Il Mondo Parallelo: L’Universo

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1Svevia finalmente, aveva completato le fiale della nuova somministrazione. Le aveva depositate in un raccoglitore apposito e si era diretto nella camera del paziente.
Era mattino presto, un buon momento per lavorare con lo staff al completo, perché i turni di visita parenti sarebbero arrivati solo due ore dopo.
Nadia era già arrivata. Svevia osservò i diagrammi sul monitor collegato al paziente. “Allora? Ci sono novità?” lei annuì. Svevia osservò meglio “C’è stata attività celebrale anche questa notte vedo!” Nadia lo guardò, era un po’ delusa, aggiunse “Si! Ma non ci sono stati spasmi purtroppo!” Svevia cercò di rassicurarla “È normale! Ormai la vecchia dose si è esaurita! Ho pensato di diluire l’aumento in quattro parti: uno adesso, uno nel pomeriggio, uno alla sera e l’ultimo, quello più massiccio, durante la notte! Secondo i miei calcoli dovremmo iniziare a vedere qualche spasmo importante nella giornata di domani o in quella successiva.” Lei osservò il paziente immobile. Dall’ultimo spasmo manifestato erano stati costretti a toglierli il tubo della respirazione, perché si erano accorti che praticamente respirava da solo. Svevia le mise una mano sulla spalla “È incredibile che sia ancora vivo non credi?” “Si! Ma se dovesse succedere lei pensa che ricorderà qualcosa?” Svevia sospirò “Non abbiamo casi di questo tipo nei nostri archivi! Tutto è possibile! Siamo di fronte ad una situazione unica nel suo genere, certamente se accadesse il miracolo, il recupero celebrale sarebbe molto lento e difficile, tuttavia sono trent’anni che “dorme” e non è detto che in questo lunghissimo tempo il suo cervello abbia perduto le principali facoltà! Dobbiamo solo pregare che il farmaco funzioni!”. I due medici uscirono dalla camera e non appena imboccarono il corridoio, che portava agli uffici, intravidero la madre del paziente che faceva cenno loro di aspettare. Il suo volto era paonazzo ed aveva con sé una borsa a tracolla, che doveva avere un valore inestimabile, visto come la stringeva a sé.” Dottor Svevia! Aspetti! Le devo parlare!” Il medico fece segno a Nadia di andare, lui invece si avvicinò. La donna voleva parlargli in privato, così entrambi si diressero verso il suo ufficio. L’anziana signora si sedette, tolse dalla sua borsa una cassetta magnetica “Le ho portato questa! Deve assolutamente dare un’occhiata!!” quel nastro video-registrato era il prodotto di un sistema di sorveglianza. Svevia s’incuriosì ed infilò il nastro nel videoregistratore. Le immagini scorreva ma erano offuscate. Si notava la porta del rustico chiudersi a causa del vento, poi, all’interno, le riprese erano così confuse, scure, che a malapena si percepivano delle ombre. “Non capisco! Cosa …”
“Alzi a tutto volume l’audio per favore!!”

1Il medico riavvolse il nastro dopodiché girò al massimo l’interruttore, verso la fine di quel breve filmato udì una voce profonda, rauca, appena percettibile. Sembrava scandire strane parole.
“Io non sono Lorenzo Bertani, io sono Tony Di Raimondo!”
L’espressione della donna era indecifrabile “È venuto da me, ma lui non lo sa ancora!!” Il medico, impressionato, sbalordito, sconvolto riascoltò più volte il nastro, quindi sentenziò “Non credo nella bilocazione! È un fatto assurdo, mai documentato! Tra l’altro non abbiamo immagini su cui indagare, non si vede nulla di chiaramente identificabile solo ombre ed una frase poco comprensibile” Lei lo guardò sorpresa, disse “Ketamina. Nel farmaco sperimentale gli avete somministrato dosi massicce” Svevia sospirò “È vero ma da lì a verificarsi una bilocazione …”
Svevia sapeva che la Ketamina, essendo un anestetico di carattere dissociativo, poteva portare il soggetto a produrre forti allucinazioni visivo – auditive, con la percezione di “entità disincarnate”, ossia apparenti visioni del futuro. Tuttavia ciò era stato sperimentato solo su soggetti normali e non in stato comatoso.
Aveva impiegato molte energie per approfondire tutte gli effetti collaterali del nuovo farmaco sperimentale, studiando principalmente le sostanze, che erano in grado di interagire con i neuroni e sviluppare nel cervello funzioni non completamente conosciute, che poteva portare il paziente a manifestare fenomeni paranormali. La mente era in grado di generare una realtà parallela e virtuale”, lontana dal “mondo fisico. Pertanto la percezione non avveniva attraverso le informazioni visive che si assorbivano nella realtà effettiva. Il prodotto che ne scaturiva era una sorta di “realtà parallela” in cui il paziente si muoveva come se stesse realmente vivendo, provando addirittura emozioni come paura, angoscia, ansia e felicità. Il corpo era partecipe ma solo a livello inconscio. Ciò che egli vedeva era la sua immagine legata a pre-black-out. Tale immagine era stata archiviata e categorizzata attraverso il sistema cognitivo della sua memoria e veniva riutilizzata continuamente, poiché la mente la proiettava a livello inconscio.
Era quindi immutabile e non era possibile che venisse modificata, anche nei casi di stato comatoso di lungo termine. In sostanza il paziente, che veniva interessato da questa sindrome, avrebbe condotto una esistenza “virtuale”, mantenendo costante la propria immagine nel tempo. Ciò era spiegato attraverso il sistema di percezione e categorizzazione del cervello. La sua memoria aveva registrato tale immagine come l’ultima “assimilabile”, prima del black-out, e quindi la riutilizzava semplicemente perché non ne aveva altre disponibili. La cosa sconcertante era, approfondendo il caso, che il soggetto aveva tutte le facoltà celebrali completamente funzionanti, avrebbe anche potuto manifestare intolleranze legate alla sua immagine immutabile e sviluppare di conseguenza convinzioni assurde e paranoiche. Poteva credere all’immortalità del suo corpo, oppure al fatto di riuscire ad ingannare il tempo che trascorreva su ogni cosa, tranne che in lui stesso.
2Nella mente di Svevia iniziava a formarsi l’idea che quel povero sfortunato poteva essere interessato da tale sindrome e che in soli due mesi il farmaco aveva interagito così tanto con i suoi neuroni, da fargli credere di essere un normale individuo che stava vivendo la propria esistenza in un tempo diverso da quello attuale.
Congedò la madre del paziente, con la promessa di approfondire i fatti e di tenerla aggiornata non appena si verificassero nuovi spasmi.
La sfida era grande. Ma quale sarebbe stato il prezzo? Svevia sapeva che tale farmaco portava a due esiti finali: la morte del paziente oppure il suo risveglio. La madre era stata chiara: voleva continuare! Era esausta per l’eterna attesa, era giunta alla conclusione che qualsiasi fosse l’esito valesse la pena tentare.
Da quel maledetto incidente lo aveva accudito, curato, amato, ogni santo giorno. Aveva guardato il suo ragazzo sfiorire e perdere la giovinezza, immobilizzato per sempre in un letto, lo aveva visto invecchiare giorno per giorno, appeso ad un filo di speranza, inerme e silenzioso, assente e statico.
Si era spesso chiesta cosa sentisse o cosa provasse durante il suo eterno sonno, forse percepiva in lui qualcosa. Più volte, aveva provato sensazioni inspiegabili mentre lo toccava, lo riordinava, lo cambiava, come se fosse da un’altra parte. Certo il suo corpo era lì davanti a lei ma, a volte, aveva la netta sensazione che la realtà che vedeva di fronte a sé non fosse così vera, così assoluta.
Non sapeva spiegare con le parole le sue sensazioni, ma spesso si convinceva, forse per ingannare il dolore, che suo figlio stesse conducendo una vita parallela in un altro tempo.
Era stato questo a tenerla in vita fino ad ora. Non ne aveva mai parlato con nessuno, temeva di essere presa per pazza, ma in cuor suo Lei sapeva.
Ora, era giunto il momento di credere in quella cura e di accettarne gli esiti.
Fra meno di un’ora Svevia gli avrebbe somministrato la dose massiccia, con la speranza di scuoterlo definitivamente. Ora, davanti al suo letto, lo guardava “dormire”. Sperava che fosse l’ultima, poiché l’indomani avrebbe potuto vedere solo un cadavere oppure un corpo “risvegliato”.

