Una storia 19

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2L’idea la sgomentò e per un po’ rimase a rimuginare su questa tesi e sulle immagini che quel pensiero evocava in lei. Che sciocchezze! E comunque che diritto aveva di lasciarsi prendere dall’angoscia proprio lei che, come aveva detto prima Althea, aveva già così tanto? Anche se in verità avrebbe sacrificato Plummers senza pensarci due volte per andare a vivere in una casa piccola e si sarebbe adattata a qualsiasi cosa, in cambio dell’affetto di George.
La mattina dopo le cose presero un aspetto migliore mentre intrattenevano i loro ospiti, e i due giorni della visita passarono molto piacevolmente. George portò il dottore e Althea a fare un giro a cavallo per la proprietà, mentre Sophie consultava sua madre in materia di stoffe e sui suoi progetti per la sistemazione della casa. Nel pomeriggio, comunque, si assicurò la compagnia di suo padre per una passeggiata in giardino, mentre sua madre riposava e Althea era di nuovo in giro a cavalcare. Era arrivato l’autunno e il ragazzo del giardiniere stava ramazzando mucchi di foglie color bronzo.
— Ho così tante idee — gli disse. — Il signor Jardine ci ha procurato un eccellente giardiniere e stiamo già facendo progetti per la prossima estate. Voglio un roseto là e una massa di narcisi accanto al muro della terrazza, e anche più giù, vicino al lago. Poi abbiamo un frutteto che è stato molto trascurato, ma Chivers ha cominciato a lavorarci e abbiamo intenzione di costruire una serra per coltivare pesche e peschenoci, e magari anche uva. Per non parlare di tutti i fiori deliziosi che può piantare.
Il signora Sterling le sorrise. — Sei felice, tesoro mio?
— Oh sì — rispose lei, badando però a evitare il suo sguardo e a fissare il lago. — Come potrei non esserlo con… — un attimo di esitazione — con una casa talmente bella!
Ma l’omissione di sua figlia non sfuggì al dottor Sterling. Così osservò con attenzione genero e figlia per tutto il resto della visita e, da uomo abituato a capire le persone, si accorse che, al di là del sincero piacere con cui esercitavano la loro funzione di ospiti, c’era tra di essi una strana cortesia formale che denotava la mancanza di vera intimità: non li vide mai scambiarsi un sorriso per qualcosa che condividessero, o ridere per qualche scherzo o battuta comprensibile solo a loro. Non disse niente, ma tornò a casa molto preoccupato.
Alcuni giorni dopo arrivò Maurice, come un fresco soffio di brezza marina, e lui e Althea rallegrarono la casa con le loro risate e i loro scherzi.
— Sono sorpreso che tu non sia ancora partito — osservò George quando arrivò il fratello. — Mi pare che questa volta abbia avuto una licenza eccezionalmente lunga.
— Ah, ho una novità per te. Invece della corvetta che mi era stata assegnata in un primo tempo, sarò al comando di una fregata che stanno costruendo a Chatham. Che ne dici della mia promozione?
Le ragazze si congratularono con lui, anche se Althea fu meno esuberante del solito. — Sono proprio contenta per te — disse Sophie.
— Devono apprezzarti molto all’Ammiragliato — fu la risposta di George. — Bravo, vecchio mio. Quando pensi di assumerne il comando?
— Non prima di un mese o due. Potrei persino riuscire a passare qui il Natale. È una bellissima nave, sai, George. Sono già andato a vederla parecchie volte. Verrà battezzata “Orion”. Non trovi che sia un bel nome? E devo ammettere che sono ansioso di salire a bordo e di collaudarla, dovunque si decideranno a mandarci.
— Farai un breve viaggio di prova, allora? — si informò il fratello.
— Sì, può anche darsi, non si sa mai. Ma ho sentito parlare della Cina, come destinazione.
— All’altro capo del mondo! — esclamò ridendo Sophie.
— Né più né meno di quel che si può aspettare un marinaio. Ci sono già stato una volta e sono rimasto incantato da Shanghai. Ti porterò qualche ninnolo esotico per il tuo salotto.
Per il resto del pasto Althea fu insolitamente silenziosa e pareva abbattuta, ma Maurice a forza di stuzzicarla la rimise di buonumore, comunicandole anche che si era informato sulla nave di Frank e aveva saputo che sarebbe potuta essere in porto per Natale. La cosa rallegrò enormemente le due sorelle del giovane cadetto. Maurice aggiunse poi in tono enigmatico: — Ho dei progetti per Frank. — Ma si rifiutò di dare ulteriori spiegazioni.
Alla fine della settimana Charlie Layton accompagnò sua moglie e Maurice scortò Sophie e Alethea a vedere i palloni. George, che aveva accettato con una certa riluttanza di unirsi alla compagnia, fu poi trattenuto a casa all’ultimo momento, essendo subentrato un problema che riguardava l’acquisto di un nuovo terreno. Comunque ebbe un colorito resoconto della spedizione durante la cena.
