U-Boot XIII

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1U-530 – Atlantico Centrale – 10 maggio 1945 ore 13.00
Il comandante Otto Wermuth stava controllando col periscopio se ci fosse del naviglio di una qualche importanza, da affondare. Ormai era da qualche giorno che pattugliavano quella zona a circa 1000 miglia a Est, Nord-Est di Portorico senza incontrare nulla. Quel quadrante gli era stato assegnato dall’Ammiragliato prima di partire, a metà marzo, dai porti della Norvegia.
In realtà loro gli ordini li avevano presi direttamente da Berlino, dal bunker di Hitler, fino almeno al 26 aprile, poi ogni comunicazione era cessata e avevano dovuto far riferimento alla radio e al Kurier.
Il Kurier, questo nuovo tipo di radio che non era intercettabile dagli alleati, era stata installata a bordo proprio prima di partire, anzi, era già salpato con l’U-530 da Kristiansand e lo avevano fatto rientrare a Oslo, per installare la ricevente Kurier. L’operazione era stata bollata come segretissima, gli era stato fatto divieto di parlarne con alcuno.
Qualsiasi ordine fosse giunto attraverso questo nuovo sistema era estremamente riservato, in caso di cattura da parte del nemico gli era stato intimato di distruggere tutto ciò che era pertinente al Kurier.
All’epoca queste raccomandazioni gli erano sembrate un po’ sciocche e vuote: stava partendo per una missione di pattugliamento e l’unica eventualità che poteva capitargli era quella di essere affondato.
Forse le SS, che erano salite a bordo per installare il sistema, si riferivano all’imminente caduta della Germania, ma Otto dubitava che, se anche ciò fosse successo, lui avrebbe consegnato il suo sommergibile a qualcuno: alla scuola Ufficiali di Murwick gli avevano insegnato che in caso di resa il sommergibile era da affondare.
Un paio di giorni prima avevano ricevuto un messaggio frammentato da cui erano riusciti a capire solo che Dönitz era il nuovo Presidente del Reich, c’era sicuramente dell’altro, ma la comunicazione era molto disturbata, forse a causa della distanza a cui erano o chissà per quale altro motivo.
La cosa non li aveva preoccupati molto visto che il Kurier trasmetteva i bollettini meteo senza alcun problema e in maniera costante ed affidabile.
“Comandante abbiamo ricevuto una comunicazione via radio” era il capo telegrafista.
Otto prese il foglietto e lo lesse avidamente, in fondo era quasi da due settimane che non riceveva ordini e amava, scherzando con i suoi ufficiali dire che magari la guerra era finita, e loro non ne sapevano nulla, e stavano continuando una loro guerra privata.
“A tutti i sottomarini: cessare ogni attacco, navigare sempre in superficie, issare una bandiera blu, usare le luci di posizione di notte, procedere verso il porto americano più vicino per la resa. Rimuovere tutti i detonatori dalle torpedini, immunizzare le mine e gettare fuoribordo tutte le munizioni”
“Capo, ma da dove arriva quest’ordine? Direttamente dalla Casa Bianca?” rise Otto e tutta la camera di manovra rise con lui
“Signori questa è solo propaganda dei nostri nemici e probabilmente una trappola per catturarci. Finché non giungerà ordine di resa tramite il Kurier noi restiamo in guerra”

4La camera di manovra esplose in un boato di apprezzamento, a bordo, nessuno amava l’idea di essere internato in un campo di prigionia Alleato e ogni altra alternativa era ben vista.
Mentre i ragazzi si felicitavano e lanciavano slogan contro il nemico, il capo telegrafista avvicinò nuovamente il comandante con un altro messaggio
“Comandante dal Kurier”
Otto si fece serio e notò che l’ordine era cifrato, velocemente lo tradusse e poi lo lesse
“U-530 dirigersi a Mar del Plata e consegnare il mezzo alle autorità Argentine”
Otto rimase un po’ con il messaggio in mano ponderandolo bene, infine era giunto l’ordine di resa, la sua convinzione che l’altro ordine fosse fasullo fu avvalorata.
In un certo senso fu contento che l’Ammiragliato si fosse preso il disturbo di farli arrendere a una nazione neutrale e fu anche impressionato che, nel caos di una capitolazione, ci fosse il tempo di assegnare le zone di resa.
Notò la precisazione che doveva consegnare il mezzo, ovviamente avrebbe distrutto tutto ciò che poteva avere un valore strategico: ordini, diario di bordo, mappe, manuali, procedure, Kurier, radar e attrezzature anti-radar li avrebbe buttati in vista delle coste Argentine.
Poiché gli ordini non specificavano lo stato in cui avrebbe dovuto consegnare il mezzo, avrebbe provveduto a far distruggere anche i generatori, proprio prima della resa e sabotare tutti gli altri sistemi vitali, in modo da rendere inservibile il suo sommergibile secondo quanto aveva appreso alla scuola ufficiali.
“Signori, la nostra madre patria è capitolata, la guerra è finita” disse ad alta voce Otto per farsi sentire dagli astanti e riportare il silenzio contemporaneamente, cosa che avvenne subito, anche se seguita da mormorii di scoramento.
“Come ultima missione ci arrenderemo in Argentina, nazione neutrale e da lì ognuno di voi sarà libero di scegliere quello che vorrà: restare o tornare in patria.
Non so cosa ci aspetti in Argentina, so che è una nazione che è sempre stata sostenitrice della Germania e molti nostri connazionali si sono già trasferiti la prima e durante la guerra.
Non so nemmeno in che stato troverete la nostra patria e a che condizioni si è arresa.
So solo che arrendersi in Argentina significa avere una speranza di non essere internati nei campi di prigionia dei nostri nemici e questo a me basta.” terminò il suo discorso e cominciò ad intonare “Deutschland, Deutschland über alles” e subito fu seguito da tutto l’equipaggio commosso.