4Il viaggio in aereo è stato tranquillo, sono atterrato a Roma puntuale. Sono molto provato da questa esperienza, mi sono ripromesso che non appena raggiungerò il mio appartamento, mi immergerò nella vasca idromassaggio. Desidero rilassarmi poi mi sarei seduto sulla mia poltrona per meditare e riflettere.
Ogni istante, attimo, momento, cacciavo continuamente dalla mente quel pensiero! Premeva così tanto da rendermi pazzo! Quel salto mi chiamava.
I miei attimi di lucidità, si sono così tanto diradati che non sono più capace di reprimere i miei pensieri folli. È una pazzia, ma mi rendo conto che sono più le volte che desidero la morte…rispetto alla voglia che ho di vivere! Sono agitato.
È terribile desiderare di farla finita. Si pianifica mentalmente il percorso, si cercano interiormente le emozioni, terribili, devastanti, spaventose che affiorano inevitabili, poi si instaura un meccanismo meccanico di preparazione mentale, utile ad affrontare tale decisione. Il risultato è l’azione.
La fase conclusiva è il nulla. Cosa succederà dopo? Sentirò dolore? È in quel momento che l’istinto di sopravvivenza si fa sentire. Le altre volte mi sono fermato, ma ora?
Ora è diverso, io lo so.
Attendo con calma il mio taxi. I miei sensi sono come assopiti. Guardo dal finestrino i Parioli, mille luci mi abbagliano, come sempre, rapendomi con la loro bellezza, così effimera. Pago il viaggio e come un automa prendo l’ascensore. Non appena varco la soglia del mio attico, deposito i bagagli e mi dirigo in camera da letto. Mi spoglio e faccio il mio bagno, tanto agognato, quindi mi rivesto di tutto punto. Un completo elegante, giacca e pantaloni di taglio classico, mi sollevano un po’ il morale. Mi guardo riflesso, sono giovane, immutato, come sempre!
Mi siedo alla scrivania, accarezzo il legno levigato, un mogano scuro intarsiato a mano! È fantastico, pregiato, ma è vecchio! Un sapore amaro mi coglie inatteso, mando giù quel blocco di saliva che si è formato velocemente nella mia bocca. Apro il cassetto, i fogli da lettera sono ancora intatti. Non è un dramma a chi posso scrivere in fondo? Non c’è più nessuno in vita a cui posso inviare lettere. Inizio a scrivere, la mia mano viaggia da sola, spinta dalla moltitudine di pensieri che affollano la mia mente. Tutto dura qualche minuto, poi ripiego la carta su sé stessa e la imbuco nella cassetta postale automatizzata del mio appartamento. Ho inserito anche la mia chiave magnetica, perché presumo che il destinatario ne faccia uso.
Chissà se arriverà a destinazione.
Mi alzo di nuovo e mi dirigo verso la vetrata. È ormai buio, le splendide luci restituiscono ancora un bagliore accecante. Apro la finestra della vetrata e attendo la folata che inspiegabilmente tarda, che strano…non c’è vento! È insolito, nemmeno un filo d’aria riesce a scompigliarmi i capelli. Mi stiro la giacca, la cravatta, poi con destrezza salgo sopra il parapetto della balconata ed apro le braccia. Guardò giù, ci vogliono meno di dieci secondi, ne sono certo!
Attendo qualche secondo, mi sento un angelo! Ascolto il mio cuore, non accelera i battiti, la mia pelle non freme, colgo una strana serenità. Sono pronto. Lo sono ormai da tempo. Mi curvo in avanti e mi lancio nel vuoto.
Solo il tempo di penetrare l’aria, di sentirla avvolta in tutto il corpo, di scorgere la velocità delle luci provenienti dalle finestre, quasi a sovrapporsi.
Poi l’impatto.
Il nulla!