— C’erano due palloni — spiegò Maurice. — Uno ha fatto un volo dimostrativo e l’altro, che era ancorato a terra con delle corde, si è sollevato solo di poco.
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3— È stato davvero interessante — intervenne Sophie. — Charlie ha parlato col responsabile, un certo signor Fox, un giovanotto che è nipote di Charles Fox, della Fox & Henderson, la ditta che sta preparando l’allestimento dell’Esposizione Universale di Londra.
Questo particolare catturò l’attenzione di George. — Davvero? Mentre ero in città ho visitato spesso il sito dell’Esposizione e ho anche parlato con il signor Paxton, un tipo molto preparato e colto. Così il giovane Fox si dedica ai palloni?
— Sì, e il signor Layton conosceva suo fratello, a quanto pare: erano a scuola insieme. Così ci ha spiegato tutto, come funzionano quegli affari… le valvole e tutto il resto — concluse un po’ sommariamente Thea.
Maurice scoppiò a ridere. — Be’, forse ti è sfuggito qualche particolare, Thea. Vedi, George, c’è una valvola in cima che rimane chiusa durante il volo e viene aperta per liberare il gas quando si vuole scendere. Poi c’è un rampone che serve per ancorare il pallone e dei sacchetti di sabbia che fanno da zavorra. Anche questi vengono eliminati quando occorre. È una cosa affascinante e un giorno o l’altro intendo provare a fare un volo. Oggi era impossibile perché i voli erano già stati tutti prenotati. Ma le ragazze sono salite sul pallone ancorato e si sono alzate soltanto di tre o quattro metri.
— E la vista era splendida — intervenne Thea. — È magnifico salire in silenzio e vedere i campi, gli alberi, le mucche e le pecore farsi sempre più piccoli. Era una scena da togliere il fiato.
— Sei salita con Monica? — George era stupefatto. — Ed è venuto anche Charlie? Deve avere ben appesantito il cestino.
— La navicella — lo corresse Maurice. — Charlie moriva dalla voglia di provare ed è salito col responsabile dell’Esposizione. Il volo gli è costato venti ghinee, e immagino che sua moglie si chieda che altre stramberie abbia intenzione di combinare dopo questa, ma sono atterrati appena a sud di Woodstock e hanno chiesto a una fattoria di dare loro un carro per riportarli indietro, pallone e tutto il resto. La signora Layton, che è piuttosto coraggiosa, non ha battuto ciglio quando ha visto Charlie alzarsi in aria! Certo non è salita con lui perché è in stato interessante.
— Così è rimasta con Sophie? Pensavo che tu avessi detto che…
— Niente affatto — lo interruppe deciso suo fratello. — La signora Layton è rimasta con la signora Fox, così io ho fatto salire le due ragazze.
George guardò sbalordito la moglie. — Intendi dire che “tu” sei salita? Ma se ti rifiuti anche solo di… — Zittito da uno sguardo eloquente, lasciò la frase a metà. — Credevo che soffrissi di vertigini — concluse in modo maldestro.
Lei si strinse nelle spalle. — Non ho questo problema e la cosa era troppo emozionante per rinunciarci. C’erano molte persone che volevano provarci ed è stato solo grazie a Charlie che abbiamo avuto la possibilità di salire sul pallone ancorato, che ha fatto parecchie ascensioni fino a che non è finito il gas.
Continuarono per un pezzo a discutere di quell’argomento. Althea ridendo raccontò di aver lasciato cadere un po’ di sabbia sulla testa della gente ai suoi piedi. — C’erano parecchi spettatori e molte carrozze — concluse. — Il proprietario deve aver guadagnato parecchio. Che spettacolo!
Per il resto del pasto George sedette senza quasi aprir bocca, ma alla fine disse: — Sono lieto che voi tutti abbiate trascorso una giornata così bella. Be’, Maurice, che ne diresti domani di andare a vedere le corse di Newbury, visto che è iniziata la stagione?
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4
— Immagino che dovrei ringraziarti per esserti trattenuto dal fare quell’osservazione che stavi per lasciarti sfuggire — osservò Sophie quella sera quando furono nella loro camera da letto. Comunque per me c’è una certa differenza tra i cavalli e gli aerostati.
— Vedo che sei decisa a non dimenticarti quello che ho detto una volta in Olanda — replicò in tono irritato George.
— Ammetto che vorrei farti ritirare quell’espressione che hai usato per riferirti a me.
— Che sei paurosa? Be’, ho sbagliato e ti chiedo scusa, perché capisco che ti ha punta sul vivo. Ma non mi sarei aspettato che fossi una che serba rancore.
Lei posò la spazzola, colpita. Forse George non aveva torto, non era da lei comportarsi in quel modo.