3U-HAH – Atlantico Settentrionale – 11 maggio 1945 ore 13.00
Walter aveva appena finito il pranzo: carne in scatola, verdure in scatola, acqua e una mela.
Non era certo uno dei pranzi di quando era al Palazzo della Cancelleria di Berlino, nel periodo migliore, ma tutto sommato erano nutrienti e il sapore era decente, certamente era rimasto impressionato dalla possibilità di mangiare frutta dopo tanti giorni dal rifornimento.
Il merito era tutto dei nuovi frigo di questo modello che permettevano una maggiore e migliore conservazione dei cibi: il comandante, che ultimamente mangiava da solo molto tardi, gli aveva messo a disposizione anche alcune rarità come vino e birra, che di solito erano riservate alle feste di bordo, ma lui aveva preferito farne senza, non che non fosse un estimatore delle bevande alcoliche, ma gli sembrava più corretto uniformarsi agli usi del resto dell’equipaggio.
Per il momento il suo piano si stava svolgendo esattamente come preventivato, merito, anche, di tutta l’Organizzazione che tramite Kurier gestiva le altre pedine del suo gioco con un tempismo e una precisione da orologiai.
U-234 li aveva lasciati il giorno prima per far rotta verso gli Stati Uniti e Walter lo aveva comunicato via Kurier all’Organizzazione, senza dir nulla al Comandante Dorf, anche se sospettava che il telegrafista glielo avrebbe comunicato entro la fine della giornata; Aveva avuto conferma, proprio prima di pranzo, che U-530 aveva ricevuto il suo ordine di consegnarsi a Mar del Plata e che U-977 aveva lasciato le coste Norvegesi un paio di giorni prima.
U-234 gli avrebbe fornito il tempo sufficiente per farli arrivare a Capo Verde circa, o in ogni caso in un’area non ‘calda’ per le operazioni, e dove gli Alleati avrebbero impiegato meno risorse per cercare eventuali sommergibili, non rispondenti agli ordini di resa.
In mattinata aveva comunicato i nuovi ordini al comandante; rotta 186 e velocità cinque nodi, così come previsto nel suo piano, anche se la velocità era lievemente minore visto che erano un po’ in anticipo e che non c’era necessità di sprecare combustibile o di fare troppo rumore, specie adesso che erano soli, o meglio come preferiva descrivere Walter, erano ‘nudi’ senza scudo.
La prossima destinazione sarebbe stato l’arcipelago di Capo Verde, colonia Portoghese e quindi neutrale, anche se, da quando U-234 aveva preso un’altra direzione, per loro sarebbe stato pericolosissimo farsi vedere in superficie a causa dello stesso numero identificativo che portavano: gli Americani avrebbero potuto capire il trucco e non attenersi più ai patti presi nei mesi precedenti.
L’Organizzazione aveva avuto numerosi contatti con il servizio segreto americano, FBI lo chiamavano, tramite l’Ambasciata a Buenos Aires in Argentina e tramite quel canale avevano avuto modo di contrattare le condizioni della resa di U-234 e il tornaconto: la mappa del Rosengarten, che gli era stata consegnata personalmente in Svizzera, alcuni passaporti argentini originali e tolleranza per le aziende tedesche che avevano investito denaro in Sud America.
Ovviamente l’FBI non era a conoscenza dei destinatari dei passaporti argentini e neppure che le aziende tedesche che avevano investito in Argentina a partire dal 1944, in realtà erano il paravento con cui l’Organizzazione si finanziava e con cui aveva esportato i capitali nazisti fuori dalla Germania assediata.
In ogni caso, anche lo avessero saputo, non avrebbe cambiato molto perché gli Americani avevano la guerra con il Giappone a tenerli occupati e l’impressione di Walter era che avrebbero fatto qualunque cosa pur di vincerla.
Infatti, con il senno di poi, Walter aveva pensato che ciò che avevano messo dentro U-234 era probabilmente molto più di quello che serviva per ottenere tutto ciò che avevano contrattato, ma ormai era fatta. Al momento in cui aveva pensato a cosa mettere dentro il sommergibile che potesse interessare i nemici, gli era sembrata una buona idea.
Sicuramente era stata una finezza quella della lista, la stessa lista che lui custodiva nella sua valigetta e che sarebbe stata consegnata solo dopo che lui fosse arrivato sano e salvo.
Era stata venduta come garanzia sul rispetto degli impegni presi: se l’equipaggio di U-234 non fosse stato trattato adeguatamente, se le imprese in Sud America avessero avuto dei problemi, non sarebbe mai stata consegnata, per garantire invece la buona fede tedesca, il codice per decifrarla avrebbe viaggiato insieme a U-234 e sarebbe stato consegnato da Heinrich appena consegnatosi agli Americani.
I patti prevedevano poi che la lista sarebbe giunta nelle loro mani non oltre metà agosto, data per la quale Walter pensava di essere già sparito e magari dimenticato.
Walter tornò a concentrarsi sul suo libro di spagnolo che studiava ogni volta in cui disponeva di un po’ di tempo libero: non sarebbe sbarcato che parlava fluentemente, ma sicuramente un piccolo vocabolario di termini di uso comune e un po’ di grammatica li avrebbe saputi bene, inoltre Walter era portato per le lingue, come aveva dimostrato con il russo, sebbene fosse stata più che altro una necessità legata allo sforzo bellico, era quindi sicuro che in pochi mesi avrebbe imparato perfettamente lo spagnolo.