5La materia e l’energia sono la stessa cosa, per cui la realtà essenziale dell’universo è energia.
L’universo è soggettivo, quindi vi è una limitata messa a fuoco della realtà. Ogni fenomeno è uno stato di coscienza.
Dato che i nostri sensi sono limitati, ci risulta che siamo cechi e sordi a tutto il resto. Ne consegue che la realtà è tutto ciò che noi percepiamo, più una miriade di cose che ignoriamo completamente.
Le percezioni extra-sensoriali sono stimoli che trovano al di fuori delle nostre bande abituali, normali, il mondo conosciuto. La nostra mente, infatti, interpreta gli stimoli ricevuti ed è fuori dubbio che tali interpretazioni seguano schemi di pensiero, dettati dalla nostra cultura di appartenenza, ma la realtà può essere ben diversa da come noi la percepiamo, anche se è sempre soggetta a ciò che vogliamo credere che sia.
Se tutto è energia, tutto influisce sull’uomo, anche quando questi non lo percepisce attraverso i sensi.
La vita di Tony, parallela ad un’esistenza non più tale perché in stato di coma, ha portato la sua mente a creare un universo parallelo in cui interagire, un salto temporale, che l’ha proiettato nel futuro.
Mentre giace immobile nel letto da trent’anni, egli sta vivendo nel suo universo parallelo, avanti nel tempo, una vera esistenza, fatta di stimoli, emozioni, sentimenti. Una lunga vita, secondo la sua percezione. Solo un elemento interferisce: la sua immagine immutabile. Il cervello non può generare immagini diverse rispetto a quelle memorizzate a lungo termine e quindi non può modificarle, non avendo strumenti a disposizione.
A causa di questo “errore” mentale, Tony ha creduto di non poter invecchiare, di non essere in “linea” con l’universo in cui ha vissuto e ciò è anche vero, dato che lui, in realtà, giace da un’altra parte.
Cosa pensare ora che tutto si è concluso?
Cosa accade al corpo quando la mente decide di morire?

La lunga lettera trascritta da Tony ci fa capire molte cose:
Lascio queste righe a chi vorrà leggerle, a chi vorrà sapere veramente e a chi vorrà capire.
Non so perché ho avuto il privilegio di restare “sempre giovane”, non credo di essere diverso, tuttavia penso che non sia un evento fortuito, lo considero solo un “errore” all’origine.
L’uomo non deve vivere così a lungo, non è naturale quando il resto invecchia. Ho vissuto a lungo, troppo per il mio povero cuore. Ho amato, ho sofferto, ho conosciuto luoghi di mezzo mondo, ho affrontato dolori impossibili, ho visto morire tutte le persone a me care ed ora sono esausto. Il vuoto della mia anima urla. Basta con questa farsa, non ho più motivo di vivere.
Le voci che sento, i sogni che faccio, sono un segno. Sto esaurendo la mia essenza, perciò porrò fine a questa lenta e inesorabile caduta.
Sento che da qualche parte, nell’universo che mi circonda, esiste un luogo tranquillo in cui posso finalmente riposare, in cui posso finalmente essere sereno.
Cedo parte dei miei beni alla Fondazione delle Belle Arti, per la quale ho lavorato, lasciando un contributo all’umanità, con i miei articoli, con le mie ricerche e con le tracce di un passato che ho vissuto da protagonista. Il patrimonio in denaro, invece, dovrà essere destinato a Lorenzo Bertani ed alla sua famiglia adottiva, in forma anonima, nessun nome dovrà comparire, sarà come se non fossi mai esistito.