Intanto lei, che in camicia da notte le voltava la schiena e si riscaldava in piedi accanto al fuoco, aveva ripreso a parlare: — Devo ammettere che sono rimasto esterrefatto a sentire che tu sei salita su un pallone, anche se ancorato a terra.
Mentre fissava la schiena del marito Sophie pensava a un libro di consigli per una giovane sposa, che sua madre le aveva regalato: sosteneva l’autore che nessuna donna dovesse fare approcci al marito fino a che non fosse passato almeno il primo anno dal matrimonio, oppure dopo la nascita del loro primo figlio. Questa volta però, buttando al vento ogni cautela, si voltò verso di lui. Ormai usa ai “bisogni degli uomini”, come li aveva sentiti definire, era abbastanza intuitiva da capire che il rapporto di Verity con Jack era felice, mentre non lo era il suo con George. Forse solo un bambino l’avrebbe aiutata a conquistarne il cuore.
— Se avessi avuto i motivi di Monica per non salire — mormorò — suppongo che non l’avresti attribuito alla mia pavidità. Mi spiace di non averli.
— Buon Dio! — George si voltò di scatto. — Siamo sposati da pochi mesi soltanto. Sarò molto contento quando succederà, ma adesso è presto e io non vorrei mai… che poca stima devi avere di me! Quanto a quella parola, vorrei proprio che te ne dimenticassi. Mi spiace di averla usata, ma devo dire che proprio non mi so capacitare del motivo per cui ti rifiuti di montare in sella a un cavallo, visto che sei tanto temeraria da fare un’ascensione in un pallone. Sono poche le donne che sarebbero disposte a farlo.
— Ci sono state anche delle donne aeronaute — replicò Sophie. — Charlie ci ha parlato di una certa signora Green, per esempio… Ma questo non c’entra. Sei arrabbiato con me?
— Arrabbiato? No, solo stupito, anche se trovo che Maurice non avrebbe dovuto lasciarti andare senza il mio permesso.
— Oh, George, non essere così formale. — Poi, notando la sua espressione, si affrettò ad aggiungere: — Sembrava una cosa così emozionante! E poi non potevo lasciare andar su Thea da sola con Maurice… — gli sorrise. — Vedi, il pallone non è un essere vivente e cocciuto come un cavallo. E il signor Fox pareva saperlo controllare molto bene. A proposito, ho portato a casa uno dei manifesti per fartelo vedere. Guarda, è là sul tavolo.
George lo prese e vide una scritta a caratteri cubitali: “I PALLONI DI BRYCE, un grande spettacolo. Si organizzano voli”. A questo punto non lesse oltre. Ma certo, Emily gliene aveva parlato! Ed ecco che quell’uomo si intrometteva di nuovo nella sua vita. — Non voglio più che tu salga su un pallone in vita tua, capito? — fece con una voce piuttosto roca.
— Ma certo — ribatté lei in tono noncurante, stupita dalla sua veemenza. Possibile che si preoccupasse così tanto per lei? — Ma non c’era assolutamente pericolo — aggiunse. — E poi Maurice non avrebbe certo…
— Maurice non arretrerebbe davanti a qualsiasi sciocchezza, e poi non è quello… — Si interruppe di colpo. — Ricordati solo quello che ti ho detto.
Era impossibile capirlo, pensò Sophie, e comunque non poteva essere a causa della sua ascensione in aerostato che suo marito se ne stava là con quell’aria così abbattuta. Così si avvicinò a lui e, ignorando i consigli di quel noioso libro, infilò il braccio sotto quello di lui e gli posò la testa sulla spalla. — Mi spiace se ho fatto qualcosa che ti ha contrariato. Se tu fossi stato con noi le cose sarebbero andate diversamente. Sei molto stanco, George?
— Credo di sì. Andiamo a letto?
Senza staccarsi del tutto da lei, si chinò a soffiare sulle candele e Sophie lo lasciò andare. Perché non la prendeva tra le braccia, mostrandosi contento di lei, mostrandole la sua ammirazione per quello che aveva fatto? Perché non le dava un piccolissimo motivo per farle pensare che le volesse un po’ di bene? E invece era semplicemente irritato e lei non sapeva perché. A letto pensò che quella notte non sarebbe venuto da lei, ma dopo un po’, quando già credeva che dormisse, lui le disse con voce angosciata: — Devi avere l’impressione che io sia proprio un orso con te.
— Certe volte sei effettivamente una specie di orso grigio — fece lei ridendo piano. — Non ci riesce molto facile vivere insieme, non ti pare?
— No — borbottò lui. — E non è certo tua la colpa.
— Oh, ho anch’io i miei lati difficili — ammise Sophie. — La mamma me l’ha sempre detto. È solo perché io dico quello che penso.
— Sono lieto che tu lo faccia. Non sopporterei di avere una moglie troppo sottomessa. Poi le si avvicinò e si chinò su di lei, ma erano il bisogno fisico e la sua frustrazione che lo spingevano a farlo, pensò vergognandosene. E per la prima volta rimpianse di non amarla.

