla foresta. Oltre, in lontananza, avvistò quello che sembrava il litorale di un enorme oceano verde: l’Amazzonia.

Mentre Ross guardava in basso verso quel mare verde smeraldo, sognando cosa poteva fare là in mezzo, non fece caso all’uomo che, seduto cinque file più indietro, non lo perdeva di vista un momento.
(continua)

Un pensiero su “Voynich XIII

  1. Il tempo è gratis ma è senza prezzo.
    Non puoi possederlo ma puoi usarlo.
    Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo.
    Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro.

    Per quanto tempo è per sempre?
    A volte, solo un secondo.

    La cosa più preziosa che puoi ricevere, da chi ami, è il suo tempo.
    Non sono le parole, non sono i fiori, i regali.
    È il tempo.
    Perché quello non torna indietro e quello che ha dato a te è solo tuo, non importa se è stata un’ora o una vita.

    Grazie per aver letto e cordialità

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