Tony Di Raimondo

1Nel suo minuscolo appartamento Roberto Vento era intento a riordinare le sue numerosissime pratiche investigative, usava l’ordine alfabetico per catalogarle e non aveva mai rinunciato al sistema cartaceo, per lui il foglio bianco imbrattato d’inchiostro era l’unica traccia che dimostrava l’esistenza di ogni documento. Poteva toccarlo, archiviarlo, consultarlo senza l’ausilio di strumenti elettronici che erano perennemente schiavi dell’energia. Un giorno ricevette una strana lettera. L’incaricato postale era arrivato sbuffando, c’era ancora chi utilizzava il sistema arcaico della spedizione cartacea e questo non era ben accetto dagli addetti ai lavori. “Una lettera per me?” aveva esclamato, dubbioso e spaventato “Si, il mittente è un certo Tony Di Raimondo, l’accetta?” Vento, sorpreso ma curioso, l’accettò, quindi ritirò la busta e liquidò il postino. Osservava impaziente quella strana carta che aveva per le mani, sembrava di buona qualità, più pesante però di quella in circolazione ultimamente. Si sedette sul divano e l’aprì. Una scheda magnetica scivolò improvvisamente sulle sue gambe, sembrava la chiave di un appartamento! Prima di leggere quelle poche righe la prese e la osservò focalizzando gli accessi che erano stampati sopra! Non era una semplice chiave, con quella Roberto Vento aveva praticamente accesso a tutto l’archivio universale del mittente, ossia conti correnti, documenti digitali, cataloghi memonici ecc. Improvvisamente il suo viso divenne paonazzo, cosa gli stava capitando? Iniziò a leggere, voracemente, come in preda ad una strana frenesia, quindi perse…un battito. Il suo cuore tentennò, il palpito irregolare iniziò ad invaderlo fino a quando il respiro si trasformò in affanno “Che cazzo significa?” blaterò ad alta voce “Non è possibile!” aggiunse sgomento! Si mise il soprabito e si fiondò all’esterno. In meno di un’ora arrivò di fronte al palazzo indicato nell’indirizzo, alzò il viso e cercò l’ultimo piano, l’attico. Usò la scheda ed immediatamente varcò l’ingresso. Salì in ascensore e si diresse all’ultimo piano. Quando entrò nell’appartamento, vuoto, silenzioso, muto, rimase sconcertato. Strani mobili in legno arredavano la maggior parte dello spazio; sembravano pezzi d’antiquariato usciti direttamente dalle pagine di qualche rivista storica! Osservò il disimpegno, quello che dava sulla camera da letto, lo percorse fino a giungere i piedi del letto. Che strano letto era! Un modello appartenente a più di un secolo e mezzo prima! Alex scosse il capo, pensò che Stendal fosse un vero e proprio collezionista di cimeli storici. Tuttavia in quell’attico aleggiava una sorta di atmosfera unica, palpabile, era come attraversare un pezzo di storia in pochi metri quadrati. Vento si riscosse da quello strano torpore e si diresse vicino alla grande vetrata, un antico cassettone in legno, primeggiava in tutto il suo splendore, proprio di fianco all’apertura. 4Una serie di portaritratti catturarono la sua attenzione! Erano fotografie di rara bellezza. Prese tra le mani il primo piano di Stendal con la donna e per poco non ebbe un mancamento! Era incredibile ma quella era Emma. Ricordò lo strano episodio al ristorante, aveva capito che Tony Di Raimondo nascondeva qualche segreto, ma non aveva compreso la portata dello stesso! Chi era quell’uomo? Da dove veniva? Quanti anni aveva? Era forse un individuo venuto dal passato? Com’era possibile? Eppure le tracce erano visibili, palpabili, reali, tangibili, evidenti! Erano tracce d’eternità, di un passaggio dimensionale, di un viaggio universale, compiuto per chissà quale ragione sconosciuta! In preda ad una strana sensazione, Roberto Ventosi sedette su quella invitante poltrona tecnologica, frutto degli ultimi ritrovati in fatto di relax e si lasciò andare. Da quella posizione, il panorama era spettacolare, grandioso, straordinario, se non fosse stato un uomo avrebbe potuto sentirsi Dio! Da lì si poteva dominare l’intera città, era come vivere un sogno. Il cielo era grigio, minaccioso, quasi in procinto di riversare sulla grande megalopoli sottostante, quantitativi infiniti di pioggia. Le luci risplendevano senza sosta, senza tregua, in una Roma sfavillante, in cui la gente non faceva altro che vivere. Fu in quel momento che Roberto Vento percepì nel suo cervello un’altra dimensione della verità, più astratta ma allo stesso tempo profonda e radicata. Le domande iniziarono a perforargli il cervello, come se nell’aria ci fosse un’insolita energia che stimolasse la mente in strane direzioni. Iniziò a chiedersi se stava vivendo la realtà che vedeva, se la percepiva attraverso i sensi in tutta la sua interezza, perché intuiva, inspiegabilmente, che ciò di cui era stato testimone ‘usciva’ dalle normali bande sensoriali. All’improvviso avvertì un’insolita sensazione, quasi soffocante, che impetuosa stava risalendo e si faceva largo nella sua gola. Sembrava un magone, un nodo soffocante, che lo fece trasalire. Ad un tratto tutte le sue certezze vacillarono, come se fossero state sorrette da fondamenta di sabbia, così precarie, incerte, instabili!
E se la sua vita fosse stata solo un sogno?
Se un bel giorno si fosse svegliato e si fosse accorto che nulla era mai stato reale, come una sorta di universo artificiale, ingannevole, fasullo?

La materia e l’energia sono la stessa cosa, per cui la realtà essenziale dell’Universo è energia.
Ogni forma energetica si presenta associata a un’onda, caratterizzata a sua volta da una lunghezza e da una frequenza.
L’Universo è essenzialmente soggettivo … per chi lo vive o per chi ci muore!

IL MONDO PARALLELO
Grazie per aver letto questa storia

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65 pensieri su “Il Mondo Parallelo: L’Universo

  1. I ricordi appartengono solo al passato o alla nostra memoria,oppure potrebbe esserci dell’altro?

    ..Sono affacciata alla finestra e davanti a me vedo un piccolo giardino con una panchina,poi mi giro,magari mi occupo di altre cose ma ecco all’improvviso che mi si riaffaccia alla mente la stessa immagine di poco prima e ne avrei appunto un ricordo.
    Allora mi chiedo; quali delle due immagini e’ quella più “veritiera”?

    Senza nemmeno troppo pensarci si darebbe per scontato che quando ho visto il giardino con la panchina,quello fosse semplicemente il giardino con la panchina e nel secondo caso solo il suo ricordo,diciamo pure la memoria di cui ne avrei fatto l’esperienza…ora,non negando l’esistenza del giardino e la panchina,come non notare il fatto che quella che all’inizio si era presentata davanti a me non era anch’essa un immagine?

    Ninni milord, riesci a soddisfare il tempo della lettura con emozioni al livello personale e intimo.
    Un’analisi profonda, mai banale.
    Quanto ne sai?
    Incredibile, sparisco al confronto, mio maestro.
    Una grande e una profondissima sensibilità.
    C’é tanto, anzi tantissimo in queste righe e se penso che questo è stato un romanzo breve, scritto parallelamente con U-Boot, mi miene da piangere per la mia insussistenza.
    Bravo, bravo bravo!