6Manfred stava ancora mangiando il suo pranzo frugale, aveva preso questa abitudine in marina a mangiare un pranzo leggero, una cena sostanziosa e una buona colazione. Il cambio di orario era voluto, non aveva intenzione di passare più tempo del necessario con il generale Stahlecker, che pur restando un suo superiore, aveva cominciato a non stimare più.
Tanta acredine era dovuta ai recenti eventi che Manfred aveva finalmente messo in fila e che cominciava a credere di aver capito, soprattutto l’aver scoperto che per un periodo due sommergibili con lo stesso numero avevano viaggiato sulla stessa rotta gli aveva dato la chiave per decifrare gli eventi.
Molte volte si era interrogato sulla vera missione del suo sommergibile, quando aveva visto il generale delle SS salire a bordo, con la faccia nascosta dal bendaggio, aveva pensato ad una missione segreta, magari l’ultima di un personaggio indomito che non aveva nessuna intenzione di arrendersi o farsi catturare, per cui tanto valeva farsi portare da un sommergibile sulle coste del nemico, sbarcare tutte le attrezzature e cercare di sabotare quanto più possibile fino all’inevitabile cattura e morte.
In questo scenario, l’aver cercato di confondere i nemici con due sommergibili dallo stesso numero avrebbe avuto un senso.
Ben presto, però, questa romantica visone aveva lasciato posto ad una più bieca realtà, fatta di sotterfugi e meschinità, per un tornaconto personale.
Il fatto era che loro si erano fatti scudo di U-234, del suo carico di merci e personaggi che molto probabilmente erano stati venduti come salvacondotto per la loro missione o fuga, visto che l’idea che si era fatta ormai Manfred era che il generale Stahlecker stesse solo fuggendo per salvarsi la vita.
A questa versione ci era arrivato pensando a tutti gli elementi di cui disponeva, tra cui l’ultimo messaggio che il generale aveva fatto inviare via Kurier in cui confermava che U-234 si dirigeva verso gli Stati Uniti.
E così finalmente tutto aveva un senso: il sommergibile più silenzioso e invisibile disponibile, tutta la segretezza che li aveva avvolti fin dall’inizio, gli ordini strani che avevano ricevuto fino a quel momento e tanti piccoli altri particolari.
La cosa che lo frustrava di più però era la consapevolezza che tutta questa fuga era stata preparata ed era supportata da qualcuno, essendo un generale delle SS, la cosa non stupiva molto: probabilmente si stavano appoggiando ad una rete segreta messa su per questo tipo di evenienze, che magari operava in clandestinità fuori della Germania stessa.
La loro destinazione, a questo punto, era abbastanza facile da intuire trattandosi di una fuga, avrebbero scelto o il Sud America o l’Africa o il Giappone e Manfred aveva la sensazione che fosse il Giappone e che tutto il materiale che avevano caricato, in realtà fosse quello che veramente doveva andare in Giappone con U-234 originale.
Ebbe un pensiero per l’amico Fehler, comandante di U-234, che trasportava molti materiali che riteneva preziosi e invece era solo un inganno e temette per la vita dell’amico e del suo equipaggio.
Il generale gli aveva comunicato la nuova rotta, Manfred era sicuro che la prossima destinazione sarebbe stato l’arcipelago di Capo Verde perché era un classico, essendo una colonia portoghese, era quindi neutrale e disponendo di numerosi isolotti disabitati era un ottimo rifugio per piccole imbarcazioni o sommergibili. Sicuramente gli Alleati avrebbero pattugliato la zona temendo che molti U-Boot si sarebbero consegnati in porti neutrali quindi loro avrebbero dovuto mantenersi vigili e attenti.
Il fatto che il generale non stesse fuggendo da solo, ma con l’aiuto di una rete organizzata, cambiava drasticamente le cose: fosse stato solo lo avrebbe fatto mettere agli arresti, sarebbe emerso e avrebbe diretto il suo sommergibile verso il porto più vicino e si sarebbe consegnato agli Alleati, come da ordini trasmessi via radio.
Loro non avevano mai ricevuto quel messaggio perché non avevano una radio ma il Kurier, peccato che Fehler avesse chiesto a lui, con il morse dal periscopio, se avesse ricevuto lo stesso messaggio proprio prima di comunicargli la sua intenzione di resa agli Stati Uniti.
Essendo invece una fuga organizzata e ben preparata, Manfred temeva che a bordo gli avessero piazzato qualcuno per evitare una simile evenienza e poiché lui conosceva bene solo pochissimi membri che aveva scelto lui stesso, ora era in una situazione in cui non sapeva di chi fidarsi.
Finì il suo pasto frugale e restò un po’ al tavolo, da solo, per rilassarsi: per il momento non correva alcun rischio, la guerra in Europa era finita o stava finendo in quelle ore, loro non esistevano per nessuno e finché erano in mare sarebbero stati al sicuro.
Certo, prima o poi avrebbero terminato quel viaggio e allora, Manfred ne ebbe la certezza, i problemi sarebbero cominciati, di sicuro però restava ancora un bel po’ di tempo in cui avrebbe potuto pensare al da farsi, ponderare di chi potesse fidarsi e magari prendere alla sprovvista il generale che sicuramente non sospettava che lui avesse capito tutto.
Gli venne da sorridere, un sorriso di amarezza e sconforto, perché lui si era arruolato e aveva condiviso gli ideali che la sua patria gli aveva insegnato: onore, coraggio, virtù e lealtà per nominare i primi. Alla fine si era ritrovato che la missione della sua carriera, quella per cui pensava di essere stato addestrato, altro non fosse che la vile fuga di un traditore di questi valori.