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12 pensieri su “Una storia 19

  1. Sono mancata per molti giorni, ma ho potuto leggere delle varie puntate di questo romanzo affascinante.
    Una storia che si snoda in tutta la forza narrativa che sei riuscito a imprimere, caro Ninni
    george e Sophie sono i modelli del nostro tempo.
    In uno un modello abituale con dubbi e perché.
    Nell’altra un modello da seguire che, però, manca ai più.

    Una bellezza pura, con una snellezza narrativa che colpisce.
    Grazie milord Ninni.

    Ti lascio i miei auguro per una fine dell’anno che sia bella e soddisfacente per te e per chi vuoi bene.
    Un abbraccio sincero e molti auguri per tutti.

    Theresa Elizabeth Warren
    Washington, DC, Usa

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  2. Un capitolo che potrebbe stare da solo, tanto è bello e preciso.
    I dialoghi sono perfetti. Quello che mi ha colpito è la bellezza dei dialoghi e quella cosa che vorrebbe nascere tra George e Sophie, ma che si intuisce.
    Succederà qualcosa che li spinga l’uno nelle braccia di un altro?
    Grazie Ninni, un caro saluto da qua…

    😀

    Saluto tutti e la mia amica Maria Silvia (sempre se passa da qua).

    Bye bye at all.-..

    Kate

    🙂

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  3. Puntata molto densa, con risvolti che portano Sophie a pensare al rapporto con il marito e nello stesso tempo portano lui al quasi pentimento di non amarla realmente!!
    Bene, sto recuperando il tempo perso e devo ammettere che è veramente piacevole.
    Ossequi Milord!

    Anna

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  4. Sei un ottimo psicologo e scrittore.
    Non vedo l’ora di leggere il resto della storia!
    Un capitolo degno e denso. Bello.
    Visto? Lo dicevo che Emily aveva l’acqua al posto del sangue. ma non mi sento di condannarla. Basta che non rompe gli sposati.
    Ciao

    1050

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  5. Leggo di una delicatissima storia, che si snoda tra le strade della psicologia del singolo, e approda nella quotidianità “domestica”.
    La luce di tutto questo è data da quella lampada dell’intelletto che è la tua, grande, passione, che è la scrittura.
    Ci permetti di vivere questa storia, nel pieno della sua analisi, con intelligenza. Ci hai preso per mano e ci stai conducendo lungo un racconto, bellissimo, che s’inerpica tra le strade della coscienza collettiva.
    Grazie caro amico.
    Grazie per questo impegno che continui a portare avanti, accontentandosi di ricevere, soltanto, dei commenti come gratificazione (quando presenti e intelligenti).
    Io, personalmente, ti apprezzo moltissimo proprio per questo.

    Un abbraccio e buone feste.

    Enrico

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  6. Caro Antonmaria

    Questo capitolo di transizione rispetta puntualmente il tenore dei precedenti in merito alla bellezza ed alla ricercatezza dell’ esposizione dei personaggi e delle situazioni. Le Vostre parole riescono a farci capire ed a farci immedesimare nello stato emozionale dei personaggi e riescono, persino, a farcene intuire gli intimi pensieri.
    Mi ha colpito particolarmente il passaggio descrittivo il padre di Sophie che, quale persona avvezza a cercare di capire l’ altrui stato d’ animo per sua sensibilità e per propria inclinazione professionale, coglie il rapporto critico tra sua figlia ed il genero.
    E poi la scena finale: la dignitosa Sophie che sopporta la sufficienza con cui la tratta George perché sa che non può pretendere amore da un uomo che ella aveva accettato la sposasse per interesse. George, dal canto suo, è palesemente in crisi interiore, combattuto tra il sentimento (più o meno effimero) per Emily ed i sensi di colpa per non poter essere il marito che meriterebbe Sophie, che dimostra essere impeccabile nel suo ruolo di moglie. George, nonostante quel che potrebbe aver fatto sembrare in altri capitoli, una coscienza c’è l’ ha, vediamo in seguito cosa gli suggerirà e se lui la ascolterà. Soprattutto spero che l’ Amore e la Devozione che Sophie gli dimostra lo facciano a lei affezionare.

    Nell’ attesa dei prossimi capitoli, intanto fantastico.
    Sempre grazie, Antonmaria, per il tempo bene vissuto a leggerVi.
    Con Stima Affetto e Devozione,

    Maria Silvia

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