    Lilly che ti abbraccia

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  2. La memoria costituisce la base del poter pensare proprio in quanto il pensiero nasce a partire dall’assenza della cosa percepita per cui essa può solo venire evocata pensandola.
    Penso che la corrispondenza che a volte si riscontra tra alcune immagini della memoria cosciente e le esperienze vissute in stato di totale incoscienza possa al momento solo indicare che esiste un livello di percezione non cosciente, una sorta di registrazione automatica evocabile da immagini prodotte poi a livello cosciente.
    Potrebbe anche essere una sorta di percezione collettiva transindividuale a cui poi il protagonista (Tony), recuperata la coscienza, è in grado inconsciamente di accedere.
    Ma si annulla.

    Ninni. mio tesoro, sei un mito!!!
    Mito!
    Mito!

    lamanuaffascinata

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    • Si potrebbe forse azzardare che noi abbiamo un “ricordo” e che questo e’ parte integrante della nostra essenza,(come potrei mai avere un “ricordo” di qualcosa se non ne avessi già la sua esperienza?)

      Bello!

      😉

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      • Lilly Simoncelli

        Propio così.
        L’esperienza acutizza le percezioni che ci colpiscono nel corso del nostro tempo.
        Poi, queste percezioni, divngono realtà e forma entro il corso della nostra esistenza.
        La plasticità è dovuta da quella forma che ognuno vuole darle.

        Grazie

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    • Manuela Rovati

      Cosa dà senso se presente e passato coesistono?
      Non ci sarebbe nè passato e nè futuro,non esiterebbero nè come termini e neppure come definizioni: se li nominiamo significa che esistono.

      Anche la “percezione collettiva transindividuale” è una buona intuizione.
      Potrebbe essere che sopita la volontà cognitiva, il cervello lavora su empatie ambientali, “sente” l’ambiente ma non sensorialmente come fa con la volontà cosciente, dove il cervello applica l’attenzione e la concentrazione, ma è più sull’applicazione meditativa e contemplativa.

      Più meditativa, forse.
      Grazie per esserci

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  3. a commentare il pezzo torno entro sera, ho bisogno di rileggerlo ancora… e ancora e anche quelli vecchi.
    Per intanto mi auguro che questo mondo parallelo, o di qua o di là, o su questo blog o sull’altro di K. continui ad esistere. E’ splendido.
    Ma mi riservo di commentarlo davvero come si deve. ( spero). E metto il mi piace, doppio, triplo, quadruplo!

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    • Lady Nadia

      Siete estremamente gentile e cortese.
      Diremmo, quasi, non un capello fuori posto. Quel contegno che, a ben guardare, a noi è molto congeniale perché regala il profumo della propria dignità, che è inderogabile, e il rispetto perfettamente ricambiato.
      Vi ringraziammo, comunque, sulla parola.
      Di voi ci si può fidare.

      Grazie e cordialità

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  4. Più semplicemente si dovrebbe capire che non siamo semplici “involucri chiusi e/o separati”, ma esseri umani pensanti e che, anche il laicismo più profondo, è sinonimo di analisi della nostra intimità, senza il coinvolgimento religioso.
    Ecco, sfrondati da tutto questo, dirigiamo il nostro pensiero sull’essere intimo o intimistico.
    L’uomo, coacervo di passioni, permette all’Universo di esistere perché esiste dentro di se/noi.
    L’uomo disegna, nella coscienza universale, quello che la coscienza stessa ascolta e insegna.
    Ecco che Tony si lancia, uccidendosi e apparentemente chiude un ciclo.
    Ne apre uno più importante, credo.
    L’uomo, inteso come tale rinasce verso un qualcosa di più grande e più completo.
    E per rinascere, … deve prima morire!

    Caro dottor Raimondi, con questo suo romanzo breve, ha assestato una vittoria importante sia sull’uomo, sia sul destino.

    L’Uomo, catarsi importante e fondamentale, ha nelle proprie mani il destino dell’Uomo stesso, ma con consapevolezza, umanità e sacrificio.
    Il sacrificio buono!
    Lei ha salito, oggi, il podio della profondità.
    L’ammiro.

    Buona giornata

    Amedeo.

    Ps: come afferma la sua pregiatissima lettrice Lady Nadia, metto volentieri il mio Like (difficilmente lo rilascio)

    Buona giornata

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    • Amedeo d’A.

      Don Amedeo riusciste laddove molti non riuscirono: riusciste a fermarci la parola.
      Un arte disperata la vostra, ma che ha prodotto un frutto importante: ci ammutoliste.
      Riprendendo la vostra riflessione non possiamo non rcordare che il Sé, l’intimo che racchiude il Creato (o Un’evoluzione, comunque), è l’ipostasi di tutto quello che ‘atomicamente’ abbiamo dentro.
      Una diarchia forse? Perché no?
      Siamo governati da quello che sentiamo e da quello che sentiamo.
      Dal si e dal no.
      Dal bianco e dal nero.
      Dal bene e dal male.

      Ecco: nell’operare una scelta, la decisione è sempre nell’equilibrio.
      Il male non prevarrà, dicono. E questo è un bene, ma neanche il bene prevarrà.
      L’importante il giusto equilibrio mentale e sistemico.
      Il resto, mondi paralleli permettendo, arriva.
      Grazie

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  5. ..mentre leggevo ritornava la parola “ricordo” e l’ho cercata nella sua etimologia;
    Re-core = re (indietro) core (cuore)…
    Riportare al cuore!
    Che sorpresa ogni Volta scoprire l’etimologia delle parole e che bravura la tua, milord, a portare nei tuoi scritti tanto e ancora tanto da dare un senso a questa nostra, povera e miserevole, vita.
    Bellissimo questo capitolo d chiusura/apertura.
    Ciao … ma torno.

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    • … e il ricordo tra l’altro, a differenza della memoria, è qualcosa che rimane per sempre.(evidentemente nel cuore, simbolo straordinario e sede della sapienza)
      Dunque una porta d’accesso all’imperituro?