Sospeso il Voi (ma solo per questo capitolo).

PS
A gentile richiesta si fornisce la seguente informazione:
NON ho un account Facebook, né a mio nome né a nome di chicchessia, né tengo ad averlo e comunque non adesso, per il momento. Per cui tutti quelli che ritengono o hanno ritenuto di leggermi con nomi, soprannomi, assonanze e varie, in quel Social sono, vivamente, pregati di astenersi dal commentare questo o quell’argomento trattato nella loro e soltanto loro fantasia. Per soddisfare l’ultima curiosità, informo che ho un account in Google + (Il facebook di Google) nato per un’errore durante l’iscrizione, al fine di ottenere una @mail, mai utilizzato e totalmente abbandonato (non mi ricordo la password d’ingresso e non ci tengo a ricordarla).
Astenersi perditempo.
Grazie

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50 pensieri su “U-Boot XIII

  1. mamma quanto ho aspettato questo capitolo.
    Sembrava non arrivasse più.
    E’ da stamattina che aspetto.
    L’ho stampato e aggiunto agli altri,
    ma lo sai milord che siamo a pagina trecento e rotti (non li conto più).
    E’ partita una risma di carta…

    Ma tornerò perché questo capitolo è bello proprio e lo devo leggere con calma. Ciao

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    • Eleonora

      Gazie per la gentilezza nei miei confronti.
      Grazie sul serio. Trecento e rotte pagine? Credevo di meno. Col romanzo siamo a due/terzi e comunque nel vivo.
      Ti ringrazio proprio.
      Cordialità

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  2. Siamo alla pure arte di scrittura.
    Bravo Ninni.
    un capitolo bellissimo e profondo.
    Buona domenica
    preciso e storiograficamente importante.
    Completo e bello.

    Ciao e buona domenica

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    • Francesco

      La storiografia è importantissima in un romanzo storico. la storia non si stravolge e non si crea, soprattutto per rendere credibile l’ambito del plot.
      Completo vediamo alla fine, magari.
      posso annunciarti, però, che è molto attinente a dei fatti successi.
      Ciao e grazie

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  3. Un pezzo di storia dell’uomo e delle sue miserie dentro una guerda di aggressione e di aggressioni subite, che fa male ancora oggi.
    I nazisti, questo è pacifico, non erano angioletti.
    Ma gli americani con la loro falsa amicizia che hanno rovinato tutta la civiltà occidentale, non ne sono da meno.

    Un capitolo bello, pieno e completo caro milord.
    Bello bello
    Sì, è vero, anch’io lo aspettavo.

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    • Giorgia

      No, non credo proprio che i nazisti fossero degli angioletti.
      Sulla falsità americana sfondi una porta aperta, cara Giorgia. E’ sotto gli occhi di tutti e in tutte le manifestazioni sia politiche, sia da “alleati”, meglio perderli che trovarli. Falsi fino al midollo.
      Non si smette mai di stupirsi davanti ad eventi che stroncano qualsiasi persona dotata di un minimo senso morale e umano.
      Ci sono persone che, nascondendosi dietro le pieghe dell’amicizia vera, impiegano più di dieci anni, non un giorno dunque, per rivelarsi come se fossero una mota informe e maleodorante e fidati, so di chi e cosa sto parlando.
      Ciao grazie e buona domenica per quello che ne resta

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  4. Un capitolo profondo storiograficamente parlando.
    Si leggono quei passaggi fondamentali che hanno modificato il corso della guerra e soprattutto del dopo guerra.
    Molto bello.
    L’appuntamento domenicale non è stato disatteso.
    La ringrazio per questo.
    Buona giornata

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    • Don Amedeo

      Sì, è vero.
      Passaggi che hanno sottolineato la storia dell’uomo in tutte le sfumature.
      Siamo sicuri, però, che tali sfumature siano derivate da casi fortuiti?
      La ringrazio per aver scritto

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  5. Questo capitolo è molto bello per l’analisi e per la portata della politica internazionale di guerra.
    Un’analisi che mi lascia con gli occhi spalancati.
    Viviamo in una società, quella del consumo, figlia di quegli intrallazzi.