      Mentre la memoria scivola via molto facilmente … il ricordo, ad essa connessa, comprime e muta in una nuova forma.
      La coscienza
      Quanto raccontato, più su, promana da quello.
      Passato e futuro coesistono: tutti gli istanti di tempo esistono giá ora, fermi e immutabili. La nostra vita si trova in alcuni di questi istanti.
      (Il resto non lo percepiamo)
      Siamo tutti in un unico essere. L’esperienza cosciente universale: io e voi, mia signora, siamo lo stesso essere, che percepisce attraverso tutti gli organismi in grado di produrre coscienza.
      Noi siamo la coscienza.
      (Avrete, dunque, percepito che la nostra vita si trova in tutti gli istanti di coscienza di ogni individuo, quindi in realtà percepiamo, esclusivamente, tutto il percepibile)

      Che abisso profondo è il Ricordo!!
      Grazie milady

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  6. Io credo che la profondità di questo romanzo del mondo parallelo, ritrovata in ecco Ninni, ritrovata anche nel primo di fantascienza suo che lessi … sta sempre nell’immortalità. Nel dubbio se, essere immortali possa giovare o nuocere. Ogni volta farcito meravigliosamente di altri elementi, ma sempre questo desiderio nascosto ( mi dica se sbaglio) dell’eterna giovinezza per sè oltre che per i propri pochi cari.
    E ogni volta in queste storie la conscia e maturata delusione supposta che questa immortalità provoca. Il desiderio di vivere più vite contemporaneamente, il desiderio e la necessità di analizzare, scegliere e scindere i ricordi.
    Ninni, Antonio-Tony,farina.
    Anche in ecco Ninni più o meno ne trovavamo e ammiravamo la simile essenza.
    No al suicidio, si alla vita qualunque essa sia.
    Si ai ricordi e si al presente. Senza la storia, e lei ce lo insegna ogni giorno… che uomini saremmo? Vuoti, superficiali, scialbi. E parlo di storia antica come di storia di ieri, di un mese fa, di un anno fa, di due anni fa….
    Noi siamo il giusto equilibrio di tutte queste energie passate, presenti e future.
    La coscienza è questo e l’anima, senza bisogno di religione, l’anima si spingerà oltre, anche al futuro. E’ scindibile e lei si che è immortale.
    Noi siamo energia più che carne, ogni sensazione, ricordo, azione, sprigiona un’ energia a onde di frequenza ideali per incontrare altra energia simile. E questo si percepisce no?
    Si, siamo già immortali. Ne sono certa. Con rispetto e affetto. Nadia.
    Spero che il commento sia gradito. Ce l’ho messa tutta nelle mie possibilità.

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    • Scriveste, mia signora, un apporto bello e completo.
      Anche voi riusciste e concorreste ad ammutolirci.
      Il fatto che, l’analisi fra i testi, le righe e i passaggi, è corretta, parla da sola.
      No al suicidio.
      Mai. La reputammo. oltre che una sublime e ultimativa operad i vigliaccheria, un modo per uscire dai “guai” della vita.
      Un guaio , come nel matrimonio, lo si creai indue (l’individuo e i fatto che corroborano la propria vita).
      Il suicidio, in forma ultimativa, tronca di fatto una situazione di errore che è stata creata sì dalla vita stessa, ma anche dal proprietario di quella vita. Non affrontare e cedere, è vigliaccheria.

      Dunque, dicevamo..
      Per cui passato e futuro potrebbe essere una forma di costruttivismo. Ma queste sensazioni sono condivise prima di tutto da un dato empirico e quindi significa che se più individui “vedono” la stessa cosa, ma possono interpretarla, bisogna prima accettare un dato empirico di partenza e poi le interpretazioni.

      Quindi una cosa prima esiste e poi si interpreta anche con le sensazioni.
      Nel caso dell’immortalità nel presente, come presente memoria e aspettativa, ma memoria e aspettativa non sono propriamente passato e futuro, bensì le immagini e quindi i significati che di essi ora ci appaiono per rappresentare in modo mutevole ciò che siamo.
      Non siamo lo stesso essere, ma siamo nello stesso essere, nella stessa unica realtà di cui siamo parti diverse. Io e voi, milady, non siamo la stessa cosa, altrimenti non esisteremmo in alcun modo. L’uno universale non può esistere, anche se è

      In ogni caso, mia signora, L’immortalità intesa come “passato e futuro” non esiste.
      Ció che non esiste più e ció che deve ancora accadere“.
      Chiamiamo queste definizioni “prima e dopo”.

      La sensazione è una relazione o una cosa in sé?
      Bell’aspetto, vero?
      Grazie per esserci e cordialità

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      • Certo! Lungi da me il ritenere questo concetto. Parlavo di energie con le quali, nella vita di tutti i giorni, ci scontriamo in qualsivoglia circostanza e, con le quali ci sentiamo in affinità di pensiero o di azione o, viceversa, dalle quali stare alla larga. La nostra anima è libera di volare e non è vincolata a un luogo o alla carne. E con questo spero di essermi fatta comprendere. Se in noi c’è qualcosa di potente e di divino ecco: quella è proprio la nostra anima congiunta e inscindibile dalla nostra coscienza.
        Fine repliche per oggi qui.
        Saluti e buona giornata.

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  7. Mi riallaccio a quello che hai detto più su.

    La differenza tra l’immagine percettivamente presente e l’immagine della memoria è che mentre la prima è immagine immediata di una presenza, la seconda è immagine mediata di un’assenza.

    Entrambe poi fanno riferimento a qualcosa che accade solo nel presente (presenza o assenza che sia) e che, nel caso dell’assenza, viene interpretato come immagine che allude (è segno per) a qualcosa che è accaduto e che ora non è più.