    Bellissimo

    Buona domenica e grazie

    Sua Anna

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    • Anna

      Grazie per la gentilezza.
      Trattare di politica internazionale è difficile quanto la politica locale.
      indiscutibilmente ci sono maggiori spazi di confronto, ma la difficoltà resta.
      Grazie e cordialità

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  6. Un brano bello per un capitolo ancora più bello.
    Certo che l’analisi del periodo è studiata al massimo, con pulizia e proficuità.
    Una analisi che parla di attualizzare delle scelte, nella seconda guerra mondiale e che quelle scelte fecero parte della nascita della modernità.
    Una bellezza di pulizia che non si può fare a meno di assaporare e leggere.
    Buona giornata milord

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    • Elena

      Ti ringrazio per la generosità del tuo commento.
      E’ da dire che non mi sarei mai permesso di proporre una storia orientata, se non ci fosse stato uno strato cospicuo di verità storica, appunto.
      Ma poi, diciamocelo chiaramente: siamo sicuri che la storia ha avuto quello sviluppo che tutti conosciamo?

      Grazie e buona giornata

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  7. Ho sempre sostenuto che la nostra fede e i nostri valori sono tali per educazione e appartenenza ad un luogo di nascita.
    Spesso mi sono domandata se fossi nata altrove, in un altro periodo storico? Se mi avessero inculcato altre ideologie? Se fossi appartenuta ad altre credenze, altre terre? In guerra?
    Ecco. Per ribellarci alle nostre radicate educazioni ci vuole coraggio ed intelligenza ed obiettività, molta.
    Il nostro protagonista sta dimostrando di essere incredibilmente razionale e lucido nelle decisioni che riguardano se stesso, i suoi uomini e la sua nazione.
    Se le sue azioni e i suoi ragionamenti saranno corretti, lo scopriremo più avanti.
    Un capitolo strategico e credo illuminante.

    E ora aspetto il seguito.
    A presto!
    Buona serata.

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    • Nadia

      Hai ragione e stai affrontando l’argomento proprio nella manirera in cui io l’ho affrontato sempre. Quello di cui parli sono i valori della Patria. Ovvero quei valori inculcati dai nostri padri.
      Ovviamente si deve fare una riflessione in merito.
      L’uomo è un animale sociale e come tale non può fare a meno di socializzare e comunicare. A questo proposito abbiamo molte forme di comunicazione e di interrelazioni fra sistemi e o insiemi.
      Ma, in ogni modo, da qualche parte si doveva pur partire, giusto per porre delle basi di pacifica convivenza civile.
      Per cui si è iniziato proprio dalla più vicina: la patria, ovvero i valori etnografici ed etnologici di nascita, senza andare troppo in là.
      La tua domanda, che poi è il mio dubbio, risiede nel fatto della “allocazione” dei principii.
      Se fossimo nati

      Qua ci viene in aiuto l’antropologia sociale (mia grande passione) che analizza e ricerca quei principi comuni a molte situazioni di civiltà e umane.

      La compassione, la morale, l’amicizia, il diritto alla felicità e ad aspirare alla felicità; il diritto alla famiglia e ad amare, (e tanti altri) sono valori comuni a molti.
      Partiamo da quelli, intanto.
      Sì, da quelli comuni, il resto lungo il cammino, arriverà.
      Grazie ciao e buona domenica

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  8. A proposito di BREXIT

    Eccovi nell’ordine da sinistra a destra: Lagardelallà, Renzucht, Angelina, HitlerJunker, Hollandino Settebellezze, Cameron Diaz, ScheubleNacht, il Dragoncello e nello sfondo Donald Duck che li sbatte fuori dal mondo anglo-sassone.

    Vi è piaciuta la satira?
    Grazie

    🙂

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    • Maria Silvia
      Che bella sorpresa (te l’ho detto in separata sede comunque)
      Grazie sei molto gentile
      (Fra l’altro, in questo frangente, prendi bene: ho sospeso momentaneamente il Voi)
      La Brexit è diventata satira e barzelletta sovrannazionale.

      Ciao e stammi bene.
      Saluti Concomitanti

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  9. Brexit….Posso sempre dare del tu? Caro Ninni, credo che siamo ad una svolta che non condivido. fuori la Gran Bretagna credo staremo peggio tutti: noi e loro. Basti pensare al fatto che gli studenti europei potevano iscriversi nelle università Inglesi pagando 9.000 euro, cifra pari a chi è britannico, ora se lo vogliono fare dovranno pagare 35.000 sterline, La sanità non sarò più gratuita. Gli scozzesi non sono affatto d’accordo e i Gallesi dubitano.
    Non ho una cultura di politica estera ma mi sembra un problema grosso. Secondo me la Germania dovrebbe dettare meno legge su tutti. Come sempre ha preso da anni il comando e senza il loro nulla osta ci sono mille difficoltà. E’ bene comunque che non mi sbilanci, la mia opinione è che avrebbe dovuto restare. Mi sbaglio?