    Il capitolo è molto bello e profondo.
    Mi piace proprio anche come finale. Una specie di Total Recall (prima maniera) dove non si sa dove inizia/finisce il sogno e inizia/finisce la realtà.
    Sei un maestro in questo, milord.
    Ciao

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    • Vintrix

      Una specie di Total Recall.
      Ti confesso che, proprio durante la stesura di questo ultimo capitolo pensavo, proprio a Doug Quaid o Carl Hauser se preferisci.
      Già, con un confine sottilissimo.
      Ciao

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  8. Soggettivo. Ogni sentimento, ogni realtà interpretata attraverso i nostri cinque sensi diventa soggettiva. I cinque sensi di cui l’uomo è dotato sono poi solo degli strumenti atti a decifrare l’intorno, ma con una certa approssimazione. L’occhio umano riesce a cogliere soltanto un certo numero di colori, così come l’orecchio, etc. etc. Potremmo dire che la realtà che noi percepiamo è solo una piccola porzione di quel mondo che ci circonda. Gli animali vedono il mondo in bianco e nero, ma per loro quella è la realtà e non gli porta alcun disturbo. Noi percepiamo invece un ventaglio più ampio di colori, ma ridicolo se confrontato allo spettro dei colori che in realtà ci sono, A volerla dire tutta, l’uomo è sì un essere vivente ma è anche una macchina, un robot biologico capace di fare determinate cose mentre altre no.

    Ci sono in questo racconto, mirabilmente scritto, un po’ di quelle ossessioni (artistiche) di Clive Barker, Dean Koontz e Philip K. Dick, oltre alle tue, caro Amico. Ma non indaghiamo troppo, rimaniamo invece su di un piano prettamente letterario senza andare a toccare quei perché e percome che avrebbero potuto ispirarti questa storia. E’ il cervello un “calcolatore”, un “universo dentro all’universo che ci accoglie”. E però di come funziona il cervello umano sappiamo forse meno di quell’universo che spiamo attraverso radiotelescopi e quant’altro.
    Che un’altra vita sia possibile, in una dimensione parallela, non è da escludere, non a priori in ogni caso. Se le teorie di Stephen Hawking venissero provate, domani il mondo potrebbe non essere più quello che oggi, più o meno tutti, crediamo che sia. E forse la mente, or come ora, per quel che ne sappiamo, è anche una sorta di buco nero. Chi può dirlo!

    I miei più sinceri complimenti, caro Ninni Raimondi: nutri in te un certo numero di giuste e giustificate ossessioni che fanno di te un artista poliedrico, ben capace di sondare le latebre umane non solo attraverso il soggettivismo del tuo sentire, ma anche attraverso quelle conoscenze scientifiche/mediche a noi conosciute al momento attuale.

    Beppe

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  9. C’è un messaggio in quest’ultimo capitolo.
    Un messaggio indirizzato ai più, da chi si è sentito un meno.
    E leggo che si sta evolvendo al massimo, con il minimo.
    Ciao Nì, buona giornata

    F.

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  10. Mi ha cullata e confortata tutto ieri.
    La lettura, completa, pagina per pagina che ho sofferto e che mi ha fatta soffrire delle sofferenze del protagonista.
    Un passaggio bello e soddisfacente.
    Bello e pieno.
    Buona giornata mio signore.

    🙂

    Eleonora

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    • lady Manuela Rovati

      – Sto ascoltando:
      – ABBA –
      ___________________
      (Adesso) – The winner takes it all

      Grazie milady. La forza delle emozioni, così come si conoscono, si decifrano e susseguentemente, si subordinano alla nostra vita, è forte quando fluisce entro le vene dei sentimenti.
      Il sentimento, grande motore e decisore dei nostri destini.
      Purtroppo quando si perde tale caratteristica (per noi virtù) si perde l’attenzione ai veri obiettivi della vita.
      Si tradiscono i principi.
      Si tradiscono le mete.
      Si tradiscono, anche, le proprie idee.
      Si tradiscono … gli amici.

      La sofferenza è figlia di questo tradimento.
      Grazie e cordialità mia signora

      Mi piace

      • Si tradisce tutto, è vero.
        Poi rimane il vuoto attorno e uno specchio che riflette sempre la medesima immagine.
        Uno specchio di incredulità e dolore.
        Già…
        Un bacio …
        Buona serata mio signore, potessi abbracciarti …
        ….

        Manu

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      • No dico, ma esiste una giornata, una che è una, che non sei stronza? Farti una fetta di cazzi tuoi mai, vero?
        Ma che palle!

        E io lo bacio bacio e ri-bacio.
        Muà muà e muà!

        😀

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      • Ruffiana ruffiana e ri-ruffiana!
        ah ah ahahahhhahaahahahah

        Ruffy ruffy ruffy..
        Leggi le mail piuttosto, ruffy ruffy

        ahahhaaahaahahahah

        La milordessa
        ahahhahaahahhahahahahahah

        bacio bacio e bacetto

        ahhahaahahaha

        scusa Nì per l’OT, perdono, ma …….§°@##] +*… o la uccido!

        🙂

        Mi piace

      • Stavo mettendo via per tornare a casa e ti ho letto mio signore.
        Come dici tu:

        Ci sono le giornate buone,
        quelle meno buone,
        poi ci sono quelle pessime!

        Un bacio… e una carezza

        Lilly

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  11. Tutto è bene quello che finisce bene, dunque?
    Non sempre. L’impatto emozionale che ci hai dato è forte,
    Rimette in discussione tutta la convinzione che “l’usuale” ci ha sempre imposto.
    Poi, perdonami, ma mi chiedo: è stato compreso?
    Forse e non credo.

    Vabbè, buona giornata.
    Aspetto domani.
    Ciao

    G.