    Ciao, un carissimo saluto

    Giovanna

    Liked by 2 people

    • Giovanna

      Mah, nella mia ottusità, credo e ritengo che il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord abbia fatto bene.
      Di ragioni per fuggire dall’Unione Sovietica d’Europa ne ha e ne ha avuti a bizeffe.
      Non ultimo il mantenimento di un MEF (Il fondo a disposizione dell’Unione Sovietica Europea) inncrementato di anno in anno e deciso, di volta in volta, dalla Cancelliera del quarto Reich Angelina Hitler Merkel, Capo del Politburo e del Comitato Centrale Sovietico per l’Educazione Popolare Coatta- Ufficio repressione cultura, Sez. Spremi cittadini.
      Ogni anno (questo è il dato della Repubblica delle Banane Italiana) ogni singola colonia (il caso italiano appunto) elargisce al Comitato Centrale Sovietico 13 (diconsi tredici) miliardi di euro e ne tornano in investimenti per le colonie (da suddividere, giustamente e doverosamente in : Business Coop Rosse, Mafia Capitale, Palazzinari riuniti SpA, N’drangheta SRl, Camorra Soc. Coop.RL, Mafia SpA, Parlamento Italiano Truffe & Raggiri Associati, ecc. ecc.) per un importo complessivo di circa 9 (diconsi nove) miliardi.
      Mancano all’appello 4 (diconsi quattro) miliardi che vengono equamente divisi in : Abbuffini & Co., Dittatori associati, Banche & Strozzinaggio Consulting – con sede alle Cayman.
      Come vedi, soltanto da qua …

      Ma adesso assisteremo alle giuste rappresaglie che la Fhurer Frau Merkel von Hitler vorrà fare.
      E cioé:

      1°) Convocazione immediata di tutti i dirigenti del partito sovietico/nazista europeo (facenti parte della famosa corrente interna Lecchini & Ruffiani per la Patria);
      2°) Convocazione del Capo Burattino Esecutore Generale Mattew Renzucht von Kretin;
      3°) Stesura dell’Ordine del Giorno, nota speciale riservata:”Siamo fritti, attenzione, perché è la volta buona che ci fanno fuori”: Ordine del Giorno, articolo unico:”Dileggiare e Offendere fino alla morte”.

      Capirai che, con questi impegni pressanti non è possibile più un colloquio.
      Neanche una chiacchiera, nemmeno un piccolo gossip.
      Per cui…

      L’unico personale rammarico è che noi, comunque, non potremo MAI decidere di Fuggire da questa Europa malsana, sanguisuga e ingiusta.
      La Costituzione (che vuole modificare Von Renzucht e Monsieur Verdinì a Ottobre, giusto per fregiarsi, in futuro del nome di Padri della Patria) più bella del Mondo (così l’ha definita quel benigno di Benigni che vuole cambiarla anche lui: Visto? Siamo in mano ai comici!!!) non permette Referendum a suffragio popolare sui trattati internazionali.
      Per cui abbiamo:

      Von Renzucht che lecca la manina di MerKel von Hitler e noi, vile e schifosissimo volgo, ottuso, ignorante e malsano, non potremo MAI dire nulla.

      Lui, generato, non creato e soprattutto non votato, sta là.
      Noi pure, ma alla finestra della stalla e rigorosamente legati, per il collare, al palo.

      Tutto qua.

      Perdona i refusi.
      Passo più tardi.per il resto delle risposte
      Ciao e grazie

      😀

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      • ahahahahahahahahahahhahhahhahahahhaha
        Mi farai morire con un attacco di peritonite acuto!
        aahhahahahahahhahahahah

        Capo Burattino Esecutore Generale Mattew Renzucht von Kretin

        ahahahahahahahhahhahahah

        😀

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  10. Per U. BOOT XIII, ho apprezzato moltissimo lo svolgere del racconto. Come sempre ti sei attenuto il più possibile alla realtà dei fatti. Temo che i valori a cui fai riferimento stiano diventando dei puntini luminosi sempre più distanti. ” La compassione, la morale, l’amicizia, il diritto alla felicità e ad aspirare alla felicità; il diritto alla famiglia e ad amare, (e tanti altri) sono valori comuni a molti.” parole tue di grande e immenso valore le vedo morire quotidianamente in un’indifferenza fredda. la Famiglia è diventata un’utopia, il rispetto?….chi l’ha visto? La morale mi sembra stia agonizzando ma ben poche mani si allungano per farla tornare in salute. La felicità? Qui aprirei una parentesi: La felicità non è uno stato costante ma si può essere felici di poco e questo è l’importante.

    Per poter capire certi valori dovremmo conoscere a fondo la storia, cosa che hai giovani non viene più insegnata mi pare, visto la loro folle ignoranza!
    Raccontiamo veramente la seconda guerra mondiale nella sua verità, di tutti !