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    • Lord Grande Flagello

      – Sto ascoltando:
      – ABBA –
      ___________________
      (Adesso) – The winner takes it all

      Grazie mio signore.
      Come anzi detto, gli impatti emozionali cavalcano l’onda della coscienza e del sentimento che, a prescindere dalla loro origine, sono sempre le basi di qualsiasi soddisfazione vitale.
      Cosa salvammo della nostra esistenza se non lacrime e frammenti di vita vissuta che, infranti contro gli scogli dell’indifferenza e dell’ottuso protagonismo, distruggono interi pianeti, interi mondi abitati da fiere popolazioni e teatro di grandi slanci e tenui sguardi?
      Nulla.
      Il nulla.
      Grazie per esserci

      Mi piace

  12. La potenza emozionale è forte. E certo non si esaurisce con questo episodio.
    Ho nostalgia, anche, del Mondo Accanto e dell’Antica Dama.
    Mi hai fatto sognare. Perché non fai una ripubblicazione? Sei bravo in quella scrittura, anzi bravissimo.
    Visto che ci sono “soggetti” che ripubblicano, addirittura, storpiando e modificando nomi e fatti, ma la solfa è sempre quella (e mi sto riferendo a una persona ben precisa), puoi,. per piacere ripubblicarci qualcosa sul Mondo Accanto?
    Una di quelle liriche che ci hanno portato oltre il mondo e il mare?
    E’ possibile?
    Dopo il capitolo di domani, ti prego milord.
    Ho proprio voglia di vedere come continua U-Boot, ma anche di immergermi in pieno nell’Antica dama. Un capitolo qualsiasi.
    Io so, per certo, che non modifichi nulla, in qualsiasi ripubblicazione.

    Ci ho provato, dai …

    Buona giornata a te.

    Giorgia

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    • Lady Giorgia Mattei

      – Sto ascoltando:
      – ABBA –
      ___________________
      (Adesso) – The winner takes it all

      Il Mondo Accanto mia signora?
      L’Antica Dama è sparita, milady.
      L’Antica Dama è morta e mai più parlerà con quella delicatezza e eleganza che la contraddistingueva.
      L’Antica Dama, l’unica nostra fonte d’ispirazione, quella per cui creammo e ideammo lontani racconti e vibranti poesie.
      Quell’Antica Dama, foriera di poesia e dolci sentimenti e per cui scrivemmo e scrivemmo lunghi dialoghi e mai recepite carezze … ci uccise!
      Imbracciò il paletto di frassino e senza por alcun termine, lo conficcò nel profondo del nostro cuore.
      Lo conficcò con forza, tale da sprizzare copiosi rivoli e rigurgiti di sangue. Quel sangue che inondò queste stanze. Quel sangue che rimase, anche, dopo grandi puliture.
      … Quel sangue che, oggi, grida vendetta!

      Il milord, ha chiuso quel ciclo. L’Antica Dama rimase antica … e nulla più.
      Grazie mia signora.
      (Non scriveremo più di “Ella“, ma probabilmente e soltanto se ce ne sentiremmo ispirati, potremo ri-pubblicare qualcosa che la riguardò.
      L’Antica Dama portò, con sé, la musa ispiratrice che la muoveva: il sentimento!

      Grazie a voi

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      • Ho riletto qualcosa oggi a proposito dell’Antica Dama. Ho letto con le lacrime agli occhi trovando tutto il sentimento possibile in quei brani, oltre alla maestria con la quale sono scritti mi hanno fatto accpponare la pelle. Io non frequento da molto questo blog ma ormai ho compreso quache cosa del passato che l’ha accompagnato ed io credo, per quello che leggo e percepisco, che alcuni legami sono davvero indissolubili, di per sé e anche secondo le circostanze o il destino o come lo si voglia chiamare.
        E’ forte ciò che traspare da quei meravigliosi pezzi.
        Ed è una magia che davvero sa fare, è eterna, speciale.
        Avevo già letto i brani ma, ora, col senno di poi… ho capito qualcosa in più di lei, anche oggi.
        Con affetto sincero da una nuova amica del mondo di qua, a volte un po’ nero, a volte un po’ storto, a volte un po’ annebbiato ma che qualcosa di buono ogni tanto regala comunque.
        Buona domenica.

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  13. Stiamo ascoltando
    (Dedicated)

    The winner takes it all
    (Chi vince prende tutto)

    Non voglio parlare
    di quello che ci è capitato,
    anche se fa male.
    Adesso è passato:
    Ho giocato tutte le mie carte
    e tu hai fatto lo stesso
    Non c’è altro da aggiungere.
    Nessun altro asso nella manica.

    Rispetto la tua vittoria
    questo è il mio destino.
    Mi tenevi tra le braccia
    e pensavo che quello fosse il mio posto.
    Mi chiedevo che senso avesse
    costruirsi un recinto
    costruirsi una casa,
    pensando che lì sarei stato al sicuro

    Ma sono stato una sciocco
    a giocare rispettando le regole.
    Gli Dei hanno lanciato i dadi,
    e le menti fredde come il ghiaccio
    hanno vinto
    e chi è quaggiù
    perde qualcuno di molto caro.

    Cordialità

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  14. Intatta rimane quella luce solitaria, oltre la finestra, dietro i tuoi occhi.,
    Un’Eternità furtiva che ruba la vita e non restituisce sorrisi.
    Una solitudine che s’ infrange dentro il cuore.

    Grazie mio signore per le splendide cose che ci publichi, senza nulla chiedere.
    Grazie.

    Elena

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  15. raccoglierò l’ultima lacrima
    e la nasconderò
    fra le pagine di questo libro.
    Il suo profumo l’asciugherà,
    la sua dolcezza la riscalderà.
    Raccoglierò quella lacrima
    e la berrò.

    Immortale come una fiamma,
    calda come un tuo bacio.
    Dolce come un petalo appena nato,
    sottile come un pensiero mai risolto.

    E ti amerò
    di eternità in eternità.

    Per l’eternità

    Ciao milord

    Elena

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