    Quanti sanno che dopo la capitolazione della Germania, 159 U-Boot si arresero, mentre altri 203 furono affondati dai loro stessi equipaggi. Durante i cinque anni e mezzo di guerra i tedeschi avevano costruito e commissionato 1 157 U-Boot, più altri 700 piccolissimi sommergibili e ne avevano catturati al nemico quindici. Tra le file tedesche andarono perduti 784 sommergibili, compresi tre catturati. La maggior parte di quelli affondati in mare, 500 su 632, furono distrutti dai britannici o da forze al loro comando; di contro i sommergibili tedeschi ed italiani affondarono 2 840 navi, per un totale di circa 15 000 000 di tonnellate, la quasi totalità da parte dei tedeschi, i cui U-Boot affondarono inoltre 175 unità da guerra Alleate, in massima parte britanniche. Delle perdite Alleate ad opera degli U-Boot, il 61% fu rappresentato da mercantili sorpresi mentre navigavano da soli, il 9% da navi che avevano perso il contatto con i loro convogli, e solo il 30% da navi che procedevano in convoglio, e di queste solo una minima parte furono affondate in zone dove esisteva un’adeguata copertura aerea ?

    Chi sà che esistevano le navi civetta? Parlo dell’Atlantis su cui hanno fatto anche un bellissimo film molto realistico.
    Quanti sanno che la Regia Marina Italiana aveva 115 sommergibili?
    chi ne conosce i nomi ? Almeno di quelli più ricordati per le loro operazioni ?

    Scusa Ninni, ma quando fanno le commemorazioni su i caduti non sento quella doverosa partecipazione emotiva per chi è stato fedele al giuramento verso la propria patria.

    Non mi dilungo oltre ma questo argomento mi tocca veramente nel profondo.
    Ammiro sempre di più il tuo modo di scrivere.
    Un abbraccio e ti auguro una meravigliosa giornata

    Giovanna

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    • Giovanna

      La memoria storica è un bene indefettibile, al quale non è possibile rinunciare.
      Assolutamente.
      Il retaggio culturale di un popolo è nella sua memoria che ne permette l’evoluzione e l’incarnato nel tempo.
      Il suo progresso inizia dall’analisi del proprio passato.
      Infatti, e questa (è una mia fissazione) analisi più è completa, più consegna al futuro, ai nostri figli e alle generazioni proiettate, una verità … sempre in divenire.
      Cosa succederebbe se io non ricordassi mio padre, chi fu, le sue sofferenze e le aspettative.
      Un uomo tutto d’un pezzo, come lo si definirebbe adesso.
      Un uomo che sofferse le pene dell’inferno attraverso la sua generazione innovativa e distruttiva ad un tempo.
      Si parla di seconda guerra mondiale.
      E malgrado tutto, malgrado i convincimenti “strani” nessuno di quella “stirpe d’eroi” voleva la guerra.
      Tranne che per gli imbecilli.
      Cosa può essere cambiato rispetto ad allora?

      Beh, quello che noi oggi chiamiamo “Analisi dei mercati, con inserimento marketing entro una struttura economica aperta, analisi e sviluppo …” allora si chiamava con il termine di Colonie e colonizzazione.

      Una diversa metodologia che spaziava dal fonetico fino al linguistico e letterale assioma.
      Quale sarebbe la differenza, se non che i nostri padri conoscevano già questi termini ma, in altre situazioni e realtà?
      No, non potrei essere, neanche sotto tortura, un becero progressista assoluto.
      Non potrei uccidere mai, in nome di un progresso che va avanti e tutto uccide dal passato, senza imparare.
      Non potrei mai essere un rottamatore come stupidamente si è paludato il non eletto fiorentino.
      Partire dal principio che tutto va rottamato per crescere è sbagliato!
      Pensa se ci fossero stati, nel passato, dei deficienti di tal fatta, non avremmo avuto Einaudi, De Gasperi, ma anche Cavour, Giolitti, Bettino Ricasoli, ma anche Benito Mussolini, Bettino Craxi, e via con compagnia cantante.
      Statisti di razza, italiani, che comunque hanno lasciato un’impronta che ci ha permesso di crescere.
      Ognuno con delle pecche, ognuno con delle virtù.
      Ma questo sarebbe il meno.

      Pensa se non avessimo avuto, oppure perso memoria, il Conte Franco Scaglione di Martirano San Nicola e Mottafilocastro e per la storia dell’ingegno italiano, semplicemente, Franco Scaglione.

      La sua ottusa rottamazione ci avrebbe fatto dimenticare, e forse privato, di un ingegno di stile e di architettura delle idee non comuni.
      Non avremmo avuto la lancia Aurelia, oppure la Arnolt-Aston Martin DB 2/4 spider Bertone, la Alfa Romeo Giulietta Sprint Spider prototipo 002 Bertone, oppure Alfa Romeo 33 Stradale o la Indra Coupé … e qua mi fermo perché la lista sarebbe veramente molto lunga.
      Un genio dello stilismo italiano, non so se lo conosci … 🙂

      No, mi rifiuto, come sempre fatto, a pensare o ripensare un progresso, oppure un futuro senza agganciarmi, solidamente, al passato.
      Senza radici, l’albero della vita non cresce.
      I fiori recisi danno il colore e il profumo, ma quale agonia …

      Un antico U-Boot tedesco …
      Un maiale della X Mas (Motosiluranti Anti Sommergibili) che tanti eroi del mare ci ha regalato e che al grido del dannunziano motto:Memento Audere Semper ci ha regalato pagine memorabili, proprio come tuo padre, mio padre e tanti padri d’Italia.
      Ci ha regalato, anche, tanta passione e tanta tecnica.
      Al polso porto, con orgoglio e notevolmente invidiato (ma è il mio orgoglio d’italiano onesto) un “Luminor – Officine Panerai – Bottega d’Arte – Firenze, Pam 224”.
      Si, quello dei nostri eroi, quello utilizzato da Gabriele d’Annunzio, invidiato da Obama, usato da Vladimir Putin (uno dei pochi uomini politici di razza rimasti nel pianeta), portato con orgoglio da Re Juan Carlos e indossato da tanti che, come tuo padre, hanno portato ingegno, italianità, bellezza, lavoro, arte e stile, nel mondo.
      Perdona la prolissità

      Buona giornata

      Ninni

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  11. Credo che il racconto del passaggio di questo capitolo sia, o possa essere, veritiero.
    Nella storiografia ufficiale, si leggono momenti così e sicuramente e come per il passato, abbiamo una cospirazione internazionale che con la guerra ebbe a che fare molto poco.

    Molto bello e completo.
    Grazie

    Mi piace

  12. Quei valori che si richiamano a chi combatte per la propria patria.
    Da qualsiasi parte la si osservi.
    Il caso è “coscienza” e ci vuole una coscienza forte.
    Il combattimento, da qualsiasi parte lo si osservi, è sempre giusto.
    Mah.
    Ultimamente, caro Ninni, ti leggo più complicato del solito. Intellettualmente più elevato e stilisticamente confortante.
    Si esplode, quando la pazienza esplode.
    Grazie

    Ciao

    lamanuaffascinata

    😀

    Mi piace

    • valori indefettibili e insopprimibili cara Manuela.
      Ogni medaglia ha due facce se imparassimo ad osservare le facce come se fosse la prima volta … e per singola faccia, forse capiremmo, la prospettica delle cose, nella loro interezza.

      Buona giornata e grazie

      Mi piace

  13. Sto ascoltando:
    Liza Minelli
    Cabaret, live version


    perché intristirsi dentro questo Cabaret che è la vita? Brindo per morire sorridendo.
    Perché stai seduto, al buio e da solo in quella stanza?
    Il mondo si dimenticherà di te comunque.
    Partecipa al Cabaret, old Chum

    seguirà,

    Mein herr

    Bye bye mein liebe

    e per finire

    Wilkommen in Kabaret (ma aumentate il volume perché è veramente basso)

    Willkommen, bienvenue, welcome
    Fremde, etranger, stranger
    Gluklich zu sehen, je suis enchante,
    Happy to see you, bleibe, reste, stay
    Willkomen, bienvenue, welcome,
    Im Cabaret, au Cabaret, to Cabaret

    Mein Damen und Herren,Mesdames et Messieurs, Ladies and Gentlemen! Guten Abend, bon soir, Wie geht’s? Comment ca va?

    Do you feel good?
    I bet you do! Ich bin euer, je suis votre compere… I am your host.
    Und sage,

    Willkomen, bienvenue, welcome,
    Im Cabaret, au Cabaret, to Cabaret

    Wir sagen, Willkommen bienvenue, welcome Im Cabaret, au Cabaret to Cabaret!

    Ma si, benvenuti a questo cabaret, che magari non è quello che vi aspettavate.
    Ogni tanto si piange.
    Qualche volta si muore,
    Molto spesso si soffre.
    L’importante è ridere, ridere, ridere, prigionieri di una vita che non abbiamo cercato e che ci lascia soli e disperati, con la nostra morte.

    Soli siamo nati e soli moriremo.
    Ridiamo, ridiamo in faccia alla morte… l’unico sorriso, forse un po’ amaro, che ci è concesso.

    Lo spettacolo continua.
    Benvenuti al Cabaret della vita … al mio ultimo saluto prima di morire.
    Sorriderete sempre.
    Le lacrime saranno nascoste molto bene….

    Willkomen, bienvenue, welcome, Im Cabaret, au Cabaret, to Cabaret!
    Je suis enchante!

    Liked by 2 people

  14. Letto e apprezzato tantissimo.Corposo e denso, risulta chiaro e fluido grazie all’ottima, attenta scrittura.
    Tremende le guerre: confondono valori, spezzano vite e famiglie, distruggono credi, alimentano tradimenti e soprattutto abituano alla morte.

    Buona notte,
    Marirò

    Liked by 1 persona

    • Lady Marirò

      Grazie mia signora, vi ringraziammo sia per la vostra costanza, sia per le parole generosissime.
      Concordammo, con voi, bel merito delle guerre.
      Abbiate le nostre, riconoscenti, cordialità

      Mi piace

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